Le confessioni di mia moglie 18
di
Ounegni
genere
confessioni
Quando mi svegliavo e la guardavo, avevo pensieri fissi: immagini perverse di lei con persone che non avevo mai visto. Ogni giorno volevo sapere di più, e ogni giorno che passava lei si rivelava incredibilmente vogliosa. Si succedevano giornate apparentemente normali,andavo al lavoro, rientravo, e se c'era modo giocavamo, altrimenti almeno parlavamo, mentre lei quotidianamente si masturbava e faceva la sua passeggiata mattutina.
Nel frattempo era entrata nell'ultimo mese di gravidanza, e fino a quel giorno aveva continuato a confessarmi come aveva realmente vissuto la sua vita senza di me.
Dopo lo svago con Stephan, seguito alla nostra vacanza, Emma fu nuovamente travolta dai sensi di colpa, questa volta soprattutto nei miei confronti, dato che con lui aveva ormai raggiunto una certa intimità. Riprese a tentare di tenere a bada i suoi impulsi, riuscendoci in gran parte. Io, ogni giorno, le facevo proposte sempre più spinte, convinto tra me e me di poter svezzare quella strafica di ragazza alla quale dedicavo tanto tempo.
Passarono mesi in cui ci incontrammo altre due o tre volte, e durante i quali lei era riuscita a non concedersi più a Stephan e a non rimettere piede in quel bar.
Avevo nel frattempo iniziato a chiederle di uscire senza intimo. Facevamo videochiamate in cui indossava gonne corte e si piegava testando la visuale; le chiedevo di provocare i fattorini, di raccontarmi com'erano andate le serate, sperando sempre che mi dicesse: «ho scopato», «ho succhiato», qualcosa di simile. Non succedeva mai. I fattorini non venivano mai provocati, e lei non usciva senza intimo: lo trovava poco igienico. Le nostre fantasie restavano dunque confinate dietro lo schermo della videocamera, senza mai concretizzarsi fuori.
In compenso trascorreva molte serate al telefono con me. Quando parlavamo di ragazzi o uomini che potessero interessarle, la spronavo ripetutamente a essere più audace. Vedevo tutto ovviamente dal mio punto di vista, quello di chi non aveva ancora capito quanto fosse troia.
Lei continuava a rimarcami che, pur tentata dalle mie battute sugli altri uomini, non era mai stata certa che io lo volessi davvero. Io ero insistente, volevo che provocasse chiunque. Ricordo bene una volta in cui, irrigidendosi durante la videochiamata, mi disse che non potevo comportarmi così. In realtà non ebbe il coraggio di dirmi che quel mio desiderio lo aveva già realizzato, intraprendendo una relazione con il suo capo.
Fu durante le sue confessioni, dopo tanti anni, che finalmente me lo disse.
Lui: uomo sposato, alto, carismatico. Aveva da sempre avuto un approccio stuzzicante con lei, e lei, complice anni di lavoro insieme, stava al gioco senza mai andare oltre. Poi arrivarono le mie proposte, e la liberarono.
Tutto ebbe inizio in ufficio. Emma era sola con lui quando, tra una battuta e l'altra, Mario, il nome del suo capo, la invitò a indossare un abito con cui l'aveva vista in una foto online, in occasione del convegno che si sarebbe tenuto di lì a pochi giorni. Le disse che quella foto gli stimolava pensieri erotici. Emma rispose come sempre quando erano soli: stuzzicandolo.
Ero a conoscenza di questa dinamica, ma non ci badai davvero, convinto che Emma non fosse pronta per certe realtà.
Quei convegni erano presentazioni di risultati e strategie aziendali, organizzati più volte l'anno in hotel con sala congressi. I dipendenti di diverse filiali si riunivano, pernottavano lì, e dopo la parte lavorativa si ritrovavano tutti al bar dell’albergo per passare la serata.
Emma cambiò abito indossando deliberatamente il vestito che Mario le aveva chiesto. Era un gioco: nemmeno lei credeva che sarebbe andato oltre. Quando la vide, Mario le disse con il suo solito fare carismatico che l'avrebbe volentieri ospitata in camera sua. Lei, scherzando, rispose che lo avrebbe raggiunto quando fosse stata abbastanza ubriaca. Poi si persero di vista, ed Emma continuò a chiacchierare con i colleghi.
Quando il bar chiuse e arrivò l'ora di rientrare, incrociò nuovamente Mario. Le chiese se avesse abbastanza alcol in circolo, poi le comunicò il numero della sua camera e le disse che avrebbe lasciato la porta aperta. Il tutto con tono scherzoso. Ma Emma fu tentata, e invece di tornare nella sua stanza, che condivideva con una collega già rientrata da ore, decise di mettere alla prova le parole dell'uomo.
