Una Nuova Storia: Rosaria
di
passodalfiume
genere
trio
Il sole di novembre entrava nella cucina con una luce cruda, mettendo a nudo ogni crepa del linoleum del piccolo appartamento in città studi a Milano. Rosaria guardava il preventivo della clinica privata poggiato sul tavolo: tremila euro per un ciclo di stimolazione cognitiva che il servizio sanitario le avrebbe garantito, forse, tra due ,tre anni. Suo figlio Matteo ne aveva tre, e il tempo per il suo cervello, che era nato diverso da tutti gli altri bambini, era sabbia che scivolava via veloce, un lusso che non poteva permettersi.
Rosaria si passò una mano tra i capelli, ancora spettinati. Era bellissima, i genitori di origine Domenicana, le avevano donato i tratti nel viso e nel corpo, tipiche di quelle latitudini.
Aveva la pelle ambrata e luminosa, i capelli scuri che scendevano in onde morbide e un viso armonioso, definito da zigomi pieni e labbra naturalmente espressive. I suoi occhi, di un marrone caldo che sfiorava il miele, attiravano l’attenzione più di qualsiasi gesto,un fisico armonioso, per quanto peccasse di statura, con curve naturali distribuite con quella proporzione morbida che attira gli sguardi. Rosaria era ricca di quella bellezza che ferisce chi la guarda.
Quella bellezza, era stata la sua arma negli anni, le aveva aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse, poi le cose erano cambiate e un dono si era trasformato in una condanna, che le aveva portato via tutto fino a farla sentire un guscio vuoto.
Il suo percorso scolastico era stato incerto, e si era interrotto appena, superata l’età dell'obbligo le avevano proposto di andare a lavorare, lei aveva accettato subito davanti la possibilità di imparare un mestiere e di raggiungere quella autosufficienza economica che vivendo con i suoi , di bassa classe sociale, le era sempre mancata.
A lavoro, tutti le volevano bene, era la mascotte del suo gruppo, nonostante la giovane età, si dimostrava capace e seria.
Non erano pochi gli uomini che impazzivano per lei, ne mancavano le avance, lei era sempre rimasta disponibile flirtava ma restava, distaccata, almeno finché non fu Diego, il suo datore di lavoro a prestargli attenzione, li cominciarono i suoi guai.
Rosaria, davanti all'offerta di paventato lusso che l’uomo le faceva, accetto di essere la sua amante, cominciarono le chiacchiere, i dispetti, l’isolamento, anche coloro che si erano sempre mostrati amichevoli ,smisero di salutarla, evitavano di avere a che fare con lei.
Poi improvviso, Il licenziamento dal calzaturificio, dopo che il suo datore di lavoro aveva scoperto il "problema" che portava in grembo.
Rosaria era rimasta incinta ,l’uomo non ne voleva sapere nulla, l’aveva lasciata senza terra sotto i piedi. Diego che le sussurrava promesse tra i rotoli di pelle e il rumore dei macchinari, mentendo a tutti ,a sua moglie, ai suoi figli.
Inventandosi scuse la portava a Dubai, in Costa Azzurra, la riempiva di regali anche quando lei sentiva di non aver fatto nulla per meritarli, ma davanti al frutto della loro passione, le aveva voltato le spalle, era sparito nel nulla della sua vita altoborghese, lasciandola a marcire nel giudizio di una provincia poco avvezza al perdono.
Fu semplice liberarsi di lei, bastò non rinnovarle il contratto con l’agenzia interinale con cui era assunta.
La svolta non ebbe il suono di un violino, ma quello di un bancomat che sputava «Saldo insufficiente».
Incinta , con reputazione rovinata, alcuni suoi video , in cui si donava al suo amante, comparvero su siti dedicati all’intrattenimento per adulti,
Tornò a Milano, provò a chiedere aiuto ai suoi genitori, ma essere figlia unica di una coppia di anziani, che vivevano in due con la pensione di uno, non li rendeva i candidati migliori a sostenerla.
No, Rosaria doveva arrangiarsi, i genitori la ospitarono, per il tempo della gestazione cercando di non farle mancare niente, ma quando Matteo, venne al mondo, fu subito chiaro che il bambino avrebbe necessitato di cure e attenzioni che loro non potevano offrirgli.
Cosi Rosaria dopo nemmeno due anni dalla sua nascita si ritrovò da sola, scoprendosi capace di un coraggio e di una determinazione che nessuno si sarebbe atteso da lei, sopratutto se stessa.
Lei che non si sentiva capace di niente, che cercava validazione negli altri sopratutto negli uomini, gli stessi che l’avevano usata, scopata , umiliata e messa da parte, si diede da fare per sistemare le cose o quanto meno per provare a farlo anche se la sua scelta di resilienza non fu facile.
Accadde in un hotel di lusso dove Rosaria lavorava come cameriera ai piani, anche quel lavoro trovato attraverso l’agenzia. Un cliente abituale, Ermes, un uomo elegante a cui però non avrebbe fatto male perdere qualche chilo, un imprenditore edile che pareva avere molti agganci nella finanza e nella politica, parve accorgersi di lei. Non la guardava come si guarda una cameriera; forse intuendo un valore che nemmeno lei era più capace di darsi, la guardava come si guarda un pezzo d'arte raro che si desidera possedere.
Rosaria aveva imparato a conoscerlo, ad abituarsi alla sua presenza, alle sue richieste continue, lo chiamava signore, non si permetteva alcuna confidenza, era felice quando lui chiedeva alla reception di lei, era generoso ,anche se lei faceva solo il suo lavoro, lasciava sempre grosse mance, per un attimo Rosaria, senti di valere qualcosa. qualcuno la premiava per il suo impegno, si interessava a lei, e la cercava.
Poi la cruda realtà
Una mattina, si ritrovò a condividere l’ascensore, lui le chiese, senza giri di parole se fosse disposta a fargli compagnia, quel pomeriggio o in tarda serata.
Rosaria si sentì lusingata, sentirsi corteggiata la faceva star bene, Ermes non aveva mai fatto mistero di ritenerla attraente, ma l’uomo non cercava un impegno romantico, voleva solo azione e fu preciso nella sua richiesta, offrendole una cifra che lei non si sarebbe mai aspettata per un ora della sua compagnia.
Si sentì il sangue salirle al viso, un misto di rabbia e vergogna mentre l’uomo la fissava negli occhi in attesa della sua risposta, l’ascensore sembrava aver rallentato la sua corsa che pareva interminabile facendola sentire in trappola, senza via di fuga.
