La vita di Patty Capitolo 1

di
genere
dominazione

Prefazione.
Questo che vi voglio proporre è uno dei più famosi racconti erotici BDSM che siano circolati in rete e risale a una decina di anni fa. Anzi, più che un racconto si tratta di un vero e proprio libro postato sull’ormai defunto sito The valkyrie. Non sono io l’autore ma lo è la Patty del titolo. Perché lo posto io, allora? Perché un paio d’anni dopo scrissi all’autrice, visto che usava inserire il suo indirizzo mail alla fine di ogni episodio, chiedendole il permesso di postarlo sui forum BDSM che io frequentavo. Ero convinto che ormai quell’indirizzo fosse in disuso, e invece la signora mi rispose dandomi il permesso di postarlo dove avessi voluto. Come ho detto prima, si tratta di un vero e proprio libro, lunghissimo e denso di avventure che riguardano la vita privata dell’autrice, con tanti momenti di introspezione e diverse scene erotiche che, secondo me, sono le più belle che abbia mai letto. Quindi, prima che vi immergiate nella lettura, tenete in considerazione che non si tratta di un raccontino. Un’ultima raccomandazione. Se volete mettere un voto a questa storia, fatelo, è nel vostro diritto, ma non gli date un brutto voto solo per antipatia nei miei confronti o perché ha raggiunto un posto in classifica e volete farlo scendere. Lo dico solo perché non l’ho scritto io. Questa storia non merita un brutto voto ad cazzum. Grazie a chi lo leggerà e un grazie anticipato e doppio a chi lo commenterà. Prometto di rispondere a tutti.

La vita di Patty
Capitolo 1

Era una fredda serata di Gennaio del 1997 quando il telefono squillò insistentemente nella mia casa, e quando mio marito mi passò la cornetta dicendomi che c’era qualcuno che desiderava parlare con me. Una telefonata, un gesto che ognuno di noi compie diverse volte nell’arco di una giornata, con emozioni diverse ogni volta. C’è lo squillo che attendi da una vita, c’è quello che invece ti preannuncia cattive notizie, lo squillo dello scocciatore che vorrebbe parlare per ore. Per me quello fu uno squillo inaspettato, con una persona che non vedevo da anni, e che terminò in modo del tutto innocente. In quel momento non potevo avere idea che, rispondendo a quella chiamata, tutto sarebbe cambiato. Mi viene in mente una vecchia pubblicità, quella che sosteneva che una telefonata può riuscire, in alcune situazioni, a salvare una vita. La telefonata che ricevetti io, non ebbe certo questo potere, e non salvò la mia vita né quella di chiunque altro, ma riuscì sicuramente a cambiare quella di molte persone, a cominciare naturalmente dalla mia. Lo fece in modo drastico, riuscendo addirittura a stravolgermela completamente, fino a farmi diventare un'altra donna, completamente diversa rispetto a ciò che ero stata fino a quel momento. Non tutto mutò improvvisamente. I cambiamenti furono lenti ma inesorabili, e vorrei parlare di questi mutamenti come se stessi scrivendo un diario, o come se davanti a me, invece dello schermo del mio computer, ci fosse qualcuno di cui potermi fidare completamente, magari delle amiche disposte ad ascoltarmi senza farmi domande, senza giudicarmi, pronte a sentire i particolari che hanno caratterizzato la mia vita, una vita double-face, una vita che ha messo a nudo la mia vera anima.
Dunque, in carrozza che il treno sta per partire. Ma, prima che il capostazione
fischi, e quindi prima di cominciare la storia vera e propria, è giusto che io
racconti com'era la mia vita nel preciso istante in cui ricevetti quella benedetta telefonata avvenuta quella sera del 97. Il mio nome è Patty, così almeno mi hanno sempre chiamata tutti coloro che mi conoscono, e se vi doveste rivolgere a me chiamandomi Patrizia, il mio nome di battesimo, probabilmente neanche vi risponderei, in quanto è un nome che non ho mai usato e che non mi appartiene, tranne che ovviamente sui documenti. Avevo ventisei anni e mezzo allora ma, malgrado l'ancor giovane età, ero già sposata da sei anni e mezzo, e avevo due splendide bambine, di sei anni la primogenita e di quattro e mezzo la piccolina. Piuttosto precoce, direi. E poi, a completare la mia bellissima famiglia, c'era mio marito Marco, l'amore della mia vita, il solo e unico uomo che mi avesse mai fatto girare la testa.
