La vita di Patty Capitolo 8
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Per diversi mesi non accadde nulla di particolare, anche se in realtà le cose erano cambiate impercettibilmente giorno dopo giorno, e alla vigilia delle vacanze estive io potevo considerarmi un'altra donna. Tanto per cominciare, il mio peso forma era ormai stato riacquistato quasi completamente. A parte lievi inestetismi sulla pancia che neanche lo sport aveva eliminato, mi sentivo alla grande. Ora camminavo sicura di me, mi sentivo di nuovo bella e, automaticamente, avevo ricominciato a tirarmela un po'. Sapevo che quello era stato un mio difetto quando ero una ragazzina, e cercavo quindi di non ricadere negli stessi errori, ma ogni tanto veniva alla luce questo lato della mia personalità. Naturalmente, il primo artefice del mio cambiamento fu proprio Marco che, a forza di coprirmi di elogi e di dirmi quanto io fossi meravigliosa, un po' mi ci faceva credere veramente. D'altronde, quale donna non crederebbe a lodi sperticate del proprio marito? Questo si ripercuoteva naturalmente anche sul sesso che era molto più piacevole di prima. Marco mi desiderava quasi costantemente, e furono parecchie le repliche a quella serata, quando lui mi aveva poi convinta a praticare judo. Quando si avvicinava a me, mi rendevo conto di piacere veramente a mio marito. In quei frangenti noi donne possiamo fingere, ma un uomo no. E io vedevo negli occhi di mio marito che il desiderio era aumentato in modo esponenziale. E non solo negli occhi. Ma poi, ovviamente, era tutto il resto che mi dava la certezza di essere, se non proprio una bellissima donna, almeno attraente. Se quei due frequentatori del bar, mesi addietro, erano stati i primi dopo tanti anni a guardarmi con desiderio, dopo di loro erano stati tanti altri a posare su di me lo stesso tipo di sguardo, facendo crescere a dismisura il mio ego. E quella sensazione di sentirmi bella, di piacere ad altri uomini, mi creava parecchi problemi psicologici. Mi stavo rendendo conto di come mi piacesse tutta quell’attenzione. Gli uomini che mostravano interesse per me cominciavano a essere numerosi, e io amavo anche stuzzicarli un po’. Al lavoro ad esempio, soprattutto durante la pausa caffè, non lesinavo sensuali accavallamenti delle gambe, toccarmi i capelli, e usare quei piccoli accorgimenti femminili che richiamavano l’attenzione maschile. Tra l’altro non ce n’era nemmeno un gran bisogno, ma trovavo molto divertente farlo. Li osservavo e sapevo che, muovendomi in un certo modo, li avrei messi in difficoltà. Ovviamente, subito dopo mi sentivo in colpa, sarei voluta sprofondare dalla vergogna e, immancabilmente, mi riproponevo che quella sarebbe stata l’ultima volta. Promessa che non riuscivo però mai a mantenere.
Comunque, non è che tutta la mia vita fosse improntata sulla mia bellezza, e che passassi tutto il giorno a guardarmi allo specchio per farmi sentir dire chi fosse la più bella del reame. In realtà avevo anche un sacco di interessi molto più nobili, come ad esempio la lettura, il cinema e la musica, ma il mio aspetto fisico era diventato una componente essenziale della mia personalità e, soprattutto, avrebbe avuto ripercussioni fondamentali nel prosieguo della mia vita.
Naturalmente, un altro dei miei interessi era diventato senz’altro lo sport che ormai praticavo da diversi mesi. Nella kickboxing avevo iniziato a fare i miei
primi combattimenti con le altre mie compagne di corso. Niente di eclatante, ma mi rendevo conto di sentirmi abbastanza portata per questo sport e, malgrado le mie contendenti avessero mesi di allenamento e quindi di esperienza in più di me, riuscivo in alcuni casi anche a vincere contro di loro. Ero anche aiutata dalla mia altezza, superiore a quella di tutte le altre donne e, di conseguenza, dalle mie gambe, decisamente più lunghe della media, che mi facilitavano soprattutto nei calci. Addirittura, il mio allenatore Daniele mi disse che al ritorno dalle vacanze, avrebbe voluto che io mi iscrivessi a un torneo regionale di light contact, ovvero combattimenti non particolarmente impegnativi, dove il contatto sarebbe stato appena accennato. Gli risposi che ci avrei pensato, ben sapendo però che, col poco tempo che mi restava a disposizione, ben difficilmente avrei potuto accettare quella proposta. Nel judo invece, ero diventata cintura gialla. Poca cosa lo so, ma bisognava pur cominciare. E anche in quello sport cominciavo a prenderci gusto dopo i dubbi iniziali.
Nel frattempo era finita la scuola ed erano cominciati i primi inconvenienti che riguardavano il lavoro. Non potevo certo lasciare le bimbe a casa da sole e, a malincuore, ero stata costretta a chiedere aiuto ai miei genitori. Al contrario, loro si dimostrarono entusiasti. Mia madre veniva a casa mia prima che scendessi per prendersi cura delle bambine, dandomi così l'opportunità di andare a lavorare.
E non era cosa da poco. Quello stipendio in più ci aveva facilitati molto,
dal punto di vista economico, oltre a farmi sentire più viva.
Probabilmente, uno dei motivi del mio cambiamento dopo il matrimonio, era
dovuto proprio al fatto che mi ero trincerata dietro il ruolo di mamma e di
moglie, senza pensare più alla donna che c'era in me. E invece, con il nuovo
lavoro, ero costretta, ed era una costrizione molto piacevole, a stare sempre
in tiro. Quindi mi vestivo alla moda, con gli abiti che mi prendevo dal
negozio e che pagavo ovviamente al prezzo di costo, mi truccavo ogni giorno, ed ero sempre attenta a tutto il resto: parrucchiere ogni settimana, unghie curate, anche se ogni tanto se ne spezzava una durante i miei allenamenti, e via discorrendo. Potevo permettermelo perché lo stipendio lo gestivo completamente io, anche se, essendo tutt'altro che tirchia, spendevo anche per gli altri componenti della mia famiglia. Per prime, ovviamente, le mie figlie, che facevo vestire come due piccole principesse, ma non lesinavo regali neanche a mio marito, e non mancava mese che non gli portassi una camicia nuova oppure una bella maglia. Quasi tutto il resto me lo spendevo per me, riuscendo a mettermi da parte veramente poco. Se non altro facevo risparmiare un bel po' di soldi a
mio marito, che aveva in tal modo meno spese di quante ne avesse prima.
