La vita di Patty Capitolo 2
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
E così nacque il nostro amore. Perché di amore vero si trattava tra di noi. Quello che per me era cominciato quasi come una sfida, si era tramutato in quel bellissimo sentimento che mi sconvolse completamente. Quattordici giorni dopo facemmo l'amore per la prima volta. E per me era veramente la prima volta, perché, al contrario di quello che potevano immaginarsi gli altri conoscendo la mia verve, e a dispetto delle brevi relazioni che avevo avuto fino ad allora, ero vergine. Non perché considerassi la verginità come un valore, ma semplicemente perché non mi andava di buttarla via col primo venuto. Ricordo perfettamente quel giorno, e tutte le emozioni che provai. Marco mi invitò a pranzare fuori, in un ristorantino sul mare, a una sessantina di chilometri da Roma, la nostra città, proprio dove i suoi possedevano una casa per le vacanze. Immaginavo che, finito il pranzo, lui avrebbe cercato di portarmi nella sua casa e, in fondo, a me la cosa non dispiaceva affatto. Avevo ovviamente timore, ma avevo deciso che la mia prima volta avrebbe dovuto essere con lui. Ma Marco intendeva essere ancora più romantico di quanto io stessa avrei potuto supporre, e gli eventi trasformarono quel pomeriggio, facendolo diventare assolutamente indimenticabile. Dopo il pranzo infatti, invece di portarmi subito a casa, Marco mi invitò a fare una romantica passeggiata sul mare. Era la classica giornata autunnale, con il cielo che prometteva pioggia da un momento all’altro. La spiaggia era completamente deserta, e io, freddolosa come il mio solito, avevo indossato un maglioncino piuttosto pesante grigio con la scollatura a vu su una camicetta bianca, e sotto un bel pantalone nero che mi scendeva morbido sulle caviglie. Tacchi rigorosamente bassi per non evidenziare la mia maggiore statura nei suoi confronti. Era tutto bellissimo, e nemmeno la giornata grigia riusciva a intaccare la felicità che provavo ogni istante trascorso con lui. Passeggiammo abbracciati per quasi un’ora sulla riva del mare a piedi nudi, fermandoci ogni momento per baciarci, quando il temporale ci colpì. Come nel più classico film romantico, dopo esserci messe le scarpe, ci prendemmo per mano, cominciando a correre verso la casa di Marco. Quando arrivammo eravamo bagnati fradici. Mentre tremavo per il freddo, lui mi aiutò a sbarazzarmi dei miei indumenti bagnati, poi prese un asciugamano per asciugarmi i capelli.
“Oddio, devo essere un orrore”, dissi, guardandomi intorno per cercare uno specchio. Marco mi prese per il braccio e mi accompagnò in una camera da letto, mettendomi di fronte proprio allo specchio che cercavo.
“Sei meravigliosa”, mi sussurrò dolcemente. Potevo vederlo riflesso sullo specchio mentre mi baciava il collo. I suoi baci erano teneri, lievissimi, che mi facevano venire dei dolci brividi su tutto il corpo. Io non mi vedevo affatto così meravigliosa, con i miei capelli arruffati che mi scendevano disordinati sulle spalle, ma vedevo meraviglioso lui. Si era tolto tutto quello che aveva indosso, a parte i pantaloni, e potevo così ammirare il suo petto villoso, così maschio e invitante. Non c’era ancora la moda del petto depilato tra i ragazzi, e a me non dispiaceva affatto. Mi voltai, con la voglia di accarezzargli quel petto maschio e villoso e di sentire le sue labbra. Ci baciammo focosamente, e Marco mi prese la mano, invitandomi a sdraiarmi sul letto. Ecco, era giunto il momento tanto atteso e tanto temuto.
“Hai paura?” aggiunse poi, mentre mi accarezzava il volto per rassicurarmi.
“Tanta,” risposi. “Ma non importa. Voglio che tu sia il primo.”
