Terapia cuckold - capitolo 14
di
Raiders
genere
corna
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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca dopo la seduta non era tornato al lavoro, con la scusa di un mal di testa. Non riusciva a stare in ufficio. La mente continuava a tornare alla seduta con Sofia: la sua voce calma, la domanda sui piedi, la proposta di assaggiare il proprio sperma, la frase finale su Giulia.
Si sedette sul divano, le mani che tremavano leggermente. Si sentiva spaventato. Spaventato da quanto stesse scendendo in basso, da quanto fosse ormai dipendente dalle parole di Sofia, da quanto il suo corpo rispondesse a ogni umiliazione con un’eccitazione sempre più forte.
Si alzò, andò in bagno, si guardò allo specchio. Aveva gli occhi cerchiati, il viso pallido. Si abbassò i pantaloni e cominciò a masturbarsi, lentamente, quasi meccanicamente. Non pensò nemmeno di resistere alla regola che Sofia gli aveva imposto. Non considerò neppure che era a casa, e non nello studio della psicoterapeuta.
Quando venne, raccolse lo sperma con le dita e se lo portò alla bocca senza esitazione, leccandolo via come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Solo dopo, mentre deglutiva, si rese conto di quello che aveva appena fatto.
Non aveva più esitato. Non aveva più provato disgusto. Lo aveva fatto e basta, come gli aveva insegnato Sofia. Come se fosse normale.
Si sentì spaventato. Si sentì eccitato. Si sentì perso.
Si sedette sul bordo della vasca, la testa tra le mani.
«Cosa mi sta succedendo?» sussurrò.
Intanto, dall’altra parte della città, Giulia era in ufficio.
La mente continuava a tornare alla sera precedente: il modo in cui Alessandro l’aveva inculata, il dolore bellissimo, il piacere violento, il momento in cui gli aveva detto «ora questo culo è tuo» mentre veniva dentro di lei.
Si era toccata due volte quel pomeriggio, nel bagno dell’ufficio, rivivendo ogni dettaglio. Ogni volta era venuta forte, mordendosi il labbro per non urlare.
Ma c’era anche paura.
Paura di quanto le fosse piaciuto. Paura di quanto si fosse sentita troia. Paura di quanto le fosse piaciuto raccontare tutto a Luca mentre lui le leccava il culo pieno di sperma. A ripensarci non riusciva a credere che fosse successo davvero, ma era così.
Si alzò dal letto, andò in cucina e si versò un bicchiere d’acqua. Si guardò le mani che tremavano leggermente.
«Sto diventando una puttana,» mormorò tra sé.
Ma il pensiero non la disgustava. La eccitava.
Si chiese cosa stesse succedendo a Luca. Si chiese quanto fosse profonda la terapia con Sofia. Si chiese se fosse il caso di conoscere questa donna che stava cambiando suo marito. O forse che lo stava aiutando a far emergere quello che era sempre stato?
Si sedette alla scrivania, la testa tra le mani.
Era spaventata.
Era eccitata.
Era viva come non si sentiva da anni.
Luca, a casa, si alzò dal bordo della vasca e tornò in salotto. Si sedette sul divano e prese il telefono. Aprì la chat con Sofia e scrisse un messaggio breve:
Ho fatto quello che mi hai chiesto. Ho assaggiato di nuovo. Senza esitare.
Sofia rispose dopo pochi minuti:
Bravissimo.
Stai imparando velocemente.
Luca fissò lo schermo. Il cuore gli batteva forte.
Giulia, davanti al pc dell’ufficio, prese il telefono e scrisse a Luca:
Stasera parliamo. Voglio sapere tutto di questa Sofia.
Luca lesse il messaggio e chiuse gli occhi.
Entrambi erano spaventati.
Entrambi erano eccitati.
Uscì per fare una passeggiata, pensò che stare un po’ di tempo in giro gli avrebbe fatto bene, lo avrebbe aiutato a riordinare le idee.
E Sofia, nel suo studio, sorrideva tra sé, mentre sfogliava l’agenda con le iniziali delle altre coppie.
Luca rientrò in casa poco dopo le otto di sera. L’appartamento era silenzioso, ma la luce della cucina era accesa. Giulia era lì, seduta al tavolo con un bicchiere di vino rosso davanti a sé. Indossava una delle sue vecchie magliette troppo grandi per lei, i capelli ancora un po’ umidi dopo la doccia. Quando lo vide, alzò lo sguardo e gli sorrise, un sorriso piccolo, teso, ma vero.
«Sei tornato,» disse piano.
Luca chiuse la porta dietro di sé e rimase un momento fermo nell’ingresso. Il cuore gli batteva ancora forte per la seduta con Sofia. Aveva passato tutto il tragitto a ripetersi le parole di lei, la proposta di far incontrare Giulia, la regola dello sperma, la domanda sui piedi e sul cazzo di Alessandro. Si sentiva nudo, esposto, come se avesse appena consegnato l’ultima parte di sé.
