Casa nostra - capitolo 3
di
Raiders
genere
orge
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Chiara non dormì quasi per niente quella notte.
Il biglietto con il numero di Andrea era sul comodino, illuminato dalla luce fioca del cellulare. Stefano russava piano accanto a lei, un sonno pesante da uomo esausto. Lei invece fissava il soffitto, il cuore che batteva troppo forte, la mente che correva in cerchi ossessivi.
«Solo una volta,» si ripeteva. «Solo per vedere quanto pagano. Solo per capire se è possibile.»
Ma sapeva che non era solo quello.
C’era qualcosa di più oscuro, di più caldo, che le si agitava nello stomaco. Una curiosità proibita. Un brivido che non aveva mai provato prima.
La mattina dopo, mentre Stefano era uscito per un colloquio che probabilmente non avrebbe portato a niente, Chiara si chiuse in bagno, si guardò allo specchio e compose il numero.
Andrea rispose al terzo squillo.
«Pronto.»
La voce era calma, professionale, quasi gentile.
«Sono… Chiara. Ci siamo visti ieri al caffè.»
«Ah, Chiara. Mi ricordo. Hai deciso?»
Lei deglutì.
«Vorrei… provare. Solo una volta. Per vedere.»
Ci fu un breve silenzio.
«Bene. Possiamo organizzare per venerdì sera. Ore 21:00. Stanza 412 all’Hotel Regina. Ti mando l’indirizzo esatto via messaggio. Saranno cinque uomini. Pagamento in contanti alla fine della sessione. 1600 euro.»
Chiara sentì un vuoto allo stomaco.
«Va bene,» disse con voce flebile.
Strinse il telefono più forte.
«Il mio ragazzo. Lui… deve esserci. Per la mia sicurezza. Non voglio stare sola. E ho delle condizioni: nessuno mi tocca se non sono io a volerlo. Io non toccherò loro. Solo… guardare e… coprirmi.»
«Se vuoi portare il tuo ragazzo, devo parlarne con i clienti. Il prezzo potrebbe scendere.»
Andrea sospirò, ma non sembrava arrabbiato.
«Va bene. Glielo dirò. Ma sappi che molti clienti non amano avere il fidanzato nella stanza. Lo vedono come un intralcio. Ti farò sapere stasera se accettano e a che prezzo.»
Chiara chiuse la chiamata e rimase seduta sul bordo della vasca, le mani che tremavano.
Quando Stefano tornò a casa quel pomeriggio, lei gli raccontò tutto.
Si sedettero al tavolo della cucina. Chiara gli riferì parola per parola la conversazione con Andrea. Stefano ascoltava in silenzio, il viso sempre più teso.
«Cinque uomini,» ripeté alla fine, la voce bassa. «E vogliono che tu vada da sola.»
«Sì. Ma ho detto che tu devi esserci. Per la mia sicurezza. E ho messo le condizioni: nessuno mi tocca se non sono io a volerlo. Io non li tocco.»
Stefano si passò una mano sul viso.
«Cazzo, Chiara…»
Lei aveva gli occhi lucidi.
«Lo so. È folle. È umiliante. Ma… i soldi… le rate della casa…»
La discussione durò ore.
Litigarono. Si abbracciarono. Piangevano entrambi. Stefano era protettivo, arrabbiato, spaventato. Chiara era disperata, umiliata, ma anche stranamente eccitata da quell’idea proibita.
Alla fine, verso le due di notte, esausti, si ritrovarono sul divano, abbracciati.
Stefano sospirò.
«Se proprio dobbiamo… voglio esserci. Non ti lascio sola con quegli uomini. Voglio essere lì per proteggerti. Anche se… cazzo, non so come farò a guardare.»
Chiara annuì contro il suo petto.
«Va bene. Solo una volta. Solo per vedere.»
Si baciarono. Fu un bacio disperato, pieno di paura e di qualcosa di oscuro che stava nascendo tra loro.
Andrea richiamò la sera stessa.
«I clienti accettano che il tuo ragazzo sia presente, ma il prezzo scende a 1000 euro. Dicono che i mariti rompono il cazzo, diventano gelosi, interrompono. Però accettano, a patto che lui non interferisca e accettano le regole: nessuno ti tocca se non sei tu a volerlo, tu non tocchi loro.»
Chiara deglutì.
«Va bene.»
«Un’ultima cosa,» disse Andrea. «Per tirare su l’atmosfera, soprattutto con il fidanzato presente, suggerisco un outfit sexy ma innocente. Qualcosa da scolaretta porno: maglietta bianca aderente e molto corta che lascia scoperta la pancia, reggiseno push-up nero sotto, gonna plissettata ultra-corta che copre appena il culo, calzini bianchi alti fino a metà coscia, codini e un po’ di trucco da lolita. Quando arrivi in hotel, ti cambi lì. Poi ti spoglierai davanti a loro. Piano. Lascia che ti guardino. Queste cose funzionano sempre, e ben dispongono a spendere qualcosina in più.»
Chiara sentì un calore traditore tra le gambe.
«Va bene,» disse di nuovo, la voce un po’ più roca.
Chiuse la chiamata e rimase a fissare il telefono.
Stefano era in cucina. Lei lo raggiunse, gli si avvicinò da dietro e lo abbracciò.
«Hanno accettato,» sussurrò. «Venerdì sera. 1000 euro.»
Stefano si voltò e la strinse forte.
«Sei sicura?»
«No,» rispose lei onestamente. «Ma lo facciamo lo stesso.»
Si baciarono. Fu un bacio lungo, profondo, pieno di paura e di qualcosa di oscuro che stava nascendo tra loro.
Venerdì arrivò troppo in fretta.
Alle 20:30 Chiara e Stefano erano nella stanza 412 dell’Hotel Regina.
La stanza era elegante, con un letto al centro, luci soffuse, due divanetti laterali. Cinque uomini erano già lì. Tutti sui 35-50 anni, ben vestiti, puliti. Nessuno parlò. La guardavano con curiosità e desiderio evidente.
Andrea chiuse la porta.
«Come concordato,» disse con tono professionale, «la ragazza decide tutto. Niente tocchi non richiesti. Il fidanzato può stare nella stanza, ma non deve interferire. Se qualcuno supera il limite, la sessione finisce immediatamente.»