“Vorrei che anche per me fosse la prima volta. Ma sarà come se lo fosse perché per la prima volta sto per fare l’amore con una ragazza che amo veramente. Cercherò di essere dolcissimo, amore mio.”
Iniziò a togliersi anche i pantaloni, per passare poi ai boxer. “Oh, mio Dio, quanto è grosso”, pensai, vedendo la sua erezione. Avevo visto altri ragazzi nudi nelle loro parti intime ma, pensare che quel coso sarebbe dovuto entrare in me, mi spaventò non poco. Chiusi gli occhi cercando di non pensare che stavo per perdere la mia verginità, e mi abbandonai completamente a Marco. Immagino che qualunque donna, anche a distanza di tanti anni, riesca sempre a sentire sul proprio corpo le sensazioni sia di un parto che della sua prima volta. Questo è almeno ciò che provo io e, se chiudo gli occhi, risento ancora il dolore che provai quel giorno, dolore che pian piano si trasformava in qualcosa per me inspiegabile. E poi finalmente il piacere che inondava per intero il mio corpo, un piacere mai provato in precedenza. Lui di muoveva dolcemente sopra di me, fermandosi ogni tanto per baciarmi e accarezzarmi. Sentivo quel corpo estraneo dentro di me che, all’inizio, mi aveva fatto piangere dal dolore, ma che poi mi stava regalando sensazioni straordinarie. Non volevo che smettesse. Il piacere era immenso, e lo vivevo con tutti quegli atteggiamenti femminili che avevo sempre trovato assurdi, come mordermi il labbro inferiore o respirare affannosamente. Il piacere era sempre maggiore. Marco continuava a muoversi delicatamente dentro di me, accarezzandomi contemporaneamente i seni e chinandosi per baciarmi. Mi sentivo strana. Il dolore era ancora presente, ma era stato quasi del tutto soppiantato dal piacere. Iniziai a muovermi io stessa, malgrado mi trovassi sotto, muovendo il bacino per sentirlo ancora di più. Ora il desiderio si era fatto spasmodico e Marco iniziò a muoversi più velocemente, assecondando quindi i miei movimenti, fino a quando, come se ci fosse una sceneggiatura scritta, raggiungemmo l’orgasmo contemporaneamente. O, per meglio dire, io giunsi all’orgasmo, mentre lui tolse il pene dalla mia vagina prima dell’eiaculazione, che arrivò subito dopo. E fu dirompente, con il suo sperma che mi sporcò completamente la pancia. Non aveva messo un profilattico, fidandosi dei suoi mezzi, e ancora non prendevo anticoncezionali. Quello fu un piccolo cruccio perché avrei voluto che sussultasse dentro di me, che il nostro piacere fosse veramente simultaneo, ma era stato ugualmente meraviglioso. Quando il piacere fisico si placò, subentrò quello psicologico, ovvero la gioia immensa di appartenere alla persona amata. Ora sapevo cosa volesse dire l’amore.