Avrebbe voluto rifiutare, dirgli di fottersi ,che lei non era la Troia di nessuno, ma un attimo prima di esplodere e urlargli contro, pensò al conto pericolosamente in rosso, alle fatture scadute, all’affitto, alla lavatrice che andava aggiustata, ai tutori di Matteo, ai servizi sociali che invece di aiutarla e sostenerla, sembravano presenti nella vita sua e di suo figlio, solo per giudicarla e cercare una scusa per portarle via l’unico uomo che amava.
Le tornarono in mente, le notti passate in bianco, privata del sonno, troppo stanca per andare a dormire, ritrovandosi a piangere in silenzio per non svegliare il bambino che dormiva nella stanza accanto, mentre il mondo sembrava piombarle addosso, schiacciarla, facendola sentire, ignobile, pigra, perdente, incapace di badare a se stessa e al bambino che dipendeva da lei in tutto e per tutto.
Cosi scelse, la sua però non era rassegnazione dettata dalla disperazione, era il coraggio di chi accetta la sfida, almeno cosi voleva convincersi.
Guardò l'uomo negli occhi e, per la prima volta da quando lo conosceva, non abbassò lo sguardo.
Rispose gelida, cercando di mostrarsi fiera che accettava.
L’uomo sorrise, quasi sollevato, come se si fosse aspettato un rifiuto.
Per mostrare controllo le diede un appuntamento dopo cena, aveva impegni più importati prima di lei, in tarda serata, con indicazioni precise su cosa si aspettava, Rosaria accettò quella sfida fu l’inizio.
Tornò alcune ore dopo la fine del suo turno, il concierge Luca che la conosceva e la desiderava, stentò a riconoscerla.
Rosaria, come da richiesta del suo ospite ,che l’aspettava nella sua camera, si era messa in tiro, si era truccata, sistemato i capelli ,aveva indossato il vestito più bello che aveva, l’unico che aveva in realtà, un vestito corto rosso comprato per i suoi 18 anni, quell’abito aveva un valore sentimentale enorme, era tra i pochi che poteva dire veramente suo, lo aveva comprato con i primi risparmi.
Lo adorava, la faceva sentire femminile, audace, regina, cacciatrice di sguardi , divoratrice di attenzioni, eppure, indossarlo quella sera sembrava farle un altro effetto.
L’abito le aderiva addosso carico di intenzione , non lasciava dubbi su quale fosse lo scopo ultimo di chi lo indossava per chi lo guardava, sedurre. Un mini dress rosso, tagliato per esaltare ogni curva fino a sconfinare nell’eccesso della provocazione. Il busto, senza spalline, lasciava le spalle scoperte con una sicurezza quasi teatrale, come se la pelle nuda fosse parte integrante del design, il seno sollevato da un push-up con ferretto pensato per offrire allo sguardo l’abbondanza con cui madre natura l’aveva disegnata, premeva sotto il tessuto elasticizzato che disegnava pieghe attorno ad esso.
Sul fianco sinistro, due rose di stoffa rompevano la linearità con un dettaglio volutamente sensuale: petali scolpiti, morbidi, che sembravano sbocciare proprio sopra lo spacco alto fin sopra la coscia, un taglio netto che reclamava attenzioni anche quando lei restava immobile.
Sotto la gonna il cui orlo a stento restava un palmo sotto il l’inguine e che risaliva ad ogni passo, coordinato con il reggiseno, indossava un perizoma a vita alta essenziale per la spreco di stoffa usato per realizzarlo, rifinito da pizzi che lo rendevano semi trasparente e disegnato per restare invisibile sotto il tessuto aderente, semplice da indossare ,ancora più semplice disfarsene.
Per dare slancio al suo passo, ai piedi indossava sandali neri con plateau alto aperte con tacco 12 e lacci dorati fino al ginocchio, le donavano quell’altezza che le mancava e una postura fiera, quasi sfrontata.
Non aveva molti gioielli, quei pochi di valore ,bottino di relazioni finite prima di iniziare, erano stati venduti per pagare i conti o saldare debiti, ciò che le restava era un parure di perle, regalo di un amante sparito prima che potesse diventare una storia seria.
Indossandolo davanti allo specchio, mentre finiva di prepararsi, ricordò la sera in cui l’uomo, di cui aveva smarrito il nome nella memoria, dopo solo due uscite, glielo aveva presentato.
Era stato un regalo improvviso, inatteso, fermi nel parcheggio di un McDrive mentre aspettavano il loro ordine.
A Rosaria sembrava eccessivo, non aveva fatto nulla per meritarlo, ne dato impressione di offrire nulla, ma dietro le insistenze lo accetto, meno inatteso fu il sesso che lui pretendeva in cambio, sesso che lei, ancora troppo ingenua per rifiutarsi aveva concesso.
Nemmeno erano usciti dal parcheggio del fast food, mentre gli hamburger si facevano freddi sul cruscotto, sui sedili posteriori dell’auto si era offerta a lui, l’uomo l’aveva scopata come se avanzasse pretese che andavano oltre il pegno pagato. Rosaria lo assecondò come se attraverso il suo corpo potesse saldare un debito che nemmeno del tutto aveva cercato.
Aveva sempre dubitato dell’autentico valore e qualità di quelle perle, non si era mai presa la briga di farle valutare, forse per non restare delusa e scoprire che si era venduta per degli ossi di pollo, in più le piaceva come le stava, aggiungevano un contrappunto elegante, un richiamo alla classicità che contrastava con la modernità audace del vestito. Nel complesso, l’abito non si limitava a vestirla: raccontava una storia di sicurezza, di desiderio controllato, di potere su ciò che stava per avvenire, di femminilità portata con una calma che non aveva bisogno di essere spiegata.
Ma era una truffa, Rosaria lo sapeva benissimo, non si sentiva ne sicura, ne controllata, ne pronta, o padrona della situazione, si sentiva ,vulnerabile, indifesa, sola, spaventata, forse non del tutto pronta ad un sacrificio per cercare di migliorare la sua vita e quella di Matteo.
Luca la guardò esterrefatto, non le fece alcuna domanda, di notte anche in un albergo di prestigio come in quello in cui lavoravano ,non era difficile vedere ospiti che godevano della compagnia di belle donne, non aveva giudizi per loro, ne per gli uomini in cerca di conforto ne per le donne che quel conforto lo offrivano dietro compenso, eppure vedere Rosaria in quel contesto , contesto che non lasciava possibilità di equivoci, lo incupì.
Rimase in silenzio, sapendo che il suo primo dovere era tutelare la privacy dei suoi clienti de dei loro ospiti, nemmeno la salutò preferendo fingersi impegnato al computer mentre lei gli passava davanti veloce con lo sguardo fisso ul pavimento di marmo della Hall fino a raggiungere l’ascensore che la inghiotti un attimo dopo.
