Carla e suo marito
di
Jack Off
genere
bisex
Ben svegliato e col cazzo super duro, un po’ una regola per me averlo duro e, di conseguenza Gino a poco tempo fa mi sparavo una veloce sega inondando il materasso per il piacere di mia zia Luisella. In alcuni casi, rari, era lei a farmi la sega e non solo quella perche la mia zia porcona non perdeva occasione per farsi infilare la mia enorme mazza ma, come dicevo, erano eccezioni perché per quanto scopassimo alle spalle di zio Carlo da quasi un anno non era il caso di fottere come maiali con lui nella stanza accanto.
Quindi mi masturbavo spesso con la consapevolezza che al pomeriggio, quando zia Luisella era sola, avrei fatto la mia bella monta con lei in calze autoreggenti e tettone al vento.
Ciò, dicevo, accadeva fino a circa un mese fa, fin che non ho conosciuto Carla, una bella mora sui 40 con un faccino da cerbiatta e due occhi che parevano dire “fottimi” ogni volta che ti fissava.
Fra l’altro era anche la mia prof di lingue a scuola e i voti sembravano essere saliti proporzionalmente alle mie prestazioni.
Giocavamo ogni mattina. Un gioco perverso, una roba da agenti segreti. Io che la aspettavo nell’angolo più appartato dietro al condominio, lei che arrivava con la sua utilitaria, io che saltavo su al volo e subito mi beavo del suo look da troia del giorno (minigonne super mini, calze a rete autoreggenti, nere con la riga, bianche da scolaretta…) poi via, verso la tangenziale.
Deviazione nel boschetto delle coppiette notturne, giù dalla macchina, via il superfluo (io i pantaloni, lei giusto le mutande, se le aveva) e giù decisi.
Mezz’ora buona di trombate della madonna. Davanti, dietro, a novanta sul cofano, in piedi contro un albero, seduto con lei sopra (se l’erba non era umida) e poi via, una bella ripulita e si andava a scuola. Mi mollava a mezzo chilometro dalla scuola perché non stava bene vedere l’alunno in auto con la prof e andavamo a scuola tutti e due più felici e più contenti.
Insomma mi era venuto fuori un bel trombatoio per la mia erezione del mattino e la cosa non era affatto male.
Sicuramente, pensavo, fino alla fine dell’anno scolastico eravamo a posto tutti e due. Dopo non sapevo, non so. Carla è supplente temporanea per l’anno in corso, sul prossimo non ho certezze.
Ma cogliamo l’attimo tutti e due e sembra vada bene così.
E invece che succede stamattina?
Succede che io sono coi jeans e il pacco già discretamente duro sotto, senza boxer così faccio prima a tirarlo fuori e tanto danno solo noia. Arriva la macchina grigia di Carla. Frena.
Praticamente mi ci tuffo dentro ancor prima di vedere che non c’è lei alla guida.
Al suo posto c’è un signore che va per i cinquanta, capelli radi un po’ su di peso, non grasso (chi se ne importa) intendo che mi pare bello massiccio che, al momento è la cosa che mi preoccupa di più visto che so chi è.
“Oppps, scusi, scherzavo” balbetto cercando la maniglia della porta per saltare fuori.
Lui resta calmo e anche gentile “non preoccupati so benissimo che mia moglie al mattino ti da un passaggio a scuola” ribatte e prima che io possa fare altro la macchina si sta già muovendo.
“Va bene allora grazie…” ribatto spiazzato.
Aspetto per vedere cosa fa. In genere dovrebbe girare a destra perché è la strada più corta. Noi passiamo da sinistra, dalla tangenziale, solo perché costeggia il nostro boschetto.
Mi sa che oggi arriverò a scuola molto prima del solito. Amen.
E invece gira a sinistra…cazzo!
“Sta male la prof?” la butto lì tanto per fare il gentile.
“No, tutto bene, verrà dopo con la metro, non preoccuparti”.
“No, no per carità”.
“E comunque chiamala pure Carla come fate sempre quando siete soli”.
