Terapia cuckold - capitolo 17
di
Raiders
genere
corna
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Luca e Giulia entrarono nello studio di Sofia poco prima delle 18:00.
L’aria era la stessa di sempre: calma, ordinata, silenziosa come un sepolcro. Sofia li aspettava già seduta dietro la scrivania. Indossava un maglioncino nero e una gonna nera aderente che le arrivava a metà coscia. I capelli erano sciolti, morbidi, castani scuri. Il seno prosperoso tendeva la stoffa con naturalezza. Il suo sguardo era sereno, ma dietro c’era qualcosa di freddo, in attesa.
«Sedetevi,» disse con voce morbida, indicando le due poltrone poste una di fronte all’altra, a meno di un metro di distanza. «Non accanto. Uno di fronte all’altra.»
Luca e Giulia obbedirono. Luca aveva le mani sudate. Giulia era tesa, ma i suoi occhi brillavano di una luce nuova, quasi febbrile.
Sofia li guardò per qualche secondo in silenzio, poi cominciò con tono calmo e professionale.
«Giulia, raccontami come ti sei sentita dopo la nostra ultima seduta. Cosa è successo quando siete tornati a casa?»
Giulia arrossì leggermente, ma non distolse lo sguardo da Sofia.
«Mi sono sentita… viva. Eccitata. Ho capito che mi piaceva parlare con te. Mi hai fatto sentire che non sono sbagliata. Che desiderare una vita sessuale intensa, reale, soddisfacente, non è qualcosa di cui vergognarmi.»
Sofia annuì lentamente.
«Dimmi di più. Cosa hai fatto esattamente quando siete arrivati a casa?»
Giulia si morse il labbro inferiore. La voce le uscì più bassa, quasi roca.
«Mi sono spogliata davanti a Luca. Gli ho detto di non toccarsi. Poi mi sono seduta sul divano e mi sono masturbata mentre gli raccontavo tutto quello che avevamo detto qui. Mentre gli dicevo quanto mi fosse piaciuto parlare con te… quanto mi fossi piaciuta tu, quanto mi fossi sentita capita.»
Mentre parlava, Giulia si agitava leggermente sulla poltrona. Le gambe si strinsero, poi si riaprirono appena, le guance rosse, il respiro un po’ più corto, gli occhi lucidi di eccitazione al solo ricordo.
Sofia sorrise appena, un sorriso freddo e soddisfatto.
«Ti è piaciuto raccontare quelle cose a tuo marito mentre ti toccavi?»
«Sì,» ammise Giulia, la voce che tremava leggermente per l’eccitazione. «Mi sono sentita potente. Mi sono sentita desiderata. E… mi è venuta voglia di rivedere Alessandro. Subito. Di sentirmi di nuovo piena, usata, desiderata come l’ultima volta.»
Luca deglutì forte. Sofia si voltò verso di lui con calma.
«Luca, tu cosa hai provato mentre tua moglie si masturbava davanti a te raccontandoti queste cose?»
Luca aveva la gola secca.
«Mi sono sentito… piccolo. Eccitato. Umiliato. Ma non riuscivo a smettere di guardare.»
Sofia annuì.
«Toccati,» disse semplicemente. «Lentamente. Mentre Giulia continua a raccontare.»
Luca esitò solo un istante, poi abbassò la cerniera con dita tremanti. Il cazzo era già duro. Cominciò a masturbarsi lentamente.
Sofia si rivolse di nuovo a Giulia.
«Continua. Raccontaci cosa ti è piaciuto di più dell’ultima volta con Alessandro. Con tutti i dettagli.»
Giulia si leccò le labbra. Ora era chiaramente eccitata. Si muoveva sulla poltrona come una gattina in calore: le cosce si stringevano, le mani stringevano i braccioli, il respiro si era fatto più pesante.