Ma ero arrivata finalmente a qualche giorno prima del momento della nostra partenza per le vacanze, previste per l’ultima settimana di agosto. Era ormai una settimana che la mia palestra era chiusa per ferie. Era rimasta aperta solo la prima settimana d'agosto e io, per continuare a tenermi in forma, e per cercare di togliermi quella maledetta pancetta che mi stava facendo impazzire, avevo deciso di fare un po' di corsa, coinvolgendo mio marito a fare altrettanto. Anche lui era in buona forma, grazie alle sue partite di calcetto, e per me sarebbe stato un test probante sulle mie condizioni fisiche. Il primo giorno che corremmo accadde qualcosa che per me fu veramente incredibile. Avevamo deciso di fare una mezz'ora di corsa sostenuta ma non velocissima. Ero convinta che Marco mi avrebbe stracciata. Lo avevo visto tante volte giocare a calcio prima e a calcetto poi, e sapevo che era uno che correva dal primo all'ultimo minuto, sempre l'ultimo ad arrendersi, quasi che avesse sette polmoni invece di due. Partimmo piuttosto lentamente.
I primi minuti furono regolari. Respiravo bene, il passo era stabile. Ogni tanto lo guardavo con la coda dell’occhio, aspettandomi di vederlo accelerare da un momento all’altro. Cosa che però non accadde.
Continuammo così, affiancati. Poi, poco alla volta, iniziai ad accorgermi di una cosa strana: il suo respiro si faceva più pesante. Il mio no. Allungai leggermente il passo. Non fu una decisione ragionata. Più che altro… un impulso.
E lui rimase indietro. Non di molto, all’inizio. Qualche metro appena. Ma bastò per farmi scattare qualcosa dentro.
Sentii una scarica improvvisa di adrenalina, quasi elettrica. Accelerai ancora.
Il traguardo era lì, a poche decine di metri. Io arrivai senza cedere, mentre lui si fermò prima, piegandosi leggermente in avanti.
“Basta, tesoro… non ce la faccio a starti dietro. Sei troppo brava per me.”
Mi voltai verso di lui, incredula. Non tanto per aver vinto, ma per come avevo vinto.
Dentro di me stava nascendo qualcosa di nuovo. Non era solo soddisfazione. Era… piacere.
Un piacere strano, sottile, quasi proibito.
Io rimasi ovviamente un po' smarrita. Riuscivo solo a dirmi che era incredibile. Già mi sembrava impensabile il fatto di averlo battuto ma, dopo averlo fatto, credevo che si sarebbe messo ad accampare scuse banali. Immaginavo che poteva essere difficile per lui, che conoscevo come un uomo orgoglioso, accettare una sconfitta, sia pure in una banale corsa, da parte di sua moglie, e invece mi copriva di elogi.
"Sei veramente in gamba, amore mio. Non sei solo la più bella moglie che un uomo possa desiderare, ma sei anche un'atleta nata. Sono orgoglioso di te e sono soprattutto orgoglioso di essere tuo marito."
Roba da non credere. La felicità per quelle parole fu veramente enorme per me, anche se la sensazione maggiore di quella prestazione fu un’altra. Avevo battuto mio marito e ne ero felice. Stupefatta, ma felice. A cosa era dovuta quella strana gioia? Probabilmente ben poche donne sono in grado di sconfiggere il proprio marito in una gara fisica, qualunque essa sia, a meno che non si tratti di una professionista di quello sport. Se avessi battuto Marco in una partita di pallavolo, ammesso che si potesse giocare uno contro l’altra, sarebbe stato logico e inevitabile, farlo in un altro sport era per me inconcepibile. Ma anche molto stimolante. Per la prima volta nella mia vita, mi ero sentita superiore in qualcosa nei confronti di Marco, e trovavo quella sensazione decisamente piacevole, addirittura stimolante, anche se non potevo evitare di vergognarmi di quelle sensazioni anomale. Il bello fu che la stessa cosa si ripeté nei giorni successivi, cioè a quelli antecedenti la nostra partenza. Correvamo e, immancabilmente, lo staccavo, sempre con maggiore facilità. Ma anche in quell'occasione mi dimostrai particolarmente ingenua. Pensavo solo di essere più brava. Ci poteva pure stare un'eventualità del genere. Del resto, negli ultimi mesi mi ero allenata in modo talmente intenso che non era poi una cosa così assurda il fatto che io lo potessi battere. Non dimentichiamoci che ero stata un'ottima atleta solo pochi anni prima. Semmai, la stranezza era nella gioia con la quale accoglievo le mie vittorie. Non gli dicevo nulla, ma in quei giorni sembrava quasi che io vivessi attendendo il momento di quella corsa. Altrettanto strano era anche il fatto che mio marito accettasse regolarmente le batoste senza perdersi d’animo. Anzi, prima di iniziare le nostre corse lo vedevo sempre più carico e stimolato.
“Stavolta ti batto, Patty. Mi sento in forma smagliante”, mi diceva sistematicamente. Queste parole invece, non facevano altro che stimolarmi ancora maggiormente. Ma le sorprese sul comportamento di mio marito erano solo all’inizio.
