Confessioni di mia moglie 2

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Quando conobbi Emma ero un ragazzo pieno di fantasie, alcune messe in pratica e altre ancora nascoste nel cassetto. Mi ero spinto fino ad avere rapporti con altre coppie, per poi rendermi conto, in quei momenti, che la mia fantasia naturale non era essere un bull, bensì un cuckold.

In passato avevo conosciuto una ragazza multiorgasmica che si concedeva a praticamente tutti i suoi conoscenti, me compreso. Era bellissima eppure era sempre single, una bocca di rosa: lo faceva per piacere, ma nessuno aveva il coraggio di restarle accanto.

Con Emma, le emozioni che provai furono miste. Avevo di fronte a me, per la prima volta, una ragazza che squirtava, e lo faceva in un modo pazzesco: era un vero sogno, arrivato in modo del tutto inaspettato. La nostra relazione si concentrava su una sola giornata trascorsa insieme e culminata da un intenso rapporto finale, mentre la nostra reciproca conoscenza si è sviluppata soprattutto online e negli occasionali incontri mensili che ci procuravamo. Tutto ciò che scoprivo sulla mia futura moglie mi veniva raccontato esclusivamente da lei.

Erano passati nove lunghi anni da quel giorno in cui l’avevo conosciuta e stavamo consumando un rapporto del tutto nuovo per me. Emma aveva lasciato uscire dalle sue labbra parole forti, che mi lasciavano impietrito ed eccitato.

Era sopra di me, mi dominava come da sempre, in fondo, aveva fatto indirettamente.
Insistette nel dirmi che aveva scopato tanto, ripetendo “tanto” più volte; poi un momento di silenzio, e in seguito ricominciò a parlare dell’ex, dicendomi che occasionalmente le aveva schiaffeggiato il sedere con determinazione e che per lei era un gran piacere. Io ero sotto di lei, eccitato e confuso, il mio cervello era in tilt, mentre lei, lentamente, mi confessava quei segreti intimi.

Emma si impegnò a scoparmi fino a farmi venire, mentre io le ripetevo quanto l’amassi e quanto amassi aver sentito quei segreti. Venni dentro di lei, sentendo una scarica non indifferente attraversarmi il corpo e venendo poi baciato con veemenza.
Emma a quel punto si scostò, scese dal letto e andò in bagno; la vidi fermarsi davanti allo specchio in silenzio, osservarsi. Io rimasi a letto a scaricare la tensione che il mio corpo viveva.

Dal bagno andò in cucina; il suo culo era diventato rossissimo, con i segni degli schiaffi ben visibili, e si intravedevano le dita segnate sulla pelle. La raggiunsi appena mi ripresi un po’: lei stava preparando una tisana, ci abbracciammo, scambiammo parole di amore. Iniziò a scusarsi per non avermelo detto prima e mi confessò che solo una sua amica sapeva davvero tutto di lei. La rassicurai spiegandole che per me quella situazione era un sogno realizzato, che era una mia fantasia vivere proprio questo tipo di rapporto nel sesso. La lasciai riprendersi; entrambi eravamo “fuori giri”, poi ci sedemmo, lei su una sedia e io sul divano, e le chiesi di raccontarmi tutto.

Mi accennò a quelle situazioni in cui provava piacere nel dolore, senza spiegarmi per bene il tutto, ma solo accennando al fatto che a volte veniva ammanettata o semplicemente si lasciava colpire mettendosi a novanta, sul tavolo, sul divano, sul letto. Poi, bevendo la sua tisana, mi disse che praticava il pissing. Io non credevo alle mie orecchie: l’aveva sempre rifiutato quando l’avevo proposto, e glielo feci notare. La sua reazione fu semplice: non avevo insistito, e inoltre non eravamo abbastanza intimi all’epoca; non voleva mostrarsi troppo subito perché, in qualche modo, era attratta dalla nostra relazione.

Mi disse che era reciproco, che lo facevano in vasca, che bevevano l’uno l’altra, mentre lo diceva non mi guardava con costanza, spesso il suo sguardo cadeva sulla tazza della tisana. Le mie domande furono scontate e ingenue: se le piacesse, se lo facesse spesso, e le sue risposte furono semplicemente un sì.

Ci furono secondi di silenzio tra le parole, poi riprese, sempre volgendo lo sguardo altrove, dicendomi che lo avevano praticato nei locali. La mia interruzione fu ancora stupida e scontata: chiesi se lo avessero fatto in bagno, e lei replicò con un inatteso “no”, completando la risposta: “Nel bicchiere”. Io non capivo se stavo sognando o cosa. Chiesi spiegazioni e lei mi disse che l’ex andava in bagno e la faceva nel bicchiere, poi lo portava al tavolo e lei beveva. In quel momento ero sotto una cascata di scoperte, eccitato, la guardavo con desiderio; non provavo assolutamente rabbia, casomai sentivo un vuoto per tutto ciò che non avevo potuto vivere nella nostra relazione.

Continuai a rassicurarla, manifestando la felicità nell’udire quelle esperienze e perversioni.
Emma si mordeva le labbra, mi sorrideva, era visibilmente felice di avermi raccontato quei segreti, ma si notava che c’era ancora dell’altro.
Lei però spezzò il dialogo, chiedendomi quando avrei urinato. Ci furono battute sul farla nella tazza o no, e lei disse solo di farlo in vasca. Mi consigliò di bere molto, lo feci, e poco dopo, quando fui pronto, ci spostammo in vasca.

Era sotto di me, inginocchiata; i suoi seni enormi si appoggiavano sulla pancia, raccolse i capelli dietro e mi fece segno di farla sui seni.
Iniziò ad uscire, il flusso sbatteva e si abbassava, lei sospirava con eccitazione mentre la riceveva e mi guardava alzando gli occhi.
Terminai la prima gettata, il flusso diminuì, poi riprese ad uscire, e lei, che prima si stava tenendo i seni stretti, si chinò in avanti facendosi colpire sul viso, mantenendo la bocca chiusa per quel brevissimo momento. Il flusso era finito, lei era visibilmente eccitata, si leccò le labbra con la lingua.
Nel frattempo le feci una dichiarazione d’amore e lei rispose, evidenziando, oltre al reciproco amore, che era la mia troia.
scritto il
2026-04-28
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