La vita di Patty Capitolo 7
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Era dunque trascorso più di un mese da quando avevo iniziato ad andare in
palestra, e circa quindici giorni da quando avevo iniziato a lavorare. Era ormai quasi primavera, le giornate si erano notevolmente allungate, e la mia vita era diventata molto più frenetica. Il lavoro mi piaceva molto e avevo notato in me una certa predisposizione per la moda e per il commercio, impegnandomi molto per raggiungere gli obiettivi di vendita prefissati da mia cugina, riuscendoci con relativa facilità. Tra l'altro, trattandosi di un punto vendita situato nel cuore di Roma, e frequentato da molti turisti di tutte le nazionalità, stavo dando una bella spolverata al mio inglese scolastico, e stavo imparando due lingue nuove: il francese e lo spagnolo. Non che sapessi dialogare con qualcuno che veniva da Parigi o da Madrid, ma almeno riuscivo a dire quelle poche cose che servivano per vender loro una maglia o una camicetta. Continuavo anche con passione il corso di kickboxing e nelle ultime due lezioni avevo cominciato a scambiare qualche colpo con le mie compagne di allenamento. Poca roba, ma Daniele, il mio allenatore, mi aveva garantito che io possedevo la stoffa, ma soprattutto la struttura fisica, per fare belle cose in questo sport. E a proposito di struttura fisica, la dieta e lo sport combinati insieme avevano quasi compiuto il miracolo. Ero ritornata praticamente quella di prima. Il mio viso si era quasi completamente sgonfiato, mentre il mio corpo, dopo soli due mesi di dieta e uno di palestra, aveva ripreso una certa tonicità ed elasticità. Ero ancora lontana dalla ragazza che ero stata, magra come una modella e in forma come una sportiva professionista, ma ero sulla buona strada. Me lo confermò anche il mio dietologo, dicendomi che ormai mi mancavano solo una quindicina di chili da smaltire. Mi disse che quelli sarebbero stati i più duri da eliminare e mi cambiò anche la dieta. Considerando che facevo sport, dovevo
integrare in maniera differente i vari cibi. Quindi, spazio a carboidrati in
misura maggiore, soprattutto riso, e a proteine. Il vero problema era che
stavo molto attenta e scrupolosa nel seguire questi dettami sia a colazione
che a merenda e naturalmente a cena, ma non potevo farlo a pranzo, quando ero
costretta ad arrangiarmi, trovandomi, nella maggior parte dei casi, ancora nel negozio. Comunque, poco male. La mia linea era già più che decente, e Marco sembrava apprezzare molto, malgrado per vari motivi non avevamo più potuto replicare la sera di tre settimane prima. Un po' dipendeva dalla mia stanchezza. Facevo tutto di corsa, lavoro, casa, palestra, bambine e ancora casa. Fare la spesa, preparare la cena, pulire la cucina, ero diventata una specie di robot, con la conseguenza che la sera crollavo per la stanchezza. Il sabato sera invece, si usciva con gli amici. Niente di particolare: una pizza, il cinema, la cornettata prima di ritornare a casa. Ma comunque spazio per noi due da soli ce n'era veramente poco, e non me la sentivo di lasciare le bambine dai nonni come se fossero un pacco postale. Però gli apprezzamenti di mio marito continuavano a essere veramente piacevoli. Mi diceva che ero ritornata bellissima, anche se io ancora non mi consideravo tale, e che, quando uscivamo, facevo sfigurare tutte le altre ragazze. A dir la verità, un po' tutti mi facevano i complimenti, comprese le mie amiche, anche se, secondo me, lo facevano molto a malincuore. In fondo non erano, e non erano mai state, mie amiche, ma mogli o fidanzate degli amici di Marco. Una gran bella differenza. Comunque, a parte un paio di loro, non è che fossero streghe e, tutto sommato, la convivenza con loro poteva anche
definirsi piacevole.
