Chi è più Troia? Parte 3

di
genere
incesti

È il grande giorno, oggi la zia Stefy sarà mia, la trecciola sarà mia e chi ne ha più ne metta.
In cucina mamma è arzilla, come sempre:
“Buongiorno principino, dove andrai a divertirti?” Domanda troppo intima per il mattino.

“Ci sarà una festa in una villa, farò un bagno.”

“Anche Alessia andrà ad una festa simile, magari è la stessa.” Spero di no, onestamente.

“Forse, non so dove andrà lei.”

“Lo scopriremo. Oggi ha dormito fuori, se è la stessa festa vi incontrerete lì!” Ho i miei dubbi a riguardo, io sono un maialino.

Faccio colazione, riprendo la solita routine e l’occhio cade incessantemente su mamma. Ad ogni sguardo mi sento in colpa e allo stesso tempo eccitato, devo smetterla.

Preparo lo zaino per la festa: ciabatte, costume, asciugamano, pantalone, camicia,scarpe. Alla sera la situazione dovrebbe essere elegante.

Mamma sbircia e mi chiede:
“Resterai fuori a lungo?”

“Tutto il giorno, credo che rientrerò per sera.”

Sono le undici del mattino, sono pronto, entro in auto, zia Stefy arrivo.

Il tragitto è lungo, ho il terrore che l’auto possa fermarsi, ma alla fine giungo a destinazione. All’ingresso mi fanno un interrogatorio, poi finalmente mi lasciando accedere.
La villa è in campagna, enorme, tra cancello di ingresso e stabile ci saranno cento metri, il giardino sembra un campo da calcio e una decina di auto sono parcheggiate. Entro dalla porta d’ingresso, ci sono indicazioni stampate su fogli di carta:
Bagno, spogliatoio, piscina…
Vado nello spogliatoio, in realtà una stanza con letto, e mi cambio. Esco in costume e ciabatte, pronto a mostrarmi al mondo.
“Interessante, bel corpo, sei solo?” Mi chiede una donna sui sessanta i più, con i segni dell’età sul corpo. Indossa un costume così mini che forse sarebbe stato meglio non indossare. Non sono interessato.

“Si tesoro sono solo, sono un’ Angus, sono qui per soddisfarvi tutte, te invece.”

“Io sono la padrona di casa e ho fame.” Un’altra carnivora, con lei devo stare buono, sennò mi caccia. Mi si avvicina, mi poggia le mani sul petto per poi farne scivolare una giù mentre infila la sua lingua nella mia bocca. Non ero pronto ad un inizio così. Siamo sul corridoio, lei alta quanto me, con il suo costumino finto, magra, seni piccoli e viso stretto parente alla zia, di plastica.
Sono appena arrivato e mi ritrovo sul corridoio d’ingresso di spalle al muro con la padrona di casa che si inginocchia ai miei piedi. Anche se non sono soddisfatto, è un buon inizio.
Il mio membro fatica a reagire, si sveglia al contatto con le sue finte labbra. Non posso rifiutarla, è la padrona di casa. Il fellatio dura molto, la donna è molto determinata.
Ci passa vicino una coppia, la lei è molto più attraente di questa donna ai miei piedi ma non posso far nulla. Chiamiamola mezza fortuna.
Mi guardano, mi sorridono, vanno via, mi abbandonano.
Non voglio regalarle il mio seme, ma a quanto pare sono obbligato. Inizio a pensare alla zia, anzi no, alla trecciola, oh che bella, ti voglio. Pochi minuti, lo sento, penso a te trecciola, ti immagino.
La donna si ferma lasciando il lavoro a metà, si alza, mi bacia:
“Ti divertirai, a dopo.” Ha davvero lasciato a metà? Devo eruttare, ora non posso resistere. Stronza.
Ho il membro duro, lo infilo nel costume esco da questo corridoio.

Il membro è rientrato ma la sensazione che provo è dolorosa. Guardo le donne, nessuna che gioca, tutte a rilassarsi e a parte la padrona di casa non conosco nessuno. È dura, sarà dura, entro in acqua:
“Sei l’unico singolo per ora.” Mi dice un uomo.