«Mi è piaciuto quando mi ha messa a pecora,» disse con voce bassa e calda. «Mi ha aperto il culo con le mani e ha spinto dentro lentamente, come se sapesse esattamente cosa stava facendo. C’era controllo, sicurezza. Mi ha fatto male… ma era un male bellissimo. Mi ha sodomizzata forte, tenendomi per i fianchi, dicendomi che il mio culo era suo. Io urlavo di piacere. E pensavo a Luca a casa che aspettava… e questo mi faceva venire ancora di più.»
Mentre parlava, Giulia si agitava sempre di più. Le guance erano rosse, gli occhi lucidi, il corpo teso come una corda. Sembrava sul punto di toccarsi lei stessa.
Luca si masturbava più veloce, le lacrime che cominciavano a salirgli agli occhi.
Sofia parlò con voce calma, quasi clinica.
«Immaginiamo ora che la prossima volta Luca sia nella stanza. Giulia, cosa faresti con Alessandro davanti a tuo marito?»
Giulia deglutì, ma l’eccitazione era evidente. La voce le uscì tremante di desiderio.
«Lo farei spogliare lentamente davanti ad Alessandro. Gli direi di sedersi e guardare. Poi mi metterei a pecora sul letto, proprio davanti a lui, e lascerei che Alessandro mi aprisse il culo di nuovo. Voglio che Luca veda tutto: come mi allargo, come prendo il suo cazzo grosso, come godo mentre mi fa sua. Voglio che mi senta urlare il suo nome mentre vengo.»
Luca gemette, la mano che si muoveva più rapida. Le lacrime gli rigavano il viso.
Sofia non batté ciglio.
«Luca,» disse con voce bassa e ferma, «dimmi cosa proveresti se fossi lì. Se vedessi tua moglie che viene sodomizzata davanti a te.»
Luca pianse più forte. La mano continuava a muoversi.
«Mi sentirei… distrutto. Eccitato. Umiliato. Piccolo. Ma… non riuscirei a smettere di guardare.»
Sofia inclinò la testa.
«Vuoi solo immaginarlo… o vuoi essere presente? Vuoi essere nella stanza mentre Alessandro la prende? Mentre la incula? Mentre lei urla di piacere sapendo che tu stai guardando?»
Luca singhiozzò. Il corpo gli tremava. La mano si muoveva freneticamente sul cazzo.
«Io… io non lo so…»
«Dillo,» ordinò Sofia, la voce fredda e tagliente. «Di’ esattamente cosa vuoi.»
Luca crollò. Le lacrime scendevano copiose.
«Voglio… essere presente,» sussurrò con voce rotta. «Voglio vedere mia moglie che viene inculata da un altro. Voglio essere lì. Viglio che le prenda il culo come io non ho mai fatto. Voglio guardare tutto.»
Appena pronunciate quelle parole, venne con un gemito strozzato, quasi un singhiozzo. Schizzi caldi e densi gli colarono sulla mano, sul polso, sulla coscia, sul bordo della poltrona.
Sofia rimase in silenzio.
Luca, ancora piangendo, abbassò lo sguardo sul proprio sperma. Senza che nessuno glielo ordinasse, si chinò automaticamente. Leccò tutto: dalla mano, dal polso, dalla coscia, dal bordo della poltrona. La lingua raccoglieva ogni goccia, ogni traccia viscida e salata. Piangeva mentre si leccava le dita, le lacrime che si mescolavano allo sperma. Non esitò. Non si fermò. Lo fece davanti a Giulia, davanti a Sofia, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Giulia lo guardava con gli occhi lucidi, un misto di eccitazione feroce e tenerezza crudele. Sembrava ancora più eccitata di prima.
Quando finì, Luca rimase lì, in ginocchio tra le due poltrone, il viso bagnato di lacrime e sperma, il respiro spezzato.
Sofia parlò con voce calma, quasi dolce.
«Ora è chiaro. Luca vuole assistere. Giulia vuole essere scopata davanti a lui. Tu, Luca, sarai nella stanza. Non potrai intervenire. Potrai solo guardare. E dopo… pulirai.»
