Terapia cuckold - epilogo
di
Raiders
genere
corna
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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca uscì dall’hotel senza voltarsi indietro.
La notte era fredda, umida, e le luci della città gli sembravano sfocate attraverso le lacrime. Camminò per ore, senza meta, il telefono spento in tasca. Ogni passo era un tentativo di allontanarsi da ciò che aveva visto: Giulia che gemeva tra due uomini, la fede che brillava mentre veniva riempita, la sua voce che diceva «non mi interessa… non voglio smettere… sto godendo troppo».
Quando finalmente tornò a casa, era quasi l’alba.
Giulia non c’era. Probabilmente era rimasta in hotel, o forse era tornata più tardi. Non importava. Luca fece una doccia lunga, come se potesse lavare via il ricordo. Poi si sedette sul divano e rimase lì, immobile, fino a quando il sole entrò dalla finestra.
Il giorno dopo preparò una valigia essenziale.
Prese solo vestiti, qualche documento, il portatile. Lasciò tutto il resto: le foto di loro due, i regali, i ricordi. Scrisse un biglietto breve e lo lasciò sul tavolo della cucina.
Non ce la faccio più.
Non è colpa tua, o forse sì, ma non importa.
Ho bisogno di andarmene.
Non cercarmi per un po’.
Luca
Chiuse la porta di casa e se ne andò.
Aveva già trovato un piccolo appartamento in un’altra città, a due ore di distanza. Un monolocale anonimo, con un contratto mensile. Non voleva niente di stabile. Voleva solo spazio per respirare.
I primi giorni furono un inferno.
Dormiva poco, mangiava ancora meno. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva la fede di Giulia lucida di sudore mentre lei veniva presa da due uomini. Ogni volta che provava a masturbarsi si fermava a metà, disgustato da se stesso. Il malessere che aveva sentito crescere per mesi era diventato un dolore costante, sordo, che non se ne andava.
Dopo una settimana decise di chiamare Sofia.
Non sapeva perché. Forse per chiudere, forse per capire, forse solo per sentire una voce che conosceva quel mondo.
Sofia accettò di vederlo il giorno stesso, nel suo studio.
Quando Luca entrò, lei era seduta dietro il tavolino, bellissima e composta come sempre, lo guardò con calma, senza sorpresa.
«Siediti,» disse semplicemente.
Luca si sedette. Per qualche secondo non parlò. Poi le parole uscirono, roche e spezzate.
«L’ho lasciata. Ho visto la doppia penetrazione. Ho visto la fede mentre lei veniva scopata da due uomini. Ho provato a fermarli. Lei ha detto che non le interessava. Che stava godendo troppo. Me ne sono andato. Non ce la faccio più.»
Sofia lo ascoltò senza interrompere. Il suo viso rimase tranquillo, ma Luca vide di nuovo quella piccola crepa: un lampo di soddisfazione negli occhi, un angolo della bocca che si curvava appena.
Quando Luca finì di parlare, Sofia rimase in silenzio per qualche secondo, poi parlò con voce bassa e misurata.
«Hai fatto ciò che molti non riescono a fare, Luca. Hai avuto il coraggio di fermarti. Hai scoperto chi sei davvero. Hai scoperto i tuoi limiti. Non tutti sono fatti per questo percorso. Alcuni resistono, altri si rompono. Tu ti sei rotto prima di distruggere tutto. E questo è un successo.»
Luca la guardò con gli occhi rossi.
«Un successo?» ripeté con amarezza. «Ho perso mia moglie. Ho perso la vita che avevamo. Ho perso me stesso.»
Sofia inclinò leggermente la testa.
«Hai perso la versione di te che non era vera. La versione che fingeva di poter essere il marito “normale”. Hai scoperto che la fantasia che avevi non corrispondeva alla realtà. E hai avuto la forza di dire basta. Molti altri non ce l’hanno fatta. Hanno voluto spingersi oltre e hanno distrutto tutto. Hanno distrutto se stessi. Tu invece ti sei salvato in tempo.»
Luca sentì un nodo in gola. Non era rabbia verso Sofia. Era solo una profonda tristezza.
«Quindi è questo che fai,» disse piano. «Porti le persone fino al limite e poi le guardi cadere… o salvarsi.»
Sofia non rispose subito. Quando parlò, la voce era più bassa, quasi umana.
