Terapia cuckold - capitolo 15
di
Raiders
genere
corna
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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca e Giulia arrivarono insieme allo studio di Sofia poco prima delle 18:00.
L’ascensore saliva lentamente, e nessuno dei due parlava. Luca stringeva la mano di sua moglie, il palmo sudato. Giulia indossava un vestito blu scuro semplice ma elegante, che le arrivava al ginocchio, con una leggera scollatura e maniche a tre quarti. I capelli erano sciolti, morbidi.
Era bella, nervosa, e consapevole di entrambe le cose.
Luca le strinse la mano mentre uscivano dall’ascensore.
«Sei sicura?» le chiese per l’ennesima volta, la voce bassa.
Giulia annuì, stringendogli le dita.
«Sì. Voglio conoscerla.»
La porta dello studio si aprì prima ancora che bussassero.
Sofia Moretti era lì, sulla soglia, con un sorriso caldo e sereno.
Era bellissima. I capelli castani ondulati le ricadevano morbidi sulle spalle, gli occhi azzurri erano luminosi e penetranti, il seno prosperoso tendeva la camicetta nera di seta con naturalezza elegante. Indossava una gonna nera lunga fino ai piedi, di quelle ampie e fluide che quando si muove ruotano leggermente intorno alle gambe, morbida e femminile.
«Giulia,» disse con voce morbida, tendendole la mano. «Finalmente ti conosco. Sono Sofia.»
Giulia le strinse la mano. La pelle di Sofia era calda, morbida. Per un istante Giulia rimase colpita dalla sua bellezza: il seno pieno che conferiva una carica di femminilità prorompente, gli occhi azzurri che sembravano leggere dentro, il portamento elegante. La gonna nera ruotò leggermente quando Sofia si mosse per farli entrare, come se li invitasse.
«Piacere,» rispose Giulia, la voce un po’ più bassa del solito.
Sofia li fece accomodare. Luca si sedette sulla solita poltrona, Giulia su quella accanto, un po’ più vicina al tavolino. Sofia si sedette di fronte a loro, accavallando le gambe con grazia.
«Prima di tutto,» disse con tono calmo e rassicurante, «voglio che tu sappia che qui non c’è giudizio. Non sono qui per cambiare nessuno. Sono qui per ascoltare, per capire e, se volete, per accompagnarvi in questo percorso.»
Giulia annuì, ancora un po’ rigida. Partiva diffidente. Non sapeva bene cosa aspettarsi da questa donna che stava cambiando suo marito da mesi.
Sofia le sorrise, un sorriso caldo e sincero.
«Luca mi ha parlato molto di te. Mi ha detto che sei una donna forte, intelligente, appassionata. E che negli ultimi mesi hai scoperto parti di te che non conoscevi.»
Giulia arrossì leggermente, ma non distolse lo sguardo.
«Puoi raccontarmi come ti senti in questo momento?» chiese Sofia con voce gentile. «Cosa provi sapendo che tuo marito viene qui da mesi a parlare di te, di voi, di quello che sta accadendo?»
Giulia respirò a fondo. All’inizio le parole uscirono lente, diffidenti.
«All’inizio ero arrabbiata. Poi confusa. Poi… eccitata. Non capivo perché Luca si eccitasse sapendo che io stavo con un altro. Ma più lui me lo diceva, più io mi sentivo… potente. Desiderata. Libera di sentirmi sporca, di lasciarmi andare, senza dover fingere.»
Sofia annuì lentamente, gli occhi azzurri fissi su di lei con attenzione totale.
«Ti capisco,» disse piano. «Molte donne scoprono questo lato di sé solo quando il marito inizia a cedere. È un potere nuovo. Ed è spaventoso e bellissimo allo stesso tempo.»
Giulia si rilassò un po’. La voce di Sofia era calda, comprensiva, senza traccia di giudizio. Sembrava davvero che capisse.
