Chi è più troia?
di
Ounegni
genere
etero
"Sono arrivato da cinque minuti e già mi sento un terrone."
"Alberto, non dire così. Anche se ora vivi al nord hai il sangue del sud… poi hai solo 25 anni e hai trascorso qui i primi 19."
Vero, ma non conoscevo la vita al di fuori di questo posto.
"Hai ragione, mamma. Solo che, sai, qui avete abitudini un po' particolari."
"Che vuoi dire? Noi siamo gente di sani principi."
"Senza dubbio. Tu sei la classica donna casa e chiesa. Da quando sei vedova ti sei rinchiusa nel tuo piccolo mondo."
"Da noi funziona così. Vedi, ad esempio, tua sorella: 22 anni, esce sempre truccata, rientra tardi la sera,con la sua bellezza avrebbe potuto fare la modella."
Sì, con 160 cm di altezza. Anche se ha effettivamente un gran fisico. Con occhi chiari e capelli scuri, e due seni pazzeschi. Peccato che sia svogliata, vive nel suo mondo, passa ore a truccarsi in bagno o in camera e lavora come commessa al supermercato.
"Stai dicendo che io non potrei?"
"No, assolutamente. Tu sei sportivo, sei alto, sei bello”
Aggiungerei che ho anche un bel membro e che frequento club scambisti ma non posso dirtelo.
"Vabbè, mi rilasserò qualche giorno."
"Vedrai che ti divertirai."
Mi aspettano 10 giorni infiniti in questo paesello di 20 mila anime, ma solo per il ragù ne vale la pena.
“Alberto, vieni con me, andiamo da Alessia, facciamo la spesa”. La più classica delle situazioni nelle quali non voglio trovarmi, ma non ho altro da fare, mi adeguo.
Questo supermercato è piccolo, dovrebbero chiamarlo alimentari, o forse drogheria.
“Buongiorno uomo in carriera”.
“Buongiorno sorella”.
“Sono tua sorella solo per il cognome, sui documenti non abbiamo altro in comune, nati e residenti in città diverse”. Ha ragione, per fortuna.
È giovedì, pieno agosto. I miei vecchi amici sono tutti in vacanza o non sono rientrati e mi ritrovo solo con mia madre, annoiato. Navigo su Internet e controllo la situazione in zona nel mondo degli scambisti. Nessuna coppia né singola registrata nei dintorni, ma ci provo lo stesso: pubblico un annuncio.
Il venerdì mattina apro il sito e trovo due messaggi, uno da un singolo e uno da un gay. Nulla contro, ma non è quello che cerco. Entrambi si complimentano per il mio membro.
È ora di cena. Mia madre ha cucinato e mi siedo a tavola; poco dopo arriva mia sorella Alessia, in pigiama come al solito. Vive da sempre nel suo mondo comodo e senza ambizioni: l'unico momento in cui si dà da fare è la sera, quando occasionalmente esce per farsi bella, come succedeva anche anni fa.
Rientro in stanza, accendo la tv e, rassegnandomi a un weekend di masturbazioni solitarie, torno a scorrere i siti di incontri per adulti.
Nuovo messaggio dal singolo: "Vivo in zona. Domani con la mia ragazza andremo al club X, se sei interessato." Le sue foto mostrano un uomo maturo, in abiti eleganti e in costume, sui cinquant’anni. Parla di ragazza, non moglie, i tempi sono cambiati, ora non si dice più compagna. Sono confuso.
Rispondo subito: "Non credo ai cazzari."
Faccio zapping, nella noia più totale. Mi manca la città.
Rientro sul sito. Nuovo messaggio, ancora lui: “Cazzaro sarai tu, ma capisco i dubbi.”Allega una foto: si vedono due seni enormi sostenuti da mani di un uomo, sui capezzoli piercing che sembrano orecchini, cerchietti molto spessi dorati e sul viso una busta di carta del supermercato.
Sono perplesso. Quasi certamente è un profilo fake, ma è sempre piacevole ricevere certe foto. Rispondo: "Potrebbe essere chiunque. Tu saresti cuckold o partecipi? Ti avviso che non mando mai foto del viso."
“Sono cuck, lei è sottomessa.”
“Vabbè, non ho voglia di perdere tempo. Se vuoi ti chiamo quando sei con lei, altrimenti pazienza."
“Se vuoi ti do il suo numero, quello che usa per gli incontri. Devo prima avvisarla, ti aggiorno."
Passano più di venti minuti. Capisco che è un profilo falso, ma mi ha dato un'idea: potrei andare direttamente al club. Almeno mi distraggo. Esco sul balcone e telefono. Mi risponde una donna che mi chiede da dove provengo e mi avverte che avrebbero verificato i miei dati sulla carta d'identità: senza corrispondenza, niente accesso. Non avevo nulla da nascondere, ero tranquillo.
