Incontrare l'ignoto
di
DANIELACARLO
genere
fantascienza
Sono una studiosa del paranormale, mi ha sempre appassionato questo argomento, fin da ragazzina, partendo da leggende, fino ad arrivare a misteri mai spiegati. Meglio, spiegati come disturbi della mente, che giustificavano racconti strani.
Decisi di passare alcuni giorni delle mie ferie in una località amena, in montagna. Aria fresca, paesaggi bellissimi, e storie strane collegate agli abitanti fin dal passato.
Si narrava di epidemie risolte con sacrifici non meglio specificati, e si parlava di possessioni sessuali mai ricollegate ea persone.
La presi come un gioco, mi incuriosiva.
Alloggiai presso una locanda in una camera tipica di montagna, calda e accogliente. Alla reception una signora secca e dal volto un pò arcigno, in realtà molto gentile. Mezza pensione per avere il tempo di girare e visitare il luogo.
Alternavo passeggiate lungo il fiume a merende nella bellissima pasticceria del paese, a pomeriggi in biblioteca a scoprire le "storie" misteriose della zona.
C'erano stori e di orrore, altre bizzarre, anche divertenti, altre erano a sfondo sessuale.
Confesso, mi sentivo coinvolta ed eccitata.
Il terzo giorno mi ritirai in camera dopo una abbondante cena e chiacchiere con gli altri villeggianti. Feci un bagno rilassante e caldo e mi stesi sul letto, abbracciata alle morbide coperte. Feci scivolare la mano fra le gambe e mi masturbai dolcemente fino a raggiungere l'orgasmo. Mi addormentai senza nemmeno rendermene conto.
Mi sveglia nel buio della notte, pensavo di sognare, un sogno erotico in cui stavo scopando. Mi mossi farfugliando qualcosa, finalmente sveglia, e sentivo qualcosa riempirmi la figa e sbattermi. Ero sola, non c'era nessuno, non sentivo peso sopra me, ma chiaramente qualcosa vibrava dentro e riempiva totalmente la mia intimità.
Mi resi conto di essermi svegliata già eccitata e stavo raggiungendo un orgasmo che mi costrinse a serrare la bocca per non urlare e non farmi sentire sai vicini di stanza.
Sentii un voce. Non so come dire, non era lì, era dentro la mia testa.
Mi diceva di aprirmi di più, e togliere il cuscino da sotto la testa. Non seppi resistere ed esegui quell'ordine silenzioso.
La cosa dentro di me arrivò fino in fondo, sentivo sbattere contro l'utero, quasi doloroso, possente. Sentii i capezzoli come se venissero succhiati, come se qualcuno stesse bevendo latte, e l'impressione di mille mani che mi percorrevano il corpo.
Ero spaventata, non capivo cosa fosse, come potesse essere possibile.
Provai a toccarmi in mezzo alle gambe, ma qualcosa strinse la mano contro il materasso.
Continuò quella penetrazione a lungo, e incredibilmente venni, poi ancora, poi ancora.
Quando mi sembrò di essere sfinita, pensavo che sarei svenuta, tutto finì.
E io ripiombai nel sonno.
Mi svegliai la mattina, col sole già altro. Mi guardai attorno, la stanza era normalissima, ero sola, pensai di avere sognato. Mi sentivo strana, ma attribuii la cosa all'eccitazione del giorno prima, alla fantasia, a non so cosa.
Mi alzai per andare in bagno e mi resi conto di essere dolorante. Il seno doleva come se fosse stato strizzato all'infinito, i capezzoli erano arrossati, quasi a sangue ed in mezzo alle gambe sentivo il fuoco.
Mi lavai, e mi vestii per scendere a colazione. Lo sfregamento del seno contro la stoffa rendeva ogni movimento pungente.
La signora mi chiese se stessi bene, visto che ero scesa almeno un paio di ore dopo il solito. Le feci un sorriso e feci una battuta sul relax della montagna.
Lei sorrise, in maniera inquietante, come se sapesse cosa era successo. Cosa che in realtà poi non sapevo nemmeno io.
Il pomeriggio, in biblioteca risentii la voce della notte precedente
Mi venne un'ansia incontenibile. Mi guardavo attorno ma non c'era davvero nessuno che potesse avere parlato.
La voce mi diceva che non avevo ancora finito, che il prezzo per apprenderei misteri del luogo non era ancora stato pagato. Mi disse di andare al fiume.
Uscii dall'edificio, la voce mi guidava. Mi trovai in una piccola spiaggia ben isolata, in un'ora in cui la gente cominciava a rientrare a casa. Mi ordinò di spogliarmi e di entrare in acqua.
Non riuscivo a non fare ciò che era chiesto mi trovai nell'acqua fredda, nuda. L'acqua iniziò a ribollire attorno a me, feci per uscire, spaventata, ma mi senti afferrare da mani invisibili, che appoggiavano sui fianchi. Poi mi accorsi che qualcosa di nuovo stava entrando in me, e dopo avermi riempito la figa lo sentii premere contro il culo e farsi strada, ero in piedi nell'acqua, riempita davanti e dietro e sbattuta con forza. Non so dire come feci a non cadere.
Arrivai a cinque, dieci orgasmi, non lo so. quando uscii dall'acqua quasi svenni sulla spiaggia.
Mi rivestii e decisi di rientrare in città. Qualunque cosa fosse successa, non volevo conoscere la ragione.
La fuga non cambiò molto le cose.
Ogni mese, al plenilunio, un ospite invisibile prende possesso del mio corpo e ne abusa fino al mio sfinimento.
