Una Nuova Storia: Simona
di
passodalfiume
genere
esibizionismo
Sandro si era drizzato, alzandosi dal divano su cui era sprofondato. Aveva tirato un sospiro di sollievo quando finalmente Simona, sua moglie, era uscita dalla camera da letto. Sapeva che sarebbe stato inutile tormentarla o ripeterle all’infinito che erano in ritardo; lei aveva i suoi tempi. Prepararsi non era mai stato un gesto rapido o metodico: per lei era un rito, e come ogni rito aveva le sue procedure.
Era stato paziente, aveva aspettato in salotto e sapeva che ne sarebbe valsa la pena. Quando la vide nel suo abito da sera, capì che aveva avuto ragione. Lei stessa, poco prima, davanti allo specchio, aveva sentito un brivido mentre la stoffa le scivolava addosso come fosse liquida.
La tuta nera dai riflessi metallici catturava la luce e la restituiva in frammenti sottili. Le maniche lunghe in tulle semitrasparente le avvolgevano le braccia con un’eleganza morbida, mentre il tessuto sul davanti le stringeva il petto nudo sotto accennando alle forme sottostanti, in maniera sensuale. La schiena, invece, era completamente scoperta.
Dietro al collo, lasciato nudo dallo chignon che le raccoglieva i capelli di un rosso ramato, un nodo sottile teneva insieme il tutto, come se bastasse un soffio per scioglierlo. La scollatura scendeva sulla schiena fino alla vita e ostinato correva piu in basso a lambire l’osso sacro, mostrando il tatuaggio tribale che lo decorava e lasciando intuire che fosse nuda sotto la stoffa sottile.
Quel vezzo , quella fenice tribale, era un piccolo errore di gioventù che però lei, per non tradire la propria storia , aveva preferito non far rimuovere chirurgicamente come invece le aveva chiesto molte volte il marito. Più in basso il tessuto si raccoglieva in pieghe morbide, aderendo ai fianchi con naturalezza ed esaltando con una cucitura tra le natiche sode, la forma del suo celebre culo.
Mentre sistemava gli orecchini, si accorse che Sandro sorrideva: compiaciuto, certo, ma anche divertito. Quando gli chiese il motivo, lui rispose che Amelia, la moglie di Franco, il suo capo, da cui sarebbero stati ospiti quella sera , avrebbe avuto di che lamentarsi per le attenzioni che Simona le avrebbe sottratto indossando quell’abito.
Lei aveva fatto spallucce. Era il prezzo da pagare per chi voleva competere con lei in certe occasioni, e Amelia aveva sempre cercato di sfidarla. Lo sapevano tutte: mogli, fidanzate, figlie e amanti. Le cene di gala non erano semplici eventi pubblici, ma campi di battaglia silenziosi, e a vincere era chi riusciva a raccogliere più consensi attraverso gli sguardi degli altri.
La villa di Franco, in cima a una collina e circondata da vigneti, era splendida, un vecchio casale appartenuta alla famiglia dell’uomo da generazione, ristrutturato senza badare a spese, la cena a cui erano stati invitati Simona e suo marito serviva proprio ad inaugurare la consegna, dopo il lunghi lavori.
Lo spiazzo antistante era gremito di auto di lusso, un manifesto scintillante del benessere degli invitati.
La cena, servita da camerieri impeccabili, era stata perfetta: ogni portata accompagnata da un vino eccellente, prodotto proprio dal padrone di casa.
A metà serata, Amelia era paonazza dalla rabbia. Pur essendo una delle donne più belle che Simona avesse mai conosciuto, le mancava quello charme naturale che non si può comprare. Il suo abitino dorato, corto, attillato e più adatto a una discoteca che a una serata elegante, non le aveva garantito l’attenzione sperata. Attenzione che, invece, si era riversata su Simona.
Una parte considerevole degli uomini presenti, almeno quelli che avevano trovato il coraggio di allontanarsi dalle proprie compagne, la circondava. La adulavano per l’eleganza naturale, per quel modo di essere impeccabile senza sforzo, sensuale senza intenzione. Lei, forse complice il vino, ricambiava i loro flirt con una leggerezza che non le apparteneva del tutto, e che la imbarazzava appena, sotto lo sguardo trattenuto e contrariato di Sandro.