Intanto, il sesso era sempre più stimolante. Soprattutto in quelle rare occasioni nelle quali rimanevamo da soli. Molto raramente, ma a volte capitava. In special modo il sabato sera quando si usciva a mangiare qualcosa con i nostri amici. Quella per me era l’occasione di sfoggiare il mio nuovo corpo, e di poter indossare qualcosa che strizzasse l’occhio alla sensualità. Quella sera Marco mi aveva guardata costantemente, e pregustavo già il momento in cui saremmo tornati a casa. Non facemmo nemmeno in tempo a chiudere la porta di casa che mi fu addosso. I suoi baci erano dolci e delicati, e il mio desiderio cominciava a farsi impellente. Ci spogliammo prima ancora di arrivare in camera, e fui addirittura io a trascinarlo sopra il letto. La sua erezione non era solo il piacere che lui provava, ma era per me la certezza dell’effetto che gli facevo. Glielo accarezzai. Era mio marito e trovai quel gesto quasi come una lieve carezza d’amore. Il risultato fu però imprevisto, e Marco mi scansò per poi eruttare sperma. Rimasi incredula.
“Amore… ma che ti è preso?” gli chiesi, ben conoscendo la sua resistenza che era sempre stata notevole.
“Sei troppo bella. Non ce la faccio a resisterti.”
Troppo bella? Addirittura da farlo venire con qualche bacio? Beh, anziché delusa ero felice. E la mia felicità aumentò una ventina di minuti dopo quando, a seguito di altri baci e di carezze, il suo cazzo divenne di nuovo di marmo.
Il mio desiderio era aumentato ancora di più di fronte a quella visione, e mi misi sopra di lui che sembrò accettare piacevolmente il fatto che fossi io a dirigere l’amplesso. Ero talmente su di giri che ebbi quasi immediatamente un orgasmo. E fu solo il primo di una lunga serie.
Stavo vedendo il sesso in modo diverso rispetto a prima. Quando ero ragazza era per me solo un atto d’amore. In quel momento iniziavo a vederlo come un desiderio di cui non potevo fare a meno. M’interrogavo sul motivo, e l’unico valido che riuscii a trovare fu che trovavo eccitante… l’eccitazione spasmodica di mio marito, il fatto che lui fosse così bisognoso di me.
Purtroppo, era però complicato riproporre in continuazione simili serate, e le altre sere erano molto più distensive di quella descritta.
Mancavano intanto ormai solo un paio di giorni alla nostra partenza, ed ero in fibrillazione perché, per la prima volta nella mia vita, stavo per salpare. Eh sì, stavo per partire in crociera. Quale migliore occasione per rinsaldare il ritrovato feeling tra me e mio marito? Ovviamente non ci andavamo da soli perché noi eravamo una famiglia, e le bambine sarebbero partite con noi, approfittando anche del fatto che la loro presenza a bordo era praticamente gratis, e che quindi non sarebbero pesate molto sul nostro bilancio. Spesso le nostre vacanze
erano state motivo di discussione, e questo perché i genitori di Marco possedevano quella graziosa casetta al mare dove avevamo fatto l’amore per la prima volta, che era un ottimo punto di riferimento per le nostre estati. Il problema era che mio marito non voleva fossilizzarsi tutte le estati in quella casa, mentre io la trovavo molto comoda, soprattutto per le bambine che potevano fare quasi due mesi di mare. Marco poteva invece liberarsi dal lavoro al massimo per due settimane, di solito le ultime due d'agosto, e aveva voglia di fare qualcosa di diverso dal solito tran tran che avevamo quando rimanevamo nella sua casa al mare. Quell'anno però, anch'io non potevo prendermi tanti giorni di ferie a causa del mio nuovo lavoro, e accolsi con gioia la notizia che
tutto il nostro gruppo stava organizzando una crociera di dieci giorni nel
Mediterraneo. Gli ultimi giorni prima della partenza furono appunto febbrili, e
caddi quasi nella disperazione quando venni a sapere che, almeno per un paio
di serate, bisognava vestirsi in lungo, come in una serata di gala. Nessuno me
l'aveva accennato, e io non avevo nulla del genere nel mio guardaroba, anche a causa del mio dimagrimento degli ultimi mesi, mentre tutte le mie invece, avevano messo in valigia qualcosa di molto elegante. Anche nel mio negozio non c'era nulla che potesse soddisfare i miei desideri. Noi vendevamo soprattutto vestiario adatto per tutti i giorni, non certo abiti da sera, e così mi ritrovai a due giorni dalla partenza, senza gli abiti da indossare in quelle serate. Decidemmo di fare una passeggiata per il centro alla ricerca di ciò di cui avevo bisogno. Non era facile. Si era ormai a fine stagione, e le vetrine erano povere di cose decenti. Dopo un paio d'ore di inutili tentativi, trovai un negozio nel quale avevano fatto apparizione i primi arrivi della nuova stagione autunnale. Per chi non lo sa, e mi riferisco soprattutto agli uomini, non c'è grande differenza tra un abito elegante autunnale o estivo, a parte ovviamente il prezzo maggiore, e io me ne provai qualcuno, sotto lo sguardo attento di mio marito che non mancava mai di apprezzare il modo in cui mi stavano indosso. A onor del vero, mi stavano quasi tutti effettivamente molto bene. La mia ritrovata linea e la mia altezza, particolarmente adatta per indossare gli abiti lunghi, facevano sì che quegli abiti, pur non essendo di alta moda, che tanto neanche mi sarei potuta permettere, ma semplicemente di un discreto pret-a-porter, mi stessero a pennello. Tra i tanti che misurai ce n'era uno di color azzurro cobalto che mi piaceva particolarmente, ma non l'avevo neanche fatto vedere a Marco in quanto lo consideravo troppo scollato e appariscente. Non mi dimenticavo certo che ero una donna sposata e, soprattutto, una mamma. Marco invece insistette nel voler vedere come mi stava e io dovetti accontentarlo.
"Vedi, tesoro,” gli dissi, mentre mi specchiavo allo specchio del camerino. “è bello, ma non me la sento di mettere una cosa del genere”, aggiunsi, indicando la scollatura troppo generosa.
"E perché no? Sei così bella che puoi metterti qualunque cosa", mi rispose
invece, con mio pieno stupore.
