La vita di Patty Capitolo 15

di
genere
dominazione

Venne anche finalmente il giorno di tornare in palestra e, per prima cosa,
raccontai a Daniele di come avessi sconfitto Marco, tralasciando ovviamente le
sue paure e il fatto che lui mi obbediva ormai come se fosse un cagnolino, dicendogli che si era trattato di un gioco.
Lui però fece una faccia strana, quasi come se non credesse alle mie parole. "Strano. Ho visto alcune volte tuo marito, e ho notato che ha un fisico
niente male. Per carità, Patty, tu sei sicuramente molto forte, e penso che sia
difficile trovare un'altra donna come te, ma battere un uomo di quella stazza,
nel modo in cui hai raccontato tu, ha dell'incredibile."
"Ma che incredibile," replicai. "Sono in forma smagliante, Daniele, e tu devi
aiutarmi perché voglio diventare ancora più forte e brava. Mi metto a tua
disposizione, tanto ho tutti i pomeriggi liberi."
Daniele mi guardò un po' preoccupato. "Sinceramente non ti capisco. Da come parli sembra quasi che non ti interessi tanto rimanere in forma quanto surclassare quel poveretto di tuo marito."
Mi avvicinai a lui e lo baciai sulla guancia. "Tu non ti preoccupare di cosa mi interessa. E comunque, mi interessa tanto anche rimanere in forma. Lo farai per me, vero?" conclusi poi con fare malizioso.
"Tu lo sai che io farei qualunque cosa per te, e che non sarei capace di
negarti nulla. Accidenti, Patty, ti farò diventare quella che vuoi. Diventerai talmente forte da… da poter distruggere qualunque uomo. Se questo è ciò che vuoi."

Era l'inizio della mia nuova vita in palestra. Intensificai ogni tipo di
allenamento per essere ancora più forte, senza badare ai dubbi che aveva
espresso Daniele. Erano trascorse quindi due settimane da quando eravamo
ritornati in città, ed eravamo arrivati a metà settembre. Il primo sabato
eravamo usciti di nuovo con gli amici, raccontandoci le nostre vacanze. Io avevo
enfatizzato le mie due vittorie a pallavolo e nel beach volley, puntando il dito anche sul viaggio gratis vinto per non partecipare ai tornei successivi. Al ritorno a casa avevamo fatto l'amore, come era prassi ormai il sabato sera, ma senza raggiungere l'apice che avevamo toccato le due volte che avevamo fatto la lotta. Pensavo che dipendesse da me. Pur trovandolo tutto sommato molto piacevole, non riuscivo a essere animalesca come lo ero stata in quelle situazioni, e quindi mi trinceravo dietro le classiche inibizioni che hanno le mogli “per bene”. Pertanto, il secondo sabato dopo le vacanze, pensavo a come fosse possibile far cadere queste mie inibizioni. Se la mia teoria si fosse rilevata giusta, io mi eccitavo sessualmente… battendo nella lotta mio marito. Per avere quindi un piacere ottimale, avrei dovuto sfidare Marco, batterlo e poi, dopo essermi inebriata del potere che la vittoria mi dava, scoparlo come avevo fatto in vacanza. Pazzesco! Solo il pensiero però mi faceva bagnare. Dovevo quindi trovare il modo per ricreare la stessa situazione che ci aveva portato a lottare, anche per verificare se quelle mie sensazioni erano giuste. Già, ma come fare? Non me la sentivo di andare da lui e dirglielo in faccia. Dovevo trovare qualche scusa, ma non mi veniva niente in mente di così eclatante, tale da essere costretta ad alzargli le mani. In fondo, non gli avrei fatto del male, poverino. Ero diventata talmente sicura di me stessa che neanche prendevo in considerazione l'ipotesi di un'eventuale sconfitta. Ma quel sabato, appena rientrammo in casa, fu proprio Marco a mettermi su un piatto d'argento la scusa. Eravamo andati a mangiare una pizza con il nostro gruppo. Eravamo sei o sette coppie e Marco, prima di uscire dalla pizzeria, mi aveva chiesto se volessi che fosse lui a tenermi le sigarette, in quanto io, ogni volta che dovevo cercarle nella mia borsa, ci mettevo un sacco di tempo. La mia borsa, come quella di tutte le donne, era infatti piena di oggetti di ogni tipo, da quelle utili come le chiavi, i trucchi, i documenti, a quelle invece che di utilità ne avevano ben poca. Insomma, tutto ciò che una donna si porta abitualmente appresso. Naturalmente accettai la sua offerta in quanto, effettivamente, m'innervosiva ogni volta dover cercare sia le sigarette che l'accendino in mezzo a quel bailamme. Pensavo che fosse un altro dei sui modi pe essermi utile, e a me bastava dirgli che volevo fumare per avere immediatamente una sigaretta tra le dita. Quindi, arrivati a casa, mentre io cercavo una scusa proprio per poter lottare contro di lui e per verificare la mia ipotesi, fu lui a darmi l’input.
