Dancing queen (E tu, chi guardi?)
di
Cla85
genere
masturbazione
Non so perché Giorgio mi abbia raccontato questa storia. Forse perché sa che mi diverte scrivere. O perché sono una donna; raccontarlo a un amico sarebbe stato un po' strano. O forse perché voleva indagare le mie reazioni, farmi eccitare.
Non so.
So solo che ad un certo punto, mentre parlava, ho smesso di ascoltare e ho iniziato a vedere...
“Hai presente quando un ritornello del cazzo ti entra in testa e ti ritrovi a canticchiarlo per tutto il santo giorno? Mentre vai in bicicletta, mentre fai la doccia, ti vesti, mangi, guidi per andare a lavorare... quel pugno di accordi ti accompagna continuamente.”
Siamo rimasti praticamente solo noi due seduti al tavolo all'aperto. Alcuni colleghi se ne sono già andati, altri stanno conversando al bancone.
Annuisco, sorseggiando il secondo bicchiere di prosecco, mentre lui accenna il motivo, piano.
“You can dance, you can jive
Having the time of your life
See that girl watch that scene
Dig in the dancing queen
Insomma, è tutto il santo giorno che ho sta' merda di canzone in testa.
E credo di sapere anche il perché. Stanotte, mentre ero sotto la doccia, l’hanno passata alla radio."
Gli dico che succede spesso. Che quando il cervello rallenta di colpo dopo un'attività intensa, tende a riempire il vuoto con la prima cosa che capita.
Lui mi ascolta, sposta appena lo sguardo come se ci riflettesse un attimo. Poi torna su di me, accenna un sorriso, solleva il mento e riprende a parlare.
"Ieri sera. Torno, apro la porta. La casa è completamente in silenzio. I nani dormono.
Entro in camera, scopro che la signora invece è sveglia. Anche se la luce è tenue, noto subito che ha le guance arrossate.
La saluto, mi avvicino, la bacio. Poi procedo con un elegante e arguto baciamano. Afferro le dita della sua mano destra, le porto sotto le mie labbra e inspiro. Il suo odore è un richiamo inconfondibile.
Bingo!"
Ascolto Giorgio raccontare, lo osservo avvicinarsi a me e mimare il baciamano mentre mi guarda negli occhi. A voce bassa dice:
"- Ti stavi toccando."
Ho un sussulto. Sta ancora raccontando o parla con me?
Fa una pausa. Credo si stia compiacendo di avermi insinuato il dubbio. Rido, gli dico di non fare lo scemo.
Lui mi lascia la mano, sposta lo sguardo e riprende...
"Non glielo chiedo, lo affermo sorridendo sornione. Lei si limita a sorridere a sua volta.
Inizio a spogliarmi, mi libero di tutto ciò che è superfluo, lascio solo gli slip, la bacio ancora e le sussurro
- Continua pure.
Mi accomodo sulla poltrona.
Indossa una sottoveste nera effetto seta, la mia preferita. Vederla con quella addosso, ogni volta mi fa sbarellare.
Lei batte il palmo sul materasso, come volesse far salire il cane, e mi dice:
– Non vuoi aiutarmi?
– Magari più tardi - le rispondo.
– Come preferisci - dice e fa sparire le braccia sotto le lenzuola. Solleva le ginocchia, il tessuto si tende, lei inizia ad ondeggiare senza togliermi gli occhi di dosso.
La stanza è in silenzio ma posso sentire il rumore degli umori che la bagnano.
È musica per le mie orecchie!
Chissà da quanto tempo va avanti. Così le chiedo:
– Sei già venuta?
– Non ancora. Mancava poco ma… mi hai interrotta.
Mi avvicino e con un colpo sollevo le lenzuola che schioccano come le vele di una nave sbattute dal vento. Stacco gli occhi dai suoi per seguire il movimento della sua mano che si insinua sotto il pizzo nero delle mutandine. Credo si stia solo accarezzando esternamente, le dita sono sollevate.
Riconosco il suono di prima: carne bagnata che si separa.
È un linguaggio che i miei lombi padroneggiano. Mi sale dal ventre l'impulso irresistibile di sostituire la mia lingua alle sue dita, ma mi sforzo di trattenermi.
Mi limito a sfilarle gli slip per poter vedere meglio.
Il suo odore mi investe, mi avvolge. Con fatica mi rimetto seduto.
