Casa nostra - capitolo 4
di
Raiders
genere
orge
Per contatti raiders26@libero.it
Scrivete pure per suggerimenti, commenti o idee
Andrea chiuse la porta della stanza 412 con un clic silenzioso. L’aria era già calda, densa di attesa. I cinque uomini erano già nudi, cazzi semi-duri che pendevano pesanti. Andrea li aveva scelti uno per uno: clienti fidati, paganti, discreti.
Chiara entrò per prima, il vestito nero semplice che le scivolava sulle curve. Stefano la seguiva, pallido, le mani strette a pugno. Nessuno dei due aveva parlato molto in macchina. Sapevano che questa volta sarebbe stato diverso.
Andrea parlò con voce calma, professionale.
«Come concordato: possono toccarti e tu puoi toccare loro. Niente di più se non sei tu a volerlo. Stefano resta nella stanza ma non interferisce. Se qualcuno supera il limite, tutto finisce. Chiaro?»
Chiara annuì, la voce già un po’ roca.
«Chiaro.»
Andrea guardò Stefano.
«Tu sei d’accordo?»
Stefano deglutì e annuì senza una parola.
«Bene. Allora cominciamo subito. Chiara, spogliati. Stefano, sdraiati sul tappeto. Lei ti cavalcherà da subito.»
Chiara si tolse il vestito con mani tremanti. Reggiseno e mutandine finirono a terra. Rimase nuda, pelle chiarissima lucida di sudore nervoso, tettone sode e pesanti che ondeggiavano, culotto pieno e morbido, figa già gonfia e lucida.
Stefano si spogliò e si sdraiò sul tappeto al centro della stanza, il cazzo già duro che puntava verso l’alto. Chiara gli si mise sopra senza esitare, si impalò sul suo cazzo con un gemito lungo e profondo e cominciò a cavalcarlo lentamente, le tettone che ballavano a ogni movimento, il culo che sbatteva ritmicamente sulle sue cosce.
I cinque uomini si disposero in cerchio intorno a loro, cazzi in mano, già segandosi.
Andrea si sedette in poltrona, osservando tutto con occhio clinico. Dentro di sé sorrideva.
Perfetto. Parte già con il fidanzato sotto di lei. Questa è una miniera. Posso farla salire di livello un passo alla volta. Prima il tocco, poi la bocca, poi i buchi, poi i video. Se la gestisco bene, in sei mesi può fruttarmi una fortuna. Come quella biondina di tre anni fa…
Il ricordo arrivò nitido.
Tre anni prima aveva una ragazza di ventidue anni, bionda, magra ma con un culo da urlo. Era partita esattamente così: bukkake. Poi aveva chiesto di toccare i cazzi. Poi di succhiarli. Poi si era fatta scopare mentre il fidanzato guardava. In pochi mesi era passata a gangbang da dieci uomini, creampie multipli, video estremi con fisting, doppia anale, pissing. Il fidanzato aveva provato a fermarla, ma lei era già persa. Aveva lasciato tutto: famiglia, casa, lavoro. Si era buttata nella coca per reggere le sessioni sempre più pesanti che l’industria le chiedeva. L’ultima volta che Andrea l’aveva vista era una larva umana che si faceva pagare cinquanta euro per un video di degradazione estrema con dieci neri. Lui aveva incassato più di centosessantamila euro con lei prima che si rovinasse del tutto.
Chiara è meglio. Più curve, più tette, più culo. Più intelligente. Se la spingo piano piano, posso tirarci fuori il doppio. Basta non forzare troppo all’inizio.
Tornò al presente.
I cinque uomini segavano intorno alla coppia, i cazzi puntati verso Chiara che cavalcava con movimenti sempre più ampi.
Il primo, un tipo robusto con la barba corta, ringhiò:
«Cazzo, guarda come questa troia si scopa il suo ragazzo… le tettone ballano come due palloni. Sborriamola tutta, facciamola diventare una maschera di sborra.»
Chiara gemette più forte, spingendo il bacino con più violenza sul cazzo di Stefano. Le parole le arrivavano dritte tra le gambe.