«Mi racconti di Alessandro,» continuò Sofia con tono morbido. «Cosa ti piace di lui? Cosa ti fa sentire quando sei con lui?»
Giulia esitò solo un secondo, poi cominciò a parlare. All’inizio con cautela, poi sempre più liberamente.
«Mi piace come mi prende. Senza chiedere troppo. Mi piace sentire che è più grosso di Luca, che mi riempie in un modo che mio marito non riesce più a darmi. Mi piace quando mi tiene per i capelli mentre mi scopa da dietro. Mi piace quando mi dice che sono una puttana sposata… e mi piace sentirmi così.»
Sofia ascoltava, annuendo ogni tanto, il seno prosperoso che si alzava e abbassava con il respiro calmo sotto la camicetta nera.
«Ti senti in colpa?» chiese con delicatezza.
«A volte,» ammise Giulia. «Ma sempre meno. Più Luca accetta, più io mi sento libera di essere… quello che voglio essere.»
Sofia sorrise, un sorriso caldo e comprensivo.
«Sei una donna bellissima e forte, Giulia. Non devi vergognarti di desiderare piacere. Non devi vergognarti di voler essere desiderata come una troia. È normale. È umano.»
Giulia sentì un nodo in gola sciogliersi. Per la prima volta da settimane si sentì capita davvero. Non giudicata. Apprezzata.
Parlarono per quasi un’ora. Sofia le fece domande delicate ma dirette: cosa provava quando Luca la leccava dopo, se le piaceva umiliarlo un po’, se aveva mai immaginato di farlo guardare mentre un altro la scopava. Giulia rispondeva con sempre maggiore sincerità, la diffidenza iniziale che si scioglieva pian piano.
Alla fine Giulia si ritrovò a parlare con Sofia come se fosse una vecchia amica. Una amica algida, elegante, che capiva tutto senza bisogno di spiegazioni.
Sofia si appoggiò leggermente allo schienale.
«Sei una donna straordinaria, Giulia,» disse con voce calda. «E Luca è molto fortunato ad averti. Siete entrambi fortunati ad aver trovato questo percorso insieme.»
Giulia sorrise, per la prima volta rilassata.
«Grazie,» disse piano. «Mi… mi hai fatto sentire compresa.»
Sofia annuì, gli occhi azzurri luminosi.
«Questo è solo l’inizio,» disse con tono dolce. «Se volete, possiamo continuare insieme. Io sono qui per aiutarvi a trovare il vostro posto. Tutti e due.»
Luca, che era rimasto in silenzio per quasi tutto il tempo, guardò sua moglie. Giulia aveva le guance rosate, gli occhi brillanti. Sembrava più viva, più sicura.
Sofia li guardò entrambi, bellissima e serena.
«Per oggi può bastare,» disse infine. «La prossima volta, se volete, possiamo andare più in profondità. Insieme.»
Luca e Giulia uscirono dallo studio mano nella mano.
Giulia era silenziosa, ma sorrideva.
Luca era spaventato.
Ma anche eccitato.
Sofia, rimasta sola, si sedette alla sua poltrona e sorrise tra sé.
Luca e Giulia uscirono dallo studio in silenzio.
L’ascensore scendeva lentamente, e nessuno dei due parlava. Luca stringeva ancora la mano di sua moglie, ma sentiva che lei era lontana, persa nei suoi pensieri. Giulia aveva le guance leggermente arrossate, gli occhi lucidi, come se avesse appena vissuto qualcosa di intenso e intimo.
Fuori, l’aria della sera era fresca. Camminarono per qualche minuto senza meta, poi Giulia si fermò sotto un lampione e si voltò verso di lui.
«Andiamo a casa,» disse piano. «Non voglio parlare qui.»
Luca annuì. Non disse niente. Sentiva che Giulia aveva bisogno di tempo per elaborare.
Arrivati a casa, Giulia chiuse la porta dietro di sé e si tolse le scarpe. Senza dire una parola, cominciò a spogliarsi davanti a lui, nel mezzo del salotto. Si slacciò il vestito blu, lo lasciò cadere rimanendo in reggiseno push-up nero e perizoma. Si tolse anche quelli, restando completamente nuda davanti a lui.
