Confessioni di mia moglie 1

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È passato ormai più di un anno da quel giorno in cui i miei dubbi furono definitivamente sovrastati dalle verità che Emma mi confessò. La mia ingenuità si piegò a quelle parole, a quella donna, a mia moglie, mentre finalmente si apriva con me, svelando le sue vere esperienze passate e le piccole omissioni che, con il tempo, si erano trasformate in bugie raccontate negli anni. Ma andiamo con ordine.

Siamo una coppia iscritta, al momento dei fatti, a siti di incontri da circa otto anni. Io mi identifico come cuckold: adoro sapere che viene presa da altri uomini, sia in mia presenza sia in mia assenza. Nel corso degli anni abbiamo fatto diversi incontri; nella maggior parte dei casi lei si concedeva in mia assenza e poi mi raccontava ciò che era accaduto. Non fu difficile convincerla: era incline a concedersi e mi faceva godere ininterrottamente proprio grazie alla nostra complicità. Durante gli incontri, però, mi sorgevano dubbi, e lei faceva di tutto per spegnerli, rimanendo sempre ferma sulle sue parole, anche quando a tratti risultavano contraddittorie.

Mi innamorai di lei il primo giorno: era diligente, posata, determinata e dolce, ma soprattutto trasmetteva una voglia di sesso estrema. Durante il nostro primo rapporto mi parlò di un suo problema, del quale si vergognava; mentre lo raccontava sembrava sincera. Mi disse che non capiva bene il perché, ma quando aveva rapporti le usciva dalla vulva una quantità non indifferente di liquidi. A quelle parole mi emozionai: tra me e me pensai che nelle sue esperienze passate avesse trovato solo uomini stupidi, incapaci di comprendere cos’è lo squirting e di rendersi conto di quanto fosse fortunato chi la incontrava. Ma, in realtà, l’ingenuo ero io.

Quel giorno mi fece assaporare quella pratica tanto ricercata dagli uomini: inondò il mio viso, la mia bocca e il mio corpo con i suoi fluidi. Inoltre era bella, bellissima: alta circa 170 cm, con un fisico estremamente allenato grazie allo sport che, negli anni, aveva portato fino a un livello professionistico. I suoi glutei erano sodi, stupendi; i seni si posizionavano più o meno su una terza, alti e pieni. Le sue gambe erano slanciate e immensamente prestanti; non era difficile notare i quadricipiti ben sviluppati, i polpacci super tonici. Aveva 26 anni, amava portare i capelli lunghi, aveva un fisico quasi statuario, perfetto.

Il primo giorno, il primo rapporto sessuale con quella fantastica ragazza, iniziò con il preservativo, sul quale lei era impuntata, ma che successivamente, nello stesso rapporto, fu consensualmente messo da parte, affinché i nostri corpi potessero compiacersi l’uno dell’altro senza alcuna barriera. Oltre al piacere che ricevetti dal suo intensissimo squirt, fui omaggiato anche del suo secondo canale, che mi concesse spontaneamente, ma che mai avrei utilizzato perché, a suo dire, nessun uomo tra i pochi fortunati ad averla conosciuta intimamente aveva avuto quella fantasia. Mi sentii un vero privilegiato: avevo appena conosciuto la donna della mia vita, perfettamente in linea con i miei canoni di donna e, soprattutto, ancora da plasmare e indirizzare secondo le mie fantasie. Inoltre, vivendo in luoghi molto lontani, non mi spaventava il timore di essere giudicato, come succedeva nella mia zona con mentalità da paesino.

Nel corso della nostra conoscenza facevo di tutto per spingerla oltre i limiti: proponevo trasgressioni mascherate da scherzi o battute, e lei mi metteva sempre al mio posto, respingendole. A mio occhio la sua vagina sembrava gonfia, larga, usata; non poteva sfuggire alle mie battute, che venivano però respinte dalla sua fermezza nel sostenere che tra i fortunati solo in pochi avevano un membro di poco più grande del mio. Rimarcava sempre il numero: non basso, ma accettabile per una ragazza che viveva sola dai 19 anni in una grande città, con periodi relativamente lunghi da single.

