La vita di Patty Capitolo 9

di
genere
dominazione

Al ritorno in città, ricominciò quasi subito la vita di tutti i giorni. Per me questo voleva dire ritornare al lavoro e, soprattutto, in palestra, cosa che mi era mancata moltissimo, malgrado non mi fossi quasi mai fermata,
proseguendo infatti a correre tutti i pomeriggi con Marco, battendolo tra
l'altro regolarmente e sempre con maggiore facilità.
C'era però anche un altro motivo per cui non vedevo l'ora di ritornare in
palestra. Malgrado mi rendessi conto che la mia forma fisica era quasi ottimale, c'era un particolare del mio corpo che continuava a mandarmi in paranoia: la pancia. Non che ce l'avessi particolarmente grossa, anzi. Addirittura, quando ero vestita mi sentivo perfetta e la pancia sembrava totalmente piatta, soprattutto quando mi mettevo pantaloni aderenti che riuscivano a nasconderla del tutto. In realtà, al mare prima e in crociera dopo, mi ero resa conto che quell'inestetismo era veramente brutto. Almeno tale mi sembrava, nonostante le rassicurazioni di Marco che mi diceva invece che non si vedeva praticamente nulla. Ma non è che mi fidassi molto del giudizio di mio marito. Lui mi vedeva ormai come un'icona di bellezza e, pur essendone ovviamente felice, sapevo che le cose non stavano proprio così. Non ancora almeno. Per diventarci veramente dovevo assolutamente eliminare quella pancia, l'ultimo ricordo di ciò che ero stata solo sette mesi prima. Durante la vacanza in crociera avevo fatto del tutto per nasconderla agli occhi degli altri, aiutandomi con i soliti trucchi. Quando ero in costume, e finalmente avevo indossato di nuovo il bikini, suscitando un notevole interesse nei rappresentanti del sesso forte, non mi alzavo mai dal lettino se prima non mi mettevo un pareo, quando mi vestivo, soprattutto la sera, evitavo accuratamente di indossare magliettine elasticizzate che facevano troppe forme in quel punto, per mettermi invece camicette non troppo aderenti, magari slacciando sapientemente i primi bottoni per dar risalto al seno, diventato miracolosamente di un’ottima terza misura abbondante dopo le due gravidanze. Quando giravo la mattina sulla nave poi, oppure quando scendevamo per visitare i vari luoghi dove la nostra nave attraccava, mi mettevo quasi sempre pantaloncini corti, che potevo sfoggiare tranquillamente essendo dotata di gambe veramente considerevoli e senza un filo di cellulite, ma sopra ci abbinavo sempre maglie o canotte di cotone piuttosto ampie. Lavorare in un negozio di abbigliamento aveva anche fatto in modo di plasmare e migliorare il mio gusto in fatto di moda, e di sapere anche quali trucchi attuare per nascondere i propri difetti, mettendo in evidenza invece i pregi. Ma io non volevo più nascondere i miei difetti, volevo eliminarli del tutto. Forse chi mi poteva aiutare era proprio Daniele, il mio allenatore. Era in forma smagliante, con un fisico pressoché perfetto, ed era anche un personal trainer. Chi, più di lui, poteva consigliarmi nella maniera giusta? Tra l'altro, avevo anche percepito come, secondo me, avesse una debolezza nei miei confronti, sia come allieva, inondandomi di elogi soprattutto per la mia caparbietà con la quale mi allenavo nella kick-boxing, sia come donna, anche se fino a quel momento si era sempre comportato in modo ineccepibile e molto professionale.
"Daniele, ascolta, mi devi aiutare", esordii, appena terminata la lezione e
dopo averlo preso in disparte. Mi alzai la maglietta madida di sudore con la quale mi ero appena allenata, e gli feci vedere quello che a me sembrava un’oscenità. Lui aggrottò la fronte mentre io gli indicavo la mia pancia.
“Quindi?” mi domandò senza comprendere cosa io volessi.
