La vita di Patty Capitolo 6

di
genere
dominazione

Con mia grande sorpresa, mi appassionai rapidamente a questo sport. Mi ero
accorta che, in effetti, mio marito aveva ragione e, al termine dei primi
allenamenti, ero bagnata fradicia di sudore. Era un tipo di allenamento
completo, forse più della mia amata pallavolo. Il mio allenatore, Daniele, che era stato fino a qualche anno prima un ottimo atleta a livello nazionale, ci diceva che quello che facevamo era molto utile per tutto il corpo, a cominciare dal tronco, per passare poi agli arti inferiori e superiori, ma toccava anche i muscoli pettorali e addominali, proprio nel punto in cui ne avevo più bisogno, a causa di una pancetta veramente antiestetica che avevo messo in quegli anni, e che la cura dimagrante aveva a malapena scalfito. Un altro motivo per cui la kick-boxing era molto utile per noi donne era, secondo lui, per il rassodamento dei glutei. E ogni femmina è particolarmente sensibile quando si tocca la bellezza del proprio sedere, anche se, sotto quel punto di vista, non avevo subito particolari deterioramenti, e il sedere rimaneva senza dubbio il pezzo pregiato della mia collezione malgrado i troppi chili in eccesso.
Pochi giorni dopo aver iniziato ad allenarmi, un'altra telefonata di mia
cugina Alessandra risuonò in casa mia. Voleva vedermi il giorno seguente in quanto i lavori del suo nuovo negozio erano praticamente terminati, e la
prossima settimana ci sarebbe stata l'inaugurazione. Era ovvio che voleva
studiarmi, capire se le mie promesse erano state mantenute, e se fossi degna di
far parte del suo staff. Presi un giorno di tempo. Volevo quel lavoro per un
milione di motivi, e quindi volevo presentarmi a lei cercando di fare un'ottima
figura, soprattutto dal punto di vista estetico. Chiesi quindi a mio marito un
bel po' di soldi. Questo era uno dei tanti motivi per cui volevo un lavoro.
Marco non mi aveva mai fatto mancare niente, ma odiavo dover chiedere a lui il
denaro per ogni cosa di cui avevo bisogno. Del resto, lui era un ottimo
amministratore, e sicuramente era più bravo di me nel gestire i soldi, mentre a me capitava di lasciarmi prendere dall'euforia, ritrovandomi spesso a spendere più del necessario. Ma, se era vero che talvolta mi lasciavo prendere la mano nelle compere, era altrettanto vero che sapevo vivere tranquillamente con i soldi che quotidianamente mi dava mio marito, senza lamentarmi eccessivamente, sapendo benissimo che le priorità per le spese erano sempre e comunque per le bambine.
Insomma, se avevo dei soldi li spendevo, se non li avevo in tasca ne facevo a
meno. E comunque, ogni volta che chiedevo del denaro a Marco, ovviamente nei
limiti consentiti dal nostro tenore di vita, lui non si tirava mai indietro.
Era un uomo molto generoso con le tre donne della sua famiglia, e non avrei mai
potuto rimproverarlo di niente sotto quel punto di vista. E anche quella volta, quando gli dissi che volevo qualcosa di molto carino per far bella figura nei confronti di mia cugina, non si tirò indietro e sborsò una cifra addirittura superiore a quella richiesta.
“Ma che ci faccio con tutti questi?” gli feci notare infatti alla vista di tutti quei soldi.
“Ogni inizio di attività ha bisogno di un investimento. Consideralo come tale, necessario per ottenere il lavoro. Ma, soprattutto, fai vedere a tua cugina di che pasta sei fatta. Fatti bella e poi festeggiamo insieme il tuo nuovo lavoro", mi disse. Naturalmente il mio primo pensiero, in quel momento, fu che ero stata veramente fortunata a sposare un uomo simile, e che non dovevo sentirmi appagata per i progressi che avevo fatto fisicamente, ma dovevo impegnarmi ancora di più per meritarmi il mio uomo.
Il giorno dopo andai a comperarmi l'abito che avrei indossato, un cappotto, un
bel paio di scarpe con il tacco piuttosto alto, cosa che evitavo di indossare
quando uscivo con Marco sempre per il solito problema della mia altezza superiore alla sua, un paio di calze nuove, e infine presi appuntamento con il mio parrucchiere per il giorno seguente.