Era stato amore a prima vista per me. L'avevo conosciuto poco meno di dieci anni prima quando, portata da un'amica comune, ero entrata a far parte del suo gruppo, la comitiva, come veniva chiamata a quell'epoca. E a questo punto, occorre fare un ulteriore passo indietro di circa dieci anni, fino ad arrivare alla fine di Settembre del 1987, in pieno periodo yuppie, quando la sottoscritta irruppe come un uragano in quella combriccola di bravi ragazzi. Il gruppo era piuttosto folto, ed era composto da una ventina di ragazzi, divisi più o meno a metà tra maschi e femmine, e io, con i miei diciassette anni, ero una delle più piccoline di quel gruppo. Devo dire che Marco mi colpì immediatamente, forse addirittura dal primo giorno. Quale fu l’esatto motivo del mio colpo di fulmine rimane invece un mistero. Sgombriamo subito gli equivoci e chiariamo che Marco era considerato molto carino, e mi accorsi subito che aveva un certo seguito tra alcune delle ragazze che facevano parte della comitiva. Lui era infatti ben strutturato fisicamente, con due belle spalle, un viso decisamente maschio, due occhioni neri stupendi e capelli corti ricci e nerissimi. Avrebbe potuto essere definito un ragazzo di stampo mediorientale, con un fascino molto particolare. Forse l'unico handicap che io avevo preso in considerazione era la sua altezza. Non che fosse basso, ma avendo alcuni centimetri meno di me, la nostra sarebbe potuta risultare una coppia stonata. In quel gruppo, invece, c'erano almeno tre o quattro ragazzi che erano invece decisamente notevoli anche dal punto fisico, ai quali sembravo essere tutt’altro che indifferente, e che forse erano anche più adatti fisicamente per me, ma che invece ai miei occhi, per qualche misterioso motivo, passarono completamente inosservati. Quali furono allora i motivi che mi fecero prendere quella cotta pazzesca? Un insieme di cose. Intanto il suo modo di fare. Lo vedevo così sicuro di sé stesso, così capace, così autorevole all'interno del gruppo, che mi fece subito effetto. Da non trascurare poi la sua intelligenza. Frequentava il secondo anno di università, era brillante, estroverso e simpatico, ma anche dolce e rassicurante, quando e se ce n'era bisogno. Insomma, se qualcuno aveva bisogno di un consiglio o di qualche aiuto si rivolgeva a Marco, e lui era sempre disponibile. Decisi pertanto che doveva essere mio. Credevo che l'operazione "rimorchio di Marco" sarebbe stata piuttosto agevole. Eh sì, perché quello che ancora non ho accennato è che la Patty, cioè la sottoscritta, era considerata una ragazza molto bella. Naturalmente la mia considerazione non si basava solo su quello che mi rimandava lo specchio, che comunque mi piaceva notevolmente, ma soprattutto sull'effetto che facevo ai maschietti e, in ogni caso, su tutto quello che sentivo dire su di me. Ero considerata la più bella della mia classe, la mitica quarta C del liceo scientifico, e una delle più fighe, se non la prima in assoluto, dell'intero istituto. Per qualunque ragazzo, uscire con me, anche solo per avere l’onore di offrirmi un gelato, significava aver dato una svolta alla propria vita. Anche all'interno del mio nuovo gruppo m'imposi subito come la più desiderata tra le ragazze, scatenando in alcune di loro la classica invidia femminile. In effetti, ero davvero molto carina. Il mio viso era un ovale delizioso, con un bel taglio degli occhi, una bocca molto ben delineata, e possedevo lunghi capelli ondulati, di un bel color castano molto chiaro tendente quasi al biondo, che portavo quasi fino all’altezza del sedere. Ma era il corpo la parte più preziosa di me. Tanto per cominciare l'altezza, che era anche il mio pregio