Quanto vorrei tuffarmi in quel mare! Ed è proprio un mare, me ne accorgo quando scosta la mano ed apre le cosce. Si dev'essere lavorata ben bene, perché le sue labbra sono gonfie, rosse, luccicano e grondano di rugiada.
Mi accarezzo l'uccello che reclama attenzioni. La guardo, ha gli occhi umidi, la bocca aperta, il suono del suo respiro mi ipnotizza. Il desiderio mi secca la gola.
A un tratto dice:
- Sei sicuro di voler restare a guardare?
Io annuisco.
E aggiungo:
- Fai come fossi da sola.
La vedo che sorride, enigmatica. Si solleva, sfila la sottoveste, libera i seni che mi sembrano più pieni che mai. Afferra il capezzolo sinistro, lo strizza ed esce una goccia di latte che spalma tutto intorno.
Un brivido mi scende lungo la schiena.
Ha smesso di allattare da due anni, ma dice che è colpa mia, che quando scopiamo succhio e mordo troppo forte. Ma quando le chiedo se vuole che smetta, mi dice: non ci pensare neanche.
Ho il cuore in corsa, il cazzo in pugno.
Lei fa la stessa cosa con l'altro capezzolo poi solleva le braccia e si scioglie i capelli. Una cascata di onde castane avvolge le sue spalle. Infila le mani in quella chioma, ne tira fuori qualcosa, non capisco subito cosa. Qualunque cosa sia, ne divarica le estremità, l'avvicina al capezzolo destro e lascia che si stringa intorno ad esso."
Mi rendo conto di avere il respiro corto.
Pendo dalle sue labbra.
"Emette un gemito.
Resto sorpreso, guardando il capezzolo rosso, turgido, strozzato da quella forcina nera per capelli.
A quella vista il cazzo sussulta; in risposta ad ogni suo gemito il cazzo sussulta.
I nostri occhi si trovano, provo a chiedere ma dalla mia bocca asciutta esce un suono flebile.
– Ma che cazz.... – lei mi interrompe e risponde.
– Hai detto "come se fossi sola".
Sorride, chiude gli occhi, si appoggia allo schienale e inspira a pieni polmoni. Trema, cazzo, trema, mentre si infila una mano tra le cosce. Sfiora le labbra esterne tenendo ferma la mano e spingendo il bacino.
Vorrei inzupparci il cazzo all'istante in quella sua fica, è pronta, non aspetta altro e io ho una verga tra le mani progettata da madre natura esattamente a quello scopo!
Eppure mi trattengo.
E la guardo mentre infila il dito medio e lo sfila. Il bacino si avvicina e poi si allontana. Cristo, quanto è pronta! Quanto è gonfia, quanto è aperta!
- Marti sei bellissima...
Lei apre appena gli occhi e mi guarda, devastata dal desiderio. Poi aggiunge l'indice e geme più forte
Improvvisamente ma lentamente si volta, sdraiandosi in posizione prona.
La conosco abbastanza per sapere che questo è il segnale che manca poco, che sta per venire.
Appoggia il petto al materasso e tiene sollevato il bacino, offrendomi una vista da capogiro.
I suoi buchi, i suoi succhi, la sua mano che entra ed esce.
Ad un tratto grida. È un verso di dolore. La guardo, la smorfia sul viso è inequivocabile.
- Che succede?
- Le forcine... il capezzolo... mi fa male!
Strizza gli occhi, apre la bocca. Quella smorfia che è mezzo dolore e mezzo piacere mi fa impazzire, è ciò che cerco nei porno, devo tirare la catena del demone per non saltarle addosso.
Se mi toccassi verrei all'istante.
E invece le chiedo:
- Vuoi... vuoi che te le tolga?
La mia voce è un sibilo, non sono neanche certo che mi abbia sentito.
Lei non risponde subito. Riapre gli occhi umidi, ha la testa appoggiata al materasso e mi guarda languida, ancora con quella smorfia. Geme, arriccia il naso, si morde il labbro.
- Vuoi che te le tolga? - le ripeto.
E lei?
In risposta si solleva e scuote la testa.
Non immagini che voglia di fotterla!
Si tocca e geme, geme sempre più forte.
Penso – cazzo, sveglierà tutto il condominio!
La raggiungo sul letto. Mi guarda perplessa.
– Hai cambiato idea? ‐ chiede.
