Confessioni di mia moglie 4
di
Ounegni
genere
confessioni
Emma provava un piacere immane a sentirsi desiderata e cercò di spiegarmelo: le sue prime trasgressioni nascevano proprio da lì, e le situazioni più spinte ne erano una conseguenza naturale.
Eravamo sul letto. Lei seduta, nuda, con il suo corpo in costante cambiamento, i seni enormi e la pancia in continua crescita. Io ero sdraiato, nudo, con la testa poggiata alla testata, ascoltandola mentre quella storia, che meritava a mio modo di vedere una descrizione più accurata, prendeva forma dentro la stanza.
Mi aveva già accennato a quella prima relazione, senza mai scendere nei dettagli, per poi dirmi che, in quella ultima estate, aveva avuto dei flirt con due ragazzi, ma con nessuno dei due era arrivata a consumare un rapporto completo, limitandosi a ingoiare il loro seme in più occasioni.
Nel mentre mi ricordò alcune storie passate che mi aveva già raccontato, nelle quali aveva amato provocare gli uomini quando andava in vacanza con i genitori, in modo furtivo, senza mai andare oltre il limite.
Dopodiché mi parlò di un amico, già nominato in passato e sul quale avevo sempre avuto diversi dubbi a causa di una situazione accattivante che mi aveva raccontato.
Con questo amico avevano fatto dei corsi di pittura. Quando Emma fu single, quell’ultima estate prima di trasferirsi per iniziare una nuova vita, quel ragazzo le propose di farle un ritratto e lei accettò. Il ritratto, che oggi è ancora in casa nostra, la ritrae nuda, seduta quasi di spalle, con il volto rivolto verso l’autore e una mano sui seni.
Affermai subito di aver avuto ragione a dubitare in passato, ma lei mi fermò ribadendo con fermezza che con lui non era mai successo nulla.
Mi disse che aveva trascorso da lui tre pomeriggi, durante i quali si era lasciata ritrarre. Il primo giorno, prima di andarsene, venne invitata dalla madre del ragazzo a restare un po’ in cucina per parlare.
Si ritrovarono in una piccola cucina con un divano; Emma era seduta sul divano, indossava una gonna e aveva le gambe scoperte, mentre la madre e il ragazzo erano seduti sulle sedie. Poco dopo rientrò il padre del ragazzo e, fin da subito, Emma si sentì addosso dei suoi sguardi insistiti; li controllava con la coda dell’occhio, mentre continuava a parlare con tono naturale.
Si discorse del quadro, del futuro, di argomenti generali sulla loro vita. Quando fu il momento di andarsene, la madre e il ragazzo uscirono avanti, mentre Emma, fermandosi per un attimo, gli scoccò uno sguardo provocante, come per dirgli “vedo il desiderio”, come aveva già fatto in passato con altri uomini e come faceva spesso con i ragazzi ancora non del tutto consapevoli del proprio desiderio.
Il terzo giorno, Emma era sola con il ragazzo. Il dipinto era quasi completato, mancavano solo alcuni dettagli, per i quali però non era più necessaria la sua presenza.
I due si trattennero in cucina e poco dopo rientrò il padre del ragazzo.
Emma, come sempre d’estate, indossava un vestito o una gonna; era seduta sul divano, nella stessa posizione del primo giorno. Appena l’uomo entrò in casa iniziarono le occhiate furtive e, dopo pochi minuti, lei andò via.
Nel muoversi, ci furono ancora sguardi reciproci: l’uomo non si limitava a guardarla in viso, ma lasciava cadere lo sguardo sulle sue gambe, sul suo corpo.
Emma non aveva mai raccontato a nessuno quelle piccole fantasie e non aveva provato pensieri effettivamente sessuali nei riguardi di quell’uomo; era più un modo di giocare, di sentirsi desiderata, di sperimentare quel brivido senza oltrepassare il confine.
Passarono i giorni. Emma aveva i suoi flirt con i ragazzi, come qualsiasi ragazza della sua età.
Una sera tardo pomeriggio era in centro con un’amica, dove la città aveva organizzato un programma, come faceva ormai ogni anno.
Tra i presenti intravide il padre dell’amico, in compagnia di altri uomini. Tra loro due iniziò un gioco di sguardi: si cercavano, si scambiavano sorrisi, si posizionavano in modo da vedersi l’un l’altro, finché Emma venne distratta dall’arrivo di altri amici.