Ad ogni modo, la mia vita proseguì per una ventina di giorni su questi livelli. Stavo cominciando anche ad abituarmi alla stanchezza, riuscendo a gestire meglio le tantissime cose che avevo da fare, ma poi avvenne una cosa che forse solo io, con la mia ingenuità di allora, non seppi cogliere nella maniera giusta. Quella sera avevo visto Marco su di giri fin da quando ero tornata in camera da pranzo dopo aver messo le bambine a dormire. Mi ero seduta accanto a lui che stava vedendo la televisione, e subito aveva iniziato a baciarmi il collo, mentre la sua mano scendeva prima sui seni e poi sulle gambe. Non ci voleva molto a capire che avesse voglia. E la cosa a me non lasciava indifferente. Uno dei motivi che mi avevano spinta a ritrovare la mia forma smagliante di un tempo, era proprio quello di ritrovare mio marito come quando eravamo ragazzi, con la sua voglia perenne. Se lui mi cercava in quel modo, significava che ero tornata a piacergli come ai vecchi tempi. Me ne accorsi quando glielo toccai con aria maliziosa. Era duro e dritto. Gli piacevo di nuovo, e mi desiderava. Non mi feci pregare. Gli presi la mano e lo invogliai ad alzarsi per andare nella nostra camera da letto. Gli mordicchiai le labbra, gli tolsi la maglia e altrettanto feci io, rimanendo con il reggiseno. Sentivo le sue mani sul mio corpo, i dolci brividi che avevo con il suo tocco leggero. Poi mi tolse il reggiseno e si gettò a capofitto sui miei seni. Lo volevo. Volevo mio marito, ma forse in quel momento volevo il suo cazzo. Ne avevo bisogno. Sempre più in preda al desiderio, lo spinsi sul letto. Marco si tolse i pantaloni e io finii per spogliarmi del tutto. Fui io a mettermi sopra di lui, quasi come se sentissi il bisogno di manovrarlo a mio piacimento per assaporare meglio il sesso. Infatti, in quella posizione, ero io a gestire l’atto vero e proprio, muovendomi per sentire il suo cazzo strusciare sulle mie pareti vaginali. Il primo orgasmo arrivò ben presto, ma non ero sazia. E la cosa mi meravigliò alquanto perché spesso per me la scopata terminava con l’orgasmo, e dovevo solo muovermi un po’ per far venire anche Marco. E a volte nemmeno raggiungevo il primo orgasmo, con l’atto sessuale che si completava con l’eiaculazione di mio marito. Quella sera invece, ne volevo ancora, e per fortuna Marco sembrava ancora lontano dal godimento. Riprendemmo a fare sesso, sempre con me sopra di lui. Sentivo distintamente la sua eccitazione dentro di me, proprio come ai vecchi tempi, e quella sensazione mi aiutò ad avere un nuovo orgasmo, ancora più potente del primo, quasi in concomitanza con il piacere di Marco che sussultò violentemente dentro di me. Era stato un sesso molto soddisfacente per entrambi, a dimostrazione che la colpa di quegli anni bui, di quella scarsa voglia di scopare era quasi esclusivamente mia.
Dopo alcuni minuti che mi servirono per riprendermi, gli diedi un bacio casto sulle labbra, e mi alzai per andare in cucina a fumare una sigaretta, avendo l'abitudine di non farlo in camera da letto. Marco mi raggiunse e si sedette vicino a me.
"Ma lo sai che sei diventata più bella di quella che eri quando ti ho
conosciuta?"
Sorrisi appena, ma dentro di me sentivo una felicità pazzesca. Il sesso che avevamo appena fatto testimoniava che ero tornata a piacergli.
Eppure, come ho detto, mi vedevo ancora un sacco di difetti. Forse era il mio
nuovo look ad attrarre Marco. Comunque sia, mi faceva piacere, eccome.
"Grazie, tesoro", gli risposi semplicemente, baciandolo sulla bocca.