Un altro, più magro e con gli occhi chiari, aggiunse sporco:
«Sei proprio una puttana, eh? Cavalchi il cazzo del tuo cuck mentre cinque sconosciuti si segano per te. Ti piace sentirti una troia da bordello?»
Chiara ansimò, la voce già rotta:
«Sì… mi piace… sono una troia… copritemi di sborra…»
Un terzo uomo allungò la mano e le strizzò forte una tetta, tirandole il capezzolo.
«Queste tettone da puttana sono fatte per essere inzuppate. Guarda come oscillano mentre ti fai fottere.»
Chiara si lasciò andare completamente. Le parole le uscivano spontanee, sporche, affamate.
«Toccatemi le tette… strizzatele… voglio le vostre mani addosso mentre mi scopo il mio ragazzo… sborratemi in faccia, sulle tette, voglio sentire la vostra sborra calda che mi cola ovunque…»
Stefano sotto di lei sentiva tutto: le mani degli sconosciuti che le palpavano le tettone, le dita che le strizzavano i capezzoli, le parole volgari che le uscivano dalla bocca. Il suo cazzo pulsava dentro di lei, un misto di eccitazione feroce e umiliazione bruciante.
Il primo uomo venne con un grugnito animale. Un fiotto potentissimo, denso e bianco, le centrò in pieno viso, schizzando sulla guancia destra, colando subito sulle labbra e sul mento in un rivolo spesso e appiccicoso. Chiara aprì la bocca, ne prese un po’ sulla lingua, gemendo mentre continuava a cavalcare.
Il secondo uomo puntò dritto alle tette. Due schizzi spessi e cremosi le colpirono il seno sinistro in rapida successione: il primo centrò il capezzolo turgido, il secondo si accumulò nella valle tra le tette e traboccò in fili lunghi e vischiosi che colavano verso il ventre di Stefano. Il terzo uomo le centrò l’altro seno con tre getti potenti, densi, che formarono grumi bianchi sul capezzolo e scesero in rivoli lenti e appiccicosi.
Chiara era già una maschera di sborra. Il viso lucido, lo sperma che le colava dal mento sul collo in grosse gocce, i seni coperti da strati bianchi e cremosi che oscillavano pesantemente a ogni colpo di reni.
Un quarto uomo le infilò due dita in bocca mentre veniva. Lo sperma caldo le riempì la lingua in fiotti densi e salati. Chiara succhiò le dita, ingoiò parte di quella sborra, il resto le colò dagli angoli della bocca in una cascata bianca e viscida che le scendeva sul petto.
L’ultimo uomo le strizzò forte entrambe le tette, tirandole i capezzoli, e venne centrando entrambi i capezzoli con schizzi potentissimi: getti lunghi, densi, bianchi opachi che colavano in grumi spessi, formando fili appiccicosi che si allungavano e cadevano sul petto di Stefano.
Chiara cavalcava sempre più forte, il corpo scosso da orgasmi continui, la voce rotta:
«Ancora… sborratemi ancora… voglio essere la vostra puttana piena di sborra… riempitemi la faccia e le tette mentre mi faccio fottere…»
Le mani degli uomini non si fermavano: le strizzavano le tettone sporche, le palpavano il culo, le infilavano dita in bocca. Lei le succhiava avidamente, leccandole, completamente persa.
Un altro uomo venne di nuovo, questa volta un fiotto lunghissimo che le centrò la bocca aperta mentre lei gridava. Lo sperma le riempì la lingua, colò dagli angoli della bocca in una cascata densa che le scendeva sul mento e sulle tette già inzuppate.
Stefano sotto di lei sentiva ogni schizzo, ogni tocco, ogni parola sporca. Il suo cazzo pulsava dentro di lei, gonfio di piacere e di dolore.
Chiara venne di nuovo, un orgasmo violentissimo che la fece tremare tutta, la figa che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo di Stefano. Poi un altro, e un altro ancora.
Alla fine anche Stefano esplose dentro di lei con un gemito strozzato, riempiendola di sborra mentre lei era già completamente coperta di quella degli altri.