Guardò Chiara.
«Sei pronta?»
Chiara deglutì. Il cuore le batteva così forte che lo sentiva nelle orecchie.
«Sì,» disse con voce flebile.
Andrea annuì.
«Allora cambiati. L’outfit è nella borsa sul letto.»
Chiara prese la borsa e andò in bagno. Si spogliò velocemente, il corpo che tremava. Indossò l’outfit che Andrea aveva suggerito: maglietta bianca aderente e cortissima che lasciava scoperta la pancia, reggiseno push-up nero che spingeva le tettone sode verso l’alto, gonna plissettata ultra-corta che copriva appena il culotto pieno, calzini bianchi alti fino a metà coscia. Si fece due codini alti e si mise un po’ di gloss rosa sulle labbra. Si guardò allo specchio. Sembrava una lolita porno, innocente e volgare allo stesso tempo.
Uscì dal bagno.
I cinque uomini la fissarono. Stefano era in piedi accanto al divano, rigido, il viso pallido ma gli occhi che non riuscivano a staccarsi da lei.
Andrea annuì soddisfatto.
«Molto bene. Ora spogliati. Lentamente. Lascia che ti guardino.»
Chiara sentì le gambe molli.
Stefano era lì, a pochi metri da lei.
Lei cominciò a sbottonarsi la maglietta bianca. Le mani le tremavano. Uno dopo l’altro i bottoni si aprirono, rivelando il reggiseno push-up nero che conteneva a stento le sue pesanti tettone. Si tolse la maglietta e la lasciò cadere a terra.
Poi slacciò la gonna plissettata. La fece scivolare lungo i fianchi, rivelando le mutandine nere coordinate e il culo alto, tondo, morbido. I calzini bianchi alti fino a metà coscia le davano un’aria da studentessa sexy e volgare.
Rimase così per qualche secondo, nuda tranne che per la biancheria e i calzini, sotto gli sguardi di sei uomini.
Stefano aveva il respiro corto. Era eccitato, umiliato, terrorizzato.
Chiara si tolse il reggiseno. Le tettone uscirono libere, i capezzoli già turgidi per la tensione e il freddo dell’aria condizionata. Poi si abbassò le mutandine, rivelando la figa completamente depilata, già lucida di umori.
Rimase nuda davanti a loro, solo con i calzini bianchi.
Andrea annuì soddisfatto.
«Molto bene. Ora possiamo iniziare.»
Chiara guardò Stefano.
Lui aveva gli occhi lucidi, il viso pallido, ma il cazzo gli premeva contro i pantaloni.
La stanza era silenziosa, a parte il respiro pesante degli uomini e il ronzio basso dell’aria condizionata.
Chiara era in ginocchio al centro del tappeto, completamente nuda tranne i calzini bianchi alti fino a metà coscia. La luce soffusa dell’hotel le illuminava il corpo: la pelle chiarissima che già brillava di un velo di sudore per l’agitazione, le tette grandi e pesanti che si alzavano e abbassavano con il respiro accelerato, i capezzoli rosa scuro turgidi, il culo morbido e bianco che poggiava sui talloni. I capelli neri lunghi le ricadevano sulle spalle e sul seno. Era bellissima, giovane, vulnerabile e allo stesso tempo incredibilmente sexy.
Stefano era seduto sul bordo del letto, a pochi metri da lei. Aveva il cazzo duro che premeva contro i pantaloni, ma il viso era pallido, gli occhi spalancati, un misto di eccitazione feroce e terrore puro.
I cinque uomini si erano disposti in cerchio intorno a lei. Erano tutti nudi, i cazzi già duri in mano. Nessuno parlava. Solo il suono ritmico delle mani che si muovevano su di sé riempiva la stanza.
Chiara alzò lo sguardo verso Stefano. I loro occhi si incontrarono. Lei vide la sua eccitazione, la sua vergogna, il suo amore distorto. E lui vide qualcosa di nuovo negli occhi di lei: un fuoco che non aveva mai visto prima.
Chiara cominciò a eccitarsi in modo visibile. Le guance le si arrossarono, le labbra si socchiusero. Una mano le scese lentamente sul seno sinistro, lo strinse, lo massaggiò. L’altra mano scese tra le cosce. Le dita sfiorarono la figa già gonfia e lucida, poi cominciarono a muoversi in cerchi lenti sul clitoride.
«Cazzo…» sussurrò uno degli uomini, la mano che accelerava.
Chiara si toccava con più decisione, gli occhi semichiusi, il respiro sempre più corto. Stefano la guardava ipnotizzato: vedeva la sua fidanzata, la ragazza dolce e amorevole con cui aveva comprato casa, progettato una vita insieme, in ginocchio in mezzo a cinque sconosciuti che si segavano per lei. Vedeva il suo corpo morbido tremare, il seno che ondeggiavano leggermente mentre si toccava, il sedere pieno che si contraeva. Era una sensazione strana, contorta: eccitazione pura, gelosia feroce, amore distorto, vergogna profonda. Non capiva più niente. Solo che il suo cazzo era duro come non lo era mai stato.
Chiara alzò lo sguardo verso di lui. Gli occhi azzurri erano lucidi di piacere.
«Stefano…» sussurrò, la voce rotta. «Voglio di più.»
Si tolse le dita dalla fica e le tese verso di lui.
«Vieni qui. Leccami mentre loro continuano.»
Stefano esitò solo un secondo. Poi si alzò, si spogliò in fretta e si sdraiò sul tappeto davanti a lei. Chiara si mise a cavalcioni sulla sua faccia, il culo morbido e caldo che gli premeva sul viso. Stefano le afferrò le natiche e ci affondò la lingua, leccandola con foga, succhiando il clitoride, spingendo dentro di lei. Chiara gemette forte, spingendo il bacino contro la sua bocca.
Gli uomini intorno a loro accelerarono il ritmo, ma nessuno venne ancora. Aspettavano.
Chiara tremava, le mani che stringevano i capelli di Stefano, il corpo che si muoveva contro la sua lingua.
«Voglio di più,» ansimò. «Voglio scoparti.»
Si alzò dalla faccia di Stefano, si girò e si impalò sul suo cazzo con un gemito lungo. Cominciò a cavalcarlo con forza, le tettone che ballavano pesantemente, il culotto morbido che sbatteva ritmicamente contro le sue cosce. Stefano la guardava dal basso, ipnotizzato, le mani che le stringevano i fianchi.