Trascorsero tre anni bellissimi, divertenti e, soprattutto, pieni di sentimento, un sentimento che si rafforzava ogni giorno di più. Tutto filava liscio tra me e Marco. Io avevo terminato il liceo e mi ero iscritta all'università, e una squadra di serie B aveva puntato su di me facendomi esordire in prima squadra. Che emozione! La partita purtroppo andò male e perdemmo 3-1, ma io feci una buona figura, e c'era già chi scommetteva sul mio futuro da pallavolista. La mia squadra si rifece in seguito, e alla fine del campionato conquistammo un’onorevole posizione di centro classifica. Furono, come ho detto, tre anni meravigliosi, anche se qualche discussione tra me e Marco ci fu, eccome. Il primo motivo per i nostri bisticci fu la mia gelosia. Dire che ero possessiva era dire poco. Mi dava fastidio anche se lui parlava con un'altra e, immancabilmente, se capitava una situazione del genere, al termine
della serata gli facevo una scenata spaventosa. Arrivai persino a seguirlo di
nascosto per vedere se andava veramente agli allenamenti di calcio oppure se
era una balla. Non era una balla, e trascorsi tutto il pomeriggio a vederlo di
nascosto mentre sgambettava sul campo di calcio. Naturalmente, la maggior artefice delle nostre litigate era la sua amica Rosa che, malgrado avesse
perso la battaglia, ancora non si dava per vinta, e non perdeva occasione per
gettarsi addosso a Marco. Rosa mi era sempre stata antipatica. Era una ragazza carina ma, al mio confronto, spariva letteralmente. C’erano tra noi almeno una decina di centimetri di differenza in altezza, ma anche tutto il resto era nettamente a mio favore. Tuttavia, malgrado questo, e malgrado tutte le rassicurazioni di Marco, io la vedevo come una minaccia per il mio amore. Temevo che Marco potesse cedere alle sue avance per non passare da fesso e per dimostrare la sua virilità, ad esempio. E il mio Marco, in quanto a virilità, non era secondo a nessuno. La sua voglia di fare l’amore era continua, anche se lui mi tranquillizzava dicendomi che ero io a fargli quell’effetto, era la mia bellezza e l’amore che provava per me. Ma un giorno venni a sapere che Rosa andava dicendo che noi eravamo una coppia assortita male, e che per lui ci voleva un altro tipo di ragazza, una come lei, più rassicurante e meno esuberante di me, più in linea con il carattere di Marco. Quella volta ci mancò poco che la prendessi per i capelli e me la trascinassi per strada. Diventai una furia. Dovettero fermarmi in tre ragazzi, uno dei quali era ovviamente Marco, perché la volevo semplicemente ammazzare di botte, ed essendo una sportiva praticante, con un fisico decisamente più atletico del suo, e quindi notevolmente più forte di lei, probabilmente l'avrei fatto. Non dimentichiamoci che nelle mie partite di pallavolo facevo partire delle schiacciate che piegavano le mani alle mie avversarie, e soprattutto il mio braccio destro era molto forte e ben sviluppato.
Ironia della sorte, dopo qualche anno, Rosa si mise insieme al miglior amico
di Marco, e me la dovetti subire per diverso tempo ancora. L'altro motivo delle nostre liti era la sua testardaggine. Era dolce, carino, e aveva tutti i pregi del mondo, ma era testardo come un mulo, e siccome io non ero da meno, spesso ci scontravamo. A dir la verità, lui di solito mi lasciava sfogare. Io urlavo, talvolta piangevo, fino al momento in cui Marco si stancava e mi guardava storto.
"Adesso basta, Patty. Mi sto stancando. Non una parola di più."
Allora capivo che era il caso che mi calmassi e che la facessi finita. La cosa strana, soprattutto alla luce di quanto accadde dopo, era che a me piaceva quel suo modo di agire, e io andavo addirittura fiera che il mio ragazzo fosse autoritario anche con me, e non perdevo occasione di rimarcarlo con le mie amiche, asserendo che lui sì che era un vero maschio, non quei quattro sfigati che si facevano mettere sotto dalle loro ragazze. Proprio strane noi donne. In ogni caso, per me innamorarmi in quel modo, significò ritornare sulla terra. Se, fino a prima d'incontrare Marco, me la tiravo come poche, dopo essermi messa insieme a lui cambiai atteggiamento verso gli altri. Certo, sapevo sempre di essere molto carina, e ancora mi piaceva stare al centro dell'attenzione, ma ero diventata anche molto più vulnerabile, e avevo perso un pizzico di sicurezza in me stessa, cosa che comunque ebbe anche l’effetto di rendermi meno antipatica agli occhi degli altri ragazzi e, soprattutto, delle altre ragazze.
