Confessioni di mia moglie 3
di
Ounegni
genere
confessioni
La giornata passò, ma l’eccitazione no. Non smettevo di pensarci, non smettevo di immaginarla. Nei giorni a seguire non parlammo mai direttamente di quell’argomento, che però restava fisso nei miei pensieri: avevo paura, ma allo stesso tempo volevo che mi raccontasse, godevo dalla voglia di sapere.
Ci fu una nuova occasione in cui praticammo il pissing. Lei, appena le dissi che avevo lo stimolo, si attivò subito per giocarci; lo facemmo, poi si fece la doccia e ci riversammo sul letto, dove ci coccolammo. Fu lì che iniziai a fare domande. Lei rispose più che altro a monosillabi, mentre si impegnava a succhiarmi.
Dalle domande dapprima incentrate sull’ex, mi spostai a fantasticare su un bull con cui avremmo dovuto realizzare la fantasia da cui era nato tutto. Fu tra quelle domande e quelle idee che chiesi se l’ex le fosse mai venuto dentro e così scoprii che con lui prendeva la pillola e che, di conseguenza, lo facevano sempre senza preservativo, spesso con venuta. Lei a quel punto si mise su di me e iniziò a muoversi lentamente sopra il mio membro.
Riprese il discorso dell’ex, specificando che spesso non avevano veri e propri rapporti sessuali e che la loro relazione, dopo pochi mesi, si era basata quasi esclusivamente su fetish e spanking.
Aggiunse un dettaglio di quella relazione, informandomi che tra i vari giochi fetish lei leccava e inseriva le dita nel sedere di lui, scatenando in quell’uomo orgasmi che poi lei deglutiva. Ci tenne molto a farmi notare che non l’aveva mai tradito.
Emma era sopra di me, ma aveva momenti di silenzio, e sentivo che mentre si muoveva stava pensando ad altro. Il mio cervello non riusciva a fermare la pressione data dalla voglia di scoprire: sentire quelle parole mi recava un’eccitazione indescrivibile. Continuai a chiedere.
Lei provò a riprendere delle situazioni legate al suo ex, ma io la interruppi chiedendo se altri, oltre a lui e a me, avessero avuto il piacere di svuotare i propri liquidi dentro di lei, ovvero se qualcun altro le avesse sborrato dentro. Emma rispose di sì, iniziò a muoversi più intensamente e mi chiese se l’idea mi eccitasse. Io acconsentii, ero fuori di me dalla voglia di lei, dalla voglia di scoprirla davvero, e dentro di me godevo nell’immaginare che fosse stata molto più troia di quanto mi avesse mostrato.
Emma confessò a quel punto che quando prendeva la pillola si concedeva a quei piaceri ed era successo solo di rado con sconosciuti, mentre i più costanti erano conoscenti, evidenziando il piacere che provava nel farli svuotare dentro di sé.
Nel frattempo raggiunsi l’orgasmo; ci ritrovammo abbracciati a letto, felici, uniti, profondamente amati.
Emma mi guardava, mi sorrideva, mi accarezzava e provava anche lei un vero piacere nel rendermi totalmente complice delle sue esperienze.
Fu lì che mi nominò un uomo, un suo amante durante la nostra relazione consenziente. Io sapevo di lui, ma lui non aveva mai saputo che fossi d’accordo, che condividessi quella condivisione.
Era un vicino di casa, sposato, che lei aveva conosciuto nella palestra condominiale ed era stata attratta fin da subito dal suo corpo, e in particolare dal membro che aveva osservato una volta nella sauna adiacente. All’epoca io non avevo ancora effettuato il trasloco, mi stavo preparando a quel passo e, poco dopo averla raggiunta, lui si trasferì via.
Il mio cuore batteva all’impazzata, nella testa avevo un mix di vuoti e di piaceri, e le chiesi quante volte le fosse venuto dentro e cosa facesse in seguito, se prendesse la pillola o meno.
Emma mi ricordò a quel punto che tempo addietro mi aveva informato che l’uomo aveva fatto la vasectomia, cercando allo stesso tempo una sorta di via libera da parte mia per qualcosa di più intenso, ma io non capii bene cosa volesse sentirsi dire da me.