"Non trovi che sia esageratamente stretto e scollato?"
"Io trovo che sia delizioso e che ti stia a pennello. Pensa a come schiatteranno d’invidia tutte le altre, quando ti vedranno vestita così. Nessuna potrà essere alla tua altezza."
Erano le paroline magiche, e decisi di comprarlo. Questa rivalità con le altre donne del nostro gruppo mi stava prendendo troppo la mano ma, in quel momento, non ero troppo ragionevole. Negli anni della mia grassezza avevo sofferto che le altre ragazze potessero permettersi delle cose che io, con la mia mole, potevo solo sognare. Avevo sofferto anche di molte altre cose. Della paura di non poter
essere in grado di tenermi mio marito, ad esempio. E questo anche se lui non
me ne avesse mai dato atto, poverino. E mi venivano in mente tante altre cose
accadute in quel periodo. Gli apprezzamenti poco generosi, le risatine, i loro
discorsi, i loro sguardi di compatimento. Malgrado tutto questo, non ero
mai stata in grado di reagire, bloccata da chissà quale misteriosa forza. Ma ora mi sentivo diversa, forse anche un pizzico più cattiva, ed ero pronta a prendermi tutte le mie rivincite. E poi, naturalmente, ero felice che, una volta di più, mio marito mi apprezzasse molto, forse al di là del mio valore e dei miei effettivi meriti. In realtà, parecchie idee, anche se ancora molto confuse, stavano facendo capolino nella mia testa riguardo il comportamento di Marco. Ero molto contenta, come ho appena detto, di come lui mi decantasse, e pensavo che, per incredibile che potesse essere, mio marito si fosse perdutamente innamorato di me soltanto in quel momento, dopo sette anni di matrimonio. Del resto, tutto lasciava immaginare una cosa simile. Non che prima non mi volesse bene, tutt'altro. Ma non lo avevo mai visto comportarsi così nei miei confronti, nemmeno nei primi tempi del nostro fidanzamento. Era così strano, sempre attento ad accontentarmi in tutto, forse addirittura troppo premuroso per i miei gusti. E, soprattutto, sempre desideroso di fare l’amore con me. Però, malgrado tutte le dimostrazioni d'amore che mi dava, mancava quella che io ritenevo la più importante di tutte, ovvero la gelosia. Sarà perché, come ho ribadito più volte, la gelosia per me era un fattore fondamentale per dimostrare il mio amore. Secondo me, amare equivaleva a possedere, e non riuscivo a comprendere come Marco, non solo non fosse geloso, ma mi spingesse anche a vestirmi in modo provocante. Glielo feci presente quella sera stessa, quando misi quel vestito in valigia. La sua risposta però mi spiazzo completamente.
"Se tu mi tradissi, credo che impazzirei. Non tutti dimostriamo la nostra
gelosia nello stesso modo. La verità è che sono geloso da morire, ma più ancora sono orgoglioso di te, della moglie che tutti mi invidiano. E' come se arrivassi al bar della piazza con un bel Ferrari sotto il sedere, facendolo vedere a tutti quelli che mi guardano invidiosi. Facendolo solo vedere però, perché a toccarlo e a guidarlo, nessuno si deve azzardare."
Rimasi senza parole. Pensai che una dichiarazione d'amore di quel genere fosse davvero unica, meravigliosa, talmente bella che ricordo che, dopo tanti anni, sentii di nuovo battermi il cuore forte nel petto.
"E io sarei la Ferrari?" chiesi infine con un filo di voce.
"Sì, amore mio, tu sei la mia Ferrari. Tutti possono guardarti, e non faranno
altro che rendermi orgoglioso, ma nessuno deve toccarti."
Con questo mio stato d'animo assolutamente fantastico, due giorni dopo partimmo. Ci imbarcammo a Civitavecchia, a circa sessanta chilometri a nord di Roma, e il nostro itinerario era da favola. Cominciammo da Napoli che, malgrado la vicinanza con Roma, non avevo mai visitato, poi Malta, la Tunisia, Palma di Maiorca, Barcellona, e infine la Costa Azzurra. Tutti luoghi incantevoli, ma forse il luogo più incantevole era proprio la nave stessa. Un lusso spropositato per una vacanza che anche chi non è ricco può permettersi, con un po’ di sacrificio. Ma arrivò finalmente il momento che tanto attendevo: la cena col capitano, ovvero la serata di gala della crociera. Indossai il mio abito azzurro strettissimo e scollatissimo. Dovetti aiutarmi con una pancera per nascondere la pancia che io vedevo ancora troppo evidente, ma per il resto mi stava d’incanto. Mi rimiravo davanti lo specchio come una ragazzina al primo appuntamento, facendo le pose e mimando il modo di camminare. Mi vedevo bella come non mai, ma anche piena di dubbi. “Non sarà troppo stretto? Oddio, forse mi mette troppo il seno in evidenza. Cosa diranno gli altri?” Tutti dubbi che Marco mi tolse appena mi vide.
“Oh, cavolo!” esclamò sorridendo, per poi proseguire ironizzando. “Signorina, le posso dire che lei è la più affascinante creatura dell’universo?”
Stetti al gioco. “Certo che può dirlo, signore. Un complimento da un uomo come lei è sempre bene accetto.”
“Potrei sembrare troppo audace se le chiedessi di essere in mia compagnia questa sera? Sarebbe per me un onore accompagnarla alla festa del capitano.”
“C’è un piccolo problema. Deve sapere che io sono sposata, e non ho idea di come potrebbe prenderla mio marito.”
“Suo marito è davvero la persona più fortunata che possa esistere.”