“Ok e a lei la chiamo?”.
“Peppe e dammi del tu”.
“Ok”.
Guida piano, svolta verso la tangenziale, ogni tanto mi guarda “sei davvero un bel ragazzo”.
“Grazie”.
“E dimmi guida bene mia moglie? Secondo me ha preso la patente per sbaglio”.
“Ma con me va sempre piano” mento. In realtà pesta di brutto sia per arrivare il prima possibile al boschetto, sia per arrivare in tempo a scuola perché le nostre chiavate vanno sempre per le lunghe.
Siamo quasi alla svolta del boschetto. “Tu non lo sai ma mi sono arrivate già due multe sue proprio a quest’ora. Un semaforo rosso bruciato in pieno e un velox in tangenziale”.
“Aaaa mi spiace. Non ci avrò fatto caso. Se uno non guida non lo nota”.
Sorride “magari eri distratto a fissarle le gambe”.
“Io?”.
“Belle gambe vedo, sempre esaltate dal nylon delle calze. Sono io che gliele compro sai?”.
“Ha cioè hai buon gusto” sorrido.
Rallenta, svolta deciso dentro al boschetto.
“E dimmi quali te l’hanno fatto venire più duro? Scommetto quelle a rete vero?”.
Adesso si che ho paura. Questo è bello grosso e sono suo ostaggio.
“Peppe io….”.
Arriva più o meno nel punto appartato dove facciamo le nostre cose con Carla, si ferma, spegne il motore.
“Non andiamo più a scuola?” domando.
“No, parliamo” dice e mi fissa. Non pare incazzato però magari è uno che nasconde bene le emozioni.
Faccio per aprire la porta ma ha messo la chiusura centralizzata.
Cristo questo mi mena temo!
“Allora? Non mi hai risposto. Quali calze di mia moglie te lo fanno venire più duro. So che le calze autoreggenti ti stimolano”.
È vero, inutile negarlo, devo avere una dose di feticismo per il nylon nel dna. “Quelle a rete io… bellissime”.
Annuisce “con la minigonna blu immagino”.
“Si”.
“Senza mutande?” insiste.
“Emmmm si, in effetti, non le aveva ma…Peppe io cioè…”.
“È con quella tenuta che le hai aperto il culo giusto?”.
Mi spiazza davvero. Sa anche questo? Ma che fa? Ci segue, ci spia?
Adesso mi mena penso e invece no, si mette a ridere “sai che ormai dietro le entrano due dita senza fatica. Mamma mia l’hai spanata davvero col tuo uccellone”.
“Senti, mi spiace io…”.
Ride ancora “Ero ovvio che col mio o con qualche carotina non avrei mai fatto quello che cercava. Sai lei da giovane andava con un africano che aveva una banana da paura”.
“Si, me l’ha detto”.
“E pare che tu abbia una banana come lui. Più bianca probabilmente”.
“Avrà esagerato…. Senti Peppe se vuoi vado a piedi a scuola e amici come prima”.
“No caro. Penso che mi devi qualcosa”.
“Soldi?”.
Ride “no voglio vederlo”.
“Vuoi vedermi il cazzo?”.
Lui allunga la mano, mi accarezza lungo la gamba dove il mio attrezzo nonostante la paura è ancora discretamente duro.
“Sembra davvero grosso” mormora.
Apro i jeans, li calo fino a metà gamba. L’uccello dondola davanti a lui.
Sgrana gli occhi “ummm che batacchio. Carla non scherzava sei davvero super dotato. Ma quanto è 28 centimetri? 30?”.
“Non so non l’ho mai misurato”.
Allunga la mano, lo afferra saldo con la mano “e anche il diametro non è mica male…umm”.
Con la mano libera si apre la patta, anche lui senza mutande e mi esibisce un cazzo non malvagio. Sarà la metà del mio ma non mi pare poco e soprattutto il suo è davvero duro.
“Vuoi toccarlo?” chiede mentre continua a segare il mio piano piano facendolo rizzare sempre di più.
