Chi è più Troia? Parte 2

di
genere
incesti

"Alberto! Sveglia!" Mamma ha le stesse abitudini di sempre: mi sveglia strillando.

Apro gli occhi, prendo il telefono, è mezzogiorno. Il primo pensiero cade sulla busta buttata per strada; cavolo, ci ripenso: mamma ha scopato. Tre preservativi. Non ci devo pensare.

Resto a letto e navigo su Internet, devo cercare zia Stefy. Sono già iscritto al sito, la cerco, la trovo. È sposata, l'età non è indicata. Guardo le prime foto: sono ritoccate; secondo me ha almeno cinquant'anni, ma nelle foto ne dimostrerebbe al massimo quaranta o meno. La descrizione del profilo parla di una coppia cuckold dove lei è dominante, ci sta, anche se poi ama farsi distruggere. Torno a vedere le foto nel dormiveglia: davvero porca, foto esplicite delle parti intime, anche con altra gente. Profilo pieno, datato ormai, con badge come utente molto attivo negli incontri. Le invio la richiesta di amicizia; mi deve informare riguardo alla prossima festa, ci sarà da divertirsi.

Vado in cucina, il piatto è già a tavola. Che belli i vecchi tempi.

"Ehi, buongiorno!" esclama mamma alla vista di Alessia che, dormiente in pigiama, si siede a tavola. La osservo: le guardo il viso, le sue labbra sono bellissime, delineate e carnose, c’è lo zampino di Giotto, i suoi occhi ancora assonnati le danno un'aria da angioletto, ha i capelli divisi in due trecce. Un pensiero mi travolge: la trecciola. No, non può essere lei, è impossibile. Quella donna sul letto mi ha stregato, nonostante l’ho vista solo pochi secondi, dovevo accettare quel maledetto invito.

"Dove siete stati fino all'alba?" chiede mamma. Nessuno risponde.

"Ehi, parlo con voi."

"Sono stata a ballare al Lattuga, è stata una super serata" risponde Alessia.

"Anch'io, era pieno di ragazzini" contribuisco alla discussione.

"Ma che dici, ci sono più adulti che giovani" ribatte Alessia. Mi vuole sfidare; non ho le carte, perderei.

"Sì, hai ragione." Chiudo la discussione.

Finiamo di pranzare: Alessia ci impiega ore a riprendersi, gli anni passano, le abitudini no, mamma super attiva come sempre, la donna di casa.

Torno a letto, navigo, riguardo il profilo della zietta: è eccitante. Vado in bagno e le dedico una masturbazione; la rivoglio. Provo a ingannare il tempo, tutto noioso, troppo relax, mi annoio. Torno a navigare.
La zietta ha accettato la mia richiesta, posso finalmente scriverle:
“Buongiorno zia Stefy, sono il sempliciotto che hai incontrato ieri a fine serata, un bacione.” Già pregusto la festa in villa. Nell’attesa guardo un film.

Sono le diciotto, il tempo non passa mai, per fortuna ho Internet, torno a navigare. Messaggio ricevuto dalla zietta:

"Apprendo da Stefy che sei un bel manzo, sarò felice di conoscerti alla villa. L'ingresso non è gratuito, ci sono spese da compensare. Conferma cortesemente la tua disponibilità. La zia ti manda un bacione." O la zia ha una doppia personalità, probabile, o il buon zio ha scritto questo messaggio, resta comunque un dato di fatto che questi sono matti; continuano a considerarmi un animale. Mi guardo il corpo: forse non ci vedo bene, chissà.

Rispondo con educazione e, nell'attesa, torno a guardare le foto della zietta porca. Scorrendo, noto una ragazza: ha le trecce, i seni enormi, i piercing sui capezzoli, ed è nuda. È seduta su un divano insieme alla zia e ad altre due donne che, occhio e croce, avranno una quarantina d'anni. I loro volti sono oscurati da dei cuori. Sarà lei? La trecciola? Devo trovarla; è sicuramente sul sito e forse verrà anche lei alla festa. Sono euforico. La zia ha centinaia di amici: sarà un'impresa durissima, ma ci devo provare.

"Alberto!" Mamma non smette mai di strillare.

"Dobbiamo andare a salutare zia Anna, preparati."

Zia Anna. Magari fossi tu, zia Stefy. Invece no: mi è toccata una zia all'antica, sovrappeso, ma in fondo buona.

Usciamo di casa; stranamente, anche Alessia è con noi.

"Come mai viene anche la bella addormentata?" chiedo.

"Perché anche se vive qui, non va mai a trovarla" risponde mamma.

"Preferisco truccarmi" dice Alessia.

"Sì, per uscire poi con il borsone sportivo."