Poco dopo sentì qualcuno che la chiamava, si voltò ed era proprio lui, che aveva cercato un contatto.
Emma si spostò leggermente dal gruppo di persone con cui era in compagnia, restando a un paio di metri, e parlò in modo generico ed educato di come stessero, di cosa facesse ognuno, e via di lì, finché lui le disse che aveva visto il dipinto, si lasciò andare a qualche complimento esplicito e concluse invitandola a passare a salutarli prima che fosse partita.
Pochi giorni dopo, Emma, messaggiando con l’amico, riuscì a farsi invitare. Era tentata dal gioco e le intrigava l’idea di farsi guardare in quel modo furtivo e segreto dal padre del suo amico.
Si fece invitare nel tardo pomeriggio e, di proposito, indossò un vestito corto, con perizoma e senza reggiseno, un abito estivo accompagnato da scarpe aperte e basse. Il suo desiderio era tanto, la sua libidine cresceva a ogni messaggio.
In casa c’erano tutti; si salutarono e chiacchierarono un po’ in cucina, per poi spostarsi in camera, lasciando da soli Emma e l’amico.
La madre, poco dopo, entrò in camera per avvisare che sarebbe uscita; Emma sentiva già covare dentro di sé un desiderio crescente, desideriosa di provocare quell’uomo che le aveva lanciato segnali così chiari, solo per il gusto di farlo.
Attese, sentì la porta d’ingresso chiudersi e poco dopo si recò in bagno, lasciando l’amico in camera.
Il bagno era di fianco alla cucina. Prima di entrarci, Emma si affacciò verso la cucina, cercando lo sguardo dell’uomo.
Uscita dal bagno si recò in cucina, chiese all’uomo un bicchiere d’acqua, bevve lentamente, fissandolo negli occhi, poi un sorriso e tornò dalla sua camera, facendosi ben notare.
Quella stessa sera, quando rientrò in casa, ricevette un messaggio su un social. Il profilo era privo di foto, ma nel messaggio era specificato chi fosse: l’uomo.
All’inizio scrisse frasi semplici, dicendole che era felice di averla avuta tra i piedi, poi arrivò la proposta: le chiese se avrebbe avuto piacere nel rivederla. Emma, ormai in piena fase di eccitazione, rispose con un semplice “sì”.
L’uomo le chiese poi, in modo diretto, se avesse voluto uscire di casa in quel momento per potersi incontrare in un determinato luogo, dove lui l’avrebbe raggiunta in auto.
Fu una situazione veloce, quasi improvvisata: Emma fu presa da un misto di piacere e adrenalina ed accettò quell’invito segreto, del quale nessuno avrebbe dovuto saper nulla.
Si incontrarono nel punto prestabilito. Emma indossava gli stessi vestiti, e appena entrarono in auto partirono subito dalla città, percorrendo strade secondarie.
Durante quel tragitto, dentro l’abitacolo, Emma sentiva il piacere della situazione ma anche la paura per quella esperienza rischiosa che stava per vivere.
Si fermarono in una zona di campagna, in un ingresso cieco. Appena arrivati, quasi senza dirsi nulla, iniziarono a baciarsi e, in men che non si dica, la mano dell’uomo era già tra le gambe di Emma, già umide.
L’uomo era agitato, voglioso, la baciava in bocca, poi sul collo, poi di nuovo in bocca, mentre le palpava i seni e scivolava con la mano tra le cosce.
Emma definì il momento estremamente eccitante: era la prima volta che si trovava con un uomo sposato, il padre di un suo amico, in una situazione assolutamente segreta, della quale non poteva parlare con nessuno.
Quel momento di foga si trasformò presto in un vero e proprio rapporto. Il sedile di Emma si abbassò, l’uomo si denudò dei pantaloni e le salì sopra, infilando il preservativo sul suo membro già duro, senza che Emma avesse avuto il tempo di assaggiarlo.
Iniziò a penetrarla nella posizione del missionario, facendola sentire, per la prima volta, davvero una troia.
L’uomo non faceva che ripetere di averla desiderata, mentre il suo membro si faceva spazio tra le cosce della mia futura moglie.
L’amplesso non durò tanto ma fu, in un certo senso, intenso.
L’uomo svuotò il suo liquido nel preservativo, mentre Emma aveva bagnato completamente il sedile.