"Hai visto che avevo ragione? Fare kickboxing ti sta facendo veramente bene", insistette.
Annuii. In effetti mi sentivo molto meglio. Ma poi Marco proseguì. "Visti i risultati che hai ottenuto finora, secondo me dovresti dedicare anche qualche altra ora allo sport."
"Ma come faccio, amore? Già fatico per riuscire a fare tutto quello che
faccio. Non ce la farei mai a fare anche altre cose. Magari, mi piacerebbe, ma
è proprio da escludere."
"Se è solo per questo, io ti potrei dare una mano."
Lo guardai un po’ stralunata. "Una mano? E in che senso?"
"Beh, ad esempio potrei dedicarmi io un po' di più alle bambine. Ormai sono
grandi. Le potrei andare a prendere a scuola e far fare loro i compiti, potrei dar loro la merenda. Insomma, non mi sembra un grosso sacrificio. E poi
potrei anche aiutarti con la cena. Ormai lavori anche tu, e sarebbe giusto che
io ti dia una mano in casa. Posso apparecchiare la tavola e magari andare
anche al supermercato. Basta che tu mi dia la lista della spesa."
"Al supermercato no. Mi compreresti un sacco di cose inutili." dissi, ridendo poi alla mia sciocca battuta. Ma era così tenero e dolce che quasi mi vennero le lacrime agli occhi. Spensi la sigaretta e mi avvicinai a lui proseguendo, stavolta in maniera seria. "Ma veramente faresti tutte queste cose per me?"
"Se non le faccio per te che sei mia moglie, per chi dovrei farle?"
Mi misi seduta sopra di lui e lo baciai. "Sei veramente un tesoro."
“Dici? Guarda che si tratta anche di un pizzico di egoismo. Non puoi capire quanto mi piaccia nel vederti nuovamente in forma.”
Me ne ero accorta quella sera. Mi aveva desiderata enormemente. Grazie anche alla mia intraprendenza, certo. Le due cose combinate insieme, ovvero la mia ritrovata forma fisica e il mio comportamento un po’ più voglioso, ci avevano fatto trascorrere dei momenti di sesso stupendi. “Qualunque sia il motivo, lo apprezzo tantissimo. E dimmi, secondo te cosa dovrei fare?” gli chiesi, dopo aver riflettuto su quella situazione.
"Non so, tu hai qualche idea?"
"Veramente no. Forse dell'acquagym, o forse l'aerobica che volevo fare l'altra volta."
Lui scosse la testa. "Ma no. Secondo me dovresti insistere con qualcosa di simile alla kickboxing, per non diversificare troppo il tipo di allenamento. Che so, judo o karate, ad esempio."
Lo guardai esterrefatta. "Un'altra arte marziale? Ma mi vuoi far diventare la sorella di Bruce Lee? Non lo so amore, ci voglio pensare un po'."
"Come vuoi. Però pensaci davvero", concluse Marco, prima di prendermi la mano per tornare nella nostra camera.
Ci pensai, infatti. Non riuscivo a capire l'entusiasmo di mio marito e la sua
volontà di farmi fare degli sport del genere, sport che, tra l'altro, avevo
sempre considerato poco femminili. E se c'era una cosa che nessuno aveva mai
potuto mettere in dubbio era la mia femminilità, nemmeno quando pesavo oltre
un quintale. E' vero che sulla kickboxing mi ero dovuta ricredere, ma non mi
sembrava il caso di fare anche judo o karate. Però Marco insistette per un
altro paio di giorni, glorificando al massimo le doti di quegli sport, e alla
fine cedetti. Sapevo che mio marito era un oratore eccezionale, ma non
credevo che la sua opera di convincimento fosse così micidiale. Pensai che
sarebbe potuto diventare un politico coi fiocchi. Che peccato! E poi, in fondo
dovevo piacere a mio marito, e se lui era contento che io facessi una certa cosa, l'avrei fatta. Ad ogni modo, la mia scelta, ma forse sarebbe più giusto dire la scelta di Marco, cadde sul judo. Proprio nei tre giorni che io facevo
kickboxing c'era, esattamente un'ora dopo il termine della lezione, il corso
di judo per principianti in un'altra sala della stessa palestra. Mi dovetti
comprare stavolta il kimono, e pochi giorni dopo feci il mio esordio al corso
di judo. Una decina di ragazzini dai dodici ai quindici anni, un'altra donna,
l'unica insieme a me, e una mezza dozzina di uomini di varie età. Al
contrario della kick-boxing, dove ero entrata subito in azione, dove si sudava e si faticava, il judo all'inizio non mi lasciò una buona impressione. Una decina di minuti di lieve corsa intorno al tatami, ovvero il tappeto, e poi il resto
della lezione, imperniata sul modo di cadere senza farsi male. Un po' noioso. Il bello sarebbe arrivato solo dopo una decina di lezioni.