Quella disapprovazione, evidente a tutti, non fece che alimentare i commenti sottovoce. Più di un uomo lo aveva invitato a non essere così geloso, come se la bellezza della moglie fosse un bene pubblico. Sandro, consapevole del potere che Franco esercitava su tutti, lui compreso, si rassegnò, pur restando vigile. E quella sua rassegnazione, quasi una resa formale, lasciò Simona più esposta, più vulnerabile, più trascinata dal gioco sociale di quanto avrebbe voluto ammettere.
Non seppe dire come accadde, ma a un certo punto si ritrovò seduta sulle ginocchia del padrone di casa. Sentì il calore della sua mano sul suo fianco risalire sotto al suo seno che sorreggeva con troppa naturalezza, e un’ondata di imbarazzo le salì alle guance. Ridacchiava, sì, ma era una risata che cercava di coprire il disagio, la consapevolezza di essere al centro di tutti gli sguardi, compreso quello del marito, immobile e muto.
Franco, intanto, diventava sempre più disinvolto. Troppo, per un uomo con una moglie e un socio d’affari presenti nella stessa stanza. Ogni suo gesto sembrava ancora casuale, ma solo in superficie. Sotto, c’era un’intenzione che lei percepiva chiaramente, che la metteva in difficoltà. Avrebbe voluto sottrarsi, rialzarsi, riprendere il controllo, ma la situazione la tratteneva lì, sospesa tra educazione, convenienza e un turbamento che non riusciva a ignorare.
Il bicchiere di Simona non rimaneva mai vuoto, era ormai alticcia. Proprio quell’offuscamento le rendeva più difficile distinguere ciò che la infastidiva da ciò che, in modo subdolo, la eccitava. Sentiva la tensione scorrerle sotto pelle, una corrente che non aveva cercato , che la sorprendeva, mentre le dita di Franco osavano la dove nessuno eccetto lei o suo marito avrebbero dovuto osare, parcheggiandosi tra le sue cosce che lei provava a tenere serrate.
Fu inutile resistere.
Un brivido caldo la colse all’improvviso, nato dalla lunga attenzione che Franco le aveva riservato, mentre le sue dita si muovevano sulla sua fica ormai umida.
Simona cercò di sembrare ignara, ma l’imbarazzo crescente, essere esposta, osservata, quasi “consegnata” agli occhi degli altri. Era come se ogni sguardo nella stanza la sfiorasse, la misurasse, la trattenesse lì dove non avrebbe voluto restare, e proprio quella impossibilità di sottrarsi le scivolava sotto pelle, come una corrente sottile mentre le mani dell’uomo osavano li dove solo al marito avrebbe dovuto essere concesso.
Tra le mani di Franco, Simona era uno strumento a corda accordato con cura, suonato con la sicurezza di chi conosce perfettamente il modo in cui far vibrare le corde. Lui la guidava con una naturalezza, con esperienza e talento che sfiorava l’arroganza.
Simona pur rigida nella postura, avvertiva una risposta involontaria del suo corpo, arrossi chiedendosi quanto palese fosse il suo arrapamento agli altri, si pentì di non aver indossato gli slip quella sera, quella scelta la rendeva più vulnerabile, un fremito le corse lungo la schiena, quando un dito dell’uomo provò ad insinuarsi tra le pieghe della sua vagina, fremito che la confuse più dell’imbarazzo stesso.
Cercò di coprirsi, di ritagliarsi un minimo di privacy usando il tovagliolo e il calice che teneva in mano, come se quei piccoli gesti potessero proteggerla, nasconderla, restituirle un margine di controllo. Ma era inutile. La sua tensione era evidente a tutti, persino a Sandro, che la osservava senza intervenire, immobile come un uomo che assiste a qualcosa che non può fermare.
Proprio quella consapevolezza ,l’essere vista, giudicata, lasciata lì , la fece arrossire ancora di più. Una parte di lei avrebbe voluto scomparire, sottrarsi a quel gioco che non aveva scelto, non del tutto almeno e di cui si era resa complice. Un’altra, più profonda e più difficile da ammettere, sentiva invece una vertigine nuova, un’emozione che la attraversava in silenzio, calda, inaspettata, proibita.
le dita di Franco si muovevano in un arpeggio sempre più sicuro sulla sua fica ormai accessibile e aperta.
Il tutto avveniva davanti ai presenti, destinato a diventare pettegolezzo per settimane. Davanti a Sandro, che taceva, consapevole di non poter intervenire senza pagarne il prezzo. Davanti agli invitati, divisi tra imbarazzo e un compiacimento per l’ennesima prova di potere del loro ospite. Simona si scopriva vulnerabile, esposta, e allo stesso tempo inspiegabilmente viva, attraversata da una corrente che non riusciva più a ignorare.