Nelle mie domande c’era eccitazione, ma anche un ovvio timore di scoprire qualcosa che non avrei voluto sentire, perché nella nostra relazione uno dei punti sui quali doveva prestare più attenzione era proprio il preservativo, anche se, ovviamente, l’idea di saperla pienamente riempita mi eccitava da matti.
Emma mi rimise, come sempre, in riga. Mi disse chiaramente che nessun altro, tra i bull avuti durante la nostra relazione, aveva avuto l’onore di venirle dentro, poi subito dopo completò la risposta specificando che, se fosse successo, era stato solo analmente.
Anche se quest’ultima affermazione venne da lei espressa quasi come una forma di difesa, fu comunque una sorpresa per me, perché non mi aveva mai confessato di avere avuto rapporti non protetti con venute anali.
Ero allo stesso tempo eccitato e frastornato, nella mia testa iniziarono a ripetersi momenti in cui, dopo il sesso con quell’uomo, parlavo con lei e la mia dolce mogliettina mi diceva di aver ingoiato sperma, ma in realtà l’aveva accolto nel suo culo.
Emma continuò a parlare e scoprii così che con quell’uomo, quella relazione clandestina, era stata molto più intensa: avevano praticato pissing, spanking e fisting, con mani o oggetti.
Non aveva mai avuto il coraggio di dirmelo, non aveva mai potuto confessarmelo e lo stava facendo proprio in quel momento.
Ero ammutolito, le parole faticavano a uscire dalla mia bocca. Emma si limitava ad accennare, senza distruggere totalmente la mia persona, perché anche lei cercava la perversione, ma non me la concesse fino in fondo per paura di perdermi.
Il mio cervello navigava su sentieri sconosciuti, cercando di ricordare, e così pensai a una videochiamata che avevamo fatto un giorno in cui lei aveva incontrato Niko, l’uomo in questione.
Provai a spiegarle quello che ricordavo: io, guardandola, le avevo detto che aveva la vagina più rossa e gonfia del solito, e lei aveva cercato di sminuire la cosa.
A quel punto Emma mi disse che aveva sempre avuto il timore che io potessi dubitare e scoprire, e mi spiegò che spesso evitava di mostrarsi dopo gli incontri con lui, perché aveva paura che si vedessero segni sul sedere o sul corpo.
Poi, riprendendo la mia domanda, mi disse di ricordare quella situazione: era stata penetrata con la mano ed era stato molto intenso.
Una parte di lei voleva confessare, l’altra aveva paura. Mi delucidò sul loro primo incontro, avvenuto lì, in modo furtivo, tra la sauna e la palestra, mentre un solo uomo si allenava all’interno.
Mi spiegò che fecero sesso anale e che quel rapporto era stato desiderato e provocato da lei.
Concluse ricordando che l’uomo aveva un cazzo bellissimo.
Niko era l’uomo più grande con cui era stata; la relazione era iniziata quando Emma aveva 30 anni e lui circa 45, secondo quanto mi era sempre stato detto.
Emma notava che scoprire questo “tradimento”, o meglio questa doppia verità, mi aveva lasciato molto più perplesso rispetto alle confessioni passate, forse per questo riprese in mano la palla del gioco.
Si alzò dal letto e mi chiese se volessi sapere quando aveva capito di provare piacere nel sentirsi “trasgressiva”, troia.
Mi ritrovai così di fronte a una realtà molto più grande di quella che avevo sempre immaginato.
Fu lì che iniziò a parlarmi dei suoi primi trascorsi, quando viveva ancora nella città dove era cresciuta, una cittadina di circa 80 mila anime.
Tempo addietro mi aveva già accennato alcune esperienze del suo passato, ma evidentemente erano solo una piccola parte.
Mi confermò dapprima di aver avuto una relazione con un ragazzo durante l’adolescenza, di non averlo mai tradito e di essersi lasciata con lui nell’ultima estate in cui aveva vissuto in quel posto.