Mio marito fu comunque di parola. In quei tre giorni io ritornavo a casa verso
le sette e trenta di sera, molto stanca dopo una giornata di lavoro e due ore
di allenamento intenso, ma trovavo sempre la tavola apparecchiata e spesso
addirittura i cibi che si stavano già cuocendo. Senza contare le bambine già
pronte con il pigiama, con la grande che aveva terminato i suoi compiti. Era, è vero, solo in prima elementare, ma le sue maestre le davano dei compiti in casa assolutamente impossibili per una ragazzina di sei anni, obbligando noi genitori a seguire attentamente i nostri figli più di quanto non fosse normale. E per fortuna che la piccola andava ancora all'asilo.
Pertanto, la stanchezza era in parte attutita dall’aiuto di mio marito. Soprattutto, lo vedevo felice, e questo mi rendeva euforica. D’altronde, quale donna innamorata non lo sarebbe stata? Tutto girava quindi nel verso giusto. O almeno era quello che credevo in quel momento.
Continua...
palestra, e circa quindici giorni da quando avevo iniziato a lavorare. Era ormai quasi primavera, le giornate si erano notevolmente allungate, e la mia vita era diventata molto più frenetica. Il lavoro mi piaceva molto e avevo notato in me una certa predisposizione per la moda e per il commercio, impegnandomi molto per raggiungere gli obiettivi di vendita prefissati da mia cugina, riuscendoci con relativa facilità. Tra l'altro, trattandosi di un punto vendita situato nel cuore di Roma, e frequentato da molti turisti di tutte le nazionalità, stavo dando una bella spolverata al mio inglese scolastico, e stavo imparando due lingue nuove: il francese e lo spagnolo. Non che sapessi dialogare con qualcuno che veniva da Parigi o da Madrid, ma almeno riuscivo a dire quelle poche cose che servivano per vender loro una maglia o una camicetta. Continuavo anche con passione il corso di kickboxing e nelle ultime due lezioni avevo cominciato a scambiare qualche colpo con le mie compagne di allenamento. Poca roba, ma Daniele, il mio allenatore, mi aveva garantito che io possedevo la stoffa, ma soprattutto la struttura fisica, per fare belle cose in questo sport. E a proposito di struttura fisica, la dieta e lo sport combinati insieme avevano quasi compiuto il miracolo. Ero ritornata praticamente quella di prima. Il mio viso si era quasi completamente sgonfiato, mentre il mio corpo, dopo soli due mesi di dieta e uno di palestra, aveva ripreso una certa tonicità ed elasticità. Ero ancora lontana dalla ragazza che ero stata, magra come una modella e in forma come una sportiva professionista, ma ero sulla buona strada. Me lo confermò anche il mio dietologo, dicendomi che ormai mi mancavano solo una quindicina di chili da smaltire. Mi disse che quelli sarebbero stati i più duri da eliminare e mi cambiò anche la dieta. Considerando che facevo sport, dovevo
integrare in maniera differente i vari cibi. Quindi, spazio a carboidrati in
misura maggiore, soprattutto riso, e a proteine. Il vero problema era che
stavo molto attenta e scrupolosa nel seguire questi dettami sia a colazione
che a merenda e naturalmente a cena, ma non potevo farlo a pranzo, quando ero
costretta ad arrangiarmi, trovandomi, nella maggior parte dei casi, ancora nel negozio. Comunque, poco male. La mia linea era già più che decente, e Marco sembrava apprezzare molto, malgrado per vari motivi non avevamo più potuto replicare la sera di tre settimane prima. Un po' dipendeva dalla mia stanchezza. Facevo tutto di corsa, lavoro, casa, palestra, bambine e ancora casa. Fare la spesa, preparare la cena, pulire la cucina, ero diventata una specie di robot, con la conseguenza che la sera crollavo per la stanchezza. Il sabato sera invece, si usciva con