Luca annuì, ancora in ginocchio, le lacrime che continuavano a scendere.
Sofia si alzò, bellissima e serena.
«Per oggi può bastare.»
Luca e Giulia uscirono dallo studio mano nella mano. Luca piangeva ancora in silenzio. Giulia gli stringeva le dita, il corpo ancora caldo di eccitazione.
Giulia non aspettò nemmeno di arrivare a casa.
Appena usciti dallo studio di Sofia, mentre l’ascensore scendeva, tirò fuori il telefono con le mani che tremavano leggermente per l’eccitazione. Luca la guardava in silenzio, ancora con le guance bagnate di lacrime, il sapore del proprio sperma ancora sulla lingua. Giulia scrisse il messaggio ad Alessandro senza esitare.
Ehi… ho una cosa importante da dirti. Luca sa tutto. Sa di noi. E vuole assistere la prossima volta. Vuole essere nella stanza mentre mi scopi. Se ti va, organizziamo. Solito hotel?
Il messaggio partì. Giulia mise il telefono in borsa e strinse la mano di Luca più forte. Non disse niente. Non ce n’era bisogno. Il suo corpo era già caldo, le cosce strette, il respiro un po’ più corto.
Alessandro rispose dopo meno di due minuti.
Sul serio? Tuo marito vuole guardare? Cazzo, è malato. Ma va bene. Domani sera alle 21. Solito hotel. Stanza 312. Digli di stare zitto e di non rompere i coglioni.
Giulia mostrò il messaggio a Luca. Lui impallidì, ma annuì.
La sera dopo, alle 20:45, erano già nella stanza 312 dell’hotel. Era la stessa di sempre: letto king size, luci basse, aria condizionata che ronzava piano. Luca si sedette sulla poltrona nell’angolo, le mani strette sui braccioli, il cuore che gli martellava nel petto. Giulia camminava avanti e indietro, nervosa ed eccitata. Indossava un vestito nero corto, senza biancheria sotto. I capelli sciolti, gli occhi lucidi.
Alessandro arrivò alle 21:05. Entrò senza bussare, richiuse la porta con un click secco. Era massiccio, barba chiara tra il biondo e il rosso, occhi verdi penetranti, camicia blu aperta sul collo. Guardò prima Giulia con un sorriso famelico, poi spostò lo sguardo su Luca. Lo fissò per qualche secondo, un misto di disprezzo e pietà che gli curvò le labbra in un ghigno.
«Quindi sei tu il marito che vuole guardare,» disse con voce bassa, quasi divertita. «Cazzo, sei proprio un povero coglione.»
Luca non rispose. Sentì una fitta allo stomaco, ma il cazzo gli si irrigidì nei pantaloni.
Giulia si avvicinò subito ad Alessandro, gli mise le mani sul petto.
«Lascia stare,» sussurrò, la voce già roca. «Scopami. Forte. Come sempre.»
Alessandro non se lo fece ripetere. La afferrò per i capelli e la baciò con violenza, la lingua che invadeva la bocca di Giulia. Lei gemette, premendo il corpo contro di lui come una gattina in calore. Le mani di Alessandro le alzarono il vestito, scoprendo il culo nudo. Le diede una sonora pacca, poi la spinse verso il letto.
«In ginocchio,» ordinò.
Giulia obbedì immediatamente, mettendosi a quattro zampe sul bordo del letto, proprio di fronte a Luca. Il vestito le si arrotolò intorno alla vita. Il culo alto, la figa già lucida e gonfia. Alessandro si abbassò i pantaloni. Il cazzo grosso e duro saltò fuori. Lo sfregò tra le grandi labbra di Giulia, poi spinse dentro con un colpo secco. Nessun preliminare, nessuna tenerezza, solo sesso.
Giulia urlò di piacere.
«Cazzo… sì… riempimi!»
Alessandro cominciò a scoparla con colpi forti, profondi, tenendola per i fianchi. Il suono della carne che sbatteva riempiva la stanza. Giulia gemeva come una furia, spingendo indietro il culo per prenderlo tutto, gli occhi fissi su Luca.