Rientro sul sito. Nessun nuovo messaggio, Fake confermato. Un’altro segaiolo.
Sabato mattina: colazione, due chiacchiere, cose noiose in posti noiosi. Il pomeriggio mia madre esce a trovare un'amica; Alessia, come sempre, è chiusa in camera nel suo mondo.
Apro il sito. Nuovo messaggio, ancora lui: “Questo è il numero di Alessandra. Scrivile; se chiami e non conosce il numero ti blocca, quindi spiega che te l'ho dato io."
Salvo il numero. Nessun riscontro su nessuna app di messaggistica. Archiviato.
Devo prepararmi, ma Alessia è chiusa in bagno da ore.
"Potresti lasciarmi il bagno per qualche minuto?"
"No." Resta chiusa dentro.
Passano le venti. "Sono le 20, dovrei prepararmi. Esci."
Si apre la porta. Alessia esce con chili di trucco sul viso, un vestito estivo leggero, scarpe da ginnastica e una borsa più grande dei suoi seni.
"Ma come ti vesti? Ore in bagno ed esci così, con le scarpe da ginnastica e il borsone della palestra."
"Tu capirai di elettronica, ma di moda non capisci niente." Se ne va salutandomi così, senza un saluto vero.
La guardo uscire con la sua intramontabile Panda, consumata dalle lunghe stagioni in cui mia madre la portava a diecimila giri. Auto imbattibile.
Finalmente mi preparo: doccia, capelli, pantalone elegante, camicia attillata, profumo. Pronto a partire verso il calore del sud… anzi no, non ho la macchina. Devo aspettare mia madre. Sono già le 22; non arriverò mai per un orario decente.
Rientra finalmente, dopo un pomeriggio infinito dalla sua amica. Forse si erano confidate sulla mancanza di membri in zona.
"Ti aspetto da un'ora! Mi serve la tua auto. Hai fatto il pieno?" le chiedo con fare scherzoso.
"Dovresti imparare a organizzarti. Se me l'avessi chiesto prima sarei rientrata in anticipo. Comunque metti la benzina, e stai attento che non frena bene."
Prendo le chiavi dalla sua mano. Mi guarda con un gran sorriso mentre mi avvio verso la porta.
Arrivo all’auto: il sedile è schiacciato contro il volante e quello del passeggero quasi tocca i sedili posteriori. In che mondo sono finito.
Accendo, parto, direzione club.
Primo incrocio: frena male. Aveva ragione, non era solo invecchiata male. Riparto. Squilla il telefono, mia madre: "Torna a casa, ho i documenti in borsa." Ritorno.
Mi fermo sotto casa, nel piccolo cortile della palazzina di due piani dove ho vissuto gran parte della mia vita. Ne approfitto per svuotarmi le tasche e poggiare sigarette e accendino sul sedile del passeggero. Penso: forse dovrei tirare avanti il sedile, mi fa strano vederlo così indietro. Provo a spostarlo aiutandomi con una mano dal retro; tocco una busta di plastica e, incuriosito, dopo aver spostato il sedile, la prendo. Guardo dentro senza pensarci e… oh cazzo, che roba è? Preservativi usati, puzza di sperma. Pensieri erotici su mia madre invadono all'istante la mia testa. Non posso crederci; non può essere Alessia, lei non usa quest'auto. Dato il forte tanfo deduco che siano freschi… mia madre. Mia madre ha appena finito di fare sesso. Tre preservativi usati, tre. È stata fuori diverse ore, ecco perché non rispondeva, aveva da consumare.
Sono incredulo. Anzi no, ci sta: è pur sempre un essere umano. Ma con chi? Sono curioso, voglio scoprirlo. Rimetto la busta dietro, meglio far finta di nulla. Vado a prendere i documenti, almeno evito una multa.
Sono emozionato. Le scale sembrano infinite, sono incredibilmente affannato. Chissà cosa penserà mia madre se ricorderà di non aver buttato la busta… o forse non lo ricorderà. Penso troppo, basta. Non devo farle notare che li ho trovati.
Eccola, sulla porta in accappatoio. Si sta lavando per eliminare gli odori del suo amante. Non devo cedere.
"Ciao… ciao mamma."
"Alberto? Stai bene? Sembri affannato."
"È solo che…" Cazzo, ora mi scopre.
"Ma hai fatto uso di stupefacenti? Non uscire con l'auto!"
"No, mamma, tranquilla." Non riesco a guardarla in faccia. La sto immaginando, la sto immaginando su di lui, anche se non so che faccia abbia.
"Tieni i documenti."
"Ok, grazie, scappo che sono in ritardo." Se parlo ancora mi becca.
"Alberto! In auto c'è una busta…"
Non ci credo, me lo sta dicendo lei.
