Sulla pelle di Ev XiV
di
passodalfiume
genere
scambio di coppia
Pietro era il cugino di mia madre, l’unico di tutta la sua famiglia con cui lei manteneva un qualche tipo di rapporto.
Frequentava spesso la nostra casa, c’era anche quando mia madre presa dai suoi mille amanti era distratta o lontana fisicamente ed emotivamente.
Ed essendo l’unico uomo con una certa costanza nella mia vita era diventato inevitabilmente la mia figura di riferimento, più di uno zio , per un certo senso, un mentore ,un padre.
Zio Pietro era sempre stato presente, nei momenti difficili, costante nella mia evoluzione da ragazza imbranata e troppo timida a giovane donna consapevole, e a volte sfrontata, mi aveva aiutato a scoprire il mio potenziale, il mio piacere per l’esibizionismo, ciò che volevo e potevo essere, a non temere il giudizio degli altri, che la vergogna ,l’imbarazzo possono essere uno stimolo da cui trarre vantaggio ,persino piacere.
Passavamo giornate insieme fatte di emozioni forti e piacevoli scoperte, mi aveva insegnato a prendermi cura di me stessa, accompagnata nell’esplorazione dei misteri del mio corpo ,nell’apprendere come dare piacere a me stessa e come darne ad altri.
Cosi quando, in quinta superiore mi chiese di accompagnarlo in una gita di qualche giorno al mare, ne fui felice. Quasi litigai con mia madre dandogli la notizia, sempre gelosa delle attenzioni che gli altri dedicavano a me e non a lei, ma partimmo comunque per Fregene.
Negli anni ’90 Fregene aveva un fascino tutto suo, un equilibrio tra mondanità e semplicità balneare. Le strade erano attraversate da biciclette sgangherate, motorini con ragazzi senza casco e famiglie che si spostavano con borse frigo e ombrelloni colorati. L’odore dei pini marittimi si mescolava alla salsedine e al profumo delle creme solari, creando quell’aroma inconfondibile delle estati di allora.
Era un luogo dove il tempo sembrava scorrere più lento, dove ogni giornata era un piccolo rito, la spiaggia, il pranzo al sacco, la corsa a casa per prepararsi per la serata e le emozioni che riservava.
Le spiagge erano più selvagge, meno regimentate di adesso, personalmente le preferivo cosi, file di cabine in legno scolorito, stabilimenti storici con musica dance che usciva gracchiante dagli altoparlanti vecchi, e gruppi di ragazzi che giocavano a racchettoni fino al tramonto. La sera la località cambiava volto: le luci dei chioschi sulla spiaggia, i locali affollati, la gente che si ritrovava per un gelato o per una passeggiata sul lungomare, mentre le auto parcheggiate ovunque raccontavano un’estate vissuta senza troppi pensieri.
Saremmo stati ospiti a casa di un suo amico, il signor Antonio e per non farmi mancare la compagnia era stata invitata anche la nipote dell’uomo, figlia del fratello, Daniela.
Daniela era una ragazza piena di entusiasmo, energica e solare. Dal sole sembrava prendere ogni suo colore: dalla folta chioma che brillava di riflessi caldi, alla pelle ambrata che ne custodiva il tepore, fino agli occhi, così luminosi da sembrare fusi nell’oro.
Grazie al suo entusiasmo riuscì quasi subito a vincere la mia solita diffidenza, scoprimmo di avere molte cose in comune, come l’indirizzo scolastico, entrambe facevamo l’ultimo anno di liceo classico, di essere praticamente coetanee, ci separavano solo tre mesi lei nata a inizio estate io nei prime settimane di autunno, i gusti musicali, entrambe pazze per Madonna, George Micheal e sopratutto i Duran Duran , fantasticando su cosa avremmo fatto potendo restare in compagnia di John Taylor e Simon Le Bon, ma ciò che ci avvicinò in maniera definitiva era il profondo affetto che entrambe avevamo per i nostri rispettivi Zii.
Anche Daniela era cresciuta senza un padre, portato via da un brutto male quando lei era solo una bambina, Antonio era rimasto vicino a lei e a sua madre, diventato la sua figura maschile di riferimento e raggiunta la maturità necessaria anche il suo amante.
Io non mi ero spinta cosi a fondo con Zio Pietro, certo mi aveva visto nuda molte volte, avevamo giocato l’uno con il corpo dell’altra, ma non eravamo mai andati oltre, non che io non lo volessi tutt’altro, era lui che preferiva non valicare quel confine.
Ma le cose sarebbero cambiate e quel vincolo presto sarebbe decaduto, proprio li a Fregene, una sera, quella precedente alla nostra partenza, dopo una cena in pizzeria, mentre tornavamo a piedi verso casa di Daniela e suo Zio, Zio Pietro mi prese da parte e mi confessò il motivo del nostro viaggio.
Aveva conosciuto Daniela in una precedente occasione e se ne era invaghito, preso il coraggio si era confessato a suo Zio il quale al fine di concedere il suo benestare aveva preteso uno scambio, sua nipote ,per avere l’occasione di stare con me.
Ci tenne a precisare che se non fossi stata disponibile, la faccenda si sarebbe chiusa li, saremmo tornati a Milano e quella sarebbe stata comunque una piacevole gita al mare, aggiungendo che se invece avessi dato il mio consenso, avremmo aggiunto un bel ricordo all’esperienza.
