Sotto la Tua guida - Capitolo 19 • II

di
genere
dominazione

Settimana dal 29 luglio al 2 agosto.

29 Agosto 2026.
La sveglia suonò puntuale alle sei e un quarto.
La spensi quasi d'istinto. Rimasi qualche secondo sdraiata, cercando di convincermi ad aprire gli occhi. Per un attimo fui tentata di restare ancora sotto le coperte, poi mi tornò in mente il motivo per cui quella sveglia fosse impostata così presto: Marco.
Mi alzai con un sospiro e raggiunsi il bagno. Una doccia veloce fu sufficiente a svegliarmi del tutto. Mi preparai con calma, indossando gli abiti che avevo scelto per quella mattina, raccolsi i capelli e, mentre finivo di sistemarmi, iniziai a bere il mezzo litro d'acqua che Marco mi aveva imposto prima di ogni incontro.
Non ero mai stata una persona che faceva colazione appena sveglia. A quell'ora il mio stomaco non sembrava nemmeno essersi accorto che fosse iniziata la giornata. Tuttavia, l'idea di bere tutta quell'acqua a digiuno non mi convinceva affatto, così senza fare troppo rumore aprii la credenza e presi due biscotti. Li mangiai lentamente, quasi più per scrupolo che per fame.
Sapevo perfettamente che Marco non avrebbe approvato una colazione del genere. Probabilmente mi avrebbe ricordato che non era il modo migliore per iniziare la giornata. Cercai di tranquillizzarmi pensando che, una volta uscita da casa sua, mi sarei fermata al bar per fare una colazione più adeguata prima di andare al lavoro.
Recuperai lo zaino che avevo preparato la sera precedente con il cambio che mi sarebbe servito da Marco e aggiunsi anche quello per il turno di lavoro della mattina.