"È nel cofano, ci sono i vestiti che devo portare in chiesa. Non la toccare. Buona serata."
"Ciao, ma'."
Ok, tutto ok. Non mi ha beccato. Ora devo dimenticare e pensare a me.
Un viaggio infinito su un'utilitaria e finalmente, dopo aver sbagliato strada più volte, raggiungo il club. È ormai quasi l'una di notte; sto buttando i miei soldi. Se funziona come al nord, tra poco si svuoterà.
Sono all'ingresso: mostro il documento, nessun problema, pago, entro. Sono emozionato.
Che bel posticino. Sala da ballo con diversi pali per lap dance, divanetti rigorosamente rossi, bancone del bar moderno rivestito di pelle rossa, luci giuste. Forse ho fatto bene a venirci. Mi siedo su un divano e cerco di capire la situazione: una bella donna, forse straniera, probabilmente polacca,con i seni di fuori e solo il perizoma indosso balla sul palo. Credo che sia polacca, non sbaglio mai quando tiro a indovinare. Un gruppo di ragazzi su un altro divano cerca visibilmente un contatto con lei. Pivelli, se avesse voluto vi avrebbe già portato in stanza. Dall'altro lato della sala c'è una coppia sulla cinquantina; lui mi guarda più di lei, classica situazione da cuckold. Altra gente sparsa. Ma quanti uomini ci sono? Sono almeno il triplo delle donne. Questo non è un club, è un macello per signore per bene. Concorrenza spietata.
Vedo movimento: diversi si spostano verso quello che sembra un sipario, rigorosamente rosso e leggermente aperto. I giochi sono lì. Entro.
Luci bassissime. Una donna mi passa di fianco nuda e sudata; chissà cosa le sarà successo. Faccio due passi e dei ragazzi escono da un piccolo corridoio buio. Sento uno di loro dire tra le risate: "che troiona quella." Non posso non guardare; vado matto per le donne generose.
Guardo dentro: uno stanzino di circa tre metri quadrati, illuminato. Sembra un gloryhole esibizionista. All'interno una signora con i capelli lunghi e ricci, mora, sulla cinquantina, a cavalcioni su un uomo seduto su un pouf rigido. Dietro di lei un secondo che si è appena allontanato. La donna è ferma, si guarda intorno; capisco che ha appena ricevuto una doppia penetrazione e probabilmente attende per ricominciare. Forse il marito è quello sotto di lei. Nella stanza ci sono solo loro. La donna ama essere guardata in queste situazioni.
Vado oltre. Un paio di stanze chiuse, poi due gabbie. Intorno a me solo voci di donne che godono. Nelle gabbie si fanno orge; non mi interessano, preferisco giocare da solo. Proseguo. Un'altra stanza chiusa, poi mi perdo: troppo buio, troppa gente. Ritrovo il percorso verso la hall e vado a bere qualcosa.
Chiacchiero con una coppia; non sono interessato. Lui troppo assetato, probabilmente bisex. Bevo il mio drink e fumo nell'area fumatori. Faccio amicizia con qualcuno ma nulla di che; non sono il tipo che si fa avanti. Devi invitarmi, e ti mostro cosa so fare, se sono interessato.
Rientro. Guardo l'orologio: sono le due. Il tempo vola in questi posti.
Butto l'occhio ovunque sia possibile. Mi fermo davanti alle gabbie e osservo per un po', quando vengo distratto da una voce femminile che implora: "ti prego, pisciami in bocca." Mi volto e vedo una ragazza della mia età, in carne, inginocchiata sotto un ragazzo, con altri maschioni nelle vicinanze, che implorava di essere umiliata davanti a tutti. Che bello andare nei club.
Sono eccitato, ma siccome non ho conoscenze mi sento un po' spaesato. In genere quando vengo in questi posti ho già un appuntamento. Speravo che qualcuna mi invitasse; invece ho ricevuto solo occhiate da mariti vogliosi.
Osservo quella ragazza vogliosa che ha lasciato perdere il desiderio di urina e si è impegnata a succhiare qualsiasi membro le si trovi davanti. È la mia occasione: posso sborrare senza masturbarmi. Mi faccio avanti, tiro fuori il membro e lei, senza il minimo dubbio, si fionda su di me. Potrà anche essere un po' in carne ma sa come muovere labbra e lingua. Non si rivela però la scelta giusta: troppi uomini intorno, la ragazza si dilegua per accontentare tutti. A me non piace. Rimetto in gabbia il pitone.
Qualcuno mi tocca la spalla. Mi volto: un uomo sulla cinquantina, elegante, in abiti da cerimonia.
"Scusa per il disturbo. Sei un bel tipo con un bel membro; se ti fa piacere, la mia donna è vogliosa."
Odio queste situazioni dove non vedo prima la donna.
