Terapia cuckold - capitolo 20
di
Raiders
genere
corna
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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
L’idea di un periodo nuovamente tra loro, che aiutasse a tenere assieme i pezzi in questa fase di cambiamento, permeava ancora l’aria. Luca aveva proposto una serata “normale”.
Niente Sofia, niente racconti, niente SPA con altre coppie, niente umiliazioni. Solo loro due, come una volta. Cena semplice a casa, un film sul divano, una bottiglia di vino. Voleva provare a ricordare chi erano prima che tutto questo cominciasse. Giulia aveva accettato con un sorriso dolce, ma Luca aveva visto nei suoi occhi quel luccichio che ormai conosceva bene: l’eccitazione non era mai lontana. Anzi, ormai era quasi una costante.
La cena fu tranquilla. Parlarono del lavoro, di cose banali, di un viaggio che avrebbero voluto fare l’anno prima. Per un’ora sembrò quasi possibile. Sembrò quasi che potessero tornare indietro.
Poi arrivò il momento del film. Si sdraiarono sul divano. Giulia si accoccolò contro di lui, nuda sotto la maglietta larga che indossava. Luca sentiva il calore del suo corpo, il profumo della sua pelle. Dopo mezz’ora lei cominciò a baciarlo sul collo, la mano che scendeva lentamente sul suo petto, poi più giù.
«Ti voglio,» sussurrò. «Facciamo l’amore. Come una volta.»
Luca annuì. Il cuore gli batteva forte. Voleva crederci. Voleva dimostrarle che poteva ancora essere abbastanza.
Si spogliarono e andarono in camera. Luca la baciò con tenerezza, cercò di essere dolce, presente. La penetrò lentamente, guardandola negli occhi. Giulia gemette, si mosse contro di lui, ma dopo pochi minuti Luca sentì che qualcosa non andava. Giulia era bagnata, eccitata, ma il suo corpo sembrava cercare di più. I suoi fianchi spingevano con urgenza, le unghie gli graffiavano la schiena.
«Più forte,» mormorò. «Scopami più forte.»
Luca provò ad accelerare, a spingere con più decisione. Giulia chiuse gli occhi, provò a lasciarsi andare, ma dopo un po’ emise un sospiro di frustrazione.
«Non… non è abbastanza,» disse piano, quasi dispiaciuta. «È bello… ma non mi prendi come mi piace. Non mi riempi come fa Alessandro.»
Luca sentì una fitta allo stomaco. Si fermò, uscì da lei, provò a girarla a quattro zampe. Voleva provarci. Voleva dimostrarle che poteva ancora darle qualcosa. Un po’ di lubrificante sulla mano, posizionò il cazzo contro il suo culo e spinse lentamente.
Giulia si irrigidì. Provò a rilassarsi, respirando piano, ma il corpo non collaborava. Mancava l’insieme delle cose, l’atmosfera e il coinvolgimento che le servivano per lasciarsi andare, per rilassarsi. Luca spinse con più decisione, il glande che premeva contro l’anello stretto. Sentiva la resistenza, sentiva che lei si contraeva per il dolore e la tensione. Provò di nuovo, con più forza, ma il cazzo scivolava via, troppo teso, troppo insicuro. Giulia emise un piccolo gemito di fastidio, non di piacere.
«Aspetta… fa male,» disse a bassa voce. «Non entra… non ce la fai.»
Luca si fermò, il respiro affannoso, il viso rosso di vergogna e frustrazione. Si sentiva ridicolo, impotente, inadeguato. Provò ancora una volta, con delicatezza, ma il risultato fu lo stesso. Il suo cazzo non riusciva a superare quella resistenza. Giulia si girò di nuovo, lo prese tra le braccia e lo strinse a sé.
«Lascia stare,» sussurrò, la voce tenera ma onesta. «Non è colpa tua. È solo che… ho bisogno di più. Sofia mi ha fatto capire che merito di più. Che il mio corpo può provare cose che tu non puoi darmi. Non è colpa tua… è solo che tu non sei abbastanza grosso, non sei abbastanza… dominante.»