Amelia, la moglie di Franco, restava in disparte ,osservava la scena da lontano. Lo sguardo duro, la postura irrigidita, il calice stretto tra le dita sognando fosse il collo della sua ospite. Ogni secondo la consumava, non tanto per l’ennesimo tradimento del marito, ma per l’attenzione che la donna le stava portando via.
Avrebbe voluto piombare su di loro come una furia, strapparle i capelli, cavare gli occhi di lei con le sue unghie lunghe appena rifatte, urlandole di tutto, tutti quegli insulti che tante volte nella sua vita si era sentita attribuire, ma sapeva che una scenata le sarebbe costata cara. Proprio quell’impotenza la faceva bruciare ancora di più, cosi decise di lasciare che le cose andassero avanti.
Ormai Simona ,mentre le dita dell’uomo le forzavano il tessuto dentro la fica, sembrò sul punto di perdere il controllo, le scappo un gemito, seguito da un secondo che provò subito a ricacciare indietro, fu Sandro a quel punto a muoversi. Come destato da un incantesimo, attraversò la stanza con uno slancio improvviso, raggiunse la moglie e il padrone di casa e, con una scusa frettolosa, la sottrasse alla scena. La sollevò quasi di peso, senza darle il tempo di capire se fosse sollievo, per averla tratta in salvo o frustrazione perché l’aveva privata di qualcosa che ormai le era prossimo, quel sentimento violento le attraversava il petto.
Sandro trascinandosi dietro la moglie, prese la via per lasciare la stanza il più rapidamente possibile, salutando tutti dicendo che si era fatto tardi, tra la disapprovazione divertita degli invitati, Franco mentre si allontanavano, dopo essersi annusato le dita della mano che aveva tenuto tra le cosce della donna, assaporato l’effluvio che ne ricopriva i polpastrelli e colava tra di esse ,si perse in una descrizione dettagliata tipica di un esperto di vini, sostenendo di sentire, miele, albicocca matura ,una nota calda, morbida e avvolgente, simile a un Sauternes maturo, me seguì una risata fragorosa tra i presenti, risata che accompagnò la coppia fino all’uscita.
La mattina dopo, Simona si svegliò tra le braccia del marito. In quelle braccia forti trovava ciò di cui aveva sempre avuto bisogno: stabilità, protezione, conforto. Allungò il viso verso di lui e, come ogni mattina, si scambiarono un bacio lungo, appassionato.
Quando la coscienza tornò lucida, la mente corse alla sera precedente. La vergogna le salì addosso all’improvviso. Posò il volto sul torace dell’uomo, come per cercare rifugio. Lui la strinse più forte, nel suo modo silenzioso di consolarla. Nessuna parola, solo sospiri.
Simona sentiva il cuore del marito battere: forte, rapido. Sollevò la testa per capire il suo stato. L’espressione era tesa, pensierosa. Le bastò un attimo per sentire di averlo deluso. Cercò il coraggio di parlare, ma prima che potesse farlo una domanda inattesa le cadde addosso come un peso.
«Mi hai mai tradito?»
La verità era inconfessabile. Non lo aveva mai tradito ,non fino in fondo, almeno , ma a volte Simona aveva ceduto ai propri bisogni. Forse era la noia di una vita troppo agiata, non del tutto meritata; forse il desiderio di sentirsi vista, desiderata da altri che non fossero il suo compagno. Così aveva cercato, nelle attenzioni di altri uomini, un diversivo. Nulla di concreto, solo scivolamenti, piccoli cedimenti che però ora le pesavano come colpe vere.
Quello che era successo a casa di Franco era solo un esempio: a volte, correre certi rischi la portava in situazioni che sfioravano il limite dell’adulterio. Ma, nella maggior parte dei casi, ciò che concedeva agli altri erano solo promesse, piccoli frammenti della sua femminilità. A volte sentiva un’urgenza ,quella del degrado, dell’umiliazione , e finiva per percorrere sentieri che la quotidianità di moglie non le permetteva di seguire.
“certo molte volte” disse tra se pur sapendo che non avrebbe mai avuto il coraggio di confessarlo, quelle parole restarono relegate nella sua mente.
Era la sua parte trasgressiva a parlare, quella che esprimeva soprattutto nell’esibizionismo. Adorava essere guardata, spiata.