L'indomani infatti, mi svegliai molto presto. Feci le solite cose, a cominciare dalla pulizia della casa, poi aspettai che Marco scendesse per andare a lavorare, per vestirmi. Non volevo che mi vedesse. Se tutto fosse andato per il verso giusto, mi avrebbe vista la sera. Indossai l'abito che avevo comprato il giorno precedente. Era delizioso e mi stava veramente bene. Si trattava di un vestito che mi arrivava al ginocchio, leggermente arricciato in vita, rosso come il fuoco, a cui avevo abbinato un foulard di seta di gran marca che mi aveva regalato mia madre l'anno precedente, che aveva proprio delle chiazze dello stesso colore del vestito. Le scarpe erano ovviamente rosse anch'esse, mentre il cappottino era nero, con una cinta in vita. Si, mi piacevo. Dopo diversi anni passati a non guardarmi neanche allo specchio, per timore di quello che avrei potuto vedere, riuscivo quasi a intravvedere la Patty di un tempo. Certo, i chili di troppo erano ancora tanti, e quindi le mie forme erano ancora troppo generose ma, vestita così, potevo considerarmi senz'altro più che passabile.
Ma l'abito e gli accessori non mi bastavano ancora. Accompagnai le bambine a
scuola e poi andai dal mio parrucchiere di fiducia. Non avevo idea di come
volessi farmi i capelli, ma volevo cambiare. Li avevo portato fino ad allora
in modo troppo fanciullesco: lunghi e sciolti, lievemente ondulati come erano sempre stati, e sempre del mio colore naturale. Non avevo neanche bisogno di stirarli perché davano un piacevole effetto bagnato che avevo sempre gradito. I capelli erano sempre stati una mia mania, ed era forse l’unica cosa che avevo continuato a curare anche in quegli anni di grassezza. Li spazzolavo e li curavo con degli shampoo delicati che compravo in farmacia. A volte, soprattutto d’estate, li fermavo con un semplice ferma coda, formando appunto una coda bassa, oppure con deliziosi fermagli per capelli. Ne avevo di tutti i tipi, da quelli costosissimi in osso a quelli che compravo sulle bancarelle di poco valore, ma comunque molto sfiziosi come, ad esempio, quello con gli strass che portavo in quel momento. Anche con le mie bambine avevo la stessa mania, e stavo ore a spazzolare i loro capelli, oppure a formare deliziose treccine che loro, molto femminili nei loro modi e nei loro gusti, adoravano. Complessivamente, malgrado il mio grasso in eccesso, questo look riusciva addirittura a darmi qualche anno in meno di quelli che avevo. Era abbastanza strano il fatto che dimostrassi meno dei miei anni. Quando ero più giovane, quando cioè avevo 15 o 16 anni, ne dimostravo più di venti, e mi piaceva truccarmi come una donna matura, adesso che invece ne avevo quasi 27 non mi truccavo quasi mai, e non dimostravo appunto la mia vera età. Ad ogni modo, entrai nel locale e, vista l'ora, ero l'unica cliente.
"Come al solito, Patty? Una spuntatina e una messa in piega?" mi chiese Mario, il parrucchiere, gay come vuole la tradizione, e simpaticissimo, dopo avermi fatta sedere sulla poltrona.
“No, stavolta no. Stavolta ho intenzione di cambiare. Pensaci tu. Dai vita al tuo estro e fammi diventare un’altra. Mi fido di te."
“Con quel bel visetto che ti ritrovi, sarà un piacere per me, tesoro.”
Mario si mise all'opera e iniziò a tagliare i miei lunghissimi capelli.
Quasi mi veniva da piangere. Erano anni che non li tagliavo, dandogli soltanto
regolari spuntate. Ma mi fidavo, e non dissi niente. Poi passò al colore. Alla
fine quasi non mi riconoscevo. Mi aveva fatto un caschetto biondo, più esattamente un carré con tanto di frangetta, talmente corto che i capelli neanche toccavano le spalle. La prima impressione davanti allo specchio fu quasi devastante e chiusi gli occhi spaventata, ma poi, quando li riaprii e mi guardai attentamente e con il giusto senso critico, mi tranquillizzai. Certo, dovevo abituarmi a un taglio del genere, ma non era niente male. Era senz'altro un
look più aggressivo, meno da bambinona, quasi da donna in carriera. Mi feci anche truccare, neanche dovessi andare a qualche festa, ma alla fine ero addirittura pienamente soddisfatta, quasi presagendo ciò che poi sarebbe accaduto. La nuova Patty era pronta a scendere in campo. Alessandra, a noi due.

