Terapia cuckold - capitalo 21
di
Raiders
genere
corna
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Giulia resistette solo quattro giorni.
Quattro giorni in cui provò davvero a fare la “moglie normale”.
Quattro giorni in cui preparò la cena, guardò film sul divano, sorrise quando Luca le accarezzava la schiena, accettò di fare l’amore con lui due volte.
Ma ogni volta era peggio della precedente.
La mattina del quinto giorno Giulia si svegliò con un’agitazione che non riusciva a controllare.
Si sentiva irrequieta, nervosa, come in crisi d’astinenza. Il corpo le bruciava. La figa era gonfia e umida senza motivo. Quando Luca uscì per andare al lavoro, lei rimase in cucina a bere il caffè, le gambe strette, le dita che tamburellavano sul tavolo.
Non ce la faceva più.
Prese il telefono e scrisse ad Alessandro prima ancora di rendersene conto.
Ho bisogno di vederti. Oggi. Solo io e te. Luca non sa niente. Solito hotel?
La risposta arrivò dopo meno di un minuto.
Stanza 312. Ore 15. Non farti aspettare.
Giulia sentì un’ondata di calore tra le gambe così forte che dovette appoggiarsi al bancone.
Alle 14:50 era già davanti alla porta della stanza 312.
Quando Alessandro aprì, non perse tempo in saluti. La tirò dentro, chiuse la porta con un calcio e la spinse contro il muro. La baciò con violenza, la lingua che invadeva la bocca, le mani che le alzavano il vestito e le strappavano via le mutandine.
Giulia gemette come una disperata.
«Scopami,» ansimò contro la sua bocca. «Scopami forte. Non avere pietà.»
Alessandro non ne ebbe.
La girò, la piegò sul letto a quattro zampe e la penetrò con un colpo solo, fino in fondo. Giulia urlò di piacere, spingendo indietro il culo per prenderlo tutto. Lui la scopò con forza brutale, tenendola per i fianchi, schiaffeggiandole il culo ogni pochi colpi.
Giulia urlava, il viso premuto contro il materasso, le mani che stringevano le lenzuola.
«Sono una troia… sono la tua troia… scopami…»
Alessandro la prese per i capelli, tirandole la testa indietro.
«Di’ che tuo marito non ti basta più.»
«Mio marito non mi basta più!» gridò Giulia, la voce rotta dal piacere. «Il suo cazzo è inutile… solo tu mi riempi… solo tu mi fai godere così…»
Lui la penetrò con forza per lunghi minuti, poi la girò sulla schiena, le alzò le gambe sulle sue spalle e riprese a scoparla nella figa arrossata, profondo e violento. Giulia venne una volta, poi un’altra, il corpo scosso da spasmi.
A un certo punto Giulia lo spinse via, si mise sopra di lui e si impalò sul suo cazzo con un gemito lungo. Cominciò a saltargli sul cazzo con foga, i seni che ballavano, il culo che sbatteva contro le sue cosce. Alessandro le infilò due dita nel culo, spingendole dentro e fuori mentre lei si impalava sempre più forte.
Giulia perse la testa.
«Cazzo… sì… due dita… più forte…»
Le venne in mente all’improvviso, chiara e violenta, l’immagine di una doppia penetrazione: un cazzo nella figa e un altro nel culo, contemporaneamente. Il pensiero la fece venire di nuovo, un orgasmo così intenso che le tremarono le gambe.
Alessandro la lasciò godere ancora qualche secondo, poi la girò bruscamente a quattro zampe.
«Adesso ti inculo come si deve.»
Le aprì il culo con le mani e spinse il cazzo dentro con un colpo solo. Giulia urlò di piacere, spingendo indietro per prenderlo tutto. Lui la penetrò con forza selvaggia, tenendola per i fianchi, mentre lei gemeva e supplicava di non fermarsi.
Quando sentì che stava per venire, Alessandro uscì, si mise in ginocchio sul letto e le scaricò addosso fiotti densi e potenti. Lo sperma le colpì la guancia, il naso, le labbra, colò sul mento e sul collo, scese tra i seni. Giulia aprì la bocca, cercando di prenderne il più possibile, gemendo come una disperata.
