Terapia cuckold - capitolo 18

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Erano rientrati in silenzio.
L’ascensore dell’hotel, la macchina, le scale di casa… tutto era stato avvolto da un silenzio denso, carico. Luca camminava come se il corpo non gli appartenesse più. Giulia invece sembrava ancora elettrica: le guance rosse, gli occhi lucidi, il respiro un po’ più corto. Quando chiusero la porta di casa, lei si tolse subito le scarpe e si voltò verso di lui.
Luca rimase fermo nell’ingresso, le spalle contro la porta. Aveva ancora negli occhi l’immagine di Alessandro che gli sorrideva con disprezzo mentre gli diceva «sei proprio un povero coglione».
Giulia gli si avvicinò lentamente. Gli prese il viso tra le mani con una tenerezza che sorprese entrambi. Lo guardò negli occhi, il pollice che gli asciugava una lacrima sulla guancia.
«Stai tremando,» sussurrò. La sua voce era dolce, ma il corpo era ancora caldo, vibrante di eccitazione trattenuta.
Luca annuì. Una lacrima gli scese sulla guancia.
«Mi ha chiamato patetico coglione,» disse con voce rotta. «Davanti a te. Mentre tu gli succhiavi il cazzo.»
Giulia lo abbracciò forte, premendo il corpo contro il suo. Luca sentiva ancora l’odore di sesso su di lei: sudore, sperma, eccitazione femminile. Lei lo tenne stretto per lunghi secondi, accarezzandogli la schiena, poi gli baciò la tempia con dolcezza.
«Lo so,» disse piano, la voce calda ma comprensiva. «L’ho sentito. E… mi ha eccitata da morire. Ma so anche quanto deve essere stato duro per te. Ti ho visto lì, seduto, con quel sguardo… ho capito quanto ti facesse male. Però non riuscivo a fermarmi. Ero troppo eccitata.»
Luca singhiozzò contro la sua spalla. Giulia gli accarezzò i capelli, poi lo prese per mano e lo portò in camera da letto. Si tolse il vestito nero rimanendo nuda, poi si sdraiò sul letto e aprì le gambe, ma questa volta con più delicatezza.
«Vieni,» disse dolcemente. «Leccami. Lentamente. Non devi fare niente di più. Solo… stai con me.»
Luca si inginocchiò tra le sue cosce. La figa di Giulia era ancora gonfia, lucida, con tracce evidenti di quello che era successo. Cominciò a leccarla con devozione, la lingua che raccoglieva i residui di Alessandro mescolati ai suoi umori.
Mentre leccava, Giulia parlava con voce bassa e calda, ma con una tenerezza nuova.
«Quando ti ha guardato e ti ha detto quelle cose… mi sono bagnata ancora di più. Mi piaceva che lui ti vedesse così. Mi piaceva che tu fossi lì, piccolo, a guardare mentre lui mi prendeva. Però… ho visto quanto ti faceva male. E mi dispiace. Non voglio perderti, Luca. Voglio solo… sentirmi viva. Voglio che anche tu trovi il tuo posto in tutto questo.»
Luca gemette contro la sua figa, le lacrime che cadevano sulle cosce di Giulia. Lei gli accarezzava i capelli con una mano, mentre con l’altra si sfiorava un seno, ancora eccitatissima ma attenta ai conflitti del marito.
«Dimmi,» continuò lei, la voce che diventava più roca ma restava dolce, «quando mi ha coperta di sperma… quando hai leccato tutto dal mio viso… cosa hai provato?»
Luca alzò la testa per un secondo, il viso bagnato.
«Mi sono sentito… distrutto. Inutile. Ma non riuscivo a smettere di leccare. Volevo pulirti. Volevo togliere ogni traccia di lui… ma mi eccitava da morire.»
Giulia gli spinse di nuovo la testa tra le gambe, con tenerezza.
«Bravo. Continua a leccare. E sappi che ti amo. Anche così. Soprattutto così.»
