Le confessioni di mia moglie 19

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Emma era un pozzo senza fondo: più parlava, più esperienze uscivano dalla sua bocca. Le lasciava emergere pian piano; d'altronde era impossibile confessarle tutte insieme.

Dopo aver iniziato quella relazione clandestina, aveva cominciato a mandarmi ripetutamente foto con completini intimi che diceva di acquistare in quel periodo, foto molto sexy. Tra i vari completi ce n'erano anche alcuni a tema: da cameriera, da poliziotta con tanto di manette giocattolo. In seguito mi confidò che erano spesso regali del suo amante e che con lui si era aperta ad orizzonti molto più perversi.

Dopo quella prima volta, Emma iniziò ad avere rapporti costanti con Mario, che come anticipato amava giocare in quel modo erotico. Si stuzzicavano al lavoro, facevano sesso in ufficio così come fuori, godendosi il momento.

Per farmi un esempio: quando il loro reparto restava vuoto, Emma indossava un completino intimo a tema e andava nell'ufficio dell'uomo per consumare il rapporto, oppure si faceva trovare in albergo con quegli abiti addosso. Mario era feticista, amante degli indumenti sexy, che acquistò per lei fin da subito. Alle volte Emma aveva anche dormito da lui, dicendomi che restava a dormire da Eva, l'unica ragazza esterna alla cerchia di amiche della comitiva con cui aveva contatti più frequenti.

Nel frattempo era arrivata l'estate e andammo in vacanza insieme. In quell'occasione le regalai il dildo con cui giocammo tanto e il vibratore telecomandato con il quale la facevo godere in mezzo alla gente, provocandole colate di liquido sulle gambe. Fu sconvolgente, soprattutto, la determinazione con cui Emma uscì tutti i giorni senza intimo, con gonne corte e tacchi alti, realizzando la mia fantasia e mettendomi in perenne imbarazzo: si piegava davanti agli sconosciuti
, allargava le gambe nei locali o quando era seduta, provocava i ragazzi davanti a me, e insieme fantasticavamo su quelle che ormai erano diventate le nostre fantasie condivise, quella di saperla scopata da terze persone. Come ho rimarcato più volte, io non ero a conoscenza delle sue reali esperienze e non immaginavo minimamente nulla: ero convinto che il mio lavoro di persuasione procedesse passo dopo passo.

Durante quella vacanza facemmo un incontro con una coppia, rispetto alla quale però Emma si mostrò indecisa, e non solo lei: anche io. Non avemmo il coraggio di andare oltre, soprattutto perché a loro sarebbe piaciuto un gioco lesbo. Col senno di poi ce ne pentimmo entrambi, avremmo voluto giocarci; ma fu comunque un inizio. Emma a differenza mia si bloccava per la paura di mostrasi per ciò che era realmente, una Troia.

Rientrammo per l'ennesima volta alle nostre vite separate. Emma continuò ad avere rapporti sempre più intensi con Mario, confessandomi che aveva nel tempo utilizzato con lui tutti quegli abiti e non solo. Quella relazione durò quasi un anno, fino a quando lui ottenne un trasferimento, rientrò nel suo paese natale e si ricongiunse con la sua famiglia.

Durante quell'anno i rapporti con lui furono variegati e fantasiosi. Emma metteva in pratica ciò che io le proponevo, e alle volte cercava di confessarmelo, poi si bloccava. Mi parlò in particolare di situazioni in cui indossava il vibratore telecomandato in ufficio, lasciando a lui il controllo del telecomando; di occasioni in cui era vestita a tema; e mi concesse il privilegio di sapere che avevano sempre avuto rapporti senza preservativo, con frequenti eiaculazioni anali. Usava con lui il dildo che le avevo regalato, se lo portava sempre in borsa. A quel punto ripensai a una foto che mi aveva mandato dal bagno dell'ufficio, in cui baciava il dildo in un selfie. In quel periodo Emma mi diceva quando andava in ufficio senza intimo, eccitandomi enormemente, mentre allo stesso tempo mi riempiva di bugie sul vero motivo per cui lo faceva: lui.

Aggiunse poi che aveva un completino che non mi aveva mai mostrato. Era nascosto in una borsa sul fondo dell'armadio, in mezzo ad altre borse che non usava più. Prese la borsa ed estrasse l'indumento: fu indimenticabile. Uscirono più pezzi in pelle, con molti anelli e catene attaccati. Non realizzai subito di cosa si trattasse, finché Emma non me lo mostrò. Si mise prima il collare, poi le polsiere, le cavigliere, il ball gag, la benda in pelle, e infine posò sulla pancia il corpetto, che nella parte superiore aveva due aperture per i seni, mostrandomi come tutti gli accessori avessero dei ganci con cui potevano collegarsi tra loro. In quel momento, nel più totale stupore, mi resi conto che era un completo da BDSM.

Rimasi sconvolto. La guardai con autentico stupore e tra me e me non riuscivo a realizzare come avesse potuto nascondermi così bene la sua doppia vita.

Emma era una scoperta costante e, come se non bastasse ciò che già mi lasciava conoscere, aggiunse che quei completi non li aveva usati solo con lui. Lesse nei miei occhi lo stato di confusione in cui mi trovavo e, come già successo in passato, cambiò argomento, riproponendomi per l'ennesima volta una fantasia che la riguardava incinta con altri uomini.
scritto il
2026-05-30
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