Gli uomini continuavano a segarsi intorno a loro, i cazzi puntati verso di lei.
Chiara cavalcava sempre più forte, gemendo come una pazza.
«Venitemi addosso… copritemi…»
Il primo uomo venne con un grugnito rauco. Un fiotto potente e denso le colpì in pieno viso, centrando la guancia destra e colando subito verso le labbra. Chiara aprì la bocca, ne prese un po’ sulla lingua, gemendo mentre continuava a cavalcare Stefano.
Il secondo uomo venne subito dopo. Uno schizzo spesso e bianco le centrò il seno sinistro, colando pesante sul capezzolo turgido e scendendo in un rivolo viscido verso il ventre. Un terzo fiotto le colpì l’altro seno, denso, cremoso, che si accumulò nella valle tra le tette e poi traboccò, colando lento e appiccicoso.
Chiara era già coperta. Lo sperma le colava sul viso in grosse gocce, le scendeva dal mento sul collo, le imbrattava i seni rendendoli lucidi e scivolosi. Ogni volta che si muoveva su Stefano, le tettone ondeggiavano e lo sperma schizzava e colava in fili vischiosi.
Un quarto uomo venne con un gemito gutturale. Il getto le centrò la bocca aperta, riempiendole la lingua di sperma caldo e salato. Chiara ingoiò parte di esso, il resto le colò dalle labbra sul mento e poi sul petto.
Il quinto uomo puntò dritto alle tette. Due schizzi potenti le colpirono i seni in rapida successione, uno sul capezzolo destro, l’altro sulla parte superiore del sinistro. Lo sperma era denso, bianco opaco, e colava in rivoli spessi, formando grumi che scivolavano lentamente verso i capezzoli e poi cadevano sul ventre di Stefano.
Chiara era completamente ricoperta. Il viso era una maschera bianca: sperma sulle guance, sul naso, sulle labbra, sulle ciglia. I seni erano lucidi, coperti da strati densi che colavano in fili lunghi e appiccicosi. Il ventre e le cosce avevano schizzi sparsi. Lo sperma le colava ovunque, denso, caldo, viscido.
Lei cavalcava sempre più forte, gemendo come una pazza, il corpo scosso da orgasmi continui.
«Venitemi addosso… sporcatemi tutta…»
Un altro uomo venne di nuovo, questa volta un fiotto potente che le centrò la bocca aperta mentre lei gridava di piacere. Lo sperma le riempì la lingua, colò dagli angoli della bocca e le scese sul mento in una cascata bianca.
Stefano era fuori di sé. Il cazzo gli pulsava dentro di lei, lo sperma degli altri uomini che le colava sul corpo mentre lei lo cavalcava. Era umiliante, degradante, eccitante oltre ogni limite. Vedeva la sua donna trasformata in una troia coperta di sborra, e questo lo faceva impazzire.
Chiara venne di nuovo, un orgasmo violentissimo che la fece tremare tutta, il corpo che si contraeva intorno al cazzo di Stefano. Poi un altro, e un altro ancora. Era in estasi, completamente persa.
Alla fine anche Stefano non resistette più. Venne dentro di lei con un gemito strozzato, riempiendola di sperma mentre lei era già coperta da quello degli altri.
Gli uomini si fermarono, ansimanti, guardando la scena con soddisfazione.
Andrea, che aveva osservato tutto in silenzio, sorrise.
«Vi è piaciuta la variante,» disse ai clienti. «La ragazza che scopa il fidanzato mentre viene coperta.»
Uno degli uomini annuì, tirò fuori il portafoglio e lasciò altri 500 euro sul comodino.
«Meritate un extra,» disse con un ghigno. «È stato il bukkake più strano e più eccitante che abbia mai visto.»
Chiara rimase sopra Stefano ancora qualche secondo, il corpo lucido di sudore e sperma, il respiro affannoso. Lo sperma le colava dal viso, dai seni, dalla figa. Era coperta ovunque: grosse gocce dense le scendevano dalle guance, dai capezzoli, dal mento, formando fili appiccicosi che si allungavano e poi cadevano sul petto di Stefano.
Stefano la guardava dal basso, il viso sporco di ciò che le colava addosso, il cuore che batteva all’impazzata.
Nessuno dei due parlò.
Ma entrambi sapevano che quella era solo la prima volta.
E che non sarebbe stata l’ultima.
La luce del mattino entrava debole attraverso le tende della camera da letto.
Chiara si svegliò per prima. Il corpo le doleva in modo piacevole, un ricordo fisico di ciò che era successo la sera prima. Aveva ancora addosso l’odore di sperma, anche se si era lavata alla meglio in hotel. La figa era gonfia e sensibile, il culo leggermente irritato, i seni e il viso ancora con qualche traccia secca che non era riuscita a togliere del tutto.
Si girò nel letto. Stefano dormiva ancora, il viso teso anche nel sonno. Chiara lo guardò per qualche secondo, poi si alzò nuda e andò in cucina. Il silenzio della casa nuova le sembrava diverso, più pesante.
Preparò il caffè. Mentre la moka borbottava, si appoggiò al bancone e si passò una mano tra i capelli neri lunghi. Il ricordo della sera prima le tornò in mente come un’onda calda: i cinque uomini intorno a lei, i loro cazzi duri che si segavano, lo sperma che le colava sul viso e sulle tette mentre lei cavalcava Stefano. Il piacere era stato fortissimo, quasi violento. Si era sentita potente, desiderata, al centro di tutto. E Stefano sotto di lei, dentro di lei, mentre veniva coperta… era stato umiliante per lui, ma per lei era stato eccitante in un modo che non aveva mai provato.
Chiara strinse le cosce. Era già bagnata di nuovo.
Stefano entrò in cucina qualche minuto dopo, ancora in boxer, i capelli scompigliati. La guardò. C’era qualcosa di diverso nei suoi occhi: eccitazione residua, sì, ma anche un’ombra più scura.
«Buongiorno,» disse piano.
Chiara gli sorrise, ma era un sorriso un po’ teso.
«Buongiorno.»
Versò il caffè per entrambi. Si sedettero al tavolo. Nessuno parlò per un minuto buono.