Luca rimase in silenzio, il viso premuto contro il suo seno. Sentiva l’eccitazione di Giulia ancora viva, il suo corpo caldo e umido contro di lui. Ma sentiva anche quel malessere sottile che cresceva dentro di lui. Non era solo umiliazione. Era qualcosa di più indefinito, una paura strisciante verso quello che stava diventando Giulia, verso il potere che Sofia esercitava su di loro. Non era razionale. Era solo una sensazione viscerale, come se qualcosa di prezioso si stesse rompendo lentamente.
Giulia gli accarezzò i capelli, ancora eccitata ma consapevole del suo disagio.
«Vieni qui,» disse dolcemente. Lo fece sdraiare sulla schiena e si mise accanto a lui. La sua mano scese sul cazzo ancora duro e cominciò a masturbarlo con movimenti lenti e sicuri.
«Lasciati andare,» sussurrò, la voce calda e suadente. «Pensa a quanto ti è piaciuto guardarmi mentre Alessandro mi inculava… pensa a quanto ti è piaciuto leccare il suo sperma dal mio viso… pensa a quanto sei eccitato sapendo che un altro mi prende meglio di te.»
Luca gemette, il bacino che si alzava verso la sua mano.
«Dimmi che lo vuoi,» continuò Giulia, la mano che accelerava. «Dimmi che vuoi vedermi di nuovo con lui. Dimmi che vuoi essere sempre più…la seconda scelta.»
Luca, sull’onda dell’eccitazione, rispose con voce rotta:
«Sì… voglio vederti… voglio essere sempre più umiliato… voglio guardarti mentre ti fai scopare… voglio pulirti dopo…»
Giulia sorrise, soddisfatta, e accelerò il movimento della mano.
«Bravo… così… vieni per me.»
Luca venne con un gemito lungo, schizzando sulla propria pancia e sul petto. Il piacere fu intenso, ma subito dopo arrivò di nuovo quel malessere. Un senso di pentimento sottile, indefinito. Aveva detto quelle cose sull’onda dell’eccitazione, ma ora le sentiva pesanti, come se avesse varcato un confine di cui non era sicuro. Eppure, istintivamente, senza pensarci, raccolse lo sperma con le dita e se lo portò alla bocca. Leccò tutto, lentamente, mentre Giulia lo guardava con tenerezza e un velo di eccitazione.
Giulia lo abbracciò forte, baciandogli la fronte.
«Ti amo,» sussurrò. «Andrà tutto bene.»
Luca annuì, ma dentro di sé sentì quel nodo stringersi ancora di più. La paura strisciante non se n’era andata. Anzi, sembrava essersi radicata un po’ più in profondità.
La notte proseguì in un silenzio strano. Giulia si addormentò prima, il respiro regolare. Luca rimase sveglio a fissare il soffitto. Ogni tanto lei si muoveva nel sonno, premendo il corpo contro il suo, e lui sentiva di nuovo quella fame che non riusciva più a soddisfare.
Luca capì, in quella notte insonne, che le loro strade stavano iniziando a divergere, che si era infilato in qualcosa che non riusciva a gestire. Che la fantasia e la realtà sono cose ben diverse.
Lui stava sprofondando in un’umiliazione che gli dava piacere ma anche un malessere crescente.
Lei stava andando oltre, sempre più libera, sempre più affamata.
Il giorno successivo Luca e Giulia arrivarono allo studio di Sofia con quasi venti minuti di anticipo.
Nessuno dei due aveva parlato molto durante il tragitto. Giulia guardava fuori dal finestrino, le dita che tamburellavano piano sulla coscia. Luca stringeva il volante un po’ troppo forte, le nocche bianche. Il silenzio tra loro non era ostile, ma pesante, carico di tutto quello che era successo la sera prima.
Quando entrarono, Sofia li stava già aspettando. Era seduta dietro il tavolino con la solita compostezza algida: camicetta bianca di seta, pantaloni neri, capelli sciolti sulle spalle. Il suo sguardo era calmo, professionale, ma c’era qualcosa di più profondo, qualcosa che solo chi la conosceva bene avrebbe potuto cogliere.
«Sedetevi,» disse con voce morbida, indicando le due poltrone una di fronte all’altra.
