Casa nostra - capitolo 1
di
Raiders
genere
etero
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Chiara chiuse la porta d’ingresso con un sospiro di puro sollievo.
La chiave girò nella serratura con un clic secco, definitivo. La casa era loro. Non più un sogno, non più un progetto su carta: era reale. Muri bianchi ancora odorosi di vernice fresca, pavimenti di legno chiaro che scricchiolavano sotto i piedi, la grande finestra del soggiorno che dava sul piccolo giardino.
Stefano era dietro di lei, le braccia che le circondavano la vita, il mento appoggiato sulla sua spalla.
«Ce l’abbiamo fatta,» mormorò, la voce calda contro il suo orecchio. «È nostra.»
Chiara si girò tra le sue braccia e lo baciò. Fu un bacio lungo, profondo, pieno di quella gioia semplice e un po’ stupida di chi ha appena realizzato un sogno insieme. Aveva 27 anni, 1,63 di altezza, pelle chiarissima che sembrava quasi traslucida sotto la luce del tramonto, occhi azzurri grandi e luminosi, capelli neri lunghissimi che le arrivavano fino a metà schiena. Il corpo era morbido e invitante: tette grosse, sode, che tendevano la maglietta bianca semplice che indossava, vita stretta che si allargava in fianchi generosi e un culotto pieno, tondo, morbido, che ondeggiava leggermente quando camminava. Non era magra da copertina, era paffuta in quel modo sexy e giovane che faceva girare la testa a molti uomini senza che lei se ne rendesse conto.
Stefano, 30 anni, ingegnere meccanico nello stabilimento automobilistico della zona, la strinse più forte, le mani che scivolavano sui suoi fianchi.
«Ti amo,» disse semplicemente.
«Anch’io ti amo,» rispose lei, sorridendo contro le sue labbra. «E adesso voglio festeggiare.»
Non ci fu bisogno di altre parole.
Stefano la sollevò di peso come se non pesasse niente. Chiara rise, le gambe che gli si avvolgevano intorno alla vita, e lo baciò di nuovo mentre lui la portava verso la camera da letto. La casa era ancora mezza vuota – solo il letto matrimoniale grande, un comodino e una lampada – ma a loro non serviva altro.
La buttò sul materasso con un gesto giocoso. Chiara rimbalzò ridendo, i capelli neri che si spargevano sul lenzuolo bianco. Stefano si tolse la maglietta con un movimento fluido, rivelando il torace tonico da chi pur passando troppe ore in ufficio trovava ancora il tempo per la palestra. Si chinò su di lei, le baciò il collo, la clavicola, poi scese tra i seni.
«Sei bellissima,» mormorò, la voce già roca.
Chiara inarcò la schiena, spingendo il petto verso di lui.
«Toccami,» sussurrò. «Toccami come vuoi.»
Stefano le alzò la maglietta, le scoprì i seni. Erano grossi, sodi, con capezzoli rosa scuro già turgidi. Li prese tra le mani, li strinse, li baciò, li succhiò con avidità. Chiara gemette, le dita tra i suoi capelli, le gambe che si aprivano istintivamente.
Lui scese più giù, le sfilò i pantaloncini e le mutandine con un solo gesto. La figa di Chiara era già bagnata, gonfia, lucida. Stefano ci affondò la faccia senza esitare, la lingua che le leccava il clitoride con movimenti lenti e profondi. Chiara inarcò la schiena, un gemito lungo che riempì la stanza vuota.
«Cazzo… sì… così…» ansimò.
Stefano la leccò con passione, due dita che entravano e uscivano da lei mentre la lingua lavorava sul clitoride. Chiara venne la prima volta in pochi minuti, le cosce che gli stringevano la testa, il corpo scosso da tremiti.
Ma non bastava.
Non quella sera.