Luca rimase fermo, il respiro corto. Non osò avvicinarsi. Non osò toccarla. Sapeva che non era il momento.
Giulia si sedette sul divano, aprì le gambe e cominciò a toccarsi lentamente, le dita che scivolavano sulla figa già bagnata. Guardò Luca con un sorriso piccolo, provocante.
«Siediti lì,» disse, indicandogli la poltrona di fronte. «E non ti azzardare a toccarti.»
Luca obbedì, sedendosi con il cazzo duro che premeva contro i pantaloni.
Giulia si masturbava con movimenti lenti e sicuri, gli occhi fissi su di lui.
«Mentre ero lì con Sofia,» cominciò a raccontare, la voce roca, «mi sono sentita… capita. Per la prima volta da tanto tempo. Mi ha fatto sentire che non sono una puttana fedifraga. Che è normale desiderare di essere scopata forte, di sentirmi troia, di volere un cazzo più grosso del tuo.»
Luca gemette piano, le mani strette sui braccioli della poltrona.
Giulia continuò, le dita che si muovevano più veloci sul clitoride.
«Mi ha guardata negli occhi mentre parlavo. Ha un seno bellissimo, Luca. Pieno, alto. E quegli occhi azzurri… mi hanno fatto sentire nuda. Ma non in modo brutto. Mi hanno fatto sentire vista. Apprezzata. Mi ha detto che sono forte. Che è normale che mi piaccia essere usata. Che è normale che mi ecciti sapere che tu ti ecciti per questo.»
Luca aveva il respiro corto. Il cazzo gli pulsava dolorosamente senza poter essere toccato.
Giulia sorrise, un sorriso piccolo e crudele.
«Mentre parlavo con lei, ho capito una cosa. Non sto facendo la troia. Sto solo diventando me stessa. Sofia mi ha fatto sentire che è giusto. Che è giusto voler essere scopata da chi mi fa sentire piena, desiderata, usata. E ho capito anche un’altra cosa…»
Fece una pausa, le dita che si muovevano più velocemente.
«Ho capito che tu non sei più adatto a scoparmi. Non come una volta. Non come Alessandro. E voglio dirlo a Sofia. Voglio dirle che voglio riscoparmi Alessandro, o chiunque altro mi faccia sentire così. Voglio che lei sappia che sto iniziando a capire chi sono davvero. E voglio che lei mi aiuti a diventare ancora più me stessa.»
Luca gemette forte, il corpo teso, le mani che stringevano i braccioli.
Giulia continuò, la voce sempre più calda e provocante.
«Voglio che alla prossima seduta le racconti tutto. Voglio che le dici che mi hai leccato il culo pieno di sperma di Alessandro. Voglio che le dici che ti è piaciuto. E voglio che le dica che voglio rivederlo. Che voglio essere scopata da lui mentre tu guardi. Che voglio sentirmi troia davanti a te.»
Luca era al limite. Il cazzo gli pulsava violentemente, ma non poteva toccarsi.
Giulia venne con un gemito lungo e profondo, le cosce che tremavano, il corpo scosso da spasmi. Rimase lì per qualche secondo, ansimante, poi guardò Luca con un sorriso dolce ma crudele.
«Bravo,» sussurrò. «Sei stato bravissimo a non toccarti.»
Si alzò, gli si avvicinò e gli accarezzò i capelli.
«Domani le scrivi,» disse piano. «Le dici che voglio venire alla prossima seduta con te. Voglio conoscerla meglio. Voglio che lei sappia chi sto diventando.»
Luca annuì, esausto e sconfitto, il cazzo ancora duro e dolorante.
Giulia lo baciò sulla fronte.
«Va tutto bene,» sussurrò. «Stiamo solo scoprendo chi siamo davvero.»