Luca e Giulia obbedirono. Per qualche secondo nessuno parlò. Sofia li osservò con attenzione, come se stesse leggendo le loro espressioni, i loro corpi, il modo in cui si tenevano a distanza pur essendo vicini.
«Allora,» disse infine, incrociando le gambe con grazia. «Raccontatemi della vostra serata. Quella “normale”.»
Giulia fu la prima a parlare. La sua voce era bassa, ma aveva una punta di acidità, di disappunto, che non riuscì a nascondere del tutto.
«Abbiamo provato,» iniziò. «Luca aveva preparato la cena, abbiamo guardato un film, ci siamo coccolati sul divano come facevamo una volta. Sembrava quasi che potesse funzionare. Poi siamo andati a letto.»
Fece una pausa, mordendosi il labbro inferiore. Il ricordo le accese di nuovo quel calore tra le gambe, ma anche un velo di frustrazione.
«Abbiamo iniziato piano, con tenerezza. Lui mi baciava, mi toccava… ma dopo un po’ ho sentito che non bastava. Non mi prendeva come volevo. Non mi riempiva. Non mi scopava. Faceva l’amore, c’era sentimento, tenerezza, ma non mi stava scopando.»
Luca abbassò lo sguardo sulle proprie mani. Sofia rimase in silenzio, in attesa.
Giulia continuò, la voce che si faceva più tagliente, più onesta.
«Gli ho chiesto di prenderlo più forte. Di scoparmi come una troia. Lui ci ha provato, ma… non ci riusciva. Troppo piano, troppo piccolo. Poi ho voluto che mi prendesse da dietro, che provasse con l’anale. Lui ha spinto, ha tentato più volte. Sentivo la punta che premeva, ma non entrava. Era troppo teso, troppo insicuro. Io mi irrigidivo, lui si fermava. Alla fine gli ho detto di lasciar stare. Non ce la faceva. Non è in grado di scoparmi il culo.»
Luca deglutì. Il ricordo di quel fallimento gli bruciava ancora dentro: il suo cazzo che scivolava via, il corpo di Giulia che non si apriva, la sua stessa frustrazione mista a vergogna.
Giulia guardò Sofia con un misto di rabbia e desiderio.
«Alla fine l’ho fatto venire con una sega. Mentre lo masturbavo gli ho detto cose… gli ho detto di pensare ad Alessandro che mi sodomizzava, di pensare a quanto lui fosse inutile per me, a quanto avessi bisogno di un cazzo vero. Lui è venuto quasi subito. Poi ha raccolto il suo sperma con le dita e se l’è mangiato, senza che nessuno glielo chiedesse. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.»
Sofia annuì lentamente. Il suo viso rimase composto, ma per un brevissimo istante — quasi impercettibile — un angolo della bocca si curvò in un sorriso minuscolo, soddisfatto. Una crepa minuscola nella sua maschera di tranquillità professionale. Durò meno di un secondo, ma Luca la vide. E quella visione gli fece correre un brivido lungo la schiena.
Sofia si rivolse a Luca con voce calma.
«E tu? Cosa hai provato durante quella serata?»
Luca esitò. La gola gli si chiuse. Parlare davanti a Sofia di quel fallimento, davanti a Giulia, era umiliante in un modo nuovo, più profondo.
«Mi sono sentito… inutile,» disse piano. «Ho provato a darle quello che voleva. Ho provato a prenderla forte, a incularla… ma non ci riuscivo. Il mio corpo non rispondeva come doveva. Poi quando lei mi ha fatto venire con la mano, dicendomi quelle cose… ho goduto. Tanto. Ma dopo… dopo mi sono sentito vuoto. Come se avessi tradito qualcosa. Come se avessi detto cose che non avrei dovuto dire.»
Sofia lo guardò a lungo, senza fretta. Poi parlò con voce bassa, misurata, ma con una fermezza che non ammetteva repliche.
«Una volta scoperto cosa siete davvero, non c’è ritorno. La vostra vita di coppia non sarà più quella di prima. Potete provare a resistere, potete provare a fingere che basti una cena e un film sul divano. Ma il desiderio che avete risvegliato non si spegne. Non si nasconde. Può solo essere vissuto, o represso. E la repressione, di solito, rende tutto più doloroso.»