Chiara lo tirò su, lo baciò con forza, sentendo il proprio sapore sulle sue labbra. Gli abbassò i pantaloni e i boxer, liberando il cazzo già duro. Lo prese in mano, lo masturbò con movimenti decisi, poi lo spinse sul letto e gli salì sopra.
«Voglio sentirti dentro,» disse, la voce bassa e urgente.
Si abbassò lentamente, impalandosi su di lui con un gemito lungo. Stefano le strinse i fianchi, guardandola dal basso mentre lei cominciava a muoversi. Le tettone sode ondeggiavano a ogni colpo, il culo pieno e morbido che sbatteva contro le sue cosce. Chiara cavalcava con passione, i capelli neri che le ricadevano sul viso, gli occhi azzurri fissi nei suoi.
«Più forte,» ansimò. «Scopami più forte.»
Stefano spinse dal basso, le mani che le stringevano il culo, le dita che affondavano nella carne morbida. Chiara accelerò, i seni che ballavano, il respiro sempre più corto. Venne una seconda volta con un grido, il corpo che si contraeva intorno a lui.
Ma voleva di più.
Si chinò in avanti, i seni premuti contro il petto di Stefano, e gli sussurrò all’orecchio:
«Mettimi a pecora.»
Stefano la girò senza una parola. Chiara si mise a quattro zampe, il culo alto e tondo offerto a lui. Stefano le aprì le natiche con le mani e ci affondò la faccia. La lingua le leccò accuratamente il buco del culo, girando intorno all’anello stretto, spingendo dentro con lentezza e profondità. Chiara gemette forte, spingendo indietro contro la sua bocca.
«Così… leccami bene… profondo…»
Stefano continuò a lungo, la lingua che lavorava con dedizione, bagnando ogni centimetro. Chiara tremava, il piacere che le saliva dal culo fino alla figa. Quando non resistette più, Stefano si alzò e la penetrò nella figa con un colpo deciso. La scopò con forza, tenendola per i fianchi, mentre lei spingeva indietro per prenderlo tutto.
«Vieni dentro,» ansimò Chiara. «Riempimi… voglio sentirlo.»
Stefano venne con un grugnito profondo, schizzando dentro di lei fiotti caldi e abbondanti. Chiara gemette di piacere, sentendo lo sperma che la riempiva. Rimase a quattro zampe ancora qualche secondo, poi si girò, si sdraiò sulla schiena e raccolse con due dita una goccia di sperma che le colava dalla figa. Se la portò alla bocca e la leccò via lentamente, guardandolo negli occhi con un sorrisetto malizioso.
«Mi piace il tuo sapore,» sussurrò. «Mi fa sentire sporca… nel modo giusto.»
Stefano la guardò, sorpreso e eccitato.
«Sei incredibile,» disse, chinandosi a baciarla.
Rimasero abbracciati nel letto nuovo, nudi, sudati, soddisfatti.
La casa era silenziosa intorno a loro. Sembrava l’inizio di tutto.
Ma la vita, a volte, ha altri piani.
Due mesi dopo la casa era finalmente a posto.
I mobili erano arrivati, i quadri erano appesi, la cucina era piena di pentole e piatti nuovi. Chiara aveva messo fiori freschi sul tavolo del soggiorno. Stefano tornava dal lavoro ogni sera e la trovava lì, sorridente, con il grembiule addosso e l’odore della cena che riempiva l’aria.
Quella sera, però, quando Stefano aprì la porta, trovò Chiara seduta al tavolo della cucina, immobile. Davanti a lei c’era una busta bianca aperta.
Lei alzò lo sguardo. Aveva gli occhi rossi.
«Stefano… hanno chiuso lo stabilimento,» disse con voce tremante. «La lettera è arrivata oggi. Licenziamento collettivo. Da lunedì non hai più lavoro.»
Stefano rimase sulla soglia, la borsa ancora in mano.
Il mondo sembrò fermarsi per un secondo.
La casa che avevano tanto sognato, la vita che avevano costruito insieme… tutto sembrava improvvisamente appeso a un filo.