Tutto quindi filava più o meno liscio. Tutto, fino a quando non scoprii di
essere incinta. A distanza di tanti anni ancora non ho capito come fosse
potuto accadere. Non ridete. Certo che conoscevo in che modo si rimane
incinte, ma io prendevo la pillola, e certi problemi non avrebbero dovuto
esserci. Forse dimenticai di prenderne una, o forse chissà. Fatto sta che mi
accorsi di aspettare un bambino. Dopo l'ovvio momento di panico, io e Marco ci
rendemmo conto che, tutto sommato, non era proprio la fine del mondo. In fondo
ci amavamo come pochi, e il nostro sogno era quello di stare insieme tutta la
vita, creando una bella famiglia vecchio stile, con tanto di matrimonio
tradizionale. Se i nostri genitori ci avessero aiutato, avremmo potuto farcela.
E i nostri vecchi non si tirarono indietro. Mio padre sborsò una cifra
considerevole per dare un acconto per una bella casetta, che sarebbe stata il
nostro nido d'amore. Una casa che poi però avremmo dovuto continuare a pagare noi con il mutuo, mentre i genitori di Marco fecero ancora di più. Loro possedevano una piccola, ma tutto sommato abbastanza redditizia, azienda commerciale, e inserirono Marco come socio alla pari, permettendoci così di pagare il mutuo, di comprare i mobili per la nuova casa e di vivere abbastanza dignitosamente, facendo fronte così alle esigenze della nuova famiglia che si stava creando.
Iniziarono così i preparativi per il matrimonio. Ricordo perfettamente tutte
le fatiche, ma anche le soddisfazioni, che ci accompagnarono durante quei tre
mesi che intercorsero dal momento che decidemmo di sposarci al momento del
matrimonio vero e proprio. C'era da scegliere la sala e il menù, ci furono i
problemi che sorsero per fare il matrimonio religioso, considerando che ero incinta, problemi che poi riuscimmo a risolvere, sia pure a fatica. C'erano poi ovviamente le partecipazioni, le bomboniere, le fedi, la macchina che mi avrebbe accompagnato al fatidico incontro, e infine il problema più grosso di tutti: l'abito nuziale. Il primo inconveniente fu dovuto al colore. Essendo incinta e volendo fare il matrimonio religioso, mi fu precluso il bianco, e dovetti ripiegare su un avorio molto chiaro. Problemi ancora più grossi ci furono con la taglia. Malgrado fossi ancora magra come una modella, c'era la possibilità che il giorno del matrimonio la pancetta potesse essere piuttosto visibile, e così fummo costretti ad abbandonare l'idea che avevamo, di comprarne uno bello ma già confezionato, scelta dettata per non incidere troppo sulle spese che iniziavano a essere veramente fuori dal nostro budget. Dovetti quindi andare, con sommo dispiacere per le tasche di mio padre, ma con enorme gioia da parte mia, da un rinomato sarto che preparò l'abito dei miei sogni.
In quel periodo, non smettemmo certo di fare sesso. Il nostro desiderio era quasi inesauribile. Avevamo addirittura una casa tutta per noi, anche se ancora non arredata, e potevamo abbandonare la scomodità della sua macchina, dove avevamo fatto sesso fino a quel momento, a parte qualche volta che avevamo approfittato di nuovo della casa al mare, dove l’avevamo fatto per la prima volta. Anzi, da quando ero incinta, il mio desiderio era aumentato, ed ero spesso io a prendere in mano le redini della situazione. Gli dicevo di andare a casa nostra, anche se, in realtà, ancora abitavamo coi nostri genitori, e poi quasi gli saltavo addosso. C’era qualcosa di magico nel vedere il suo pene eretto. Non era soltanto desiderio sessuale, ma lo consideravo un tacito complimento alla mia bellezza. Mi piaceva toccarglielo, vedere come, attraverso i miei baci, diventasse sempre più duro. Stavo anche scoprendo nuove sensazioni. Mi piaceva mettermi sopra di lui, in modo da dirigere l’atto sessuale, rallentando e accelerando a mio piacimento. Ma era l’amore, il sentimento che nutrivamo l’una per l’altro, a fare da traino a tutto, e dopo il piacere stavamo tantissimo tempo abbracciati senza dirci nulla, solo per sentire i nostri corpi nudi stretti tra loro.