Fece una pausa, lasciando che le parole sedimentassero.
«Quello che è successo ieri sera è normale. È il segno che il vecchio modo di stare insieme non funziona più. Giulia ha bisogno di sentirsi presa, riempita, dominata in un modo che tu, Luca, non puoi più darle. E tu hai bisogno di sentirti umiliato, piccolo, inutile in quel modo che ti eccita tanto. Non è una colpa. È solo ciò che siete diventati.»
Giulia annuì lentamente, gli occhi lucidi. C’era sollievo nella sua espressione, come se Sofia avesse appena dato voce a qualcosa che lei non osava dire del tutto.
Luca, invece, sentì quel malessere indefinito stringersi ancora di più. Non era rabbia. Non era paura razionale. Era qualcosa di viscerale, come un’ombra che gli si era infilata sotto la pelle e ora cresceva. Guardò Sofia e per un attimo vide qualcosa di diverso: non solo la terapeuta calma, ma una donna che sapeva esattamente cosa stava facendo. Che godeva, in modo quasi impercettibile, del controllo che esercitava.
Sofia continuò, la voce sempre tranquilla.
«Per ora non serve forzare altri incontri con Alessandro. Avete bisogno di tempo per metabolizzare. Ma non illudetevi di poter tornare indietro. Il percorso è iniziato. E una volta iniziato, continua. Potete scegliere solo come viverlo: con consapevolezza, o con sofferenza inutile.»
Luca e Giulia uscirono dallo studio in silenzio.
Giulia camminava con passo più leggero, come se le parole di Sofia le avessero tolto un peso. Luca invece sentiva quel malessere crescere, lento ma costante. Non era ancora un rifiuto chiaro. Era solo una sensazione strisciante: la paura che la loro vita stesse cambiando in un modo che non poteva più controllare.
Mentre salivano in macchina, Giulia gli strinse di nuovo la mano.
«Andrà tutto bene,» disse piano.
Luca annuì, ma non riuscì a sorridere.
Dentro di sé, per la prima volta, sentì che forse non sarebbe andato tutto bene
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
L’idea di un periodo nuovamente tra loro, che aiutasse a tenere assieme i pezzi in questa fase di cambiamento, permeava ancora l’aria. Luca aveva proposto una serata “normale”.
Niente Sofia, niente racconti, niente SPA con altre coppie, niente umiliazioni. Solo loro due, come una volta. Cena semplice a casa, un film sul divano, una bottiglia di vino. Voleva provare a ricordare chi erano prima che tutto questo cominciasse. Giulia aveva accettato con un sorriso dolce, ma Luca aveva visto nei suoi occhi quel luccichio che ormai conosceva bene: l’eccitazione non era mai lontana. Anzi, ormai era quasi una costante.
La cena fu tranquilla. Parlarono del lavoro, di cose banali, di un viaggio che avrebbero voluto fare l’anno prima. Per un’ora sembrò quasi possibile. Sembrò quasi che potessero tornare indietro.
Poi arrivò il momento del film. Si sdraiarono sul divano. Giulia si accoccolò contro di lui, nuda sotto la maglietta larga che indossava. Luca sentiva il calore del suo corpo, il profumo della sua pelle. Dopo mezz’ora lei cominciò a baciarlo sul collo, la mano che scendeva lentamente sul suo petto, poi più giù.
«Ti voglio,» sussurrò. «Facciamo l’amore. Come una volta.»
Luca annuì. Il cuore gli batteva forte. Voleva crederci. Voleva dimostrarle che poteva ancora essere abbastanza.
Si spogliarono e andarono in camera. Luca la baciò con tenerezza, cercò di essere dolce, presente. La penetrò lentamente, guardandola negli occhi. Giulia gemette, si mosse contro di lui, ma dopo pochi minuti Luca sentì che qualcosa non andava. Giulia era bagnata, eccitata, ma il suo corpo sembrava cercare di più. I suoi fianchi spingevano con urgenza, le unghie gli graffiavano la schiena.
«Più forte,» mormorò. «Scopami più forte.»