"La vedi? Fa schifo."
"Ma che cosa fa schifo?" mi chiese continuando a non capire.
"La pancia. Ma non vedi che è enorme? Mi sono dimagrita tantissimo, ma questa
maledetta pancia non se ne vuole andare. Aiutami, fammi fare degli allenamenti
più intensi, più specifici, qualcosa che mi faccia andar via questa mostruosità. Ti prego."
Daniele si mise a ridere. "Patty, ma quale pancia. Sei praticamente piatta. Secondo me hai un'ossessione. Quella che avevi quando sei arrivata qui, era una pancia, adesso non hai bisogno di fare niente di più di quello che già fai."
"E questa cos'è, secondo te?" gli chiesi, continuando a indicargliela.
"Quello è il ricordo del tuo dimagrimento. Sono i tessuti adiposi che si erano dilatati durante la tua gravidanza e durante il periodo in cui eri grassa. E' difficile mandarli via completamente, ti dovresti massacrare di addominali. Qui già ne facciamo tanti di esercizi del genere e forse, continuando ad allenarti, col tempo spariranno."
"Ma io non voglio aspettare troppo tempo. Non c'è niente che io possa fare?" gli chiesi, quasi implorandolo.
"Se escludiamo interventi chirurgici tipo liposuzione che, personalmente, non
consiglio mai, potresti fare un po' di pesi e molti più addominali di quelli che fai ora. Il martedì e il giovedì potrei anche seguirti io. Sono giorni che, durante il pomeriggio, sono libero perché insegno la sera. Di solito ne approfitto per allenarmi un paio d'ore da solo. Se tu vieni qui verso le 16 ci alleniamo insieme. Ti premetto che faticherai tantissimo, ma credo che, se ci metterai lo stesso impegno con cui ti alleni nella kick-boxing, entro qualche mese questo accenno di pancia sarà solo un ricordo."
Tornai a casa con quella frase che mi ronzava nella mente. Ma come dirglielo a
Marco? Stavo in palestra tre volte a settimana fino a sera, e se avessi
accettato l'offerta di Daniele, ci avrei trascorso tutti i pomeriggi tranne il
sabato. Fino a quel momento mio marito era stato molto comprensivo e anzi, mi aveva spinto proprio lui ad andare in palestra. Tra l'altro, sapevo di aver acquistato un certo ascendente su di lui, ma non me la sentivo di esagerare. Già faceva tante cose in casa, lui che non aveva mai alzato neanche un piatto da tavola, e se gli avessi chiesto altro tempo da dedicare solo a me stessa, avrei tirato troppo la corda. Ma ormai ero entrata nell'idea di dover togliere assolutamente quello che per me era diventato non solo un’ossessione, ma l'ultimo ostacolo per tornare a essere quella di prima.
Marco mi accolse come era ormai diventata un'abitudine negli ultimi tempi: con
grande amore. "Patty, tesoro. Mi sei mancata da morire. Com’è andato il pomeriggio in palestra?"
"Bene, amore", risposi meccanicamente scambiandoci il solito bacio.
“Insomma, stai diventando una campionessa. Guarda che un giorno di questi mi devi dare una dimostrazione di quanto sei diventata brava. Sarebbe proprio strano avere una moglie più forte di me.”
Alzai le spalle sorridendo, senza conoscere l’importanza che una frase del genere avrebbe avuto nel mio futuro prossimo.