– Strilli troppo... Sveglierai tutti… Hai chiaramente bisogno di aiuto. – Con la mano sinistra le tappo la bocca, chiudo gli occhi e infilo la destra al posto della sua, immergendo tre dita dentro di lei.
Una scarica elettrica mi illumina il cervello, la vedo riflessa nell’interno delle palpebre.
Lei mugola, mugola e spinge il bacino contro la mia mano, sopra la quale ha appoggiato la sua.
Con le dita preme sulle mie falangi guidandomi come se fosse un'insegnante di pianoforte. Mi spinge a suonare bene le sue corde. Poi ad un tratto sento che preme più forte, la mano entra di più, il peso del suo corpo la schiaccia, i movimenti si fanno più corti e rapidi. Il palmo premuto sulla bocca soffoca i gemiti.
Ed eccolo. Arriva forte, impetuoso.
Il suo orgasmo sembra a tutti gli effetti risucchiarmi. La sua fica calda e bagnata è una bocca che tenta di inghiottirmi le dita, i suoi muscoli si contraggono e sono lingue infuocate che sento distintamente leccarmi la mano.
Lei trema, stende e piega le gambe, poi si ferma ansimante. Le tolgo la mano dalla bocca per darle aria. Percepisco ancora le sue scosse di assestamento.
Sfilo anche l’altra mano.
E finalmente infilo il cazzo.
Lei si dimena, mi dice aspetta, ma io sono già dentro. Si solleva appoggiandosi sui gomiti e si libera di quelle cazzo di mollette sui seni, poi si stende, mugola e dice:
- Finiscimi... sbattimi! Scopami!
Non me lo faccio ripetere.
Anzi sì.
Mi piace sentirla parlare così.
- Ripetilo! – le dico. E lei:
- Sbattimi! Riempimi tutta con il tuo bel cazzo!
Mi sono trattenuto fin troppo. La inchiodo al materasso, spingo ripetutamente, la schiaccio, ripenso alla sua faccia da troia e le schizzo dentro per un tempo che mi pare interminabile.”
Giorgio mi guarda.
Sospiro.
Ho i battiti accelerati.
Mi è caduto l'occhio sul cavallo dei suoi pantaloni chiari. Il tessuto è ben teso.
Lui non sposta lo sguardo, alza solo di un po’ il tono di voce...
“Riprendo fiato. Vado a farmi una doccia. Accendo la radio, regolo basso il volume e… indovina?
You can dance, you can jive
Having the time of your life
See that girl watch that scene
Dig in the dancing queen"
Non so.
So solo che ad un certo punto, mentre parlava, ho smesso di ascoltare e ho iniziato a vedere...
“Hai presente quando un ritornello del cazzo ti entra in testa e ti ritrovi a canticchiarlo per tutto il santo giorno? Mentre vai in bicicletta, mentre fai la doccia, ti vesti, mangi, guidi per andare a lavorare... quel pugno di accordi ti accompagna continuamente.”
Siamo rimasti praticamente solo noi due seduti al tavolo all'aperto. Alcuni colleghi se ne sono già andati, altri stanno conversando al bancone.
Annuisco, sorseggiando il secondo bicchiere di prosecco, mentre lui accenna il motivo, piano.
“You can dance, you can jive
Having the time of your life
See that girl watch that scene
Dig in the dancing queen
Insomma, è tutto il santo giorno che ho sta' merda di canzone in testa.
E credo di sapere anche il perché. Stanotte, mentre ero sotto la doccia, l’hanno passata alla radio."
Gli dico che succede spesso. Che quando il cervello rallenta di colpo dopo un'attività intensa, tende a riempire il vuoto con la prima cosa che capita.
Lui mi ascolta, sposta appena lo sguardo come se ci riflettesse un attimo. Poi torna su di me, accenna un sorriso, solleva il mento e riprende a parlare.
"Ieri sera. Torno, apro la porta. La casa è completamente in silenzio. I nani dormono.
Entro in camera, scopro che la signora invece è sveglia. Anche se la luce è tenue, noto subito che ha le guance arrossate.
La saluto, mi avvicino, la bacio. Poi procedo con un elegante e arguto baciamano. Afferro le dita della sua mano destra, le porto sotto le mie labbra e inspiro. Il suo odore è un richiamo inconfondibile.
Bingo!"
Ascolto Giorgio raccontare, lo osservo avvicinarsi a me e mimare il baciamano mentre mi guarda negli occhi. A voce bassa dice:
"- Ti stavi toccando."
