Avventura in aeroporto (seconda parte)

di
genere
etero

Seconda parte....

Un giorno mentre ero alla cassa del supermercato del mio paese notai in lontananza una figura familiare. Con mio gran stupore vidi che si trattava della mia ex collega. La guardai quasi scioccato ed il cuore in petto mi batteva forte come un tamburo. Mentre sfilava davanti a me all’improvviso si voltò ed i nostri sguardi s’incrociarono. Rimase interdetta anche lei perchè dopo 18 anni eravamo un pochino cambiati, tuttavia mi riconobbe quasi subito e gli si stampò sul volto un grande sorriso. Iniziò ad agitare le mani in segno di saluto ed io feci altrettanto. Attese che pagai la spesa e ci recammo nel barettino vicino.
Mi raccontò che ci rimase molto male perchè al tempo si era innamorata perdutamente di me, ma l’orgoglio e la relazione del tempo non le avevano permesso di mettersi alla mia ricerca. Mi ha confessato che mi seguiva sui social clandestinamente e che chiedeva info ad alcuni mie ex colleghi coi quali ero rimasto amico. Mi disse che quel ragazzo con cui stava era ancora nella sua vita e che aveva avuto con lui anche una figlia qualche anno fa. La cosa che mi sorprese è che il suo splendido sorriso era rimasto tale e quale. Mi confessò che dopo la gravidanza aveva messo su qualche chilo e che faticava a tornare al suo peso forma, tuttavia io la trovavo in splendida forma. Una stupenda quarantenne con le forme giuste al posto giusto. Nemmeno una ruga solcava il suo volto che risultava essere fresco e giovane come un tempo. Io gli confessai di mio che avevo perso la testa per lei e che solo dopo qualche tempo avessi compreso che molto probabilmente lei era la donna della mia vita. Lei arrossì e mi diede un colpetto sul costato. Io la trovavo ancora fantastica ed il suo outfit metteva in mostra un corpo da urlo. Indossava uno pantaloncino elegante che gli faceva risaltare quel lato B perfetto, ai piedi indossava una scarpa aperta che metteva in risalto i suoi piedi praticamente perfetti. Aveva colorato le unghie con uno smalto rosso fuoco che entrava in contrasto con la sua carnagione. Sopra aveva una camicetta abbottonata a metà che celava a fatica il suo generoso seno. Quello stesso seno che quella notte di tanti anni fa succhiai e leccai con immenso piacere. Non so come accadde ma spuntarono istinti selvaggi che tanto ci travolsero quella splendida notte di tanti anni fa. Lei mi regalava sorrisi in continuazione ed in confidenza mi disse che era stanca di quella relazione, ma per il bene della figlia aveva deciso di rimanere. Non facevano sesso da molti mesi e a dire il vero non gliene fregava più nulla. Io la stuzzicai subito quando mi alzai e le diedi un semplice bacio a stampo sulla guancia. Quel bacio fintamente innocente ricevette da parte sua una risposta inattesa. Quando appoggia le mie labbra sul suo viso lei prontamente spinse la sua lingua verso il mio bacio.
Come se stesse cercando un contatto attraverso la sua guancia pur avendo tenuto la boccca chiusa. Quel gesto mi fece impazzire. Mi scostai dal viso e gli sussurrai all’orecchio: “ti voglio ora!”. Lei si scostò e spalancò quei grandi occhi. Pensai mi tirasse un pugno per rimproverarmi della folle richiesta, invece si alzò di scatto e mi trascinò via, destinazione parcheggio. Un’altra volta! Aveva un monovolume piuttosto spazioso e mi ordinò di salire nei posti dietro. Lei si mise alla guida e raggiungemmo il parcheggio dell’Ikea non molto distante. Parcheggiò in un area piuttosto isolata e mi raggiunse sui sedili posteriori. Non disse una parola. Iniziò a baciarmi il collo mentre le sue mani già mi stavano sbottonando i pantaloni. Salì dal collo all’orecchio e mentre mi infilava la lingua al suo interno, con voce tremolante, mi sussurrava parole di fuoco. Io come 18 anni fa rimasi un’altra volta fermo come un povero coglione. Lei mi stava scopando letteralmente. La sua lingua passò dall’orecchio alla mia bocca. Non entrò subito ma assaporò il perimetro delle mie labbra continuando a leccarmele. Io ero in estasi ed aveva