L'appuntamento era presso lo stesso bar dell'altra volta, e quella volta fui io a entrare in anticipo. Se la volta scorsa avevo trovato un pizzico di imbarazzo nel confrontare il mio abbigliamento con quello delle altre donne, stavolta mi resi conto immediatamente di trovarmi a mio agio. Dopo neanche cinque minuti arrivò mia cugina che si guardò intorno senza accorgersi della mia presenza. Possibile che fossi cambiata così tanto? Dovetti alzarmi per farmi notare e, quando Alessandra lo fece, scorsi subito sulla sua faccia la meraviglia. Ora dovevo scoprire se si trattava di meraviglia positiva o negativa. Lei si avvicinò, mi scrutò attentamente e poi esclamò:
"Patty, ma che hai fatto? Dio, come sei cambiata."
"In bene o in male?" chiesi speranzosa.
“In bene, anzi in benissimo. Stai un incanto."
Sorrisi e strinsi i pugni in segno di vittoria, proprio come facevo quando realizzavo un punto a pallavolo, magari dopo una mia bella schiacciata. Era fatta, ma feci la modesta.
"Grazie, ma sto solo all'inizio. Devo dimagrire ancora parecchio."
"Probabilmente sì, ma hai fatto dei passi da gigante. Rispetto a quando ci
siamo viste l'ultima volta sembri un'altra persona."
"Insomma, lo merito o no il lavoro?"
Lei mi guardò e sorrise. "E dopo quello che hai fatto, come farei a negartelo?"

Avevo dunque un nuovo lavoro, anzi, il mio primo lavoro, e la mia gioia era
irrefrenabile. Ordinammo due caffè e parlammo anche dello stipendio.
Considerando che avrei lavorato solo sei ore al giorno, era veramente buono,
più di quanto mi sarei aspettata. Alessandra mi diede appuntamento per la
prossima settimana, per il giorno dell'inaugurazione, e se ne andò, attesa
dai suoi molteplici impegni. Io rimasi alcuni minuti a crogiolarmi all'idea del nuovo lavoro, e a tutto quello che ci avrei potuto fare con quei soldi in più,
quindi mi alzai per andarmene anch'io. Mentre camminavo per uscire dal bar, un
paio di uomini seguirono con lo sguardo il mio passaggio. Quanto tempo era che
non provavo una sensazione simile? Avevo dimenticato quanto fosse piacevole, e
accentuai maggiormente il mio ancheggiamento. Mi voltai e i due erano ancora
intenti a guardarmi il sedere. Sorrisi e poi mi dileguai, felice e soddisfatta. Quando dopo salii in macchina però, provai quasi un senso di colpa per il piacere provato quando quei due mi ammiravano. Ma in fondo, che c'era di male? Ero una moglie, è vero, ma ero anche una giovane donna, sensibile, come tutte le femmine, all'adulazione e ai complimenti. E quegli sguardi altro non erano che complimenti silenziosi e ammiccanti. Ma qualcosa mi si era smosso dentro, e decisi che dovevo preparare una serata speciale per mio marito, quasi per farmi perdonare il piacere provato con quegli sguardi. Per prima cosa gli telefonai, avvertendolo che ero riuscita a ottenere il mio primo impiego, ma gli dissi anche di farsi una passeggiata dopo il lavoro, e di non tornare a casa prima delle venti perché volevo fargli una sorpresa. Più che una sorpresa, avevo in mente di sedurlo. Sentivo il bisogno di trascorrere una serata diversa con lui. Ero stanca, ma lo era probabilmente anche lui, di fare l'amore nei ritagli di tempo, dopo che le bambine si erano addormentate, dopo il film o la partita in televisione, quando i nostri occhi si chiudevano per il sonno, ed eravamo pronti più per dormire che per fare sesso. Dovevamo riappropriarci della nostra sensualità, e siccome non ce lo vedevo proprio mio marito con i boxer tigrati pronto a fare Tarzan, dovevo essere io a smuovere le acque. La cosa strana era che in dieci anni che stavamo insieme io non avevo mai preso l'iniziativa con lui. Al limite potevo fargli capire che ero disponibile, facendogli il classico piedino dentro il letto, ma in realtà io non avevo mai un vero e proprio desiderio sessuale, prima di iniziare. Il desiderio mi veniva semmai dopo, appena si cominciava con i preliminari, con il