Luca chiuse gli occhi, il viso premuto contro il suo seno.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca e Giulia arrivarono insieme allo studio di Sofia poco prima delle 18:00.
L’ascensore saliva lentamente, e nessuno dei due parlava. Luca stringeva la mano di sua moglie, il palmo sudato. Giulia indossava un vestito blu scuro semplice ma elegante, che le arrivava al ginocchio, con una leggera scollatura e maniche a tre quarti. I capelli erano sciolti, morbidi.
Era bella, nervosa, e consapevole di entrambe le cose.
Luca le strinse la mano mentre uscivano dall’ascensore.
«Sei sicura?» le chiese per l’ennesima volta, la voce bassa.
Giulia annuì, stringendogli le dita.
«Sì. Voglio conoscerla.»
La porta dello studio si aprì prima ancora che bussassero.
Sofia Moretti era lì, sulla soglia, con un sorriso caldo e sereno.
Era bellissima. I capelli castani ondulati le ricadevano morbidi sulle spalle, gli occhi azzurri erano luminosi e penetranti, il seno prosperoso tendeva la camicetta nera di seta con naturalezza elegante. Indossava una gonna nera lunga fino ai piedi, di quelle ampie e fluide che quando si muove ruotano leggermente intorno alle gambe, morbida e femminile.
«Giulia,» disse con voce morbida, tendendole la mano. «Finalmente ti conosco. Sono Sofia.»
Giulia le strinse la mano. La pelle di Sofia era calda, morbida. Per un istante Giulia rimase colpita dalla sua bellezza: il seno pieno che conferiva una carica di femminilità prorompente, gli occhi azzurri che sembravano leggere dentro, il portamento elegante. La gonna nera ruotò leggermente quando Sofia si mosse per farli entrare, come se li invitasse.
«Piacere,» rispose Giulia, la voce un po’ più bassa del solito.
Sofia li fece accomodare. Luca si sedette sulla solita poltrona, Giulia su quella accanto, un po’ più vicina al tavolino. Sofia si sedette di fronte a loro, accavallando le gambe con grazia.
«Prima di tutto,» disse con tono calmo e rassicurante, «voglio che tu sappia che qui non c’è giudizio. Non sono qui per cambiare nessuno. Sono qui per ascoltare, per capire e, se volete, per accompagnarvi in questo percorso.»
Giulia annuì, ancora un po’ rigida. Partiva diffidente. Non sapeva bene cosa aspettarsi da questa donna che stava cambiando suo marito da mesi.
Sofia le sorrise, un sorriso caldo e sincero.
«Luca mi ha parlato molto di te. Mi ha detto che sei una donna forte, intelligente, appassionata. E che negli ultimi mesi hai scoperto parti di te che non conoscevi.»
Giulia arrossì leggermente, ma non distolse lo sguardo.
«Puoi raccontarmi come ti senti in questo momento?» chiese Sofia con voce gentile. «Cosa provi sapendo che tuo marito viene qui da mesi a parlare di te, di voi, di quello che sta accadendo?»
Giulia respirò a fondo. All’inizio le parole uscirono lente, diffidenti.
«All’inizio ero arrabbiata. Poi confusa. Poi… eccitata. Non capivo perché Luca si eccitasse sapendo che io stavo con un altro. Ma più lui me lo diceva, più io mi sentivo… potente. Desiderata. Libera di sentirmi sporca, di lasciarmi andare, senza dover fingere.»
Sofia annuì lentamente, gli occhi azzurri fissi su di lei con attenzione totale.
«Ti capisco,» disse piano. «Molte donne scoprono questo lato di sé solo quando il marito inizia a cedere. È un potere nuovo. Ed è spaventoso e bellissimo allo stesso tempo.»
Giulia si rilassò un po’. La voce di Sofia era calda, comprensiva, senza traccia di giudizio. Sembrava davvero che capisse.
«Mi racconti di Alessandro,» continuò Sofia con tono morbido. «Cosa ti piace di lui? Cosa ti fa sentire quando sei con lui?»