In quei quasi sette anni di vita emancipata aveva avuto una relazione con un uomo di 18 anni più grande, durata circa un anno quando lei ne aveva 22. Costui ebbe l’immane coraggio di lasciarla, e lei, a riguardo, fece una battuta indimenticabile, dicendo di ritenere che l’avesse lasciata perché le bagnava costantemente il letto. Tra le altre battute provocanti, mi venne naturale chiederle, dopo aver notato un piccolo bar frequentato da ragazzi neri lungo la strada che percorrevamo verso casa sua, se fosse interessata; lei però rigettava sempre e fermamente qualsiasi scherzo in proposito, manifestando il suo netto disappunto. Non poteva mancare, da parte mia, qualche battuta “fetish” sulla fantasia del pissing durante la doccia che facevamo insieme. Indimenticabile fu uno dei primi rapporti, nel quale misi alla prova il suo sedere schiaffeggiandola durante un’abituale inculata: la sua reazione fu quasi furiosa, per il dolore provocato.

Nel tempo i nostri piaceri si ampliarono, grazie a un costante aumento di fiducia reciproca, condizione obbligatoria visto che la nostra pazza relazione si reggeva nonostante i quasi 2.000 km che ci separavano. Eravamo convinti di riuscire a superare ogni difficoltà e di poter vivere una vera favola. La nostra relazione era forte: eravamo, nonostante tutto, innamorati. Lei sapeva prendermi, sapeva farmi godere anche solo con un telefono in mano, riusciva a tenermi a bada. Tra noi c’era una forte complicità, ancorata alla fiducia.

Sono passati quasi dieci anni. Ora abbiamo una famiglia, dei figli bellissimi e ciò che è successo durante la sua seconda gravidanza è molto più vicino a un film di Tinto Brass che al limite del pensiero umano.

Era al sesto mese di gravidanza, eravamo in casa e, come mia consuetudine, le feci battute a sfondo sessuale sulla mia voglia di saperla posseduta da altri uomini, proprio in quello stato. Lei non era da meno: era d’accordo, era propensa a provare, a mettermi sull’Olimpo dei cornuti. Iniziammo così a fare sesso, immaginando un uomo che la profanasse durante la gravidanza. Fantasticavamo, eravamo eccitatissimi; lei era incredibilmente vogliosa e mi assecondava. Mi diceva che avrebbe voluto un uomo che le venisse dentro e che io avrei poi dovuto ripulire. L’eccitazione saliva, le parole ci uscivano dalle labbra in modo incontrollato. Iniziai a schiaffeggiarle debolmente il sedere e, in modo totalmente inaspettato, la sua reazione fu spinta: mi chiese di schiaffeggiare più forte, più forte e ancora più forte. Non era da lei, non era nel suo modo abituale di essere.

Le diedi schiaffi molto forti e la sua reazione furono urla tra il dolore e il piacere. Mai l’avevo vista così: era estremamente presa, mi spingeva e implorava di farle male, al punto che estrassi il membro per arretrare di mezzo metro e poterle infliggere schiaffi ancora più forti. La sua reazione fu la stessa: spinta, vogliosa. Le diedi tre schiaffi, i più forti che potessi dare senza rischiare pressioni, e per tre volte strillò di piacere. Dopodiché mi fermai; il suo sedere era rosso acceso. La guardai, incredulo di ciò che stava succedendo. Lei, sempre nella stessa posizione da pecora, con le ginocchia sul letto e poggiata sui gomiti, voltò lo sguardo verso di me e mi chiese di prendere il suo amato dildo, quello che le avevo regalato anni prima. Un dildo realistico di 22 modesti centimetri, di colore marrone, con ventosa.

