Terapia cuckold - capitolo 19
di
Raiders
genere
corna
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Luca e Giulia arrivarono alla Spa “Lumen” poco dopo le venti.
Il giardino era silenzioso, illuminato solo da luci basse. Seguirono le indicazioni di Sofia fino allo spogliatoio privato. Sulla porta della sauna c’era un bigliettino scritto a mano con la calligrafia elegante di lei.
«Qui non ci sono maschere.
Spogliatevi completamente prima di entrare.
Lasciate tutto fuori.
S.»
Luca lesse e sentì un nodo allo stomaco. Giulia lo lesse accanto a lui e un piccolo sorriso le curvò le labbra, febbrile. Si spogliarono in silenzio. Luca si tolse la camicia, i pantaloni, i boxer. Il suo cazzo era già mezzo duro per la tensione. Giulia si sfilò il vestito nero, il reggiseno, le mutandine. I seni pieni, i fianchi larghi, la pelle che già brillava di un velo di sudore per l’ansia. Entrambi si sentirono esposti, vulnerabili, ma anche stranamente vivi.
Aprirono la porta.
Il calore li investì come una mano calda e pesante. L’aria era densa di vapore profumato di eucalipto e legno di cedro. La luce era bassa, dorata, quasi irreale.
Sofia era già lì.
Era seduta sulla panca più alta, completamente nuda. Era giovane, il corpo tonico e sicuro di sé. Il seno prosperoso, alto e pieno, si alzava e abbassava con il respiro lento; i capezzoli scuri erano turgidi per il calore; la vita stretta scendeva in fianchi morbidi ma definiti; le gambe lunghe erano lucide di sudore. I capelli castani erano sciolti, morbidi sulle spalle. Non c’era pudore in lei, non c’era vergogna. Solo una naturalezza assoluta, come se quel corpo nudo fosse la cosa più ovvia del mondo.
Luca rimase immobile sulla soglia. Qualcosa dentro di lui si contrasse. Non era solo desiderio fisico. Era un’attrazione istintiva, viscerale: il modo in cui il sudore le scorreva tra i seni, come una goccia lenta che seguiva la curva del ventre e scompariva tra le cosce. Si sentì turbato in un modo che non sapeva spiegare. Era eccitato, sì, indubbiamente c’era una pura e semplice attrazione sessuale, ma era anche in soggezione, piccolo, inadeguato, come se Sofia potesse decidere chi era lui, come se quella nudità fosse una conferma definitiva del potere che esercitava. Il cuore gli batteva forte, confuso, quasi spaventato dalla forza di quell’attrazione.
Giulia, accanto a lui, deglutì. Anche lei percepì qualcosa di istintivo, profondo. Sofia era più giovane, più tonica, più sicura nel suo corpo nudo. Giulia si sentì improvvisamente consapevole del proprio seno più pesante, dei fianchi più morbidi, della pelle che mostrava gli anni. Non era un pensiero razionale, non era gelosia vera e propria. Era una sensazione sottile, quasi animale: si sentiva meno, un passo indietro rispetto a quella sicurezza calma e potente. Eppure, stranamente, quella sensazione non la respingeva. La eccitava. La faceva sentire viva.
«Sedetevi,» disse Sofia con voce morbida ma ferma. Non era un ordine. Era una semplice constatazione.
Luca e Giulia si sedettero sulla panca di fronte a lei, nudi, sudati, esposti. Il calore li avvolse subito. Gocce di sudore cominciarono a colare lungo i corpi. Luca non riusciva a staccare gli occhi da Sofia: il seno lucido, la pelle che brillava, la naturalezza con cui teneva le gambe leggermente aperte. Giulia si agitava piano sulla panca, le cosce che si stringevano e si riaprivano.
In quel momento la porta si aprì piano.
Entrarono Elena e Roberto.
Erano nudi anche loro. Roberto era alto, fisico ancora solido, capelli grigi corti. Elena era una donna sulla cinquantina, forse poco oltre, i capelli raccolti in uno chignon basso. Portavano asciugamani caldi e una caraffa di acqua fresca.
Elena si avvicinò a Sofia senza dire una parola. Si inginocchiò accanto alla panca, rispettosa. Roberto rimase in piedi accanto a lei, gli occhi bassi, porgendo gli asciugamani con gesto discreto.
Sofia li guardò con un sorriso lieve.
«Elena,» disse con voce calma, «racconta la vostra storia. Luca e Giulia hanno bisogno di sentire come funziona quando si accetta se stessi davvero.»
Elena alzò leggermente lo sguardo, la voce bassa ma piena di una gratitudine sincera, quasi intima.
«Io e Roberto eravamo sposati da ventisette anni. All’esterno sembrava tutto perfetto. Dentro… io avevo perso completamente il desiderio. Dopo la menopausa precoce mi sentivo rotta, poco femminile. Rifiutavo Roberto ogni volta. Lui, per compensare, si era buttato sul porno. Sempre più estremo. Era sempre eccitato, ossessionato, ma io lo respingevo. Poi ha iniziato a tradirmi. Litigi violenti, minacce di separazione. Siamo arrivati da Sofia come ultima spiaggia.»
Elena fece una pausa. Il sudore le colava lungo il corpo.