Ho un sussulto. Sta ancora raccontando o parla con me?
Fa una pausa. Credo si stia compiacendo di avermi insinuato il dubbio. Rido, gli dico di non fare lo scemo.
Lui mi lascia la mano, sposta lo sguardo e riprende...
"Non glielo chiedo, lo affermo sorridendo sornione. Lei si limita a sorridere a sua volta.
Inizio a spogliarmi, mi libero di tutto ciò che è superfluo, lascio solo gli slip, la bacio ancora e le sussurro
- Continua pure.
Mi accomodo sulla poltrona.
Indossa una sottoveste nera effetto seta, la mia preferita. Vederla con quella addosso, ogni volta mi fa sbarellare.
Lei batte il palmo sul materasso, come volesse far salire il cane, e mi dice:
– Non vuoi aiutarmi?
– Magari più tardi - le rispondo.
– Come preferisci - dice e fa sparire le braccia sotto le lenzuola. Solleva le ginocchia, il tessuto si tende, lei inizia ad ondeggiare senza togliermi gli occhi di dosso.
La stanza è in silenzio ma posso sentire il rumore degli umori che la bagnano.
È musica per le mie orecchie!
Chissà da quanto tempo va avanti. Così le chiedo:
– Sei già venuta?
– Non ancora. Mancava poco ma… mi hai interrotta.
Mi avvicino e con un colpo sollevo le lenzuola che schioccano come le vele di una nave sbattute dal vento. Stacco gli occhi dai suoi per seguire il movimento della sua mano che si insinua sotto il pizzo nero delle mutandine. Credo si stia solo accarezzando esternamente, le dita sono sollevate.
Riconosco il suono di prima: carne bagnata che si separa.
È un linguaggio che i miei lombi padroneggiano. Mi sale dal ventre l'impulso irresistibile di sostituire la mia lingua alle sue dita, ma mi sforzo di trattenermi.
Mi limito a sfilarle gli slip per poter vedere meglio.
Il suo odore mi investe, mi avvolge. Con fatica mi rimetto seduto.
Quanto vorrei tuffarmi in quel mare! Ed è proprio un mare, me ne accorgo quando scosta la mano ed apre le cosce. Si dev'essere lavorata ben bene, perché le sue labbra sono gonfie, rosse, luccicano e grondano di rugiada.
Mi accarezzo l'uccello che reclama attenzioni. La guardo, ha gli occhi umidi, la bocca aperta, il suono del suo respiro mi ipnotizza. Il desiderio mi secca la gola.
A un tratto dice:
- Sei sicuro di voler restare a guardare?
Io annuisco.
E aggiungo:
- Fai come fossi da sola.
La vedo che sorride, enigmatica. Si solleva, sfila la sottoveste, libera i seni che mi sembrano più pieni che mai. Afferra il capezzolo sinistro, lo strizza ed esce una goccia di latte che spalma tutto intorno.
Un brivido mi scende lungo la schiena.
Ha smesso di allattare da due anni, ma dice che è colpa mia, che quando scopiamo succhio e mordo troppo forte. Ma quando le chiedo se vuole che smetta, mi dice: non ci pensare neanche.
Ho il cuore in corsa, il cazzo in pugno.
Lei fa la stessa cosa con l'altro capezzolo poi solleva le braccia e si scioglie i capelli. Una cascata di onde castane avvolge le sue spalle. Infila le mani in quella chioma, ne tira fuori qualcosa, non capisco subito cosa. Qualunque cosa sia, ne divarica le estremità, l'avvicina al capezzolo destro e lascia che si stringa intorno ad esso."
Mi rendo conto di avere il respiro corto.
Pendo dalle sue labbra.
"Emette un gemito.
Resto sorpreso, guardando il capezzolo rosso, turgido, strozzato da quella forcina nera per capelli.
A quella vista il cazzo sussulta; in risposta ad ogni suo gemito il cazzo sussulta.
I nostri occhi si trovano, provo a chiedere ma dalla mia bocca asciutta esce un suono flebile.
– Ma che cazz.... – lei mi interrompe e risponde.
– Hai detto "come se fossi sola".
Sorride, chiude gli occhi, si appoggia allo schienale e inspira a pieni polmoni. Trema, cazzo, trema, mentre si infila una mano tra le cosce. Sfiora le labbra esterne tenendo ferma la mano e spingendo il bacino.