Quella settimana, dopo aver fatto la spesa al supermercato, mentre tornava verso la sua auto , parcheggiata apposta nel punto più isolato del sotterraneo ,ebbe la certezza di essere seguita.
Un uomo sulla cinquantina, dall’aria trasandata e stanca, camminava a distanza, parallelo a lei, tra le file di auto. Sembrava per i fatti suoi, ma Simona sapeva che non le staccava gli occhi di dosso: sentiva un formicolio alla nuca ogni volta che lui la fissava. Lo aveva già notato dentro al supermercato; le aveva gironzolato attorno per tutto il tempo. Credeva di essere discreto, ma lei aveva visto chiaramente lo smartphone in mano e, fingendo indifferenza, lo puntava nella sua direzione, soprattutto quando le passava vicino, forse a catturare dettagli del suo corpo.
E dire che quella mattina non indossava nulla di particolare, almeno secondo il suo giudizio.
Era appena stata dall’estetista a rifarsi le unghie di mani e piedi, e a farsi estirpare ogni singolo pelo del corpo che non fossero sopracciglia o capelli. Per questo vestiva comoda: ai piedi gli stivaletti bassi in camoscio, foderati di peluche, morbidi e senza tacco; addosso dei pantaloni della tuta grigi, rubati al marito, volutamente larghi; sotto, un body nero in jersey, tinta unita, aderente, sgambato, a maniche lunghe.
Certo, il pantalone largo scendeva sui fianchi e lasciava intravedere la curva della vita; il body aderente metteva in risalto la forma del seno. Ma in centro era facile incontrare donne molto più esposte di lei. Eppure quell’uomo, forse perché lei rientrava più nei suoi gusti , l’aveva scelta tra tante.
Simona si ritrovò divisa, sospesa tra l’inquietudine e quella curiosità che, a volte in quelle situazioni, le accendeva la fantasia.
Si attardò nel sistemare la spesa dal carrello al vano portabagagli della sua auto, con la coda dell’occhio vide l’uomo dietro un pilastro, con una mano teneva lo smartphone puntato su di lei con l’altra , cazzo di fuori, dava sfogo alla sua frustrazione.
Nel faticare il pantalone di Simona era sceso talmente tanto che ormai le sue natiche, separate dalla lingua nera di jersey erano completamente esposte, la donna aveva lasciato che accadesse e volendo dare ancora più spettacolo di se, cercò qualcosa che l’avrebbe offerta al suo ammiratore.
Fu un richiamo naturale a darle lo spunto, ad un chiosco lungo la strada, aveva preso quel fruit tea enorme, pieno di ghiaccio e pezzi di frutta, prima di aggirarsi tra gli scaffali del supermercato, lo aveva consumato tutto prima di uscirne e la vescica premeva per essere svuotata.
Sorrise sapendo che l’uomo avrebbe gradito lo spettacolo inatteso, dopo essersi guardata attorno e fingendo di non essersi accorta di lui, spinta dall’eccitazione di avere un pubblico, corse un azzardo enorme.
Dopo essersi spostata tra lo spazio che c’era tra il muro e la sua auto si calò i pantaloni della tuta, sciolse i due bottoni a pressione tra le sue gambe si accucciò su una griglia di scolo e prese ad urinare.
La sensazione della urina che lasciava l’uretra gonfia era piacevole, il getto le scivolava caldo e abbondante tra le dita con cui teneva schiusa la fica, adorava la sensazione che il pube le dava sotto le dita, liscia come il velluto che il suo sesso aveva appena dopo la depilazione ed era sicura che anche il marito l’avrebbe adorata.
Quasi si era dimenticata del suo ospite, fu solo quando sentì i suoi passi affrettarsi pesanti verso di lei a ricordarsene, si voltò ma non riuscii a fare altro, l’uomo le piombò addosso con l’uccello fuori dai pantaloni, una mano si muoveva rapida lungo l’asta l’altra teneva imperterrito lo smartphone e la riprendeva.
L’uno dopo l’altro, in una lunghissima sequela di fiotti, lo sperma dell’uomo raggiunse Simona, sul volto appena voltato, sulle mani poste ad una inutile protezione, tra i capelli sciolti poi un attimo dopo essersi sfogato su di lei, sparire in gran fretta tra le auto lasciandola sola, sorpresa e divertita.