«Io non salvo nessuno, Luca. Mostro solo alle persone chi sono davvero. Al netto di fantasie, desideri e opportunità. Poi scelgono loro. Tu hai scelto di fermarti. È una scelta valida. È la tua. Ma non è facile accettarla, lo so. Hai passato mesi a convincerti che potevi essere il marito che guarda, che pulisce, che accetta. E ora scopri che non è ciò che vuoi davvero. È doloroso. È la tua realtà, e negarla è sempre l’errore peggiore.»
Luca si passò una mano sul viso.
«Giulia… lei è cambiata. Non è più la donna che ho sposato. È come se si fosse…risvegliata. E io non riesco più a starle dietro.»
Sofia annuì lentamente.
«Giulia ha trovato una parte di sé che non sapeva di avere. Tu invece hai scoperto che quella parte non ti appartiene. Non è un fallimento. È una scoperta. Alcuni mariti scoprono di poter vivere con questo. Altri scoprono di non poterlo fare. Tu sei tra questi ultimi. E questo è importante. Significa che hai ancora un limite. Significa che non sei disposto a perdere tutto.»
Luca rimase in silenzio per molto tempo. Poi chiese, la voce quasi un sussurro:
«Lei… Giulia… continuerà?»
Sofia lo guardò con calma.
«Sì. Continuerà. Ha già chiesto di organizzare un nuovo incontro. Più completo. Più estremo. E io l’aiuterò. Come ho sempre fatto.»
Luca sentì un’ultima fitta, più profonda delle altre.
«Quindi è finita davvero.»
Sofia non disse niente. Si limitò a guardarlo con quegli occhi azzurri che sembravano vedere tutto.
Luca si alzò.
«Grazie per… tutto,» disse con voce vuota. «Ma non voglio più vederti.»
Sofia annuì, senza provare a trattenerlo.
«Capisco. Buona fortuna, Luca.»
Lui uscì dallo studio e non si voltò indietro.
Luca non tornò subito nel suo nuovo appartamento.
Passò due giorni in un hotel anonimo, a fissare il soffitto. Poi, la sera del terzo giorno, suonò al campanello della loro vecchia casa. Non sapeva nemmeno perché lo stesse facendo. Forse per chiudere. Forse per ferirsi ancora di più. Forse perché una parte di lui sperava ancora che fosse tutto un incubo.
Giulia aprì la porta. Aveva gli occhi gonfi, i capelli legati in una coda disordinata. Sembrava esausta, ma c’era ancora quel fuoco dentro di lei, quella luce febbrile che non si era spenta.
«Luca…» disse soltanto.
Lui entrò senza essere invitato. La casa odorava ancora di loro due, ma già sembrava vuota.
Si sedettero al tavolo della cucina, uno di fronte all’altra, come due estranei che si conoscono troppo bene.
«Perché?» chiese Luca alla fine, la voce bassa e spezzata. «Perché non ti sei fermata quando ti ho chiesto di farlo?»
Giulia abbassò lo sguardo sulle proprie mani. La fede era ancora al dito.
«Perché… in quel momento non riuscivo a pensare. Ero troppo dentro. Troppo piena. Troppo… persa. Non volevo fermarmi. Non volevo tornare indietro.»
Luca rise, una risata amara, senza gioia.
«Quindi hai scelto loro. Hai scelto di continuare a farti scopare mentre io ero lì a implorarti di fermarti.»
Giulia alzò gli occhi. C’erano lacrime, ma anche rabbia.
«Tu hai iniziato tutto questo, Luca. Tu sei andato da Sofia. Tu hai detto che ti eccitava l’idea che io stessi con un altro. Tu hai voluto che io mi lasciassi andare. E ora che l’ho fatto, ora che ho scoperto chi sono davvero, mi guardi come se fossi un mostro.»
Luca sentì il colpo. Le parole facevano male perché erano vere.
«Io volevo una fantasia,» disse piano. «Non questo. Non vederti trasformata in… questo.»
Giulia si alzò, la voce che tremava.
«Questo cosa? Una donna che gode? Una donna che non finge più di essere soddisfatta con un cazzo che non la riempie? Una donna che ha capito di volere di più? Tu mi hai spinta a scoprirlo. E ora mi odi perché l’ho scoperto davvero.»
Luca rimase seduto, le mani strette sul bordo del tavolo.
«Ti amo,» disse, la voce rotta. «Ma non riesco più a guardarti senza vedere quello che sei diventata.»