Vorrei inzupparci il cazzo all'istante in quella sua fica, è pronta, non aspetta altro e io ho una verga tra le mani progettata da madre natura esattamente a quello scopo!
Eppure mi trattengo.
E la guardo mentre infila il dito medio e lo sfila. Il bacino si avvicina e poi si allontana. Cristo, quanto è pronta! Quanto è gonfia, quanto è aperta!
- Marti sei bellissima...
Lei apre appena gli occhi e mi guarda, devastata dal desiderio. Poi aggiunge l'indice e geme più forte
Improvvisamente ma lentamente si volta, sdraiandosi in posizione prona.
La conosco abbastanza per sapere che questo è il segnale che manca poco, che sta per venire.
Appoggia il petto al materasso e tiene sollevato il bacino, offrendomi una vista da capogiro.
I suoi buchi, i suoi succhi, la sua mano che entra ed esce.
Ad un tratto grida. È un verso di dolore. La guardo, la smorfia sul viso è inequivocabile.
- Che succede?
- Le forcine... il capezzolo... mi fa male!
Strizza gli occhi, apre la bocca. Quella smorfia che è mezzo dolore e mezzo piacere mi fa impazzire, è ciò che cerco nei porno, devo tirare la catena del demone per non saltarle addosso.
Se mi toccassi verrei all'istante.
E invece le chiedo:
- Vuoi... vuoi che te le tolga?
La mia voce è un sibilo, non sono neanche certo che mi abbia sentito.
Lei non risponde subito. Riapre gli occhi umidi, ha la testa appoggiata al materasso e mi guarda languida, ancora con quella smorfia. Geme, arriccia il naso, si morde il labbro.
- Vuoi che te le tolga? - le ripeto.
E lei?
In risposta si solleva e scuote la testa.
Non immagini che voglia di fotterla!
Si tocca e geme, geme sempre più forte.
Penso – cazzo, sveglierà tutto il condominio!
La raggiungo sul letto. Mi guarda perplessa.
– Hai cambiato idea? ‐ chiede.
– Strilli troppo... Sveglierai tutti… Hai chiaramente bisogno di aiuto. – Con la mano sinistra le tappo la bocca, chiudo gli occhi e infilo la destra al posto della sua, immergendo tre dita dentro di lei.
Una scarica elettrica mi illumina il cervello, la vedo riflessa nell’interno delle palpebre.
Lei mugola, mugola e spinge il bacino contro la mia mano, sopra la quale ha appoggiato la sua.
Con le dita preme sulle mie falangi guidandomi come se fosse un'insegnante di pianoforte. Mi spinge a suonare bene le sue corde. Poi ad un tratto sento che preme più forte, la mano entra di più, il peso del suo corpo la schiaccia, i movimenti si fanno più corti e rapidi. Il palmo premuto sulla bocca soffoca i gemiti.
Ed eccolo. Arriva forte, impetuoso.
Il suo orgasmo sembra a tutti gli effetti risucchiarmi. La sua fica calda e bagnata è una bocca che tenta di inghiottirmi le dita, i suoi muscoli si contraggono e sono lingue infuocate che sento distintamente leccarmi la mano.
Lei trema, stende e piega le gambe, poi si ferma ansimante. Le tolgo la mano dalla bocca per darle aria. Percepisco ancora le sue scosse di assestamento.
Sfilo anche l’altra mano.
E finalmente infilo il cazzo.
Lei si dimena, mi dice aspetta, ma io sono già dentro. Si solleva appoggiandosi sui gomiti e si libera di quelle cazzo di mollette sui seni, poi si stende, mugola e dice:
- Finiscimi... sbattimi! Scopami!
Non me lo faccio ripetere.
Anzi sì.
Mi piace sentirla parlare così.
- Ripetilo! – le dico. E lei:
- Sbattimi! Riempimi tutta con il tuo bel cazzo!
Mi sono trattenuto fin troppo. La inchiodo al materasso, spingo ripetutamente, la schiaccio, ripenso alla sua faccia da troia e le schizzo dentro per un tempo che mi pare interminabile.”
Giorgio mi guarda.
Sospiro.
Ho i battiti accelerati.
Mi è caduto l'occhio sul cavallo dei suoi pantaloni chiari. Il tessuto è ben teso.
Lui non sposta lo sguardo, alza solo di un po’ il tono di voce...
“Riprendo fiato. Vado a farmi una doccia. Accendo la radio, regolo basso il volume e… indovina?
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