Una Nuova Storia: Alessandra
di
passodalfiume
genere
incesti
Alessandra era distesa su un fianco, sul letto, con un libro aperto tra le mani. La sera avanzava lenta, l’autunno era ormai alle porte e la pioggia tamburellava contro i vetri con una regolarità quasi ipnotica. Non aveva fatto altro per tutto il pomeriggio. Dopo una giornata pesante nel suo studio medico, una doccia che le aveva sciolto di dosso la stanchezza e un pasto frugale a base tisana al finocchio, gambi di sedano e formaggio spalmabile, si era infilata qualcosa di carino e sperando che il marito ne avesse colto l’invito, e nell’attesa, si era concessa un momento di quiete.
Leggere era sempre stato il suo rifugio. Fin da bambina aveva divorato libri di ogni genere, quella sua passione le era persino costata qualche diottria e ora alla soglia dei quarant'anni non riusciva più a dedicarsi ad essa senza indossare gli occhiali. I Libri avevano riempito la sua vita, da qualche tempo aveva scoperto un territorio nuovo, che l’affascinava più di quanto fosse disposta ad ammettere: la letteratura erotica. Un genere che aveva sempre, snobbato, guardato con un certo pudore, quasi con diffidenza, sbirciando con la coda dell’occhio quando incrociava le copertine di quei libri sconci sugli scaffali delle librerie che amava frequentare nei momenti liberi e che ora invece sentiva come una piccola necessità, un varco segreto.
Alessandra non lo avrebbe mai ammesso, ma c’era un momento ,sempre prima della lettura, che la turbava e, in modo inconfessabile, la eccitava. Ogni volta che comprava un nuovo libro nello store sotto il suo studio succedeva la stessa cosa. Avrebbe potuto ordinarli online, evitando sguardi e imbarazzi, ma proprio quegli sguardi e quegli imbarazzi erano diventati parte del rituale. Senza, non sarebbe stato lo stesso. anzi più il negozio sarebbe stato affollato, più il suo piacere sarebbe stato intenso.
L’attimo in cui il commesso, un certo Carlos ,un tizio tracagnotto pieno di se, che la conosceva da tempo e la chiamava “Doc” , passava il volume alla cassa, il titolo che compariva sul display, il suo sopracciglio si sollevava in modo sorpreso, divertito, il suo sguardo si incorciava con quello di lei che raramente riusciva a sostenere e subito un rossore assaliva le guance di Alessandra facendola sentire, esposta, violata nella sua privacy come mai avrebbe ammesso di volere.
Era tutto lì, in quella breve danza di sguardi e silenzi. E tutto questo la accendeva.
Quella piccola vergogna era la scintilla che la spingeva a continuare, ciò che per molto tempo aveva considerato un piacevole errore, un diversivo piccante.
Non che il sesso con il marito mancasse di passione o fantasia, ma attraverso quei libri Alessandra si ricavava un momento suo e solo suo. Nel cassetto del comodino accanto al letto, sotto alcune riviste mediche a proteggerla, teneva una piccola collezione di quei libri che aveva accumulato nell’ultimo anno, libri che l’avevano rapito il cuore e fatto bagnare le mutandine, dai grandi classici come autori come Anaïs Nin, Pauline Réage, Leopold von Sacher‑Masoch ,ai romanzi più leggeri da edicola, quelli pensati più per accendere fantasie, per appagare un urgenza, che per lasciare un segno nella storia della letteratura.
Concentrata sulla scena rovente tra Lady Rovere e il suo amante Denis lo stalliere, Alessandra sentì il corpo reagire prima ancora di rendersene conto. Le immagini che quelle righe evocavano le attraversavano la mente come una corrente calda, e un fremito le percorse la pelle, lasciandola senza difese.
Il respiro si fece più profondo, il cuore accelerò, e un calore crescente le avvolse il ventre, rendendo umide e turgide le labbra del suo sesso, per poi accendersi e risalire irradiandosi fino alle guance avvampandole il viso. Era come se la storia la stesse trascinando dentro di sé, invitandola a lasciarsi andare, a seguire l’istinto che bussava con insistenza.
Per un attimo si ritrovò sospesa tra ciò che desiderava e ciò che non avrebbe mai ammesso ad alta voce. La scena del romanzo, così audace e sicura di sé, le suggeriva possibilità che l’avevano sempre incuriosita e che pure non aveva mai osato esplorare davvero.