«Guarda… guarda come mi scopa… guarda quanto è grosso… tu non ci arrivi mai così…»
Luca era in crisi. Il cuore gli batteva all’impazzata, le lacrime gli salivano agli occhi, ma il cazzo era duro come pietra. Non osava toccarsi. Restava lì, seduto, a guardare la moglie che veniva presa come una troia.
Alessandro accelerò, sudato, grugnendo. La prendeva con forza, schiaffeggiandole il culo, tirandole i capelli. Giulia veniva una volta dopo l’altra, urlando, il corpo scosso dagli spasmi.
«Ancora… inculami… prendimi il culo…»
Alessandro non se lo fece ripetere. Uscì dalla figa fradicia, puntò il cazzo contro il buchetto stretto e spinse lentamente. Giulia gridò, un misto di dolore e piacere. Lui entrò fino in fondo, poi cominciò a muoversi con colpi sempre più decisi.
Luca guardava ipnotizzato. Vedeva il cazzo grosso e spesso che spariva dentro il culo di sua moglie, vedeva Giulia che godeva come una pazza, vedeva le lacrime di piacere che le rigavano il viso.
Dopo quasi quaranta minuti di scopata selvaggia, Alessandro tirò fuori il cazzo e si mise davanti a Giulia, ancora a quattro zampe.
«Succhialo,» ordinò.
Giulia obbedì con entusiasmo. Prese il cazzo in bocca, succhiando avidamente, mentre Luca, senza che nessuno glielo ordinasse, si inginocchiò ai piedi del letto e cominciò a baciare e leccare i piedi di sua moglie. La lingua passava tra le dita, sui talloni, adorando ogni centimetro.
Alessandro la guardava dall’alto, poi guardò Luca con disprezzo misto a pietà.
«Cazzo, guarda questo povero stronzo,» disse ridendo piano. «Lecca i piedi alla moglie mentre lei mi succhia il cazzo. Sei proprio un fallito del cazzo.»
Giulia gemette intorno al cazzo di Alessandro, eccitatissima dalle parole.
Alessandro venne con un grugnito. Il primo schizzo potente colpì Giulia in pieno viso, coprendole la guancia destra. Il secondo le finì sulla bocca aperta. Poi altri schizzi densi e bianchi le colarono sul mento, sul collo, sul seno prosperoso. Lo sperma era spesso, cremoso, colava lento tra i seni, formando rivoli lucidi che scendevano verso i capezzoli turgidi. Una grossa goccia rimase appesa al mento, poi cadde sul seno sinistro, scivolando lenta verso il capezzolo.
Giulia aveva il viso completamente ricoperto. Lo sperma le colava sulle ciglia, sulle labbra, sul collo. Sembrava una maschera bianca e viscida.
Luca, ancora in ginocchio, alzò la testa e cominciò a leccarle il viso. La lingua passava sulle guance, sul mento, sulle labbra, raccogliendo ogni goccia di sperma di Alessandro. Piangeva mentre leccava, le lacrime che si mescolavano allo sperma. Leccò anche il seno, succhiando i capezzoli sporchi, pulendo ogni traccia.
Alessandro si tirò su i pantaloni, guardando la scena con un ghigno di disprezzo.
«Bravi,» disse con voce bassa e umiliante. «Il marito che lecca la sborra dal viso della moglie. Sei proprio patetico, cazzo. Ma va bene così. La prossima volta vieni di nuovo. Mi piace scoparla sapendo che tu guardi.»
Diede una pacca sul culo di Giulia, poi uscì dalla stanza senza aggiungere altro.
Giulia rimase a quattro zampe, ansimante, il viso e il seno ancora lucidi di saliva e sperma. Luca continuava a leccare, in silenzio, piangendo piano.
La stanza era impregnata dell’odore di sesso.
