Al campo di tulipani

di
genere
etero

Il sole di maggio batteva forte sul campo di tulipani, una distesa di colori vivaci che si estendeva fino all'orizzonte. L'aria era densa del profumo intenso della terra smossa e del polline. Martina camminava lungo il sentiero sterrato con i suoi stivali camperos di pelle nera che affondavano leggermente nel terreno ad ogni passo. Il suo outfit, scelto per una giornata da dedicare al totale relax, era completato da un giubbottino di pelle marrone sotto cui spuntava una t-shirt di cotone grigio con una stampa vintage che le conferiva un’aria ribelle e underground, un paio di pantaloncini corti denim azzurri con orlo sfilacciato e un paio di collant neri velati che mettevano in evidenza le sue gambe snelle. Accanto a lei, Marika, la sua amica siciliana, piccolina e magra, con i capelli biondi mossi e un viso cosparso di lentiggini, chiacchierava animatamente, indicando i fiori più belli. All'ingresso della tenuta, un addetto della cooperativa che gestiva il campo aveva consegnato loro due cestini di vimini intrecciati, spiegando che avrebbero potuto utilizzarli per raccogliere i tulipani che desideravano acquistare. "Raccogliete pure quelli che vi piacciono di più" aveva detto l'uomo con uno strano sorriso sulle labbra, prima di allontanarsi verso il capannone principale. Martina afferrò il manico del cestino e si diresse verso una sezione del campo dove i tulipani crescevano rigogliosi, osservando i loro petali sottili che tremolavano al vento leggero.
Dopo aver camminato per più di mezz’ora ed aver raccolto diversi tulipani di svariati colori, le ragazze si fermarono nei pressi di una panchina ricavata con balle di fieno pressato. Martina si sedette su una di esse, appoggiando il cestino al suo fianco da cui prese un tulipano rosso, lo portò al naso e inspirò profondamente. L'odore era pungente, leggermente dolciastro, terroso. “Mmm… sai che hanno un odore diverso a seconda del colore?” mormorò all’amica, sfiorando con il pollice i petali setosi. Poi, con un gesto che sembrava quasi involontario, infilò il fiore dentro lo stivale sinistro, facendolo scivolare all’interno fino a farne scomparire quasi completamente il gambo. “Ecco. Ora è un porta-tulipani!”, disse ridendo mentre Marika, a sua volta divertita, immortalava la scena scattandole una foto con il proprio smartphone. Martina prese quindi un altro tulipano dal cestino, chiuse gli occhi per un momento in balia del profumo emanato dal fiore, godendosi la sensazione, ma quando li riaprì i suoi occhi incrociarono quelli di un uomo, un ragazzo moro con una barba abbastanza curata, intento a sistemare un’aiuola a pochi metri di distanza; Martina, vedendolo, stimò che potesse avere una trentina d’anni circa e non riuscì a stabilire se si trattasse o meno dello stesso addetto che le aveva dato il cestino all’ingresso, non ci aveva fatto molto caso quando era arrivata, entusiasta com’era di iniziare la sua passeggiata rilassante. L’uomo indossava un paio di jeans e una camicia a quadri; sotto di essa Martina riuscì a intravedere la t-shirt con il logo della cooperativa, leggermente sporca di terra. Lui continuò a fissarla, probabilmente la risata delle due ragazze aveva attirato la sua attenzione. Non era uno sguardo fugace, ma un'osservazione pesante, insistente, che scivolava dai suoi capelli al suo viso per posarsi sulle sue gambe fino a culminare sui suoi stivali e sul tulipano che spuntava da uno di essi. Osservava solo lei, come se Marika non esistesse. Martina, per nulla intimorita, non distolse lo sguardo; al contrario, un sorriso sottile, quasi impercettibile, fece capolino sulle sue labbra. In quel momento sentì come una sensazione di calore diffondersi nel basso ventre, una scintilla di eccitazione che non aveva nulla a che fare con la situazione meteorologica di quella splendida giornata di sole. Si passò una mano tra i capelli, spostandoli dalla nuca, e poi, con un movimento deliberato, incrociò le gambe nell'altra direzione. L'uomo