Giulia si fermò. Le lacrime le scendevano sul viso.
«Anch’io ti amo,» rispose, la voce spezzata. «Ma non posso più essere la donna che eri abituato ad avere. Non ci riesco più. Mi dispiace.»
Rimasero in silenzio per lunghi minuti. Nessuno dei due sapeva più cosa dire. Il dolore era troppo grande, troppo reale.
Alla fine Luca si alzò.
«È finita,» disse semplicemente. «Non ce la faccio più.»
Giulia non cercò di fermarlo. Lo guardò andare verso la porta, poi sussurrò:
«Mi dispiace.»
Luca non rispose. Chiuse la porta dietro di sé e se ne andò
Due settimane dopo.
La sauna era calda, il vapore denso.
Sofia era seduta sulla panca più alta, nuda, il corpo lucido di sudore. Giulia era seduta lo scalino subito sotto, anche lei nuda, la testa appoggiata sulle sue gambe. Sofia le accarezzava i capelli con gesti lenti, quasi materni.
Giulia aveva gli occhi chiusi, il respiro ancora accelerato dopo l’orgasmo che Sofia le aveva regalato con le dita.
«Luca se n’è andato,» sussurrò Giulia. «Ha detto che non ce la faceva più.»
Sofia continuò ad accarezzarle i capelli.
«Lo so,» rispose con voce morbida. «L’ho visto. Ha scelto di fermarsi. È una scelta coraggiosa. Pochi lo fanno.»
Giulia aprì gli occhi e guardò Sofia dal basso.
«E io? Io non voglio fermarmi.»
Sofia sorrise, un sorriso lento e sereno.
«Lo so anche questo. E non devi fermarti. Hai trovato chi sei davvero. Non devi più fingere.»
Giulia rimase in silenzio per qualche secondo, poi sussurrò:
«Grazie. Per tutto.»
Sofia le accarezzò la guancia con il dorso della mano.
«Sei stata brava. Ora possiamo andare oltre.»
Il vapore avvolgeva le due donne nude, unite in un’intimità silenziosa e profonda.
Fuori dalla sauna la vita continuava, continua sempre, per alcuni in un modo, per altri in un’altro.
Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto
Luca uscì dall’hotel senza voltarsi indietro.
La notte era fredda, umida, e le luci della città gli sembravano sfocate attraverso le lacrime. Camminò per ore, senza meta, il telefono spento in tasca. Ogni passo era un tentativo di allontanarsi da ciò che aveva visto: Giulia che gemeva tra due uomini, la fede che brillava mentre veniva riempita, la sua voce che diceva «non mi interessa… non voglio smettere… sto godendo troppo».
Quando finalmente tornò a casa, era quasi l’alba.
Giulia non c’era. Probabilmente era rimasta in hotel, o forse era tornata più tardi. Non importava. Luca fece una doccia lunga, come se potesse lavare via il ricordo. Poi si sedette sul divano e rimase lì, immobile, fino a quando il sole entrò dalla finestra.
Il giorno dopo preparò una valigia essenziale.
Prese solo vestiti, qualche documento, il portatile. Lasciò tutto il resto: le foto di loro due, i regali, i ricordi. Scrisse un biglietto breve e lo lasciò sul tavolo della cucina.
Non ce la faccio più.
Non è colpa tua, o forse sì, ma non importa.
Ho bisogno di andarmene.
Non cercarmi per un po’.
Luca
Chiuse la porta di casa e se ne andò.
Aveva già trovato un piccolo appartamento in un’altra città, a due ore di distanza. Un monolocale anonimo, con un contratto mensile. Non voleva niente di stabile. Voleva solo spazio per respirare.
I primi giorni furono un inferno.
Dormiva poco, mangiava ancora meno. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva la fede di Giulia lucida di sudore mentre lei veniva presa da due uomini. Ogni volta che provava a masturbarsi si fermava a metà, disgustato da se stesso. Il malessere che aveva sentito crescere per mesi era diventato un dolore costante, sordo, che non se ne andava.
Dopo una settimana decise di chiamare Sofia.
Non sapeva perché. Forse per chiudere, forse per capire, forse solo per sentire una voce che conosceva quel mondo.
Sofia accettò di vederlo il giorno stesso, nel suo studio.
Quando Luca entrò, lei era seduta dietro il tavolino, bellissima e composta come sempre, lo guardò con calma, senza sorpresa.