Poi Chiara posò la tazza e lo guardò negli occhi.
«Ieri sera… è stato intenso,» disse, la voce bassa ma vibrante.
Stefano annuì, senza guardarla.
«Già.»
Chiara si morse il labbro inferiore.
«Mi è piaciuto. Tantissimo. Non solo il piacere fisico. Mi è piaciuto… sentirmi al centro. Sentire tutti quegli occhi su di me. Sentire che si segavano per me. E tu sotto di me… dentro di me… mentre loro mi coprivano. È stato… potente.»
Stefano strinse la tazza tra le mani. Il cazzo gli si stava già indurendo nei boxer, ma il viso era pallido.
«A me… mi ha eccitato,» ammise con voce rauca. «Ma anche… fatto male. Vederti così, coperta di sperma di altri uomini, mentre mi cavalcavi… è stato umiliante. E allo stesso tempo non riuscivo a smettere di guardarti.»
Chiara allungò una mano e gli accarezzò il braccio.
«Lo so. E mi dispiace. Ma… non riesco a fingere. Mi è piaciuto. E voglio rifarlo. Voglio sempre te sotto di me che mi scopi mentre loro si segano e mi coprono. Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me mentre loro mi sborrano addosso.»
Stefano deglutì. Il cazzo gli pulsava.
«Chiara…»
Lei continuò, la voce più bassa, più calda.
«E la prossima volta… vorrei provare qualcosa di più. Voglio lasciarmi toccare. O toccarli io. Non so ancora cosa, ma voglio spingermi oltre. Voglio sentire le loro mani su di me mentre tu sei dentro di me.»
Stefano chiuse gli occhi per un secondo. L’immagine lo colpì come un pugno: Chiara che cavalca lui mentre mani sconosciute le toccano i seni, il culo, la figa. L’eccitazione era fortissima. Ma anche il dolore. La gelosia. Il senso di perdita.
«I soldi…» disse alla fine, la voce spezzata. «Abbiamo preso 1500 euro ieri sera. Sono tanti. Con il mutuo, le bollette… ci servono.»
Chiara annuì.
«Lo so. E non voglio smettere. Non ora che ho capito quanto mi piace.»
Stefano rimase in silenzio per un tempo lunghissimo. Poi sospirò.
«Va bene. Rifacciamolo. Ma con le tue condizioni. E io ci sono sempre. Non ti lascio sola.»
Chiara gli sorrise, un sorriso dolce ma con qualcosa di nuovo negli occhi: un potere che prima non c’era.
«Grazie,» sussurrò.
Si alzò, gli si avvicinò e lo baciò. Il bacio divenne subito profondo, urgente. Chiara gli abbassò i boxer, gli prese il cazzo già duro in mano e lo masturbò lentamente mentre lo baciava.
«Pensa a ieri sera,» gli sussurrò sulle labbra. «Pensa a me che ti cavalco mentre loro mi coprono di sborra…»
Stefano gemette. Chiara lo spinse contro il bancone della cucina e si mise in ginocchio. Glielo prese in bocca, succhiandolo con avidità, mentre con una mano si toccava la figa. Stefano le tenne la testa, spingendo piano, l’immagine del bukkake ancora fresca nella mente.
Chiara si alzò, si girò e si appoggiò al bancone, offrendogli il culo.
«Scopami,» disse. «Scopami pensando a loro che mi sborrano addosso.»
Stefano la penetrò con un colpo deciso. La scopò con forza, le mani che le stringevano i fianchi, mentre Chiara gemeva e si toccava il clitoride.
«Dimmi che ti è piaciuto,» ansimò lei. «Dimmi che ti è piaciuto vedermi coperta di sborra mentre ti cavalcavo.»
«Sì… cazzo, sì…» rispose Stefano, la voce rotta.
Venne dentro di lei con un gemito profondo, riempiendola. Chiara venne subito dopo, tremando contro il bancone.
Rimasero così per qualche secondo, ansimanti.
Poi Chiara si girò, lo baciò dolcemente e gli sussurrò:
«Chiamo Andrea oggi. Voglio rifarlo presto.»
Stefano annuì, ma dentro di sé sentiva già quel malessere sottile che cresceva.
Chiamata ad Andrea
Chiara chiamò Andrea nel pomeriggio, mentre Stefano era uscito per un colloquio.
«Sono Chiara,» disse quando lui rispose.
«Chiara. Come stai?»
La voce di Andrea era gentile, professionale, rassicurante.
«Bene… credo. Volevo… organizzare un’altra sessione.»
Andrea fece una pausa breve, poi parlò con tono calmo e incoraggiante.
«Sono contento che ti sia piaciuto. I clienti sono rimasti molto soddisfatti della variante con il fidanzato. È stata una cosa nuova e molto eccitante per loro. Per la prossima volta possiamo fare lo stesso, o spingere un po’ di più, se vuoi.»
Chiara si morse il labbro.
«Vorrei… provare qualcosa di più. Voglio lasciarmi toccare. O toccarli io. Non so ancora bene, ma voglio provare.»
Andrea rimase in silenzio per un secondo, poi rispose con voce rassicurante, quasi paterna.
«Va bene. Possiamo organizzare. I clienti saranno felici di sentirlo. Ti mando i dettagli stasera. E non preoccuparti: tutto resta sicuro, controllato. Tu decidi sempre cosa vuoi e cosa no. Il fidanzato può essere presente, come l’altra volta. Se vuoi, possiamo anche aumentare il numero di uomini. Dimmi solo cosa ti senti di fare.»
Chiara sentì un calore tra le gambe.
«Grazie,» disse piano.
Chiuse la chiamata. Andrea rimase seduto alla sua scrivania, un sorriso sottile sulle labbra.
Aveva capito.
Aveva trovato una ragazza giovane, bella, con un corpo da sogno e un fidanzato disposto a stare sotto di lei mentre lei veniva coperta. Era una macchina da soldi. Una miniera. E lui l’avrebbe spremuta il più possibile, passo dopo passo, fino a farle fare tutto quello che i clienti volevano.
Chiara tornò in cucina, il telefono ancora in mano, il cuore che batteva forte.
Sapeva che stava per entrare in un territorio da cui non sarebbe più uscita.
E, per la prima volta, non aveva paura.
Anzi, non vedeva l’ora.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti o idee.