Luca, strinse le labbra deluso, gettò solo uno sguardo rapido all’indicatore sul lato, quando l’ascensore si fermò al quinto piano capì che li c’era solo un ospite che avrebbe potuto cercare la compagnia della collega, non era la prima volta che vedeva colleghe arrotondare in quel modo, ma Rosaria le era sembrata si disperata, ma incapace di vendersi in quel modo, forse come gli capitava spesso ,quando si trattava di donne che attiravano la sua attenzione, aveva commesso l’errore di idealizzarla, quando la verità era che lei, altro non era ,la solita troia di turno.
Eppure sentiva di dover qualcosa a quella ragazza, sempre gentile, dolce e solare, che in non poche occasioni lo aveva fatto sentire, interessante.
L’albergo a quell’ora era pressocchè vuoto, i pochi dipendenti che erano presenti per il turno notturno erano radunati nel seminterrato, in lavanderia, o nella sala break in attesa che qualcuno richiedesse i loro servizi, Luca conosceva la storia di Rosaria, le sue difficoltà , i suoi guai, la sfortuna che l’aveva perseguitata negli ultimi anni, decise che la sua presenza non sarebbe stata oggetto di chiacchiere e che avrebbe tenuto per se tutta la vicenda, poi tornò al suo lavoro.
Mentre controllava le prenotazioni per il giorno dopo, si trovò a chiedersi, quanto gli sarebbe costato garantire la compagnia della sua collega per poi, un attimo dopo ,vergognarsi per aver avuto quel pensiero, per una madre in difficoltà, una donna sola, e in fine su quella che in un certo senso considerava un Amica.
Quella notte, Rosaria vendette la sua innocenza residua per una cifra che le permise di mettersi in pari per il mese in corso, con l’affitto, con le bollette scadute, con i debiti accumulati, in un colpo solo.
L’uomo che l’attendeva nella sua suite ,quando la senti bussare timidamente alla porta ,trasalii convinto che lei ,non si sarebbe presentata, incerto andò ad aprirle, stentando a riconoscerla in quella nuova veste.
Come se Rosaria fosse si sempre la stessa, ma in una versione nuova, una versione a cui nessun uomo avrebbe potuto resistere.
La fece entrare con un entusiasmo che lo fece sentire sciocco, infantile, lui che donne ne aveva avute tante, che attraverso al sesso a pagamento aveva trovato quel diversivo, che si era reso necessario da quando la passione tra se e sua moglie era annegata in un oceano di quotidianetà e routine.
Rosaria cercando di nascondere il suo disagio dietro ad una sicurezza che non aveva, entrò nella camera, trasalendo quando si accorse di un secondo uomo seduto nel divano del salottino della suite.
Guardò il suo ospite ma, prima che potesse esprimere la sua contrarietà a quella situazione l’uomo le spiegò che non si aspettava di vederla e che aveva invitato il suo collega per bere qualcosa, i due bicchieri e la bottiglia di scotch sul tavolino di cristallo sembrava reggere quella versione, ma mentre ancora l’ansia correva nelle vene della ragazza, Ermes aggiunse che in quel momento le si presentava l’occasione di tornare a casa con molti più soldi di quelli che avevano pattuito, se lei avesse ammesso di fare un eccezione e inserire il suo amico nel loro gioco.
Rosaria guardò Ermes, poi l’uomo di cui ancora non conosceva il nome, e infine se stessa riflessa nell’enorme specchio a parete appeso al muro di fronte a lei dietro il divano ,domandandosi se era disposta a concedere cosi tanto per denaro.
Il denaro le serviva, si era fatta dei progetti con quello che avrebbe guadagnato con il suo ospite, le veniva proposto di raddoppiare la cifra, per vincere la sua indecisione, ma concedersi a due uomini, era qualcosa che non aveva mai fatto.
Scosse la testa, senza riuscire a guardare Ermes negli occhi, disse che se lui voleva ancora proseguire nella loro serata, si sarebbe concessa solo a lui, come erano i patti.
I due uomini si guardarono, Rosaria ebbe l’impressione che si conoscessero da tempo, da cosi tanto da riuscire a comunicare senza proferire parola.
L’imprenditore le disse che andava bene, ma che non poteva mettere alla porta il suo amico cosi ,che sarebbe stato adeguato finire la serata con alcuni giri di scotch prima di congedarlo e che sarebbe stato cortese da parte sue se avesse fatto loro compagnia.
Rosaria accettò, era una piccola concessione che andava fatta, mostrarsi troppo intransigente, avrebbe potuto mandare l’incontro all’aria e farle perdere i soldi che sperava di portare via.
Si sedette accanto all’estraneo che si presentò come Paolo. Lei, timida, gli sorrise e gli strinse la mano, Rosaria fece una smorfia, la stretta dell’uomo era forte ,troppo forte per lei. Paolo era un omone di mezza età più vicino ai sessanta che ai quaranta, sopra i cento chili, pelato ,nascondeva gli occhi piccoli e porcini dietro gli occhiali dalla montatura spessa. Come Ermes, stava in pantaloni e maniche di camicia, ma a differenza del suo ospite, sembrava soffrire per il caldo, sul collo e sotto le ascelle, si allargavano scure profonde macchie di sudore. Puzzava di fatica ,Rosaria non avrebbe voluto notarlo ma era inevitabile, ma almeno sembrava gentile. Le offrì subito un bicchiere di Scotch. Rosaria non era avvezza all’alcol, ma non volle mostrarsi scortese. Non aveva mai bevuto whisky, e proprio per questo la incuriosiva: lo osservò come si osserva un oggetto estraneo, dei cubetti di ghiaccio galleggiavano in un sottile strato di liquore, troppo leggero per ispirare fiducia, troppo scuro per non inquietare.
un single malt scozzese di fascia alta invecchiato 15 anni, ci tenne a precisare Paolo come a cercare di impressionarla, per lei quelle parole non significavano niente.
Avvicinò il bicchiere alle labbra con cautela. L’odore pungente del whisky le ricordò, all’improvviso, l’olio di pesce che da bambina era costretta a ingoiare, ogni qual volta che la nonna riteneva che fosse sciupata, un ricostituente naturale, le diceva ma lei lo odiava. Quel liquore, gli faceva lo stesso effetto istintiva repulsione che le stringeva la gola prima ancora di ingerirlo.
Trovò il coraggio e prese un piccolo sorso, quanto bastava per sentirsi al sicuro. Ma non fu così. Il whisky le esplose in gola: un bruciore secco, inatteso, che le fece pizzicare gli occhi. Inspirò forte per non tossire, ma il calore le si aprì nel petto, largo, quasi sfrontato, e non le diede scampo. Cercò di rimanere composta ma la laringe si contrasse di sua volontà, un colpo secco e disperato, poi un altro e un altro ancora, cominciò a tossire, come quando da bambina la la nonna le ficcava in gola il cucchiaio. La sua reazione strappò un sorriso ai due uomini, riempiendola di imbarazzo.