Gli uomini si allontanarono ansimanti, cazzi ancora gocciolanti.
Andrea si alzò, un sorriso sottile sulle labbra.
«Ottimo. I clienti sono molto soddisfatti.»
Chiara rimase sopra Stefano qualche secondo, il corpo lucido di sudore e sperma, il respiro affannoso. Lo sperma le colava dal viso, dai seni, dalla figa in fili densi e appiccicosi. Aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi di piacere puro.
Stefano la guardava dal basso, il viso sporco di ciò che le colava addosso, il cuore che batteva all’impazzata.
Andrea li osservava in silenzio, già pensando al prossimo passo.
Prossima volta facciamo toccare di più. Poi la bocca. Poi i buchi. Piano piano la farò salire fino a dove non potrà più tornare indietro. E guadagnerò una fortuna.
Chiara si alzò lentamente, lo sperma che le colava ovunque. Guardò Stefano con un sorriso dolce ma già diverso, più sicuro, più affamato.
«Andiamo a casa,» sussurrò.
Ma entrambi sapevano che quella notte non sarebbe finita lì.
La casa era buia e silenziosa quando rientrarono dall’hotel.
Chiara aveva ancora addosso l’odore di sperma, anche se si era lavata nel bagno della stanza. Stefano guidava in silenzio, le mani strette sul volante. Nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto. L’aria tra loro era densa, elettrica, carica di tutto ciò che era successo.
Appena varcata la soglia, Chiara si tolse il cappotto e rimase in mutandine e reggiseno. Stefano andò direttamente in salotto e si lasciò cadere sul divano, la testa tra le mani.
Chiara lo raggiunse, si sedette accanto a lui e gli posò una mano sulla coscia.
«Stefano… parliamone.»
Lui alzò lo sguardo. Aveva gli occhi lucidi.
«È stato… troppo. Ti hanno toccata. Ti hanno strizzato le tette, ti hanno messo le dita in bocca. E tu… tu glielo hai lasciato fare. Hai detto quelle cose… “sono la vostra troia”, “copritemi di sborra”. Cazzo, Chiara…»
Lei non abbassò lo sguardo. Anzi, un piccolo sorriso le curvò le labbra.
«Lo so. E mi è piaciuto. Tantissimo. Quando mi hanno toccato le tette mentre ti cavalcavo… quando mi hanno detto che sono una puttana… mi sono bagnata come non mai. Ho goduto come una pazza.»
Stefano deglutì. Il cazzo gli si stava già indurendo nei pantaloni nonostante il nodo allo stomaco.
«I soldi… abbiamo preso quasi duemila euro stasera. Il mutuo, le bollette… ci servono. Ma ho paura. Ho paura che questa cosa ci sfugga di mano. Che tu… cambi.»
Chiara gli accarezzò la guancia, poi scese lentamente sul petto, fino a sfiorargli il cazzo duro attraverso i pantaloni.
«Cambiare come? Diventare più troia? Più bagnata? Più viva?»
Si alzò, si tolse il reggiseno e le mutandine e rimase nuda davanti a lui, ancora con i segni rossi delle mani sui seni.
«Sdraiati,» gli ordinò dolcemente.
Stefano obbedì. Chiara gli abbassò i pantaloni, gli salì sopra e si impalò lentamente sul suo cazzo, prendendolo tutto dentro di sé con un sospiro di piacere.
Cominciò a cavalcarlo piano, le tettone che ondeggiavano pesanti sopra di lui.
«Pensa a stasera,» sussurrò. «Pensa alle loro mani sulle mie tette mentre ti cavalcavo. Pensa a come mi hanno strizzato i capezzoli. Pensa a quanto sborra mi hanno messo in faccia e sulla bocca…»
Stefano gemette, le mani che le stringevano i fianchi. L’eccitazione stava prendendo il sopravvento sulla paura. Le parole gli uscirono di bocca quasi senza filtro.
«Cazzo… sei stata una troia incredibile… ti guardavo mentre ti strizzavano quelle tettone da puttana e mi veniva voglia di vederli venire ancora di più… di vederti coperta come una vera puttana da bordello…»
Chiara gemette più forte, accelerando il ritmo.