Luca continuò, piangendo e leccando, mentre Giulia si agitava sul letto, eccitatissima ma attenta a non andare troppo oltre. Non era il momento.

Due sere dopo, Sofia li aveva convocati in un lounge elegante al piano terra di un hotel di lusso. Non era il suo studio. Era un luogo semi-pubblico, con luci soffuse, musica bassa, séparé discreti. Quando Luca e Giulia arrivarono, Sofia era già seduta. Indossava una camicetta di seta nera e una gonna aderente. Poteva confondersi con una delle tante donne d’affari che bazzicavano la zona.
Li fece accomodare di fronte a lei.
«Ho voluto vedervi qui, fuori dallo studio,» disse con voce calma e misurata, «proprio per lo stesso motivo per cui non voglio che corriamo troppo. Queste esperienze sono intense. Possono lacerare una coppia se non vengono metabolizzate con calma. Ci vuole tempo. Tempo per voi due. Tempo per ricordare che siete sempre gli stessi che si sono sposati anni fa, che si amano, che hanno costruito una vita insieme.»
Giulia annuì, ancora con quel luccichio febbrile negli occhi. Luca invece sembrava esausto, segnato.
Sofia continuò, rivolgendosi prima a Giulia.
«Raccontami. Con calma. Cosa hai provato durante l’incontro con Alessandro, sapendo che Luca era lì.»
Giulia parlò con voce bassa ma vibrante di eccitazione. Descrisse come si era sentita quando Alessandro l’aveva inculata davanti a Luca, come aveva goduto sapendo che il marito guardava, come si era bagnata ancora di più quando Alessandro aveva umiliato Luca. Mentre parlava, si agitava leggermente sulla sedia, stringendo le cosce, una gattina in calore che non riusciva a stare ferma.
«Amo Luca, lo amo perché mi fa sentire una principessa, so che per me farebbe di tutto e che il suo amore è solido e incondizionato, ma provo anche molto risentimento, perché dal punto di vista sessuale non mi fa sentire abbastanza donna, abbastanza desiderata, abbastanza troia. È difficile da spiegare, ma so che non potrà mai diventare quello che a letto è Alessandro, e io ho bisogno di entrambe le cose.»
Sofia ascoltava con attenzione, poi si rivolse a Luca.
«Ora tu. Dimmi cosa hai provato quando Alessandro ti ha chiamato patetico. Quando hai leccato lo sperma dal viso di tua moglie.»
Luca aveva la gola chiusa. Sofia lo guardò con calma.
«Toccati,» disse piano. «Sotto il tavolo. Lentamente. E parla.»
Luca obbedì. La mano scese sotto il tavolo, cominciò a masturbarsi mentre raccontava, con voce spezzata, la vergogna, la gelosia, l’eccitazione devastante. Le lacrime gli salirono di nuovo agli occhi.
Sofia lo lasciò parlare a lungo, poi, con voce fredda e precisa, disse:
«Quello che è successo è stato importante. Ma non va ripetuto subito. Queste esperienze vanno metabolizzate. Rischiano di lacerare la coppia se non vengono elaborate con calma. Ci vuole tempo per voi due. Tempo per ricordare chi eravate prima, chi siete ancora. Solo dopo potremo fare il passo successivo.»
Fece una pausa, poi aggiunse con un sorriso calcolato:
«Forse è il caso di vederci in un luogo più tranquillo e intimo la prossima volta. Conosco una sauna privata in una Spa molto discreta. Lì potremo parlare con più calma, senza fretta, nel calore. Sarà più facile per tutti.»
Luca e Giulia uscirono dalla lounge più confusi che mai: sollevati dal “freno” di Sofia, ma anche frustrati e in attesa. Giulia stringeva la mano di Luca, ancora eccitata, ma con una nuova consapevolezza. Luca camminava in silenzio, il peso di ciò che aveva accettato che gli gravava addosso.
Sofia, rimasta sola al tavolo, sorseggiò il suo drink.
scritto il
2026-04-16
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