più evidente, visto che staccavo tutte le altre ragazze di diversi centimetri. Misuravo ben 179 centimetri, che io arrotondavo sempre a un metro e ottanta, con un bello stacco di gambe e un delizioso culetto che, mi assicuravano, era la parte più sensuale della mia persona. Ero magra ma non scheletrica, con le curve al posto giusto, e se proprio avessi dovuto rimproverare qualcosa al buon Dio, forse lo avrei potuto fare solo sul mio seno che era ancora piuttosto scarso. Portavo infatti una seconda di reggiseno che neanche riempivo completamente. A questo inconveniente provvide poi la mia gravidanza, ma questa è un'altra storia che vedremo più avanti. Eravamo rimasti dunque al momento in cui io decisi di conquistare Marco subito dopo averlo conosciuto. Tutto facile pensavo. Mi basterà sbattere le ciglia e quello cadrà ai miei piedi come una pera cotta, come mi era accaduto per i ragazzi avuti in precedenza. Macché. Marco sembrava insensibile al mio fascino, e a me sembrava di essere diventata improvvisamente del tutto trasparente. Nella mia testolina di teen-ager iniziarono a formarsi strane idee. Ma come, la maggior parte dei ragazzi farebbe i salti mortali per mettersi insieme a me, e questo non mi si fila per niente. Ma non mi arresi. A quel punto era diventata una questione di principio per me. E’ vero che quando mi avvicinavo a lui il mio cuore partiva in quarta, ma sicuramente non potevo considerarmi innamorata veramente. Si trattava più che altro di una cotta adolescenziale, e siccome ero, e lo sono tuttora, di una testardaggine unica, decisi di partire all'attacco. Dovevo sedurlo. All'epoca, il mio abbigliamento era molto semplice e uniformato a quello delle altre mie coetanee. D’estate ero abituata ad indossare quasi esclusivamente canotte di ogni genere, e adoravo mettermi in shorts per valorizzare le mie gambe chilometriche, mentre d’inverno i jeans di tutti i tipi erano la mia divisa d’ordinanza, da quelli super aderenti che fasciavano il mio corpo in modo sensuale, a quelli invece di due taglie superiori. Ci abbinavo abitualmente delle felpe oppure dei maglioni di lana grossa, anche quelli preferibilmente di taglia superiore alla mia. Ma il sabato sera no. Quella era la serata dedicata alla discoteca, e tutte noi ragazze osavamo qualcosa di più audace. Mi era sembrato di aver notato negli occhi di Marco un lampo d'interesse un sabato sera, quando mi ero messa una mini piuttosto corta, e decisi di replicare il look anche negli altri giorni. Fallimento. La maggior parte dei ragazzi sgranava gli occhi, ricevevo complimenti in qualche caso anche piuttosto pesanti, ma Marco alzò il sopracciglio e poi guardò da un'altra parte. Provai col look sportivo, presentandomi con la tuta della mia società sportiva di pallavolo, sport che ormai era molto più di un passatempo per me, e che mi vedeva come una vera e propria promessa a livello giovanile, ma anche in questo caso fallii miseramente. Decisi quindi di prendere io stessa l’iniziativa, chiedendogli persino se mi veniva a vedere durante le mie partite di pallavolo, sperando di affascinarlo con i miei pantaloncini aderenti e le mie lunghe gambe d’atleta. Mi rispose che alla stessa ora lui giocava a calcio. Che iella! Provai quindi ad interessarmi ai discorsi che faceva con gli altri maschi. M'informai anche di politica, della quale fino a quel momento non me ne era mai fregato niente, e che invece era una sua passione anche all'interno dell'università. Purtroppo, proprio dopo essermi informata sulla situazione politica ed economica italiana, con mia grande fatica, Marco si assentò dal gruppo per una ventina di giorni per via di un esame molto importante.