Scoppiammo a ridere come due ragazzini, ma vedevo di nuovo l’ammirazione nei suoi occhi, proprio come mi ero proposta. Sette mesi di duri sacrifici, e finalmente ce l’avevo fatta; ero tornata quella di prima o quasi. Ma non pensavo minimamente di finirla in questo modo. Ora c’erano le , quelle che mi facevano i sorrisini ironici quando pesavo 100 chili. Non lo dissi a Marco, sicura che un uomo non avrebbe mai potuto comprendere quel desiderio di che si era impadronito di me, soprattutto uno come lui, incapace di fare una cattiveria a chicchessia. Come le sere precedenti, avevamo l’appuntamento direttamente nel grande salone delle cene. Volutamente ritardai un quarto d’ora adducendo con Marco scuse banali, e poi feci il mio ingresso nella sala colma di gente, mano nella mano con mio marito ebbro d’orgoglio, cercando di camminare il più sensualmente possibile, e con le mie bimbe che ci precedevano. Nessuna delle altre donne disse nulla, ma quei silenzi, uniti ai loro sguardi, dicevano tutto, e per me valevano qualsiasi cifra. La mia vendetta nei loro confronti era finalmente consumata. Ma non mi sarei fermata lì.
L’unico grosso problema di quella vacanza fu che non potemmo fare l’amore. Le bambine dormivano con noi, e non ci sembrava il caso di farlo con loro nella stessa stanza. E fu un grosso sacrificio per entrambi. Ci toccavamo, e a lui veniva subito dritto. In quei momenti avrei voluto che mi prendesse, vogliosa come non ero mai stata. Poi però non facevamo niente, a parte qualche languido bacio, e prendeva il sopravvento il fatto che eravamo genitori responsabili. Per le bambine avrebbe potuto essere un trauma e, a malincuore, decidemmo di rifarci non appena quella vacanza si fosse conclusa.
Continua...
Comunque, non è che tutta la mia vita fosse improntata sulla mia bellezza, e che passassi tutto il giorno a guardarmi allo specchio per farmi sentir dire chi fosse la più bella del reame. In realtà avevo anche un sacco di interessi molto più nobili, come ad esempio la lettura, il cinema e la musica, ma il mio aspetto fisico era diventato una componente essenziale della mia personalità e, soprattutto, avrebbe avuto ripercussioni fondamentali nel prosieguo della mia vita.
Naturalmente, un altro dei miei interessi era diventato senz’altro lo sport che ormai praticavo da diversi mesi. Nella kickboxing avevo iniziato a fare i miei
primi combattimenti con le altre mie compagne di corso. Niente di eclatante, ma mi rendevo conto di sentirmi abbastanza portata per questo sport e, malgrado le mie contendenti avessero mesi di allenamento e quindi di esperienza in più di me, riuscivo in alcuni casi anche a vincere contro di loro. Ero anche aiutata dalla mia altezza, superiore a quella di tutte le altre donne e, di conseguenza, dalle mie gambe, decisamente più lunghe della media, che mi facilitavano soprattutto nei calci. Addirittura, il mio allenatore Daniele mi disse che al ritorno dalle vacanze, avrebbe voluto che io mi iscrivessi a un torneo regionale di light contact, ovvero combattimenti non particolarmente impegnativi, dove il contatto sarebbe stato appena accennato. Gli risposi che ci avrei pensato, ben sapendo però che, col poco tempo che mi restava a disposizione, ben difficilmente avrei potuto accettare quella proposta. Nel judo invece, ero diventata cintura gialla. Poca cosa lo so, ma bisognava pur cominciare. E anche in quello sport cominciavo a prenderci gusto dopo i dubbi iniziali.
Nel frattempo era finita la scuola ed erano cominciati i primi inconvenienti che riguardavano il lavoro. Non potevo certo lasciare le bimbe a casa da sole e, a malincuore, ero stata costretta a chiedere aiuto ai miei genitori. Al contrario, loro si dimostrarono entusiasti. Mia madre veniva a casa mia prima che scendessi per prendersi cura delle bambine, dandomi così l'opportunità di andare a lavorare.
E non era cosa da poco. Quello stipendio in più ci aveva facilitati molto,
dal punto di vista economico, oltre a farmi sentire più viva.
Probabilmente, uno dei motivi del mio cambiamento dopo il matrimonio, era
dovuto proprio al fatto che mi ero trincerata dietro il ruolo di mamma e di
moglie, senza pensare più alla donna che c'era in me. E invece, con il nuovo
lavoro, ero costretta, ed era una costrizione molto piacevole, a stare sempre
in tiro. Quindi mi vestivo alla moda, con gli abiti che mi prendevo dal
negozio e che pagavo ovviamente al prezzo di costo, mi truccavo ogni giorno, ed ero sempre attenta a tutto il resto: parrucchiere ogni settimana, unghie curate, anche se ogni tanto se ne spezzava una durante i miei allenamenti, e via discorrendo. Potevo permettermelo perché lo stipendio lo gestivo completamente io, anche se, essendo tutt'altro che tirchia, spendevo anche per gli altri componenti della mia famiglia. Per prime, ovviamente, le mie figlie, che facevo vestire come due piccole principesse, ma non lesinavo regali neanche a mio marito, e non mancava mese che non gli portassi una camicia nuova oppure una bella maglia. Quasi tutto il resto me lo spendevo per me, riuscendo a mettermi da parte veramente poco. Se non altro facevo risparmiare un bel po' di soldi a
mio marito, che aveva in tal modo meno spese di quante ne avesse prima.
Ma ero arrivata finalmente a qualche giorno prima del momento della nostra partenza per le vacanze, previste per l’ultima settimana di agosto. Era ormai una settimana che la mia palestra era chiusa per ferie. Era rimasta aperta solo la prima settimana d'agosto e io, per continuare a tenermi in forma, e per cercare di togliermi quella maledetta pancetta che mi stava facendo impazzire, avevo deciso di fare un po' di corsa, coinvolgendo mio marito a fare altrettanto. Anche lui era in buona forma, grazie alle sue partite di calcetto, e per me sarebbe stato un test probante sulle mie condizioni fisiche. Il primo giorno che corremmo accadde qualcosa che per me fu veramente incredibile. Avevamo deciso di fare una mezz'ora di corsa sostenuta ma non velocissima. Ero convinta che Marco mi avrebbe stracciata. Lo avevo visto tante volte giocare a calcio prima e a calcetto poi, e sapevo che era uno che correva dal primo all'ultimo minuto, sempre l'ultimo ad arrendersi, quasi che avesse sette polmoni invece di due. Partimmo piuttosto lentamente.