Luca provò ad accelerare, a spingere con più decisione. Giulia chiuse gli occhi, provò a lasciarsi andare, ma dopo un po’ emise un sospiro di frustrazione.
«Non… non è abbastanza,» disse piano, quasi dispiaciuta. «È bello… ma non mi prendi come mi piace. Non mi riempi come fa Alessandro.»
Luca sentì una fitta allo stomaco. Si fermò, uscì da lei, provò a girarla a quattro zampe. Voleva provarci. Voleva dimostrarle che poteva ancora darle qualcosa. Un po’ di lubrificante sulla mano, posizionò il cazzo contro il suo culo e spinse lentamente.
Giulia si irrigidì. Provò a rilassarsi, respirando piano, ma il corpo non collaborava. Mancava l’insieme delle cose, l’atmosfera e il coinvolgimento che le servivano per lasciarsi andare, per rilassarsi. Luca spinse con più decisione, il glande che premeva contro l’anello stretto. Sentiva la resistenza, sentiva che lei si contraeva per il dolore e la tensione. Provò di nuovo, con più forza, ma il cazzo scivolava via, troppo teso, troppo insicuro. Giulia emise un piccolo gemito di fastidio, non di piacere.
«Aspetta… fa male,» disse a bassa voce. «Non entra… non ce la fai.»
Luca si fermò, il respiro affannoso, il viso rosso di vergogna e frustrazione. Si sentiva ridicolo, impotente, inadeguato. Provò ancora una volta, con delicatezza, ma il risultato fu lo stesso. Il suo cazzo non riusciva a superare quella resistenza. Giulia si girò di nuovo, lo prese tra le braccia e lo strinse a sé.
«Lascia stare,» sussurrò, la voce tenera ma onesta. «Non è colpa tua. È solo che… ho bisogno di più. Sofia mi ha fatto capire che merito di più. Che il mio corpo può provare cose che tu non puoi darmi. Non è colpa tua… è solo che tu non sei abbastanza grosso, non sei abbastanza… dominante.»
Luca rimase in silenzio, il viso premuto contro il suo seno. Sentiva l’eccitazione di Giulia ancora viva, il suo corpo caldo e umido contro di lui. Ma sentiva anche quel malessere sottile che cresceva dentro di lui. Non era solo umiliazione. Era qualcosa di più indefinito, una paura strisciante verso quello che stava diventando Giulia, verso il potere che Sofia esercitava su di loro. Non era razionale. Era solo una sensazione viscerale, come se qualcosa di prezioso si stesse rompendo lentamente.
Giulia gli accarezzò i capelli, ancora eccitata ma consapevole del suo disagio.
«Vieni qui,» disse dolcemente. Lo fece sdraiare sulla schiena e si mise accanto a lui. La sua mano scese sul cazzo ancora duro e cominciò a masturbarlo con movimenti lenti e sicuri.
«Lasciati andare,» sussurrò, la voce calda e suadente. «Pensa a quanto ti è piaciuto guardarmi mentre Alessandro mi inculava… pensa a quanto ti è piaciuto leccare il suo sperma dal mio viso… pensa a quanto sei eccitato sapendo che un altro mi prende meglio di te.»
Luca gemette, il bacino che si alzava verso la sua mano.
«Dimmi che lo vuoi,» continuò Giulia, la mano che accelerava. «Dimmi che vuoi vedermi di nuovo con lui. Dimmi che vuoi essere sempre più…la seconda scelta.»
Luca, sull’onda dell’eccitazione, rispose con voce rotta:
«Sì… voglio vederti… voglio essere sempre più umiliato… voglio guardarti mentre ti fai scopare… voglio pulirti dopo…»
Giulia sorrise, soddisfatta, e accelerò il movimento della mano.
«Bravo… così… vieni per me.»
Luca venne con un gemito lungo, schizzando sulla propria pancia e sul petto. Il piacere fu intenso, ma subito dopo arrivò di nuovo quel malessere. Un senso di pentimento sottile, indefinito. Aveva detto quelle cose sull’onda dell’eccitazione, ma ora le sentiva pesanti, come se avesse varcato un confine di cui non era sicuro. Eppure, istintivamente, senza pensarci, raccolse lo sperma con le dita e se lo portò alla bocca. Leccò tutto, lentamente, mentre Giulia lo guardava con tenerezza e un velo di eccitazione.