«Dimmi di più…»
Stefano si lasciò andare completamente, la voce roca e sporca.
«Mi è piaciuto vederti con le loro mani addosso… mi è piaciuto sentire che ti chiamavano troia mentre mi scopavi… voglio che la prossima volta ti tocchino anche la figa mentre mi cavalchi… voglio vederti leccare le loro dita sporche di sborra… voglio che ti dicano quanto sei una puttana bagnata…»
Chiara tremava, il culotto che sbatteva più forte sulle sue cosce.
«Continua…»
«Voglio vederti con la faccia piena di sborra mentre mi prendi dentro… voglio sentirti dire che sei la loro troia mentre vieni sul mio cazzo… cazzo, Chiara, mi fai impazzire…»
Lei si chinò su di lui, le tettone premute contro il suo petto, e gli sussurrò all’orecchio:
«Allora la prossima volta voglio toccarli io… voglio sentire i loro cazzi duri in mano mentre ti cavalco… voglio che mi tocchino la figa e mi dicano che sono una puttana insaziabile…»
Stefano ringhiò, le mani che le stringevano il culo con forza.
«Fallo… fai la troia… fatti toccare da tutti… fatti coprire di sborra mentre mi scopi…»
Venne con un gemito lungo e disperato, riempiendola mentre lei tremava in un orgasmo violento, la figa che si contraeva intorno a lui. Rimasero abbracciati sul divano, sudati, ansimanti, il respiro pesante.
Chiara gli accarezzò i capelli, la voce dolce ma con un sottofondo di eccitazione ancora viva.
«Andrà tutto bene. Siamo ancora noi. Solo… un po’ diversi.»
Stefano non rispose. Dentro di sé sapeva che non era vero. La paura era lì, ma l’eccitazione era più forte. E questo lo spaventava ancora di più.
Andrea era seduto alla scrivania, il computer acceso, ma la sua mente stava già lavorando al prossimo passo.
Questa ragazza è una miniera. È passata dal “solo sborra addosso” al “toccatemi le tette” e “sono la vostra troia” in una sola sessione. Il fidanzato è debole: eccitato ma spaventato. Perfetto per spingerla oltre senza farla scappare.
Si appoggiò allo schienale e cominciò a ipotizzare.
Prima di tutto avrebbe cambiato location: niente più hotel anonimo. Un appartamento privato di sua proprietà, più intimo, più controllabile. Poi, per far salire il livello senza spaventare troppo il ragazzo, poteva introdurre una fluffer. Una ragazza giovane, discreta, che si occupasse di tenere gli uomini duri e pronti tra una sborrata e l’altra – succhiandoli, leccandoli, facendoli venire più abbondantemente e più spesso su Chiara. Così lei sarebbe stata coperta ancora di più, i clienti avrebbero pagato di più, e la sessione sarebbe diventata più intensa senza dover passare subito a penetrazioni vere e proprie.
Oppure… un’idea più sottile e a lungo termine: poteva cominciare a separarli piano piano. Aveva già un paio di ragazze nel suo “giro” – una in particolare, una certa Valeria, ventotto anni, molto brava a manipolare gli uomini insicuri. Poteva farla avvicinare a Stefano, flirtare con lui, fargli sentire che anche lui poteva avere attenzione, potere, sesso “normale”. Non per portarselo a letto subito, ma per creare gelosia, distrazione, crepe nella coppia. Più Stefano si sentiva insicuro o distratto, più Chiara si sarebbe appoggiata alle sessioni per sentirsi desiderata. E più lei si sarebbe spinta oltre.
Andrea sorrise tra sé.
Fluffer per l’immediato, Valeria per il medio termine. O entrambe. Posso farla salire di livello senza farla sentire in pericolo. E guadagnare una fortuna.
Mandò un messaggio a Chiara:
«Domani ti mando i dettagli della prossima sessione. Location diversa, più comoda e privata. Stesso accordo sul tocco. Sei libera venerdì?»
Chiara rispose dopo pochi minuti:
«Sì. Venerdì va bene.»