Quella era solo una delle tante avventure di Simona, per tanto se avesse dovuto rispondere al marito su fatto di quanto lei le fosse stata fedele, gli avrebbe risposto di, no, ma sorrise lo baciò e gli disse che lui era l’unico vero amore della sua vita e in quello non trovò alcuna menzogna.
Era stato paziente, aveva aspettato in salotto e sapeva che ne sarebbe valsa la pena. Quando la vide nel suo abito da sera, capì che aveva avuto ragione. Lei stessa, poco prima, davanti allo specchio, aveva sentito un brivido mentre la stoffa le scivolava addosso come fosse liquida.
La tuta nera dai riflessi metallici catturava la luce e la restituiva in frammenti sottili. Le maniche lunghe in tulle semitrasparente le avvolgevano le braccia con un’eleganza morbida, mentre il tessuto sul davanti le stringeva il petto nudo sotto accennando alle forme sottostanti, in maniera sensuale. La schiena, invece, era completamente scoperta.
Dietro al collo, lasciato nudo dallo chignon che le raccoglieva i capelli di un rosso ramato, un nodo sottile teneva insieme il tutto, come se bastasse un soffio per scioglierlo. La scollatura scendeva sulla schiena fino alla vita e ostinato correva piu in basso a lambire l’osso sacro, mostrando il tatuaggio tribale che lo decorava e lasciando intuire che fosse nuda sotto la stoffa sottile.
Quel vezzo , quella fenice tribale, era un piccolo errore di gioventù che però lei, per non tradire la propria storia , aveva preferito non far rimuovere chirurgicamente come invece le aveva chiesto molte volte il marito. Più in basso il tessuto si raccoglieva in pieghe morbide, aderendo ai fianchi con naturalezza ed esaltando con una cucitura tra le natiche sode, la forma del suo celebre culo.
Mentre sistemava gli orecchini, si accorse che Sandro sorrideva: compiaciuto, certo, ma anche divertito. Quando gli chiese il motivo, lui rispose che Amelia, la moglie di Franco, il suo capo, da cui sarebbero stati ospiti quella sera , avrebbe avuto di che lamentarsi per le attenzioni che Simona le avrebbe sottratto indossando quell’abito.
Lei aveva fatto spallucce. Era il prezzo da pagare per chi voleva competere con lei in certe occasioni, e Amelia aveva sempre cercato di sfidarla. Lo sapevano tutte: mogli, fidanzate, figlie e amanti. Le cene di gala non erano semplici eventi pubblici, ma campi di battaglia silenziosi, e a vincere era chi riusciva a raccogliere più consensi attraverso gli sguardi degli altri.
La villa di Franco, in cima a una collina e circondata da vigneti, era splendida, un vecchio casale appartenuta alla famiglia dell’uomo da generazione, ristrutturato senza badare a spese, la cena a cui erano stati invitati Simona e suo marito serviva proprio ad inaugurare la consegna, dopo il lunghi lavori.
Lo spiazzo antistante era gremito di auto di lusso, un manifesto scintillante del benessere degli invitati.
La cena, servita da camerieri impeccabili, era stata perfetta: ogni portata accompagnata da un vino eccellente, prodotto proprio dal padrone di casa.
A metà serata, Amelia era paonazza dalla rabbia. Pur essendo una delle donne più belle che Simona avesse mai conosciuto, le mancava quello charme naturale che non si può comprare. Il suo abitino dorato, corto, attillato e più adatto a una discoteca che a una serata elegante, non le aveva garantito l’attenzione sperata. Attenzione che, invece, si era riversata su Simona.
Una parte considerevole degli uomini presenti, almeno quelli che avevano trovato il coraggio di allontanarsi dalle proprie compagne, la circondava. La adulavano per l’eleganza naturale, per quel modo di essere impeccabile senza sforzo, sensuale senza intenzione. Lei, forse complice il vino, ricambiava i loro flirt con una leggerezza che non le apparteneva del tutto, e che la imbarazzava appena, sotto lo sguardo trattenuto e contrariato di Sandro.
Quella disapprovazione, evidente a tutti, non fece che alimentare i commenti sottovoce. Più di un uomo lo aveva invitato a non essere così geloso, come se la bellezza della moglie fosse un bene pubblico. Sandro, consapevole del potere che Franco esercitava su tutti, lui compreso, si rassegnò, pur restando vigile. E quella sua rassegnazione, quasi una resa formale, lasciò Simona più esposta, più vulnerabile, più trascinata dal gioco sociale di quanto avrebbe voluto ammettere.