E in quel pensiero, in quella promessa appena accennata, sentì un brivido più profondo, quasi proibito, attraversarle la schiena
La mano libera di Alessandra si mosse come se fosse dotata di volontà propria, superato l’ostacolo del tessuto dei suoi slip trovarono l’agognata meta tra le pieghe ospitali della sua carne, si morse un labbro, pronta a prendere ciò che veniva reclamato dall’istinto ,sul suo sesso fremente, poi ispirata dall’azione narrata nel suo libro, una dettagliata esposizione di sesso anale, cambio direzione e dopo averlo tovato tra le proprie natiche, spinse nell’ano il dito anulare su cui vestiva la fede nuziale, fino a farlo sparire del tutto, la sodomia era una esperienza che la incuriosiva e che però non aveva mai provato.
Era a buon punto, il dito si muoveva con ritmo crescente all’interno del suo fiore plissettato che come se fosse vivo si contraeva e rilassava, favorendone ogni affondo, mentre ad occhi socchiusi continuava a scorrere le righe di quel racconto, ma un attimo prima di perdere il controllo, ormai troppo in la per fermarsi, la sensazione di non essere sola e di essere osservata la fece trasalire.
Lo sguardo volse alla porta della sua camera, che non aveva auto cura di chiudere e li proprio sull’uscio c’era Stefano, suo cugino, figlio di Zia Annamaria cognata della madre Assuntina, moglie di Zio Vittorio.
Si era dimenticata che il ragazzo per preparare l’esame per l’ammissione in università, si era trasferito da loro per qualche giorno. Vivevano in campagna , tra i vigneti e la tranquillità della pineta che incorniciava il mare tirreno all’orizzonete a meno di tre chilometri.
Il ragazzo non era mai stato un problema ,timido, taciturno, passava tutto il suo tempo a studiare nella cameretta al piano di sopra che gli aveva preparato.
Lei usciva presto la mattina, a causa del suo lavoro tornava tardi, a stento si erano incontrati ecco perchè Alessandra se ne era dimenticata.
La donna, accortasi di lui sfilò il propri dita dall’ano, cercò di nascondere l’imbarazzo, domandandosi cosa il ragazzo avesse colto del suo attimo di piacere privato, salutandolo, non era certa di quanto lui fosse stato testimone, sentiva i suoi occhi su di se ma non sembrava che avesse un qualche segnale di averla colta sul fatto. Tra i due c’erano quasi vent'anni di differenza, anche se a guardarlo il cugino non dava l’idea di essere gia in età da università, smilzo, bassino, pallido, non era una figura che si imponeva, conservava una certa innocenza quasi fanciullesca.
Alessandra si rese conto che ciò che aveva scelto di indossare turbava il ragazzo, ma in fondo era lui che stava invadendo la sua privacy e sentendosi in pieno diritto, rifiutò di coprirsi con il lenzuolo che era li proprio a portata di mano.
Stefano la osservava, il negligee era stato pensato per esaltare le forme più che per nasconderle, nulla era lasciato alla fantasia ogni dettaglio del corpo della cugina era esposto, mostrato e il potere di quella seminudità lo stordii al punto che dovette distogliere lo sguardo.
Alessandra, ne fu divertita, rimase immobile lascio che lui la guardasse , poi per sciogliere l’imbarazzo, gli chiese cercando di essere dolce per non spaventarlo, cosa voleva.
Stefano rimase in silenzio fissandosi i piedi dentro le ciabatte, Alessandra notò che teneva le mani sul davanti sopra gli short del pigiama, ma quel suo goffo tentativo di celare ciò che era evidente, una enorme erezione lo rendeva tenero e intrigante.
Ancora eccitata, sospirò per quell’entusiasmo giovanile, sorrise e cercando di trarlo dall’imbarazzo gli chiese ancora una volta cosa voleva.
Il ragazzo non rispose, non ne aveva il coraggio, allora fu lei a prendere l’iniziativa, mise da parte il libro, si sedette sul bordo del letto e picchiettando lo spazio sul copriletto alla sua destra lo invitò a fargli compagnia.
Stefano fece appello a tutto il suo coraggio e timidamente mosse i passi necessari nella sua camera fino a raggiungerla.
Alessandra lo fece sedere, sentii un nuovo fremito quando il ragazzo seduto al suo fianco mostrò in tutto il suo splendore come una bestia in catene sotto ad un telone, il gradimento che provava per lei.
Alessandra gli chiese se gli piacevano le ragazze, era evidente, ma voleva averne conferma, Stefano annui, la donna fece la ovvia domanda successiva, chiedendogli se aveva la fidanzata, e questa volta il cugino abbasso lo sguardo, pieno di vergogna.
Era un peccato, il ragazzo non era certo un Adone, aveva il suo fascino, ma conoscendo sua madre, Zia Annamaria quando, attraverso il suo fervore religioso da cristiana evangelica, realizzo che il poverino era cresciuto sotto una campana di vetro e non aveva alcuna esperienza in fatto di donne.