"Oddio, amore, ho dimenticato le tue sigarette nella macchina."
"Bene! Allora scendi e vai a prendermele." Ormai gli ordini mi venivano
spontanei.
"Dai, Patty. Non puoi farne a meno per stasera? Non mi va di ridiscendere."
Era strano che mi disobbedisse. Era sempre così pronto a fare tutto quello che
gli chiedevo che mi meravigliai notevolmente. Ma, come ho detto, mi sembrò
l'occasione giusta. Mi avvicinai a lui con fare minaccioso.
"Ti ho detto di scendere ed andarmi a prendere le sigarette. Non farmelo
ripetere di nuovo."
Marco indietreggiò. Notai subito che aveva paura e metteva le mani avanti
per difendersi
"Per favore, amore, non mi sembra il caso..." blaterò, quasi terrorizzato. Era incredibile. Mi stavo di nuovo eccitando solo nel constatare la sua paura. Dunque, le mie supposizioni erano esatte.
Non avevo voglia di picchiarlo, ma era un’occasione che non potevo perdere per verificare la mia idea, anche se ormai avevo pochi dubbi. Gli afferrai con la mano destra il suo polso sinistro. Mi sentivo così forte e superiore che non ritenevo neanche opportuno affidarmi al judo o alla kick-boxing. Gli torsi il polso. Non gli avrei fatto molto male, mi bastava incutergli timore, e già sentivo infatti che l'eccitazione stava crescendo ulteriormente. In quel momento, anche i miei pochi dubbi erano scomparsi, ed ebbi la certezza di quello che paventavo. Mi stavo eccitando sessualmente.
Cominciai a sentirmi addirittura le mutandine leggermente bagnate mentre, in
preda a questa sensazione, continuavo a fare una leva al polso di Marco che
ormai era in ginocchio di fronte a me.
"Allora? Devo continuare? Guarda che te lo spezzo il braccio", lo minacciai.
"Basta, Patty, lo farò. Scenderò a prenderti le sigarette, ma lasciami andare.
Ti scongiuro."
Oh, mio Dio, che meraviglia! Che sensazione sublime! Avere ai propri piedi un uomo pronto a fare qualunque cosa, a obbedirmi, tremante di paura, non aveva prezzo. E io ormai non avevo neanche più la voglia di fumare, ma avevo solo voglia di fare l'amore. Anzi, di scopare. Già vedevo il suo cazzo durissimo e mi leccai sensualmente le labbra. Lo aiutai a rialzarsi. Ero già più alta di lui, e con i tacchi lo sovrastavo notevolmente. Questo dislivello faceva aumentare ancor di più la sensazione di superiorità assoluta che avevo nei suoi confronti, aumentando il mio desiderio ormai incontrollabile.
"Ci vai dopo. Ora ho voglia di qualcos'altro", gli dissi, chiudendogli la bocca
con un bacio. Gli sbottonai la camicia e mi tolsi la mia magliettina.
Cominciai a baciarlo anche sul collo, scendendo sempre più, prima sul petto e
poi sull'ombelico. Gli sbottonai anche i pantaloni. Il suo pene era turgido
come non mai, proprio come quando lo avevo sconfitto nella lotta in vacanza, e glielo baciai vogliosa, pensando a come fosse impossibile per lui resistermi. Dopodiché fummo divorati da una passione indescrivibile.
Ci trascinammo in camera e lo spinsi sul letto senza riguardo. In quel momento non era più mio marito, il padre delle mie adorate bambine, ma l’oggetto che avrebbe dovuto darmi piacere. Gli montai sopra e mi impalai vogliosa sul suo cazzo durissimo. Respirai a fondo, socchiudendo gli occhi. Marco aveva iniziato a muoversi sotto di me, ma gli presi le mani e gliele strinsi.
“Fermo, mi muovo io. E se te ne vieni senza il mio permesso, è la volta buona che ti meno per davvero.”