Chiara non dormì quasi per niente quella notte.
Il biglietto con il numero di Andrea era sul comodino, illuminato dalla luce fioca del cellulare. Stefano russava piano accanto a lei, un sonno pesante da uomo esausto. Lei invece fissava il soffitto, il cuore che batteva troppo forte, la mente che correva in cerchi ossessivi.
«Solo una volta,» si ripeteva. «Solo per vedere quanto pagano. Solo per capire se è possibile.»
Ma sapeva che non era solo quello.
C’era qualcosa di più oscuro, di più caldo, che le si agitava nello stomaco. Una curiosità proibita. Un brivido che non aveva mai provato prima.
La mattina dopo, mentre Stefano era uscito per un colloquio che probabilmente non avrebbe portato a niente, Chiara si chiuse in bagno, si guardò allo specchio e compose il numero.
Andrea rispose al terzo squillo.
«Pronto.»
La voce era calma, professionale, quasi gentile.
«Sono… Chiara. Ci siamo visti ieri al caffè.»
«Ah, Chiara. Mi ricordo. Hai deciso?»
Lei deglutì.
«Vorrei… provare. Solo una volta. Per vedere.»
Ci fu un breve silenzio.
«Bene. Possiamo organizzare per venerdì sera. Ore 21:00. Stanza 412 all’Hotel Regina. Ti mando l’indirizzo esatto via messaggio. Saranno cinque uomini. Pagamento in contanti alla fine della sessione. 1600 euro.»
Chiara sentì un vuoto allo stomaco.
«Va bene,» disse con voce flebile.
Strinse il telefono più forte.
«Il mio ragazzo. Lui… deve esserci. Per la mia sicurezza. Non voglio stare sola. E ho delle condizioni: nessuno mi tocca se non sono io a volerlo. Io non toccherò loro. Solo… guardare e… coprirmi.»
«Se vuoi portare il tuo ragazzo, devo parlarne con i clienti. Il prezzo potrebbe scendere.»
Andrea sospirò, ma non sembrava arrabbiato.
«Va bene. Glielo dirò. Ma sappi che molti clienti non amano avere il fidanzato nella stanza. Lo vedono come un intralcio. Ti farò sapere stasera se accettano e a che prezzo.»
Chiara chiuse la chiamata e rimase seduta sul bordo della vasca, le mani che tremavano.
Quando Stefano tornò a casa quel pomeriggio, lei gli raccontò tutto.
Si sedettero al tavolo della cucina. Chiara gli riferì parola per parola la conversazione con Andrea. Stefano ascoltava in silenzio, il viso sempre più teso.
«Cinque uomini,» ripeté alla fine, la voce bassa. «E vogliono che tu vada da sola.»
«Sì. Ma ho detto che tu devi esserci. Per la mia sicurezza. E ho messo le condizioni: nessuno mi tocca se non sono io a volerlo. Io non li tocco.»
Stefano si passò una mano sul viso.
«Cazzo, Chiara…»
Lei aveva gli occhi lucidi.
«Lo so. È folle. È umiliante. Ma… i soldi… le rate della casa…»
La discussione durò ore.
Litigarono. Si abbracciarono. Piangevano entrambi. Stefano era protettivo, arrabbiato, spaventato. Chiara era disperata, umiliata, ma anche stranamente eccitata da quell’idea proibita.
Alla fine, verso le due di notte, esausti, si ritrovarono sul divano, abbracciati.
Stefano sospirò.
«Se proprio dobbiamo… voglio esserci. Non ti lascio sola con quegli uomini. Voglio essere lì per proteggerti. Anche se… cazzo, non so come farò a guardare.»
Chiara annuì contro il suo petto.
«Va bene. Solo una volta. Solo per vedere.»
Si baciarono. Fu un bacio disperato, pieno di paura e di qualcosa di oscuro che stava nascendo tra loro.
Andrea richiamò la sera stessa.
«I clienti accettano che il tuo ragazzo sia presente, ma il prezzo scende a 1000 euro. Dicono che i mariti rompono il cazzo, diventano gelosi, interrompono. Però accettano, a patto che lui non interferisca e accettano le regole: nessuno ti tocca se non sei tu a volerlo, tu non tocchi loro.»
Chiara deglutì.
«Va bene.»
«Un’ultima cosa,» disse Andrea. «Per tirare su l’atmosfera, soprattutto con il fidanzato presente, suggerisco un outfit sexy ma innocente. Qualcosa da scolaretta porno: maglietta bianca aderente e molto corta che lascia scoperta la pancia, reggiseno push-up nero sotto, gonna plissettata ultra-corta che copre appena il culo, calzini bianchi alti fino a metà coscia, codini e un po’ di trucco da lolita. Quando arrivi in hotel, ti cambi lì. Poi ti spoglierai davanti a loro. Piano. Lascia che ti guardino. Queste cose funzionano sempre, e ben dispongono a spendere qualcosina in più.»
Chiara sentì un calore traditore tra le gambe.
«Va bene,» disse di nuovo, la voce un po’ più roca.
Chiuse la chiamata e rimase a fissare il telefono.
Stefano era in cucina. Lei lo raggiunse, gli si avvicinò da dietro e lo abbracciò.
«Hanno accettato,» sussurrò. «Venerdì sera. 1000 euro.»
Stefano si voltò e la strinse forte.
«Sei sicura?»
«No,» rispose lei onestamente. «Ma lo facciamo lo stesso.»
Si baciarono. Fu un bacio lungo, profondo, pieno di paura e di qualcosa di oscuro che stava nascendo tra loro.
Venerdì arrivò troppo in fretta.
Alle 20:30 Chiara e Stefano erano nella stanza 412 dell’Hotel Regina.
La stanza era elegante, con un letto al centro, luci soffuse, due divanetti laterali. Cinque uomini erano già lì. Tutti sui 35-50 anni, ben vestiti, puliti. Nessuno parlò. La guardavano con curiosità e desiderio evidente.
Andrea chiuse la porta.
«Come concordato,» disse con tono professionale, «la ragazza decide tutto. Niente tocchi non richiesti. Il fidanzato può stare nella stanza, ma non deve interferire. Se qualcuno supera il limite, la sessione finisce immediatamente.»
Guardò Chiara.
«Sei pronta?»