Ci pensai, non avevo molto tempo, la mattina dopo saremmo ripartiti, pensare Zio Pietro con un altra prima che fosse mai stato con me,mi faceva ardere dalla gelosia, Daniela si accorse della mia tensione, mentre osservavo sui Zio, cercando di decidere. Antonio non era un granché, sembrava Denny Devito, ma volevo più di ogni altra cosa, rendere felice ,zio Pietro e se andare a letto con quell’uomo mi avrebbe consentito di renderlo tale, sarebbe stato un piccolo sacrificio che avrei fatto senza pensarci troppo.
Entrati in casa ci trasferimmo in salotto, per rilassarci, io e daniela seduti al centro di un lungo divano in pelle e i nostri rispettivi Zii seduti accanto, Pietro al fianco di Daniela, Antonio alla mia destra.
Daniela cercava di smorzare la tensione con il suo solito entusiasmo, io restavo silenziosa, sentivo tutti gli occhi su di me, non sapevo se lei fosse consapevole di quello che sarebbe accaduto o meno ma, non sembrava essere impreparata all’eventualità vista che flirtava tranquillamente con mio Zio.
Fu nel momento in cui lo sguardo mio e di zio Pietro si incrociarono, sguardo in cui lessi, desiderio e trepidazione, che diedi la mia risposta.
Bastò un cenno del capo rivolto a lui per dare conferma della mia disponibilità.
Zio Pietro guardò il suo amico e questo capii che ero disponibile.
Mi ritrovai con il cazzo dell’uomo fuori dai pantaloni in una mano , T-shirt bianca sollevata a mostrare il seno nudo, seno che lui avido aveva divorato prima di concentrarsi sulla mia bocca, la sua lingua in gola si muoveva come se cercasse di tenere in trappola la mia, incapace di tenere chiuse le cosce, la sua mano destra sotto la gonna plissé bohémien nera, leggera, estiva, infilata dentro le mie mutandine di cotone bianche rese umide dalla reazione del mio corpo che ancora una volta anticipava la mia mente.
Affianco a me Daniela , si era portata parecchio avanti, con indosso solo il tanga in pizzo nero , le avevo visto indossare in camera mentre ci preparavamo per la serata, stava china si prendeva cura del cazzo eretto di mio zio succhiandolo come mille altre volte avevo fatto io, mentre lui con le dita fatta scivolare tra le sue natiche ,le esplorava la fica, ero gelosa.
Ormai era per me una sfida, cosi feci ciò che andava fatto per non restare indietro, mi disfai degli slip, mi stesi sul divano con la testa rivolta verso mio zio ,allargai le gambe ed invitai Antonio a prendere ciò che desiderava. Mentre il cazzo dell’uomo mi scorreva nella fica, Daniela non era da meno, a cavalcioni su mio zio si era impalata sul suo uccello e e muovendo i fianchi lo faceva scivolare dentro di se.
Lo sguardo mio e di zio Pietro si incrociarono, più e più volte mentre i nostri ospiti andavano avanti nei loro intenti, fu semplice intuire il desiderio che entrambi provavamo, quanto le nostre menti fossero connesse, quanto entrambi avremmo voluto scambiare partner e vivere assieme quel momento, l’uno per l’altra, senza vincoli morali, quell’idea rendeva tutto ancora più eccitante.
con la mente rimossi il viso di Antonio e lo sostituì con quello di Pietro, questo mi aiutò a lasciarmi andare a prendere il controllo.
Cambiammo posizione, ci ritrovammo in uno strano sessantanove, io sopra Daniela mentre zio Pietro la prendeva, il suo amico mi scopava affondando il suo cazzo dentro di me da dietro.
Sconvolta dall’enfasi di quel momento mi voltai verso di lui e tra i gemiti, gli sussurrai che lo avrei voluto dentro di me.
Cosi fu, stese supine l’una accanto all’altra schiacciate tra i cuscini del divano madido di sudore e i nostri amanti, mentre Antonio ritrovò il conforto tra le cosce della nipote, finalmente Zio Pietro fu dentro di me.
Zio Pietro mi aveva gia toccata altre volte, altre volte mi aveva gia esplorato, conosceva il mio corpo ,ogni sua curva, e piega forse persino meglio di quanto la conoscessi io, ma si era sempre mosso con un certo riguardo, con il rispetto che si deve ad un luogo sacro, ma quel suo riguardo, quel suo rispetto sembrava essere sparito.
Mi chiavava come se non fossi più la sua piccola, la sua bambina, come aveva definirmi, ma come una donna, o meglio come un animale monterebbe la sua femmina in calore, senza alcun rispetto o riguardo, solo urgenza e necessità.
Mentre mi teneva saldamente per i fianchi, Il suo cazzo ,affondava nella mia fica e riemergeva quasi del tutto per poi ripetere il rito con un ritmo crescente, compito aggevolato della dilatazione e la lubrificazione che il mio sesso era in grado di offrigli in quel momento.
Gemevo e ai miei gemiti si univano in un coro quello di Daniela e di suo Zio.
Prima dell’apice, entrambe ci ritrovammo in ginocchio sul pavimento, l’una con il viso vicino a quella dell’altra, fu l’istinto a guidarci, mentre quasi all’unisono, i nostri rispettivi parenti, scaricavano sui nostri volti, sulle nostre lingue avide, fuori dalle nostre bocche assetate e spalancate, il loro seme, che accumulato nei loro lombi piovve in abbondanza a fiotti su di noi.
Prima dell’alba, lasciammo la casa di Antonio e sua nipote augurandoci di ripetere presto l’esperienza.
Il viaggio verso Milano sarebbe stato lungo, ma l’attesa e il tedio sarebbe stata mitigata dal ricordo di quella serata.
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