Uscii di casa sorseggiando l'acqua poco alla volta. Quando arrivai davanti al cancello mancavano ancora un paio di minuti alle sette e un quarto. Mi appoggiai per un istante alla recinzione, finii gli ultimi sorsi dalla bottiglietta e la posai in borsa. Sorrisi tra me e me. Almeno quella richiesta l'avevo eseguita alla perfezione.
Alle sette e quindi precise varcai il cancello ed entrai in casa. Appoggiai la borsa e le chiavi sul mobile dell'ingresso, poi piegai le ginocchia sul cuscino posto a terra, esattamente nel punto in cui mi aveva detto di aspettarlo. Per la prima volta non mi diressi verso la camera, ma rimasi lì immobile, con le mani dietro la schiena e lo sguardo basso.
Dopo qualche secondo sentii i suoi passi provenire dal corridoio che portava alla zona notte e al garage. Si fermò davanti a me senza dire una parola.
«Buongiorno, Padrone»
Lui non rispose. Si appoggiò con calma al mobile alle sue spalle, continuando a osservarmi in silenzio. Quell'attesa, aveva un significato preciso: mi stava lasciando il tempo di eseguire il rituale esattamente come me lo aveva insegnato.
Inspirai lentamente, poi iniziai a sbottonare i pantaloni e una volta giù lascia un bacio al centro degli slip. Poi afferrai il bordo e li portai giù insieme ai pantaloni. Come il giorno precedente il suo cazzo spuntò davanti al mio viso, con l'eccezione che stavolta non era ancora teso.
Portai le mani unite dietro la schiena e attesi, alzando lo sguardo verso il suo viso. Marco guardandomi agganciò subito i polsini bloccandomi, a quel punto uscii la lingua mostrandogliela e mi avvicinai al cazzo cercando di leccarlo. Il fatto che avessi le mani legate e il suo cazzo non fosse ancora teso, non mi aiutò molto, ma nonostante tutto riuscii a toccarlo e man mano che lo leccavo nei punti giusti, notavo il cazzo reagire. Quando raggiunse il giusto grado di eccitamento, mi staccai qualche millimetro da lui, aprii la bocca mostrandogliela e mi riavvicinai mettendomelo dentro e iniziai a succhiare, come ero abituata a fare da sempre. Ogni tanto lo spingevo un po' più dentro procurandomi qualche conato.
Marco per tutto il tempo restò rilassato appoggiato al bordo del mobile d'ingresso, anche se ogni tanto si lasciava scappare qualche gemito, soprattutto quando il suo cazzo finiva più dentro. Dopo una ventina di minuti da quando avevo iniziato quel trattamento, avvertii il suo cazzo iniziare a tremare, segno che stava per esplodere. A quel punto misi più passione e dopo qualche minuto lo vidi allontanarmi e grugnendo mi schizzò la sua sborra sul viso. Stavolta riuscì a non colpirmi gli occhi, così li riaprii e lo guardai, senza riuscire però a decifrare la sua espressione. Non sembrava particolarmente soddisfatto. Rimasi ferma e in silenzio, anche se le domande dentro di me erano tante, ma ormai avevo imparato che, se avesse voluto spiegarmi qualcosa, lo avrebbe fatto lui.
Marco si abbassò prima davanti a me, portando una mano all'interno del vestitino che avevo indossato e scostando gli slip sfiorò le labbra. Quando tolse la mano, vidi le dita intrise di un certo liquido, che non serve specificare quale fosse. Abbassai lo sguardo, mentre lui le strofinò sulla mia bocca chiusa, pulendole. Quel gesto non solo mi imbarazzò, ma mi umiliò un po'. Nessuno si era mai asciugato così sul mio corpo, al massimo mi era stato ordinato di leccare i miei umori dalle mie dita.
Poi mi liberò le mani.
«Hai fatto colazione?» chiese all'improvviso non facendo nessun accenno a quanto appena successo.
Ancora un po' scossa risposi «Solo due biscotti, Padrone. Dopo passerò al bar prima di andare al lavoro»
Il suo sguardo non cambiò.
«Due biscotti»
Non era una domanda, era una constatazione che, pronunciata da lui, suonava già come un rimprovero.
Abbassai leggermente gli occhi.
«Non ho mai molta fame appena sveglia…» provai a spiegare.
«Non ti ho chiesto se avevi fame»
Quelle parole mi fecero tacere all'istante. Avrei voluto aggiungere che, appena sveglia, prima di un certo orario, il mio stomaco rifiutava praticamente qualsiasi cosa. Che già quei due biscotti erano stati uno sforzo e che, infatti, avevo programmato di fermarmi al bar appena uscita da casa sua. Ma capii che non mi aveva chiesto una giustificazione.
Abbassai lo sguardo. «Scusami, Padrone»
Marco rimase qualche secondo in silenzio, poi cambiò argomento.
«Questa mattina, hai già commesso un errore»
Sentii lo stomaco stringersi. Alzai lo sguardo, confusa.
«Quale, Padrone?»
«Non ho alcuna certezza che tu ti sia svegliata all'orario stabilito»
Lo guardai senza comprendere.
«Mi sono svegliata alle sei e un quarto»
Marco scosse lentamente la testa. «Questo lo stai dicendo adesso»
Rimasi in silenzio. Lui proseguì.
«Come faccio a sapere che sia andata davvero così?»
Ci pensai qualche secondo, poi improvvisamente capii. «La foto»
Marco annuì. «Esatto»
Sentii il viso scaldarsi. «Mi dispiace, Padrone. Non pensavo di doverla inviare»
«E perché no?»
Esitai. «Perché... non me lo avevi detto»
«Appunto. Io non ti ho detto di smettere» continuò a guardarmi negli occhi. «Le regole non cambiano ogni volta che ne aggiungo una nuova. Restano valide finché non sono io a modificarle»
Abbassai lo sguardo, aveva ragione. Nella mia mente avevo sostituito una routine con un'altra, quando invece il nuovo compito si era semplicemente aggiunto a quelli che già conoscevo.
«L'unica cosa che è cambiata è l'orario della sveglia»
Annuii mortificata.
«Da domani riceverò la foto, come sempre»
«Sì, Padrone. Non accadrà più, perdonami»
Marco si spostò da lì.
«Vai in bagno e sistemati»
Annuii. Quando stavo per allontanarmi, la sua voce mi fermò di nuovo.
«E un'altra cosa» mi voltai verso di lui. «Gli slip non cambiarli, tieni gli stessi»
Esitai per un istante, ma assecondai il suo volere.
«Sì, Padrone»
Raggiunsi il bagno con un leggero senso d'incertezza. Avrei voluto chiedergli il motivo di quella richiesta, ma ormai avevo imparato che, quando riteneva opportuno spiegarmi qualcosa, lo faceva lui.
Mi sistemai dandomi una ripulita alla faccia e sistemando il trucco che avevo fatto prima di uscire, poi approfittando del poco tempo che mi separava dal turno di lavoro, indossai direttamente gli abiti che avevo preparato la sera precedente.
Controllai l'orario. Avevo giusto il tempo di fermarmi al bar per prendere qualcosa di veloce da consumare in auto.
Inspirai profondamente e raggiunsi il soggiorno.
Marco era seduto sul divano, le gambe incrociate e le mani appoggiate ai braccioli. Sembrava aspettarmi. Non appena i nostri sguardi si incontrarono, fui io a rompere il silenzio.
«Mi scusi, Padrone... mi sono già cambiata» abbassai leggermente lo sguardo. «Tra poco devo entrare al lavoro e non avrei fatto in tempo a tornare a casa, inoltre non sapevo dove cambiarmi»
Marco annuì. «Hai fatto bene»
Lo guardai sorpresa.
«Pensavo di aver sbagliato»
«No. Era esattamente il motivo per cui ti avevo chiesto di portare un cambio»
Quelle parole mi fecero riflettere.
«Oh, credevo che intendessi un cambio più consono ai nostri incontri. Per questo ho portato entrambi»
«No, sapevo che non potevi presentarti al lavoro vestita così. Comunque se hai portato un cambio più adatto a noi, puoi lasciarlo nel tuo armadio, per il momento»
«Posso chiederle perché, Padrone?»
«Perché potrebbe servirti. Se un giorno dovessi sporcare i vestiti che indossi o avessi bisogno di cambiarti, voglio che tu abbia già tutto qui»
Annuii lentamente. Ancora una volta non stava lasciando spazio all'improvvisazione, ma aveva già pensato a un'eventualità che io, semplicemente, non avevo preso in considerazione.
«Va bene, Padrone»
«Bene. Adesso vai a sistemarlo, poi potrai andare al lavoro»
Feci un accenno con la testa e andai a lasciare il cambio nell'armadio in bagno.
«Allora...io vado, Padrone»
«Si. E non dimenticare di passare al bar, ti serve una colazione degna di essere chiamata così» mi ricordò.
«Sto andando subito, Padrone» confermai.
«Brava, buona giornata Alice»
«Buona giornata Padrone»