Giulia lo abbracciò forte, baciandogli la fronte.
«Ti amo,» sussurrò. «Andrà tutto bene.»
Luca annuì, ma dentro di sé sentì quel nodo stringersi ancora di più. La paura strisciante non se n’era andata. Anzi, sembrava essersi radicata un po’ più in profondità.
La notte proseguì in un silenzio strano. Giulia si addormentò prima, il respiro regolare. Luca rimase sveglio a fissare il soffitto. Ogni tanto lei si muoveva nel sonno, premendo il corpo contro il suo, e lui sentiva di nuovo quella fame che non riusciva più a soddisfare.
Luca capì, in quella notte insonne, che le loro strade stavano iniziando a divergere, che si era infilato in qualcosa che non riusciva a gestire. Che la fantasia e la realtà sono cose ben diverse.
Lui stava sprofondando in un’umiliazione che gli dava piacere ma anche un malessere crescente.
Lei stava andando oltre, sempre più libera, sempre più affamata.
Il giorno successivo Luca e Giulia arrivarono allo studio di Sofia con quasi venti minuti di anticipo.
Nessuno dei due aveva parlato molto durante il tragitto. Giulia guardava fuori dal finestrino, le dita che tamburellavano piano sulla coscia. Luca stringeva il volante un po’ troppo forte, le nocche bianche. Il silenzio tra loro non era ostile, ma pesante, carico di tutto quello che era successo la sera prima.
Quando entrarono, Sofia li stava già aspettando. Era seduta dietro il tavolino con la solita compostezza algida: camicetta bianca di seta, pantaloni neri, capelli sciolti sulle spalle. Il suo sguardo era calmo, professionale, ma c’era qualcosa di più profondo, qualcosa che solo chi la conosceva bene avrebbe potuto cogliere.
«Sedetevi,» disse con voce morbida, indicando le due poltrone una di fronte all’altra.
Luca e Giulia obbedirono. Per qualche secondo nessuno parlò. Sofia li osservò con attenzione, come se stesse leggendo le loro espressioni, i loro corpi, il modo in cui si tenevano a distanza pur essendo vicini.
«Allora,» disse infine, incrociando le gambe con grazia. «Raccontatemi della vostra serata. Quella “normale”.»
Giulia fu la prima a parlare. La sua voce era bassa, ma aveva una punta di acidità, di disappunto, che non riuscì a nascondere del tutto.
«Abbiamo provato,» iniziò. «Luca aveva preparato la cena, abbiamo guardato un film, ci siamo coccolati sul divano come facevamo una volta. Sembrava quasi che potesse funzionare. Poi siamo andati a letto.»
Fece una pausa, mordendosi il labbro inferiore. Il ricordo le accese di nuovo quel calore tra le gambe, ma anche un velo di frustrazione.
«Abbiamo iniziato piano, con tenerezza. Lui mi baciava, mi toccava… ma dopo un po’ ho sentito che non bastava. Non mi prendeva come volevo. Non mi riempiva. Non mi scopava. Faceva l’amore, c’era sentimento, tenerezza, ma non mi stava scopando.»
Luca abbassò lo sguardo sulle proprie mani. Sofia rimase in silenzio, in attesa.
Giulia continuò, la voce che si faceva più tagliente, più onesta.
«Gli ho chiesto di prenderlo più forte. Di scoparmi come una troia. Lui ci ha provato, ma… non ci riusciva. Troppo piano, troppo piccolo. Poi ho voluto che mi prendesse da dietro, che provasse con l’anale. Lui ha spinto, ha tentato più volte. Sentivo la punta che premeva, ma non entrava. Era troppo teso, troppo insicuro. Io mi irrigidivo, lui si fermava. Alla fine gli ho detto di lasciar stare. Non ce la faceva. Non è in grado di scoparmi il culo.»
Luca deglutì. Il ricordo di quel fallimento gli bruciava ancora dentro: il suo cazzo che scivolava via, il corpo di Giulia che non si apriva, la sua stessa frustrazione mista a vergogna.