Raggiunse la camera indicata e con sua sorpresa trovò la porta socchiusa. Era una suite all'ultimo piano. Emma la varcò senza proferire parola, attraversò l'ingresso e si ritrovò in un ampio salone con un divano, dove Mario era seduto. Si salutarono con quell'ovvio imbarazzo iniziale. Lui la invitò a chiudere la porta; lei lo fece e andò a sedersi accanto a lui. Il bacio arrivò subito, e da lì iniziarono i giochi.
Emma dapprima gli prese in bocca il membro, appoggiata sul divano, poi inginocchiandosi ai suoi piedi. Il membro dell'uomo era grosso, non paragonabile a Eric in lunghezza, ma con una larghezza considerevole. Poi gli montò sopra, con i piedi sul divano, e iniziò a scoparselo senza pietà, mostrandogli di cosa fosse capace anche fuori dal lavoro. Mario non resistette a lungo: le comunicò l'imminente sborrata ed Emma si sollevò lasciandolo scaricare.
Quella stessa sera, dopo qualche chiacchierata, Mario volle leccarla con il vestito ancora addosso, spostandole soltanto il perizoma e sparendo sotto la gonna. Emma lo ringraziò inondandolo di squirt. In seguito scoparono di nuovo sul letto, lei ancora completamente vestita.
Quel giorno Emma mi aveva scritto di essere rimasta a parlare con la collega in camera e di non aver visto i miei messaggi fino alle due di notte. Mi aveva mandato una foto di lei in bagno come prova.
Ero ovviamente eccitato da questo tradimento: un sogno avverato. Le chiesi di più, le chiesi come fosse continuata la cosa, ed Emma, eccitata, mi rispose che si intratteneva con lui in ufficio, in camere d'albergo o a casa sua, poiché viveva lontano dalla famiglia per ragioni lavorative.
Ci tenne a svuotarsi completamente, raccontandomi di una circostanza in cui ero andato a trovarla e ero rimasto oltre il weekend perché mi ero ammalato, mentre lei consumava rapporti con Mario e poi rientrava da me. Ciò che scoprii fu profondamente umiliante, eppure provai un piacere infinito.
In quell'occasione Emma era tornata a casa dopo essersi fatta sborrare in culo, e volle farlo anche con me allo stesso modo, cavalcandomi con il suo ano, tenendomi incredibilmente all'oscuro di tutto. Emma aveva ripreso a godere con costanza, e questo cambiò tutto.
Nel frattempo era entrata nell'ultimo mese di gravidanza, e fino a quel giorno aveva continuato a confessarmi come aveva realmente vissuto la sua vita senza di me.
Dopo lo svago con Stephan, seguito alla nostra vacanza, Emma fu nuovamente travolta dai sensi di colpa, questa volta soprattutto nei miei confronti, dato che con lui aveva ormai raggiunto una certa intimità. Riprese a tentare di tenere a bada i suoi impulsi, riuscendoci in gran parte. Io, ogni giorno, le facevo proposte sempre più spinte, convinto tra me e me di poter svezzare quella strafica di ragazza alla quale dedicavo tanto tempo.
Passarono mesi in cui ci incontrammo altre due o tre volte, e durante i quali lei era riuscita a non concedersi più a Stephan e a non rimettere piede in quel bar.
Avevo nel frattempo iniziato a chiederle di uscire senza intimo. Facevamo videochiamate in cui indossava gonne corte e si piegava testando la visuale; le chiedevo di provocare i fattorini, di raccontarmi com'erano andate le serate, sperando sempre che mi dicesse: «ho scopato», «ho succhiato», qualcosa di simile. Non succedeva mai. I fattorini non venivano mai provocati, e lei non usciva senza intimo: lo trovava poco igienico. Le nostre fantasie restavano dunque confinate dietro lo schermo della videocamera, senza mai concretizzarsi fuori.
In compenso trascorreva molte serate al telefono con me. Quando parlavamo di ragazzi o uomini che potessero interessarle, la spronavo ripetutamente a essere più audace. Vedevo tutto ovviamente dal mio punto di vista, quello di chi non aveva ancora capito quanto fosse troia.
Lei continuava a rimarcami che, pur tentata dalle mie battute sugli altri uomini, non era mai stata certa che io lo volessi davvero. Io ero insistente, volevo che provocasse chiunque. Ricordo bene una volta in cui, irrigidendosi durante la videochiamata, mi disse che non potevo comportarmi così. In realtà non ebbe il coraggio di dirmi che quel mio desiderio lo aveva già realizzato, intraprendendo una relazione con il suo capo.