Mi chiese di metterle il dildo nel sedere. Iniziai così a masturbarla e, nel frattempo, provavo ancora a schiaffeggiarla, ma con meno intensità. Il dildo entrava e usciva tutto dal suo culo, mentre la mia altra mano, non troppo forte, sbatteva contro la parte alta della chiappa. Durò qualche minuto, prima che mia moglie mi interrompesse, chiedendomi di spingerle il dildo dentro e lasciarlo lì. Terminata l’azione, mi chiese di prendere una cinta e di continuare quello spanking amatoriale con qualcosa di diverso dalla mia mano. Obbedivo, facendo ciò che mi chiedeva, mentre ero completamente sconvolto dalla sua immensa e strana voglia. Fu in quegli istanti, mentre prendevo la prima cinta di pelle che trovai, che iniziai a chiederle da dove provenisse quella voglia. Nel frattempo iniziai a frustarla, ma non ero affatto pratico. Le sue risposte erano costanti: aveva voglia in quel momento e non sapeva bene perché, e mi chiedeva di frustarla.

Deposi poco dopo la cinta, mentre il dildo usciva da solo dal suo culo per la pressione. Lo spinsi ancora dentro e ripresi a schiaffeggiarla con costanza e forza. Nel frattempo insistetti a chiederle se avesse già provato quella pratica. Ripetutamente lei negò, finché ricominciai a masturbarle il culo con il dildo. Sopraffatta dalle mie domande, nel momento apicale di piacere, dalle sue labbra uscirono parole che mi scatenarono l’adrenalina come mai prima. Mi disse che con il suo ex, quell’uomo di 40 anni con cui aveva avuto un anno di relazione quando lei ne aveva 22, lo facevano spesso. A quelle parole la mia mano si mosse quasi da sola; lei strillava di piacere, io la insultavo, chiedendole di dirmi di più, e lei, in quello stato orgasmico, iniziò a squirtare. Andava dappertutto: dal letto al pavimento, fino sulle mie gambe. Continuai senza fermarmi a masturbarla, mentre i suoi umori uscivano, e allo stesso tempo insistevo per sapere, finché lei, in quello stato, lasciò uscire dalla sua bocca affannata una minima parte dei suoi segreti. Disse di essere una troia e che le piaceva tutto, ripetendo, affannata, che le piaceva tutto, poi poggiò la testa sul letto.

Estrassi il dildo. Lei si riversò lateralmente sul materasso, nell’aria c’erano solo respiri pesanti, nessuna parola. Lei mi guardò e io la guardai, ci fissammo con un accenno di sorriso naturale. Il mio membro era durissimo, in seguito agli spruzzi sui miei pantaloni e sulle mie gambe. Così mi avvicinai, salii sul letto e la baciai: ero eccitatissimo, ma non dissi ancora nulla; volevo sapere tutto.

Provammo a fare sesso nella posizione del missionario, scambiando baci passionali. Poi lei si mise sopra, nella sua posizione preferita, da “rider” quale è. Iniziò a cavalcarmi, io ero poggiato alla testata del letto, le stringevo i seni pieni e grossi. Furono pochi secondi di eccitazione repressa. Lei mi guardava fisso mentre si applicava nel fare su e giù sul mio modesto membro, finché quel silenzio venne interrotto da un mio, come sempre, stupido intervento: le chiesi se le piacesse farsi schiaffeggiare. Emma rispose dapprima con un semplice “sì”, ma subito dopo, continuando a fissarmi senza mai distogliere lo sguardo, riprese a definirsi troia, puttana, vogliosa. Mi disse che le piaceva il cazzo, che le piaceva grande, poi avvicinò il viso, restando in pressione sulle gambe, con i piedi sul letto, venne faccia a faccia e mi disse tra le labbra, con fare molto serio, che io non la conoscevo, che non potevo immaginarla. Le chiesi solo di sapere e, riprendendo a muoversi su di me, lei iniziò a sfogarsi: avevo appena aperto il vaso di Pandora.
scritto il
2026-04-27
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