«Sofia ha capito tutto. Non ha cercato di “riaccendere” il mio desiderio in modo tradizionale. Ha trasformato il mio rifiuto in potere. Mi ha fatto capire che potevo riappropriarmi della mia sessualità attraverso il controllo: essere desiderata da altri uomini, essere guardata da mio marito, essere la protagonista. E Roberto… ha trasformato la sua dipendenza dal porno in qualcosa di reale. Mi ha fatto diventare la star dei suoi film dal vivo, rimettendomi al centro dell’attenzione.»
Roberto, in piedi, chinò leggermente il capo, gli occhi bassi.
Elena continuò, la voce piena di riconoscenza discreta, senza enfasi eccessiva.
«Piano piano è nato qualcosa di più profondo. Abbiamo iniziato a vedere Sofia come una guida. Come una persona che ci ha salvati. Ci ha ridato un matrimonio. Ci ha dato uno scopo, una vita felice assieme. Per questo le lasciamo usare questa Spa. È il nostro modo di ringraziarla. Un luogo sicuro dove lei può continuare il suo lavoro, con meno formalità dello studio. Dove possiamo… stare al suo fianco.»
Mentre Elena parlava, Giulia si agitava sempre di più sulla panca, le cosce strette, il respiro più corto, gli occhi lucidi. Il racconto la eccitava visibilmente. Luca, invece, era turbato. Il suo sguardo continuava a tornare su Sofia nuda, sul suo seno lucido di sudore, sulla naturalezza con cui occupava quello spazio. Si sentì attratto in modo distorto: sessuale, sì, ma anche emotivo, come se Sofia fosse già dentro di lui. Qualcosa in questo lo disturbava, ma in un modo che non riusciva a razionalizzare.
Roberto, in piedi, aveva il cazzo visibilmente duro. Anche lui era eccitato. Guardava la moglie che raccontava, guardava Sofia, guardava Giulia. Luca se ne accorse. I loro sguardi si incrociarono per un istante. Entrambi erano eccitati, nudi, umiliati dalla stessa situazione.
Sofia se ne accorse.
«Roberto… Luca… vedo che siete entrambi molto eccitati. Potete toccarvi, se volete. Ma con una condizione.»
I due uomini si guardarono per un istante, poi le mani scesero sui loro cazzi. Cominciarono a masturbarsi lentamente, gli occhi bassi, il sudore che colava sui petti.
Sofia inclinò leggermente la testa.
«Oggi non sarete voi a decidere quando venire. Sarà vostra moglie a darvi il permesso. Dovete chiederglielo. Ad alta voce. E solo quando lei dirà “sì” potrete farlo. Se lei dice no… dovrete fermarvi e aspettare.»
Luca deglutì. Roberto strinse la mascella.
Giulia, seduta nuda accanto a Sofia, aveva gli occhi lucidi di eccitazione. Elena, ancora in ginocchio, guardava il marito con un misto di tenerezza e potere.
Luca fu il primo a parlare, la voce rotta:
«Giulia… posso venire?»
Giulia lo guardò per lunghi secondi, le labbra socchiuse, il respiro accelerato. Poi sorrise, dolce ma crudele.
«Non ancora, amore. Continua a toccarti… ma non venire.»
Roberto, con la voce più bassa e umiliata, chiese:
«Elena… posso venire?»
Elena alzò lo sguardo verso Sofia, come a chiedere conferma, poi tornò sul marito.
«No, Roberto. Non ancora. Voglio vederti resistere un po’ di più.»
Il gioco andò avanti per lunghi minuti. Luca e Roberto si masturbavano, il respiro sempre più affannoso. Ogni tanto uno dei due chiedeva di nuovo il permesso. Ogni volta la risposta era “non ancora”. Le mogli li tenevano sulla soglia, godendo del potere che Sofia aveva appena dato loro.
Luca aveva le lacrime agli occhi per la frustrazione e l’eccitazione. Roberto stringeva i denti, il viso rosso.
Alla fine, dopo diversi minuti di tortura lenta, Sofia parlò di nuovo, con un sorriso sottile:
«Hanno resistito bene. Hanno obbedito. Credo che si siano meritati un piccolo premio.»
Giulia e Elena si scambiarono uno sguardo. Giulia fu la prima a parlare, la voce calda e un po’ maliziosa:
«Luca… puoi venire. Ma devi guardarmi negli occhi mentre lo fai.»
Elena annuì, più calma ma altrettanto decisa:
«Anche tu, Roberto. Puoi venire. Ma voglio che tu dica ad alta voce quanto ti piace obbedirmi.»
Luca guardò Giulia negli occhi. Le lacrime gli rigavano il viso. La mano accelerò. Con voce spezzata mormorò:
«Grazie…»
Venne con un gemito strozzato, schizzando sulla panca di legno. Roberto, pochi secondi dopo, venne anche lui, dicendo con voce bassa e umiliata:
«Mi piace… obbedirti, Elena.»
Sofia osservò la scena con calma assoluta, poi aggiunse con voce morbida:
«Bravi. Avete resistito. Avete obbedito. Avete meritato il vostro premio. Ma ricordate: questo è solo l’inizio del percorso.»
Luca e Roberto rimasero lì, ansimanti, il cazzo ancora pulsante, il sudore e lo sperma che si mescolavano sulla pelle. Giulia e Elena li guardavano con un misto di tenerezza e soddisfazione.
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