Poi lui tornò al suo posto, uscì dall’auto e si tolse il preservativo, mentre lei restava lì, immersa nelle emozioni che aveva vissuto.
Eravamo sul letto. Lei seduta, nuda, con il suo corpo in costante cambiamento, i seni enormi e la pancia in continua crescita. Io ero sdraiato, nudo, con la testa poggiata alla testata, ascoltandola mentre quella storia, che meritava a mio modo di vedere una descrizione più accurata, prendeva forma dentro la stanza.
Mi aveva già accennato a quella prima relazione, senza mai scendere nei dettagli, per poi dirmi che, in quella ultima estate, aveva avuto dei flirt con due ragazzi, ma con nessuno dei due era arrivata a consumare un rapporto completo, limitandosi a ingoiare il loro seme in più occasioni.
Nel mentre mi ricordò alcune storie passate che mi aveva già raccontato, nelle quali aveva amato provocare gli uomini quando andava in vacanza con i genitori, in modo furtivo, senza mai andare oltre il limite.
Dopodiché mi parlò di un amico, già nominato in passato e sul quale avevo sempre avuto diversi dubbi a causa di una situazione accattivante che mi aveva raccontato.
Con questo amico avevano fatto dei corsi di pittura. Quando Emma fu single, quell’ultima estate prima di trasferirsi per iniziare una nuova vita, quel ragazzo le propose di farle un ritratto e lei accettò. Il ritratto, che oggi è ancora in casa nostra, la ritrae nuda, seduta quasi di spalle, con il volto rivolto verso l’autore e una mano sui seni.
Affermai subito di aver avuto ragione a dubitare in passato, ma lei mi fermò ribadendo con fermezza che con lui non era mai successo nulla.
Mi disse che aveva trascorso da lui tre pomeriggi, durante i quali si era lasciata ritrarre. Il primo giorno, prima di andarsene, venne invitata dalla madre del ragazzo a restare un po’ in cucina per parlare.
Si ritrovarono in una piccola cucina con un divano; Emma era seduta sul divano, indossava una gonna e aveva le gambe scoperte, mentre la madre e il ragazzo erano seduti sulle sedie. Poco dopo rientrò il padre del ragazzo e, fin da subito, Emma si sentì addosso dei suoi sguardi insistiti; li controllava con la coda dell’occhio, mentre continuava a parlare con tono naturale.
Si discorse del quadro, del futuro, di argomenti generali sulla loro vita. Quando fu il momento di andarsene, la madre e il ragazzo uscirono avanti, mentre Emma, fermandosi per un attimo, gli scoccò uno sguardo provocante, come per dirgli “vedo il desiderio”, come aveva già fatto in passato con altri uomini e come faceva spesso con i ragazzi ancora non del tutto consapevoli del proprio desiderio.
Il terzo giorno, Emma era sola con il ragazzo. Il dipinto era quasi completato, mancavano solo alcuni dettagli, per i quali però non era più necessaria la sua presenza.
I due si trattennero in cucina e poco dopo rientrò il padre del ragazzo.
Emma, come sempre d’estate, indossava un vestito o una gonna; era seduta sul divano, nella stessa posizione del primo giorno. Appena l’uomo entrò in casa iniziarono le occhiate furtive e, dopo pochi minuti, lei andò via.
Nel muoversi, ci furono ancora sguardi reciproci: l’uomo non si limitava a guardarla in viso, ma lasciava cadere lo sguardo sulle sue gambe, sul suo corpo.
Emma non aveva mai raccontato a nessuno quelle piccole fantasie e non aveva provato pensieri effettivamente sessuali nei riguardi di quell’uomo; era più un modo di giocare, di sentirsi desiderata, di sperimentare quel brivido senza oltrepassare il confine.
Passarono i giorni. Emma aveva i suoi flirt con i ragazzi, come qualsiasi ragazza della sua età.
Una sera tardo pomeriggio era in centro con un’amica, dove la città aveva organizzato un programma, come faceva ormai ogni anno.
Tra i presenti intravide il padre dell’amico, in compagnia di altri uomini. Tra loro due iniziò un gioco di sguardi: si cercavano, si scambiavano sorrisi, si posizionavano in modo da vedersi l’un l’altro, finché Emma venne distratta dall’arrivo di altri amici.
Poco dopo sentì qualcuno che la chiamava, si voltò ed era proprio lui, che aveva cercato un contatto.