già la minchia dura e sbrodolata. Mentre faceva tutto ciò non mi accorsi nemmeno che aveva esposto al vento quelle mammelle enormi e sode. Il mio sguardo scivolò giù e quando mi accorsi di loro persi la testa. Gliele afferrai saldamente e comincia a leccare i due trugidissimi capezzoli in modo alternato. Lei nel mentre si era sfilata anche i pantaloncini e le scarpe tra un gemito e l’altro. Limonavo col suo seno e lei vigliaccamente inziò a segarmi con quella mano decisa ma morbida al tocco. Infilò più in basso la mano e mi afferrò le palle ed iniziò a palparmele. Io avevo il cazzo che perdeva litri di umore dalla punta. Ad un certo momento mi ricordai delle sue dolci estremità e decisi così di metterla a pancia all’aria sui sedili ed iniziai a spompinargli le dita dei piedi. Dita perfette e proporzionate che mi ero perso anni fa. Lei iniziò ad ansimare e capii che i suoi piedini erano per lei una zona molto erogena. Nel mentre lei mi afferrò l’arnese ed iniziò a masturbarsi strofinando la mia cappella contro il suo rigonfio grilletto. I sedili erano ormai zuppi dei nostri umori ma a noi questo non importava. Ripresi in mano la situazione e gli strappai il mio cazzo dalle mani. Le intimai di succhiarmelo e lei come una cagna obbediente si accarttocciò su se stessa ed iniziò a spompinarmi come una matta. Si conficcò il mio pene in gola mentre con la lingua mi lucidava le palle. Tanto risucchio e tanta saliva. Ad un certo punto mi leccò il tronco dalle palle alla punta mentre con l’altra mano m’infilò un dito nel culo. Io era in estasi. Quel dito infilato in quel momento mi fece sbrodolare ancora di più. Lei si accorse del mio sobbalzo e me ne infilò un altro. Ora avevo il mio membro in quella bocca paradisiaca ma assatanata e ben due dita nel culo che facevano dentro e fuori. Mai provato tanto piacere. Iniziai io a mugolare come una cagna e ad un certo punto volevo solo una cosa; ficcarglielo dentro e riempirla di sborra. Mi liberai con estremo dispiacere da quella morsa e mi riposizionai sui sedili. La feci salire sopra e mentre la impalai il suo seno cadeva esattamente all’altezza della mia bocca. Ora era lei la preda. Si infilò tutto il mio cazzo in quella cavità grondante decidedo lei il ritmo della cavalcata, io nel mentre succhiavo e palpavo quelli bocce stupende. Passai minuti a succhiare e leccare quelle sporgenze magnifiche. Lei godeva di brutto e cominiciò ad avvisarmi dell’imminente orgasmo. Ad un certo punto la sollevai e la misi a pecorina. Lei mi supplcò di farla venire ed io acconsentii non prima però di avergli ricambiato la cortesia. Mentre me la sbattevo a novanta gradi le infilai subdolamente il mio dito medio nel culetto. Il buchino si spalancò e così ne infilai un altro. Ora era pari e patta. Lei gemeva così forte che le misi la mano sulla bocca. Ad ogni colpo di uccello sembrava quasi stesse piangendo. Sfilai le dita dal suo forellino ed iniziai a strizzargli le chiappe tirandele con forza verso di me per aumentare la forza di penetrazione. Lì ormai non potevò più tappargli la bocca e lei iniziò a gridare dal piacere. In quel momento non me ne fregava più un cazzo, volevo solo riempirla col mio caldo seme e farla ancora mia. Lei raggiunse l’orgasmo un secondo prima di me e tirò un pugno sulla portiera. Io subito dopo la avvisai dell’arrivo del mio sperma, ma a differenza della prima esperienza, questa volta lo volle tutto dentro di se. Sentivo scivolare il mio fluido copiosamente in quella fighetta fradicia. Lei ad ogni reintroduzione saltava di piacere. Mi chiese di farlo ammosciare al suo interno per non perdere nemmeno una goccia della mia sborra e così feci. Una volta estratto il mio coso ci rivestemmo e rimanemmo seduti in silenzio mentre la nostra respirazione lentamente tornava normale. Ci guardammo negli occhi per diversi minuti in religioso silenzio. Questa volta però sapevamo che non ci saremmo ancora persi, anzi.
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scritto il
2026-06-11
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