"E chi sarebbe la tua donna?"
"È in stanza, in compagnia."
"Scusami, non amo le situazioni in compagnia." Magari è un cesso e devo anche scoparla solo perché ho accettato.
Invito declinato. Resto però curioso: lo osservo avvicinarsi a un altro tipo con la stessa proposta e insieme si dirigono verso la stanza del peccato. Non li vedo più, ma resto curioso. Opto per un'altra bevuta e una sigaretta.
Si avvicinano le tre di notte, nuovo giro nuova corsa. Rientro nella zona a luci rosse. Il locale si è un po' svuotato; una delle stanze prima occupate è vuota, una gabbia è vuota e nello stanzino illuminato non vi è nessuno. La festa volge al termine. Ho buttato i miei soldi.
Torno verso il bar e nel piccolo corridoio vengo bloccato da una donna nuda.
"Ehi, che bel manzo. Ho ancora fame; posso mangiarti?"
Cazzo, sei arrapatissima. "Certo che sì."
Vengo praticamente spinto al muro. Situazione sublime. Si inginocchia ai miei piedi e con maestria da vera esperta mi slaccia tutto e ingoia il mio membro.
"Che bel cazzo che hai. Vieni con me."
Si alza e, impugnando il mio membro, mi trascina attraverso i pochi clienti rimasti. Mi sento improvvisamente un dio. Ho vinto.
La donna mi chiede: "Hai i preservativi?"
"No."
Nessuna parola in più. Si guarda intorno continuando a impugnarmi, riprende a camminare puntando verso una stanza chiusa e bussa. Nell'attesa, con una luce migliore, la osservo: è una bambola, nel senso letterale. Zigomi, labbra, naso, seni, tutta rifatta.
La porta si apre. Rieccolo, l'uomo elegante di prima.
"Ciao Ale, mi daresti dei preservativi?"
L'uomo mi guarda, io lo guardo. Ci riconosciamo. Secondo me rifiuta, visto che non ho accettato il suo invito.
"Certo, Stefy."
Aggiudicato. Oggi si scopa.
Guardo nella stanza: una donna è legata alla testata del letto, di lato rispetto alla mia posizione, mentre un uomo maturo se la gode di brutto. Ha i seni enormi, il gag in bocca, è bendata. Indossa calze autoreggenti, scarpe con tacchi enormi e i capelli divisi in due trecce. Ho fatto una cazzata: dovevo accettare l'invito.
Arrivano i preservativi. Mi accontento. Mi ritrovo nella stanza illuminata, quella dove avevo visto la milf esibizionista e… cazzo, è lei. Il troione. Ora ti concio per le feste.
La porta si chiude. Lei si inginocchia, maneggia il mio membro e con la bocca mi infila il preservativo. Sublime. Si posiziona sul pouf a gambe spalancate e poggia la testa al muro. Prendo la mira e faccio goal. La penetro con veemenza.
"Sì, porco, sì. Sfondami, allargami, usami." Questa è indiavolata.
Devo essere deciso. Devo essere indimenticabile. Ci do dentro più che posso.
"Strizza, strizza, fammi male. Scopa la tua zietta." Ok, ho perso il controllo. Meglio sborrare e scappare.
Mi concentro, immagino l'altra donna legata, era bellissima, e mi scarico.
La Stefy non è sazia. Si solleva, mi sfila il preservativo, ne beve il contenuto e mi lucida il membro con la bocca. Servizio completo. Mi ricompongo. Lei no; era già nuda.
"La settimana prossima faremo una festa privata. Puoi essere dei nostri, manzo."
Ok, la zietta mi ha preso per un vero animale.
"Grazie, zia. Dove, come e quando?"
"Mercoledì per ferragosto da mezzogiorno a notte, sotto il sole in villa."
"Ci sarò. Indicazioni?"
"Iscriviti al sito, contattami e ti dico tutto. Sul sito sono la zia Stefy."
Non era matta; ama davvero fare la zia.
"Aggiudicato. Ci sarò."
Esco dallo stanzino dopo di lei. Il locale si è quasi svuotato. Mi affaccio verso la stanza della strafica con le trecce: vuota. Il cestino accanto all'ingresso è colmo di preservativi. In quella stanza ci hanno dato dentro sul serio. Saluto ancora la zia ed esco. Sono le quattro del mattino. Sono soddisfatto. Mi aspetta un lungo viaggio verso casa.
Questa strada è infinita, non arrivo mai. Durante il tragitto ripenso alla busta di mia madre: dovrei buttarla, è l'opzione migliore. Mi fermo a metà strada e la getto. Così sarà certo che non potrà pensare che l'ho trovata.
È quasi l'alba, sono finalmente rientrato. Alessia è in bagno come al solito, a tutte le ore, anche all'alba. Incredibile.