Giulia si alzò, gli andò incontro e lo abbracciò. Lo strinse forte, la testa appoggiata sul suo petto.
«Dimmi tutto,» sussurrò. «Non voglio più segreti.»
Luca ricambiò l’abbraccio, inspirando il suo profumo. Poi si sedettero al tavolo della cucina, uno di fronte all’altra. Giulia gli versò un bicchiere di vino. Luca bevve un sorso lungo, cercando di trovare le parole.
«Oggi… ho raccontato a Sofia tutto quello che è successo ieri sera,» iniziò, la voce bassa. «Le ho raccontato di te e Alessandro. Di come ti ha inculata. Di come mi hai fatto leccare… tutto.»
Giulia arrossì leggermente, ma non distolse lo sguardo.
Luca deglutì.
«Lei è… diversa da come te la puoi aspettare. È bellissima. Elegante. Ha una voce calma, quasi dolce, ma quando parla sembra che ti legga dentro. Aveva i capelli raccolti in una treccia, oggi. Indossa sempre cose semplici ma perfette. Quando parla, ti senti… capito. Come se sapesse già tutto di te prima ancora che tu apra bocca.»
Giulia lo ascoltava con attenzione, le dita che giravano il bicchiere.
«Mi ha fatto raccontare ogni dettaglio,» continuò Luca. «Poi mi ha chiesto se, nella mia fantasia più umiliante, ti leccherei i piedi mentre un altro ti scopa. E poi… mi ha chiesto se succhierei il cazzo ad Alessandro.»
Giulia spalancò leggermente gli occhi.
«E tu?»
Luca abbassò lo sguardo sul tavolo.
«Ho detto di sì. Ho detto che lo farei.»
Ci fu un lungo silenzio. Giulia allungò una mano e gli accarezzò il dorso della mano.
«Va tutto bene,» disse piano. «Non devi vergognarti con me.»
Luca alzò gli occhi, la voce rotta.
«Mi ha fatto masturbare mentre le raccontavo. E quando sono venuto… mi ha fatto raccogliere tutto lo sperma e mangiarlo. Ha detto che tanto ormai ho leccato anche quello di un altro, quindi sono abituato.»
Giulia rimase in silenzio per qualche secondo. Poi gli strinse la mano più forte.
«E tu l’hai fatto?»
Luca annuì, gli occhi lucidi.
«Sì. L’ho fatto. E… mi è piaciuto. Mi ha fatto sentire umiliato, ma anche… libero. Come se non dovessi più fingere di essere qualcosa che non sono.»
Giulia lo guardò a lungo, poi si alzò, girò intorno al tavolo e si sedette sulle sue gambe. Lo abbracciò, la testa appoggiata sulla sua spalla.
«Ti amo,» sussurrò. «E mi eccita vederti così. Mi eccita sapere che stai cambiando. Mi eccita sapere che c’è qualcuno che ti sta guidando.»
Luca la strinse forte.
«Sofia vuole parlarti,» disse infine. «Mi ha chiesto se preferisci una telefonata o se vuoi venire alla prossima seduta con me. Vuole conoscerti.»
Giulia rimase in silenzio per un lungo momento, accarezzandogli i capelli.
«Voglio andare,» disse poi, la voce ferma. «Voglio incontrarla. Voglio vedere questa donna che ti sta cambiando. Voglio capire cosa sta succedendo davvero.»
Luca sentì un’ondata di sollievo misto a terrore.
«Sei sicura?»
Giulia annuì.
«Sì. Sono sicura. Se lei ti sta aiutando ad accettare, voglio sapere come. E voglio sapere cosa vuole da noi.»
Luca la strinse più forte. Per la prima volta dopo tanto tempo si sentì meno solo. Ma anche più spaventato.
Giulia gli baciò la fronte.
«Domani le scrivi. Le dici che andiamo insieme alla prossima seduta.»
Luca annuì.
Rimasero abbracciati a lungo, in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri.
Luca pensava a Sofia, alla sua voce calma, al suo controllo elegante, al modo in cui lo stava portando sempre più in basso. Pensava al sollievo che provava quando obbediva alle sue indicazioni, come se finalmente qualcuno avesse capito la parte più oscura di lui.
Giulia pensava alla donna che stava cambiando suo marito, o che forse lo stava portando alla luce. Si chiedeva che tipo di persona fosse, quanto fosse bella, quanto fosse pericolosa. E si chiedeva quanto lei stessa fosse disposta a scendere, ora che sapeva che Luca non era più solo.
Entrambi erano spaventati.
Entrambi erano eccitati.
