Terapia cuckold - capitolo 8
di
Raiders
genere
corna
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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca entrò in casa con il peso della seduta con Sofia ancora addosso. Le domande di lei gli rimbombavano nella testa come un’eco che non voleva spegnersi: «Vorresti assistere un giorno?», «Come vorresti essere trattato?», «Qual è la cosa più umiliante che potrebbero chiederti di fare?».
Non aveva più scuse. Sofia gli aveva dato un compito preciso, elegante nella sua crudeltà: chiedere a Giulia di raccontargli, mentre facevano l’amore, quanto fosse meglio Alessandro. Solo un piccolo dettaglio. Ma Luca sapeva che non sarebbe stato piccolo. Sarebbe stato un abisso.
Giulia era già a casa. La trovò in cucina, intenta a preparare una cena leggera. Indossava una camicetta bianca leggera e un paio di leggings neri che le fasciavano i fianchi in modo irresistibile. Quando lo vide, gli sorrise con quel misto di affetto e curiosità che ormai accompagnava ogni loro incontro serale.
«Ciao tesoro,» disse, avvicinandosi per dargli un bacio leggero sulle labbra. «Com’è andata la giornata?»
Luca la strinse a sé un po’ più a lungo del solito. Sentiva già il cazzo che si induriva contro di lei, tradendolo prima ancora di aprire bocca.
«Bene,» rispose con voce bassa. «Ma… ho bisogno di te stasera. Davvero.»
Giulia inclinò la testa, percependo il tono diverso, più urgente.
«Hai bisogno di me… in che senso?»
Luca la prese per mano e la portò in camera da letto senza dire altro. Chiuse la porta dietro di sé, accese solo la lampada sul comodino e la fece sdraiare sul letto. Si tolse la camicia lentamente, poi i pantaloni, rimanendo in boxer. Giulia lo guardava, incuriosita e già un po’ eccitata.
Luca si stese accanto a lei, le accarezzò il viso, scese sul collo, sul seno, fino a sfiorarle il ventre piatto.
«Voglio fare l’amore con te,» mormorò. «Ma voglio che tu mi racconti qualcosa mentre lo facciamo.»
Giulia lo guardò, sorpresa ma non contrariata.
«Raccontarti cosa?»
Luca deglutì. Il cuore gli batteva così forte che gli sembrava di sentirlo nelle orecchie.
«Voglio che mi dici… quanto è meglio Alessandro.»
Il silenzio che seguì fu breve, ma denso. Giulia lo fissò per qualche secondo, poi un sorriso lento, quasi divertito e un po’ malizioso, le apparve sulle labbra.
«Sei serio?»
«Sì.»
Giulia si morse il labbro inferiore. Poi, senza dire niente, si tolse la camicetta e il reggiseno, rimanendo a seno nudo. Si abbassò i leggings e il perizoma, si sdraiò di nuovo e aprì leggermente le gambe, invitandolo.
«Vieni qui,» sussurrò.
Luca si spogliò completamente e si posizionò sopra di lei. Quando entrò dentro Giulia, sentì subito quanto era bagnata. Non era bagnata solo per lui. Era bagnata dal ricordo recente di Alessandro, o forse solo dall’idea di parlarne. Luca cominciò a muoversi lentamente, con spinte profonde ma controllate.
Giulia gli accarezzò la schiena, poi gli avvicinò le labbra all’orecchio.
«Vuoi davvero saperlo?» chiese con voce bassa e calda.
«Sì… ti prego.»
Giulia chiuse gli occhi per un momento, come se stesse scegliendo le parole più efficaci, poi iniziò a parlare, con un tono dolce ma spietato.
«Alessandro è più grosso di te. Molto più grosso. Quando me lo mette dentro, lo sento fino in fondo… in un modo che tu non riesci più a darmi. Mi riempie completamente. Mi fa male… ma è un male bellissimo.»
Luca gemette. Spinse più forte dentro di lei, ma sapeva che lei non lo sentiva come sentiva Alessandro.
Giulia continuò, la voce che diventava sempre più roca mentre lui la scopava.
«Mi piace quando mi prende da dietro. Mi tiene per i fianchi e mi sbatte forte. Io spingo indietro il culo per prenderlo tutto. E quando viene… mi riempie così tanto che poi mi cola fuori per ore.»
Luca sentiva il cazzo pulsare dentro di lei. Era duro, ma sapeva di essere più piccolo. Sapeva di essere secondo.
«Dimmi di più,» sussurrò, la voce spezzata.
Giulia gli mordicchiò il lobo dell’orecchio.
«Mi fa venire più forte di te. Molto più forte. Quando lui mi scopa, io urlo. Con te… gemo piano. Con lui invece perdo il controllo. L’ultima volta sono venuta così forte che ho dovuto mordere il cuscino per non farmi sentire dai vicini.»
Luca accelerò il ritmo. Il disagio era fortissimo — si sentiva piccolo, inadeguato, umiliato — ma l’eccitazione era ancora più forte.
Giulia gli strinse le natiche con le mani, spingendolo più a fondo dentro di sé.