Giulia esitò solo un secondo, poi cominciò a parlare. All’inizio con cautela, poi sempre più liberamente.
«Mi piace come mi prende. Senza chiedere troppo. Mi piace sentire che è più grosso di Luca, che mi riempie in un modo che mio marito non riesce più a darmi. Mi piace quando mi tiene per i capelli mentre mi scopa da dietro. Mi piace quando mi dice che sono una puttana sposata… e mi piace sentirmi così.»
Sofia ascoltava, annuendo ogni tanto, il seno prosperoso che si alzava e abbassava con il respiro calmo sotto la camicetta nera.
«Ti senti in colpa?» chiese con delicatezza.
«A volte,» ammise Giulia. «Ma sempre meno. Più Luca accetta, più io mi sento libera di essere… quello che voglio essere.»
Sofia sorrise, un sorriso caldo e comprensivo.
«Sei una donna bellissima e forte, Giulia. Non devi vergognarti di desiderare piacere. Non devi vergognarti di voler essere desiderata come una troia. È normale. È umano.»
Giulia sentì un nodo in gola sciogliersi. Per la prima volta da settimane si sentì capita davvero. Non giudicata. Apprezzata.
Parlarono per quasi un’ora. Sofia le fece domande delicate ma dirette: cosa provava quando Luca la leccava dopo, se le piaceva umiliarlo un po’, se aveva mai immaginato di farlo guardare mentre un altro la scopava. Giulia rispondeva con sempre maggiore sincerità, la diffidenza iniziale che si scioglieva pian piano.
Alla fine Giulia si ritrovò a parlare con Sofia come se fosse una vecchia amica. Una amica algida, elegante, che capiva tutto senza bisogno di spiegazioni.
Sofia si appoggiò leggermente allo schienale.
«Sei una donna straordinaria, Giulia,» disse con voce calda. «E Luca è molto fortunato ad averti. Siete entrambi fortunati ad aver trovato questo percorso insieme.»
Giulia sorrise, per la prima volta rilassata.
«Grazie,» disse piano. «Mi… mi hai fatto sentire compresa.»
Sofia annuì, gli occhi azzurri luminosi.
«Questo è solo l’inizio,» disse con tono dolce. «Se volete, possiamo continuare insieme. Io sono qui per aiutarvi a trovare il vostro posto. Tutti e due.»
Luca, che era rimasto in silenzio per quasi tutto il tempo, guardò sua moglie. Giulia aveva le guance rosate, gli occhi brillanti. Sembrava più viva, più sicura.
Sofia li guardò entrambi, bellissima e serena.
«Per oggi può bastare,» disse infine. «La prossima volta, se volete, possiamo andare più in profondità. Insieme.»
Luca e Giulia uscirono dallo studio mano nella mano.
Giulia era silenziosa, ma sorrideva.
Luca era spaventato.
Ma anche eccitato.
Sofia, rimasta sola, si sedette alla sua poltrona e sorrise tra sé.
Luca e Giulia uscirono dallo studio in silenzio.
L’ascensore scendeva lentamente, e nessuno dei due parlava. Luca stringeva ancora la mano di sua moglie, ma sentiva che lei era lontana, persa nei suoi pensieri. Giulia aveva le guance leggermente arrossate, gli occhi lucidi, come se avesse appena vissuto qualcosa di intenso e intimo.
Fuori, l’aria della sera era fresca. Camminarono per qualche minuto senza meta, poi Giulia si fermò sotto un lampione e si voltò verso di lui.
«Andiamo a casa,» disse piano. «Non voglio parlare qui.»
Luca annuì. Non disse niente. Sentiva che Giulia aveva bisogno di tempo per elaborare.
Arrivati a casa, Giulia chiuse la porta dietro di sé e si tolse le scarpe. Senza dire una parola, cominciò a spogliarsi davanti a lui, nel mezzo del salotto. Si slacciò il vestito blu, lo lasciò cadere rimanendo in reggiseno push-up nero e perizoma. Si tolse anche quelli, restando completamente nuda davanti a lui.