Entrambi sapevano che ormai erano oltre il punto di non ritorno.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca dopo la seduta non era tornato al lavoro, con la scusa di un mal di testa. Non riusciva a stare in ufficio. La mente continuava a tornare alla seduta con Sofia: la sua voce calma, la domanda sui piedi, la proposta di assaggiare il proprio sperma, la frase finale su Giulia.
Si sedette sul divano, le mani che tremavano leggermente. Si sentiva spaventato. Spaventato da quanto stesse scendendo in basso, da quanto fosse ormai dipendente dalle parole di Sofia, da quanto il suo corpo rispondesse a ogni umiliazione con un’eccitazione sempre più forte.
Si alzò, andò in bagno, si guardò allo specchio. Aveva gli occhi cerchiati, il viso pallido. Si abbassò i pantaloni e cominciò a masturbarsi, lentamente, quasi meccanicamente. Non pensò nemmeno di resistere alla regola che Sofia gli aveva imposto. Non considerò neppure che era a casa, e non nello studio della psicoterapeuta.
Quando venne, raccolse lo sperma con le dita e se lo portò alla bocca senza esitazione, leccandolo via come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Solo dopo, mentre deglutiva, si rese conto di quello che aveva appena fatto.
Non aveva più esitato. Non aveva più provato disgusto. Lo aveva fatto e basta, come gli aveva insegnato Sofia. Come se fosse normale.
Si sentì spaventato. Si sentì eccitato. Si sentì perso.
Si sedette sul bordo della vasca, la testa tra le mani.
«Cosa mi sta succedendo?» sussurrò.
Intanto, dall’altra parte della città, Giulia era in ufficio.
La mente continuava a tornare alla sera precedente: il modo in cui Alessandro l’aveva inculata, il dolore bellissimo, il piacere violento, il momento in cui gli aveva detto «ora questo culo è tuo» mentre veniva dentro di lei.
Si era toccata due volte quel pomeriggio, nel bagno dell’ufficio, rivivendo ogni dettaglio. Ogni volta era venuta forte, mordendosi il labbro per non urlare.
Ma c’era anche paura.
Paura di quanto le fosse piaciuto. Paura di quanto si fosse sentita troia. Paura di quanto le fosse piaciuto raccontare tutto a Luca mentre lui le leccava il culo pieno di sperma. A ripensarci non riusciva a credere che fosse successo davvero, ma era così.
Si alzò dal letto, andò in cucina e si versò un bicchiere d’acqua. Si guardò le mani che tremavano leggermente.
«Sto diventando una puttana,» mormorò tra sé.
Ma il pensiero non la disgustava. La eccitava.
Si chiese cosa stesse succedendo a Luca. Si chiese quanto fosse profonda la terapia con Sofia. Si chiese se fosse il caso di conoscere questa donna che stava cambiando suo marito. O forse che lo stava aiutando a far emergere quello che era sempre stato?
Si sedette alla scrivania, la testa tra le mani.
Era spaventata.
Era eccitata.
Era viva come non si sentiva da anni.
Luca, a casa, si alzò dal bordo della vasca e tornò in salotto. Si sedette sul divano e prese il telefono. Aprì la chat con Sofia e scrisse un messaggio breve:
Ho fatto quello che mi hai chiesto. Ho assaggiato di nuovo. Senza esitare.
Sofia rispose dopo pochi minuti:
Bravissimo.
Stai imparando velocemente.
Luca fissò lo schermo. Il cuore gli batteva forte.
Giulia, davanti al pc dell’ufficio, prese il telefono e scrisse a Luca:
Stasera parliamo. Voglio sapere tutto di questa Sofia.
Luca lesse il messaggio e chiuse gli occhi.
Entrambi erano spaventati.
Entrambi erano eccitati.
Uscì per fare una passeggiata, pensò che stare un po’ di tempo in giro gli avrebbe fatto bene, lo avrebbe aiutato a riordinare le idee.
E Sofia, nel suo studio, sorrideva tra sé, mentre sfogliava l’agenda con le iniziali delle altre coppie.
Luca rientrò in casa poco dopo le otto di sera. L’appartamento era silenzioso, ma la luce della cucina era accesa. Giulia era lì, seduta al tavolo con un bicchiere di vino rosso davanti a sé. Indossava una delle sue vecchie magliette troppo grandi per lei, i capelli ancora un po’ umidi dopo la doccia. Quando lo vide, alzò lo sguardo e gli sorrise, un sorriso piccolo, teso, ma vero.
«Sei tornato,» disse piano.
Luca chiuse la porta dietro di sé e rimase un momento fermo nell’ingresso. Il cuore gli batteva ancora forte per la seduta con Sofia. Aveva passato tutto il tragitto a ripetersi le parole di lei, la proposta di far incontrare Giulia, la regola dello sperma, la domanda sui piedi e sul cazzo di Alessandro. Si sentiva nudo, esposto, come se avesse appena consegnato l’ultima parte di sé.