Andrea spense il computer, soddisfatto.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti o idee
Andrea chiuse la porta della stanza 412 con un clic silenzioso. L’aria era già calda, densa di attesa. I cinque uomini erano già nudi, cazzi semi-duri che pendevano pesanti. Andrea li aveva scelti uno per uno: clienti fidati, paganti, discreti.
Chiara entrò per prima, il vestito nero semplice che le scivolava sulle curve. Stefano la seguiva, pallido, le mani strette a pugno. Nessuno dei due aveva parlato molto in macchina. Sapevano che questa volta sarebbe stato diverso.
Andrea parlò con voce calma, professionale.
«Come concordato: possono toccarti e tu puoi toccare loro. Niente di più se non sei tu a volerlo. Stefano resta nella stanza ma non interferisce. Se qualcuno supera il limite, tutto finisce. Chiaro?»
Chiara annuì, la voce già un po’ roca.
«Chiaro.»
Andrea guardò Stefano.
«Tu sei d’accordo?»
Stefano deglutì e annuì senza una parola.
«Bene. Allora cominciamo subito. Chiara, spogliati. Stefano, sdraiati sul tappeto. Lei ti cavalcherà da subito.»
Chiara si tolse il vestito con mani tremanti. Reggiseno e mutandine finirono a terra. Rimase nuda, pelle chiarissima lucida di sudore nervoso, tettone sode e pesanti che ondeggiavano, culotto pieno e morbido, figa già gonfia e lucida.
Stefano si spogliò e si sdraiò sul tappeto al centro della stanza, il cazzo già duro che puntava verso l’alto. Chiara gli si mise sopra senza esitare, si impalò sul suo cazzo con un gemito lungo e profondo e cominciò a cavalcarlo lentamente, le tettone che ballavano a ogni movimento, il culo che sbatteva ritmicamente sulle sue cosce.
I cinque uomini si disposero in cerchio intorno a loro, cazzi in mano, già segandosi.
Andrea si sedette in poltrona, osservando tutto con occhio clinico. Dentro di sé sorrideva.
Perfetto. Parte già con il fidanzato sotto di lei. Questa è una miniera. Posso farla salire di livello un passo alla volta. Prima il tocco, poi la bocca, poi i buchi, poi i video. Se la gestisco bene, in sei mesi può fruttarmi una fortuna. Come quella biondina di tre anni fa…
Il ricordo arrivò nitido.
Tre anni prima aveva una ragazza di ventidue anni, bionda, magra ma con un culo da urlo. Era partita esattamente così: bukkake. Poi aveva chiesto di toccare i cazzi. Poi di succhiarli. Poi si era fatta scopare mentre il fidanzato guardava. In pochi mesi era passata a gangbang da dieci uomini, creampie multipli, video estremi con fisting, doppia anale, pissing. Il fidanzato aveva provato a fermarla, ma lei era già persa. Aveva lasciato tutto: famiglia, casa, lavoro. Si era buttata nella coca per reggere le sessioni sempre più pesanti che l’industria le chiedeva. L’ultima volta che Andrea l’aveva vista era una larva umana che si faceva pagare cinquanta euro per un video di degradazione estrema con dieci neri. Lui aveva incassato più di centosessantamila euro con lei prima che si rovinasse del tutto.
Chiara è meglio. Più curve, più tette, più culo. Più intelligente. Se la spingo piano piano, posso tirarci fuori il doppio. Basta non forzare troppo all’inizio.
Tornò al presente.
I cinque uomini segavano intorno alla coppia, i cazzi puntati verso Chiara che cavalcava con movimenti sempre più ampi.
Il primo, un tipo robusto con la barba corta, ringhiò:
«Cazzo, guarda come questa troia si scopa il suo ragazzo… le tettone ballano come due palloni. Sborriamola tutta, facciamola diventare una maschera di sborra.»
Chiara gemette più forte, spingendo il bacino con più violenza sul cazzo di Stefano. Le parole le arrivavano dritte tra le gambe.
Un altro, più magro e con gli occhi chiari, aggiunse sporco:
«Sei proprio una puttana, eh? Cavalchi il cazzo del tuo cuck mentre cinque sconosciuti si segano per te. Ti piace sentirti una troia da bordello?»