Giulia guardò Sofia con un misto di rabbia e desiderio.
«Alla fine l’ho fatto venire con una sega. Mentre lo masturbavo gli ho detto cose… gli ho detto di pensare ad Alessandro che mi sodomizzava, di pensare a quanto lui fosse inutile per me, a quanto avessi bisogno di un cazzo vero. Lui è venuto quasi subito. Poi ha raccolto il suo sperma con le dita e se l’è mangiato, senza che nessuno glielo chiedesse. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.»
Sofia annuì lentamente. Il suo viso rimase composto, ma per un brevissimo istante — quasi impercettibile — un angolo della bocca si curvò in un sorriso minuscolo, soddisfatto. Una crepa minuscola nella sua maschera di tranquillità professionale. Durò meno di un secondo, ma Luca la vide. E quella visione gli fece correre un brivido lungo la schiena.
Sofia si rivolse a Luca con voce calma.
«E tu? Cosa hai provato durante quella serata?»
Luca esitò. La gola gli si chiuse. Parlare davanti a Sofia di quel fallimento, davanti a Giulia, era umiliante in un modo nuovo, più profondo.
«Mi sono sentito… inutile,» disse piano. «Ho provato a darle quello che voleva. Ho provato a prenderla forte, a incularla… ma non ci riuscivo. Il mio corpo non rispondeva come doveva. Poi quando lei mi ha fatto venire con la mano, dicendomi quelle cose… ho goduto. Tanto. Ma dopo… dopo mi sono sentito vuoto. Come se avessi tradito qualcosa. Come se avessi detto cose che non avrei dovuto dire.»
Sofia lo guardò a lungo, senza fretta. Poi parlò con voce bassa, misurata, ma con una fermezza che non ammetteva repliche.
«Una volta scoperto cosa siete davvero, non c’è ritorno. La vostra vita di coppia non sarà più quella di prima. Potete provare a resistere, potete provare a fingere che basti una cena e un film sul divano. Ma il desiderio che avete risvegliato non si spegne. Non si nasconde. Può solo essere vissuto, o represso. E la repressione, di solito, rende tutto più doloroso.»
Fece una pausa, lasciando che le parole sedimentassero.
«Quello che è successo ieri sera è normale. È il segno che il vecchio modo di stare insieme non funziona più. Giulia ha bisogno di sentirsi presa, riempita, dominata in un modo che tu, Luca, non puoi più darle. E tu hai bisogno di sentirti umiliato, piccolo, inutile in quel modo che ti eccita tanto. Non è una colpa. È solo ciò che siete diventati.»
Giulia annuì lentamente, gli occhi lucidi. C’era sollievo nella sua espressione, come se Sofia avesse appena dato voce a qualcosa che lei non osava dire del tutto.
Luca, invece, sentì quel malessere indefinito stringersi ancora di più. Non era rabbia. Non era paura razionale. Era qualcosa di viscerale, come un’ombra che gli si era infilata sotto la pelle e ora cresceva. Guardò Sofia e per un attimo vide qualcosa di diverso: non solo la terapeuta calma, ma una donna che sapeva esattamente cosa stava facendo. Che godeva, in modo quasi impercettibile, del controllo che esercitava.
Sofia continuò, la voce sempre tranquilla.
«Per ora non serve forzare altri incontri con Alessandro. Avete bisogno di tempo per metabolizzare. Ma non illudetevi di poter tornare indietro. Il percorso è iniziato. E una volta iniziato, continua. Potete scegliere solo come viverlo: con consapevolezza, o con sofferenza inutile.»
Luca e Giulia uscirono dallo studio in silenzio.
Giulia camminava con passo più leggero, come se le parole di Sofia le avessero tolto un peso. Luca invece sentiva quel malessere crescere, lento ma costante. Non era ancora un rifiuto chiaro. Era solo una sensazione strisciante: la paura che la loro vita stesse cambiando in un modo che non poteva più controllare.
Mentre salivano in macchina, Giulia gli strinse di nuovo la mano.
«Andrà tutto bene,» disse piano.
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