Ma ormai stava per giungere il giorno tanto atteso. Quello in cui sarei diventata la moglie di Marco, l’amore della mia vita. E così quel giorno, aiutata anche dal fatto che, malgrado ormai fossi incinta di quattro mesi, la pancia si vedeva solo con la lente d'ingrandimento, mi presentai davanti a Marco vestito con un impeccabile smoking, sentendomi come la più bella e felice delle spose. Avevo vent'anni compiuti da appena due giorni, e Marco ne aveva ventitre, quando pronunciai il fatidico sì, davanti a una moltitudine di parenti e amici. Era una meravigliosa giornata di maggio, e stava per iniziare la mia vita matrimoniale, ero giovane, bella e innamorata, e da lì a pochi mesi sarei diventata madre. Tutto sembrava incanalato verso un traguardo ben preciso, e invece non potevo immaginare nemmeno lontanamente cosa mi avrebbe prospettato il futuro.
“Oddio, devo essere un orrore”, dissi, guardandomi intorno per cercare uno specchio. Marco mi prese per il braccio e mi accompagnò in una camera da letto, mettendomi di fronte proprio allo specchio che cercavo.
“Sei meravigliosa”, mi sussurrò dolcemente. Potevo vederlo riflesso sullo specchio mentre mi baciava il collo. I suoi baci erano teneri, lievissimi, che mi facevano venire dei dolci brividi su tutto il corpo. Io non mi vedevo affatto così meravigliosa, con i miei capelli arruffati che mi scendevano disordinati sulle spalle, ma vedevo meraviglioso lui. Si era tolto tutto quello che aveva indosso, a parte i pantaloni, e potevo così ammirare il suo petto villoso, così maschio e invitante. Non c’era ancora la moda del petto depilato tra i ragazzi, e a me non dispiaceva affatto. Mi voltai, con la voglia di accarezzargli quel petto maschio e villoso e di sentire le sue labbra. Ci baciammo focosamente, e Marco mi prese la mano, invitandomi a sdraiarmi sul letto. Ecco, era giunto il momento tanto atteso e tanto temuto.
“Hai paura?” aggiunse poi, mentre mi accarezzava il volto per rassicurarmi.
“Tanta,” risposi. “Ma non importa. Voglio che tu sia il primo.”
“Vorrei che anche per me fosse la prima volta. Ma sarà come se lo fosse perché per la prima volta sto per fare l’amore con una ragazza che amo veramente. Cercherò di essere dolcissimo, amore mio.”