Mentre parlava, io ero attraversato da un misto di sensazioni: ero tanto frastornato quanto eccitato. Emma sapeva prendermi, sapeva domarmi, e fu proprio per questo che iniziò a raccontarmi quelle esperienze, cercando di alleviare il dolore che le aveva recato confessare di non essere stata del tutto onesta durante la nostra relazione, nel raccontarmi il suo vero essere.
Ci fu una nuova occasione in cui praticammo il pissing. Lei, appena le dissi che avevo lo stimolo, si attivò subito per giocarci; lo facemmo, poi si fece la doccia e ci riversammo sul letto, dove ci coccolammo. Fu lì che iniziai a fare domande. Lei rispose più che altro a monosillabi, mentre si impegnava a succhiarmi.
Dalle domande dapprima incentrate sull’ex, mi spostai a fantasticare su un bull con cui avremmo dovuto realizzare la fantasia da cui era nato tutto. Fu tra quelle domande e quelle idee che chiesi se l’ex le fosse mai venuto dentro e così scoprii che con lui prendeva la pillola e che, di conseguenza, lo facevano sempre senza preservativo, spesso con venuta. Lei a quel punto si mise su di me e iniziò a muoversi lentamente sopra il mio membro.
Riprese il discorso dell’ex, specificando che spesso non avevano veri e propri rapporti sessuali e che la loro relazione, dopo pochi mesi, si era basata quasi esclusivamente su fetish e spanking.
Aggiunse un dettaglio di quella relazione, informandomi che tra i vari giochi fetish lei leccava e inseriva le dita nel sedere di lui, scatenando in quell’uomo orgasmi che poi lei deglutiva. Ci tenne molto a farmi notare che non l’aveva mai tradito.
Emma era sopra di me, ma aveva momenti di silenzio, e sentivo che mentre si muoveva stava pensando ad altro. Il mio cervello non riusciva a fermare la pressione data dalla voglia di scoprire: sentire quelle parole mi recava un’eccitazione indescrivibile. Continuai a chiedere.
Lei provò a riprendere delle situazioni legate al suo ex, ma io la interruppi chiedendo se altri, oltre a lui e a me, avessero avuto il piacere di svuotare i propri liquidi dentro di lei, ovvero se qualcun altro le avesse sborrato dentro. Emma rispose di sì, iniziò a muoversi più intensamente e mi chiese se l’idea mi eccitasse. Io acconsentii, ero fuori di me dalla voglia di lei, dalla voglia di scoprirla davvero, e dentro di me godevo nell’immaginare che fosse stata molto più troia di quanto mi avesse mostrato.
Emma confessò a quel punto che quando prendeva la pillola si concedeva a quei piaceri ed era successo solo di rado con sconosciuti, mentre i più costanti erano conoscenti, evidenziando il piacere che provava nel farli svuotare dentro di sé.
Nel frattempo raggiunsi l’orgasmo; ci ritrovammo abbracciati a letto, felici, uniti, profondamente amati.
Emma mi guardava, mi sorrideva, mi accarezzava e provava anche lei un vero piacere nel rendermi totalmente complice delle sue esperienze.
Fu lì che mi nominò un uomo, un suo amante durante la nostra relazione consenziente. Io sapevo di lui, ma lui non aveva mai saputo che fossi d’accordo, che condividessi quella condivisione.
Era un vicino di casa, sposato, che lei aveva conosciuto nella palestra condominiale ed era stata attratta fin da subito dal suo corpo, e in particolare dal membro che aveva osservato una volta nella sauna adiacente. All’epoca io non avevo ancora effettuato il trasloco, mi stavo preparando a quel passo e, poco dopo averla raggiunta, lui si trasferì via.
Il mio cuore batteva all’impazzata, nella testa avevo un mix di vuoti e di piaceri, e le chiesi quante volte le fosse venuto dentro e cosa facesse in seguito, se prendesse la pillola o meno.
Emma mi ricordò a quel punto che tempo addietro mi aveva informato che l’uomo aveva fatto la vasectomia, cercando allo stesso tempo una sorta di via libera da parte mia per qualcosa di più intenso, ma io non capii bene cosa volesse sentirsi dire da me.
Nelle mie domande c’era eccitazione, ma anche un ovvio timore di scoprire qualcosa che non avrei voluto sentire, perché nella nostra relazione uno dei punti sui quali doveva prestare più attenzione era proprio il preservativo, anche se, ovviamente, l’idea di saperla pienamente riempita mi eccitava da matti.