Sia Ermes che Paolo, la tranquillizzarono sostenendo che fosse una reazione comune a chi non ci era abbituato, Ermes aggiunse che bere wisky era come fare sesso anale, la prima volta poteva lasciarti perplesso e dolorante, ma con la pratica si finisce per farci l’abitudine e si arriva anche a gradirlo.
Rosaria per non mostrarsi impreparata, lei che non aveva mai sostenuto quella pratica, gli diede ragione.
Era quasi mezzanotte quando la bottiglia di scotch restava vuota sul tavolino, il bicchiere di Rosaria non era mai rimasto troppo a lungo asciutto, dopo un solo sorso la ragazza aveva cominciato a sentirsi strana, dopo il terzo bicchiere era in pratica senza avere padronanza di se.
Ciò che avvenne dopo, fu inevitabile, fu Ermes seduto alla sua destra a prendere l’iniziativa, le mani dell’uomo, corsero sul corpo di Rosaria, mentre le sue labbra le assaggiavano il collo, poi seguii Paolo che ne imitò l’approccio.
Rosaria si ritrovò con il vestito ridotta ad una cintura larga intorno alla vita, mentre i due uomini la esploravano decisi a scoprire ogni segreto nascosto, tra le pieghe della sua carne, negli anfratti più scuri, tra le forme generose e piene.
Gli slip e il reggiseno di Rosaria finirono sul pavimento un attimo dopo furono le sue ginocchia a incontrare il freddo del marmo che lo ricopriva, la ragazza avvolta tra le spire dell’alcol e della lussuria, eccitata, aveva messo da parte ogni esitazione e dopo aver liberato il desiderio dei suoi ospiti dalla prigione di velluto dei pantaloni in cui i due li tenevano prigionieri, si prestò a praticare loro sesso orale.
Rosaria viveva la scena come se la protagonista non fosse nemmeno lei, come se fosse solo testimone di quanto una giovane donna disperata, poteva scendere in basso e rinunciare a tutto pur di salvare chi amava, ma c’era anche dell’altro.
La vita che aveva scelto, o meglio ,in cui si era ritrovata ,l’aveva privata di quelle esperienze che sono di diritto nella vita di una giovane donna, era parecchio tempo che non stava con un uomo, era parecchio tempo che non si concedeva a nessuno, e per quanto confuso dall’alcol fosse il suo giudizio, sentiva di dover rispondere ad un richiamo che non poteva essere più ignorato.
Si ritrovò nuda, su quel divano, schiacciata tra i due uomini che la prendevano all’unisono, la carne invasa dal loro ardore, ormai complice di quell’amplesso frenato, che la stava trasformando in un animale da monta, ano e vagina si adattavano per accogliere i suoi ospiti, mentre loro si davano da fare ,a colpi di fianchi per raggiungere il fondo della sua anima.
La sua fica, fradicia e dilatata, sembrava reclamare tutta l’attenzione, mentre il suo culo rotondo e sodo, cercava di modellarsi con una facilità inattesa, a quell’intruso che mai prima di allora lo aveva violato.
Andarono avanti per tutta la notte, i due uomini per migliorare le proprie prestazione , avendo premeditato tutto, prima del suo arrivo avevano ingerito un noto aiuto farmacologico, per Rosaria era stato il whisky e la necessità economiche e biologiche, a scioglierle il sangue e ad abbassare le sue inibizioni.
Prima che l’alba sorgesse andando a delineare lo skyline di Milano, Rosaria aveva concesso ogni angolo del suo corpo ai due uomini, trasformandolo in un altare votivo su cui versare il proprio sacrificio fatto di carne, sudore, gemiti e sperma.
Non pianse quando tornò a casa all'alba ,era riuscita a superare la Hall dell’albergo senza incontrare nessuno.
Almeno cosi credeva, Luca che attraverso la videosorveglianza l’aveva vista lasciare l’albergo, ebbe l’impressione che non l’avrebbe più vista tornare indietro, come gia altre volte era accaduto con alcune colleghe prima di lei, e se ne rammaricò, quella ragazza gli piaceva.
In metropolitana, Rosaria si guardò riflessa nel finestrino del vagone su cui viaggiava, trasandata e sporca, ignorando gli sguardi alcuni compiaciuti, altri pieni di giudizio, e fin troppo consci dei presenti che la spiavano nella ressa. Sentiva il sapore dei due uomini sulla lingua ,nella sua gola, il loro seme scivolare dall’ anfratto tumefatto tra le sue cosce e tra le sue natiche. Non badò all’uomo seduto di fronte a lei, che notando quando la sua gonna fosse risalita si godeva lo spettacolo delle sue malandate mutandine, tre le ginocchia che per la stanchezza non riusciva a tenere serrate e che leggermente spostate di lato, finivano per offrigli in parte la visione della sua fica ancora umida, glabra ,gonfia e dilatata.
Entrata in casa, corse sotto la doccia, si lavò con cura, strofinando la pelle finché non divenne rossa, come se volesse cancellare ciò che era accaduto, ma ogni volta che chiudeva gli occhi sotto il getto d'acqua calda ne riviveva ogni attimo.
Prima di lasciare il bagno, svuoto la vescica, liberando la sua vagina dal residuo che i due uomini le avevano lasciato nella fica.
Dominique la sua vicina, l’unica che si era mostrata gentile con lei da quando era andata ad abitare in quel condominio malandato, a cui aveva chiesto di badare al figlio per la serata, non vedendola tornare si era trattenuta tutta la notte, l’avrebbe ringraziata appena possibile, dormiva sul divano in salotto e non volle disturbarla o forse, non la sveglio per evitare il suo giudizio, poi andò a baciare Matteo che ignaro di cosa sua madre era stata disposta a fare per lui, dormiva sereno nel suo lettino. In quel momento capì: il suo corpo era l'arma che le restava per combattere una Guerra che il mondo le aveva dichiarato.
Prima di lasciare la stanza dei due uomini, con nella borsetta più soldi di quanti aveva sperato, o guadagnato da molto, molto tempo, Paolo le aveva messo in testa un idea strana, ma incredibilmente concreta, offrire sesso per denaro, ma non come una volgare puttana di strada, lui aveva conoscenze, un suo nipote era un esperto di internet, se lei voleva poteva crearle un account su un sito specializato in escort di lusso, sito a suo dire serio che tutelava le professioniste che si erano iscritte.
Lo frequentava spesso, tanto da essere riconosciuto come cliente VIP, permettendole cosi di avere pure un patron pronto a sponsorizzare la sua iscrizione con una recensione positiva. Si ingaggiavano donne belle, disinibite ed eleganti, disposte a concedere sesso dietro compenso, aggiungendo che i soldi che aveva ricavato dalla serata potevano essere una costante se lei ci metteva impegno e presenza.