Chiara deglutì. Il cuore le batteva così forte che lo sentiva nelle orecchie.
«Sì,» disse con voce flebile.
Andrea annuì.
«Allora cambiati. L’outfit è nella borsa sul letto.»
Chiara prese la borsa e andò in bagno. Si spogliò velocemente, il corpo che tremava. Indossò l’outfit che Andrea aveva suggerito: maglietta bianca aderente e cortissima che lasciava scoperta la pancia, reggiseno push-up nero che spingeva le tettone sode verso l’alto, gonna plissettata ultra-corta che copriva appena il culotto pieno, calzini bianchi alti fino a metà coscia. Si fece due codini alti e si mise un po’ di gloss rosa sulle labbra. Si guardò allo specchio. Sembrava una lolita porno, innocente e volgare allo stesso tempo.
Uscì dal bagno.
I cinque uomini la fissarono. Stefano era in piedi accanto al divano, rigido, il viso pallido ma gli occhi che non riuscivano a staccarsi da lei.
Andrea annuì soddisfatto.
«Molto bene. Ora spogliati. Lentamente. Lascia che ti guardino.»
Chiara sentì le gambe molli.
Stefano era lì, a pochi metri da lei.
Lei cominciò a sbottonarsi la maglietta bianca. Le mani le tremavano. Uno dopo l’altro i bottoni si aprirono, rivelando il reggiseno push-up nero che conteneva a stento le sue pesanti tettone. Si tolse la maglietta e la lasciò cadere a terra.
Poi slacciò la gonna plissettata. La fece scivolare lungo i fianchi, rivelando le mutandine nere coordinate e il culo alto, tondo, morbido. I calzini bianchi alti fino a metà coscia le davano un’aria da studentessa sexy e volgare.
Rimase così per qualche secondo, nuda tranne che per la biancheria e i calzini, sotto gli sguardi di sei uomini.
Stefano aveva il respiro corto. Era eccitato, umiliato, terrorizzato.
Chiara si tolse il reggiseno. Le tettone uscirono libere, i capezzoli già turgidi per la tensione e il freddo dell’aria condizionata. Poi si abbassò le mutandine, rivelando la figa completamente depilata, già lucida di umori.
Rimase nuda davanti a loro, solo con i calzini bianchi.
Andrea annuì soddisfatto.
«Molto bene. Ora possiamo iniziare.»
Chiara guardò Stefano.
Lui aveva gli occhi lucidi, il viso pallido, ma il cazzo gli premeva contro i pantaloni.
La stanza era silenziosa, a parte il respiro pesante degli uomini e il ronzio basso dell’aria condizionata.
Chiara era in ginocchio al centro del tappeto, completamente nuda tranne i calzini bianchi alti fino a metà coscia. La luce soffusa dell’hotel le illuminava il corpo: la pelle chiarissima che già brillava di un velo di sudore per l’agitazione, le tette grandi e pesanti che si alzavano e abbassavano con il respiro accelerato, i capezzoli rosa scuro turgidi, il culo morbido e bianco che poggiava sui talloni. I capelli neri lunghi le ricadevano sulle spalle e sul seno. Era bellissima, giovane, vulnerabile e allo stesso tempo incredibilmente sexy.
Stefano era seduto sul bordo del letto, a pochi metri da lei. Aveva il cazzo duro che premeva contro i pantaloni, ma il viso era pallido, gli occhi spalancati, un misto di eccitazione feroce e terrore puro.
I cinque uomini si erano disposti in cerchio intorno a lei. Erano tutti nudi, i cazzi già duri in mano. Nessuno parlava. Solo il suono ritmico delle mani che si muovevano su di sé riempiva la stanza.
Chiara alzò lo sguardo verso Stefano. I loro occhi si incontrarono. Lei vide la sua eccitazione, la sua vergogna, il suo amore distorto. E lui vide qualcosa di nuovo negli occhi di lei: un fuoco che non aveva mai visto prima.
Chiara cominciò a eccitarsi in modo visibile. Le guance le si arrossarono, le labbra si socchiusero. Una mano le scese lentamente sul seno sinistro, lo strinse, lo massaggiò. L’altra mano scese tra le cosce. Le dita sfiorarono la figa già gonfia e lucida, poi cominciarono a muoversi in cerchi lenti sul clitoride.
«Cazzo…» sussurrò uno degli uomini, la mano che accelerava.
Chiara si toccava con più decisione, gli occhi semichiusi, il respiro sempre più corto. Stefano la guardava ipnotizzato: vedeva la sua fidanzata, la ragazza dolce e amorevole con cui aveva comprato casa, progettato una vita insieme, in ginocchio in mezzo a cinque sconosciuti che si segavano per lei. Vedeva il suo corpo morbido tremare, il seno che ondeggiavano leggermente mentre si toccava, il sedere pieno che si contraeva. Era una sensazione strana, contorta: eccitazione pura, gelosia feroce, amore distorto, vergogna profonda. Non capiva più niente. Solo che il suo cazzo era duro come non lo era mai stato.
Chiara alzò lo sguardo verso di lui. Gli occhi azzurri erano lucidi di piacere.
«Stefano…» sussurrò, la voce rotta. «Voglio di più.»
Si tolse le dita dalla fica e le tese verso di lui.
«Vieni qui. Leccami mentre loro continuano.»
Stefano esitò solo un secondo. Poi si alzò, si spogliò in fretta e si sdraiò sul tappeto davanti a lei. Chiara si mise a cavalcioni sulla sua faccia, il culo morbido e caldo che gli premeva sul viso. Stefano le afferrò le natiche e ci affondò la lingua, leccandola con foga, succhiando il clitoride, spingendo dentro di lei. Chiara gemette forte, spingendo il bacino contro la sua bocca.
Gli uomini intorno a loro accelerarono il ritmo, ma nessuno venne ancora. Aspettavano.
Chiara tremava, le mani che stringevano i capelli di Stefano, il corpo che si muoveva contro la sua lingua.
«Voglio di più,» ansimò. «Voglio scoparti.»
Si alzò dalla faccia di Stefano, si girò e si impalò sul suo cazzo con un gemito lungo. Cominciò a cavalcarlo con forza, le tettone che ballavano pesantemente, il culotto morbido che sbatteva ritmicamente contro le sue cosce. Stefano la guardava dal basso, ipnotizzato, le mani che le stringevano i fianchi.