Giulia si alzò, gli andò incontro e lo abbracciò. Lo strinse forte, la testa appoggiata sul suo petto.
«Dimmi tutto,» sussurrò. «Non voglio più segreti.»
Luca ricambiò l’abbraccio, inspirando il suo profumo. Poi si sedettero al tavolo della cucina, uno di fronte all’altra. Giulia gli versò un bicchiere di vino. Luca bevve un sorso lungo, cercando di trovare le parole.
«Oggi… ho raccontato a Sofia tutto quello che è successo ieri sera,» iniziò, la voce bassa. «Le ho raccontato di te e Alessandro. Di come ti ha inculata. Di come mi hai fatto leccare… tutto.»
Giulia arrossì leggermente, ma non distolse lo sguardo.
Luca deglutì.
«Lei è… diversa da come te la puoi aspettare. È bellissima. Elegante. Ha una voce calma, quasi dolce, ma quando parla sembra che ti legga dentro. Aveva i capelli raccolti in una treccia, oggi. Indossa sempre cose semplici ma perfette. Quando parla, ti senti… capito. Come se sapesse già tutto di te prima ancora che tu apra bocca.»
Giulia lo ascoltava con attenzione, le dita che giravano il bicchiere.
«Mi ha fatto raccontare ogni dettaglio,» continuò Luca. «Poi mi ha chiesto se, nella mia fantasia più umiliante, ti leccherei i piedi mentre un altro ti scopa. E poi… mi ha chiesto se succhierei il cazzo ad Alessandro.»
Giulia spalancò leggermente gli occhi.
«E tu?»
Luca abbassò lo sguardo sul tavolo.
«Ho detto di sì. Ho detto che lo farei.»
Ci fu un lungo silenzio. Giulia allungò una mano e gli accarezzò il dorso della mano.
«Va tutto bene,» disse piano. «Non devi vergognarti con me.»
Luca alzò gli occhi, la voce rotta.
«Mi ha fatto masturbare mentre le raccontavo. E quando sono venuto… mi ha fatto raccogliere tutto lo sperma e mangiarlo. Ha detto che tanto ormai ho leccato anche quello di un altro, quindi sono abituato.»
Giulia rimase in silenzio per qualche secondo. Poi gli strinse la mano più forte.
«E tu l’hai fatto?»
Luca annuì, gli occhi lucidi.
«Sì. L’ho fatto. E… mi è piaciuto. Mi ha fatto sentire umiliato, ma anche… libero. Come se non dovessi più fingere di essere qualcosa che non sono.»
Giulia lo guardò a lungo, poi si alzò, girò intorno al tavolo e si sedette sulle sue gambe. Lo abbracciò, la testa appoggiata sulla sua spalla.
«Ti amo,» sussurrò. «E mi eccita vederti così. Mi eccita sapere che stai cambiando. Mi eccita sapere che c’è qualcuno che ti sta guidando.»
Luca la strinse forte.
«Sofia vuole parlarti,» disse infine. «Mi ha chiesto se preferisci una telefonata o se vuoi venire alla prossima seduta con me. Vuole conoscerti.»
Giulia rimase in silenzio per un lungo momento, accarezzandogli i capelli.
«Voglio andare,» disse poi, la voce ferma. «Voglio incontrarla. Voglio vedere questa donna che ti sta cambiando. Voglio capire cosa sta succedendo davvero.»
Luca sentì un’ondata di sollievo misto a terrore.
«Sei sicura?»
Giulia annuì.
«Sì. Sono sicura. Se lei ti sta aiutando ad accettare, voglio sapere come. E voglio sapere cosa vuole da noi.»
Luca la strinse più forte. Per la prima volta dopo tanto tempo si sentì meno solo. Ma anche più spaventato.
Giulia gli baciò la fronte.
«Domani le scrivi. Le dici che andiamo insieme alla prossima seduta.»
Luca annuì.
Rimasero abbracciati a lungo, in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri.
Luca pensava a Sofia, alla sua voce calma, al suo controllo elegante, al modo in cui lo stava portando sempre più in basso. Pensava al sollievo che provava quando obbediva alle sue indicazioni, come se finalmente qualcuno avesse capito la parte più oscura di lui.
Giulia pensava alla donna che stava cambiando suo marito, o che forse lo stava portando alla luce. Si chiedeva che tipo di persona fosse, quanto fosse bella, quanto fosse pericolosa. E si chiedeva quanto lei stessa fosse disposta a scendere, ora che sapeva che Luca non era più solo.
Entrambi erano spaventati.
Entrambi erano eccitati.
Entrambi sapevano che ormai erano oltre il punto di non ritorno.
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