Prima di addormentarsi, prese il telefono, scorse la rubrica fino al numero del nipote che l’uomo le aveva dato, chiedendosi se quella non fosse la migliore opportunità che la vita le stava riservando.
Rosaria si passò una mano tra i capelli, ancora spettinati. Era bellissima, i genitori di origine Domenicana, le avevano donato i tratti nel viso e nel corpo, tipiche di quelle latitudini.
Aveva la pelle ambrata e luminosa, i capelli scuri che scendevano in onde morbide e un viso armonioso, definito da zigomi pieni e labbra naturalmente espressive. I suoi occhi, di un marrone caldo che sfiorava il miele, attiravano l’attenzione più di qualsiasi gesto,un fisico armonioso, per quanto peccasse di statura, con curve naturali distribuite con quella proporzione morbida che attira gli sguardi. Rosaria era ricca di quella bellezza che ferisce chi la guarda.
Quella bellezza, era stata la sua arma negli anni, le aveva aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse, poi le cose erano cambiate e un dono si era trasformato in una condanna, che le aveva portato via tutto fino a farla sentire un guscio vuoto.
Il suo percorso scolastico era stato incerto, e si era interrotto appena, superata l’età dell'obbligo le avevano proposto di andare a lavorare, lei aveva accettato subito davanti la possibilità di imparare un mestiere e di raggiungere quella autosufficienza economica che vivendo con i suoi , di bassa classe sociale, le era sempre mancata.
A lavoro, tutti le volevano bene, era la mascotte del suo gruppo, nonostante la giovane età, si dimostrava capace e seria.
Non erano pochi gli uomini che impazzivano per lei, ne mancavano le avance, lei era sempre rimasta disponibile flirtava ma restava, distaccata, almeno finché non fu Diego, il suo datore di lavoro a prestargli attenzione, li cominciarono i suoi guai.
Rosaria, davanti all'offerta di paventato lusso che l’uomo le faceva, accetto di essere la sua amante, cominciarono le chiacchiere, i dispetti, l’isolamento, anche coloro che si erano sempre mostrati amichevoli ,smisero di salutarla, evitavano di avere a che fare con lei.
Poi improvviso, Il licenziamento dal calzaturificio, dopo che il suo datore di lavoro aveva scoperto il "problema" che portava in grembo.
Rosaria era rimasta incinta ,l’uomo non ne voleva sapere nulla, l’aveva lasciata senza terra sotto i piedi. Diego che le sussurrava promesse tra i rotoli di pelle e il rumore dei macchinari, mentendo a tutti ,a sua moglie, ai suoi figli.
Inventandosi scuse la portava a Dubai, in Costa Azzurra, la riempiva di regali anche quando lei sentiva di non aver fatto nulla per meritarli, ma davanti al frutto della loro passione, le aveva voltato le spalle, era sparito nel nulla della sua vita altoborghese, lasciandola a marcire nel giudizio di una provincia poco avvezza al perdono.
Fu semplice liberarsi di lei, bastò non rinnovarle il contratto con l’agenzia interinale con cui era assunta.
La svolta non ebbe il suono di un violino, ma quello di un bancomat che sputava «Saldo insufficiente».
Incinta , con reputazione rovinata, alcuni suoi video , in cui si donava al suo amante, comparvero su siti dedicati all’intrattenimento per adulti,
Tornò a Milano, provò a chiedere aiuto ai suoi genitori, ma essere figlia unica di una coppia di anziani, che vivevano in due con la pensione di uno, non li rendeva i candidati migliori a sostenerla.
No, Rosaria doveva arrangiarsi, i genitori la ospitarono, per il tempo della gestazione cercando di non farle mancare niente, ma quando Matteo, venne al mondo, fu subito chiaro che il bambino avrebbe necessitato di cure e attenzioni che loro non potevano offrirgli.
Cosi Rosaria dopo nemmeno due anni dalla sua nascita si ritrovò da sola, scoprendosi capace di un coraggio e di una determinazione che nessuno si sarebbe atteso da lei, sopratutto se stessa.
Lei che non si sentiva capace di niente, che cercava validazione negli altri sopratutto negli uomini, gli stessi che l’avevano usata, scopata , umiliata e messa da parte, si diede da fare per sistemare le cose o quanto meno per provare a farlo anche se la sua scelta di resilienza non fu facile.
Accadde in un hotel di lusso dove Rosaria lavorava come cameriera ai piani, anche quel lavoro trovato attraverso l’agenzia. Un cliente abituale, Ermes, un uomo elegante a cui però non avrebbe fatto male perdere qualche chilo, un imprenditore edile che pareva avere molti agganci nella finanza e nella politica, parve accorgersi di lei. Non la guardava come si guarda una cameriera; forse intuendo un valore che nemmeno lei era più capace di darsi, la guardava come si guarda un pezzo d'arte raro che si desidera possedere.
Rosaria aveva imparato a conoscerlo, ad abituarsi alla sua presenza, alle sue richieste continue, lo chiamava signore, non si permetteva alcuna confidenza, era felice quando lui chiedeva alla reception di lei, era generoso ,anche se lei faceva solo il suo lavoro, lasciava sempre grosse mance, per un attimo Rosaria, senti di valere qualcosa. qualcuno la premiava per il suo impegno, si interessava a lei, e la cercava.
Poi la cruda realtà
Una mattina, si ritrovò a condividere l’ascensore, lui le chiese, senza giri di parole se fosse disposta a fargli compagnia, quel pomeriggio o in tarda serata.
Rosaria si sentì lusingata, sentirsi corteggiata la faceva star bene, Ermes non aveva mai fatto mistero di ritenerla attraente, ma l’uomo non cercava un impegno romantico, voleva solo azione e fu preciso nella sua richiesta, offrendole una cifra che lei non si sarebbe mai aspettata per un ora della sua compagnia.
Si sentì il sangue salirle al viso, un misto di rabbia e vergogna mentre l’uomo la fissava negli occhi in attesa della sua risposta, l’ascensore sembrava aver rallentato la sua corsa che pareva interminabile facendola sentire in trappola, senza via di fuga.
Avrebbe voluto rifiutare, dirgli di fottersi ,che lei non era la Troia di nessuno, ma un attimo prima di esplodere e urlargli contro, pensò al conto pericolosamente in rosso, alle fatture scadute, all’affitto, alla lavatrice che andava aggiustata, ai tutori di Matteo, ai servizi sociali che invece di aiutarla e sostenerla, sembravano presenti nella vita sua e di suo figlio, solo per giudicarla e cercare una scusa per portarle via l’unico uomo che amava.