«E sai qual è la cosa che mi eccita di più?» sussurrò, la voce quasi tenera. «Prenderglielo in bocca. Mi piace da morire. È così grosso che mi fa sbavare. Mi riempie la bocca, mi arriva fino in gola. Io glielo succhio con tanta voglia che poi ho la saliva che mi cola sul mento. Lui mi tiene per i capelli e mi usa la bocca come se fossi una troia… e io adoro sentirmi così.»
Quelle parole furono come un colpo allo stomaco. Luca gemette forte, spingendo più a fondo dentro di lei.
Giulia continuò, implacabile ma dolce:
«Mi piace quando mi guarda mentre glielo succhio. Mi piace vedere nei suoi occhi che sa che con te non lo faccio più così. Che con te è tutto più… educato. Con lui invece sono una puttana. Glielo prendo fino in gola, glielo lecco tutto, glielo faccio diventare duro come pietra… e poi gli dico che voglio che mi riempia la figa.»
Luca non ce la fece più. Venne con un gemito rauco e prolungato, schizzando dentro di lei con spasmi violenti. Giulia lo tenne stretto, accarezzandogli la schiena mentre lui finiva, sussurrandogli all’orecchio:
«Ti amo, Luca. Ma il tuo cazzo non mi basta più. Ho bisogno di quello di Alessandro. Ho bisogno di sentirmi piena. Ho bisogno di sentirmi usata.»
Quando lui si fermò, ancora dentro di lei, Giulia gli baciò la fronte con tenerezza.
«Sei strano,» mormorò con un sorriso dolce. «Ma mi ecciti quando sei così.»
Luca rimase in silenzio, il viso nascosto nel collo di lei. Sentiva il proprio sperma mescolarsi con quello che forse era ancora rimasto dentro Giulia dall’ultimo incontro con Alessandro. Si sentiva umiliato. Si sentiva piccolo. E si sentiva più eccitato che mai.
Più tardi, mentre Giulia dormiva accanto a lui, Luca prese il telefono e scrisse un messaggio a Sofia.
Ho fatto quello che mi hai chiesto. Lei mi ha raccontato. È stato… molto intenso. Ti racconto tutto alla prossima seduta.
La risposta di Sofia arrivò dopo pochi minuti, breve e perfetta:
Bravissimo.
Non vedo l’ora di sentirti.
Ricorda: questo è solo l’inizio.
Luca spense il telefono e rimase a fissare il soffitto.
Sapeva che stava scendendo sempre più in basso.
E sapeva che Sofia lo stava aspettando lì sotto, bellissima e paziente, pronta ad accompagnarlo oltre, verso quello che realmente era, senza più maschere.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca entrò in casa con il peso della seduta con Sofia ancora addosso. Le domande di lei gli rimbombavano nella testa come un’eco che non voleva spegnersi: «Vorresti assistere un giorno?», «Come vorresti essere trattato?», «Qual è la cosa più umiliante che potrebbero chiederti di fare?».
Non aveva più scuse. Sofia gli aveva dato un compito preciso, elegante nella sua crudeltà: chiedere a Giulia di raccontargli, mentre facevano l’amore, quanto fosse meglio Alessandro. Solo un piccolo dettaglio. Ma Luca sapeva che non sarebbe stato piccolo. Sarebbe stato un abisso.
Giulia era già a casa. La trovò in cucina, intenta a preparare una cena leggera. Indossava una camicetta bianca leggera e un paio di leggings neri che le fasciavano i fianchi in modo irresistibile. Quando lo vide, gli sorrise con quel misto di affetto e curiosità che ormai accompagnava ogni loro incontro serale.
«Ciao tesoro,» disse, avvicinandosi per dargli un bacio leggero sulle labbra. «Com’è andata la giornata?»
Luca la strinse a sé un po’ più a lungo del solito. Sentiva già il cazzo che si induriva contro di lei, tradendolo prima ancora di aprire bocca.
«Bene,» rispose con voce bassa. «Ma… ho bisogno di te stasera. Davvero.»
Giulia inclinò la testa, percependo il tono diverso, più urgente.
«Hai bisogno di me… in che senso?»
Luca la prese per mano e la portò in camera da letto senza dire altro. Chiuse la porta dietro di sé, accese solo la lampada sul comodino e la fece sdraiare sul letto. Si tolse la camicia lentamente, poi i pantaloni, rimanendo in boxer. Giulia lo guardava, incuriosita e già un po’ eccitata.
Luca si stese accanto a lei, le accarezzò il viso, scese sul collo, sul seno, fino a sfiorarle il ventre piatto.
«Voglio fare l’amore con te,» mormorò. «Ma voglio che tu mi racconti qualcosa mentre lo facciamo.»
Giulia lo guardò, sorpresa ma non contrariata.
«Raccontarti cosa?»
Luca deglutì. Il cuore gli batteva così forte che gli sembrava di sentirlo nelle orecchie.
«Voglio che mi dici… quanto è meglio Alessandro.»
Il silenzio che seguì fu breve, ma denso. Giulia lo fissò per qualche secondo, poi un sorriso lento, quasi divertito e un po’ malizioso, le apparve sulle labbra.