deglutì, mentre i suoi occhi seguivano il movimento delle gambe della ragazza, come se ne fosse in qualche modo ipnotizzato. Marika, intenta a guardare le foto che aveva appena scattato a Martina e al giardino dei tulipani in generale, sembrò non accorgersi delle attenzioni che l’uomo stava rivolgendo alla sua amica. "Marika!", richiamò la sua attenzione Martina, senza smettere di guardare l'uomo; "Ho visto sul sito della cooperativa che vendono anche i semi di tulipano, mi avevi detto che li volevi per il tuo balcone, o sbaglio?", disse. Marika alzò lo sguardo dal suo smartphone, leggermente confusa. "Sì, ma non mi sembra di averli visti all’ingresso...", rispose. "Magari li tengono lì", ipotizzò Martina, indicando con la testa una grande struttura in legno e lamiera un po' più in là, un capannone probabilmente adibito a magazzino. "Vado a chiedere se per caso li hanno ancora...aspettami qui", concluse Martina. Marika annuì mentre Martina si alzò con un movimento fluido; dopo essersi aggiustata i pantaloncini, raccolse il suo cesto di tulipani e si avviò in direzione del capannone. L'uomo, capendo l'intenzione della ragazza e come se stesse seguendo un ordine non detto, si incamminò a sua volta verso il capannone, precedendola. Martina lo seguì a distanza ravvicinata, il rumore dei suoi passi sembrava essere a ritmo con il battito accelerato del suo cuore. “Scusami…”, disse Martina quando entrambi avevano ormai varcato la soglia del capannone. La luce qui era più fioca, filtrata attraverso le finestre polverose, e l'aria era carica di odore di concime, legno e polvere. Era un ambiente vasto, pieno di scaffali metallici carichi di attrezzi e sacchi di materiale botanico. “Per caso avete i semi?”, disse per rompere il ghiaccio Martina. L'uomo si voltò verso di lei, mostrandosi incerto, come se fingesse di non essersi accorto che la ragazza lo stava seguendo. Martina ne approfittò per leggere il nome dell’uomo dal cartellino appeso alla sua camicia. Si chiamava Christian. "Ciao…cerchi i semi di tulipano?”, chiese lui con voce decisa ma cordiale. "Sì...i semi," rispose Martina con voce calda e tranquilla. “Questo è il deposito, quelli destinati alla vendita li teniamo in cassa”, replicò Christian senza staccarle gli occhi di dosso. “Lo so… ma i semi che cerco io non li vendono in cassa...”, disse Martina con una battuta nemmeno troppo velata e a dire il vero nemmeno troppo riuscita, sperando di fargli intuire che il seme a cui stava pensando non aveva nulla a che vedere con i fiori, ma piuttosto con il suo cazzo. “Sei sicura che non stai cercando i bulbi? Ci vogliono dai 5 ai 7 anni perché un tulipano nato da seme produca il suo primo fiore, se prendi un bulbo puoi farlo fiorire già dalla prossima primavera”, rispose professionalmente Christian, preso un po’ alla sprovvista dalla richiesta della ragazza. "In realtà sono per la mia amica, io non sono molto esperta, mi sembra mi avesse parlato di semi ma forse ho capito male io, sono un po’ fusa”, rispose Martina sorridendo, cercando di togliersi dall’imbarazzo; “e poi fa veramente troppo caldo fuori oggi…non è che potrei approfittarne per sedermi un attimo qui al fresco?”, aggiunse maliziosamente. Senza aspettare il permesso, Martina si avvicinò ad un pesante tavolo da lavoro in legno grezzo, al centro della stanza; poggiò il cestino sopra di esso e dopo essersi voltata afferrò il bordo del tavolo con entrambe le mani e si sollevò, sedendosi sopra. I suoi stivali pendevano a mezz'aria senza toccare terra, mentre Christian teneva lo sguardo fisso sulle sue cosce. "Ti piace il mio porta-tulipani?" chiese Martina sorridendo, con voce appena sussurrata il cui tono sembrava tutto fuorché innocente. Ancora una volta Martina non aspettò e tantomeno ricevette risposta. Incrociò le gambe, facendo ruotare la caviglia sinistra in un movimento lento e sensuale. Christian fece un passo avanti, attratto come un marinaio al canto di una sirena. “L’ho notato che mi guardavi, sai?”, disse Martina. “Beh, sei molto carina… hai