La vita di Patty Capitolo 12

di
genere
dominazione

Il villaggio che avevamo scelto per quella vacanza era veramente molto esteso, e si divideva praticamente in due settori ben distinti. Da una parte c'era un grosso edificio dove si trovavano le camere d'albergo per chi, come noi, aveva scelto la pensione completa, dall'altro c'erano dei graziosi villini per chi invece aveva optato per la formula residence, cioè cucinarsi e pulire la stanza da soli. L'animazione era dignitosa, il mare pulito ma, soprattutto, c'era un mini club molto ben strutturato dove poter lasciare le bambine per poter essere liberi di fare ciò che volevamo. Per me fare quello che volevo per buona parte della giornata era semplicemente rosolarmi al sole per prendere un po' di abbronzatura, in modo di poter dare l'ultimo tocco di bellezza al mio corpo, e per leggermi qualche libro in santa pace, senza che nessuno mi chiamasse in continuazione. Almeno questa era la mia intenzione che poi però vanificai almeno in parte. Ciò perché il giorno dopo il nostro arrivo mi accorsi che in bacheca c’erano gli orari e i giorni in cui si sarebbero svolti i tornei sportivi. Con gioia, mi accorsi che tra gli altri sport c’erano anche i tornei di beach volley e di pallavolo. La mia amata pallavolo. Ci pensai solo un attimo. Erano anni che desideravo giocare di nuovo, e non potevo lasciarmi sfuggire quell’occasione. Sarebbe stato anche il modo ideale per mantenere la mia forma perfetta che avevo di nuovo acquisito, e chiesi a mio marito di far coppia con me nella beach e di giocare anche nella pallavolo. Non era certo un campione, ma ci sapeva fare, e sarebbe stato un buon compagno. Chiedere qualcosa a Marco era avere una risposta positiva certa, considerando il suo atteggiamento con me, ma quella volta lo vidi anche ben disposto e felice sul serio di giocare insieme a me. La prima partita si sarebbe giocata nello stesso pomeriggio, e io mi preparai quella stessa mattina facendomi un bel po’ di nuotate in piscina. Fatica sprecata perché, pur avendo come compagni tre tizi appena in grado di gettare la palla dall’altra parte della rete, e una ragazzina con una certa predisposizione, ma che avrà avuto tredici anni al massimo, avrei potuto vincere quella partita giocando con una mano legata. Si doveva giocare un solo set e arrivare a 15 punti, con il sistema del cambio palla ancora vigente in quel periodo, e vincemmo a mani basse, lasciando pochi punti agli avversari, frutto di banali errori in fase di ricezione dei miei compagni di squadra. Già prima della partita, Marco si era raccomandato con loro spiegando le mie caratteristiche, chiedendo di cercare di alzarmi la palla in modo decente. Poi ci avrei pensato io a fare il punto. Appena si resero conto che Marco non mentiva affatto, e che la mia preparazione tecnica era veramente di un altro pianeta, pur con la difficoltà dovuta alla loro scarsa abilità, cercarono di assecondarmi. Il resto lo facevo da sola, con la mia elevazione a muro, impedendo quasi sistematicamente di far pervenire la palla nella nostra metà campo. E non potevo neanche sfruttare appieno la mia abilità in fase di ricezione non avendo portato con me le ginocchiere per potermi tuffare sul terreno. Alla fine della partita, il più contento di tutti era Marco che si vantava con tutti delle qualità atletiche di sua moglie. Che magnifica sensazione vederlo così orgoglioso di me. Io mi schernivo, affermando che era stata una vittoria di gruppo, ma ero felice come una bambina elogiata dai genitori dopo un bel voto a scuola. La medesima cosa avvenne il mattino seguente nella prima partita di beach volley. Insieme a Marco affrontammo due ragazzi che non conoscevano neanche le regole più elementari e, ovviamente, non ci fu praticamente partita, malgrado non avessi mai giocato prima in vita mia a beach volley. Ma le differenze tra i due sport erano talmente minime che mi trovai immediatamente a mio agio. Anzi, nella beach fu addirittura più semplice. Io ricevevo, Marco alzava e io schiacciavo sotto rete. Quando la battuta era nostra, i nostri avversari spesso neanche riuscivano a mandare di nuovo la palla nel nostro settore. La differenza sostanziale con la pallavolo stava nelle schiacciate che potevano essere fatte solo con le nocche invece che a mano aperta, e nel divieto di fare pallonetti. Presa confidenza con queste piccole varianti, il nostro cammino fu senza alcuna difficoltà. Nel mentre affrontavo questi due tornei contemporaneamente, trovai anche il tempo di diventare in breve una specie di personaggio in quel villaggio, in special modo tra i componenti dello staff, che mi chiamavano per tutti i giochi che effettuavano: il gioco aperitivo, il gioco in spiaggia. Spesso anche la sera, quando ci trovavamo nell’anfiteatro, m’invitavano a partecipare agli spettacoli, facendomi una miriade di complimenti sotto forma di battute. Per una giovane donna che aveva fatto dell’aspetto fisico una delle componenti più importanti della propria vita, era una manna dal cielo. Quei ragazzi dello staff mi dicevano, senza nemmeno girarci troppo intorno, che ero di gran lunga la più bella del villaggio. E a me la cosa piaceva. Eccome.