contatto, baciandoci, vedendo e sentendo la sua eccitazione. E, naturalmente, più forte era la sua eccitazione, e maggiore era la mia. Quindi, si ritornava al punto di partenza, al motivo perché io avevo voluto questo cambiamento che era ancora in corso, al di là del lavoro ottenuto. Perché Marco, come probabilmente molti altri uomini, aveva bisogno di stimoli, visivi e non, e io non gliene davo di decenti. Con il risultato che lui non si eccitava o si eccitava moderatamente e, di conseguenza, il desiderio crollava anche in me. Con questa tacita ammissione di colpa, preparai la serata. Dopo aver preso le bambine a scuola le portai di nuovo dai miei, con loro grande felicità, visto che adoravano le loro nipotine, quindi mi diedi da fare per preparare una cena super. Comprai i cibi che piacevano a Marco e mi misi ai fornelli. Avevo imparato a essere una buona cuoca, e non mi faceva difetto la fantasia. Forse proprio per questo mi ero ingrassata in quella maniera. Poco prima delle venti era tutto pronto. Mi rimisi il mio abitino rosso, che per cucinare avevo tolto per non sporcarlo e per non impregnarlo di odori, mi truccai di nuovo, e infine dovetti attendere solo qualche minuto, fino a quando non sentii la chiave girare nella serratura.
"Amore, sono in camera da pranzo", urlai a mio marito. Mi ero seduta con fare
malizioso sulla poltrona, accavallando le gambe, e la faccia che fece quando mi
vide fu veramente buffa, facendomi immediatamente comprendere di aver raggiunto il mio scopo.
Mi alzai dalla poltrona e mi misi di fronte a lui. Con i tacchi alti la differenza di statura tra di noi era veramente notevole, e mi sentii un po’ in colpa per aver messo quelle décolleté. Erano però necessarie per il completamento del mio look.
"Allora, tesoro, che ne dici? Ti piace il mio cambiamento?"
"Eccome!" fece, accompagnando la parola con movimenti della bocca molto
significativi. "Stai veramente bene con i capelli tagliati in questo modo. E
anche questo vestitino ti sta un amore. E sei così alta. Mi metti quasi in
soggezione."
Accidenti alla mia altezza. Come avevo immaginato, lo stavo mettendo in difficoltà, e credevo di correre il rischio di poter rovinare tutto.
"Le scarpe me le posso anche togliere", dissi sinceramente. In fondo ero stata una vita senza mettermi i tacchi, e non avrei avuto alcun problema a continuare a mettermi calzature basse. Oh, certo, mi piacevano. A quale donna non piacciono i tacchi alti in certe occasioni? Ma non avevo certo intenzione di far passare mio marito per un nanetto solo per soddisfare la mia vanità.
"No, no, ti prego. Mi piacciono da morire le donne alte. Lasciatele, per
favore", rispose invece Marco contro ogni mia previsione. Non conoscevo questo lato del suo gusto in fatto di donne. Forse questo era uno dei motivi per cui le ero piaciuta così tanto quando ci conoscemmo. Tanto meglio. Al contrario, a me non erano mai piaciuti gli spilungoni, ora che ci pensavo. Poco male. Marco infatti, raggiungeva a malapena il metro e settantacinque, ma era perfettamente proporzionato. E, stranamente, non mi dava più alcun fastidio essere più alta di lui, adesso che sapevo che la cosa non gli provocava problemi psicologici.
Ci baciammo. Non so da quanto tempo non ci baciavamo così con passione e mi staccai malvolentieri da lui.
"Ora mangiamo, altrimenti si raffredda tutto. Poi, vedremo..." dissi in
tono malizioso. Cominciammo a mangiare, in effetti, ma con un'atmosfera
surreale. Ogni tanto ci imboccavamo a vicenda, ricopiando stupidamente ma
sensualmente scene viste al cinema, e quando le portate terminarono, mi misi a
cavalcioni sopra di lui.
"Ora ti va il dolce?" gli chiesi, cercando in me tutta la femminilità e la
sensualità di cui ero capace.
"E che cosa hai preparato come dolce?" mi chiese, la voce roca per l’eccitazione che stava provando e che, in quella situazione, percepivo perfettamente e con immenso piacere.