E Luca aveva appena capito, fino in fondo, quale fosse il suo posto.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca e Giulia entrarono nello studio di Sofia poco prima delle 18:00.
L’aria era la stessa di sempre: calma, ordinata, silenziosa come un sepolcro. Sofia li aspettava già seduta dietro la scrivania. Indossava un maglioncino nero e una gonna nera aderente che le arrivava a metà coscia. I capelli erano sciolti, morbidi, castani scuri. Il seno prosperoso tendeva la stoffa con naturalezza. Il suo sguardo era sereno, ma dietro c’era qualcosa di freddo, in attesa.
«Sedetevi,» disse con voce morbida, indicando le due poltrone poste una di fronte all’altra, a meno di un metro di distanza. «Non accanto. Uno di fronte all’altra.»
Luca e Giulia obbedirono. Luca aveva le mani sudate. Giulia era tesa, ma i suoi occhi brillavano di una luce nuova, quasi febbrile.
Sofia li guardò per qualche secondo in silenzio, poi cominciò con tono calmo e professionale.
«Giulia, raccontami come ti sei sentita dopo la nostra ultima seduta. Cosa è successo quando siete tornati a casa?»
Giulia arrossì leggermente, ma non distolse lo sguardo da Sofia.
«Mi sono sentita… viva. Eccitata. Ho capito che mi piaceva parlare con te. Mi hai fatto sentire che non sono sbagliata. Che desiderare una vita sessuale intensa, reale, soddisfacente, non è qualcosa di cui vergognarmi.»
Sofia annuì lentamente.
«Dimmi di più. Cosa hai fatto esattamente quando siete arrivati a casa?»
Giulia si morse il labbro inferiore. La voce le uscì più bassa, quasi roca.
«Mi sono spogliata davanti a Luca. Gli ho detto di non toccarsi. Poi mi sono seduta sul divano e mi sono masturbata mentre gli raccontavo tutto quello che avevamo detto qui. Mentre gli dicevo quanto mi fosse piaciuto parlare con te… quanto mi fossi piaciuta tu, quanto mi fossi sentita capita.»
Mentre parlava, Giulia si agitava leggermente sulla poltrona. Le gambe si strinsero, poi si riaprirono appena, le guance rosse, il respiro un po’ più corto, gli occhi lucidi di eccitazione al solo ricordo.
Sofia sorrise appena, un sorriso freddo e soddisfatto.
«Ti è piaciuto raccontare quelle cose a tuo marito mentre ti toccavi?»
«Sì,» ammise Giulia, la voce che tremava leggermente per l’eccitazione. «Mi sono sentita potente. Mi sono sentita desiderata. E… mi è venuta voglia di rivedere Alessandro. Subito. Di sentirmi di nuovo piena, usata, desiderata come l’ultima volta.»
Luca deglutì forte. Sofia si voltò verso di lui con calma.
«Luca, tu cosa hai provato mentre tua moglie si masturbava davanti a te raccontandoti queste cose?»
Luca aveva la gola secca.
«Mi sono sentito… piccolo. Eccitato. Umiliato. Ma non riuscivo a smettere di guardare.»
Sofia annuì.
«Toccati,» disse semplicemente. «Lentamente. Mentre Giulia continua a raccontare.»
Luca esitò solo un istante, poi abbassò la cerniera con dita tremanti. Il cazzo era già duro. Cominciò a masturbarsi lentamente.
Sofia si rivolse di nuovo a Giulia.
«Continua. Raccontaci cosa ti è piaciuto di più dell’ultima volta con Alessandro. Con tutti i dettagli.»
Giulia si leccò le labbra. Ora era chiaramente eccitata. Si muoveva sulla poltrona come una gattina in calore: le cosce si stringevano, le mani stringevano i braccioli, il respiro si era fatto più pesante.