attirato la mia attenzione là fuori, lo ammetto”, replicò sinceramente Christian, sorridendole. "Ho camminato così tanto... per caso ti intendi anche di massaggi o solo di fiori? Questa ragazza carina farebbe di tutto per un massaggio ai piedi in questo momento, credimi”, chiese Martina facendo gli occhi più dolci che potesse fare. Christian si avvicinò a lei, posandole le mani sulle caviglie, un gesto che Martina trovò rassicurante. Il suono basso del sospiro della ragazza riecheggiò nel silenzio del magazzino; poi, con un movimento brusco, Martina divaricò le gambe di fronte a lui, come se stesse spalancando un paio di ali, esponendo il centro del suo desiderio di fronte a quell’uomo sconosciuto, coperto solo da un paio di striminzite mutandine che Martina, vista la piega che stava prendendo la giornata, si era ora decisamente pentita di aver scelto di indossare. Christian emise un suono gutturale, quasi un ringhio soffocato. Le sue mani scivolarono lungo gli stivali della ragazza, sentendo la durezza della pelle e la forma del polpaccio sotto di essi. "Ti darebbe fastidio se me li togliessi per un momento?”, disse Martina, mentre la sua eccitazione crescente cominciava a bagnarle le mutandine. “Ma figurati…”, replicò Christian con gli occhi di un bambino davanti a un regalo di Natale. "Ci pensi tu allora?”, gli chiese quindi Martina, con voce dolce. Christian non perse tempo. Afferrò lo stivale destro e con un movimento deciso lo sfilò facendo sbucare davanti a lui il piede della ragazza in tutto il suo splendore; ripeté quindi l'operazione con il sinistro, avendo cura di sfilare prima il tulipano e riposizionarlo nel cestino insieme agli altri fiori, lasciando Martina seduta sul tavolo con i piedi che dondolavano davanti a lui coperti solo dai collant. Iniziò quindi a massaggiarle i piedi con un movimento esperto, risalendo con i pollici lungo il dorso del piede, premendo con forza calcolata. Il tessuto sintetico dei collant creava un fruscio sottile, quasi elettrico, sotto la pressione costante delle sue dita. Martina portò la testa all'indietro, chiudendo gli occhi; la sensazione che le provocava il massaggio era un misto di sollievo fisico e tensione erotica. Aveva tremendamente voglia di portarsi una mano alla vagina e cominciare a masturbarsi davanti a lui, ma esitò, almeno per il momento. “Che dici… me ne intendo anche di massaggi?” chiese Christian, alzando lo sguardo su di lei; “non fermarti...”, rispose Martina ansimante, con un filo di voce. Le dita di Christian si insinuarono sotto l'arco plantare, lavorando in piccoli cerchi concentrici, rendendo ogni tocco più scivoloso e sensuale; esercitò una pressione più decisa sui talloni, poi risalì lentamente verso i polpacci. Le sue mani non erano delicate quanto piuttosto decise, quasi possessive. Martina sentiva ogni nervo del piede risvegliarsi; il calore delle mani di Christian sembrava attraversare le calze, fondendosi con la sua stessa temperatura corporea. "Adesso usali…" disse lei, spingendo un piede in avanti finché le punte delle dita non toccarono l'inguine dell'uomo mentre il rigonfiamento sotto il tessuto dei jeans di Christian era evidente ed innegabile. Martina premette con la pianta del piede all’altezza del cavallo dei pantaloni di Christian, sentendo la durezza del cazzo che spingeva lì sotto, poi sollevò il piede destro e lo poggiò a contatto con le labbra dell’uomo. "Usa i miei piedi…", chiese ancora Martina. Christian si slacciò i pantaloni con foga, facendoli scivolare giù insieme ai boxer. Il suo cazzo spuntò fuori eretto, pulsante, con la cappella lucida e già bagnata, pronta. Diede qualche rapida leccata alle dita del piede di Martina che ancora premeva sulle sue labbra, quindi le prese in mano entrami i piedi e li avvicinò al suo membro, avvolgendolo tra di essi, sentendo le piante calde e morbide che stringevano la sua asta rigida. Martina Iniziò a muoverli, su e giù con ritmo lento e delicato, mentre Christian ne accompagnava il movimento con le mani.