Scendo al portone per orinare, rientro e mi getto sul letto. È stata una bella serata.
"Alberto, non dire così. Anche se ora vivi al nord hai il sangue del sud… poi hai solo 25 anni e hai trascorso qui i primi 19."
Vero, ma non conoscevo la vita al di fuori di questo posto.
"Hai ragione, mamma. Solo che, sai, qui avete abitudini un po' particolari."
"Che vuoi dire? Noi siamo gente di sani principi."
"Senza dubbio. Tu sei la classica donna casa e chiesa. Da quando sei vedova ti sei rinchiusa nel tuo piccolo mondo."
"Da noi funziona così. Vedi, ad esempio, tua sorella: 22 anni, esce sempre truccata, rientra tardi la sera,con la sua bellezza avrebbe potuto fare la modella."
Sì, con 160 cm di altezza. Anche se ha effettivamente un gran fisico. Con occhi chiari e capelli scuri, e due seni pazzeschi. Peccato che sia svogliata, vive nel suo mondo, passa ore a truccarsi in bagno o in camera e lavora come commessa al supermercato.
"Stai dicendo che io non potrei?"
"No, assolutamente. Tu sei sportivo, sei alto, sei bello”
Aggiungerei che ho anche un bel membro e che frequento club scambisti ma non posso dirtelo.
"Vabbè, mi rilasserò qualche giorno."
"Vedrai che ti divertirai."
Mi aspettano 10 giorni infiniti in questo paesello di 20 mila anime, ma solo per il ragù ne vale la pena.
“Alberto, vieni con me, andiamo da Alessia, facciamo la spesa”. La più classica delle situazioni nelle quali non voglio trovarmi, ma non ho altro da fare, mi adeguo.
Questo supermercato è piccolo, dovrebbero chiamarlo alimentari, o forse drogheria.
“Buongiorno uomo in carriera”.
“Buongiorno sorella”.
“Sono tua sorella solo per il cognome, sui documenti non abbiamo altro in comune, nati e residenti in città diverse”. Ha ragione, per fortuna.
È giovedì, pieno agosto. I miei vecchi amici sono tutti in vacanza o non sono rientrati e mi ritrovo solo con mia madre, annoiato. Navigo su Internet e controllo la situazione in zona nel mondo degli scambisti. Nessuna coppia né singola registrata nei dintorni, ma ci provo lo stesso: pubblico un annuncio.
Il venerdì mattina apro il sito e trovo due messaggi, uno da un singolo e uno da un gay. Nulla contro, ma non è quello che cerco. Entrambi si complimentano per il mio membro.
È ora di cena. Mia madre ha cucinato e mi siedo a tavola; poco dopo arriva mia sorella Alessia, in pigiama come al solito. Vive da sempre nel suo mondo comodo e senza ambizioni: l'unico momento in cui si dà da fare è la sera, quando occasionalmente esce per farsi bella, come succedeva anche anni fa.
Rientro in stanza, accendo la tv e, rassegnandomi a un weekend di masturbazioni solitarie, torno a scorrere i siti di incontri per adulti.
Nuovo messaggio dal singolo: "Vivo in zona. Domani con la mia ragazza andremo al club X, se sei interessato." Le sue foto mostrano un uomo maturo, in abiti eleganti e in costume, sui cinquant’anni. Parla di ragazza, non moglie, i tempi sono cambiati, ora non si dice più compagna. Sono confuso.
Rispondo subito: "Non credo ai cazzari."
Faccio zapping, nella noia più totale. Mi manca la città.
Rientro sul sito. Nuovo messaggio, ancora lui: “Cazzaro sarai tu, ma capisco i dubbi.”Allega una foto: si vedono due seni enormi sostenuti da mani di un uomo, sui capezzoli piercing che sembrano orecchini, cerchietti molto spessi dorati e sul viso una busta di carta del supermercato.
Sono perplesso. Quasi certamente è un profilo fake, ma è sempre piacevole ricevere certe foto. Rispondo: "Potrebbe essere chiunque. Tu saresti cuckold o partecipi? Ti avviso che non mando mai foto del viso."
“Sono cuck, lei è sottomessa.”
“Vabbè, non ho voglia di perdere tempo. Se vuoi ti chiamo quando sei con lei, altrimenti pazienza."
“Se vuoi ti do il suo numero, quello che usa per gli incontri. Devo prima avvisarla, ti aggiorno."
Passano più di venti minuti. Capisco che è un profilo falso, ma mi ha dato un'idea: potrei andare direttamente al club. Almeno mi distraggo. Esco sul balcone e telefono. Mi risponde una donna che mi chiede da dove provengo e mi avverte che avrebbero verificato i miei dati sulla carta d'identità: senza corrispondenza, niente accesso. Non avevo nulla da nascondere, ero tranquillo.