"Avevo dentro i tacchi e la borsa dei trucchi."

"Quindi non bastano le ore in bagno; ti piace proprio stuccarti il viso."

"Vaffanculo" chiude lei. Grazie.

A casa di zia mi sto annoiando a morte. Esco in giardino, ha un bel giardino, e Alessia mi raggiunge.

"Ci sei andato da solo a ballare?" mi chiede.

"Non ci sono andato; sono stato alla villa comunale, c'era lo spettacolo delle paperelle." Non sapevo cosa rispondere.

"Sei davvero senza logica." A volte lo penso anch'io. Grazie.

Rientriamo finalmente a casa. Devo cercare la trecciola con le tettone; impugno il telefono e riprendo la ricerca nemmeno iniziata. Una che la offre a mezzo club non può non mostrarsi online: è impossibile.

Apro i profili tra le amicizie della zia; ne guardo un paio e al terzo mi imbatto in un’immagine profilo che ritrae una donna seduta su una sedia, nuda con le gambe incrociate, avanti ad una scrivania, i seni sono enormi che si tengon su che è una meraviglia, naturali e porta le trecce. La foto è modificata ed il viso nascosto, come giusto che sia. Sono quasi certo, deve essere lei, d’altronde zia Stefy conosceva Alessandro, l’uomo che me l’aveva offerta.

Il profilo è chiuso, senza amicizia non posso vederne le foto ma solo le informazioni; è esistente da un anno circa, hanno il gadge di coppia super attiva negli incontri, come la zia Stefy. Se fosse lei, la trecciola ed io l’ho rifiutata, meriterei l’amputazione dell’arto. Anzi no, non voglio.

Poi la descrizione del profilo: "Coppia non regolare, lui esperto e fantasioso regista, lei la sua dipendente, sempre vogliosa, aperta a rapporti multipli." Questi non scherzano: sono proprio due porci. Lei sembra davvero vogliosa. Scusa, zia; ti tradirò. Le chiedo l'amicizia.

Dedico alla trecciola la seconda masturbazione della giornata; mi sento un leone. È presto, ma quando mi scarico sento il bisogno di rilassarmi: mi addormento.

Mi sveglio di soprassalto; sento le urla di Alessia contro mamma. Che cazzo succede?! Mi alzo, esco dalla camera in mutande, vedo la porta di Alessia aperta. Guardo dentro: è di spalle, indossa solo il perizoma, e sbraita. Che bel sedere, però. Si volta, mi guarda:

"Che cazzo hai da guardare? Non hai mai visto un paio di tette?" mi urla contro, sollevandosi con le mani quelle bombe che le sono state donate. Onestamente, così belle no: non le ho mai viste. Ma questo non posso dirlo. Resto imbambolato; non capisco se sto sognando o se lo sto vivendo davvero.

"Sei un misero arrapato." Me lo dice con aria disgustata, avanzando verso di me per poi chiudermi la porta in faccia.

Resto immobile avanti alla porta chiusa, l’immagine sconvolgente mi si pianta in testa. Sono stordito.
Le ho visto i seni muoversi mentre camminava, la mia mente immagina di aver visto dei piercing, forse sto ancora dormendo. Ripenso a quei seni, come ondeggiavano, mi sono innamorato. I seni più belli mai visti, e purtroppo sono di mia sorella. Mi rammarico; sono perseguitato dalla sfortuna. Torno in camera: meglio stare lontano dalle donne in fase di ciclo.

Le sento entrambe uscire, a pochi minuti di distanza l'una dall'altra. Sono a letto con pensieri erotici sui seni di mia sorella. Questo rientro si sta rivelando sorprendente, ma non posso cedere: è mia sorella, non posso pensarla in modo erotico. Mi obbligo a dimenticare.

Mi alzo un'oretta dopo, al termine di una lotta interna tra l'angelo custode e il diavolo tentatore. Bevo il caffè, fumo la sigaretta e mi siedo beatamente sul water: routine quotidiana. Leggo le prime notizie, poi è il momento di navigare dove a me piace; vivo procurandomi eccitazioni.

Nessuno mi ha scritto, la trecciola non ha accettato la richiesta di amicizia, la zia di plastica non ha risposto.

Non so come impegnare la mattina. Il diavoletto mi tenta: vorrebbe che andassi a sbirciare nelle camere delle donne di casa. Non posso, non posso; devo uscire.

Passeggio per il paese; qualcuno mi saluta, ma non so chi sia. Il tempo qui sembra essersi fermato: tutto uguale a prima, gli stessi negozi, le stesse case. Sarà dura resistere ancora una settimana.

