Terapia cuckold - capitolo 22

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Era una sera di metà settimana, tranquilla in apparenza.
La cena era già stata sparecchiata. Luca aveva lavato i piatti meccanicamente, mentre Giulia si era seduta sul divano con un bicchiere di vino rosso in mano. Nessuno dei due aveva acceso la televisione. L’aria tra loro era densa, come se entrambi sapessero che quella serata “normale” stava per rompersi.
Giulia posò il bicchiere sul tavolino e si voltò verso di lui. Aveva gli occhi lucidi, non di lacrime, ma di qualcosa di più febbrile.
«Dobbiamo parlare,» disse semplicemente.
Luca si asciugò le mani e si sedette sulla poltrona di fronte a lei. Sentiva già il peso nel petto.
«Di cosa?» chiese, anche se conosceva già la risposta.
Giulia inspirò profondamente, come se stesse raccogliendo il coraggio.
«Di quello che è successo alla sauna con Sofia. E di quello che voglio fare dopo.»
Luca annuì lentamente, ma non disse niente. Aspettava.
Giulia si sporse un po’ in avanti, la voce bassa ma ferma.
«Sofia mi ha ascoltata. Le ho raccontato della doppia penetrazione… di come mi è venuta in mente mentre Alessandro mi scopava. E lei… lei non mi ha giudicata. Mi ha detto che è normale. Che è ciò che sto diventando. Che non devo più reprimere questa parte di me.»
Luca sentì una fitta allo stomaco. L’immagine si formò nella sua testa senza che potesse fermarla: Giulia sdraiata, due uomini che la prendevano contemporaneamente, uno nella figa e uno nel culo, mentre lei gemeva di piacere. L’eccitazione arrivò immediata, brutale. Ma subito dopo arrivò anche l’altra onda: gelosia, rabbia, dolore, umiliazione. Un mix che gli fece stringere i pugni.
Giulia continuò, la voce che si faceva più calda.
«Voglio farlo, Luca. Voglio provare la doppia penetrazione. Voglio sentirmi piena, completamente presa. Voglio due cazzi dentro di me nello stesso momento. E voglio che tu sia lì. Voglio che tu veda.»
Luca deglutì. Il cazzo gli si era già indurito nei pantaloni, ma la gola era secca.
«Giulia… è… è troppo,» disse piano. «Abbiamo appena fatto un passo enorme con Alessandro. Non so se sono pronto per… questo.»
Giulia lo guardò con un misto di tenerezza e impazienza.
«Sei stato tu a voler iniziare tutto questo,» rispose, la voce che cominciava a tingersi di acidità. «Sei stato tu ad andare da Sofia, a dirle che ti eccitava l’idea che io stessi con un altro. Sei stato tu a spingermi a raccontare, a confessare, a lasciarmi andare. E ora che io finalmente sto capendo chi sono davvero, ora che sto trovando il coraggio di vivere ciò che voglio… tu ti tiri indietro?»
Luca sentì il colpo. Le parole di Giulia erano vere, ma facevano male lo stesso.
«Io non mi tiro indietro,» replicò, la voce che tremava. «Ma tu mi hai tradito. Sei andata da Alessandro da sola, senza dirmelo. E adesso vuoi due uomini? Vuoi che io stia lì a guardare mentre due tizi ti scopano contemporaneamente?»
Giulia si alzò dal divano, nervosa. Camminava avanti e indietro nel salotto, il corpo teso.
«Sì, voglio questo,» disse con forza. «Perché con te non mi basta più. Ho provato, Luca. Ho provato la sera della “normalità”. Ho provato a fare l’amore con te come una volta. Ma non funziona. Non mi fai venire. Non mi prendi come una troia. Non mi fai sentire viva.»
Le parole uscirono più pesanti di quanto volesse. Giulia se ne rese conto subito dopo averle dette. Si fermò, si portò una mano alla bocca, come se volesse rimangiarsele.
Ma poi qualcosa scattò. La frustrazione accumulata, l’eccitazione repressa, la consapevolezza di quanto fosse cambiata, la spinsero oltre.
«Sai qual è la verità, Luca?» disse con voce tagliente, cattiva, gli occhi che brillavano di risentimento. «Tu non sei abbastanza uomo per me. Non lo sei più. Il tuo cazzo è troppo piccolo, troppo debole. Non mi fai sentire una donna. Mi fai sentire una moglie annoiata che deve fingere.»
Le parole caddero come coltellate. Giulia si rese conto di aver esagerato nel momento stesso in cui le pronunciò. Vide il viso di Luca sbiancare, vide il dolore puro nei suoi occhi.