Rientro sul sito. Nessun nuovo messaggio, Fake confermato. Un’altro segaiolo.
Sabato mattina: colazione, due chiacchiere, cose noiose in posti noiosi. Il pomeriggio mia madre esce a trovare un'amica; Alessia, come sempre, è chiusa in camera nel suo mondo.
Apro il sito. Nuovo messaggio, ancora lui: “Questo è il numero di Alessandra. Scrivile; se chiami e non conosce il numero ti blocca, quindi spiega che te l'ho dato io."
Salvo il numero. Nessun riscontro su nessuna app di messaggistica. Archiviato.
Devo prepararmi, ma Alessia è chiusa in bagno da ore.
"Potresti lasciarmi il bagno per qualche minuto?"
"No." Resta chiusa dentro.
Passano le venti. "Sono le 20, dovrei prepararmi. Esci."
Si apre la porta. Alessia esce con chili di trucco sul viso, un vestito estivo leggero, scarpe da ginnastica e una borsa più grande dei suoi seni.
"Ma come ti vesti? Ore in bagno ed esci così, con le scarpe da ginnastica e il borsone della palestra."
"Tu capirai di elettronica, ma di moda non capisci niente." Se ne va salutandomi così, senza un saluto vero.
La guardo uscire con la sua intramontabile Panda, consumata dalle lunghe stagioni in cui mia madre la portava a diecimila giri. Auto imbattibile.
Finalmente mi preparo: doccia, capelli, pantalone elegante, camicia attillata, profumo. Pronto a partire verso il calore del sud… anzi no, non ho la macchina. Devo aspettare mia madre. Sono già le 22; non arriverò mai per un orario decente.
Rientra finalmente, dopo un pomeriggio infinito dalla sua amica. Forse si erano confidate sulla mancanza di membri in zona.
"Ti aspetto da un'ora! Mi serve la tua auto. Hai fatto il pieno?" le chiedo con fare scherzoso.
"Dovresti imparare a organizzarti. Se me l'avessi chiesto prima sarei rientrata in anticipo. Comunque metti la benzina, e stai attento che non frena bene."
Prendo le chiavi dalla sua mano. Mi guarda con un gran sorriso mentre mi avvio verso la porta.
Arrivo all’auto: il sedile è schiacciato contro il volante e quello del passeggero quasi tocca i sedili posteriori. In che mondo sono finito.
Accendo, parto, direzione club.
Primo incrocio: frena male. Aveva ragione, non era solo invecchiata male. Riparto. Squilla il telefono, mia madre: "Torna a casa, ho i documenti in borsa." Ritorno.
Mi fermo sotto casa, nel piccolo cortile della palazzina di due piani dove ho vissuto gran parte della mia vita. Ne approfitto per svuotarmi le tasche e poggiare sigarette e accendino sul sedile del passeggero. Penso: forse dovrei tirare avanti il sedile, mi fa strano vederlo così indietro. Provo a spostarlo aiutandomi con una mano dal retro; tocco una busta di plastica e, incuriosito, dopo aver spostato il sedile, la prendo. Guardo dentro senza pensarci e… oh cazzo, che roba è? Preservativi usati, puzza di sperma. Pensieri erotici su mia madre invadono all'istante la mia testa. Non posso crederci; non può essere Alessia, lei non usa quest'auto. Dato il forte tanfo deduco che siano freschi… mia madre. Mia madre ha appena finito di fare sesso. Tre preservativi usati, tre. È stata fuori diverse ore, ecco perché non rispondeva, aveva da consumare.
Sono incredulo. Anzi no, ci sta: è pur sempre un essere umano. Ma con chi? Sono curioso, voglio scoprirlo. Rimetto la busta dietro, meglio far finta di nulla. Vado a prendere i documenti, almeno evito una multa.
Sono emozionato. Le scale sembrano infinite, sono incredibilmente affannato. Chissà cosa penserà mia madre se ricorderà di non aver buttato la busta… o forse non lo ricorderà. Penso troppo, basta. Non devo farle notare che li ho trovati.
Eccola, sulla porta in accappatoio. Si sta lavando per eliminare gli odori del suo amante. Non devo cedere.
"Ciao… ciao mamma."
"Alberto? Stai bene? Sembri affannato."
"È solo che…" Cazzo, ora mi scopre.
"Ma hai fatto uso di stupefacenti? Non uscire con l'auto!"
"No, mamma, tranquilla." Non riesco a guardarla in faccia. La sto immaginando, la sto immaginando su di lui, anche se non so che faccia abbia.
"Tieni i documenti."
"Ok, grazie, scappo che sono in ritardo." Se parlo ancora mi becca.
"Alberto! In auto c'è una busta…"
Non ci credo, me lo sta dicendo lei.
"È nel cofano, ci sono i vestiti che devo portare in chiesa. Non la toccare. Buona serata."