“Ah guarda non so, sono appena arrivato.”

“La festa inizierà nel tardo pomeriggio, ieri al club c’è stata una gran serata.”

“Tu eri al club?”

“Con mia moglie ma siamo andati via presto, volevamo goderci il relax.” Indica la moglie mostrandomela.

“Giovane, bella, non è carnivora?”

“Oh tanto, ma ora riposa.” Ho bisogno di aiuto devo cambiare il seme.

“Ho visto che la padrona ti ha già bevuto.”
Continua lui.

“A dire il vero no, ha lasciato a metà, ho bisogno di svuotarmi.” Sento la sua mano toccarmi il membro.

“Na Na, voglio tua moglie, perdonami.” Non capisco, attraggo sempre uomini e mature, mai una figa come la trecciola.
L’uomo non mi parla più, si allontana. Meglio così.

Pian piano stanno arrivando i partecipanti, vedo sempre più gente interessante.

“Ciao! Non ti ho mai visto, sei nuovo? Dov’è la tua lei?” Mi chiede una donna appena seduta sulla sdraio di fianco alla mia.

“Sono solo, sono il manzo della festa, tu sei la puledra?”

“Perdonami cerco scottone, ho visto che sei giovane ed ho immaginato che la tua lo fosse. Amo la carne tenera.” Fortuna sempre lontana da me. Si alza e si allontana.

In piscina ci saranno una trentina di persone o poco più, tra loro vedo le trecce, è lei, la voglio, la devo corteggiare. Mi avvicino assaporandola a distanza, le guardo il sedere tondo, pieno, attraversato dal filo del tanga, sei bellissima. D’improvviso si volta mentre saluta i tanti partecipanti, noto come si senta a suo agio, ha conoscenze nel campo. Le vedo i seni, stupendi, senza reggiseno, esibizionista. Ha i piercing sui capezzoli, dorati, grossi, cerchi. Le guardo finalmente il viso e…. il cuore mi batte all’impazzata, sento scosse di adrenalina, il mio udito è stato annientato dai battiti. È un trauma, un trauma infinito, come l’universo. Quella trecciola da me desiderata è Alessia, mia sorella. Sento un calo di pressione, a breve svengo, mi siedo alla prima sdraio che trovo. Sono e sarò eternamente sfortunato.

“Ehi fusto, tutto bene?” No non va bene. Non rispondo.

“La gente è strana.” Esorta questa tipa che nemmeno ho guardato.

Mi sta crollando il mondo addosso, mia sorella altro non è che la sottomessa del club, il mio sogno erotico degli ultimi giorni.
Mi allontano appena riprendo equilibrio, entro in villa cercando la stanza adibita a spogliatoio. La trovo, entro. Non posso restare qui.
Dopo di me entra una coppia, ci salutiamo educatamente mentre io rimetto addosso i vestiti per andar via.
“Vai già via? Avevo pregustato di assaggiarti.” Mi dice la piacente donna.

“Si…si.. non posso restare…”

“Cucciolo, mi spiace, se vuoi ti aiuto a rilassarti.” Lo voglio ma non lo voglio, non so più cosa voglio. Resto fermo, in silenzio, con il pantaloncino e la maglia, devo solo mettere le scarpe.
La donna mi sfiora, mi accarezza il petto, poi le guance, poi il membro. Lo stringe, lo stimola. Ho un’erezione, cedo.

Mi porta fuori dalla stanza, siamo accompagnati dal maritino consenziente, sembra conoscere il posto. Entriamo in una camera dove mi fa sdraiare a letto e chinandosi accoglie il mio membro tra le sue labbra. Qui tutte sanno come maneggiare membri in bocca. Il marito le passa un preservativo mentre lei è impegnata oralmente, me lo infila, e mi sale su a cavalcioni iniziando a muoversi sensualmente.
I miei pensieri sono confusi, la donna ha seni normali, è oggettivamente bella, ma i miei pensieri ormai sono ad Alessia, la vedo ovunque, la immagino senza controllo. Chiudo gli occhi e immagino la trecciola, la immagino sopra di me, ho un rapporto mentale con mia sorella. Mi faccio schifo.
Scarico nel preservativo il mio seme, in pochi minuti a seguito delle capacità della donna ma anche ai miei pensieri peccaminosi.
Ci baciamo, sono più rilassato.