E il filo stava per spezzarsi.
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Chiara chiuse la porta d’ingresso con un sospiro di puro sollievo.
La chiave girò nella serratura con un clic secco, definitivo. La casa era loro. Non più un sogno, non più un progetto su carta: era reale. Muri bianchi ancora odorosi di vernice fresca, pavimenti di legno chiaro che scricchiolavano sotto i piedi, la grande finestra del soggiorno che dava sul piccolo giardino.
Stefano era dietro di lei, le braccia che le circondavano la vita, il mento appoggiato sulla sua spalla.
«Ce l’abbiamo fatta,» mormorò, la voce calda contro il suo orecchio. «È nostra.»
Chiara si girò tra le sue braccia e lo baciò. Fu un bacio lungo, profondo, pieno di quella gioia semplice e un po’ stupida di chi ha appena realizzato un sogno insieme. Aveva 27 anni, 1,63 di altezza, pelle chiarissima che sembrava quasi traslucida sotto la luce del tramonto, occhi azzurri grandi e luminosi, capelli neri lunghissimi che le arrivavano fino a metà schiena. Il corpo era morbido e invitante: tette grosse, sode, che tendevano la maglietta bianca semplice che indossava, vita stretta che si allargava in fianchi generosi e un culotto pieno, tondo, morbido, che ondeggiava leggermente quando camminava. Non era magra da copertina, era paffuta in quel modo sexy e giovane che faceva girare la testa a molti uomini senza che lei se ne rendesse conto.
Stefano, 30 anni, ingegnere meccanico nello stabilimento automobilistico della zona, la strinse più forte, le mani che scivolavano sui suoi fianchi.
«Ti amo,» disse semplicemente.
«Anch’io ti amo,» rispose lei, sorridendo contro le sue labbra. «E adesso voglio festeggiare.»
Non ci fu bisogno di altre parole.
Stefano la sollevò di peso come se non pesasse niente. Chiara rise, le gambe che gli si avvolgevano intorno alla vita, e lo baciò di nuovo mentre lui la portava verso la camera da letto. La casa era ancora mezza vuota – solo il letto matrimoniale grande, un comodino e una lampada – ma a loro non serviva altro.
La buttò sul materasso con un gesto giocoso. Chiara rimbalzò ridendo, i capelli neri che si spargevano sul lenzuolo bianco. Stefano si tolse la maglietta con un movimento fluido, rivelando il torace tonico da chi pur passando troppe ore in ufficio trovava ancora il tempo per la palestra. Si chinò su di lei, le baciò il collo, la clavicola, poi scese tra i seni.
«Sei bellissima,» mormorò, la voce già roca.
Chiara inarcò la schiena, spingendo il petto verso di lui.
«Toccami,» sussurrò. «Toccami come vuoi.»
Stefano le alzò la maglietta, le scoprì i seni. Erano grossi, sodi, con capezzoli rosa scuro già turgidi. Li prese tra le mani, li strinse, li baciò, li succhiò con avidità. Chiara gemette, le dita tra i suoi capelli, le gambe che si aprivano istintivamente.
Lui scese più giù, le sfilò i pantaloncini e le mutandine con un solo gesto. La figa di Chiara era già bagnata, gonfia, lucida. Stefano ci affondò la faccia senza esitare, la lingua che le leccava il clitoride con movimenti lenti e profondi. Chiara inarcò la schiena, un gemito lungo che riempì la stanza vuota.
«Cazzo… sì… così…» ansimò.
Stefano la leccò con passione, due dita che entravano e uscivano da lei mentre la lingua lavorava sul clitoride. Chiara venne la prima volta in pochi minuti, le cosce che gli stringevano la testa, il corpo scosso da tremiti.
Ma non bastava.
Non quella sera.
Chiara lo tirò su, lo baciò con forza, sentendo il proprio sapore sulle sue labbra. Gli abbassò i pantaloni e i boxer, liberando il cazzo già duro. Lo prese in mano, lo masturbò con movimenti decisi, poi lo spinse sul letto e gli salì sopra.
