13 giugno 2026
di
Fuuka
genere
confessioni
13 Giugno 2026
Sabato pomeriggio. Il centro commerciale è un formicaio di gente che spende soldi che non ha per comprarsi stracci. E io in mezzo a loro, con un segreto che mi fa bruciare lo stomaco.
Stavolta ho esagerato, lo ammetto, ma l'adrenalina è una droga pesante. Ho messo un vestitino estivo di cotone leggero, di quelli con i bottoni sul davanti. Sotto? Ovviamente il vuoto. Niente mutandine, niente reggiseno. Solo io, l'aria calda e la mia pelle.
Sono andata verso l'ascensore panoramico, quello tutto di vetro che sale fino al terzo piano e domina la piazza interna dei negozi. Se sei dentro vedi tutto, e chi sta giù, se alza la testa, vede te. Ho aspettato il momento perfetto, finché non sono riuscita a salire completamente da sola.
Quando le porte si sono chiuse e l'ascensore ha iniziato a salire lento, mi sono girata verso la vetrata. Proprio sotto di me, ai tavolini del bar, c'era un gruppo di ragazzini, avranno avuto vent'anni. Mi sono sbottonata il vestito sul petto, aprendo la scollatura finché i capezzoli non sono rimasti completamente scoperti, duri per il brivido e per l'aria condizionata. Ma non mi bastava. Mi sono girata di spalle, ho sollevato la gonna fino alla vita e ho appiccicato il culo e la passera nuda direttamente contro il vetro trasparente.
Giuro che ho visto il momento esatto in cui uno di loro ha dato una gomitata all'amico, indicando lo schermo di vetro sopra di loro. Hanno sgranato gli occhi, uno ha quasi sputato la bibita che stava bevendo. Guardavano la mia carne esposta a dieci metri d'altezza. Io mi sono bagnata all'istante, sentivo il mio stesso umido scivolare sul vetro freddo. Un potere immenso. Quei piccoli sfigati stavano avendo la svolta della loro settimana, e io ero la loro dea perversa.
Le porte si sono aperte al terzo piano con un bip metallico. Mi sono sistemata il vestito in un secondo, un colpo di spazzola ai capelli e sono uscita con l'aria della ragazza più innocente del mondo.
Mentre guidavo per tornare a casa ho dovuto infilare una mano sotto il vestito perché non ce la facevo più a resistere. Ho guidato toccandomi, venendo come una cagna sul sedile della macchina al pensiero delle loro facce.
Sono insaziabile.
Sabato pomeriggio. Il centro commerciale è un formicaio di gente che spende soldi che non ha per comprarsi stracci. E io in mezzo a loro, con un segreto che mi fa bruciare lo stomaco.
Stavolta ho esagerato, lo ammetto, ma l'adrenalina è una droga pesante. Ho messo un vestitino estivo di cotone leggero, di quelli con i bottoni sul davanti. Sotto? Ovviamente il vuoto. Niente mutandine, niente reggiseno. Solo io, l'aria calda e la mia pelle.
Sono andata verso l'ascensore panoramico, quello tutto di vetro che sale fino al terzo piano e domina la piazza interna dei negozi. Se sei dentro vedi tutto, e chi sta giù, se alza la testa, vede te. Ho aspettato il momento perfetto, finché non sono riuscita a salire completamente da sola.
Quando le porte si sono chiuse e l'ascensore ha iniziato a salire lento, mi sono girata verso la vetrata. Proprio sotto di me, ai tavolini del bar, c'era un gruppo di ragazzini, avranno avuto vent'anni. Mi sono sbottonata il vestito sul petto, aprendo la scollatura finché i capezzoli non sono rimasti completamente scoperti, duri per il brivido e per l'aria condizionata. Ma non mi bastava. Mi sono girata di spalle, ho sollevato la gonna fino alla vita e ho appiccicato il culo e la passera nuda direttamente contro il vetro trasparente.
Giuro che ho visto il momento esatto in cui uno di loro ha dato una gomitata all'amico, indicando lo schermo di vetro sopra di loro. Hanno sgranato gli occhi, uno ha quasi sputato la bibita che stava bevendo. Guardavano la mia carne esposta a dieci metri d'altezza. Io mi sono bagnata all'istante, sentivo il mio stesso umido scivolare sul vetro freddo. Un potere immenso. Quei piccoli sfigati stavano avendo la svolta della loro settimana, e io ero la loro dea perversa.
Le porte si sono aperte al terzo piano con un bip metallico. Mi sono sistemata il vestito in un secondo, un colpo di spazzola ai capelli e sono uscita con l'aria della ragazza più innocente del mondo.
Mentre guidavo per tornare a casa ho dovuto infilare una mano sotto il vestito perché non ce la facevo più a resistere. Ho guidato toccandomi, venendo come una cagna sul sedile della macchina al pensiero delle loro facce.
Sono insaziabile.
7
voti
voti
valutazione
7.1
7.1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
12 giugno 2026
Commenti dei lettori al racconto erotico