Ovviamente, riuscii a vincere ambedue i tornei in modo estremamente semplice. I miei avversari erano però ben poca cosa, trattandosi spesso di ragazzi e ragazze che, al massimo, avevano giocato a scuola nell'ora di ginnastica, oppure adulti che lo avevano fatto tanti anni prima, mentre io avevo giocato in serie B, ed ero stata ad un passo dalla serie A2. Malgrado fossero trascorsi diversi anni dalla mia ultima partita vera, la differenza tra me e gli altri era veramente abissale. Come se non bastasse, mi sentivo in forma perfetta, tanto che avevo pensato per un momento che, al ritorno in città, avrei potuto cercarmi una squadra decente per fare un campionato di un certo livello. In fondo la pallavolo era stato il mio vero amore sportivo, anche se ero riconoscente alla kickboxing in primis, ma anche al judo e agli allenamenti personalizzati di Daniele con i pesi, per avermi restituito di nuovo un corpo forse addirittura più tonico di quando ero ragazza. Di sicuro, ero più forte di prima. Non ero più una ragazzetta con attinenze sportive, ma mi sentivo un gradino al di sopra delle altre donne. Un gradino bello alto. E non solo. L'importanza di queste vittorie comunque, non fu nelle due medagliette che a fine settimana mi dettero, ma per gli sviluppi che ebbero in seguito. Infatti, al termine della prima settimana di vacanza, e proprio dopo la serata delle premiazioni, uno degli animatori, il ragazzo che era a capo dei tornei sportivi, si avvicinò al bar dove ero seduta con mio marito e le mie figlie. Ormai ci conoscevamo bene, avendo lui arbitrato la maggior parte delle partite che avevo giocato. Si sedette vicino a noi senza sorriderci a 32 denti come era solito fare. Questo comportamento era strano e mi fece capire immediatamente che c’era qualcosa che non andava.
“Scusate se vi disturbo, ragazzi.”
“Nessun disturbo”, rispose educatamente mio marito, che gli offrì qualcosa da bere che il ragazzo accettò senza porsi problemi.
“Sentite, io non so come dirvelo, ma ambasciator non porta pena.”
“Di cosa si tratta?” lo interrogò Marco incuriosito. Come lo ero io, del resto.
“Beh, insomma. C’è gente che dà troppa importanza a cose stupide. Invece di venire in vacanza a divertirsi, trovano il modo di far polemica per ogni sciocchezza. Per farla breve, molti degli ospiti si sono lamentati con me per aver fatto giocare una professionista nei tornei, e hanno detto che boicotteranno i tornei della prossima settimana se ci parteciperai nuovamente.”
Ci mancò poco che gli scoppiai a ridere in faccia.
“Addirittura!” esclamai, più compiaciuta che arrabbiata.
“Addirittura. Secondo me questi non sanno distinguere tra un gioco e una cosa seria. Sinceramente non me ne importa granché dei tornei. E’ solo un modo carino e giocoso per far socializzare gli ospiti. Però ho parlato con il grande capo e lui mi ha detto che, per evitare polemiche e mantenere il clima vacanziero, sarebbe meglio che tu non partecipassi. Comunque c’è anche il lato positivo. In cambio, la direzione vi regala una settimana gratis il prossimo anno per scusarsi di questo inconveniente.”