gli amici. Niente di particolare: una pizza, il cinema, la cornettata prima di ritornare a casa. Ma comunque spazio per noi due da soli ce n'era veramente poco, e non me la sentivo di lasciare le bambine dai nonni come se fossero un pacco postale. Però gli apprezzamenti di mio marito continuavano a essere veramente piacevoli. Mi diceva che ero ritornata bellissima, anche se io ancora non mi consideravo tale, e che, quando uscivamo, facevo sfigurare tutte le altre ragazze. A dir la verità, un po' tutti mi facevano i complimenti, comprese le mie amiche, anche se, secondo me, lo facevano molto a malincuore. In fondo non erano, e non erano mai state, mie amiche, ma mogli o fidanzate degli amici di Marco. Una gran bella differenza. Comunque, a parte un paio di loro, non è che fossero streghe e, tutto sommato, la convivenza con loro poteva anche
definirsi piacevole.
Ad ogni modo, la mia vita proseguì per una ventina di giorni su questi livelli. Stavo cominciando anche ad abituarmi alla stanchezza, riuscendo a gestire meglio le tantissime cose che avevo da fare, ma poi avvenne una cosa che forse solo io, con la mia ingenuità di allora, non seppi cogliere nella maniera giusta. Quella sera avevo visto Marco su di giri fin da quando ero tornata in camera da pranzo dopo aver messo le bambine a dormire. Mi ero seduta accanto a lui che stava vedendo la televisione, e subito aveva iniziato a baciarmi il collo, mentre la sua mano scendeva prima sui seni e poi sulle gambe. Non ci voleva molto a capire che avesse voglia. E la cosa a me non lasciava indifferente. Uno dei motivi che mi avevano spinta a ritrovare la mia forma smagliante di un tempo, era proprio quello di ritrovare mio marito come quando eravamo ragazzi, con la sua voglia perenne. Se lui mi cercava in quel modo, significava che ero tornata a piacergli come ai vecchi tempi. Me ne accorsi quando glielo toccai con aria maliziosa. Era duro e dritto. Gli piacevo di nuovo, e mi desiderava. Non mi feci pregare. Gli presi la mano e lo invogliai ad alzarsi per andare nella nostra camera da letto. Gli mordicchiai le labbra, gli tolsi la maglia e altrettanto feci io, rimanendo con il reggiseno. Sentivo le sue mani sul mio corpo, i dolci brividi che avevo con il suo tocco leggero. Poi mi tolse il reggiseno e si gettò a capofitto sui miei seni. Lo volevo. Volevo mio marito, ma forse in quel momento volevo il suo cazzo. Ne avevo bisogno. Sempre più in preda al desiderio, lo spinsi sul letto. Marco si tolse i pantaloni e io finii per spogliarmi del tutto. Fui io a mettermi sopra di lui, quasi come se sentissi il bisogno di manovrarlo a mio piacimento per assaporare meglio il sesso. Infatti, in quella posizione, ero io a gestire l’atto vero e proprio, muovendomi per sentire il suo cazzo strusciare sulle mie pareti vaginali. Il primo orgasmo arrivò ben presto, ma non ero sazia. E la cosa mi meravigliò alquanto perché spesso per me la scopata terminava con l’orgasmo, e dovevo solo muovermi un po’ per far venire anche Marco. E a volte nemmeno raggiungevo il primo orgasmo, con l’atto sessuale che si completava con l’eiaculazione di mio marito. Quella sera invece, ne volevo ancora, e per fortuna Marco sembrava ancora lontano dal godimento. Riprendemmo a fare sesso, sempre con me sopra di lui. Sentivo distintamente la sua eccitazione dentro di me, proprio come ai vecchi tempi, e quella sensazione mi aiutò ad avere un nuovo orgasmo, ancora più potente del primo, quasi in concomitanza con il piacere di Marco che sussultò violentemente dentro di me. Era stato un sesso molto soddisfacente per entrambi, a dimostrazione che la colpa di quegli anni bui, di quella scarsa voglia di scopare era quasi esclusivamente mia.