"Me stessa", risposi poggiando le mie labbra su di lui. Avevo provato questo momento nella mia mente per ore, e i risultati mi lasciarono ampiamente soddisfatta. Percepivo distintamente la sua erezione aumentare ancora e, di conseguenza, il mio desiderio che cresceva. Sì, decisamente mio marito sembrava apprezzare molto il dolce che gli avevo preparato. Dopo esserci baciati a lungo, mi fece alzare, per poi sparecchiare il tavolo e farmi mettere sul bordo dello stesso, quindi si tolse i pantaloni e, alzandomi il vestito, tolse le mie mutandine, prendendomi proprio in quella maniera, io sul tavolo e lui in piedi. C’era qualcosa di strano tra di noi. Qualcosa di eccitante come forse non c’era mai stato in precedenza, nemmeno quando facevamo l’amore da ragazzi. Il mio piacere non era mai stato così intenso. Appena lo sentii dentro di me, ebbi il primo orgasmo, a dimostrazione di quanto desiderassi fare sesso. E ne ebbi un altro, forse ancora più intenso, proprio nel momento in cui se ne stava per venire, aumentando così il piacere grazie ai suoi movimenti incontrollati, e al pene che era diventato enorme dentro di me.
Malgrado il piacere provato, non ci fermammo lì. Volevo una serata di fuoco, non tanto per il sesso in sé stesso, ma per la soddisfazione di piacere a mio marito, e per ripagarlo della pazienza che aveva avuto nell’accettarmi anche quando ero diventata orrenda. Ovvio poi che trovavo il sesso, soprattutto se fatto in quel modo, molto soddisfacente, ma lo consideravo solo la giusta e inevitabile conclusione del mio processo di seduzione, e soprattutto dell’amore che provavo per lui. Ci spostammo in camera da letto per proseguire il nostro amplesso. Malgrado l’eiaculazione appena avuta, non ci misi molto a eccitare nuovamente mio marito. Dopo una decina di minuti, il tempo di fumare una sigaretta, mi bastò mettermi sopra di lui e baciarlo con passione e lo risentii nuovamente duro, con mia grande soddisfazione. Mi capovolse e si mise lui sopra di me, penetrandomi nuovamente, quella volta pure con un po’ di rudezza che gradii particolarmente. Il suo membro era incredibilmente duro dentro di me, forse come non lo avevo mai sentito. Nemmeno prima di sposarci. C’era qualcosa in quella situazione che lo aveva eccitato come non mai. Forse si trattava della mia seduzione alla quale non era abituato. E se lui aveva quell’erezione fuori dal consueto, io ne traevo dei benefici straordinari.
Ebbi altri orgasmi, a testimonianza di quanto fossi presa da quella situazione che avevo creato io stessa, mentre Marco ormai era allo stremo. Non riusciva più a resistere e venne in modo portentoso, con diversi sussulti, mentre io assaporavo il piacere di inglobare dentro di me tutto quel piacere. Rimanemmo in quella posizione, con lui sopra di me, e col suo pene che iniziava a scivolare fuori dalla mia vagina. E quasi mi dispiaceva. Strano perché per me il sesso non era mai stato una priorità assoluta. Il sesso era finito, ma non le coccole e i baci che continuavano a susseguirsi. Quando si tolse da quella posizione restammo per un bel po' una tra le braccia dell'altro. Quando mi alzai dal letto prima di lavarmi, mi guardai allo specchio della nostra camera. Ero veramente soddisfatta dei progressi ottenuti in così poco tempo. Solo in quel giorno, grazie alla dieta, avevo ottenuto un lavoro, mi ero risentita, se non bella, almeno piacente, e avevo fatto l'amore con mio marito in maniera sensuale e appagante come non mai. Non male. Ma io volevo che fosse solo l'inizio. Potevo forse considerarmi solo una stupida romantica, ma io ero sicura che, se ci avessi messo impegno e buona volontà, proprio come avevo fatto quella sera, avrei potuto avere una vita matrimoniale perfetta, come ci si immagina che debba essere prima di sposarsi e prima di fare i conti con la dura realtà del matrimonio. Io però ero certa di averlo capito in tempo e di essere corsa ai ripari. Non sapevo allora che il mio futuro mi avrebbe riservato una vita di gran lunga diversa da quella che agognavo in quel preciso momento, mentre mi infilavo di nuovo sotto le coperte abbracciandomi a Marco e addormentandomi sul suo petto, proprio come ogni donna innamorata desidera.

Continua...
scritto il
2026-04-26
9 4
visite
1
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La vita di Patty Capitolo 5

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.