"Ciao, ma'."
Ok, tutto ok. Non mi ha beccato. Ora devo dimenticare e pensare a me.
Un viaggio infinito su un'utilitaria e finalmente, dopo aver sbagliato strada più volte, raggiungo il club. È ormai quasi l'una di notte; sto buttando i miei soldi. Se funziona come al nord, tra poco si svuoterà.
Sono all'ingresso: mostro il documento, nessun problema, pago, entro. Sono emozionato.
Che bel posticino. Sala da ballo con diversi pali per lap dance, divanetti rigorosamente rossi, bancone del bar moderno rivestito di pelle rossa, luci giuste. Forse ho fatto bene a venirci. Mi siedo su un divano e cerco di capire la situazione: una bella donna, forse straniera, probabilmente polacca,con i seni di fuori e solo il perizoma indosso balla sul palo. Credo che sia polacca, non sbaglio mai quando tiro a indovinare. Un gruppo di ragazzi su un altro divano cerca visibilmente un contatto con lei. Pivelli, se avesse voluto vi avrebbe già portato in stanza. Dall'altro lato della sala c'è una coppia sulla cinquantina; lui mi guarda più di lei, classica situazione da cuckold. Altra gente sparsa. Ma quanti uomini ci sono? Sono almeno il triplo delle donne. Questo non è un club, è un macello per signore per bene. Concorrenza spietata.
Vedo movimento: diversi si spostano verso quello che sembra un sipario, rigorosamente rosso e leggermente aperto. I giochi sono lì. Entro.
Luci bassissime. Una donna mi passa di fianco nuda e sudata; chissà cosa le sarà successo. Faccio due passi e dei ragazzi escono da un piccolo corridoio buio. Sento uno di loro dire tra le risate: "che troiona quella." Non posso non guardare; vado matto per le donne generose.
Guardo dentro: uno stanzino di circa tre metri quadrati, illuminato. Sembra un gloryhole esibizionista. All'interno una signora con i capelli lunghi e ricci, mora, sulla cinquantina, a cavalcioni su un uomo seduto su un pouf rigido. Dietro di lei un secondo che si è appena allontanato. La donna è ferma, si guarda intorno; capisco che ha appena ricevuto una doppia penetrazione e probabilmente attende per ricominciare. Forse il marito è quello sotto di lei. Nella stanza ci sono solo loro. La donna ama essere guardata in queste situazioni.
Vado oltre. Un paio di stanze chiuse, poi due gabbie. Intorno a me solo voci di donne che godono. Nelle gabbie si fanno orge; non mi interessano, preferisco giocare da solo. Proseguo. Un'altra stanza chiusa, poi mi perdo: troppo buio, troppa gente. Ritrovo il percorso verso la hall e vado a bere qualcosa.
Chiacchiero con una coppia; non sono interessato. Lui troppo assetato, probabilmente bisex. Bevo il mio drink e fumo nell'area fumatori. Faccio amicizia con qualcuno ma nulla di che; non sono il tipo che si fa avanti. Devi invitarmi, e ti mostro cosa so fare, se sono interessato.
Rientro. Guardo l'orologio: sono le due. Il tempo vola in questi posti.
Butto l'occhio ovunque sia possibile. Mi fermo davanti alle gabbie e osservo per un po', quando vengo distratto da una voce femminile che implora: "ti prego, pisciami in bocca." Mi volto e vedo una ragazza della mia età, in carne, inginocchiata sotto un ragazzo, con altri maschioni nelle vicinanze, che implorava di essere umiliata davanti a tutti. Che bello andare nei club.
Sono eccitato, ma siccome non ho conoscenze mi sento un po' spaesato. In genere quando vengo in questi posti ho già un appuntamento. Speravo che qualcuna mi invitasse; invece ho ricevuto solo occhiate da mariti vogliosi.
Osservo quella ragazza vogliosa che ha lasciato perdere il desiderio di urina e si è impegnata a succhiare qualsiasi membro le si trovi davanti. È la mia occasione: posso sborrare senza masturbarmi. Mi faccio avanti, tiro fuori il membro e lei, senza il minimo dubbio, si fionda su di me. Potrà anche essere un po' in carne ma sa come muovere labbra e lingua. Non si rivela però la scelta giusta: troppi uomini intorno, la ragazza si dilegua per accontentare tutti. A me non piace. Rimetto in gabbia il pitone.
Qualcuno mi tocca la spalla. Mi volto: un uomo sulla cinquantina, elegante, in abiti da cerimonia.
"Scusa per il disturbo. Sei un bel tipo con un bel membro; se ti fa piacere, la mia donna è vogliosa."
Odio queste situazioni dove non vedo prima la donna.
"E chi sarebbe la tua donna?"
"È in stanza, in compagnia."