I primi minuti furono regolari. Respiravo bene, il passo era stabile. Ogni tanto lo guardavo con la coda dell’occhio, aspettandomi di vederlo accelerare da un momento all’altro. Cosa che però non accadde.
Continuammo così, affiancati. Poi, poco alla volta, iniziai ad accorgermi di una cosa strana: il suo respiro si faceva più pesante. Il mio no. Allungai leggermente il passo. Non fu una decisione ragionata. Più che altro… un impulso.
E lui rimase indietro. Non di molto, all’inizio. Qualche metro appena. Ma bastò per farmi scattare qualcosa dentro.
Sentii una scarica improvvisa di adrenalina, quasi elettrica. Accelerai ancora.
Il traguardo era lì, a poche decine di metri. Io arrivai senza cedere, mentre lui si fermò prima, piegandosi leggermente in avanti.
“Basta, tesoro… non ce la faccio a starti dietro. Sei troppo brava per me.”
Mi voltai verso di lui, incredula. Non tanto per aver vinto, ma per come avevo vinto.
Dentro di me stava nascendo qualcosa di nuovo. Non era solo soddisfazione. Era… piacere.
Un piacere strano, sottile, quasi proibito.
Io rimasi ovviamente un po' smarrita. Riuscivo solo a dirmi che era incredibile. Già mi sembrava impensabile il fatto di averlo battuto ma, dopo averlo fatto, credevo che si sarebbe messo ad accampare scuse banali. Immaginavo che poteva essere difficile per lui, che conoscevo come un uomo orgoglioso, accettare una sconfitta, sia pure in una banale corsa, da parte di sua moglie, e invece mi copriva di elogi.
"Sei veramente in gamba, amore mio. Non sei solo la più bella moglie che un uomo possa desiderare, ma sei anche un'atleta nata. Sono orgoglioso di te e sono soprattutto orgoglioso di essere tuo marito."
Roba da non credere. La felicità per quelle parole fu veramente enorme per me, anche se la sensazione maggiore di quella prestazione fu un’altra. Avevo battuto mio marito e ne ero felice. Stupefatta, ma felice. A cosa era dovuta quella strana gioia? Probabilmente ben poche donne sono in grado di sconfiggere il proprio marito in una gara fisica, qualunque essa sia, a meno che non si tratti di una professionista di quello sport. Se avessi battuto Marco in una partita di pallavolo, ammesso che si potesse giocare uno contro l’altra, sarebbe stato logico e inevitabile, farlo in un altro sport era per me inconcepibile. Ma anche molto stimolante. Per la prima volta nella mia vita, mi ero sentita superiore in qualcosa nei confronti di Marco, e trovavo quella sensazione decisamente piacevole, addirittura stimolante, anche se non potevo evitare di vergognarmi di quelle sensazioni anomale. Il bello fu che la stessa cosa si ripeté nei giorni successivi, cioè a quelli antecedenti la nostra partenza. Correvamo e, immancabilmente, lo staccavo, sempre con maggiore facilità. Ma anche in quell'occasione mi dimostrai particolarmente ingenua. Pensavo solo di essere più brava. Ci poteva pure stare un'eventualità del genere. Del resto, negli ultimi mesi mi ero allenata in modo talmente intenso che non era poi una cosa così assurda il fatto che io lo potessi battere. Non dimentichiamoci che ero stata un'ottima atleta solo pochi anni prima. Semmai, la stranezza era nella gioia con la quale accoglievo le mie vittorie. Non gli dicevo nulla, ma in quei giorni sembrava quasi che io vivessi attendendo il momento di quella corsa. Altrettanto strano era anche il fatto che mio marito accettasse regolarmente le batoste senza perdersi d’animo. Anzi, prima di iniziare le nostre corse lo vedevo sempre più carico e stimolato.
“Stavolta ti batto, Patty. Mi sento in forma smagliante”, mi diceva sistematicamente. Queste parole invece, non facevano altro che stimolarmi ancora maggiormente. Ma le sorprese sul comportamento di mio marito erano solo all’inizio.
Intanto, il sesso era sempre più stimolante. Soprattutto in quelle rare occasioni nelle quali rimanevamo da soli. Molto raramente, ma a volte capitava. In special modo il sabato sera quando si usciva a mangiare qualcosa con i nostri amici. Quella per me era l’occasione di sfoggiare il mio nuovo corpo, e di poter indossare qualcosa che strizzasse l’occhio alla sensualità. Quella sera Marco mi aveva guardata costantemente, e pregustavo già il momento in cui saremmo tornati a casa. Non facemmo nemmeno in tempo a chiudere la porta di casa che mi fu addosso. I suoi baci erano dolci e delicati, e il mio desiderio cominciava a farsi impellente. Ci spogliammo prima ancora di arrivare in camera, e fui addirittura io a trascinarlo sopra il letto. La sua erezione non era solo il piacere che lui provava, ma era per me la certezza dell’effetto che gli facevo. Glielo accarezzai. Era mio marito e trovai quel gesto quasi come una lieve carezza d’amore. Il risultato fu però imprevisto, e Marco mi scansò per poi eruttare sperma. Rimasi incredula.
“Amore… ma che ti è preso?” gli chiesi, ben conoscendo la sua resistenza che era sempre stata notevole.
“Sei troppo bella. Non ce la faccio a resisterti.”
Troppo bella? Addirittura da farlo venire con qualche bacio? Beh, anziché delusa ero felice. E la mia felicità aumentò una ventina di minuti dopo quando, a seguito di altri baci e di carezze, il suo cazzo divenne di nuovo di marmo.
Il mio desiderio era aumentato ancora di più di fronte a quella visione, e mi misi sopra di lui che sembrò accettare piacevolmente il fatto che fossi io a dirigere l’amplesso. Ero talmente su di giri che ebbi quasi immediatamente un orgasmo. E fu solo il primo di una lunga serie.