Le tornarono in mente, le notti passate in bianco, privata del sonno, troppo stanca per andare a dormire, ritrovandosi a piangere in silenzio per non svegliare il bambino che dormiva nella stanza accanto, mentre il mondo sembrava piombarle addosso, schiacciarla, facendola sentire, ignobile, pigra, perdente, incapace di badare a se stessa e al bambino che dipendeva da lei in tutto e per tutto.
Cosi scelse, la sua però non era rassegnazione dettata dalla disperazione, era il coraggio di chi accetta la sfida, almeno cosi voleva convincersi.
Guardò l'uomo negli occhi e, per la prima volta da quando lo conosceva, non abbassò lo sguardo.
Rispose gelida, cercando di mostrarsi fiera che accettava.
L’uomo sorrise, quasi sollevato, come se si fosse aspettato un rifiuto.
Per mostrare controllo le diede un appuntamento dopo cena, aveva impegni più importati prima di lei, in tarda serata, con indicazioni precise su cosa si aspettava, Rosaria accettò quella sfida fu l’inizio.
Tornò alcune ore dopo la fine del suo turno, il concierge Luca che la conosceva e la desiderava, stentò a riconoscerla.
Rosaria, come da richiesta del suo ospite ,che l’aspettava nella sua camera, si era messa in tiro, si era truccata, sistemato i capelli ,aveva indossato il vestito più bello che aveva, l’unico che aveva in realtà, un vestito corto rosso comprato per i suoi 18 anni, quell’abito aveva un valore sentimentale enorme, era tra i pochi che poteva dire veramente suo, lo aveva comprato con i primi risparmi.
Lo adorava, la faceva sentire femminile, audace, regina, cacciatrice di sguardi , divoratrice di attenzioni, eppure, indossarlo quella sera sembrava farle un altro effetto.
L’abito le aderiva addosso carico di intenzione , non lasciava dubbi su quale fosse lo scopo ultimo di chi lo indossava per chi lo guardava, sedurre. Un mini dress rosso, tagliato per esaltare ogni curva fino a sconfinare nell’eccesso della provocazione. Il busto, senza spalline, lasciava le spalle scoperte con una sicurezza quasi teatrale, come se la pelle nuda fosse parte integrante del design, il seno sollevato da un push-up con ferretto pensato per offrire allo sguardo l’abbondanza con cui madre natura l’aveva disegnata, premeva sotto il tessuto elasticizzato che disegnava pieghe attorno ad esso.
Sul fianco sinistro, due rose di stoffa rompevano la linearità con un dettaglio volutamente sensuale: petali scolpiti, morbidi, che sembravano sbocciare proprio sopra lo spacco alto fin sopra la coscia, un taglio netto che reclamava attenzioni anche quando lei restava immobile.
Sotto la gonna il cui orlo a stento restava un palmo sotto il l’inguine e che risaliva ad ogni passo, coordinato con il reggiseno, indossava un perizoma a vita alta essenziale per la spreco di stoffa usato per realizzarlo, rifinito da pizzi che lo rendevano semi trasparente e disegnato per restare invisibile sotto il tessuto aderente, semplice da indossare ,ancora più semplice disfarsene.
Per dare slancio al suo passo, ai piedi indossava sandali neri con plateau alto aperte con tacco 12 e lacci dorati fino al ginocchio, le donavano quell’altezza che le mancava e una postura fiera, quasi sfrontata.
Non aveva molti gioielli, quei pochi di valore ,bottino di relazioni finite prima di iniziare, erano stati venduti per pagare i conti o saldare debiti, ciò che le restava era un parure di perle, regalo di un amante sparito prima che potesse diventare una storia seria.
Indossandolo davanti allo specchio, mentre finiva di prepararsi, ricordò la sera in cui l’uomo, di cui aveva smarrito il nome nella memoria, dopo solo due uscite, glielo aveva presentato.
Era stato un regalo improvviso, inatteso, fermi nel parcheggio di un McDrive mentre aspettavano il loro ordine.
A Rosaria sembrava eccessivo, non aveva fatto nulla per meritarlo, ne dato impressione di offrire nulla, ma dietro le insistenze lo accetto, meno inatteso fu il sesso che lui pretendeva in cambio, sesso che lei, ancora troppo ingenua per rifiutarsi aveva concesso.
Nemmeno erano usciti dal parcheggio del fast food, mentre gli hamburger si facevano freddi sul cruscotto, sui sedili posteriori dell’auto si era offerta a lui, l’uomo l’aveva scopata come se avanzasse pretese che andavano oltre il pegno pagato. Rosaria lo assecondò come se attraverso il suo corpo potesse saldare un debito che nemmeno del tutto aveva cercato.
Aveva sempre dubitato dell’autentico valore e qualità di quelle perle, non si era mai presa la briga di farle valutare, forse per non restare delusa e scoprire che si era venduta per degli ossi di pollo, in più le piaceva come le stava, aggiungevano un contrappunto elegante, un richiamo alla classicità che contrastava con la modernità audace del vestito. Nel complesso, l’abito non si limitava a vestirla: raccontava una storia di sicurezza, di desiderio controllato, di potere su ciò che stava per avvenire, di femminilità portata con una calma che non aveva bisogno di essere spiegata.
Ma era una truffa, Rosaria lo sapeva benissimo, non si sentiva ne sicura, ne controllata, ne pronta, o padrona della situazione, si sentiva ,vulnerabile, indifesa, sola, spaventata, forse non del tutto pronta ad un sacrificio per cercare di migliorare la sua vita e quella di Matteo.
Luca la guardò esterrefatto, non le fece alcuna domanda, di notte anche in un albergo di prestigio come in quello in cui lavoravano ,non era difficile vedere ospiti che godevano della compagnia di belle donne, non aveva giudizi per loro, ne per gli uomini in cerca di conforto ne per le donne che quel conforto lo offrivano dietro compenso, eppure vedere Rosaria in quel contesto , contesto che non lasciava possibilità di equivoci, lo incupì.
Rimase in silenzio, sapendo che il suo primo dovere era tutelare la privacy dei suoi clienti de dei loro ospiti, nemmeno la salutò preferendo fingersi impegnato al computer mentre lei gli passava davanti veloce con lo sguardo fisso ul pavimento di marmo della Hall fino a raggiungere l’ascensore che la inghiotti un attimo dopo.
Luca, strinse le labbra deluso, gettò solo uno sguardo rapido all’indicatore sul lato, quando l’ascensore si fermò al quinto piano capì che li c’era solo un ospite che avrebbe potuto cercare la compagnia della collega, non era la prima volta che vedeva colleghe arrotondare in quel modo, ma Rosaria le era sembrata si disperata, ma incapace di vendersi in quel modo, forse come gli capitava spesso ,quando si trattava di donne che attiravano la sua attenzione, aveva commesso l’errore di idealizzarla, quando la verità era che lei, altro non era ,la solita troia di turno.