Non so dire cosa è, non so nemmeno dire se mi disturba. Non so.
So che da quella vacanza non sono più sola nel mio corpo
Decisi di passare alcuni giorni delle mie ferie in una località amena, in montagna. Aria fresca, paesaggi bellissimi, e storie strane collegate agli abitanti fin dal passato.
Si narrava di epidemie risolte con sacrifici non meglio specificati, e si parlava di possessioni sessuali mai ricollegate ea persone.
La presi come un gioco, mi incuriosiva.
Alloggiai presso una locanda in una camera tipica di montagna, calda e accogliente. Alla reception una signora secca e dal volto un pò arcigno, in realtà molto gentile. Mezza pensione per avere il tempo di girare e visitare il luogo.
Alternavo passeggiate lungo il fiume a merende nella bellissima pasticceria del paese, a pomeriggi in biblioteca a scoprire le "storie" misteriose della zona.
C'erano stori e di orrore, altre bizzarre, anche divertenti, altre erano a sfondo sessuale.
Confesso, mi sentivo coinvolta ed eccitata.
Il terzo giorno mi ritirai in camera dopo una abbondante cena e chiacchiere con gli altri villeggianti. Feci un bagno rilassante e caldo e mi stesi sul letto, abbracciata alle morbide coperte. Feci scivolare la mano fra le gambe e mi masturbai dolcemente fino a raggiungere l'orgasmo. Mi addormentai senza nemmeno rendermene conto.
Mi sveglia nel buio della notte, pensavo di sognare, un sogno erotico in cui stavo scopando. Mi mossi farfugliando qualcosa, finalmente sveglia, e sentivo qualcosa riempirmi la figa e sbattermi. Ero sola, non c'era nessuno, non sentivo peso sopra me, ma chiaramente qualcosa vibrava dentro e riempiva totalmente la mia intimità.
Mi resi conto di essermi svegliata già eccitata e stavo raggiungendo un orgasmo che mi costrinse a serrare la bocca per non urlare e non farmi sentire sai vicini di stanza.
Sentii un voce. Non so come dire, non era lì, era dentro la mia testa.
Mi diceva di aprirmi di più, e togliere il cuscino da sotto la testa. Non seppi resistere ed esegui quell'ordine silenzioso.
La cosa dentro di me arrivò fino in fondo, sentivo sbattere contro l'utero, quasi doloroso, possente. Sentii i capezzoli come se venissero succhiati, come se qualcuno stesse bevendo latte, e l'impressione di mille mani che mi percorrevano il corpo.
Ero spaventata, non capivo cosa fosse, come potesse essere possibile.
Provai a toccarmi in mezzo alle gambe, ma qualcosa strinse la mano contro il materasso.
Continuò quella penetrazione a lungo, e incredibilmente venni, poi ancora, poi ancora.
Quando mi sembrò di essere sfinita, pensavo che sarei svenuta, tutto finì.
E io ripiombai nel sonno.
Mi svegliai la mattina, col sole già altro. Mi guardai attorno, la stanza era normalissima, ero sola, pensai di avere sognato. Mi sentivo strana, ma attribuii la cosa all'eccitazione del giorno prima, alla fantasia, a non so cosa.
Mi alzai per andare in bagno e mi resi conto di essere dolorante. Il seno doleva come se fosse stato strizzato all'infinito, i capezzoli erano arrossati, quasi a sangue ed in mezzo alle gambe sentivo il fuoco.
Mi lavai, e mi vestii per scendere a colazione. Lo sfregamento del seno contro la stoffa rendeva ogni movimento pungente.
La signora mi chiese se stessi bene, visto che ero scesa almeno un paio di ore dopo il solito. Le feci un sorriso e feci una battuta sul relax della montagna.
Lei sorrise, in maniera inquietante, come se sapesse cosa era successo. Cosa che in realtà poi non sapevo nemmeno io.
Il pomeriggio, in biblioteca risentii la voce della notte precedente
Mi venne un'ansia incontenibile. Mi guardavo attorno ma non c'era davvero nessuno che potesse avere parlato.
La voce mi diceva che non avevo ancora finito, che il prezzo per apprenderei misteri del luogo non era ancora stato pagato. Mi disse di andare al fiume.
Uscii dall'edificio, la voce mi guidava. Mi trovai in una piccola spiaggia ben isolata, in un'ora in cui la gente cominciava a rientrare a casa. Mi ordinò di spogliarmi e di entrare in acqua.
Non riuscivo a non fare ciò che era chiesto mi trovai nell'acqua fredda, nuda. L'acqua iniziò a ribollire attorno a me, feci per uscire, spaventata, ma mi senti afferrare da mani invisibili, che appoggiavano sui fianchi. Poi mi accorsi che qualcosa di nuovo stava entrando in me, e dopo avermi riempito la figa lo sentii premere contro il culo e farsi strada, ero in piedi nell'acqua, riempita davanti e dietro e sbattuta con forza. Non so dire come feci a non cadere.
Arrivai a cinque, dieci orgasmi, non lo so. quando uscii dall'acqua quasi svenni sulla spiaggia.
Mi rivestii e decisi di rientrare in città. Qualunque cosa fosse successa, non volevo conoscere la ragione.
La fuga non cambiò molto le cose.
Ogni mese, al plenilunio, un ospite invisibile prende possesso del mio corpo e ne abusa fino al mio sfinimento.
Non so dire cosa è, non so nemmeno dire se mi disturba. Non so.
So che da quella vacanza non sono più sola nel mio corpo
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