“Sono un po’ timido coi maschi” sorrido.
“A capisco. Quindi ci vai coi maschi?”.
Gli sorrido “se mi piacciono si”.
La sua mano sega più in fretta “e io ti piaccio tesoro?”.
Io lo fisso, non so cosa dire. Lui mi studia poi si tuffa.
“Vediamo se questo ti piace” e prima che possa fare altro mi mette la testa sul pacco, spalanca la bocca e inizia a farmi una pompa meglio di sua moglie.
“Cavolo se ci dai dentro… ma sei sicuro che la trombi la moglie?”.
Alza la testa “o si, si la trombo, le trombo il culo vedessi che roba” sorride.
“Mi pare che più che altro il culo lo dai” rido.
“Si caro, si, anche quello mi piace. Sapessi che segoni mi sono fatto mentre Carla mi diceva del tuo portento”.
“Pensa che io pensavo mi volessi menare perché te la fotto”.
“Ma no, ma no, siamo una coppia aperta, apertissima”.
“Scommetto che dietro sei bello aperto sul serio”.
“Come il tuo veramente no, giusto qualche bel nero ogni tanto. Sai ci piace il terzetto. Impala lei, impala me…”.
“E tutti e due vi impalate Carla”.
Annuisce ma la doppia penetrazine non pare il suo forte. Più va avanti e più mi pare passivo e basta.
Scendiamo dalla macchina.
“Dove vuoi? Contro il cofano o contro un albero?” gli chiedo.
“Lei dove te la impali?”.
“Un po’ ovunque” sorrido.
Si mette contro il cofano, agita il culone peloso (che di sexy non ha davvero nulla giuro ma siamo in ballo e balliamo).
“Fammi tua tesoro” sussurra facendo una vocina molto più acuta.
Lo accontento. Alla fine un buco è sempre un buco no?
SPROK!
“O si, madonna che trave, o si mi apri in due tesoro” mormora guaendo come una troia.
Io lo tengo saldo per i fianchi grassocci. Suda come un maiale. Il mio cazzo sguazza nel suo orifizio umido a tutto spiano.
“O si, dai che vengo si, dai fammi venire come una troia” implora.
Aumento ancora il ritmo. Su e giù, su e giù fino alle palle. Le sue chiappe sbatacchiano ritmicamente….
“O siiiii” urla a tutto spiano e dal cazzo gli parte uno schizzo immenso che va sul cofano della macchina senza che nemmeno si sia toccato l’uccello…
Lo tiro fuori, sono al limite anche io.
Mi guarda, vede come mi sego intensamente, fa appena in tempo a gettarsi sulle ginocchia di fronte al mio uccellone pulsante. Lo afferra con una mano, ingoia a fatica la cappella super gonfia, fa appena in tempo a dargli un paio di leccate e sborro….
Se la beve tutta. Beve, lecca e si tocca l’uccello molle. È inarrestabile, praticamente lavora di lingua fin che non ha pulito tutto.
Si alza “ti sei svuotato tutto tesoro?” domanda gentile.
“Ho una pisciata in canna se vuoi…” rido.
“O no… oggi no… non posso andare al lavoro pisciato. Magari un’altra volta a casa nostra che ne dici?”.
“Tutti e tre?” domando mentre piscio alla grande contro una pianta.
“Ovvio. Non vedo l’ora di vedere come me la impali e magari le pisci addosso… le hai mai pisciato addosso?”.
“Non ho mai osato. Tu?”.
Sorride “più che altro è lei che piscia me”.
“Capisco. Senti ti spiace se queste mie, diciamo, escursioni nel bosco del mattino con tua moglie continuano? Sai a parte una bella scopata il passaggio in auto mi fa davvero comodo”.
“L’importante è che poi lei mi racconti tutto ciò che fate la sera”.
“Allora cercherò di fare di più e di non essere banale” concludo.
“Bravissimo, esagera… devo portarti a scuola adesso?”.
“Dovevo esserci mezz’ora fa. Siamo andati un po’ per le lunghe temo”.