Il tessuto dei suoi collant scivolava contro la pelle sensibile del membro di Christian, creando un attrito incredibile. L'uomo gemette tirando la testa all'indietro, scostando le mani per aggrapparle ora ai bordi del tavolo, mentre Martina aumentava il ritmo con cui muoveva i piedi, tenendo fisso lo sguardo sul viso di Christian, contorto nel piacere, sentendosi potente, dominatrice. Stringeva le dita dei piedi sempre di più, massaggiandogli il glande, poi scivolava giù fino alla base, prestando particolare attenzione alle palle che premeva con il tallone. "Bravo, così…" lo incitava lei, con voce rotta dal desiderio; "scopami i piedi porco! Sporcameli…", proseguì a eccitarlo.
Christian muoveva i fianchi accompagnando i movimenti della ragazza, affondando il suo cazzo tra gli archi dei suoi piedi. Martina si portò finalmente una mano tra le gambe, infilandola prima nei collant e poi nel le mutandine in modo da potersi sfiorare la vagina, desiderando forse che fosse proprio la sua fica ad essere scopata in quel momento, ma godendo immensamente del gioco perverso a cui stava partecipando. Il ritmo accelerò sempre di più; i piedi di Martina divennero un movimento perpetuo, una macchina di piacere costruita per portare Christian sull'orlo dell’eccitazione. Quest’ultimo ansimava mentre il suo petto si sollevava e abbassava convulsamente; "Sto per venire", la avvisò, sentendosi giunto al culmine. "Sulla mia faccia," ordinò Martina, fermando i piedi e scivolando rapidamente giù dal tavolo. Si inginocchiò davanti a lui, tenendo lo sguardo fisso sulla cappella che aveva di fronte, senza smettere si accarezzarsi la fica bagnata; "sborra sulla mia faccia…", ribadì, con tono implorante. Christian non assecondò subito la richiesta della ragazza, deciso a divertirsi ancora un po’ con lei prima di venirle addosso. Dopo aver afferrato il membro con la mano destra ed aver ripreso a masturbarsi, avvicinò i testicoli al viso di Martina in modo che potesse infilarseli in bocca, leccandoli avidamente come se avesse a che fare con un gelato in una torrida giornata estiva. “Vedo che la sai usare bene quella lingua”, mormorò Christian, accortosi delle indubbie doti della ragazza; lasciata per un momento la presa dal suo membro, con un movimento deciso si voltò di schiena davanti a lei, flettendo leggermente le gambe, offrendole il retro del suo corpo. “Vediamo se la sai usare così bene anche sul mio culo, puttana“, le ordinò, voltando appena la testa per incrociare lo sguardo di lei. “Pensavi forse che il massaggio ai piedi fosse gratis?”, aggiunse, eccitato; “Hai detto tu che avresti fatto di tutto…è il momento di dimostrarlo”, concluse. Martina si sentì come se una scarica elettrica le stesse attraversando il corpo. Quell’insulto, del tutto inaspettato, quella pretesa così diretta, quel baratto carnale con uno sconosciuto, aveva ora portato la sua eccitazione ad un livello ancora superiore. Senza esitare ulteriormente, afferrò le natiche sode di Christian, allargandole con le dita, appoggiando dapprima il viso contro la pelle calda dell’uomo che odorava di sudore maschile; nonostante gli svariati profumi che aveva annusato quel giorno, questo le sembrava decisamente il migliore di tutti. Affondò quindi la lingua nell’ano di Christian, esplorandolo con leccate lente, profonde e circolari. Sentiva i muscoli di lui sussultare ad ogni tocco della sua lingua, mentre i gemiti di Christian riecheggiavano nel magazzino silenzioso, godendosi ogni istante di quella dedizione totale che Martina gli stava dimostrando. Martina non si risparmiò, continuando a leccare il buco del culo di Christian con un'avidità che mescolava sottomissione e sfida, finché lui, ormai nuovamente al