Vado al supermercato dove lavora Alessia, prendo una bevanda gassata. Alessia è in cassa:

"Vieni a controllarmi?"

"Volevo assicurarmi che ti fossi struccata."

"Un euro, grazie."

Mi fermo su una panchina vecchissima a gustarmi la bevanda e controllo se ci sono novità online mentre un retropensiero pensa a mia sorella.

Nuovo messaggio dalla zietta: "Gentile manzo, per la festa servono tot monete; se confermi ti comunico l'indirizzo." Mi guardo ancora il corpo: sono umano.

"Egregi zii sono disposto a tutto pur di rivedere la bambola di porcellana riparata; sarò felicissimo di partecipare. Sono a vostra disposizione anche in anticipo, se gradito. Il vostro manzo."

È mattina, sudo stando fermo; pochissime persone per strada, temperature infernali. Rientro verso casa e decido di fermarmi al forno dove lavora mamma.

"Buongiorno, lavoratori." Sono educato; rispetto il lavoro altrui. Nessuno risponde. Aspetto.

"Buongiorno, forestiero" risponde mamma uscendo dal retro.
La guardo; sono un po' confuso. Ha i capelli raccolti, indossa un top celeste con bretelle sottili. Per la prima volta noto i seni: mai notati prima, mai. Anche lei ha due bombe; forse ora, sollevate dal reggiseno, le noto. Forse sto impazzendo in questo posto. Ripenso alla busta in auto, la immagino: mi blocco.

"Non ti vedo bene, sei strano." Hai ragione; sono un po' sconvolto.

"Oggi mi piacerebbe prendere l'auto: rientrerai a mezzanotte?" Quando mi blocco, dico stupidaggini. Ed ora ripenso ancora alla busta di preservativi usati, sono nel panico.

“Oggi mi serve, ma rientro prima se vuoi. Piuttosto dimmi quando ne avrai bisogno così mi organizzo.” Premurosa.

“Mercoledì, mercoledì mi servirà, tutto il giorno.” La festa, devo andarci, devo sfamare la zia di plastica.

“Tutto il giorno? Mi lasciate sola, anche Alessia andrà a far festa.” Mi aspettavo dormisse tutto il giorno.

“Affare fatto.”

Esco dal forno ripensando ai suoi seni, mi sto ammalando. Rientro a casa.

Cucino il pranzo: un bell'hobby, la cucina.
La pasta è pronta; aspetto le donne di casa per deliziarle. Rientra Alessia e, senza nemmeno salutare, va nel suo habitat naturale: il bagno. Rientra mamma. Oggi le serve l'auto, a me no, ero solo imbarazzato.
Pranziamo io e mamma, Alessia si è barricata nel suo mondo, lei non ha bisogno di nutrirsi, è aliena. Poi vado a sdraiarmi sul divano e riprendo a navigare. Nessuna news.
Resto in casa da solo; pomeriggio infinito: zapping, telefono, zapping, telefono, sigaretta, soggiorno, cucina. Mi lascio lobotozzare dalla tv, non so più in quale mondo vivo.

Alessia è rientrata ed è sgattaiolata in bagno, a stento ho visto la sagoma quando ha varcato la porta d’ingresso, mamma no, sarà andata a trovare un’altra amica.

Sono le ventidue, come sabato, mamma finalmente rientra:

“Fai gli straordinari?” Le chiedo.

“La mia amica è un po’ depressa, le faccio compagnia quando finisco di lavorare.” Mamma ha un’aria strana.

“Capisco la tua amica, mi deprimerei anch’io se vivessi qui.”

“Bisogna semplicemente adeguarsi alla realtà.” Chiude così ed esce dalla mia visuale.
Per me sarebbe impossibile adeguarmi, sono ormai abituato ad altro. A proposito, devo controllare se ho ricevuto la risposta dalla zia Stefy.

Nessuna risposta, la zia mi sta ignorando, sto andando in panico ma non posso sembrare arrapato, temporeggio, le scrivo domani se non ricevo aggiornamenti.

Torno alla lobotizzazione, mi addormento credendomi un supereroe , come la trilogia che ho guardato tutto il giorno.

Oggi è martedì, domani ci sarà la festa, oggi non so che fare, domani sfamerò queste donne affamate: Trecciola, ti sogno, zia Stefy ti obbedirò.
Mi alzo dal letto, mi dirigo in cucina pregustando le mie abitudini.

“Buongiorno bel fusto, dormito bene?” Mamma sempre attiva.

“Buongiorno donna, sì dormito bene. Ma tu che ci fai qui?”

“Oggi non lavoro, meritato relax dimenticato? mentre tua sorella poverina staccherà alle venti, farà orario continuato.”