«Voglio sentirti dentro,» disse, la voce bassa e urgente.
Si abbassò lentamente, impalandosi su di lui con un gemito lungo. Stefano le strinse i fianchi, guardandola dal basso mentre lei cominciava a muoversi. Le tettone sode ondeggiavano a ogni colpo, il culo pieno e morbido che sbatteva contro le sue cosce. Chiara cavalcava con passione, i capelli neri che le ricadevano sul viso, gli occhi azzurri fissi nei suoi.
«Più forte,» ansimò. «Scopami più forte.»
Stefano spinse dal basso, le mani che le stringevano il culo, le dita che affondavano nella carne morbida. Chiara accelerò, i seni che ballavano, il respiro sempre più corto. Venne una seconda volta con un grido, il corpo che si contraeva intorno a lui.
Ma voleva di più.
Si chinò in avanti, i seni premuti contro il petto di Stefano, e gli sussurrò all’orecchio:
«Mettimi a pecora.»
Stefano la girò senza una parola. Chiara si mise a quattro zampe, il culo alto e tondo offerto a lui. Stefano le aprì le natiche con le mani e ci affondò la faccia. La lingua le leccò accuratamente il buco del culo, girando intorno all’anello stretto, spingendo dentro con lentezza e profondità. Chiara gemette forte, spingendo indietro contro la sua bocca.
«Così… leccami bene… profondo…»
Stefano continuò a lungo, la lingua che lavorava con dedizione, bagnando ogni centimetro. Chiara tremava, il piacere che le saliva dal culo fino alla figa. Quando non resistette più, Stefano si alzò e la penetrò nella figa con un colpo deciso. La scopò con forza, tenendola per i fianchi, mentre lei spingeva indietro per prenderlo tutto.
«Vieni dentro,» ansimò Chiara. «Riempimi… voglio sentirlo.»
Stefano venne con un grugnito profondo, schizzando dentro di lei fiotti caldi e abbondanti. Chiara gemette di piacere, sentendo lo sperma che la riempiva. Rimase a quattro zampe ancora qualche secondo, poi si girò, si sdraiò sulla schiena e raccolse con due dita una goccia di sperma che le colava dalla figa. Se la portò alla bocca e la leccò via lentamente, guardandolo negli occhi con un sorrisetto malizioso.
«Mi piace il tuo sapore,» sussurrò. «Mi fa sentire sporca… nel modo giusto.»
Stefano la guardò, sorpreso e eccitato.
«Sei incredibile,» disse, chinandosi a baciarla.
Rimasero abbracciati nel letto nuovo, nudi, sudati, soddisfatti.
La casa era silenziosa intorno a loro. Sembrava l’inizio di tutto.
Ma la vita, a volte, ha altri piani.
Due mesi dopo la casa era finalmente a posto.
I mobili erano arrivati, i quadri erano appesi, la cucina era piena di pentole e piatti nuovi. Chiara aveva messo fiori freschi sul tavolo del soggiorno. Stefano tornava dal lavoro ogni sera e la trovava lì, sorridente, con il grembiule addosso e l’odore della cena che riempiva l’aria.
Quella sera, però, quando Stefano aprì la porta, trovò Chiara seduta al tavolo della cucina, immobile. Davanti a lei c’era una busta bianca aperta.
Lei alzò lo sguardo. Aveva gli occhi rossi.
«Stefano… hanno chiuso lo stabilimento,» disse con voce tremante. «La lettera è arrivata oggi. Licenziamento collettivo. Da lunedì non hai più lavoro.»
Stefano rimase sulla soglia, la borsa ancora in mano.
Il mondo sembrò fermarsi per un secondo.
La casa che avevano tanto sognato, la vita che avevano costruito insieme… tutto sembrava improvvisamente appeso a un filo.
E il filo stava per spezzarsi.
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