Fu durante le sue confessioni, dopo tanti anni, che finalmente me lo disse.
Lui: uomo sposato, alto, carismatico. Aveva da sempre avuto un approccio stuzzicante con lei, e lei, complice anni di lavoro insieme, stava al gioco senza mai andare oltre. Poi arrivarono le mie proposte, e la liberarono.
Tutto ebbe inizio in ufficio. Emma era sola con lui quando, tra una battuta e l'altra, Mario, il nome del suo capo, la invitò a indossare un abito con cui l'aveva vista in una foto online, in occasione del convegno che si sarebbe tenuto di lì a pochi giorni. Le disse che quella foto gli stimolava pensieri erotici. Emma rispose come sempre quando erano soli: stuzzicandolo.
Ero a conoscenza di questa dinamica, ma non ci badai davvero, convinto che Emma non fosse pronta per certe realtà.
Quei convegni erano presentazioni di risultati e strategie aziendali, organizzati più volte l'anno in hotel con sala congressi. I dipendenti di diverse filiali si riunivano, pernottavano lì, e dopo la parte lavorativa si ritrovavano tutti al bar dell’albergo per passare la serata.
Emma cambiò abito indossando deliberatamente il vestito che Mario le aveva chiesto. Era un gioco: nemmeno lei credeva che sarebbe andato oltre. Quando la vide, Mario le disse con il suo solito fare carismatico che l'avrebbe volentieri ospitata in camera sua. Lei, scherzando, rispose che lo avrebbe raggiunto quando fosse stata abbastanza ubriaca. Poi si persero di vista, ed Emma continuò a chiacchierare con i colleghi.
Quando il bar chiuse e arrivò l'ora di rientrare, incrociò nuovamente Mario. Le chiese se avesse abbastanza alcol in circolo, poi le comunicò il numero della sua camera e le disse che avrebbe lasciato la porta aperta. Il tutto con tono scherzoso. Ma Emma fu tentata, e invece di tornare nella sua stanza, che condivideva con una collega già rientrata da ore, decise di mettere alla prova le parole dell'uomo.
Raggiunse la camera indicata e con sua sorpresa trovò la porta socchiusa. Era una suite all'ultimo piano. Emma la varcò senza proferire parola, attraversò l'ingresso e si ritrovò in un ampio salone con un divano, dove Mario era seduto. Si salutarono con quell'ovvio imbarazzo iniziale. Lui la invitò a chiudere la porta; lei lo fece e andò a sedersi accanto a lui. Il bacio arrivò subito, e da lì iniziarono i giochi.
Emma dapprima gli prese in bocca il membro, appoggiata sul divano, poi inginocchiandosi ai suoi piedi. Il membro dell'uomo era grosso, non paragonabile a Eric in lunghezza, ma con una larghezza considerevole. Poi gli montò sopra, con i piedi sul divano, e iniziò a scoparselo senza pietà, mostrandogli di cosa fosse capace anche fuori dal lavoro. Mario non resistette a lungo: le comunicò l'imminente sborrata ed Emma si sollevò lasciandolo scaricare.
Quella stessa sera, dopo qualche chiacchierata, Mario volle leccarla con il vestito ancora addosso, spostandole soltanto il perizoma e sparendo sotto la gonna. Emma lo ringraziò inondandolo di squirt. In seguito scoparono di nuovo sul letto, lei ancora completamente vestita.
Quel giorno Emma mi aveva scritto di essere rimasta a parlare con la collega in camera e di non aver visto i miei messaggi fino alle due di notte. Mi aveva mandato una foto di lei in bagno come prova.
Ero ovviamente eccitato da questo tradimento: un sogno avverato. Le chiesi di più, le chiesi come fosse continuata la cosa, ed Emma, eccitata, mi rispose che si intratteneva con lui in ufficio, in camere d'albergo o a casa sua, poiché viveva lontano dalla famiglia per ragioni lavorative.
Ci tenne a svuotarsi completamente, raccontandomi di una circostanza in cui ero andato a trovarla e ero rimasto oltre il weekend perché mi ero ammalato, mentre lei consumava rapporti con Mario e poi rientrava da me. Ciò che scoprii fu profondamente umiliante, eppure provai un piacere infinito.
In quell'occasione Emma era tornata a casa dopo essersi fatta sborrare in culo, e volle farlo anche con me allo stesso modo, cavalcandomi con il suo ano, tenendomi incredibilmente all'oscuro di tutto. Emma aveva ripreso a godere con costanza, e questo cambiò tutto.
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