Non seppe dire come accadde, ma a un certo punto si ritrovò seduta sulle ginocchia del padrone di casa. Sentì il calore della sua mano sul suo fianco risalire sotto al suo seno che sorreggeva con troppa naturalezza, e un’ondata di imbarazzo le salì alle guance. Ridacchiava, sì, ma era una risata che cercava di coprire il disagio, la consapevolezza di essere al centro di tutti gli sguardi, compreso quello del marito, immobile e muto.
Franco, intanto, diventava sempre più disinvolto. Troppo, per un uomo con una moglie e un socio d’affari presenti nella stessa stanza. Ogni suo gesto sembrava ancora casuale, ma solo in superficie. Sotto, c’era un’intenzione che lei percepiva chiaramente, che la metteva in difficoltà. Avrebbe voluto sottrarsi, rialzarsi, riprendere il controllo, ma la situazione la tratteneva lì, sospesa tra educazione, convenienza e un turbamento che non riusciva a ignorare.
Il bicchiere di Simona non rimaneva mai vuoto, era ormai alticcia. Proprio quell’offuscamento le rendeva più difficile distinguere ciò che la infastidiva da ciò che, in modo subdolo, la eccitava. Sentiva la tensione scorrerle sotto pelle, una corrente che non aveva cercato , che la sorprendeva, mentre le dita di Franco osavano la dove nessuno eccetto lei o suo marito avrebbero dovuto osare, parcheggiandosi tra le sue cosce che lei provava a tenere serrate.
Fu inutile resistere.
Un brivido caldo la colse all’improvviso, nato dalla lunga attenzione che Franco le aveva riservato, mentre le sue dita si muovevano sulla sua fica ormai umida.
Simona cercò di sembrare ignara, ma l’imbarazzo crescente, essere esposta, osservata, quasi “consegnata” agli occhi degli altri. Era come se ogni sguardo nella stanza la sfiorasse, la misurasse, la trattenesse lì dove non avrebbe voluto restare, e proprio quella impossibilità di sottrarsi le scivolava sotto pelle, come una corrente sottile mentre le mani dell’uomo osavano li dove solo al marito avrebbe dovuto essere concesso.
Tra le mani di Franco, Simona era uno strumento a corda accordato con cura, suonato con la sicurezza di chi conosce perfettamente il modo in cui far vibrare le corde. Lui la guidava con una naturalezza, con esperienza e talento che sfiorava l’arroganza.
Simona pur rigida nella postura, avvertiva una risposta involontaria del suo corpo, arrossi chiedendosi quanto palese fosse il suo arrapamento agli altri, si pentì di non aver indossato gli slip quella sera, quella scelta la rendeva più vulnerabile, un fremito le corse lungo la schiena, quando un dito dell’uomo provò ad insinuarsi tra le pieghe della sua vagina, fremito che la confuse più dell’imbarazzo stesso.
Cercò di coprirsi, di ritagliarsi un minimo di privacy usando il tovagliolo e il calice che teneva in mano, come se quei piccoli gesti potessero proteggerla, nasconderla, restituirle un margine di controllo. Ma era inutile. La sua tensione era evidente a tutti, persino a Sandro, che la osservava senza intervenire, immobile come un uomo che assiste a qualcosa che non può fermare.
Proprio quella consapevolezza ,l’essere vista, giudicata, lasciata lì , la fece arrossire ancora di più. Una parte di lei avrebbe voluto scomparire, sottrarsi a quel gioco che non aveva scelto, non del tutto almeno e di cui si era resa complice. Un’altra, più profonda e più difficile da ammettere, sentiva invece una vertigine nuova, un’emozione che la attraversava in silenzio, calda, inaspettata, proibita.
le dita di Franco si muovevano in un arpeggio sempre più sicuro sulla sua fica ormai accessibile e aperta.
Il tutto avveniva davanti ai presenti, destinato a diventare pettegolezzo per settimane. Davanti a Sandro, che taceva, consapevole di non poter intervenire senza pagarne il prezzo. Davanti agli invitati, divisi tra imbarazzo e un compiacimento per l’ennesima prova di potere del loro ospite. Simona si scopriva vulnerabile, esposta, e allo stesso tempo inspiegabilmente viva, attraversata da una corrente che non riusciva più a ignorare.