Iniziò a togliersi anche i pantaloni, per passare poi ai boxer. “Oh, mio Dio, quanto è grosso”, pensai, vedendo la sua erezione. Avevo visto altri ragazzi nudi nelle loro parti intime ma, pensare che quel coso sarebbe dovuto entrare in me, mi spaventò non poco. Chiusi gli occhi cercando di non pensare che stavo per perdere la mia verginità, e mi abbandonai completamente a Marco. Immagino che qualunque donna, anche a distanza di tanti anni, riesca sempre a sentire sul proprio corpo le sensazioni sia di un parto che della sua prima volta. Questo è almeno ciò che provo io e, se chiudo gli occhi, risento ancora il dolore che provai quel giorno, dolore che pian piano si trasformava in qualcosa per me inspiegabile. E poi finalmente il piacere che inondava per intero il mio corpo, un piacere mai provato in precedenza. Lui di muoveva dolcemente sopra di me, fermandosi ogni tanto per baciarmi e accarezzarmi. Sentivo quel corpo estraneo dentro di me che, all’inizio, mi aveva fatto piangere dal dolore, ma che poi mi stava regalando sensazioni straordinarie. Non volevo che smettesse. Il piacere era immenso, e lo vivevo con tutti quegli atteggiamenti femminili che avevo sempre trovato assurdi, come mordermi il labbro inferiore o respirare affannosamente. Il piacere era sempre maggiore. Marco continuava a muoversi delicatamente dentro di me, accarezzandomi contemporaneamente i seni e chinandosi per baciarmi. Mi sentivo strana. Il dolore era ancora presente, ma era stato quasi del tutto soppiantato dal piacere. Iniziai a muovermi io stessa, malgrado mi trovassi sotto, muovendo il bacino per sentirlo ancora di più. Ora il desiderio si era fatto spasmodico e Marco iniziò a muoversi più velocemente, assecondando quindi i miei movimenti, fino a quando, come se ci fosse una sceneggiatura scritta, raggiungemmo l’orgasmo contemporaneamente. O, per meglio dire, io giunsi all’orgasmo, mentre lui tolse il pene dalla mia vagina prima dell’eiaculazione, che arrivò subito dopo. E fu dirompente, con il suo sperma che mi sporcò completamente la pancia. Non aveva messo un profilattico, fidandosi dei suoi mezzi, e ancora non prendevo anticoncezionali. Quello fu un piccolo cruccio perché avrei voluto che sussultasse dentro di me, che il nostro piacere fosse veramente simultaneo, ma era stato ugualmente meraviglioso. Quando il piacere fisico si placò, subentrò quello psicologico, ovvero la gioia immensa di appartenere alla persona amata. Ora sapevo cosa volesse dire l’amore.
Trascorsero tre anni bellissimi, divertenti e, soprattutto, pieni di sentimento, un sentimento che si rafforzava ogni giorno di più. Tutto filava liscio tra me e Marco. Io avevo terminato il liceo e mi ero iscritta all'università, e una squadra di serie B aveva puntato su di me facendomi esordire in prima squadra. Che emozione! La partita purtroppo andò male e perdemmo 3-1, ma io feci una buona figura, e c'era già chi scommetteva sul mio futuro da pallavolista. La mia squadra si rifece in seguito, e alla fine del campionato conquistammo un’onorevole posizione di centro classifica. Furono, come ho detto, tre anni meravigliosi, anche se qualche discussione tra me e Marco ci fu, eccome. Il primo motivo per i nostri bisticci fu la mia gelosia. Dire che ero possessiva era dire poco. Mi dava fastidio anche se lui parlava con un'altra e, immancabilmente, se capitava una situazione del genere, al termine
della serata gli facevo una scenata spaventosa. Arrivai persino a seguirlo di
nascosto per vedere se andava veramente agli allenamenti di calcio oppure se
era una balla. Non era una balla, e trascorsi tutto il pomeriggio a vederlo di
nascosto mentre sgambettava sul campo di calcio. Naturalmente, la maggior artefice delle nostre litigate era la sua amica Rosa che, malgrado avesse
perso la battaglia, ancora non si dava per vinta, e non perdeva occasione per
gettarsi addosso a Marco. Rosa mi era sempre stata antipatica. Era una ragazza carina ma, al mio confronto, spariva letteralmente. C’erano tra noi almeno una decina di centimetri di differenza in altezza, ma anche tutto il resto era nettamente a mio favore. Tuttavia, malgrado questo, e malgrado tutte le rassicurazioni di Marco, io la vedevo come una minaccia per il mio amore. Temevo che Marco potesse cedere alle sue avance per non passare da fesso e per dimostrare la sua virilità, ad esempio. E il mio Marco, in quanto a virilità, non era secondo a nessuno. La sua voglia di fare l’amore era continua, anche se lui mi tranquillizzava dicendomi che ero io a fargli quell’effetto, era la mia bellezza e l’amore che provava per me. Ma un giorno venni a sapere che Rosa andava dicendo che noi eravamo una coppia assortita male, e che per lui ci voleva un altro tipo di ragazza, una come lei, più rassicurante e meno esuberante di me, più in linea con il carattere di Marco. Quella volta ci mancò poco che la prendessi per i capelli e me la trascinassi per strada. Diventai una furia. Dovettero fermarmi in tre ragazzi, uno dei quali era ovviamente Marco, perché la volevo semplicemente ammazzare di botte, ed essendo una sportiva praticante, con un fisico decisamente più atletico del suo, e quindi notevolmente più forte di lei, probabilmente l'avrei fatto. Non dimentichiamoci che nelle mie partite di pallavolo facevo partire delle schiacciate che piegavano le mani alle mie avversarie, e soprattutto il mio braccio destro era molto forte e ben sviluppato.
