Chi è più Troia? Parte 4

di
genere
incesti

Ho dormito con il tormento, mi sono svegliato diverse volte con le immagini indelebili nella mia mente, mamma e Alessia, inimmaginabile.

Mi alzo dal letto impaurito, non so come affrontare mamma, Alessia invece non sa che l’ho scoperta. Che situazione di merda.
Mi dirigo in cucina, televisione accesa solo per compagnia.

“Buongiorno tesoro, dormito bene?” Mamma mi parla come se non fosse successo, come se non l’avessi beccata.
Forse ho sognato? Forse oggi devo andare alla festa?

“Buongiorno ma.”

“Ti sei divertito ieri, alla festa?”
È seria? Mi parla come se nulla fosse.
La trecciola, Alessia, la festa. È tutto vero. Mi blocco, mamma anche.

Bevo il caffè senza rivolgerle lo sguardo, le immagini inerenti a ieri mi inseguono. Lascio la cucina, vado fuori a fumare, vado in bagno e torno in camera. Routine classica, pensieri diversi. Navigo su Internet, direzione trecciola. Riguardo l’unica foto disponibile, ci penso e ci ripenso, ho un erezione. Mi masturbo sotto il lenzuolo rimembrando e immaginando Alessia nei miei pensieri mentre ho flash continui su mamma. Mi sento uno schizzofrenico.

Vado in bagno a pulirmi, ho tamponato l’orgasmo con il palmo della mano, sono appiccicoso. L’acqua scorre dal rubinetto, il mio seme sembra non volermi abbandonare, vivo una lotta interna, fisica e mentale, ripenso alle donne di casa.
Mi sposto in soggiorno, sotto il condizionatore, non sono in me, mi sento strano, mi sento sbagliato.

“Tesoro, quando ti servirà l’auto?” Mamma prova a riallacciare il rapporto, non che si sia rotto, ma diamine t’ho vista in opera con due ragazzini.

“Oggi no, puoi uscire.” Sono freddo, sono offeso.

“Domani pomeriggio andrò a lavoro, mi hanno chiesto un favore e probabilmente anche sabato mattina avrò bisogno dell’auto.”

“Va bene, a me servirà sabato sera.”

Questa stanza è maledetta, non riesco a guardare nulla, penso ripetutamente a mamma, su questo divano, sono in prigione. I fotogrammi persistono, mi sembra di rivivere il momento, ho un’altra erezione.
Devo uscire, devo uscire.

Vado in giro senza meta per le strade di questo paese deserto, in effetti con questo caldo… sono nel Sahara.

Cammino, devo smaltire il paradossale post sbronza che vivo. Ho sete, vado da Alessia. Lei non sa che l’ho vista, non può immaginare.
Nel negozio non c’è quasi nessuno, sono tutti in vacanza o barricati in casa.
In cassa c’è Alessia e vicino a lei un uomo, lo riconosco, è il suo accompagnatore, Alessandro.
“Buongiorno, che bella la tua vita.” Mi dice Alessia.

“Probabilmente mai bella quanto la tua.” Non so cosa risponderle.

“Lui è mio fratello, quello scorbutico di cui ti ho parlato.” Alessia parla con l’uomo.

“Piacere Amedeo, sono il direttore della filiale.” Ora torna tutto, ora capisco.

“Piacere mio, sono felice che possa sopportare questa coniglietta.” Sono confuso, non sono in grado di interloquire con la gente.

“Meglio che esci, vai ad aiutare mamma.”
Interviene Alessia.

“Arrivederci.”

Alessia è la compagna di giochi di quest’uomo, porci.
Rientro a casa, è ora di pranzo. Tra me e mamma c’è imbarazzo, mi siedo a tavola e aspetto il piatto.

“Aspettiamo Alessia.” Mi dice mamma.
Aspettiamo che faccia il carico dal suo capo maturo, penso.
Alessia varca la porta d’ingresso. Pantaloncini aderenti che le coprono solo il sedere, magliettina semplice, seni enormi. Sei bellissima.
Non saluta, come sempre e si dirige in bagno. La trecciola, Alessia, pensieri costanti.

Pranziamo, stranamente Alessia ci ha raggiunto.

“Principessa come è andata la festa?” Chiede mamma.

“Bellissima, piena di gente. Hanno organizzato l’happy hour in piscina, e non erano solo ragazzini.” Mandandomi una frecciatina.

“Erano maturi immagino, magari sessantenni. La festa degli sugar daddy.” Rispondo.

“C’erano anche di quell’età, qui non siamo mica vip, partecipa chi vuole.” Si e poi gli fai i servizietti nei bagni, Troia.

“La prossima volta fidanzati con uno di loro, così potrai truccarti tutto il tempo.”

“Ci penserò, è un’ottima idea.” Rabbrividisco.

“Non sapete farvi complimenti?” Interviene mamma.

“No.” “No.” Chiusa.