Quando Alessandro finì, lei era coperta: viso, collo, seni lucidi di sperma spesso e bianco.
Rimase lì, ansimante, con un sorriso ebete di soddisfazione sul viso sporco.
Alessandro la guardò dall’alto, ancora con il cazzo mezzo duro.
«Sei proprio una puttana senza freni,» disse con un ghigno. «Tuo marito lo sa che sei venuta da sola?»
Giulia non rispose. Il senso di colpa arrivò solo dopo, quando si fu rivestita e fu uscita dall’hotel.
Durante il tragitto verso casa il piacere svanì lentamente, sostituito da un nodo allo stomaco. Aveva tradito Luca di nuovo. Non solo con il corpo, ma con l’inganno. Aveva fatto tutto alle sue spalle. Eppure, mentre guidava, sentiva ancora tra le gambe quel calore traditore, quel bisogno che non si spegneva.
Quando entrò in casa, Luca era già tornato dal lavoro. Era seduto sul divano, lo sguardo stanco.
Giulia si fermò sulla soglia della sala. Aveva ancora addosso l’odore di Alessandro, anche se si era lavata alla meglio in hotel.
«Luca…» disse piano.
Lui alzò gli occhi. Capì subito che qualcosa non andava.
Giulia si avvicinò, si sedette accanto a lui e gli prese la mano. Aveva gli occhi lucidi.
«Ho fatto una cazzata,» confessò con voce tremante. «Sono andata da Alessandro. Da sola. Senza dirtelo. Non ce la facevo più… avevo bisogno di sentirmi scopata davvero. Mi dispiace… mi sento in colpa da morire, ma… non riesco a farne a meno.»
Luca rimase immobile. Il colpo fu forte. Non urlò. Non pianse. Solo un dolore sordo gli si allargò nel petto.
Giulia continuò, le lacrime che le scendevano sulle guance.
«Ti amo. Ti amo davvero. Ma quando siamo insieme… non mi basta più. Ho bisogno di sentire un cazzo grosso, di essere presa forte, di sentirmi troia. E con te… non ci riesco. Non più.»
Luca deglutì. La voce gli uscì rauca.
«Hai goduto?»
Giulia annuì, abbassando lo sguardo.
«Tanto. Troppo.»
Calò un silenzio pesante.
Luca sentì di nuovo quel malessere indefinito, quella paura strisciante. Ma questa volta era più chiara: stava perdendo sua moglie. Non solo nel corpo. Stava perdendo la persona che conosceva.
Giulia gli strinse la mano più forte.
«Ho scritto a Sofia. Le ho chiesto di vederci da sola. Domani alla sauna. Ho bisogno di parlarle… ho bisogno di capire cosa mi sta succedendo.»
Luca non rispose. Si limitò ad annuire lentamente.
Dentro di sé sentiva che stava arrivando a un punto di rottura.
Ma non aveva ancora il coraggio di ammetterlo ad alta voce.
Il vapore era denso, quasi solido.
Giulia aprì la porta della sauna e il calore la colpì come una carezza pesante, umida, avvolgente. L’aria profumava di eucalipto e legno caldo. La luce era bassa, dorata, quasi irreale.
Sofia era già seduta sulla panca più alta, nuda.
Il suo corpo giovane brillava di sudore, la pelle liscia e tonica luccicava come se fosse stata oliata. I capelli castani erano sciolti, umidi sulle spalle. Non c’era alcun tentativo di nascondersi.
Giulia rimase ferma sulla soglia, nuda anche lei dopo essersi spogliata nello spogliatoio. Sentì il sudore formarsi quasi subito sulla propria pelle.
Sofia aprì gli occhi e le sorrise con dolcezza.
«Vieni,» disse piano. «Siediti di fronte a me. Lascia che il calore ti prenda.»
Giulia obbedì. Si sedette sulla panca di fronte a Sofia, le gambe leggermente aperte per il caldo soffocante. Il sudore cominciò a colarle tra i seni, lungo il ventre, tra le cosce, lungo la schiena. Si sentiva esposta, vulnerabile, ma anche stranamente libera.
Sofia la guardò con attenzione serena.