Emma mi rimise, come sempre, in riga. Mi disse chiaramente che nessun altro, tra i bull avuti durante la nostra relazione, aveva avuto l’onore di venirle dentro, poi subito dopo completò la risposta specificando che, se fosse successo, era stato solo analmente.
Anche se quest’ultima affermazione venne da lei espressa quasi come una forma di difesa, fu comunque una sorpresa per me, perché non mi aveva mai confessato di avere avuto rapporti non protetti con venute anali.
Ero allo stesso tempo eccitato e frastornato, nella mia testa iniziarono a ripetersi momenti in cui, dopo il sesso con quell’uomo, parlavo con lei e la mia dolce mogliettina mi diceva di aver ingoiato sperma, ma in realtà l’aveva accolto nel suo culo.
Emma continuò a parlare e scoprii così che con quell’uomo, quella relazione clandestina, era stata molto più intensa: avevano praticato pissing, spanking e fisting, con mani o oggetti.
Non aveva mai avuto il coraggio di dirmelo, non aveva mai potuto confessarmelo e lo stava facendo proprio in quel momento.
Ero ammutolito, le parole faticavano a uscire dalla mia bocca. Emma si limitava ad accennare, senza distruggere totalmente la mia persona, perché anche lei cercava la perversione, ma non me la concesse fino in fondo per paura di perdermi.
Il mio cervello navigava su sentieri sconosciuti, cercando di ricordare, e così pensai a una videochiamata che avevamo fatto un giorno in cui lei aveva incontrato Niko, l’uomo in questione.
Provai a spiegarle quello che ricordavo: io, guardandola, le avevo detto che aveva la vagina più rossa e gonfia del solito, e lei aveva cercato di sminuire la cosa.
A quel punto Emma mi disse che aveva sempre avuto il timore che io potessi dubitare e scoprire, e mi spiegò che spesso evitava di mostrarsi dopo gli incontri con lui, perché aveva paura che si vedessero segni sul sedere o sul corpo.
Poi, riprendendo la mia domanda, mi disse di ricordare quella situazione: era stata penetrata con la mano ed era stato molto intenso.
Una parte di lei voleva confessare, l’altra aveva paura. Mi delucidò sul loro primo incontro, avvenuto lì, in modo furtivo, tra la sauna e la palestra, mentre un solo uomo si allenava all’interno.
Mi spiegò che fecero sesso anale e che quel rapporto era stato desiderato e provocato da lei.
Concluse ricordando che l’uomo aveva un cazzo bellissimo.
Niko era l’uomo più grande con cui era stata; la relazione era iniziata quando Emma aveva 30 anni e lui circa 45, secondo quanto mi era sempre stato detto.
Emma notava che scoprire questo “tradimento”, o meglio questa doppia verità, mi aveva lasciato molto più perplesso rispetto alle confessioni passate, forse per questo riprese in mano la palla del gioco.
Si alzò dal letto e mi chiese se volessi sapere quando aveva capito di provare piacere nel sentirsi “trasgressiva”, troia.
Mi ritrovai così di fronte a una realtà molto più grande di quella che avevo sempre immaginato.
Fu lì che iniziò a parlarmi dei suoi primi trascorsi, quando viveva ancora nella città dove era cresciuta, una cittadina di circa 80 mila anime.
Tempo addietro mi aveva già accennato alcune esperienze del suo passato, ma evidentemente erano solo una piccola parte.
Mi confermò dapprima di aver avuto una relazione con un ragazzo durante l’adolescenza, di non averlo mai tradito e di essersi lasciata con lui nell’ultima estate in cui aveva vissuto in quel posto.
Mentre parlava, io ero attraversato da un misto di sensazioni: ero tanto frastornato quanto eccitato. Emma sapeva prendermi, sapeva domarmi, e fu proprio per questo che iniziò a raccontarmi quelle esperienze, cercando di alleviare il dolore che le aveva recato confessare di non essere stata del tutto onesta durante la nostra relazione, nel raccontarmi il suo vero essere.
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