Dopo alcuni minuti che mi servirono per riprendermi, gli diedi un bacio casto sulle labbra, e mi alzai per andare in cucina a fumare una sigaretta, avendo l'abitudine di non farlo in camera da letto. Marco mi raggiunse e si sedette vicino a me.
"Ma lo sai che sei diventata più bella di quella che eri quando ti ho
conosciuta?"
Sorrisi appena, ma dentro di me sentivo una felicità pazzesca. Il sesso che avevamo appena fatto testimoniava che ero tornata a piacergli.
Eppure, come ho detto, mi vedevo ancora un sacco di difetti. Forse era il mio
nuovo look ad attrarre Marco. Comunque sia, mi faceva piacere, eccome.
"Grazie, tesoro", gli risposi semplicemente, baciandolo sulla bocca.
"Hai visto che avevo ragione? Fare kickboxing ti sta facendo veramente bene", insistette.
Annuii. In effetti mi sentivo molto meglio. Ma poi Marco proseguì. "Visti i risultati che hai ottenuto finora, secondo me dovresti dedicare anche qualche altra ora allo sport."
"Ma come faccio, amore? Già fatico per riuscire a fare tutto quello che
faccio. Non ce la farei mai a fare anche altre cose. Magari, mi piacerebbe, ma
è proprio da escludere."
"Se è solo per questo, io ti potrei dare una mano."
Lo guardai un po’ stralunata. "Una mano? E in che senso?"
"Beh, ad esempio potrei dedicarmi io un po' di più alle bambine. Ormai sono
grandi. Le potrei andare a prendere a scuola e far fare loro i compiti, potrei dar loro la merenda. Insomma, non mi sembra un grosso sacrificio. E poi
potrei anche aiutarti con la cena. Ormai lavori anche tu, e sarebbe giusto che
io ti dia una mano in casa. Posso apparecchiare la tavola e magari andare
anche al supermercato. Basta che tu mi dia la lista della spesa."
"Al supermercato no. Mi compreresti un sacco di cose inutili." dissi, ridendo poi alla mia sciocca battuta. Ma era così tenero e dolce che quasi mi vennero le lacrime agli occhi. Spensi la sigaretta e mi avvicinai a lui proseguendo, stavolta in maniera seria. "Ma veramente faresti tutte queste cose per me?"
"Se non le faccio per te che sei mia moglie, per chi dovrei farle?"
Mi misi seduta sopra di lui e lo baciai. "Sei veramente un tesoro."
“Dici? Guarda che si tratta anche di un pizzico di egoismo. Non puoi capire quanto mi piaccia nel vederti nuovamente in forma.”
Me ne ero accorta quella sera. Mi aveva desiderata enormemente. Grazie anche alla mia intraprendenza, certo. Le due cose combinate insieme, ovvero la mia ritrovata forma fisica e il mio comportamento un po’ più voglioso, ci avevano fatto trascorrere dei momenti di sesso stupendi. “Qualunque sia il motivo, lo apprezzo tantissimo. E dimmi, secondo te cosa dovrei fare?” gli chiesi, dopo aver riflettuto su quella situazione.