Eppure sentiva di dover qualcosa a quella ragazza, sempre gentile, dolce e solare, che in non poche occasioni lo aveva fatto sentire, interessante.
L’albergo a quell’ora era pressocchè vuoto, i pochi dipendenti che erano presenti per il turno notturno erano radunati nel seminterrato, in lavanderia, o nella sala break in attesa che qualcuno richiedesse i loro servizi, Luca conosceva la storia di Rosaria, le sue difficoltà , i suoi guai, la sfortuna che l’aveva perseguitata negli ultimi anni, decise che la sua presenza non sarebbe stata oggetto di chiacchiere e che avrebbe tenuto per se tutta la vicenda, poi tornò al suo lavoro.
Mentre controllava le prenotazioni per il giorno dopo, si trovò a chiedersi, quanto gli sarebbe costato garantire la compagnia della sua collega per poi, un attimo dopo ,vergognarsi per aver avuto quel pensiero, per una madre in difficoltà, una donna sola, e in fine su quella che in un certo senso considerava un Amica.
Quella notte, Rosaria vendette la sua innocenza residua per una cifra che le permise di mettersi in pari per il mese in corso, con l’affitto, con le bollette scadute, con i debiti accumulati, in un colpo solo.
L’uomo che l’attendeva nella sua suite ,quando la senti bussare timidamente alla porta ,trasalii convinto che lei ,non si sarebbe presentata, incerto andò ad aprirle, stentando a riconoscerla in quella nuova veste.
Come se Rosaria fosse si sempre la stessa, ma in una versione nuova, una versione a cui nessun uomo avrebbe potuto resistere.
La fece entrare con un entusiasmo che lo fece sentire sciocco, infantile, lui che donne ne aveva avute tante, che attraverso al sesso a pagamento aveva trovato quel diversivo, che si era reso necessario da quando la passione tra se e sua moglie era annegata in un oceano di quotidianetà e routine.
Rosaria cercando di nascondere il suo disagio dietro ad una sicurezza che non aveva, entrò nella camera, trasalendo quando si accorse di un secondo uomo seduto nel divano del salottino della suite.
Guardò il suo ospite ma, prima che potesse esprimere la sua contrarietà a quella situazione l’uomo le spiegò che non si aspettava di vederla e che aveva invitato il suo collega per bere qualcosa, i due bicchieri e la bottiglia di scotch sul tavolino di cristallo sembrava reggere quella versione, ma mentre ancora l’ansia correva nelle vene della ragazza, Ermes aggiunse che in quel momento le si presentava l’occasione di tornare a casa con molti più soldi di quelli che avevano pattuito, se lei avesse ammesso di fare un eccezione e inserire il suo amico nel loro gioco.
Rosaria guardò Ermes, poi l’uomo di cui ancora non conosceva il nome, e infine se stessa riflessa nell’enorme specchio a parete appeso al muro di fronte a lei dietro il divano ,domandandosi se era disposta a concedere cosi tanto per denaro.
Il denaro le serviva, si era fatta dei progetti con quello che avrebbe guadagnato con il suo ospite, le veniva proposto di raddoppiare la cifra, per vincere la sua indecisione, ma concedersi a due uomini, era qualcosa che non aveva mai fatto.
Scosse la testa, senza riuscire a guardare Ermes negli occhi, disse che se lui voleva ancora proseguire nella loro serata, si sarebbe concessa solo a lui, come erano i patti.
I due uomini si guardarono, Rosaria ebbe l’impressione che si conoscessero da tempo, da cosi tanto da riuscire a comunicare senza proferire parola.
L’imprenditore le disse che andava bene, ma che non poteva mettere alla porta il suo amico cosi ,che sarebbe stato adeguato finire la serata con alcuni giri di scotch prima di congedarlo e che sarebbe stato cortese da parte sue se avesse fatto loro compagnia.
Rosaria accettò, era una piccola concessione che andava fatta, mostrarsi troppo intransigente, avrebbe potuto mandare l’incontro all’aria e farle perdere i soldi che sperava di portare via.
Si sedette accanto all’estraneo che si presentò come Paolo. Lei, timida, gli sorrise e gli strinse la mano, Rosaria fece una smorfia, la stretta dell’uomo era forte ,troppo forte per lei. Paolo era un omone di mezza età più vicino ai sessanta che ai quaranta, sopra i cento chili, pelato ,nascondeva gli occhi piccoli e porcini dietro gli occhiali dalla montatura spessa. Come Ermes, stava in pantaloni e maniche di camicia, ma a differenza del suo ospite, sembrava soffrire per il caldo, sul collo e sotto le ascelle, si allargavano scure profonde macchie di sudore. Puzzava di fatica ,Rosaria non avrebbe voluto notarlo ma era inevitabile, ma almeno sembrava gentile. Le offrì subito un bicchiere di Scotch. Rosaria non era avvezza all’alcol, ma non volle mostrarsi scortese. Non aveva mai bevuto whisky, e proprio per questo la incuriosiva: lo osservò come si osserva un oggetto estraneo, dei cubetti di ghiaccio galleggiavano in un sottile strato di liquore, troppo leggero per ispirare fiducia, troppo scuro per non inquietare.
un single malt scozzese di fascia alta invecchiato 15 anni, ci tenne a precisare Paolo come a cercare di impressionarla, per lei quelle parole non significavano niente.
Avvicinò il bicchiere alle labbra con cautela. L’odore pungente del whisky le ricordò, all’improvviso, l’olio di pesce che da bambina era costretta a ingoiare, ogni qual volta che la nonna riteneva che fosse sciupata, un ricostituente naturale, le diceva ma lei lo odiava. Quel liquore, gli faceva lo stesso effetto istintiva repulsione che le stringeva la gola prima ancora di ingerirlo.
Trovò il coraggio e prese un piccolo sorso, quanto bastava per sentirsi al sicuro. Ma non fu così. Il whisky le esplose in gola: un bruciore secco, inatteso, che le fece pizzicare gli occhi. Inspirò forte per non tossire, ma il calore le si aprì nel petto, largo, quasi sfrontato, e non le diede scampo. Cercò di rimanere composta ma la laringe si contrasse di sua volontà, un colpo secco e disperato, poi un altro e un altro ancora, cominciò a tossire, come quando da bambina la la nonna le ficcava in gola il cucchiaio. La sua reazione strappò un sorriso ai due uomini, riempiendola di imbarazzo.
Sia Ermes che Paolo, la tranquillizzarono sostenendo che fosse una reazione comune a chi non ci era abbituato, Ermes aggiunse che bere wisky era come fare sesso anale, la prima volta poteva lasciarti perplesso e dolorante, ma con la pratica si finisce per farci l’abitudine e si arriva anche a gradirlo.