Stavo vedendo il sesso in modo diverso rispetto a prima. Quando ero ragazza era per me solo un atto d’amore. In quel momento iniziavo a vederlo come un desiderio di cui non potevo fare a meno. M’interrogavo sul motivo, e l’unico valido che riuscii a trovare fu che trovavo eccitante… l’eccitazione spasmodica di mio marito, il fatto che lui fosse così bisognoso di me.
Purtroppo, era però complicato riproporre in continuazione simili serate, e le altre sere erano molto più distensive di quella descritta.
Mancavano intanto ormai solo un paio di giorni alla nostra partenza, ed ero in fibrillazione perché, per la prima volta nella mia vita, stavo per salpare. Eh sì, stavo per partire in crociera. Quale migliore occasione per rinsaldare il ritrovato feeling tra me e mio marito? Ovviamente non ci andavamo da soli perché noi eravamo una famiglia, e le bambine sarebbero partite con noi, approfittando anche del fatto che la loro presenza a bordo era praticamente gratis, e che quindi non sarebbero pesate molto sul nostro bilancio. Spesso le nostre vacanze
erano state motivo di discussione, e questo perché i genitori di Marco possedevano quella graziosa casetta al mare dove avevamo fatto l’amore per la prima volta, che era un ottimo punto di riferimento per le nostre estati. Il problema era che mio marito non voleva fossilizzarsi tutte le estati in quella casa, mentre io la trovavo molto comoda, soprattutto per le bambine che potevano fare quasi due mesi di mare. Marco poteva invece liberarsi dal lavoro al massimo per due settimane, di solito le ultime due d'agosto, e aveva voglia di fare qualcosa di diverso dal solito tran tran che avevamo quando rimanevamo nella sua casa al mare. Quell'anno però, anch'io non potevo prendermi tanti giorni di ferie a causa del mio nuovo lavoro, e accolsi con gioia la notizia che
tutto il nostro gruppo stava organizzando una crociera di dieci giorni nel
Mediterraneo. Gli ultimi giorni prima della partenza furono appunto febbrili, e
caddi quasi nella disperazione quando venni a sapere che, almeno per un paio
di serate, bisognava vestirsi in lungo, come in una serata di gala. Nessuno me
l'aveva accennato, e io non avevo nulla del genere nel mio guardaroba, anche a causa del mio dimagrimento degli ultimi mesi, mentre tutte le mie invece, avevano messo in valigia qualcosa di molto elegante. Anche nel mio negozio non c'era nulla che potesse soddisfare i miei desideri. Noi vendevamo soprattutto vestiario adatto per tutti i giorni, non certo abiti da sera, e così mi ritrovai a due giorni dalla partenza, senza gli abiti da indossare in quelle serate. Decidemmo di fare una passeggiata per il centro alla ricerca di ciò di cui avevo bisogno. Non era facile. Si era ormai a fine stagione, e le vetrine erano povere di cose decenti. Dopo un paio d'ore di inutili tentativi, trovai un negozio nel quale avevano fatto apparizione i primi arrivi della nuova stagione autunnale. Per chi non lo sa, e mi riferisco soprattutto agli uomini, non c'è grande differenza tra un abito elegante autunnale o estivo, a parte ovviamente il prezzo maggiore, e io me ne provai qualcuno, sotto lo sguardo attento di mio marito che non mancava mai di apprezzare il modo in cui mi stavano indosso. A onor del vero, mi stavano quasi tutti effettivamente molto bene. La mia ritrovata linea e la mia altezza, particolarmente adatta per indossare gli abiti lunghi, facevano sì che quegli abiti, pur non essendo di alta moda, che tanto neanche mi sarei potuta permettere, ma semplicemente di un discreto pret-a-porter, mi stessero a pennello. Tra i tanti che misurai ce n'era uno di color azzurro cobalto che mi piaceva particolarmente, ma non l'avevo neanche fatto vedere a Marco in quanto lo consideravo troppo scollato e appariscente. Non mi dimenticavo certo che ero una donna sposata e, soprattutto, una mamma. Marco invece insistette nel voler vedere come mi stava e io dovetti accontentarlo.
"Vedi, tesoro,” gli dissi, mentre mi specchiavo allo specchio del camerino. “è bello, ma non me la sento di mettere una cosa del genere”, aggiunsi, indicando la scollatura troppo generosa.
"E perché no? Sei così bella che puoi metterti qualunque cosa", mi rispose
invece, con mio pieno stupore.
"Non trovi che sia esageratamente stretto e scollato?"
"Io trovo che sia delizioso e che ti stia a pennello. Pensa a come schiatteranno d’invidia tutte le altre, quando ti vedranno vestita così. Nessuna potrà essere alla tua altezza."