Gli uomini continuavano a segarsi intorno a loro, i cazzi puntati verso di lei.
Chiara cavalcava sempre più forte, gemendo come una pazza.
«Venitemi addosso… copritemi…»
Il primo uomo venne con un grugnito rauco. Un fiotto potente e denso le colpì in pieno viso, centrando la guancia destra e colando subito verso le labbra. Chiara aprì la bocca, ne prese un po’ sulla lingua, gemendo mentre continuava a cavalcare Stefano.
Il secondo uomo venne subito dopo. Uno schizzo spesso e bianco le centrò il seno sinistro, colando pesante sul capezzolo turgido e scendendo in un rivolo viscido verso il ventre. Un terzo fiotto le colpì l’altro seno, denso, cremoso, che si accumulò nella valle tra le tette e poi traboccò, colando lento e appiccicoso.
Chiara era già coperta. Lo sperma le colava sul viso in grosse gocce, le scendeva dal mento sul collo, le imbrattava i seni rendendoli lucidi e scivolosi. Ogni volta che si muoveva su Stefano, le tettone ondeggiavano e lo sperma schizzava e colava in fili vischiosi.
Un quarto uomo venne con un gemito gutturale. Il getto le centrò la bocca aperta, riempiendole la lingua di sperma caldo e salato. Chiara ingoiò parte di esso, il resto le colò dalle labbra sul mento e poi sul petto.
Il quinto uomo puntò dritto alle tette. Due schizzi potenti le colpirono i seni in rapida successione, uno sul capezzolo destro, l’altro sulla parte superiore del sinistro. Lo sperma era denso, bianco opaco, e colava in rivoli spessi, formando grumi che scivolavano lentamente verso i capezzoli e poi cadevano sul ventre di Stefano.
Chiara era completamente ricoperta. Il viso era una maschera bianca: sperma sulle guance, sul naso, sulle labbra, sulle ciglia. I seni erano lucidi, coperti da strati densi che colavano in fili lunghi e appiccicosi. Il ventre e le cosce avevano schizzi sparsi. Lo sperma le colava ovunque, denso, caldo, viscido.
Lei cavalcava sempre più forte, gemendo come una pazza, il corpo scosso da orgasmi continui.
«Venitemi addosso… sporcatemi tutta…»
Un altro uomo venne di nuovo, questa volta un fiotto potente che le centrò la bocca aperta mentre lei gridava di piacere. Lo sperma le riempì la lingua, colò dagli angoli della bocca e le scese sul mento in una cascata bianca.
Stefano era fuori di sé. Il cazzo gli pulsava dentro di lei, lo sperma degli altri uomini che le colava sul corpo mentre lei lo cavalcava. Era umiliante, degradante, eccitante oltre ogni limite. Vedeva la sua donna trasformata in una troia coperta di sborra, e questo lo faceva impazzire.
Chiara venne di nuovo, un orgasmo violentissimo che la fece tremare tutta, il corpo che si contraeva intorno al cazzo di Stefano. Poi un altro, e un altro ancora. Era in estasi, completamente persa.
Alla fine anche Stefano non resistette più. Venne dentro di lei con un gemito strozzato, riempiendola di sperma mentre lei era già coperta da quello degli altri.
Gli uomini si fermarono, ansimanti, guardando la scena con soddisfazione.
Andrea, che aveva osservato tutto in silenzio, sorrise.
«Vi è piaciuta la variante,» disse ai clienti. «La ragazza che scopa il fidanzato mentre viene coperta.»
Uno degli uomini annuì, tirò fuori il portafoglio e lasciò altri 500 euro sul comodino.
«Meritate un extra,» disse con un ghigno. «È stato il bukkake più strano e più eccitante che abbia mai visto.»
Chiara rimase sopra Stefano ancora qualche secondo, il corpo lucido di sudore e sperma, il respiro affannoso. Lo sperma le colava dal viso, dai seni, dalla figa. Era coperta ovunque: grosse gocce dense le scendevano dalle guance, dai capezzoli, dal mento, formando fili appiccicosi che si allungavano e poi cadevano sul petto di Stefano.
Stefano la guardava dal basso, il viso sporco di ciò che le colava addosso, il cuore che batteva all’impazzata.
Nessuno dei due parlò.
Ma entrambi sapevano che quella era solo la prima volta.
E che non sarebbe stata l’ultima.
La luce del mattino entrava debole attraverso le tende della camera da letto.
Chiara si svegliò per prima. Il corpo le doleva in modo piacevole, un ricordo fisico di ciò che era successo la sera prima. Aveva ancora addosso l’odore di sperma, anche se si era lavata alla meglio in hotel. La figa era gonfia e sensibile, il culo leggermente irritato, i seni e il viso ancora con qualche traccia secca che non era riuscita a togliere del tutto.
Si girò nel letto. Stefano dormiva ancora, il viso teso anche nel sonno. Chiara lo guardò per qualche secondo, poi si alzò nuda e andò in cucina. Il silenzio della casa nuova le sembrava diverso, più pesante.
Preparò il caffè. Mentre la moka borbottava, si appoggiò al bancone e si passò una mano tra i capelli neri lunghi. Il ricordo della sera prima le tornò in mente come un’onda calda: i cinque uomini intorno a lei, i loro cazzi duri che si segavano, lo sperma che le colava sul viso e sulle tette mentre lei cavalcava Stefano. Il piacere era stato fortissimo, quasi violento. Si era sentita potente, desiderata, al centro di tutto. E Stefano sotto di lei, dentro di lei, mentre veniva coperta… era stato umiliante per lui, ma per lei era stato eccitante in un modo che non aveva mai provato.
Chiara strinse le cosce. Era già bagnata di nuovo.
Stefano entrò in cucina qualche minuto dopo, ancora in boxer, i capelli scompigliati. La guardò. C’era qualcosa di diverso nei suoi occhi: eccitazione residua, sì, ma anche un’ombra più scura.
«Buongiorno,» disse piano.
Chiara gli sorrise, ma era un sorriso un po’ teso.
«Buongiorno.»
Versò il caffè per entrambi. Si sedettero al tavolo. Nessuno parlò per un minuto buono.
Poi Chiara posò la tazza e lo guardò negli occhi.