“Mi spiace…”.
“Non preoccuparti, le prime due ore di lezione sono con tua moglie, sono certo che mi giustificherà a dovere”.
Mi lancia uno sguardo di intesa “ne sono più che certo anche io tesoro”.
Quindi mi masturbavo spesso con la consapevolezza che al pomeriggio, quando zia Luisella era sola, avrei fatto la mia bella monta con lei in calze autoreggenti e tettone al vento.
Ciò, dicevo, accadeva fino a circa un mese fa, fin che non ho conosciuto Carla, una bella mora sui 40 con un faccino da cerbiatta e due occhi che parevano dire “fottimi” ogni volta che ti fissava.
Fra l’altro era anche la mia prof di lingue a scuola e i voti sembravano essere saliti proporzionalmente alle mie prestazioni.
Giocavamo ogni mattina. Un gioco perverso, una roba da agenti segreti. Io che la aspettavo nell’angolo più appartato dietro al condominio, lei che arrivava con la sua utilitaria, io che saltavo su al volo e subito mi beavo del suo look da troia del giorno (minigonne super mini, calze a rete autoreggenti, nere con la riga, bianche da scolaretta…) poi via, verso la tangenziale.
Deviazione nel boschetto delle coppiette notturne, giù dalla macchina, via il superfluo (io i pantaloni, lei giusto le mutande, se le aveva) e giù decisi.
Mezz’ora buona di trombate della madonna. Davanti, dietro, a novanta sul cofano, in piedi contro un albero, seduto con lei sopra (se l’erba non era umida) e poi via, una bella ripulita e si andava a scuola. Mi mollava a mezzo chilometro dalla scuola perché non stava bene vedere l’alunno in auto con la prof e andavamo a scuola tutti e due più felici e più contenti.
Insomma mi era venuto fuori un bel trombatoio per la mia erezione del mattino e la cosa non era affatto male.
Sicuramente, pensavo, fino alla fine dell’anno scolastico eravamo a posto tutti e due. Dopo non sapevo, non so. Carla è supplente temporanea per l’anno in corso, sul prossimo non ho certezze.
Ma cogliamo l’attimo tutti e due e sembra vada bene così.
E invece che succede stamattina?
Succede che io sono coi jeans e il pacco già discretamente duro sotto, senza boxer così faccio prima a tirarlo fuori e tanto danno solo noia. Arriva la macchina grigia di Carla. Frena.
Praticamente mi ci tuffo dentro ancor prima di vedere che non c’è lei alla guida.
Al suo posto c’è un signore che va per i cinquanta, capelli radi un po’ su di peso, non grasso (chi se ne importa) intendo che mi pare bello massiccio che, al momento è la cosa che mi preoccupa di più visto che so chi è.
“Oppps, scusi, scherzavo” balbetto cercando la maniglia della porta per saltare fuori.
Lui resta calmo e anche gentile “non preoccupati so benissimo che mia moglie al mattino ti da un passaggio a scuola” ribatte e prima che io possa fare altro la macchina si sta già muovendo.
“Va bene allora grazie…” ribatto spiazzato.
Aspetto per vedere cosa fa. In genere dovrebbe girare a destra perché è la strada più corta. Noi passiamo da sinistra, dalla tangenziale, solo perché costeggia il nostro boschetto.
Mi sa che oggi arriverò a scuola molto prima del solito. Amen.
E invece gira a sinistra…cazzo!
“Sta male la prof?” la butto lì tanto per fare il gentile.
“No, tutto bene, verrà dopo con la metro, non preoccuparti”.
“No, no per carità”.
“E comunque chiamala pure Carla come fate sempre quando siete soli”.
“Ok e a lei la chiamo?”.
“Peppe e dammi del tu”.
“Ok”.
Guida piano, svolta verso la tangenziale, ogni tanto mi guarda “sei davvero un bel ragazzo”.
“Grazie”.
“E dimmi guida bene mia moglie? Secondo me ha preso la patente per sbaglio”.