Chiara ansimò, la voce già rotta:
«Sì… mi piace… sono una troia… copritemi di sborra…»
Un terzo uomo allungò la mano e le strizzò forte una tetta, tirandole il capezzolo.
«Queste tettone da puttana sono fatte per essere inzuppate. Guarda come oscillano mentre ti fai fottere.»
Chiara si lasciò andare completamente. Le parole le uscivano spontanee, sporche, affamate.
«Toccatemi le tette… strizzatele… voglio le vostre mani addosso mentre mi scopo il mio ragazzo… sborratemi in faccia, sulle tette, voglio sentire la vostra sborra calda che mi cola ovunque…»
Stefano sotto di lei sentiva tutto: le mani degli sconosciuti che le palpavano le tettone, le dita che le strizzavano i capezzoli, le parole volgari che le uscivano dalla bocca. Il suo cazzo pulsava dentro di lei, un misto di eccitazione feroce e umiliazione bruciante.
Il primo uomo venne con un grugnito animale. Un fiotto potentissimo, denso e bianco, le centrò in pieno viso, schizzando sulla guancia destra, colando subito sulle labbra e sul mento in un rivolo spesso e appiccicoso. Chiara aprì la bocca, ne prese un po’ sulla lingua, gemendo mentre continuava a cavalcare.
Il secondo uomo puntò dritto alle tette. Due schizzi spessi e cremosi le colpirono il seno sinistro in rapida successione: il primo centrò il capezzolo turgido, il secondo si accumulò nella valle tra le tette e traboccò in fili lunghi e vischiosi che colavano verso il ventre di Stefano. Il terzo uomo le centrò l’altro seno con tre getti potenti, densi, che formarono grumi bianchi sul capezzolo e scesero in rivoli lenti e appiccicosi.
Chiara era già una maschera di sborra. Il viso lucido, lo sperma che le colava dal mento sul collo in grosse gocce, i seni coperti da strati bianchi e cremosi che oscillavano pesantemente a ogni colpo di reni.
Un quarto uomo le infilò due dita in bocca mentre veniva. Lo sperma caldo le riempì la lingua in fiotti densi e salati. Chiara succhiò le dita, ingoiò parte di quella sborra, il resto le colò dagli angoli della bocca in una cascata bianca e viscida che le scendeva sul petto.
L’ultimo uomo le strizzò forte entrambe le tette, tirandole i capezzoli, e venne centrando entrambi i capezzoli con schizzi potentissimi: getti lunghi, densi, bianchi opachi che colavano in grumi spessi, formando fili appiccicosi che si allungavano e cadevano sul petto di Stefano.
Chiara cavalcava sempre più forte, il corpo scosso da orgasmi continui, la voce rotta:
«Ancora… sborratemi ancora… voglio essere la vostra puttana piena di sborra… riempitemi la faccia e le tette mentre mi faccio fottere…»
Le mani degli uomini non si fermavano: le strizzavano le tettone sporche, le palpavano il culo, le infilavano dita in bocca. Lei le succhiava avidamente, leccandole, completamente persa.
Un altro uomo venne di nuovo, questa volta un fiotto lunghissimo che le centrò la bocca aperta mentre lei gridava. Lo sperma le riempì la lingua, colò dagli angoli della bocca in una cascata densa che le scendeva sul mento e sulle tette già inzuppate.
Stefano sotto di lei sentiva ogni schizzo, ogni tocco, ogni parola sporca. Il suo cazzo pulsava dentro di lei, gonfio di piacere e di dolore.
Chiara venne di nuovo, un orgasmo violentissimo che la fece tremare tutta, la figa che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo di Stefano. Poi un altro, e un altro ancora.
Alla fine anche Stefano esplose dentro di lei con un gemito strozzato, riempiendola di sborra mentre lei era già completamente coperta di quella degli altri.
Gli uomini si allontanarono ansimanti, cazzi ancora gocciolanti.
Andrea si alzò, un sorriso sottile sulle labbra.