“N-No, amore, non me ne verrò senza il tuo permesso”, balbettò, facendomi addirittura sorridere. Iniziai a muovermi. Non ero esperta di membri maschili. Nella mia vita ne avevo visti ben pochi, ma iniziavo a pensare che quello di Marco fosse veramente notevole, perché al massimo dell’erezione, come in quel momento, lo sentivo perfettamente, e non avevo avuto problemi per farlo entrare in me solo grazie alla mia eccitazione che mi faceva avere un lago all’interno della mia vagina, facilitando così il movimento. Era meraviglioso. Proprio come le altre due volte. Quando vidi che Marco era ormai alle corde, fui costretta a dargli la possibilità di venirsene, ma non ero ancora soddisfatta. Lo guardai severamente.
“Adesso ti metti qualcosa addosso e scendi a prendermi le sigarette.”
Scosse la testa. “Adesso, amore? Non puoi farne a meno?”
Mi alzai e andai di fronte a lui. Gli afferrai il mento. “Ci vai adesso. Non farmi incazzare, Marco.”
“Ok, ok, basta che non ti arrabbi”, mi disse impaurito. Lo feci quindi scendere per andarmi a prendere le sigarette, mentre rimanevo nuda sul letto a riflettere. Mio marito era completamente terrorizzato di una mia eventuale reazione. Non era giusto, ma era inebriante. Quando tornò, me ne fumai una tranquillamente, e poi iniziai di nuovo a darmi da fare. Il sesso fatto era stato molto soddisfacente ma non mi bastava. Non ci misi molto a eccitare di nuovo mio marito, a dimostrazione che il mio potere era fisico ma anche sessuale. E la seconda volta la sua resistenza fu degna di un porno attore, facendomi avere orgasmi multipli che mi spossarono letteralmente.

Complessivamente facemmo per quasi due ore, sia pure intervallate da logici momenti di pausa. Anzi, facemmo sesso. L'amore era un'altra cosa.
Lo facemmo più volte dando sfogo alla nostra creatività. Creatività che non
sapevo neanche di possedere in questo campo. Fu meraviglioso. Marco era un
ottimo amante, anche se su questo campo non avevo termini di paragone, essendo
stato lui l'unico uomo della mia vita. Insomma, a letto mio marito era un maschio vero, in contrasto invece con il suo atteggiamento subordinato e
remissivo.
E io non ero sazia del mio potere. Lo guardai con un sorriso strano, cercando una scusa per dargli un ordine. "Ora è il momento di un bel caffè. E fallo di corsa", gli ordinai. Non ero abituata a prendere caffè alle due di notte, ma non mi era venuto nient’altro in mente. Le sigarette gliele avevo già mandate a prendere senza che lui facesse un fiato, e pensai che farmi preparare un caffè fosse l’unica cosa che gli potevo imporre. Malgrado gliel’avessi ordinato in modo antipatico e strafottente, Marco chinò la testa.
“Subito, amore. Vuoi altro?”
Scossi la testa, e mentre Marco si rimetteva i boxer e si apprestava a espletare il mio ordine, pensavo a cosa ero diventata. Mi facevo paura. Ormai non riuscivo neanche più a considerare Marco come un marito, ma solo come un uomo che doveva scattare al mio comando e, soprattutto, come un oggetto sessuale.
Dopo solo pochi minuti, tornò in camera con il caffè e me lo porse devotamente. Lo bevvi, sorseggiandolo lentamente, dopodiché gli riconsegnai la tazzina.
“Prendimi una sigaretta.”
Ancora una volta non obiettò e scattò. Prese una sigaretta all’interno del pacchetto, me la mise tra le labbra, e me l’accese. Come ho già sostenuto, non amavo fumare in camera da letto, ma quella volta feci un’eccezione.
Marco mi guardò. “Amore, corro subito a prenderti il portacenere.”
Quasi non ci credevo, ma visto che ero in ballo, rincarai la dose. Gli afferrai il polso e lo guardai dritto negli occhi. “Di corsa, o la cenere te la faccio ingoiare.” Gli lasciai il polso e lui corse a prendermi il portacenere, mentre io mi sentivo una specie di divinità. Era il potere, il potere assoluto, e io mi accorsi in quel momento che non ne potevo fare più a meno. Non solo. Mi accorsi che ne volevo sempre di più.
Continua...
scritto il
2026-05-19
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