Rosaria per non mostrarsi impreparata, lei che non aveva mai sostenuto quella pratica, gli diede ragione.
Era quasi mezzanotte quando la bottiglia di scotch restava vuota sul tavolino, il bicchiere di Rosaria non era mai rimasto troppo a lungo asciutto, dopo un solo sorso la ragazza aveva cominciato a sentirsi strana, dopo il terzo bicchiere era in pratica senza avere padronanza di se.
Ciò che avvenne dopo, fu inevitabile, fu Ermes seduto alla sua destra a prendere l’iniziativa, le mani dell’uomo, corsero sul corpo di Rosaria, mentre le sue labbra le assaggiavano il collo, poi seguii Paolo che ne imitò l’approccio.
Rosaria si ritrovò con il vestito ridotta ad una cintura larga intorno alla vita, mentre i due uomini la esploravano decisi a scoprire ogni segreto nascosto, tra le pieghe della sua carne, negli anfratti più scuri, tra le forme generose e piene.
Gli slip e il reggiseno di Rosaria finirono sul pavimento un attimo dopo furono le sue ginocchia a incontrare il freddo del marmo che lo ricopriva, la ragazza avvolta tra le spire dell’alcol e della lussuria, eccitata, aveva messo da parte ogni esitazione e dopo aver liberato il desiderio dei suoi ospiti dalla prigione di velluto dei pantaloni in cui i due li tenevano prigionieri, si prestò a praticare loro sesso orale.
Rosaria viveva la scena come se la protagonista non fosse nemmeno lei, come se fosse solo testimone di quanto una giovane donna disperata, poteva scendere in basso e rinunciare a tutto pur di salvare chi amava, ma c’era anche dell’altro.
La vita che aveva scelto, o meglio ,in cui si era ritrovata ,l’aveva privata di quelle esperienze che sono di diritto nella vita di una giovane donna, era parecchio tempo che non stava con un uomo, era parecchio tempo che non si concedeva a nessuno, e per quanto confuso dall’alcol fosse il suo giudizio, sentiva di dover rispondere ad un richiamo che non poteva essere più ignorato.
Si ritrovò nuda, su quel divano, schiacciata tra i due uomini che la prendevano all’unisono, la carne invasa dal loro ardore, ormai complice di quell’amplesso frenato, che la stava trasformando in un animale da monta, ano e vagina si adattavano per accogliere i suoi ospiti, mentre loro si davano da fare ,a colpi di fianchi per raggiungere il fondo della sua anima.
La sua fica, fradicia e dilatata, sembrava reclamare tutta l’attenzione, mentre il suo culo rotondo e sodo, cercava di modellarsi con una facilità inattesa, a quell’intruso che mai prima di allora lo aveva violato.
Andarono avanti per tutta la notte, i due uomini per migliorare le proprie prestazione , avendo premeditato tutto, prima del suo arrivo avevano ingerito un noto aiuto farmacologico, per Rosaria era stato il whisky e la necessità economiche e biologiche, a scioglierle il sangue e ad abbassare le sue inibizioni.
Prima che l’alba sorgesse andando a delineare lo skyline di Milano, Rosaria aveva concesso ogni angolo del suo corpo ai due uomini, trasformandolo in un altare votivo su cui versare il proprio sacrificio fatto di carne, sudore, gemiti e sperma.
Non pianse quando tornò a casa all'alba ,era riuscita a superare la Hall dell’albergo senza incontrare nessuno.
Almeno cosi credeva, Luca che attraverso la videosorveglianza l’aveva vista lasciare l’albergo, ebbe l’impressione che non l’avrebbe più vista tornare indietro, come gia altre volte era accaduto con alcune colleghe prima di lei, e se ne rammaricò, quella ragazza gli piaceva.
In metropolitana, Rosaria si guardò riflessa nel finestrino del vagone su cui viaggiava, trasandata e sporca, ignorando gli sguardi alcuni compiaciuti, altri pieni di giudizio, e fin troppo consci dei presenti che la spiavano nella ressa. Sentiva il sapore dei due uomini sulla lingua ,nella sua gola, il loro seme scivolare dall’ anfratto tumefatto tra le sue cosce e tra le sue natiche. Non badò all’uomo seduto di fronte a lei, che notando quando la sua gonna fosse risalita si godeva lo spettacolo delle sue malandate mutandine, tre le ginocchia che per la stanchezza non riusciva a tenere serrate e che leggermente spostate di lato, finivano per offrigli in parte la visione della sua fica ancora umida, glabra ,gonfia e dilatata.
Entrata in casa, corse sotto la doccia, si lavò con cura, strofinando la pelle finché non divenne rossa, come se volesse cancellare ciò che era accaduto, ma ogni volta che chiudeva gli occhi sotto il getto d'acqua calda ne riviveva ogni attimo.
Prima di lasciare il bagno, svuoto la vescica, liberando la sua vagina dal residuo che i due uomini le avevano lasciato nella fica.
Dominique la sua vicina, l’unica che si era mostrata gentile con lei da quando era andata ad abitare in quel condominio malandato, a cui aveva chiesto di badare al figlio per la serata, non vedendola tornare si era trattenuta tutta la notte, l’avrebbe ringraziata appena possibile, dormiva sul divano in salotto e non volle disturbarla o forse, non la sveglio per evitare il suo giudizio, poi andò a baciare Matteo che ignaro di cosa sua madre era stata disposta a fare per lui, dormiva sereno nel suo lettino. In quel momento capì: il suo corpo era l'arma che le restava per combattere una Guerra che il mondo le aveva dichiarato.
Prima di lasciare la stanza dei due uomini, con nella borsetta più soldi di quanti aveva sperato, o guadagnato da molto, molto tempo, Paolo le aveva messo in testa un idea strana, ma incredibilmente concreta, offrire sesso per denaro, ma non come una volgare puttana di strada, lui aveva conoscenze, un suo nipote era un esperto di internet, se lei voleva poteva crearle un account su un sito specializato in escort di lusso, sito a suo dire serio che tutelava le professioniste che si erano iscritte.
Lo frequentava spesso, tanto da essere riconosciuto come cliente VIP, permettendole cosi di avere pure un patron pronto a sponsorizzare la sua iscrizione con una recensione positiva. Si ingaggiavano donne belle, disinibite ed eleganti, disposte a concedere sesso dietro compenso, aggiungendo che i soldi che aveva ricavato dalla serata potevano essere una costante se lei ci metteva impegno e presenza.
Prima di addormentarsi, prese il telefono, scorse la rubrica fino al numero del nipote che l’uomo le aveva dato, chiedendosi se quella non fosse la migliore opportunità che la vita le stava riservando.
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