Amelia, la moglie di Franco, restava in disparte ,osservava la scena da lontano. Lo sguardo duro, la postura irrigidita, il calice stretto tra le dita sognando fosse il collo della sua ospite. Ogni secondo la consumava, non tanto per l’ennesimo tradimento del marito, ma per l’attenzione che la donna le stava portando via.
Avrebbe voluto piombare su di loro come una furia, strapparle i capelli, cavare gli occhi di lei con le sue unghie lunghe appena rifatte, urlandole di tutto, tutti quegli insulti che tante volte nella sua vita si era sentita attribuire, ma sapeva che una scenata le sarebbe costata cara. Proprio quell’impotenza la faceva bruciare ancora di più, cosi decise di lasciare che le cose andassero avanti.
Ormai Simona ,mentre le dita dell’uomo le forzavano il tessuto dentro la fica, sembrò sul punto di perdere il controllo, le scappo un gemito, seguito da un secondo che provò subito a ricacciare indietro, fu Sandro a quel punto a muoversi. Come destato da un incantesimo, attraversò la stanza con uno slancio improvviso, raggiunse la moglie e il padrone di casa e, con una scusa frettolosa, la sottrasse alla scena. La sollevò quasi di peso, senza darle il tempo di capire se fosse sollievo, per averla tratta in salvo o frustrazione perché l’aveva privata di qualcosa che ormai le era prossimo, quel sentimento violento le attraversava il petto.
Sandro trascinandosi dietro la moglie, prese la via per lasciare la stanza il più rapidamente possibile, salutando tutti dicendo che si era fatto tardi, tra la disapprovazione divertita degli invitati, Franco mentre si allontanavano, dopo essersi annusato le dita della mano che aveva tenuto tra le cosce della donna, assaporato l’effluvio che ne ricopriva i polpastrelli e colava tra di esse ,si perse in una descrizione dettagliata tipica di un esperto di vini, sostenendo di sentire, miele, albicocca matura ,una nota calda, morbida e avvolgente, simile a un Sauternes maturo, me seguì una risata fragorosa tra i presenti, risata che accompagnò la coppia fino all’uscita.
La mattina dopo, Simona si svegliò tra le braccia del marito. In quelle braccia forti trovava ciò di cui aveva sempre avuto bisogno: stabilità, protezione, conforto. Allungò il viso verso di lui e, come ogni mattina, si scambiarono un bacio lungo, appassionato.
Quando la coscienza tornò lucida, la mente corse alla sera precedente. La vergogna le salì addosso all’improvviso. Posò il volto sul torace dell’uomo, come per cercare rifugio. Lui la strinse più forte, nel suo modo silenzioso di consolarla. Nessuna parola, solo sospiri.
Simona sentiva il cuore del marito battere: forte, rapido. Sollevò la testa per capire il suo stato. L’espressione era tesa, pensierosa. Le bastò un attimo per sentire di averlo deluso. Cercò il coraggio di parlare, ma prima che potesse farlo una domanda inattesa le cadde addosso come un peso.
«Mi hai mai tradito?»
La verità era inconfessabile. Non lo aveva mai tradito ,non fino in fondo, almeno , ma a volte Simona aveva ceduto ai propri bisogni. Forse era la noia di una vita troppo agiata, non del tutto meritata; forse il desiderio di sentirsi vista, desiderata da altri che non fossero il suo compagno. Così aveva cercato, nelle attenzioni di altri uomini, un diversivo. Nulla di concreto, solo scivolamenti, piccoli cedimenti che però ora le pesavano come colpe vere.
Quello che era successo a casa di Franco era solo un esempio: a volte, correre certi rischi la portava in situazioni che sfioravano il limite dell’adulterio. Ma, nella maggior parte dei casi, ciò che concedeva agli altri erano solo promesse, piccoli frammenti della sua femminilità. A volte sentiva un’urgenza ,quella del degrado, dell’umiliazione , e finiva per percorrere sentieri che la quotidianità di moglie non le permetteva di seguire.
“certo molte volte” disse tra se pur sapendo che non avrebbe mai avuto il coraggio di confessarlo, quelle parole restarono relegate nella sua mente.
Era la sua parte trasgressiva a parlare, quella che esprimeva soprattutto nell’esibizionismo. Adorava essere guardata, spiata.
Quella settimana, dopo aver fatto la spesa al supermercato, mentre tornava verso la sua auto , parcheggiata apposta nel punto più isolato del sotterraneo ,ebbe la certezza di essere seguita.