«Raccontami,» disse con voce bassa e vellutata. «Tutto. Dal momento in cui hai deciso di andare da Alessandro fino a quando sei tornata a casa. E mentre parli… non trattenerti. Se senti il bisogno di toccarti, fallo. Qui siamo solo noi due.»
Giulia deglutì. La mano destra scese lentamente tra le sue cosce. Le dita trovarono il clitoride già gonfio e sensibile.
«Sono andata da lui senza dirlo a Luca,» cominciò, la voce tremante. «Non ce la facevo più. Mi sentivo… vuota. Come in astinenza.»
Mentre parlava, le dita iniziarono a muoversi in cerchi lenti. Raccontò tutto: come Alessandro l’aveva presa contro il muro, come l’aveva scopata con forza, come l’aveva girata e sodomizzata. Poi arrivò al momento in cui si era messa sopra di lui.
«Mi sono impalata sul suo cazzo… saltavo forte… e lui mi ha infilato due dita dietro…»
Le dita di Giulia accelerarono. Il respiro si fece più corto.
«In quel momento… mi è venuta in mente la doppia penetrazione,» confessò, la voce rotta dal piacere. «Due cazzi dentro di me… uno nella figa e uno nel culo… contemporaneamente…»
Sofia la osservava senza battere ciglio, il seno lucido di sudore che si alzava e abbassava con calma.
«Continua,» disse piano. «Lasciati andare. Non trattenerti.»
Giulia gemette. Le dita si muovevano più veloci, il corpo che tremava.
«Mi sono sentita piena… presa… una troia vera…»
Venne con un grido soffocato. Il corpo si inarcò violentemente, le cosce tremarono come foglie scosse dal vento. L’orgasmo fu lungo, intenso, quasi doloroso. Rimase lì, ansimante, il viso rosso, gli occhi lucidi.
Poi, appagata e obnubilata dal piacere, si chinò in avanti e appoggiò la testa sulle gambe di Sofia, come una bambina che cerca conforto dalla madre. La guancia premuta contro la coscia calda e sudata di Sofia, il respiro ancora irregolare.
Sofia alzò una mano e cominciò ad accarezzarle i capelli con gesti lenti, rassicuranti.
«Brava,» sussurrò. «Hai fatto bene a lasciarti andare. Questa è la tua natura. Non devi più nasconderla, non devi più reprimerla.»
Giulia rimase lì, lasciando che le dita di Sofia le accarezzassero i capelli e la nuca. Si sentiva al sicuro, capita, desiderata.
Dopo qualche minuto Sofia parlò di nuovo, la voce bassa e suadente.
«Hai sentito quanto ti è piaciuta l’idea della doppia penetrazione. Due uomini che ti riempiono contemporaneamente. È normale. È ciò che stai diventando. E Luca dovrà imparare a trovare il suo posto in questa nuova fase della vostra vita. Dovrà imparare a essere il marito che guarda, che serve, che trova piacere nel vederti realizzata con altri.»
Giulia annuì contro la coscia di Sofia, ancora stordita dal piacere.
Sofia continuò, accarezzandole i capelli.
«Organizzeremo un incontro per farti realizzare questa fantasia se vorrai. Ma voglio che tu sia sincera con te stessa: vuoi che sia io a trovare qualcuno di adatto? Magari altri mariti di coppie che seguo… uomini che già conoscono questo mondo e sanno come comportarsi.»
Giulia rimase in silenzio per qualche secondo, poi sussurrò, la voce ancora tremante:
«Sì… voglio che sia tu a trovare qualcuno. Voglio vivere questa fantasia. Non voglio più tornare alla grigia monotonia di prima. Non ce la faccio più.»
Sofia sorrise, un sorriso lento e sereno, continuando ad accarezzarle i capelli.
«Bene. Allora lo faremo. Ma con calma. Con consapevolezza. E Luca sarà parte di questo percorso, nel ruolo che gli spetta. Parlagliene, raccontagli e coinvolgilo.»
Giulia rimase con la testa appoggiata sulle gambe di Sofia, nuda, sudata, appagata. Il calore della sauna, il tocco gentile di Sofia, la consapevolezza di aver preso una decisione irrevocabile… tutto si mescolava in una sensazione di pace strana, soverchiante.
Sofia continuò ad accarezzarle i capelli in silenzio
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