«Sei serio?»
«Sì.»
Giulia si morse il labbro inferiore. Poi, senza dire niente, si tolse la camicetta e il reggiseno, rimanendo a seno nudo. Si abbassò i leggings e il perizoma, si sdraiò di nuovo e aprì leggermente le gambe, invitandolo.
«Vieni qui,» sussurrò.
Luca si spogliò completamente e si posizionò sopra di lei. Quando entrò dentro Giulia, sentì subito quanto era bagnata. Non era bagnata solo per lui. Era bagnata dal ricordo recente di Alessandro, o forse solo dall’idea di parlarne. Luca cominciò a muoversi lentamente, con spinte profonde ma controllate.
Giulia gli accarezzò la schiena, poi gli avvicinò le labbra all’orecchio.
«Vuoi davvero saperlo?» chiese con voce bassa e calda.
«Sì… ti prego.»
Giulia chiuse gli occhi per un momento, come se stesse scegliendo le parole più efficaci, poi iniziò a parlare, con un tono dolce ma spietato.
«Alessandro è più grosso di te. Molto più grosso. Quando me lo mette dentro, lo sento fino in fondo… in un modo che tu non riesci più a darmi. Mi riempie completamente. Mi fa male… ma è un male bellissimo.»
Luca gemette. Spinse più forte dentro di lei, ma sapeva che lei non lo sentiva come sentiva Alessandro.
Giulia continuò, la voce che diventava sempre più roca mentre lui la scopava.
«Mi piace quando mi prende da dietro. Mi tiene per i fianchi e mi sbatte forte. Io spingo indietro il culo per prenderlo tutto. E quando viene… mi riempie così tanto che poi mi cola fuori per ore.»
Luca sentiva il cazzo pulsare dentro di lei. Era duro, ma sapeva di essere più piccolo. Sapeva di essere secondo.
«Dimmi di più,» sussurrò, la voce spezzata.
Giulia gli mordicchiò il lobo dell’orecchio.
«Mi fa venire più forte di te. Molto più forte. Quando lui mi scopa, io urlo. Con te… gemo piano. Con lui invece perdo il controllo. L’ultima volta sono venuta così forte che ho dovuto mordere il cuscino per non farmi sentire dai vicini.»
Luca accelerò il ritmo. Il disagio era fortissimo — si sentiva piccolo, inadeguato, umiliato — ma l’eccitazione era ancora più forte.
Giulia gli strinse le natiche con le mani, spingendolo più a fondo dentro di sé.
«E sai qual è la cosa che mi eccita di più?» sussurrò, la voce quasi tenera. «Prenderglielo in bocca. Mi piace da morire. È così grosso che mi fa sbavare. Mi riempie la bocca, mi arriva fino in gola. Io glielo succhio con tanta voglia che poi ho la saliva che mi cola sul mento. Lui mi tiene per i capelli e mi usa la bocca come se fossi una troia… e io adoro sentirmi così.»
Quelle parole furono come un colpo allo stomaco. Luca gemette forte, spingendo più a fondo dentro di lei.
Giulia continuò, implacabile ma dolce:
«Mi piace quando mi guarda mentre glielo succhio. Mi piace vedere nei suoi occhi che sa che con te non lo faccio più così. Che con te è tutto più… educato. Con lui invece sono una puttana. Glielo prendo fino in gola, glielo lecco tutto, glielo faccio diventare duro come pietra… e poi gli dico che voglio che mi riempia la figa.»
Luca non ce la fece più. Venne con un gemito rauco e prolungato, schizzando dentro di lei con spasmi violenti. Giulia lo tenne stretto, accarezzandogli la schiena mentre lui finiva, sussurrandogli all’orecchio:
«Ti amo, Luca. Ma il tuo cazzo non mi basta più. Ho bisogno di quello di Alessandro. Ho bisogno di sentirmi piena. Ho bisogno di sentirmi usata.»
Quando lui si fermò, ancora dentro di lei, Giulia gli baciò la fronte con tenerezza.
«Sei strano,» mormorò con un sorriso dolce. «Ma mi ecciti quando sei così.»
Luca rimase in silenzio, il viso nascosto nel collo di lei. Sentiva il proprio sperma mescolarsi con quello che forse era ancora rimasto dentro Giulia dall’ultimo incontro con Alessandro. Si sentiva umiliato. Si sentiva piccolo. E si sentiva più eccitato che mai.
Più tardi, mentre Giulia dormiva accanto a lui, Luca prese il telefono e scrisse un messaggio a Sofia.
Ho fatto quello che mi hai chiesto. Lei mi ha raccontato. È stato… molto intenso. Ti racconto tutto alla prossima seduta.
La risposta di Sofia arrivò dopo pochi minuti, breve e perfetta:
Bravissimo.
Non vedo l’ora di sentirti.
Ricorda: questo è solo l’inizio.
Luca spense il telefono e rimase a fissare il soffitto.
Sapeva che stava scendendo sempre più in basso.
E sapeva che Sofia lo stava aspettando lì sotto, bellissima e paziente, pronta ad accompagnarlo oltre, verso quello che realmente era, senza più maschere.
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