limite dell’eccitazione, si voltò di nuovo verso di lei. Prima che Martina potesse dire anche solo una parola, Christian le afferrò con una mano i capelli dietro la nuca mentre con l’altra le tappò con decisione il naso, costringendola ad aprire la bocca per cercare aria. Senza lasciarle il tempo di abituarsi a questa nuova e inaspettata situazione, Christian iniziò a sbatterle il cazzo in bocca, colpendole il fondo della gola con colpi ritmici e decisi, mentre gli occhi di Martina si inumidivano sempre di più. Furono una decina di spinte, profonde, violente, che le mozzavano il fiato, mentre lui la teneva bloccata in quella morsa. Il suono del cazzo di Christian che batteva contro le labbra di Martina risuonava tra le pareti di lamiera del capannone. Quando finalmente Christian mollò la presa dal suo naso e lasciò andare la sua testa indietro, Martina tossì per diversi secondi, ma i suoi occhi lucidi brillavano di un'eccitazione febbrile. "Sborrami in faccia…", ribadì ancora una volta, esausta e ansimante dopo aver ripreso un minimo di fiato, sollevando nuovamente lo sguardo verso di lui, come se stesse esprimendo il suo ultimo desiderio davanti al genio della lampada. Christian si masturbò ancora per pochi secondi di fronte a lei finché, con un urlo strozzato, esplose venendole copiosamente sul volto, esaudendo in tutto e per tutto la richiesta di Martina. Il primo getto di sperma la colpì sulla guancia, caldo e denso. Il secondo le colpì il naso e la fronte, sporcandole i capelli. Martina chiuse gli occhi, sentendo il liquido caldo scivolarle sulla pelle, umido e appiccicoso, che le segnava il viso come un marchio di proprietà; marchiata e dominata, esattamente così si sentiva in quel momento. Rimase immobile, a bocca aperta, mentre Christian scrollava il cazzo sopra di lei, facendo in modo che nulla andasse sprecato e che anche le ultime gocce che sgorgavano dal suo membro potessero colpirle il viso, quindi concluse l’atto dapprima picchiettandole quattro o cinque volte la cappella sulla testa ed in ultimo strofinandogliela per qualche secondo sulla lingua. Il silenzio tornò a regnare nel magazzino, rotto solo dal loro respiro pesante. Martina chiuse gli occhi mentre lentamente cercava di riprendere fiato per poi riaprirli quando sentì qualcosa sfiorarle il viso. Christian teneva in mano un tulipano rosso, lo stesso tulipano che Martina aveva infilato nello stivale. Con delicatezza, l’uomo lo strofinò sul volto di Martina usandolo per pulire lo sperma dal suo viso, osservandone i petali assorbire il liquido bianco con il loro tessuto setoso; quando fu del tutto imbevuto di sperma, Christian riportò il tulipano all’altezza del naso di Martina. Lei lo prese in mano ed inspirò profondamente. L'odore misto del fiore dolce e del sesso salato, pungente, le riempì i polmoni. Un sorriso compiaciuto si diffuse sul suo viso sporco. “Comunque si, mi piace proprio il tuo porta-tulipani, davvero originale”, rispose sorridendo Christian volgendo lo sguardo verso lo stivale della ragazza, dando risposta alla domanda che Martina gli aveva fatto poco prima che l’eccitazione prendesse il sopravvento; sai, se non avessi piagnucolato così tanto per farti sborrare in faccia, probabilmente avrei sborrato qui dentro!”, aggiunse divertito prendendo lo stivale dal tavolo e porgendolo a Martina con un gesto quasi cavalleresco in modo che lei potesse farci ricadere di nuovo dentro il fiore. Martina rise prendendo lo stivale dalle mani di Christian, conscia del fatto che quest’ultimo non stava scherzando e che probabilmente lo avrebbe fatto davvero; “Sarà per la prossima volta!”, replicò divertita, sperando dentro di se che ci sarebbe stata per davvero una prossima volta.