«Siediti,» disse semplicemente.
Luca si sedette. Per qualche secondo non parlò. Poi le parole uscirono, roche e spezzate.
«L’ho lasciata. Ho visto la doppia penetrazione. Ho visto la fede mentre lei veniva scopata da due uomini. Ho provato a fermarli. Lei ha detto che non le interessava. Che stava godendo troppo. Me ne sono andato. Non ce la faccio più.»
Sofia lo ascoltò senza interrompere. Il suo viso rimase tranquillo, ma Luca vide di nuovo quella piccola crepa: un lampo di soddisfazione negli occhi, un angolo della bocca che si curvava appena.
Quando Luca finì di parlare, Sofia rimase in silenzio per qualche secondo, poi parlò con voce bassa e misurata.
«Hai fatto ciò che molti non riescono a fare, Luca. Hai avuto il coraggio di fermarti. Hai scoperto chi sei davvero. Hai scoperto i tuoi limiti. Non tutti sono fatti per questo percorso. Alcuni resistono, altri si rompono. Tu ti sei rotto prima di distruggere tutto. E questo è un successo.»
Luca la guardò con gli occhi rossi.
«Un successo?» ripeté con amarezza. «Ho perso mia moglie. Ho perso la vita che avevamo. Ho perso me stesso.»
Sofia inclinò leggermente la testa.
«Hai perso la versione di te che non era vera. La versione che fingeva di poter essere il marito “normale”. Hai scoperto che la fantasia che avevi non corrispondeva alla realtà. E hai avuto la forza di dire basta. Molti altri non ce l’hanno fatta. Hanno voluto spingersi oltre e hanno distrutto tutto. Hanno distrutto se stessi. Tu invece ti sei salvato in tempo.»
Luca sentì un nodo in gola. Non era rabbia verso Sofia. Era solo una profonda tristezza.
«Quindi è questo che fai,» disse piano. «Porti le persone fino al limite e poi le guardi cadere… o salvarsi.»
Sofia non rispose subito. Quando parlò, la voce era più bassa, quasi umana.
«Io non salvo nessuno, Luca. Mostro solo alle persone chi sono davvero. Al netto di fantasie, desideri e opportunità. Poi scelgono loro. Tu hai scelto di fermarti. È una scelta valida. È la tua. Ma non è facile accettarla, lo so. Hai passato mesi a convincerti che potevi essere il marito che guarda, che pulisce, che accetta. E ora scopri che non è ciò che vuoi davvero. È doloroso. È la tua realtà, e negarla è sempre l’errore peggiore.»
Luca si passò una mano sul viso.
«Giulia… lei è cambiata. Non è più la donna che ho sposato. È come se si fosse…risvegliata. E io non riesco più a starle dietro.»
Sofia annuì lentamente.
«Giulia ha trovato una parte di sé che non sapeva di avere. Tu invece hai scoperto che quella parte non ti appartiene. Non è un fallimento. È una scoperta. Alcuni mariti scoprono di poter vivere con questo. Altri scoprono di non poterlo fare. Tu sei tra questi ultimi. E questo è importante. Significa che hai ancora un limite. Significa che non sei disposto a perdere tutto.»
Luca rimase in silenzio per molto tempo. Poi chiese, la voce quasi un sussurro:
«Lei… Giulia… continuerà?»
Sofia lo guardò con calma.
«Sì. Continuerà. Ha già chiesto di organizzare un nuovo incontro. Più completo. Più estremo. E io l’aiuterò. Come ho sempre fatto.»
Luca sentì un’ultima fitta, più profonda delle altre.
«Quindi è finita davvero.»
Sofia non disse niente. Si limitò a guardarlo con quegli occhi azzurri che sembravano vedere tutto.
Luca si alzò.
«Grazie per… tutto,» disse con voce vuota. «Ma non voglio più vederti.»
Sofia annuì, senza provare a trattenerlo.
«Capisco. Buona fortuna, Luca.»
Lui uscì dallo studio e non si voltò indietro.
Luca non tornò subito nel suo nuovo appartamento.
Passò due giorni in un hotel anonimo, a fissare il soffitto. Poi, la sera del terzo giorno, suonò al campanello della loro vecchia casa. Non sapeva nemmeno perché lo stesse facendo. Forse per chiudere. Forse per ferirsi ancora di più. Forse perché una parte di lui sperava ancora che fosse tutto un incubo.