«Scusa…» mormorò subito dopo, la voce che si incrinava. «Non volevo dirlo così… ma è quello che sento. Mi dispiace.»
Luca rimase seduto, il respiro corto, come se avesse ricevuto un pugno nello stomaco. L’umiliazione era profonda, bruciante. Il cazzo gli pulsava ancora nei pantaloni, tradendolo anche in quel momento.
«Quindi io sono solo… questo,» disse con voce rotta. «Sono solo il marito inadeguato che non riesce più a soddisfarti.»
Giulia si avvicinò, si inginocchiò davanti a lui e gli prese le mani. Gli occhi le brillavano di lacrime.
«Ti amo, Luca. Ti amo davvero. Ma sì… in quel senso sei inadeguato. E non è colpa tua. È solo che io ho scoperto di avere bisogno di altro. Di molto altro. E Sofia mi ha aiutata a capirlo.»
Luca sentì le lacrime salirgli agli occhi. L’immagine della doppia penetrazione gli riempiva la testa: Giulia che gemeva tra due uomini, il viso distorto dal piacere. L’eccitazione era fortissima. Ma anche il dolore. La rabbia. La gelosia.
«Vuoi davvero che io sia lì?» chiese con voce spezzata. «Vuoi che io guardi mentre due uomini ti scopano? Mentre ti prendono insieme?»
Giulia annuì lentamente.
«Sì. Voglio che tu veda chi sono diventata. Voglio vedere il sesso liberamente, e vorrei che capissi che assecondare tutto questo, parteciparvi, è anche il tuo modo per arrivare a realizzarti. Voglio che tu sia parte di questo. Non come protagonista… ma come testimone. Come il marito complice che accetta.»
Luca rimase in silenzio per lunghi secondi. Il cuore gli batteva all’impazzata. L’eccitazione e il dolore si mescolavano in un nodo impossibile da sciogliere.
Alla fine sospirò, la voce bassa e sconfitta.
«Va bene. Lo facciamo. Ma a una condizione: io sarò presente. Guarderò tutto. E se mi rendo conto che non ce la faccio, che è troppo… dobbiamo interrompere tutto. Immediatamente. Promettimelo.»
Giulia gli strinse le mani più forte. Nei suoi occhi c’era gratitudine, eccitazione, e anche un velo di tristezza.
«Te lo prometto,» sussurrò. «Se sarà troppo per te, ci fermiamo.»
Si abbracciarono sul divano, nudi emotivamente, i corpi vicini ma le menti già lontane.
Luca sentiva dentro di sé un turbine: eccitazione per l’idea, dolore per ciò che stava perdendo, paura per ciò che stava diventando.
Giulia invece si sentiva finalmente libera, come se avesse smesso di fingere.
Quella notte fecero l’amore.
Non fu tenero. Non fu normale.
Fu Giulia che cavalcava Luca con urgenza, gli occhi chiusi, la mente altrove. Luca venne in silenzio, con un misto di piacere e amarezza.
Dopo, mentre lei dormiva, lui rimase sveglio a fissare il soffitto.

Sofia era seduta alla scrivania del suo studio, la luce della lampada che le illuminava il viso.
Aveva il telefono in mano e parlava con voce bassa, calma, quasi professionale.
«…sì, esattamente come ti ho detto. Dovete essere delicati all’inizio, ma poi non trattenervi. Lei vuole sentirsi completamente presa. Voglio che sia un’esperienza intensa, ma controllata. Il marito sarà presente. E tu sai cosa fare dopo.»
Fece una pausa, ascoltando la risposta dall’altra parte.
«Bene. Stanza 412, ore 21:00. Non fate tardi.»
Chiuse la chiamata e rimase qualche secondo a fissare il telefono. Un sorriso piccolo, quasi impercettibile, le sfiorò le labbra. Poi si alzò, spense la lampada e uscì dallo studio.

Luca e Giulia arrivarono all’hotel poco prima delle nove.
La stanza 412 era elegante, con luci soffuse e un grande letto al centro. Luca si sentiva il cuore in gola. Giulia invece era tesa ma eccitata, gli occhi lucidi, il corpo che vibrava di anticipazione.
I due uomini arrivarono puntuali.
Il primo era Andrea, sui quarantacinque anni, alto, fisico atletico, barba corta e sguardo deciso. Il secondo era Davide, più giovane, intorno ai trentacinque, robusto, con un’aria più aggressiva e un sorriso sicuro. Entrambi erano mariti di coppie che Sofia seguiva da tempo. Non dissero molto. Salutarono con un cenno del capo, gli occhi che passavano da Giulia a Luca con curiosità e un velo di superiorità.