Emma si spostò leggermente dal gruppo di persone con cui era in compagnia, restando a un paio di metri, e parlò in modo generico ed educato di come stessero, di cosa facesse ognuno, e via di lì, finché lui le disse che aveva visto il dipinto, si lasciò andare a qualche complimento esplicito e concluse invitandola a passare a salutarli prima che fosse partita.
Pochi giorni dopo, Emma, messaggiando con l’amico, riuscì a farsi invitare. Era tentata dal gioco e le intrigava l’idea di farsi guardare in quel modo furtivo e segreto dal padre del suo amico.
Si fece invitare nel tardo pomeriggio e, di proposito, indossò un vestito corto, con perizoma e senza reggiseno, un abito estivo accompagnato da scarpe aperte e basse. Il suo desiderio era tanto, la sua libidine cresceva a ogni messaggio.
In casa c’erano tutti; si salutarono e chiacchierarono un po’ in cucina, per poi spostarsi in camera, lasciando da soli Emma e l’amico.
La madre, poco dopo, entrò in camera per avvisare che sarebbe uscita; Emma sentiva già covare dentro di sé un desiderio crescente, desideriosa di provocare quell’uomo che le aveva lanciato segnali così chiari, solo per il gusto di farlo.
Attese, sentì la porta d’ingresso chiudersi e poco dopo si recò in bagno, lasciando l’amico in camera.
Il bagno era di fianco alla cucina. Prima di entrarci, Emma si affacciò verso la cucina, cercando lo sguardo dell’uomo.
Uscita dal bagno si recò in cucina, chiese all’uomo un bicchiere d’acqua, bevve lentamente, fissandolo negli occhi, poi un sorriso e tornò dalla sua camera, facendosi ben notare.
Quella stessa sera, quando rientrò in casa, ricevette un messaggio su un social. Il profilo era privo di foto, ma nel messaggio era specificato chi fosse: l’uomo.
All’inizio scrisse frasi semplici, dicendole che era felice di averla avuta tra i piedi, poi arrivò la proposta: le chiese se avrebbe avuto piacere nel rivederla. Emma, ormai in piena fase di eccitazione, rispose con un semplice “sì”.
L’uomo le chiese poi, in modo diretto, se avesse voluto uscire di casa in quel momento per potersi incontrare in un determinato luogo, dove lui l’avrebbe raggiunta in auto.
Fu una situazione veloce, quasi improvvisata: Emma fu presa da un misto di piacere e adrenalina ed accettò quell’invito segreto, del quale nessuno avrebbe dovuto saper nulla.
Si incontrarono nel punto prestabilito. Emma indossava gli stessi vestiti, e appena entrarono in auto partirono subito dalla città, percorrendo strade secondarie.
Durante quel tragitto, dentro l’abitacolo, Emma sentiva il piacere della situazione ma anche la paura per quella esperienza rischiosa che stava per vivere.
Si fermarono in una zona di campagna, in un ingresso cieco. Appena arrivati, quasi senza dirsi nulla, iniziarono a baciarsi e, in men che non si dica, la mano dell’uomo era già tra le gambe di Emma, già umide.
L’uomo era agitato, voglioso, la baciava in bocca, poi sul collo, poi di nuovo in bocca, mentre le palpava i seni e scivolava con la mano tra le cosce.
Emma definì il momento estremamente eccitante: era la prima volta che si trovava con un uomo sposato, il padre di un suo amico, in una situazione assolutamente segreta, della quale non poteva parlare con nessuno.
Quel momento di foga si trasformò presto in un vero e proprio rapporto. Il sedile di Emma si abbassò, l’uomo si denudò dei pantaloni e le salì sopra, infilando il preservativo sul suo membro già duro, senza che Emma avesse avuto il tempo di assaggiarlo.
Iniziò a penetrarla nella posizione del missionario, facendola sentire, per la prima volta, davvero una troia.
L’uomo non faceva che ripetere di averla desiderata, mentre il suo membro si faceva spazio tra le cosce della mia futura moglie.
L’amplesso non durò tanto ma fu, in un certo senso, intenso.
L’uomo svuotò il suo liquido nel preservativo, mentre Emma aveva bagnato completamente il sedile.
Poi lui tornò al suo posto, uscì dall’auto e si tolse il preservativo, mentre lei restava lì, immersa nelle emozioni che aveva vissuto.
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