«Ottimo. I clienti sono molto soddisfatti.»
Chiara rimase sopra Stefano qualche secondo, il corpo lucido di sudore e sperma, il respiro affannoso. Lo sperma le colava dal viso, dai seni, dalla figa in fili densi e appiccicosi. Aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi di piacere puro.
Stefano la guardava dal basso, il viso sporco di ciò che le colava addosso, il cuore che batteva all’impazzata.
Andrea li osservava in silenzio, già pensando al prossimo passo.
Prossima volta facciamo toccare di più. Poi la bocca. Poi i buchi. Piano piano la farò salire fino a dove non potrà più tornare indietro. E guadagnerò una fortuna.
Chiara si alzò lentamente, lo sperma che le colava ovunque. Guardò Stefano con un sorriso dolce ma già diverso, più sicuro, più affamato.
«Andiamo a casa,» sussurrò.
Ma entrambi sapevano che quella notte non sarebbe finita lì.
La casa era buia e silenziosa quando rientrarono dall’hotel.
Chiara aveva ancora addosso l’odore di sperma, anche se si era lavata nel bagno della stanza. Stefano guidava in silenzio, le mani strette sul volante. Nessuno dei due aveva parlato durante il tragitto. L’aria tra loro era densa, elettrica, carica di tutto ciò che era successo.
Appena varcata la soglia, Chiara si tolse il cappotto e rimase in mutandine e reggiseno. Stefano andò direttamente in salotto e si lasciò cadere sul divano, la testa tra le mani.
Chiara lo raggiunse, si sedette accanto a lui e gli posò una mano sulla coscia.
«Stefano… parliamone.»
Lui alzò lo sguardo. Aveva gli occhi lucidi.
«È stato… troppo. Ti hanno toccata. Ti hanno strizzato le tette, ti hanno messo le dita in bocca. E tu… tu glielo hai lasciato fare. Hai detto quelle cose… “sono la vostra troia”, “copritemi di sborra”. Cazzo, Chiara…»
Lei non abbassò lo sguardo. Anzi, un piccolo sorriso le curvò le labbra.
«Lo so. E mi è piaciuto. Tantissimo. Quando mi hanno toccato le tette mentre ti cavalcavo… quando mi hanno detto che sono una puttana… mi sono bagnata come non mai. Ho goduto come una pazza.»
Stefano deglutì. Il cazzo gli si stava già indurendo nei pantaloni nonostante il nodo allo stomaco.
«I soldi… abbiamo preso quasi duemila euro stasera. Il mutuo, le bollette… ci servono. Ma ho paura. Ho paura che questa cosa ci sfugga di mano. Che tu… cambi.»
Chiara gli accarezzò la guancia, poi scese lentamente sul petto, fino a sfiorargli il cazzo duro attraverso i pantaloni.
«Cambiare come? Diventare più troia? Più bagnata? Più viva?»
Si alzò, si tolse il reggiseno e le mutandine e rimase nuda davanti a lui, ancora con i segni rossi delle mani sui seni.
«Sdraiati,» gli ordinò dolcemente.
Stefano obbedì. Chiara gli abbassò i pantaloni, gli salì sopra e si impalò lentamente sul suo cazzo, prendendolo tutto dentro di sé con un sospiro di piacere.
Cominciò a cavalcarlo piano, le tettone che ondeggiavano pesanti sopra di lui.
«Pensa a stasera,» sussurrò. «Pensa alle loro mani sulle mie tette mentre ti cavalcavo. Pensa a come mi hanno strizzato i capezzoli. Pensa a quanto sborra mi hanno messo in faccia e sulla bocca…»
Stefano gemette, le mani che le stringevano i fianchi. L’eccitazione stava prendendo il sopravvento sulla paura. Le parole gli uscirono di bocca quasi senza filtro.
«Cazzo… sei stata una troia incredibile… ti guardavo mentre ti strizzavano quelle tettone da puttana e mi veniva voglia di vederli venire ancora di più… di vederti coperta come una vera puttana da bordello…»
Chiara gemette più forte, accelerando il ritmo.
«Dimmi di più…»
Stefano si lasciò andare completamente, la voce roca e sporca.