"Dì pure in cassa che quel tulipano lo offro io!", aggiunse intento a risistemarsi boxer e pantaloni; “a proposito, rinfrescami la memoria… quali semi stavi cercando?”, aggiunse dopo essersi riallacciato la cintura dei pantaloni, come se nulla fosse accaduto. L'atmosfera nel capannone, fino a un istante prima satura di elettricità, sembrò cristallizzarsi in una sorta di normalità surreale. Martina, ancora inginocchiata e con il viso segnato dai resti di quel momento, avvertì il contrasto tra la pelle che tirava per lo sperma che si stava asciugando sul suo viso e il tono quasi professionale, seppur complice, di Christian; si alzò in piedi, sentendo le gambe leggermente tremanti. Recuperò il suo cestino e si infilò gli stivali senza togliere il tulipano, sentendone il gambo umido che tornava a solleticarle il polpaccio. "Credo di averli trovati”, rispose Martina, passandosi la punta della lingua sul labbro superiore, assaporando un'ultima traccia salata; si sistemò i capelli, cercando di ridare un ordine al suo caschetto, anche se lo sperma faceva sì che una ciocca ribelle le rimanesse appiccicata alla fronte; "Dubito però ne abbiate una confezione da portare a casa", aggiunse divertita. “Se vuoi te la preparo, ma di certo non riesco in questo momento”, rispose Christian, scoppiando in una risata genuina, mentre finiva di sistemarsi la camicia a quadri. “Anche in questo caso, sarà per la prossima volta!”, concluse Martina. “Comunque io sono Christian, piacere”, disse riavvicinatosi a lei, tendendole la mano. “Piacere, Martina”, replicò lei timidamente, stringendogliela. Il pensiero di avergli leccato il buco del culo prima ancora di avergli detto il suo nome fece improvvisamente capolino nella mente della ragazza facendo riemergere in lei un brivido di eccitazione mista a vergogna. "Sei un peperino, Martina, per non dire altro…”, disse Christian, sorridendole; “La tua amica fuori si starà chiedendo che fine hai fatto", aggiunse. Martina controllò l'ora sul proprio smartphone e si diresse verso un piccolo lavabo in metallo, nell'angolo del magazzino. Aprì l'acqua fredda e, con gesti rapidi, si sciacquò il viso, tamponandosi poi con dei tovaglioli di carta ruvidi trovati lì accanto. "Dille che i semi erano finiti, ma che il magazziniere è stato molto... molto esauriente nelle spiegazioni," disse Christian. Martina salutò Christian con un sorriso ed un cenno della mano; “Comunque sappi che non c’era bisogno di tapparmi il naso, il cazzo te lo avrei succhiato comunque, stronzo!”, disse ridendo dandogli un pugnetto sulla spalla. “Sai com’è… l’eccitazione del momento… è difficile controllarsi con una come te davanti”, disse Christian ridendo a sua volta, grattandosi i capelli dietro la nuca; “E sempre a proposito di eccitazione del momento… scusa se prima ti ho chiamata puttana”, concluse guardandola con un’aria quasi dolce, come stesse guardando la sua fidanzata. “Tranquillo… anzi, avresti dovuto dirmelo molte più volte”, replicò lei, con una prontezza di risposta di cui si stupì lei stessa.
Christian sorrise; “Sarà per la prossima volta, allora!”, concluse. Martina uscì dal capannone riemergendo nella luce accecante del sole di maggio. Il campo di tulipani era ancora lì, immobile e bellissimo, ma per lei tutto era cambiato. Marika era ancora seduta sulla panchina di fieno, intenta a consultare il proprio telefono; "Allora? Trovati?" chiese alzando lo sguardo e notando Martina che camminava verso di lei con un'aria esageratamente soddisfatta, quasi regale. "Finiti!" rispose Martina con un sorrisetto enigmatico, stringendo il manico del cestino. "...ma Christian, un ragazzo della cooperativa, mi ha regalato questo tulipano rosso. Dice che è una varietà speciale", concluse. Marika osservò il fiore che spuntava dallo stivale sinistro dell'amica; "È bellissimo Marty… sembra quasi... più lucido degli altri", disse. "Lo è, Marika. Lo è decisamente…" concluse Martina, incamminandosi verso la cassa con il passo di chi da quella giornata aveva già ottenuto più di quanto potesse mai desiderare, portando nello stivale un segreto visibile solo a chi sapeva cosa era davvero successo tra quei petali.

In collaborazione con un caro amico ;)
scritto il
2026-06-02
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