“Ma va. Con quelle manone che ti ritrovi, se mi dessi uno schiaffo mi faresti volare.” Non lo aveva mai fatto sul serio. Di darmi uno schiaffo, intendo. Ma avevamo giocato tantissime volte, soprattutto quando eravamo ragazzi, e conoscevo perfettamente la sua forza. Come tutti i fidanzati innamorati, avevamo spesso fatto la lotta in modo giocoso, magari prima di far l’amore, e le sue mani erano simili a tenaglie. Mi prendeva i polsi e riusciva a stringerle con una sola delle sue mani facendomi urlare. E si che io, per essere una femmina, avevo una forza notevole. Ovviamente quelle lotte erano solo un pretesto per avvicinare i nostri corpi, per avvinghiarci. Lui poi mi baciava con forza, io dapprima rifiutavo il bacio, e poi dolcemente mi lasciavo andare. In quel momento pensai che non sarebbe stata una cattiva idea quella di lottare di nuovo e, da brava femmina sottomessa, perdere e abbandonarmi alla sua superiorità. Ma forse stavolta non sarebbe stato così facile per lui. In fondo, oltre che a dimagrire, stavo anche imparando a difendermi, e mi sembrava di essere diventata anche abbastanza brava in questo.
Marco intanto continuava a osservarmi. Mi guardava con come si guarda una moglie, ma come si guarda una donna irraggiungibile, una dea. Ancora non riuscivo ad abituarmi all’idea di essere desiderata in quel modo da mio marito. La cosa mi faceva piacere, ma riusciva anche a imbarazzarmi un po’. Sembrava quasi che lui dipendesse esclusivamente da me. Conscia di quel potere che detenevo nei suoi confronti, quella volta decisi di approfittarmene. In fondo, era stato proprio lui a dirmi che amava essere orgoglioso di me, pertanto lo avrei reso ancora più orgoglioso.
Decisi perciò di non attendere troppo. Mi avvicinai tirando fuori tutto il mio sex appeal, lo abbracciai, lo baciai sul collo sporcandolo di rossetto, e quindi gli sussurrai:
"Tesoro, avrei una richiesta da farti. So che sto per chiederti troppo, e non
me la prenderò se tu mi dirai di no."
"Tutto quello che vuoi. Lo sai che farei qualunque cosa per la mia bellissima moglie."
"Il fatto è che non mi sento affatto così bella come dici. Ma voglio diventarci per te. Voglio eliminare questa maledetta pancia, e per farlo vorrei andare in palestra anche il martedì e il giovedì. Il mio allenatore mi ha detto che mi seguirà lui stesso, e che mi aiuterà facendomi fare degli appositi esercizi con i pesi. So che tu già fai tanto in casa, e mi costa chiederti un
ulteriore sacrificio ma..."
"Nessun ma, amore mio,” m’interruppe “Vai pure tranquilla a fare quello che vuoi. Penserò a tutto io, e tu non dovrai preoccuparti di niente."
“Ma sei sicuro?” balbettai incredula. Mi ero preparata mentalmente a battibeccare un po’ con lui per convincerlo, o a far ricorso alla mia arte seduttiva, e invece mi ritrovavo con la vittoria in mano senza neanche essere scesa in campo. Era strano, molto strano. Anche se, ragionandoci, forse non lo era poi del tutto. Mi dicevo che, per il suo modo di ragionare, quel suo comportamento aveva un senso logico. Se io avevo intenzione di apparire più bella ai suoi e ai miei occhi, anche lui aveva desiderio di avere a fianco una donna che gli piacesse tanto e che, pertanto, i sacrifici dovevano essere condivisi. Io mi ammazzavo di fatica in palestra, e lui avrebbe fatto qualche sacrificio in casa. Quindi, tutto normale. O no? No, non era normale, ma lo avrei scoperto soltanto in seguito.
Ringraziai Marco con un bacio appassionato e con una carezza, quindi me ne
andai in camera mia a fare un paio di telefonate, lasciandolo mentre stava
apparecchiando la tavola, e mentre era intento a preparare la cena per noi e
per le bambine. Sorrisi tra me. La situazione era assurda, completamente anomala, ma cominciava a piacermi quel tipo di vita dove io non facevo un bel niente in casa. Si, cominciava a piacermi molto.