«Mi è piaciuto quando mi ha messa a pecora,» disse con voce bassa e calda. «Mi ha aperto il culo con le mani e ha spinto dentro lentamente, come se sapesse esattamente cosa stava facendo. C’era controllo, sicurezza. Mi ha fatto male… ma era un male bellissimo. Mi ha sodomizzata forte, tenendomi per i fianchi, dicendomi che il mio culo era suo. Io urlavo di piacere. E pensavo a Luca a casa che aspettava… e questo mi faceva venire ancora di più.»
Mentre parlava, Giulia si agitava sempre di più. Le guance erano rosse, gli occhi lucidi, il corpo teso come una corda. Sembrava sul punto di toccarsi lei stessa.
Luca si masturbava più veloce, le lacrime che cominciavano a salirgli agli occhi.
Sofia parlò con voce calma, quasi clinica.
«Immaginiamo ora che la prossima volta Luca sia nella stanza. Giulia, cosa faresti con Alessandro davanti a tuo marito?»
Giulia deglutì, ma l’eccitazione era evidente. La voce le uscì tremante di desiderio.
«Lo farei spogliare lentamente davanti ad Alessandro. Gli direi di sedersi e guardare. Poi mi metterei a pecora sul letto, proprio davanti a lui, e lascerei che Alessandro mi aprisse il culo di nuovo. Voglio che Luca veda tutto: come mi allargo, come prendo il suo cazzo grosso, come godo mentre mi fa sua. Voglio che mi senta urlare il suo nome mentre vengo.»
Luca gemette, la mano che si muoveva più rapida. Le lacrime gli rigavano il viso.
Sofia non batté ciglio.
«Luca,» disse con voce bassa e ferma, «dimmi cosa proveresti se fossi lì. Se vedessi tua moglie che viene sodomizzata davanti a te.»
Luca pianse più forte. La mano continuava a muoversi.
«Mi sentirei… distrutto. Eccitato. Umiliato. Piccolo. Ma… non riuscirei a smettere di guardare.»
Sofia inclinò la testa.
«Vuoi solo immaginarlo… o vuoi essere presente? Vuoi essere nella stanza mentre Alessandro la prende? Mentre la incula? Mentre lei urla di piacere sapendo che tu stai guardando?»
Luca singhiozzò. Il corpo gli tremava. La mano si muoveva freneticamente sul cazzo.
«Io… io non lo so…»
«Dillo,» ordinò Sofia, la voce fredda e tagliente. «Di’ esattamente cosa vuoi.»
Luca crollò. Le lacrime scendevano copiose.
«Voglio… essere presente,» sussurrò con voce rotta. «Voglio vedere mia moglie che viene inculata da un altro. Voglio essere lì. Viglio che le prenda il culo come io non ho mai fatto. Voglio guardare tutto.»
Appena pronunciate quelle parole, venne con un gemito strozzato, quasi un singhiozzo. Schizzi caldi e densi gli colarono sulla mano, sul polso, sulla coscia, sul bordo della poltrona.
Sofia rimase in silenzio.
Luca, ancora piangendo, abbassò lo sguardo sul proprio sperma. Senza che nessuno glielo ordinasse, si chinò automaticamente. Leccò tutto: dalla mano, dal polso, dalla coscia, dal bordo della poltrona. La lingua raccoglieva ogni goccia, ogni traccia viscida e salata. Piangeva mentre si leccava le dita, le lacrime che si mescolavano allo sperma. Non esitò. Non si fermò. Lo fece davanti a Giulia, davanti a Sofia, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Giulia lo guardava con gli occhi lucidi, un misto di eccitazione feroce e tenerezza crudele. Sembrava ancora più eccitata di prima.
Quando finì, Luca rimase lì, in ginocchio tra le due poltrone, il viso bagnato di lacrime e sperma, il respiro spezzato.
Sofia parlò con voce calma, quasi dolce.
«Ora è chiaro. Luca vuole assistere. Giulia vuole essere scopata davanti a lui. Tu, Luca, sarai nella stanza. Non potrai intervenire. Potrai solo guardare. E dopo… pulirai.»