«Mi è piaciuto vederti con le loro mani addosso… mi è piaciuto sentire che ti chiamavano troia mentre mi scopavi… voglio che la prossima volta ti tocchino anche la figa mentre mi cavalchi… voglio vederti leccare le loro dita sporche di sborra… voglio che ti dicano quanto sei una puttana bagnata…»
Chiara tremava, il culotto che sbatteva più forte sulle sue cosce.
«Continua…»
«Voglio vederti con la faccia piena di sborra mentre mi prendi dentro… voglio sentirti dire che sei la loro troia mentre vieni sul mio cazzo… cazzo, Chiara, mi fai impazzire…»
Lei si chinò su di lui, le tettone premute contro il suo petto, e gli sussurrò all’orecchio:
«Allora la prossima volta voglio toccarli io… voglio sentire i loro cazzi duri in mano mentre ti cavalco… voglio che mi tocchino la figa e mi dicano che sono una puttana insaziabile…»
Stefano ringhiò, le mani che le stringevano il culo con forza.
«Fallo… fai la troia… fatti toccare da tutti… fatti coprire di sborra mentre mi scopi…»
Venne con un gemito lungo e disperato, riempiendola mentre lei tremava in un orgasmo violento, la figa che si contraeva intorno a lui. Rimasero abbracciati sul divano, sudati, ansimanti, il respiro pesante.
Chiara gli accarezzò i capelli, la voce dolce ma con un sottofondo di eccitazione ancora viva.
«Andrà tutto bene. Siamo ancora noi. Solo… un po’ diversi.»
Stefano non rispose. Dentro di sé sapeva che non era vero. La paura era lì, ma l’eccitazione era più forte. E questo lo spaventava ancora di più.
Andrea era seduto alla scrivania, il computer acceso, ma la sua mente stava già lavorando al prossimo passo.
Questa ragazza è una miniera. È passata dal “solo sborra addosso” al “toccatemi le tette” e “sono la vostra troia” in una sola sessione. Il fidanzato è debole: eccitato ma spaventato. Perfetto per spingerla oltre senza farla scappare.
Si appoggiò allo schienale e cominciò a ipotizzare.
Prima di tutto avrebbe cambiato location: niente più hotel anonimo. Un appartamento privato di sua proprietà, più intimo, più controllabile. Poi, per far salire il livello senza spaventare troppo il ragazzo, poteva introdurre una fluffer. Una ragazza giovane, discreta, che si occupasse di tenere gli uomini duri e pronti tra una sborrata e l’altra – succhiandoli, leccandoli, facendoli venire più abbondantemente e più spesso su Chiara. Così lei sarebbe stata coperta ancora di più, i clienti avrebbero pagato di più, e la sessione sarebbe diventata più intensa senza dover passare subito a penetrazioni vere e proprie.
Oppure… un’idea più sottile e a lungo termine: poteva cominciare a separarli piano piano. Aveva già un paio di ragazze nel suo “giro” – una in particolare, una certa Valeria, ventotto anni, molto brava a manipolare gli uomini insicuri. Poteva farla avvicinare a Stefano, flirtare con lui, fargli sentire che anche lui poteva avere attenzione, potere, sesso “normale”. Non per portarselo a letto subito, ma per creare gelosia, distrazione, crepe nella coppia. Più Stefano si sentiva insicuro o distratto, più Chiara si sarebbe appoggiata alle sessioni per sentirsi desiderata. E più lei si sarebbe spinta oltre.
Andrea sorrise tra sé.
Fluffer per l’immediato, Valeria per il medio termine. O entrambe. Posso farla salire di livello senza farla sentire in pericolo. E guadagnare una fortuna.
Mandò un messaggio a Chiara:
«Domani ti mando i dettagli della prossima sessione. Location diversa, più comoda e privata. Stesso accordo sul tocco. Sei libera venerdì?»
Chiara rispose dopo pochi minuti:
«Sì. Venerdì va bene.»
Andrea spense il computer, soddisfatto.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Casa nostra - capitolo 3
Commenti dei lettori al racconto erotico