«Ieri sera… è stato intenso,» disse, la voce bassa ma vibrante.
Stefano annuì, senza guardarla.
«Già.»
Chiara si morse il labbro inferiore.
«Mi è piaciuto. Tantissimo. Non solo il piacere fisico. Mi è piaciuto… sentirmi al centro. Sentire tutti quegli occhi su di me. Sentire che si segavano per me. E tu sotto di me… dentro di me… mentre loro mi coprivano. È stato… potente.»
Stefano strinse la tazza tra le mani. Il cazzo gli si stava già indurendo nei boxer, ma il viso era pallido.
«A me… mi ha eccitato,» ammise con voce rauca. «Ma anche… fatto male. Vederti così, coperta di sperma di altri uomini, mentre mi cavalcavi… è stato umiliante. E allo stesso tempo non riuscivo a smettere di guardarti.»
Chiara allungò una mano e gli accarezzò il braccio.
«Lo so. E mi dispiace. Ma… non riesco a fingere. Mi è piaciuto. E voglio rifarlo. Voglio sempre te sotto di me che mi scopi mentre loro si segano e mi coprono. Voglio sentire il tuo cazzo dentro di me mentre loro mi sborrano addosso.»
Stefano deglutì. Il cazzo gli pulsava.
«Chiara…»
Lei continuò, la voce più bassa, più calda.
«E la prossima volta… vorrei provare qualcosa di più. Voglio lasciarmi toccare. O toccarli io. Non so ancora cosa, ma voglio spingermi oltre. Voglio sentire le loro mani su di me mentre tu sei dentro di me.»
Stefano chiuse gli occhi per un secondo. L’immagine lo colpì come un pugno: Chiara che cavalca lui mentre mani sconosciute le toccano i seni, il culo, la figa. L’eccitazione era fortissima. Ma anche il dolore. La gelosia. Il senso di perdita.
«I soldi…» disse alla fine, la voce spezzata. «Abbiamo preso 1500 euro ieri sera. Sono tanti. Con il mutuo, le bollette… ci servono.»
Chiara annuì.
«Lo so. E non voglio smettere. Non ora che ho capito quanto mi piace.»
Stefano rimase in silenzio per un tempo lunghissimo. Poi sospirò.
«Va bene. Rifacciamolo. Ma con le tue condizioni. E io ci sono sempre. Non ti lascio sola.»
Chiara gli sorrise, un sorriso dolce ma con qualcosa di nuovo negli occhi: un potere che prima non c’era.
«Grazie,» sussurrò.
Si alzò, gli si avvicinò e lo baciò. Il bacio divenne subito profondo, urgente. Chiara gli abbassò i boxer, gli prese il cazzo già duro in mano e lo masturbò lentamente mentre lo baciava.
«Pensa a ieri sera,» gli sussurrò sulle labbra. «Pensa a me che ti cavalco mentre loro mi coprono di sborra…»
Stefano gemette. Chiara lo spinse contro il bancone della cucina e si mise in ginocchio. Glielo prese in bocca, succhiandolo con avidità, mentre con una mano si toccava la figa. Stefano le tenne la testa, spingendo piano, l’immagine del bukkake ancora fresca nella mente.
Chiara si alzò, si girò e si appoggiò al bancone, offrendogli il culo.
«Scopami,» disse. «Scopami pensando a loro che mi sborrano addosso.»
Stefano la penetrò con un colpo deciso. La scopò con forza, le mani che le stringevano i fianchi, mentre Chiara gemeva e si toccava il clitoride.
«Dimmi che ti è piaciuto,» ansimò lei. «Dimmi che ti è piaciuto vedermi coperta di sborra mentre ti cavalcavo.»
«Sì… cazzo, sì…» rispose Stefano, la voce rotta.
Venne dentro di lei con un gemito profondo, riempiendola. Chiara venne subito dopo, tremando contro il bancone.
Rimasero così per qualche secondo, ansimanti.
Poi Chiara si girò, lo baciò dolcemente e gli sussurrò:
«Chiamo Andrea oggi. Voglio rifarlo presto.»
Stefano annuì, ma dentro di sé sentiva già quel malessere sottile che cresceva.
Chiamata ad Andrea
Chiara chiamò Andrea nel pomeriggio, mentre Stefano era uscito per un colloquio.
«Sono Chiara,» disse quando lui rispose.
«Chiara. Come stai?»
La voce di Andrea era gentile, professionale, rassicurante.
«Bene… credo. Volevo… organizzare un’altra sessione.»
Andrea fece una pausa breve, poi parlò con tono calmo e incoraggiante.
«Sono contento che ti sia piaciuto. I clienti sono rimasti molto soddisfatti della variante con il fidanzato. È stata una cosa nuova e molto eccitante per loro. Per la prossima volta possiamo fare lo stesso, o spingere un po’ di più, se vuoi.»
Chiara si morse il labbro.
«Vorrei… provare qualcosa di più. Voglio lasciarmi toccare. O toccarli io. Non so ancora bene, ma voglio provare.»
Andrea rimase in silenzio per un secondo, poi rispose con voce rassicurante, quasi paterna.
«Va bene. Possiamo organizzare. I clienti saranno felici di sentirlo. Ti mando i dettagli stasera. E non preoccuparti: tutto resta sicuro, controllato. Tu decidi sempre cosa vuoi e cosa no. Il fidanzato può essere presente, come l’altra volta. Se vuoi, possiamo anche aumentare il numero di uomini. Dimmi solo cosa ti senti di fare.»
Chiara sentì un calore tra le gambe.
«Grazie,» disse piano.
Chiuse la chiamata. Andrea rimase seduto alla sua scrivania, un sorriso sottile sulle labbra.
Aveva capito.
Aveva trovato una ragazza giovane, bella, con un corpo da sogno e un fidanzato disposto a stare sotto di lei mentre lei veniva coperta. Era una macchina da soldi. Una miniera. E lui l’avrebbe spremuta il più possibile, passo dopo passo, fino a farle fare tutto quello che i clienti volevano.
Chiara tornò in cucina, il telefono ancora in mano, il cuore che batteva forte.
Sapeva che stava per entrare in un territorio da cui non sarebbe più uscita.
E, per la prima volta, non aveva paura.
Anzi, non vedeva l’ora.
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