Ritornò dopo il suo solito trenta, felice come una pasqua. Ma fu proprio dopo
quell'esame che accadde il miracolo. C'era l'abitudine che, al momento di
ritornare a casa, i ragazzi si facevano carico a turno di accompagnare noi
ragazze per non mandarci da sole. Ognuno di loro ne caricava in macchina tre o quattro e faceva il giro, recapitandoci a disposizione come se fossimo dei pacchi postali. Un delizioso modo per sentirsi cavalieri a disposizione delle dame. Del resto, abitavamo quasi tutti relativamente vicino. A me era capitato già un paio di volte di essere accompagnata da Marco, ma ero sempre stata lasciata per prima, o comunque mai per ultima. Quella sera invece andò diversamente. Mi ricordo perfettamente persino l'itinerario. Per prima fu scaricata Maddalena, poi Elena e quindi toccò a Rosa, la mia rivale, un'altra che aveva la cotta per Marco. Mi ricordo ancora i tentativi che fece per cercare di rimanere per ultima, e per poter avere via libera con lui, e lo sguardo che mi diede quando, malvolentieri, fu costretta a scendere dall’auto. Credo che in quel momento Rosa avesse capito che per lei era finita ogni speranza. Dunque, eravamo rimasti solo noi due, e quella era un’occasione che non potevo perdere assolutamente. Per tutto il tragitto che da casa di Rosa portava a casa mia, pensai a quale comportamento tenere. Che dovevo fare? Buttarmi addosso a lui oppure cercare il dialogo? Scelsi una terza soluzione, quella che mi aveva insegnato una mia cugina più grande. "Tu non ne hai bisogno, Patty, carina come sei, ma ricordati che se volessi conquistare un uomo, la migliore arma è sempre la lacrima. Non esiste maschio al mondo capace di restare insensibile di fronte a una bella ragazza che piange". E così feci la scena madre, roba da Actor's Studio. Al momento dei saluti aprii la porta della macchina e feci finta di scendere, ma poi la richiusi violentemente, con le prime lacrime che cominciavano a scendere dal mio volto.
"Si può sapere che t'ho fatto? Mi spieghi perché ce l'hai con me?" gli domandai a bruciapelo.
Marco fece una faccia strana. Era evidente che cadeva dalle nuvole. "Io ce l'ho con te? Ma che stai dicendo? Non vedo per quale motivo dovrei avercela con te", mi rispose senza comprendere.
"E allora perché non t'interessi mai a me? Sembra che tu faccia di tutto per evitarmi e per non rimanere mai da solo con me. Non ti piaccio proprio? O forse
ti faccio addirittura schifo?" Credo che solo in quel preciso istante Marco avesse finalmente capito cosa volevo. Si avvicinò a me e con la sua mano cercò di asciugarmi le lacrime che ormai mi scendevano copiose, completamente immedesimata nella scena che stavo recitando.
"Tu farmi schifo? Ma che stai dicendo? Sei bellissima invece. La più bella
di tutto il gruppo. No, anzi, la più bella ragazza che abbia mai incontrato."
Mi avvicinai ancor di più vicino a lui, con movenze studiate allo specchio
per settimane.
"Allora, un po' ti piaccio?"
"Mi piaci tantissimo. E’ proprio per questo non avevo il coraggio di avvicinarmi a te. Credevo che ti interessassero altri ragazzi. Io ti consideravo irraggiungibile per uno come me."
Oh, che dolce, pensai in quel momento. E che gioia! Mi vede bellissima. Allungai il collo, protendendo la mia bocca a pochi centimetri dalla sua. "E invece non sono affatto irraggiungibile per te, Marco. Se tu vuoi, naturalmente", sussurrai maliziosamente.
Voleva, eccome. Mentre avevamo come sottofondo una vecchia canzone di Claudio Baglioni, ci baciammo per la prima volta. Più romantico di così. Avevo finalmente avuto quello che volevo, e quella sera tornai a casa assaporando per la prima volta in vita mia la sensazione della felicità vera.

scritto il
2026-04-15
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