“Ma con me va sempre piano” mento. In realtà pesta di brutto sia per arrivare il prima possibile al boschetto, sia per arrivare in tempo a scuola perché le nostre chiavate vanno sempre per le lunghe.
Siamo quasi alla svolta del boschetto. “Tu non lo sai ma mi sono arrivate già due multe sue proprio a quest’ora. Un semaforo rosso bruciato in pieno e un velox in tangenziale”.
“Aaaa mi spiace. Non ci avrò fatto caso. Se uno non guida non lo nota”.
Sorride “magari eri distratto a fissarle le gambe”.
“Io?”.
“Belle gambe vedo, sempre esaltate dal nylon delle calze. Sono io che gliele compro sai?”.
“Ha cioè hai buon gusto” sorrido.
Rallenta, svolta deciso dentro al boschetto.
“E dimmi quali te l’hanno fatto venire più duro? Scommetto quelle a rete vero?”.
Adesso si che ho paura. Questo è bello grosso e sono suo ostaggio.
“Peppe io….”.
Arriva più o meno nel punto appartato dove facciamo le nostre cose con Carla, si ferma, spegne il motore.
“Non andiamo più a scuola?” domando.
“No, parliamo” dice e mi fissa. Non pare incazzato però magari è uno che nasconde bene le emozioni.
Faccio per aprire la porta ma ha messo la chiusura centralizzata.
Cristo questo mi mena temo!
“Allora? Non mi hai risposto. Quali calze di mia moglie te lo fanno venire più duro. So che le calze autoreggenti ti stimolano”.
È vero, inutile negarlo, devo avere una dose di feticismo per il nylon nel dna. “Quelle a rete io… bellissime”.
Annuisce “con la minigonna blu immagino”.
“Si”.
“Senza mutande?” insiste.
“Emmmm si, in effetti, non le aveva ma…Peppe io cioè…”.
“È con quella tenuta che le hai aperto il culo giusto?”.
Mi spiazza davvero. Sa anche questo? Ma che fa? Ci segue, ci spia?
Adesso mi mena penso e invece no, si mette a ridere “sai che ormai dietro le entrano due dita senza fatica. Mamma mia l’hai spanata davvero col tuo uccellone”.
“Senti, mi spiace io…”.
Ride ancora “Ero ovvio che col mio o con qualche carotina non avrei mai fatto quello che cercava. Sai lei da giovane andava con un africano che aveva una banana da paura”.
“Si, me l’ha detto”.
“E pare che tu abbia una banana come lui. Più bianca probabilmente”.
“Avrà esagerato…. Senti Peppe se vuoi vado a piedi a scuola e amici come prima”.
“No caro. Penso che mi devi qualcosa”.
“Soldi?”.
Ride “no voglio vederlo”.
“Vuoi vedermi il cazzo?”.
Lui allunga la mano, mi accarezza lungo la gamba dove il mio attrezzo nonostante la paura è ancora discretamente duro.
“Sembra davvero grosso” mormora.
Apro i jeans, li calo fino a metà gamba. L’uccello dondola davanti a lui.
Sgrana gli occhi “ummm che batacchio. Carla non scherzava sei davvero super dotato. Ma quanto è 28 centimetri? 30?”.
“Non so non l’ho mai misurato”.
Allunga la mano, lo afferra saldo con la mano “e anche il diametro non è mica male…umm”.
Con la mano libera si apre la patta, anche lui senza mutande e mi esibisce un cazzo non malvagio. Sarà la metà del mio ma non mi pare poco e soprattutto il suo è davvero duro.
“Vuoi toccarlo?” chiede mentre continua a segare il mio piano piano facendolo rizzare sempre di più.
“Sono un po’ timido coi maschi” sorrido.
“A capisco. Quindi ci vai coi maschi?”.
Gli sorrido “se mi piacciono si”.
La sua mano sega più in fretta “e io ti piaccio tesoro?”.
Io lo fisso, non so cosa dire. Lui mi studia poi si tuffa.