Luca annuì, ancora in ginocchio, le lacrime che continuavano a scendere.
Sofia si alzò, bellissima e serena.
«Per oggi può bastare.»
Luca e Giulia uscirono dallo studio mano nella mano. Luca piangeva ancora in silenzio. Giulia gli stringeva le dita, il corpo ancora caldo di eccitazione.
Giulia non aspettò nemmeno di arrivare a casa.
Appena usciti dallo studio di Sofia, mentre l’ascensore scendeva, tirò fuori il telefono con le mani che tremavano leggermente per l’eccitazione. Luca la guardava in silenzio, ancora con le guance bagnate di lacrime, il sapore del proprio sperma ancora sulla lingua. Giulia scrisse il messaggio ad Alessandro senza esitare.
Ehi… ho una cosa importante da dirti. Luca sa tutto. Sa di noi. E vuole assistere la prossima volta. Vuole essere nella stanza mentre mi scopi. Se ti va, organizziamo. Solito hotel?
Il messaggio partì. Giulia mise il telefono in borsa e strinse la mano di Luca più forte. Non disse niente. Non ce n’era bisogno. Il suo corpo era già caldo, le cosce strette, il respiro un po’ più corto.
Alessandro rispose dopo meno di due minuti.
Sul serio? Tuo marito vuole guardare? Cazzo, è malato. Ma va bene. Domani sera alle 21. Solito hotel. Stanza 312. Digli di stare zitto e di non rompere i coglioni.
Giulia mostrò il messaggio a Luca. Lui impallidì, ma annuì.
La sera dopo, alle 20:45, erano già nella stanza 312 dell’hotel. Era la stessa di sempre: letto king size, luci basse, aria condizionata che ronzava piano. Luca si sedette sulla poltrona nell’angolo, le mani strette sui braccioli, il cuore che gli martellava nel petto. Giulia camminava avanti e indietro, nervosa ed eccitata. Indossava un vestito nero corto, senza biancheria sotto. I capelli sciolti, gli occhi lucidi.
Alessandro arrivò alle 21:05. Entrò senza bussare, richiuse la porta con un click secco. Era massiccio, barba chiara tra il biondo e il rosso, occhi verdi penetranti, camicia blu aperta sul collo. Guardò prima Giulia con un sorriso famelico, poi spostò lo sguardo su Luca. Lo fissò per qualche secondo, un misto di disprezzo e pietà che gli curvò le labbra in un ghigno.
«Quindi sei tu il marito che vuole guardare,» disse con voce bassa, quasi divertita. «Cazzo, sei proprio un povero coglione.»
Luca non rispose. Sentì una fitta allo stomaco, ma il cazzo gli si irrigidì nei pantaloni.
Giulia si avvicinò subito ad Alessandro, gli mise le mani sul petto.
«Lascia stare,» sussurrò, la voce già roca. «Scopami. Forte. Come sempre.»
Alessandro non se lo fece ripetere. La afferrò per i capelli e la baciò con violenza, la lingua che invadeva la bocca di Giulia. Lei gemette, premendo il corpo contro di lui come una gattina in calore. Le mani di Alessandro le alzarono il vestito, scoprendo il culo nudo. Le diede una sonora pacca, poi la spinse verso il letto.
«In ginocchio,» ordinò.
Giulia obbedì immediatamente, mettendosi a quattro zampe sul bordo del letto, proprio di fronte a Luca. Il vestito le si arrotolò intorno alla vita. Il culo alto, la figa già lucida e gonfia. Alessandro si abbassò i pantaloni. Il cazzo grosso e duro saltò fuori. Lo sfregò tra le grandi labbra di Giulia, poi spinse dentro con un colpo secco. Nessun preliminare, nessuna tenerezza, solo sesso.
Giulia urlò di piacere.
«Cazzo… sì… riempimi!»
Alessandro cominciò a scoparla con colpi forti, profondi, tenendola per i fianchi. Il suono della carne che sbatteva riempiva la stanza. Giulia gemeva come una furia, spingendo indietro il culo per prenderlo tutto, gli occhi fissi su Luca.