Quella sensazione di potere che mio marito mi faceva provare, aveva però bisogno di un ringraziamento speciale. Dopo aver messo le bambine a dormire, e mentre Marco era intento a vedere la televisione nel salone, me ne andai in camera da letto e indossai una meravigliosa camicia da notte trasparente. Faceva parte del mio corredo, e l’avevo indossata proprio durante la nostra prima notte. Tornai nel salone, presi il telecomando, spensi la televisione e gli presi la mano invogliandolo ad alzarsi. Mi seguì in camera da letto, dove lo afferrai per baciarlo con amore, poi lo spinsi sopra al letto. Lui lasciò fare, e gli tolsi i pantaloni. Ancora non aveva l’erezione massima, ma il suo membro aveva iniziato a diventare turgido. Gli tolsi anche i boxer e mi chinai sopra di lui per baciarglielo.
Mio marito mi fermò. “No, amore, non ce n’è bisogno.”
Io gli sorrisi, lo baciai e lo accarezzai. “Stai buono e lascia fare a me.” Sentivo il bisogno di prenderglielo in bocca, non per piacere personale. Glielo avevo fatto in passato, ma non lo avevo mai considerata una pratica erotica che mi facesse impazzire. Eppure, quella sera ero particolarmente vogliosa. Desideravo prendere l’iniziativa, gestire l’atto sessuale. Ne sentivo un bisogno pazzesco. Più dell’atto sessuale vero e proprio. Volevo condurre io le danze. E con mio marito potevo farlo senza sentirmi una puttana. Anzi, mi sentivo una moglie che voleva dare piacere al proprio uomo. Baciai nuovamente il suo cazzo e poi lo presi in bocca, sentendolo sempre più grosso e duro. Era meraviglioso quel potere erotico che detenevo su di lui. Non avevo molta esperienza, ma c’erano sia passione che amore in quello che stavo facendo.
Marco aveva nel frattempo abbandonato i suoi freni inibitori, e mi afferrava per il collo mentre io proseguivo nella mia opera. Non ero certo un’esperta nella nobile arte del pompino, come ho sostenuto prima, ma qualcosa avevo imparato. Inglobavo il suo cazzo nella mia bocca, lo facevo uscire per leccarlo e poi lo ingoiavo di nuovo. Marco dovette gradire molto perché durò alcuni minuti, poi mi tolse la testa dal suo pene per venirsene in modo portentoso. Non aveva voluto venirmene in bocca, senza sapere che quella sera lo avrei fatto volentieri. Lo aiutai comunque con la mano, poi glielo baciai, leccando anche una parte del suo sperma. Mi sentivo strana, eccitata, desiderosa di trasgredire, e mi tolsi la mia deliziosa camicia da notte per rimanere solo con l’intimo. Feci volare anche questo e mi misi sopra di lui, con la mia fica all’altezza della sua bocca.
“Leccamela”, gli ordinai. Era assurdo. Non avrei mai pensato che dalla mia bocca potesse uscire un ordine del genere. Ma avevo bisogno di sesso, e con Marco che se ne era appena venuto era l’unica possibilità. Mio marito non si fece comunque pregare, inserendo la sua lingua dentro di me, e facendomi arrivare presto all’orgasmo. Non ero sazia, e non mi tolsi da quella posizione, costringendo mio marito a ricominciare. Mi toccavo i seni, proprio come facevano le attrici hard, con la differenza che io lo stavo facendo con l’uomo che amavo, desiderosa di essere la donna che lui voleva anche da un punto di vista sessuale. Il secondo e definitivo orgasmo mi colse dopo pochi minuti. Mi sentivo spossata ma felice. Avevo fatto un pompino a mio marito e me l’ero fatta leccare. Il matrimonio era anche quello. Doveva essere anche quello. Avevo rischiato di mandare in frantumi la nostra unione, ma avevo cambiato direzione. Adesso mio marito mi adorava, mi desiderava, e io dovevo fare qualsiasi cosa per non far scemare quelle sensazioni. E il sesso era la base portante dell’amore. Ancora non sapevo che molte cose sarebbero cambiate in seguito.
Continua...








scritto il
2026-05-04
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