Ironia della sorte, dopo qualche anno, Rosa si mise insieme al miglior amico
di Marco, e me la dovetti subire per diverso tempo ancora. L'altro motivo delle nostre liti era la sua testardaggine. Era dolce, carino, e aveva tutti i pregi del mondo, ma era testardo come un mulo, e siccome io non ero da meno, spesso ci scontravamo. A dir la verità, lui di solito mi lasciava sfogare. Io urlavo, talvolta piangevo, fino al momento in cui Marco si stancava e mi guardava storto.
"Adesso basta, Patty. Mi sto stancando. Non una parola di più."
Allora capivo che era il caso che mi calmassi e che la facessi finita. La cosa strana, soprattutto alla luce di quanto accadde dopo, era che a me piaceva quel suo modo di agire, e io andavo addirittura fiera che il mio ragazzo fosse autoritario anche con me, e non perdevo occasione di rimarcarlo con le mie amiche, asserendo che lui sì che era un vero maschio, non quei quattro sfigati che si facevano mettere sotto dalle loro ragazze. Proprio strane noi donne. In ogni caso, per me innamorarmi in quel modo, significò ritornare sulla terra. Se, fino a prima d'incontrare Marco, me la tiravo come poche, dopo essermi messa insieme a lui cambiai atteggiamento verso gli altri. Certo, sapevo sempre di essere molto carina, e ancora mi piaceva stare al centro dell'attenzione, ma ero diventata anche molto più vulnerabile, e avevo perso un pizzico di sicurezza in me stessa, cosa che comunque ebbe anche l’effetto di rendermi meno antipatica agli occhi degli altri ragazzi e, soprattutto, delle altre ragazze.
Tutto quindi filava più o meno liscio. Tutto, fino a quando non scoprii di
essere incinta. A distanza di tanti anni ancora non ho capito come fosse
potuto accadere. Non ridete. Certo che conoscevo in che modo si rimane
incinte, ma io prendevo la pillola, e certi problemi non avrebbero dovuto
esserci. Forse dimenticai di prenderne una, o forse chissà. Fatto sta che mi
accorsi di aspettare un bambino. Dopo l'ovvio momento di panico, io e Marco ci
rendemmo conto che, tutto sommato, non era proprio la fine del mondo. In fondo
ci amavamo come pochi, e il nostro sogno era quello di stare insieme tutta la
vita, creando una bella famiglia vecchio stile, con tanto di matrimonio
tradizionale. Se i nostri genitori ci avessero aiutato, avremmo potuto farcela.
E i nostri vecchi non si tirarono indietro. Mio padre sborsò una cifra
considerevole per dare un acconto per una bella casetta, che sarebbe stata il
nostro nido d'amore. Una casa che poi però avremmo dovuto continuare a pagare noi con il mutuo, mentre i genitori di Marco fecero ancora di più. Loro possedevano una piccola, ma tutto sommato abbastanza redditizia, azienda commerciale, e inserirono Marco come socio alla pari, permettendoci così di pagare il mutuo, di comprare i mobili per la nuova casa e di vivere abbastanza dignitosamente, facendo fronte così alle esigenze della nuova famiglia che si stava creando.