«Guarda… guarda come mi scopa… guarda quanto è grosso… tu non ci arrivi mai così…»
Luca era in crisi. Il cuore gli batteva all’impazzata, le lacrime gli salivano agli occhi, ma il cazzo era duro come pietra. Non osava toccarsi. Restava lì, seduto, a guardare la moglie che veniva presa come una troia.
Alessandro accelerò, sudato, grugnendo. La prendeva con forza, schiaffeggiandole il culo, tirandole i capelli. Giulia veniva una volta dopo l’altra, urlando, il corpo scosso dagli spasmi.
«Ancora… inculami… prendimi il culo…»
Alessandro non se lo fece ripetere. Uscì dalla figa fradicia, puntò il cazzo contro il buchetto stretto e spinse lentamente. Giulia gridò, un misto di dolore e piacere. Lui entrò fino in fondo, poi cominciò a muoversi con colpi sempre più decisi.
Luca guardava ipnotizzato. Vedeva il cazzo grosso e spesso che spariva dentro il culo di sua moglie, vedeva Giulia che godeva come una pazza, vedeva le lacrime di piacere che le rigavano il viso.
Dopo quasi quaranta minuti di scopata selvaggia, Alessandro tirò fuori il cazzo e si mise davanti a Giulia, ancora a quattro zampe.
«Succhialo,» ordinò.
Giulia obbedì con entusiasmo. Prese il cazzo in bocca, succhiando avidamente, mentre Luca, senza che nessuno glielo ordinasse, si inginocchiò ai piedi del letto e cominciò a baciare e leccare i piedi di sua moglie. La lingua passava tra le dita, sui talloni, adorando ogni centimetro.
Alessandro la guardava dall’alto, poi guardò Luca con disprezzo misto a pietà.
«Cazzo, guarda questo povero stronzo,» disse ridendo piano. «Lecca i piedi alla moglie mentre lei mi succhia il cazzo. Sei proprio un fallito del cazzo.»
Giulia gemette intorno al cazzo di Alessandro, eccitatissima dalle parole.
Alessandro venne con un grugnito. Il primo schizzo potente colpì Giulia in pieno viso, coprendole la guancia destra. Il secondo le finì sulla bocca aperta. Poi altri schizzi densi e bianchi le colarono sul mento, sul collo, sul seno prosperoso. Lo sperma era spesso, cremoso, colava lento tra i seni, formando rivoli lucidi che scendevano verso i capezzoli turgidi. Una grossa goccia rimase appesa al mento, poi cadde sul seno sinistro, scivolando lenta verso il capezzolo.
Giulia aveva il viso completamente ricoperto. Lo sperma le colava sulle ciglia, sulle labbra, sul collo. Sembrava una maschera bianca e viscida.
Luca, ancora in ginocchio, alzò la testa e cominciò a leccarle il viso. La lingua passava sulle guance, sul mento, sulle labbra, raccogliendo ogni goccia di sperma di Alessandro. Piangeva mentre leccava, le lacrime che si mescolavano allo sperma. Leccò anche il seno, succhiando i capezzoli sporchi, pulendo ogni traccia.
Alessandro si tirò su i pantaloni, guardando la scena con un ghigno di disprezzo.
«Bravi,» disse con voce bassa e umiliante. «Il marito che lecca la sborra dal viso della moglie. Sei proprio patetico, cazzo. Ma va bene così. La prossima volta vieni di nuovo. Mi piace scoparla sapendo che tu guardi.»
Diede una pacca sul culo di Giulia, poi uscì dalla stanza senza aggiungere altro.
Giulia rimase a quattro zampe, ansimante, il viso e il seno ancora lucidi di saliva e sperma. Luca continuava a leccare, in silenzio, piangendo piano.
La stanza era impregnata dell’odore di sesso.
E Luca aveva appena capito, fino in fondo, quale fosse il suo posto.
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