Alessia non termina il piatto e si teletrasporta nella sua camera.
Mamma mi getta occhiate, vuole conforto.
La osservo iniziare a pulire la cucina, la vedo con occhi diversi. Non capisco se quel che vedo è frutto della mia immaginazione, mi sembra di vederla senza mutande. Vedo male. Ma cosa diamine mi succede.
Mamma si volta, vede che la guardo, mi sorride ancora e come se volesse provocarmi si china un attimo dopo per mettere i piatti in lavastoviglie. Sono incredulo. Mi mette alla prova o vuole solo addolcirmi, anzi no, lo ha sempre fatto ma non l’ho mai notato, o forse sono i suoi modi naturali mai io la vedo con occhi diversi, rinchiudetemi.
Mi alzo, torno in soggiorno. Devo resistere pochi giorni e andrò via, dimenticherò.

Navigo sul sito. Messaggio dalla zia Stefy:
“Mio arguto manzo, ieri t’ho cercato ma non t’ho trovato, non sei venuto alla festa?” T’ho dimenticata bambola.

“Mia venere di plastica, il manzo ha dovuto abbandonare la festa in anticipo a causa di problemi personali, ma ho lasciato il segno tradendoti con la padrona secca. Ora sogno di rivederti.” Il mio cervello non ha più connessioni stabili.


Accendo la tv, mi distraggo o almeno ci provo.
Messaggio con un mio amico, Walter, è rientrato dalle vacanze. Ci organizziamo per domani pomeriggio, sarò solo a casa quindi l’ho invitato qui.

Mamma esce fuori al bancone passandomi dinanzi, deve raccogliere i vestiti stesi.
La sbircio, le sbircio le gambe, i seni, come si muove, la immagino nuda, la desidero, mi sono intossicato.

Mamma rientrando mi da un’occhiata contornata da un sorriso. Mi guarda, la guardo, non parliamo. Allunga le mani verso me in cerca di un abbraccio, non posso rifiutare. Mi sollevo e ci veniamo incontro, ci abbracciamo.
“Mi dispiace.” Mi dice con il suo capo contro il mio petto.
Sento i suoi seni su di me, non ho controllo sul mio corpo, ho un’erezione. Mi vergogno, mi vergogno tanto, voglio staccarmi ma lei mi stringe. Sento il membro schiacciato contro di lei, sono immobile, confuso.
Finalmente allenta la presa, mi guarda dal basso verso l’alto, mi sorride con uno sguardo furbo, come se ha notato la mia erezione.
Si allontana consapevole che la sto guardando. Mi distraggo, provo a riprendere il film ma non riesco, penso troppo. Esco di casa, senza pensarci e senza salutare.

Cammino una decina di minuti e ricevo un messaggio da mamma:
“Credo sia il caso di parlarne.” Non rispondo, torno a casa, devo affrontare i problemi.

Sono appena rientrato, mamma mi viene incontro.

“Vuoi abbracciarmi? Alessia è a lavoro.”mi chiede e aggiorna.

La abbraccio. In pochi secondi sento di nuovo il mio membro indurirsi, sono fuori controllo, la stringo a me, godo all’idea che lei lo senta, mi immagino uno dei ragazzi che ieri era con lei. Nn
Non parliamo, ci stringiamo, lei mi guarda, io no. Ci stacchiamo mentre mi tiene le mani, la continuo a guardare e lei si lascia ammirare.
Mamma guarda verso il mio membro, io il suo corpo, si avvicina, mi abbraccia ancora.
“Non dobbiamo.” Mi dice. Non voglio neanche io ma non resisto. Una mia mano le strizza una natica , più soda di quanto potessi mai immaginare, e una sua il mio membro.
Siamo in cucina, siamo in piedi, lei indossa un vestito quotidiano, io un pantaloncino di jeans.
Si china avanti ai miei occhi, mi sbottona il pantalone, ingoia il mio membro.
Resisto il tempo di un fulmine e mi svuoto nella sua gola, ingoia ogni goccia.
Mia madre ha appena ingoiato il mio sperma, ninfomane.
“I ragazzini sono più performanti.” Mi umilia. Mi chiudo il pantaloncino, esco di casa, ancora.

Cammino senza meta, mamma mi chiama, spengo il telefono. Non credo a ciò che vivo in questo posto.

Arrivo al supermercato dove lavora Alessia, entro.

Sono certamente rosso in viso, anche se non mi vedo, ne sono consapevole.

“Di nuovo qui?” Alessia.

“Devo rinfrescarmi, sto impazzendo.”

“Devi tornare al nord.”

“Concordo.”
La guardo, bellissima, la voglio.

Rientro a casa, sono scosso. Mamma non c’è, è uscita, aveva detto che le serviva l’auto.
Mi scrive un messaggio:

“Dimentichiamo.”

“Sono d’accordo.” Rispondo.

Alessia è rientrata, si è chiusa in bagno prima e in camera poi. Mamma è rientrata alle dieci di sera circa, ci siamo a stento salutati.
Ho oziato avanti alla tv da quando sono rientrato senza capirci nulla e ora vado a letto nel silenzio di casa.



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scritto il
2026-05-23
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