“Almeno avrò il diritto di preparami anche io, per una volta.” Finalmente il bagno sarà mio.

Oggi è un altra giornata difficilmente gestibile, fa un caldo estremo, sono in mutande dal mattino, buttato sul divano sotto al condizionatore mentre mamma instancabile fa sempre servizi.
A pranzo mangiamo pasta fredda, mamma è una gran cuoca.

“Non pensi che sarebbe il caso di trasferiti da me? Vorrei mangiare ogni giorno queste prelibatezze.” Chiedo a mamma.

“Potessi amore mio, devo lavorare purtroppo e per di più tua sorella senza me sarebbe persa, non saprebbe fare mezza lavatrice.” Sempre problemi.

La osservo mentre sparecchia il tavolo, guai a non farla lavorare, sono il figlio e peraltro ora anche l’ospite. Mamma indossa una vestaglia leggera, da casa, mutande come sempre e i seni sono liberi, li ho visti muoversi sotto la veste, sono effettivamente grandi. Ora ha cinquant’anni, doveva essere una bella donna da giovane. Questo luogo mi sta indirizzando verso pensieri sbagliati.

Torno sotto il condizionatore, controllo se ho ricevuto finalmente aggiornamenti dalla zia Stefy; nulla.
Cosa faccio se non vado alla festa? Ho paura di dover restare ancora in casa.
Mamma continua a pulire sotto ogni angolo, ora lava il pavimento, tra me e la tv, la osservo: i suoi seni si muovono ad ogni movimento, i suoi polpacci sono tesi. La vestaglia le scende sul corpo fino al ginocchio, si poggia sulle forme, bellissima. Mamma sembra davvero una bella donna, peccato per le mutande, rovinano lo spettacolo. Questa noia, questa maledetta noia, ora desidero mia madre ad occhi aperti e mentre ci penso la immagino in auto che si impegna con il suo uomo, tre preservativi usati in un colpo solo: Stallone.
Finalmente è uscita dalla mia visuale, sento un’erezione, devo uscire di qui, devo scappare da questa casa. Mi preparo in fretta ed esco.

Entro in auto e senza meta, giro per il paese fino a fermarmi in un vecchio bar che ho frequentato quando vivevo qui.
Scrivo a qualche amico nella speranza di avere compagnia in queste lunghe afose giornate. Preferirei la zia Stefy o la trecciola ma mi accontento anche di due chiacchiere con chi è abituato alla monotonia di questo luogo dimenticato.

Al bar ci sono dei ragazzi, avranno tra i diciannove e i vent’anni, bevono birra e parlano tra loro.

“Quella è ninfomane, vuole sempre scopare.” Udisco da uno dei ragazzi presenti al bar.

“Claudio se la scopa a lavoro ogni giorno, mi ha detto che spompina tutti.” Afferma un secondo.

“Non è bello parlare in questi termini di una gentile ragazza che vi si è concessa:
Mi inserisco nella conversazione.

“Fratè tu non puoi capire questa è top.”
“Si vero, non si ferma mai, ha sempre voglia.”
“Lo vuole tra le natiche tutto il tempo.”
“È una milf, le ragazze non sono capaci di gestire le situazioni come lei.”
Mi dicono.

“Ok ma non dovete parlarne così, potrebbe darle fastidio se lo scoprisse.”

Cerco di metterli in guardia, smettono di parlarmi.

Torno ai miei interessi, mi servono informazioni sulla festa, apro il sito:
Nessun messaggio, scrivo a zia Stefy:

“Amatissima zia, con ansia aspetto le informazioni inerenti alla festa della discordia.” Rispondimi cazzo.

Rientro a casa, ho perso le speranze, guarderò l’ennesimo film. Lobotizzato.

“Buonasera cucciolo.” Mamma che dolce.

“Ciao ma, come fai ad ingannare il tempo?”

“Ci si inventa qualcosa.” Banale.
Mi sdraio sul divano, domani resterò a casa, nessuno mi risponde, né amici, né la zia.

Alessia rientra, si prepara ed esce un paio d’ore dopo, ancora con quel borsone, che borsone non è ma lo sembra.
Mamma guarda la tv in cucina, soliti programmi spazzatura. Vado a letto e controllo se ci sono novità sul sito di incontri. La zia, finalmente la bambola di plastica m’ha risposto:
“Mio docile manzo, sei ufficialmente invitato alla nostra festa, di seguito le indicazioni per il luogo. Un bacio dalla tua zietta preferita.” Domani ti spezzo, altro che docile.

Domani andrò alla festa, sono carico, non devo masturbarmi stasera. Chiudo il sito, chiudo gli occhi. Dormo.
scritto il
2026-05-19
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