Un uomo sulla cinquantina, dall’aria trasandata e stanca, camminava a distanza, parallelo a lei, tra le file di auto. Sembrava per i fatti suoi, ma Simona sapeva che non le staccava gli occhi di dosso: sentiva un formicolio alla nuca ogni volta che lui la fissava. Lo aveva già notato dentro al supermercato; le aveva gironzolato attorno per tutto il tempo. Credeva di essere discreto, ma lei aveva visto chiaramente lo smartphone in mano e, fingendo indifferenza, lo puntava nella sua direzione, soprattutto quando le passava vicino, forse a catturare dettagli del suo corpo.
E dire che quella mattina non indossava nulla di particolare, almeno secondo il suo giudizio.
Era appena stata dall’estetista a rifarsi le unghie di mani e piedi, e a farsi estirpare ogni singolo pelo del corpo che non fossero sopracciglia o capelli. Per questo vestiva comoda: ai piedi gli stivaletti bassi in camoscio, foderati di peluche, morbidi e senza tacco; addosso dei pantaloni della tuta grigi, rubati al marito, volutamente larghi; sotto, un body nero in jersey, tinta unita, aderente, sgambato, a maniche lunghe.
Certo, il pantalone largo scendeva sui fianchi e lasciava intravedere la curva della vita; il body aderente metteva in risalto la forma del seno. Ma in centro era facile incontrare donne molto più esposte di lei. Eppure quell’uomo, forse perché lei rientrava più nei suoi gusti , l’aveva scelta tra tante.
Simona si ritrovò divisa, sospesa tra l’inquietudine e quella curiosità che, a volte in quelle situazioni, le accendeva la fantasia.
Si attardò nel sistemare la spesa dal carrello al vano portabagagli della sua auto, con la coda dell’occhio vide l’uomo dietro un pilastro, con una mano teneva lo smartphone puntato su di lei con l’altra , cazzo di fuori, dava sfogo alla sua frustrazione.
Nel faticare il pantalone di Simona era sceso talmente tanto che ormai le sue natiche, separate dalla lingua nera di jersey erano completamente esposte, la donna aveva lasciato che accadesse e volendo dare ancora più spettacolo di se, cercò qualcosa che l’avrebbe offerta al suo ammiratore.
Fu un richiamo naturale a darle lo spunto, ad un chiosco lungo la strada, aveva preso quel fruit tea enorme, pieno di ghiaccio e pezzi di frutta, prima di aggirarsi tra gli scaffali del supermercato, lo aveva consumato tutto prima di uscirne e la vescica premeva per essere svuotata.
Sorrise sapendo che l’uomo avrebbe gradito lo spettacolo inatteso, dopo essersi guardata attorno e fingendo di non essersi accorta di lui, spinta dall’eccitazione di avere un pubblico, corse un azzardo enorme.
Dopo essersi spostata tra lo spazio che c’era tra il muro e la sua auto si calò i pantaloni della tuta, sciolse i due bottoni a pressione tra le sue gambe si accucciò su una griglia di scolo e prese ad urinare.
La sensazione della urina che lasciava l’uretra gonfia era piacevole, il getto le scivolava caldo e abbondante tra le dita con cui teneva schiusa la fica, adorava la sensazione che il pube le dava sotto le dita, liscia come il velluto che il suo sesso aveva appena dopo la depilazione ed era sicura che anche il marito l’avrebbe adorata.
Quasi si era dimenticata del suo ospite, fu solo quando sentì i suoi passi affrettarsi pesanti verso di lei a ricordarsene, si voltò ma non riuscii a fare altro, l’uomo le piombò addosso con l’uccello fuori dai pantaloni, una mano si muoveva rapida lungo l’asta l’altra teneva imperterrito lo smartphone e la riprendeva.
L’uno dopo l’altro, in una lunghissima sequela di fiotti, lo sperma dell’uomo raggiunse Simona, sul volto appena voltato, sulle mani poste ad una inutile protezione, tra i capelli sciolti poi un attimo dopo essersi sfogato su di lei, sparire in gran fretta tra le auto lasciandola sola, sorpresa e divertita.
Quella era solo una delle tante avventure di Simona, per tanto se avesse dovuto rispondere al marito su fatto di quanto lei le fosse stata fedele, gli avrebbe risposto di, no, ma sorrise lo baciò e gli disse che lui era l’unico vero amore della sua vita e in quello non trovò alcuna menzogna.
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