“Se ti va dopo lo rifacciamo, mi piace il tuo membro.” La prima donna normale, che usa parole umane. Finalmente.

“Sicuramente.” Rispondo.

Resto solo in camera, i pensieri sono a senso unico. Mi ricompongo, devo andar via.
Torno verso lo spogliatoio, il cuore ha ripreso a farsi sentire, sono eccitato come mai prima. Il diavoletto si fa avanti, mi persuade, mi dice che ormai ho immaginato Alessia, mi ricorda che mi sono già masturbato immaginandola, mi convince a sbirciarla ancora, sono troppo tentato. Rimetto il costume, devo essere naturale, devo rivederla.
Torno in piscina, non la vedo ma vedo lui, Alessandro, il suo accompagnatore, lo osservo parlare con un altro uomo.
Ecco Alessia, la vedo: Abbracciata ad un uomo maturo, lui le stringe i glutei, lei gli tiene le braccia intorno al collo, si baciano.

Ma che cazzo, no, non puoi!

Osservo furtivo mentre fingo di rilassarmi su un lettino, sembrano due innamorati, è assurdo. Alessia si stacca dall’uomo, sono allibito, la vedo dirigersi verso Alessandro e poi mano nella mano con il maturo venire verso me. Mi volto di spalle, ho paura.
Li vedo entrare in villa, le osservo il sedere, stupendo, pazzesco. Non capisco se la desidero ancora o sono solo curioso, non sono in me. Temporeggio un attimo poi mi alzo e li seguo. Camminano baciandosi ed entrano in una stanza che stanza non è, è il bagno.
Riprendo a tremare. Attendo una decina di minuti, escono insieme. Indietreggio.
Si separano prima di tornare in piscina. Alessia è sola, raggiunge Alessandro, io la spio. Non sono a mio agio, ho il terrore di essere scoperto, devo andar via, vado via.

Non riesco a guidare, ho pensieri contorti che mi sballottano in testa: la trecciola al club, la trecciola in foto, Alessia in piscina, Alessia in bagno, i soldi spesi, i soldi mal spesi, i soldi ben spesi. Manca poco, ho bisogno di uno psichiatra.

Giungo a casa, parcheggio. Ho paura di affrontare mamma, potrei dirle tutto senza rendermene conto, ma non so dove andare, salgo.
Sono circa le quattro del pomeriggio, il paese è silenzioso, io sento un bombardamento costante da ore.
Sono avanti alla porta d’ingresso, sento la tv, volume alto, mamma è diventata sorda. Tentenno: devo essere naturale, devo essere naturale, devo essere naturale. Sono pazzo.

Inserisco la chiave, apro.
L’alto volume proveniente dalla tv è assordante, guardo dentro e mi si gela il sangue: mamma è sul divano indossa qualcosa come un baby doll, ha i seni fuori, enormi, scesi, tirati fuori dal vestito e le gambe spalancate. Sotto di lui in ginocchio un ventenne, un ragazzo magro, nudo con le mani tra le gambe di mamma, sulla vagina. Sul divano di fianco a lei un’altro ragazzo anch’egli giovane, nudo.
Passano un paio di secondi, mamma guarda verso me
“Oh Dio!”. Tutti zitti, mamma chiude le gambe, restiamo tutti fermi, ci guardiamo. Li ho disturbati.

“Continuate pure.” Esco di casa, vado via.
Sono sconvolto.

Passo la giornata in giro, con il telefono scarico, fumando più pacchi di sigarette. Devo assolutamente fuggire.

Torno a casa intorno alle nove di sera, c’è silenzio. La casa è in ordine, mamma in camera da letto con la porta chiusa. Alessia non è tornata, starà soddisfacendo tutti alla villa.
Vado in bagno, lavo i denti, vado a letto. Giornata indimenticabile anche se vorrei dimenticarla.
scritto il
2026-05-22
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