Erano le paroline magiche, e decisi di comprarlo. Questa rivalità con le altre donne del nostro gruppo mi stava prendendo troppo la mano ma, in quel momento, non ero troppo ragionevole. Negli anni della mia grassezza avevo sofferto che le altre ragazze potessero permettersi delle cose che io, con la mia mole, potevo solo sognare. Avevo sofferto anche di molte altre cose. Della paura di non poter
essere in grado di tenermi mio marito, ad esempio. E questo anche se lui non
me ne avesse mai dato atto, poverino. E mi venivano in mente tante altre cose
accadute in quel periodo. Gli apprezzamenti poco generosi, le risatine, i loro
discorsi, i loro sguardi di compatimento. Malgrado tutto questo, non ero
mai stata in grado di reagire, bloccata da chissà quale misteriosa forza. Ma ora mi sentivo diversa, forse anche un pizzico più cattiva, ed ero pronta a prendermi tutte le mie rivincite. E poi, naturalmente, ero felice che, una volta di più, mio marito mi apprezzasse molto, forse al di là del mio valore e dei miei effettivi meriti. In realtà, parecchie idee, anche se ancora molto confuse, stavano facendo capolino nella mia testa riguardo il comportamento di Marco. Ero molto contenta, come ho appena detto, di come lui mi decantasse, e pensavo che, per incredibile che potesse essere, mio marito si fosse perdutamente innamorato di me soltanto in quel momento, dopo sette anni di matrimonio. Del resto, tutto lasciava immaginare una cosa simile. Non che prima non mi volesse bene, tutt'altro. Ma non lo avevo mai visto comportarsi così nei miei confronti, nemmeno nei primi tempi del nostro fidanzamento. Era così strano, sempre attento ad accontentarmi in tutto, forse addirittura troppo premuroso per i miei gusti. E, soprattutto, sempre desideroso di fare l’amore con me. Però, malgrado tutte le dimostrazioni d'amore che mi dava, mancava quella che io ritenevo la più importante di tutte, ovvero la gelosia. Sarà perché, come ho ribadito più volte, la gelosia per me era un fattore fondamentale per dimostrare il mio amore. Secondo me, amare equivaleva a possedere, e non riuscivo a comprendere come Marco, non solo non fosse geloso, ma mi spingesse anche a vestirmi in modo provocante. Glielo feci presente quella sera stessa, quando misi quel vestito in valigia. La sua risposta però mi spiazzo completamente.
"Se tu mi tradissi, credo che impazzirei. Non tutti dimostriamo la nostra
gelosia nello stesso modo. La verità è che sono geloso da morire, ma più ancora sono orgoglioso di te, della moglie che tutti mi invidiano. E' come se arrivassi al bar della piazza con un bel Ferrari sotto il sedere, facendolo vedere a tutti quelli che mi guardano invidiosi. Facendolo solo vedere però, perché a toccarlo e a guidarlo, nessuno si deve azzardare."
Rimasi senza parole. Pensai che una dichiarazione d'amore di quel genere fosse davvero unica, meravigliosa, talmente bella che ricordo che, dopo tanti anni, sentii di nuovo battermi il cuore forte nel petto.
"E io sarei la Ferrari?" chiesi infine con un filo di voce.
"Sì, amore mio, tu sei la mia Ferrari. Tutti possono guardarti, e non faranno
altro che rendermi orgoglioso, ma nessuno deve toccarti."
Con questo mio stato d'animo assolutamente fantastico, due giorni dopo partimmo. Ci imbarcammo a Civitavecchia, a circa sessanta chilometri a nord di Roma, e il nostro itinerario era da favola. Cominciammo da Napoli che, malgrado la vicinanza con Roma, non avevo mai visitato, poi Malta, la Tunisia, Palma di Maiorca, Barcellona, e infine la Costa Azzurra. Tutti luoghi incantevoli, ma forse il luogo più incantevole era proprio la nave stessa. Un lusso spropositato per una vacanza che anche chi non è ricco può permettersi, con un po’ di sacrificio. Ma arrivò finalmente il momento che tanto attendevo: la cena col capitano, ovvero la serata di gala della crociera. Indossai il mio abito azzurro strettissimo e scollatissimo. Dovetti aiutarmi con una pancera per nascondere la pancia che io vedevo ancora troppo evidente, ma per il resto mi stava d’incanto. Mi rimiravo davanti lo specchio come una ragazzina al primo appuntamento, facendo le pose e mimando il modo di camminare. Mi vedevo bella come non mai, ma anche piena di dubbi. “Non sarà troppo stretto? Oddio, forse mi mette troppo il seno in evidenza. Cosa diranno gli altri?” Tutti dubbi che Marco mi tolse appena mi vide.
“Oh, cavolo!” esclamò sorridendo, per poi proseguire ironizzando. “Signorina, le posso dire che lei è la più affascinante creatura dell’universo?”
Stetti al gioco. “Certo che può dirlo, signore. Un complimento da un uomo come lei è sempre bene accetto.”
“Potrei sembrare troppo audace se le chiedessi di essere in mia compagnia questa sera? Sarebbe per me un onore accompagnarla alla festa del capitano.”
“C’è un piccolo problema. Deve sapere che io sono sposata, e non ho idea di come potrebbe prenderla mio marito.”
“Suo marito è davvero la persona più fortunata che possa esistere.”
Scoppiammo a ridere come due ragazzini, ma vedevo di nuovo l’ammirazione nei suoi occhi, proprio come mi ero proposta. Sette mesi di duri sacrifici, e finalmente ce l’avevo fatta; ero tornata quella di prima o quasi. Ma non pensavo minimamente di finirla in questo modo. Ora c’erano le , quelle che mi facevano i sorrisini ironici quando pesavo 100 chili. Non lo dissi a Marco, sicura che un uomo non avrebbe mai potuto comprendere quel desiderio di che si era impadronito di me, soprattutto uno come lui, incapace di fare una cattiveria a chicchessia. Come le sere precedenti, avevamo l’appuntamento direttamente nel grande salone delle cene. Volutamente ritardai un quarto d’ora adducendo con Marco scuse banali, e poi feci il mio ingresso nella sala colma di gente, mano nella mano con mio marito ebbro d’orgoglio, cercando di camminare il più sensualmente possibile, e con le mie bimbe che ci precedevano. Nessuna delle altre donne disse nulla, ma quei silenzi, uniti ai loro sguardi, dicevano tutto, e per me valevano qualsiasi cifra. La mia vendetta nei loro confronti era finalmente consumata. Ma non mi sarei fermata lì.
L’unico grosso problema di quella vacanza fu che non potemmo fare l’amore. Le bambine dormivano con noi, e non ci sembrava il caso di farlo con loro nella stessa stanza. E fu un grosso sacrificio per entrambi. Ci toccavamo, e a lui veniva subito dritto. In quei momenti avrei voluto che mi prendesse, vogliosa come non ero mai stata. Poi però non facevamo niente, a parte qualche languido bacio, e prendeva il sopravvento il fatto che eravamo genitori responsabili. Per le bambine avrebbe potuto essere un trauma e, a malincuore, decidemmo di rifarci non appena quella vacanza si fosse conclusa.
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