Giulia si tolse il cappotto. Sotto indossava solo un vestito nero corto, senza biancheria. Si avvicinò ai due uomini con sicurezza, il respiro già accelerato.
Luca si sedette sulla poltrona nell’angolo, come concordato. Le mani gli tremavano.
Non ci furono molti preliminari.
Giulia baciò prima Andrea, poi Davide, con urgenza crescente. Le mani dei due uomini le accarezzavano il corpo, le alzavano il vestito, le stringevano il culo. Giulia gemeva già, premendo il corpo contro di loro.
Si spogliarono tutti.
Luca vide i due cazzi, entrambi più grossi del suo. Sentì una fitta allo stomaco, ma anche un’eccitazione brutale che non riusciva a controllare.
Giulia si mise in ginocchio sul pavimento, proprio davanti alla poltrona di Luca. Guardò il marito negli occhi mentre prendeva in bocca il cazzo di Andrea. Lo succhiava con avidità, la lingua che girava intorno alla cappella, la saliva che colava. Poi si spostò su Davide, lo prese in bocca, lo succhiò con forza. Infine aprì la bocca e cercò di prenderli entrambi contemporaneamente. Le labbra si stirarono, la lingua leccava le due cappelle vicine, la saliva le colava sul mento. Guardava Luca dritto negli occhi mentre lo faceva, un misto di sfida e piacere estremo.
«Guarda,» mormorò con la bocca piena. «Guarda come li prendo…»
Luca era paralizzato. Il cazzo gli pulsava dolorosamente nei pantaloni. Vedeva sua moglie in ginocchio, nuda, che leccava e succhiava due cazzi contemporaneamente.
I due uomini la fecero alzare. Andrea si sdraiò sul letto e fece sedere Giulia sopra di lui. Lei si impalò sul suo cazzo con un gemito lungo, cominciando a cavalcarlo con foga. Davide si posizionò dietro di lei.
Luca vide tutto con chiarezza dolorosa.
Davide sputò sul suo cazzo, senza troppi riguardi, e lo puntò contro il culo di Giulia. Spinse lentamente. Giulia emise un lungo gemito quando il secondo cazzo cominciò a entrare. I due uomini trovarono il ritmo: Andrea spingeva nella figa dal basso mentre Davide spingeva nel culo da dietro. Giulia era piena, completamente presa. Urlava di piacere, il corpo scosso, il viso distorto dall’orgasmo.
Luca vide la fede al dito di Giulia.
L’anello d’oro, quello che lui le aveva messo tanti anni prima, brillava mentre lei veniva scopata da due uomini contemporaneamente. Quel dettaglio lo colpì come un pugno. La fede che simboleggiava il loro matrimonio era lì, lucida di sudore, mentre due cazzi riempivano sua moglie. Fu troppo.
«Basta,» disse Luca con voce rotta, alzandosi dalla poltrona. «Fermatevi. È troppo. Ho detto basta.»
Giulia non rispose subito. Continuò a gemere, a spingere contro i due uomini, persa nel piacere. Poi, tra un gemito e l’altro, con voce spezzata dal godimento, disse:
«Non mi interessa… non voglio smettere… sto godendo troppo…»
Luca rimase in piedi, le lacrime che gli scendevano sul viso. Chiamò di nuovo, più forte:
«Giulia! Ho detto basta! Fermatevi!»
Lei non rispose. Continuò a godere, il corpo che si muoveva tra i due uomini, la fede che brillava a ogni spinta.
Luca capì in quel momento che era finita.
Non era solo l’umiliazione. Non era solo la gelosia. Era il fatto che Giulia lo avesse ignorato. Aveva promesso che si sarebbero fermati se fosse stato troppo. E lei aveva scelto di continuare lo stesso.
Rimase lì ancora qualche secondo, poi si voltò e uscì dalla stanza senza dire una parola.
Fuori dall’hotel l’aria fredda della notte lo colpì. Camminò senza meta, le lacrime che gli rigavano il viso. Non provava più solo eccitazione o umiliazione. Provava un dolore profondo, una delusione totale.
Capiva che non c’era più nulla della donna che aveva sposato.
Quella Giulia che rideva con lui, che lo guardava con amore, che costruiva una vita insieme a lui… non esisteva più. Al suo posto c’era una donna che aveva scelto il piacere estremo, anche a costo di calpestare la promessa che gli aveva fatto.
Luca si fermò sotto un lampione, si asciugò il viso e tirò fuori il telefono.
Scrisse un messaggio breve a Giulia.
È finita. Non posso più. Mi dispiace.
Poi spense il telefono e continuò a camminare nella notte.
Dentro di sé sapeva che non sarebbe tornato indietro.
scritto il
2026-04-18
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