Iniziarono così i preparativi per il matrimonio. Ricordo perfettamente tutte
le fatiche, ma anche le soddisfazioni, che ci accompagnarono durante quei tre
mesi che intercorsero dal momento che decidemmo di sposarci al momento del
matrimonio vero e proprio. C'era da scegliere la sala e il menù, ci furono i
problemi che sorsero per fare il matrimonio religioso, considerando che ero incinta, problemi che poi riuscimmo a risolvere, sia pure a fatica. C'erano poi ovviamente le partecipazioni, le bomboniere, le fedi, la macchina che mi avrebbe accompagnato al fatidico incontro, e infine il problema più grosso di tutti: l'abito nuziale. Il primo inconveniente fu dovuto al colore. Essendo incinta e volendo fare il matrimonio religioso, mi fu precluso il bianco, e dovetti ripiegare su un avorio molto chiaro. Problemi ancora più grossi ci furono con la taglia. Malgrado fossi ancora magra come una modella, c'era la possibilità che il giorno del matrimonio la pancetta potesse essere piuttosto visibile, e così fummo costretti ad abbandonare l'idea che avevamo, di comprarne uno bello ma già confezionato, scelta dettata per non incidere troppo sulle spese che iniziavano a essere veramente fuori dal nostro budget. Dovetti quindi andare, con sommo dispiacere per le tasche di mio padre, ma con enorme gioia da parte mia, da un rinomato sarto che preparò l'abito dei miei sogni.
In quel periodo, non smettemmo certo di fare sesso. Il nostro desiderio era quasi inesauribile. Avevamo addirittura una casa tutta per noi, anche se ancora non arredata, e potevamo abbandonare la scomodità della sua macchina, dove avevamo fatto sesso fino a quel momento, a parte qualche volta che avevamo approfittato di nuovo della casa al mare, dove l’avevamo fatto per la prima volta. Anzi, da quando ero incinta, il mio desiderio era aumentato, ed ero spesso io a prendere in mano le redini della situazione. Gli dicevo di andare a casa nostra, anche se, in realtà, ancora abitavamo coi nostri genitori, e poi quasi gli saltavo addosso. C’era qualcosa di magico nel vedere il suo pene eretto. Non era soltanto desiderio sessuale, ma lo consideravo un tacito complimento alla mia bellezza. Mi piaceva toccarglielo, vedere come, attraverso i miei baci, diventasse sempre più duro. Stavo anche scoprendo nuove sensazioni. Mi piaceva mettermi sopra di lui, in modo da dirigere l’atto sessuale, rallentando e accelerando a mio piacimento. Ma era l’amore, il sentimento che nutrivamo l’una per l’altro, a fare da traino a tutto, e dopo il piacere stavamo tantissimo tempo abbracciati senza dirci nulla, solo per sentire i nostri corpi nudi stretti tra loro.
Ma ormai stava per giungere il giorno tanto atteso. Quello in cui sarei diventata la moglie di Marco, l’amore della mia vita. E così quel giorno, aiutata anche dal fatto che, malgrado ormai fossi incinta di quattro mesi, la pancia si vedeva solo con la lente d'ingrandimento, mi presentai davanti a Marco vestito con un impeccabile smoking, sentendomi come la più bella e felice delle spose. Avevo vent'anni compiuti da appena due giorni, e Marco ne aveva ventitre, quando pronunciai il fatidico sì, davanti a una moltitudine di parenti e amici. Era una meravigliosa giornata di maggio, e stava per iniziare la mia vita matrimoniale, ero giovane, bella e innamorata, e da lì a pochi mesi sarei diventata madre. Tutto sembrava incanalato verso un traguardo ben preciso, e invece non potevo immaginare nemmeno lontanamente cosa mi avrebbe prospettato il futuro.
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