Luca rimase fermo, il respiro corto. Non osò avvicinarsi. Non osò toccarla. Sapeva che non era il momento.
Giulia si sedette sul divano, aprì le gambe e cominciò a toccarsi lentamente, le dita che scivolavano sulla figa già bagnata. Guardò Luca con un sorriso piccolo, provocante.
«Siediti lì,» disse, indicandogli la poltrona di fronte. «E non ti azzardare a toccarti.»
Luca obbedì, sedendosi con il cazzo duro che premeva contro i pantaloni.
Giulia si masturbava con movimenti lenti e sicuri, gli occhi fissi su di lui.
«Mentre ero lì con Sofia,» cominciò a raccontare, la voce roca, «mi sono sentita… capita. Per la prima volta da tanto tempo. Mi ha fatto sentire che non sono una puttana fedifraga. Che è normale desiderare di essere scopata forte, di sentirmi troia, di volere un cazzo più grosso del tuo.»
Luca gemette piano, le mani strette sui braccioli della poltrona.
Giulia continuò, le dita che si muovevano più veloci sul clitoride.
«Mi ha guardata negli occhi mentre parlavo. Ha un seno bellissimo, Luca. Pieno, alto. E quegli occhi azzurri… mi hanno fatto sentire nuda. Ma non in modo brutto. Mi hanno fatto sentire vista. Apprezzata. Mi ha detto che sono forte. Che è normale che mi piaccia essere usata. Che è normale che mi ecciti sapere che tu ti ecciti per questo.»
Luca aveva il respiro corto. Il cazzo gli pulsava dolorosamente senza poter essere toccato.
Giulia sorrise, un sorriso piccolo e crudele.
«Mentre parlavo con lei, ho capito una cosa. Non sto facendo la troia. Sto solo diventando me stessa. Sofia mi ha fatto sentire che è giusto. Che è giusto voler essere scopata da chi mi fa sentire piena, desiderata, usata. E ho capito anche un’altra cosa…»
Fece una pausa, le dita che si muovevano più velocemente.
«Ho capito che tu non sei più adatto a scoparmi. Non come una volta. Non come Alessandro. E voglio dirlo a Sofia. Voglio dirle che voglio riscoparmi Alessandro, o chiunque altro mi faccia sentire così. Voglio che lei sappia che sto iniziando a capire chi sono davvero. E voglio che lei mi aiuti a diventare ancora più me stessa.»
Luca gemette forte, il corpo teso, le mani che stringevano i braccioli.
Giulia continuò, la voce sempre più calda e provocante.
«Voglio che alla prossima seduta le racconti tutto. Voglio che le dici che mi hai leccato il culo pieno di sperma di Alessandro. Voglio che le dici che ti è piaciuto. E voglio che le dica che voglio rivederlo. Che voglio essere scopata da lui mentre tu guardi. Che voglio sentirmi troia davanti a te.»
Luca era al limite. Il cazzo gli pulsava violentemente, ma non poteva toccarsi.
Giulia venne con un gemito lungo e profondo, le cosce che tremavano, il corpo scosso da spasmi. Rimase lì per qualche secondo, ansimante, poi guardò Luca con un sorriso dolce ma crudele.
«Bravo,» sussurrò. «Sei stato bravissimo a non toccarti.»
Si alzò, gli si avvicinò e gli accarezzò i capelli.
«Domani le scrivi,» disse piano. «Le dici che voglio venire alla prossima seduta con te. Voglio conoscerla meglio. Voglio che lei sappia chi sto diventando.»
Luca annuì, esausto e sconfitto, il cazzo ancora duro e dolorante.
Giulia lo baciò sulla fronte.
«Va tutto bene,» sussurrò. «Stiamo solo scoprendo chi siamo davvero.»
Luca chiuse gli occhi, il viso premuto contro il suo seno.
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