"Non so, tu hai qualche idea?"
"Veramente no. Forse dell'acquagym, o forse l'aerobica che volevo fare l'altra volta."
Lui scosse la testa. "Ma no. Secondo me dovresti insistere con qualcosa di simile alla kickboxing, per non diversificare troppo il tipo di allenamento. Che so, judo o karate, ad esempio."
Lo guardai esterrefatta. "Un'altra arte marziale? Ma mi vuoi far diventare la sorella di Bruce Lee? Non lo so amore, ci voglio pensare un po'."
"Come vuoi. Però pensaci davvero", concluse Marco, prima di prendermi la mano per tornare nella nostra camera.
Ci pensai, infatti. Non riuscivo a capire l'entusiasmo di mio marito e la sua
volontà di farmi fare degli sport del genere, sport che, tra l'altro, avevo
sempre considerato poco femminili. E se c'era una cosa che nessuno aveva mai
potuto mettere in dubbio era la mia femminilità, nemmeno quando pesavo oltre
un quintale. E' vero che sulla kickboxing mi ero dovuta ricredere, ma non mi
sembrava il caso di fare anche judo o karate. Però Marco insistette per un
altro paio di giorni, glorificando al massimo le doti di quegli sport, e alla
fine cedetti. Sapevo che mio marito era un oratore eccezionale, ma non
credevo che la sua opera di convincimento fosse così micidiale. Pensai che
sarebbe potuto diventare un politico coi fiocchi. Che peccato! E poi, in fondo
dovevo piacere a mio marito, e se lui era contento che io facessi una certa cosa, l'avrei fatta. Ad ogni modo, la mia scelta, ma forse sarebbe più giusto dire la scelta di Marco, cadde sul judo. Proprio nei tre giorni che io facevo
kickboxing c'era, esattamente un'ora dopo il termine della lezione, il corso
di judo per principianti in un'altra sala della stessa palestra. Mi dovetti
comprare stavolta il kimono, e pochi giorni dopo feci il mio esordio al corso
di judo. Una decina di ragazzini dai dodici ai quindici anni, un'altra donna,
l'unica insieme a me, e una mezza dozzina di uomini di varie età. Al
contrario della kick-boxing, dove ero entrata subito in azione, dove si sudava e si faticava, il judo all'inizio non mi lasciò una buona impressione. Una decina di minuti di lieve corsa intorno al tatami, ovvero il tappeto, e poi il resto
della lezione, imperniata sul modo di cadere senza farsi male. Un po' noioso. Il bello sarebbe arrivato solo dopo una decina di lezioni.
Mio marito fu comunque di parola. In quei tre giorni io ritornavo a casa verso
le sette e trenta di sera, molto stanca dopo una giornata di lavoro e due ore
di allenamento intenso, ma trovavo sempre la tavola apparecchiata e spesso
addirittura i cibi che si stavano già cuocendo. Senza contare le bambine già
pronte con il pigiama, con la grande che aveva terminato i suoi compiti. Era, è vero, solo in prima elementare, ma le sue maestre le davano dei compiti in casa assolutamente impossibili per una ragazzina di sei anni, obbligando noi genitori a seguire attentamente i nostri figli più di quanto non fosse normale. E per fortuna che la piccola andava ancora all'asilo.
Pertanto, la stanchezza era in parte attutita dall’aiuto di mio marito. Soprattutto, lo vedevo felice, e questo mi rendeva euforica. D’altronde, quale donna innamorata non lo sarebbe stata? Tutto girava quindi nel verso giusto. O almeno era quello che credevo in quel momento.
Continua...
1
6
voti
voti
valutazione
7.4
7.4
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La vita di Patty Capitolo 6
Commenti dei lettori al racconto erotico