“Vediamo se questo ti piace” e prima che possa fare altro mi mette la testa sul pacco, spalanca la bocca e inizia a farmi una pompa meglio di sua moglie.
“Cavolo se ci dai dentro… ma sei sicuro che la trombi la moglie?”.
Alza la testa “o si, si la trombo, le trombo il culo vedessi che roba” sorride.
“Mi pare che più che altro il culo lo dai” rido.
“Si caro, si, anche quello mi piace. Sapessi che segoni mi sono fatto mentre Carla mi diceva del tuo portento”.
“Pensa che io pensavo mi volessi menare perché te la fotto”.
“Ma no, ma no, siamo una coppia aperta, apertissima”.
“Scommetto che dietro sei bello aperto sul serio”.
“Come il tuo veramente no, giusto qualche bel nero ogni tanto. Sai ci piace il terzetto. Impala lei, impala me…”.
“E tutti e due vi impalate Carla”.
Annuisce ma la doppia penetrazine non pare il suo forte. Più va avanti e più mi pare passivo e basta.
Scendiamo dalla macchina.
“Dove vuoi? Contro il cofano o contro un albero?” gli chiedo.
“Lei dove te la impali?”.
“Un po’ ovunque” sorrido.
Si mette contro il cofano, agita il culone peloso (che di sexy non ha davvero nulla giuro ma siamo in ballo e balliamo).
“Fammi tua tesoro” sussurra facendo una vocina molto più acuta.
Lo accontento. Alla fine un buco è sempre un buco no?
SPROK!
“O si, madonna che trave, o si mi apri in due tesoro” mormora guaendo come una troia.
Io lo tengo saldo per i fianchi grassocci. Suda come un maiale. Il mio cazzo sguazza nel suo orifizio umido a tutto spiano.
“O si, dai che vengo si, dai fammi venire come una troia” implora.
Aumento ancora il ritmo. Su e giù, su e giù fino alle palle. Le sue chiappe sbatacchiano ritmicamente….
“O siiiii” urla a tutto spiano e dal cazzo gli parte uno schizzo immenso che va sul cofano della macchina senza che nemmeno si sia toccato l’uccello…
Lo tiro fuori, sono al limite anche io.
Mi guarda, vede come mi sego intensamente, fa appena in tempo a gettarsi sulle ginocchia di fronte al mio uccellone pulsante. Lo afferra con una mano, ingoia a fatica la cappella super gonfia, fa appena in tempo a dargli un paio di leccate e sborro….
Se la beve tutta. Beve, lecca e si tocca l’uccello molle. È inarrestabile, praticamente lavora di lingua fin che non ha pulito tutto.
Si alza “ti sei svuotato tutto tesoro?” domanda gentile.
“Ho una pisciata in canna se vuoi…” rido.
“O no… oggi no… non posso andare al lavoro pisciato. Magari un’altra volta a casa nostra che ne dici?”.
“Tutti e tre?” domando mentre piscio alla grande contro una pianta.
“Ovvio. Non vedo l’ora di vedere come me la impali e magari le pisci addosso… le hai mai pisciato addosso?”.
“Non ho mai osato. Tu?”.
Sorride “più che altro è lei che piscia me”.
“Capisco. Senti ti spiace se queste mie, diciamo, escursioni nel bosco del mattino con tua moglie continuano? Sai a parte una bella scopata il passaggio in auto mi fa davvero comodo”.
“L’importante è che poi lei mi racconti tutto ciò che fate la sera”.
“Allora cercherò di fare di più e di non essere banale” concludo.
“Bravissimo, esagera… devo portarti a scuola adesso?”.
“Dovevo esserci mezz’ora fa. Siamo andati un po’ per le lunghe temo”.
“Mi spiace…”.
“Non preoccuparti, le prime due ore di lezione sono con tua moglie, sono certo che mi giustificherà a dovere”.
Mi lancia uno sguardo di intesa “ne sono più che certo anche io tesoro”.
2
voti
voti
valutazione
2
2
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Carsex
Commenti dei lettori al racconto erotico