Il grande capo era semplicemente il capo del villaggio vacanze, e io accettai volentieri. Al di là del reale valore di quel regalo, che sarebbe potuto valere poche centinaia di mila lire (ancora non aveva fatto il suo ingresso l'euro), era una grande soddisfazione personale, in quanto si trattava infatti di un'esclusione per manifesta superiorità. Non sapevo neanche se poi avrei sfruttato quel regalo, in quanto avremmo dovuto spenderlo in bassa stagione. Non in albergo bensì in uno dei residence dello stesso comprensorio turistico, e non avevo idea se io e Marco ci saremmo potuti spostare da Roma e lasciare i nostri lavori, ma non mi andava di far polemiche. In fondo non è che avessi trovato tutta questa soddisfazione nel giocare e vincere contro gente nettamente inferiore a me. La vera vittoria semmai, stava nel vedere mio marito che mi elogiava continuamente, sia in privato che davanti agli altri, orgoglioso di me come ben pochi mariti possono esserlo della propria moglie. Non nascondo però che un po’ mi era piaciuto anche mettermi in mostra davanti a una numerosa platea. E mettermi in mostra, sembrava ormai per me una necessità che aveva la priorità su tutto. Ma non mi mancavano certo i mezzi per farlo sfruttando altre caratteristiche oltre a quelle prettamente atletiche e sportive. E mi riferisco a quelle fisiche. Sia quando mi mettevo in bikini in spiaggia o in piscina, che quando mi vestivo la sera, non passavo certo inosservata. Era bello sentirsi osservata e ammirata. Al diavolo la falsa ipocrisia. Avevo un bellissimo corpo su un viso angelico, alta come una modella, mio marito era felice di vedermi vestita in maniera, non dico provocante, ma comunque abbastanza sensuale, e i risultati erano ovvi e scontati: piacevo agli uomini ed ero, o perlomeno mi sentivo, invidiata dalle donne. Ma il lato negativo era che, malgrado queste premesse altamente erotiche, era trascorsa una settimana e io non avevo ancora fatto l'amore con Marco. Con le bambine che dormivano nella nostra stessa camera, non ci era sembrato il caso di rischiare che si svegliassero all’improvviso e che ci vedessero fare cose che i bambini non dovrebbero veder mai fare ai propri genitori. Come ho già avuto modo di spiegare, per me il sesso non aveva avuto mai una grande importanza tranne che per l'aspetto propriamente fisiologico. Per spiegarmi meglio, lo facevo, mi piaceva farlo, ma non ne ero certo dipendente. Nell'ultimo anno però, avevo cominciato ad apprezzarlo in maniera diversa. Il sesso non era più un semplice rapporto con mio marito, ma una vera e propria opera di seduzione che operavo nei suoi confronti. Mi faceva sentire tremendamente irresistibile, e quindi mi ero accorta di trovarmi a pensare che non vedevo l'ora che arrivasse il sabato, il giorno che ci eravamo lasciati solo per noi, per poter fare finalmente l'amore con lui. Lasciavamo le bambine dai nonni e uscivamo con gli amici, ma al ritorno a casa eravamo soli. Io ero, come tutte le volte che si usciva, particolarmente in tiro, Marco mi sembrava completamente succube della mia bellezza ed eccitato ogni giorno più del precedente e, di conseguenza, il nostro rapporto sessuale era veramente appagante. Certo, capitava anche di farlo nei giorni normali, qualche sera dopo che le bambine si erano addormentate, ma non era certo la stessa cosa, ed assomigliava più ad un sesso conigliesco che a una notte d'amore. Pertanto, iniziata la seconda settimana di vacanze, il sesso iniziava a mancarmi come mai mi era accaduto precedentemente. Anche perché, nel frattempo, vedevo come mio marito mi desiderasse. Me ne accorgevo soprattutto a letto, prima di addormentarci, quando lui si strofinava a me facendomi sentire la sua erezione, ma con le bambine a pochi metri, cosa potevamo mai fare? Ma quel pomeriggio tutto cambiò e la nostra vita avrebbe virato verso una direzione insospettabile. Soprattutto per me.


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scritto il
2026-05-12
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