Giulia aprì la porta. Aveva gli occhi gonfi, i capelli legati in una coda disordinata. Sembrava esausta, ma c’era ancora quel fuoco dentro di lei, quella luce febbrile che non si era spenta.
«Luca…» disse soltanto.
Lui entrò senza essere invitato. La casa odorava ancora di loro due, ma già sembrava vuota.
Si sedettero al tavolo della cucina, uno di fronte all’altra, come due estranei che si conoscono troppo bene.
«Perché?» chiese Luca alla fine, la voce bassa e spezzata. «Perché non ti sei fermata quando ti ho chiesto di farlo?»
Giulia abbassò lo sguardo sulle proprie mani. La fede era ancora al dito.
«Perché… in quel momento non riuscivo a pensare. Ero troppo dentro. Troppo piena. Troppo… persa. Non volevo fermarmi. Non volevo tornare indietro.»
Luca rise, una risata amara, senza gioia.
«Quindi hai scelto loro. Hai scelto di continuare a farti scopare mentre io ero lì a implorarti di fermarti.»
Giulia alzò gli occhi. C’erano lacrime, ma anche rabbia.
«Tu hai iniziato tutto questo, Luca. Tu sei andato da Sofia. Tu hai detto che ti eccitava l’idea che io stessi con un altro. Tu hai voluto che io mi lasciassi andare. E ora che l’ho fatto, ora che ho scoperto chi sono davvero, mi guardi come se fossi un mostro.»
Luca sentì il colpo. Le parole facevano male perché erano vere.
«Io volevo una fantasia,» disse piano. «Non questo. Non vederti trasformata in… questo.»
Giulia si alzò, la voce che tremava.
«Questo cosa? Una donna che gode? Una donna che non finge più di essere soddisfatta con un cazzo che non la riempie? Una donna che ha capito di volere di più? Tu mi hai spinta a scoprirlo. E ora mi odi perché l’ho scoperto davvero.»
Luca rimase seduto, le mani strette sul bordo del tavolo.
«Ti amo,» disse, la voce rotta. «Ma non riesco più a guardarti senza vedere quello che sei diventata.»
Giulia si fermò. Le lacrime le scendevano sul viso.
«Anch’io ti amo,» rispose, la voce spezzata. «Ma non posso più essere la donna che eri abituato ad avere. Non ci riesco più. Mi dispiace.»
Rimasero in silenzio per lunghi minuti. Nessuno dei due sapeva più cosa dire. Il dolore era troppo grande, troppo reale.
Alla fine Luca si alzò.
«È finita,» disse semplicemente. «Non ce la faccio più.»
Giulia non cercò di fermarlo. Lo guardò andare verso la porta, poi sussurrò:
«Mi dispiace.»
Luca non rispose. Chiuse la porta dietro di sé e se ne andò
Due settimane dopo.
La sauna era calda, il vapore denso.
Sofia era seduta sulla panca più alta, nuda, il corpo lucido di sudore. Giulia era seduta lo scalino subito sotto, anche lei nuda, la testa appoggiata sulle sue gambe. Sofia le accarezzava i capelli con gesti lenti, quasi materni.
Giulia aveva gli occhi chiusi, il respiro ancora accelerato dopo l’orgasmo che Sofia le aveva regalato con le dita.
«Luca se n’è andato,» sussurrò Giulia. «Ha detto che non ce la faceva più.»
Sofia continuò ad accarezzarle i capelli.
«Lo so,» rispose con voce morbida. «L’ho visto. Ha scelto di fermarsi. È una scelta coraggiosa. Pochi lo fanno.»
Giulia aprì gli occhi e guardò Sofia dal basso.
«E io? Io non voglio fermarmi.»
Sofia sorrise, un sorriso lento e sereno.
«Lo so anche questo. E non devi fermarti. Hai trovato chi sei davvero. Non devi più fingere.»
Giulia rimase in silenzio per qualche secondo, poi sussurrò:
«Grazie. Per tutto.»
Sofia le accarezzò la guancia con il dorso della mano.
«Sei stata brava. Ora possiamo andare oltre.»
Il vapore avvolgeva le due donne nude, unite in un’intimità silenziosa e profonda.
Fuori dalla sauna la vita continuava, continua sempre, per alcuni in un modo, per altri in un’altro.
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