"Scusami, non amo le situazioni in compagnia." Magari è un cesso e devo anche scoparla solo perché ho accettato.
Invito declinato. Resto però curioso: lo osservo avvicinarsi a un altro tipo con la stessa proposta e insieme si dirigono verso la stanza del peccato. Non li vedo più, ma resto curioso. Opto per un'altra bevuta e una sigaretta.
Si avvicinano le tre di notte, nuovo giro nuova corsa. Rientro nella zona a luci rosse. Il locale si è un po' svuotato; una delle stanze prima occupate è vuota, una gabbia è vuota e nello stanzino illuminato non vi è nessuno. La festa volge al termine. Ho buttato i miei soldi.
Torno verso il bar e nel piccolo corridoio vengo bloccato da una donna nuda.
"Ehi, che bel manzo. Ho ancora fame; posso mangiarti?"
Cazzo, sei arrapatissima. "Certo che sì."
Vengo praticamente spinto al muro. Situazione sublime. Si inginocchia ai miei piedi e con maestria da vera esperta mi slaccia tutto e ingoia il mio membro.
"Che bel cazzo che hai. Vieni con me."
Si alza e, impugnando il mio membro, mi trascina attraverso i pochi clienti rimasti. Mi sento improvvisamente un dio. Ho vinto.
La donna mi chiede: "Hai i preservativi?"
"No."
Nessuna parola in più. Si guarda intorno continuando a impugnarmi, riprende a camminare puntando verso una stanza chiusa e bussa. Nell'attesa, con una luce migliore, la osservo: è una bambola, nel senso letterale. Zigomi, labbra, naso, seni, tutta rifatta.
La porta si apre. Rieccolo, l'uomo elegante di prima.
"Ciao Ale, mi daresti dei preservativi?"
L'uomo mi guarda, io lo guardo. Ci riconosciamo. Secondo me rifiuta, visto che non ho accettato il suo invito.
"Certo, Stefy."
Aggiudicato. Oggi si scopa.
Guardo nella stanza: una donna è legata alla testata del letto, di lato rispetto alla mia posizione, mentre un uomo maturo se la gode di brutto. Ha i seni enormi, il gag in bocca, è bendata. Indossa calze autoreggenti, scarpe con tacchi enormi e i capelli divisi in due trecce. Ho fatto una cazzata: dovevo accettare l'invito.
Arrivano i preservativi. Mi accontento. Mi ritrovo nella stanza illuminata, quella dove avevo visto la milf esibizionista e… cazzo, è lei. Il troione. Ora ti concio per le feste.
La porta si chiude. Lei si inginocchia, maneggia il mio membro e con la bocca mi infila il preservativo. Sublime. Si posiziona sul pouf a gambe spalancate e poggia la testa al muro. Prendo la mira e faccio goal. La penetro con veemenza.
"Sì, porco, sì. Sfondami, allargami, usami." Questa è indiavolata.
Devo essere deciso. Devo essere indimenticabile. Ci do dentro più che posso.
"Strizza, strizza, fammi male. Scopa la tua zietta." Ok, ho perso il controllo. Meglio sborrare e scappare.
Mi concentro, immagino l'altra donna legata, era bellissima, e mi scarico.
La Stefy non è sazia. Si solleva, mi sfila il preservativo, ne beve il contenuto e mi lucida il membro con la bocca. Servizio completo. Mi ricompongo. Lei no; era già nuda.
"La settimana prossima faremo una festa privata. Puoi essere dei nostri, manzo."
Ok, la zietta mi ha preso per un vero animale.
"Grazie, zia. Dove, come e quando?"
"Mercoledì per ferragosto da mezzogiorno a notte, sotto il sole in villa."
"Ci sarò. Indicazioni?"
"Iscriviti al sito, contattami e ti dico tutto. Sul sito sono la zia Stefy."
Non era matta; ama davvero fare la zia.
"Aggiudicato. Ci sarò."
Esco dallo stanzino dopo di lei. Il locale si è quasi svuotato. Mi affaccio verso la stanza della strafica con le trecce: vuota. Il cestino accanto all'ingresso è colmo di preservativi. In quella stanza ci hanno dato dentro sul serio. Saluto ancora la zia ed esco. Sono le quattro del mattino. Sono soddisfatto. Mi aspetta un lungo viaggio verso casa.
Questa strada è infinita, non arrivo mai. Durante il tragitto ripenso alla busta di mia madre: dovrei buttarla, è l'opzione migliore. Mi fermo a metà strada e la getto. Così sarà certo che non potrà pensare che l'ho trovata.
È quasi l'alba, sono finalmente rientrato. Alessia è in bagno come al solito, a tutte le ore, anche all'alba. Incredibile.
Scendo al portone per orinare, rientro e mi getto sul letto. È stata una bella serata.
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