Una volta uscita da casa di Marco raggiunsi direttamente il centro commerciale. I corridoi erano ancora quasi deserti: qualche addetto alle pulizie, i primi negozi che iniziavano ad alzare le serrande e quel silenzio insolito che, di lì a poco, sarebbe stato sostituito dal rumore delle persone.
Prima di raggiungere il negozio mi fermai al bar, come avevo programmato di fare fin dal mattino. Ordinai un cappuccino e una brioche, concedendomi finalmente una colazione più completa.
Mentre mangiavo, ripensai a quanto fosse cambiato l'inizio delle mie giornate nel giro di appena ventiquattr'ore. Fino a pochi giorni prima la sveglia serviva soltanto a prepararmi per il lavoro, adesso, invece, prima del lavoro c'era lui. Quell'ora trascorsa insieme aveva già cambiato completamente il ritmo delle mie mattine.
Terminai la colazione, salutai il personale del bar che conoscevo bene e raggiunsi il negozio, dove aiutai una collega a sistemare le ultime cose, e quando le serrande si alzarono, ero già pronta ad accogliere i primi clienti.
Da fuori non c'era nulla di diverso, eppure io sapevo che quella giornata era iniziata molto prima dell'apertura del centro commerciale.

Il turno trascorse più in fretta del previsto. Con i saldi il negozio era un continuo via vai di persone e tra una richiesta, un camerino da riordinare e un cliente da seguire non ebbi quasi il tempo di fermarmi. Solo poco prima dell'una, durante una breve pausa, recuperai il telefono per controllare l'ora. Fu quasi nello stesso istante che il telefono si illuminò.

M. Marco
"Alle 16 sarò da te"

Lo rilessi una seconda volta. Nient'altro, solo un orario e un luogo.
Ormai avevo imparato che quello era il suo modo di organizzare le cose. Non sentiva il bisogno di aggiungere altro. Mi stava semplicemente informando di ciò che sarebbe accaduto. Guardai rapidamente l'orologio, mancava un'ora alla fine del turno.
Riposi il telefono in tasca e tornai al lavoro con un pensiero fisso. Tra tre ore Marco sarebbe arrivato a casa mia. Non era la prima volta che succedeva, eppure, quella volta, la sensazione era diversa. Sapevo che i miei genitori sarebbero rimasti al lavoro fino al tardo pomeriggio e che, in teoria, avremmo avuto tutto il tempo necessario.
L'unica incognita era mio fratello. Essendo estate non aveva impegni particolari. Alcuni giorni usciva con gli amici, altri restava in casa, altre volte cambiava programma all'ultimo momento. Ed era proprio quell'incertezza a preoccuparmi.
Presi il telefono e gli scrissi un messaggio.

Alice:
"Sei in giro?"

La risposta arrivò dopo qualche minuto.

Andrea:
"Si, perché?"

Era esattamente la domanda che mi aspettavo. Esitai un istante prima di rispondere.

Alice:
"Tra poco torno a casa. Pensavo di prendere una porzione di pasta in gastronomia al volo prima di rientrare. Mi chiedevo se dovevo prenderla anche a te"

Andrea:
"Tranquilla, resto fuori fino a stasera"

Solo allora sentii sciogliersi quella leggera tensione che mi aveva accompagnata da quando avevo letto il messaggio di Marco. Riposi il telefono in tasca e tornai al lavoro. Almeno, per quel pomeriggio, sapevo che avremmo avuto la casa tutta per noi.
Restava soltanto una domanda, adesso.
Cosa aveva in mente per quel pomeriggio?
Alle quattro avrei avuto la risposta.
scritto il
2026-08-02
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