Un po cinica, volendosi divertire con lui gli chiese quale era il suo tipo di ragazza e non fu sorpresa quando le rispose che era molto simile a lei.
Era certa della sua risposta, volle rincarare la dose, gli chiese se ne aveva vista mai una da vicino, lui annui, ma lei sapendo la facilità con cui i ragazzi possono reperire materiale per adulti, precisò , se ne aveva mai visto una dal vivo , in carne e ossa e il povero Stefano di nuovo abbasso lo sguardo.
Alessandra, ormai giocava con il cugino, come il gatto gioca con il topo in trappola prima di decidere se divorarlo, gli chiese cosa gli piaceva di più ,quale parte del corpo femminile preferisse, lui parve incerto.
Alessandra sentii lo sguardo del ragazzo su di se, questa volta più confidente, più ispettivo, lasciò che la guardasse, ebbe la sensazione che il suo copro fosse diventato il menù di un ristorante da cui scegliere il piatto preferito, poi in un sospiro lui indicando il seno.
Stefano dichiarò che amava principalmente quello in una donna, aggiungendo che soprattutto amava il seno come quello di sua cugina, non enorme ma nemmeno troppo piccolo.
Una terza piana precisò lei.
Eccitata, Alessandra gli chiese se voleva vederlo a nudo, Stefano sembrò sconvolto, infondo ragionò la donna, erano al mare e lei praticava abitualmente il topless anche se il cugino non era mai stato presente in quelle occasione, esibirsi per lui, sarebbe stato sia intrigante che educativo.
Stefano quando realizzo di essere ad un passo da uno dei suoi sogni più bagnati, mise da parte lo sbigottimento e annui, cosi Alessandra, lentamente sciolse il nodo che aveva dietro il collo e fece scivolare in basso le due coppe del suo corpetto liberando il seno.
Alessandra restò immobile mentre il cugino la osservava, i capezzoli al centro delle sue areole un pò scure erano irti come a presentare una sfida.
Il ragazzo sembrava incredulo, Alessandra notò che la sua mano si muoveva sopra gli short seguendo la sagoma del suo uccello. Divertita e spregiudicata, quasi come se stesse vivendo la trama di uno dei suoi romanzi, lo invitò a liberarlo, aggiungendo che alla sua età non era salutare tenere tutta quella energia costretta.
Lui imbarazzato, seguii il consiglio della cugina, e dopo aver fatto scivolare gli short per terra, le mostro la propria erezione in tutta la sua giovane magnificenza.
Di certo, pensò Alessandra, non poteva fare il confronto con quello del marito, Maurizio aveva maggiore esperienza e le dimensioni del suo uccello lo avevano fatto scegliere tra molti altri uomini con cui la donna era stata, ma il cazzo di Stefano era di ragguardevoli dimensioni, una ventina di centimentri stimò in base alla sua perizia ,con la punta ancora coperta segno che il ragazzo o aveva avuto poche esperienze o addirittura nonostante la maggiore età fosse ancora vergine.
Alessandra invitò il cugino a dare sfogo alla frustrazione che aveva accumulato, il ragazzo seguii il suo consiglio e prese a masturbarsi propri li accanto spalla contro spalla.
Alessandra gia eccitata dal romanzo, avrebbe voluto accompagnarlo, prese a muoversi appena, sinuosa strofinando le cosce l’una all’altra , ma non andò oltre, quello le sembrava un eccesso ,un limite da non valicare, decise cosi che si sarebbe solo goduta lo spettacolo per il momento, spettacolo che sembrava andare avanti più a lungo del previsto.
Vedendo che non riusciva a trovare il suo climax, un pò in ansia, Alessandra gli chiese se c’era qualcosa che poteva affrettare l’evento, l’orologio sul comodino diceva che di li a poco il marito sarebbe tornato a casa.
Stefano, arrossendo, le chiese se poteva voltarsi e mostrare il sedere.
Lei sembrò confusa, era convita che fosse il seno la parte che il cugino preferiva, lui chiarì che si il petto era ciò che adorava di massima in ogni donna, poi in un attimo di entusiasmo e audacia che arrivò a sorprenderla, aggiunse che lei aveva un culo strepitoso e che da quando viveva con loro , lo aveva divorato mille volte con gli occhi e nel suo ricordo aveva trovato altrettante volte piacere.
Esporsi in quel modo era rischioso, Alessandra lo sapeva, ma sapeva anche che aveva poco tempo e che lasciarlo in quelle condizione gli avrebbe fatto più male di quanto il ragazzo sarebbe riuscito ad ammettere, cosi realizzo che c’era solo una cosa da fare, assecondarlo.
Si mise sul fianco sollevando i piedi da terra in modo da offrirgli la visione del suo culo appena celato sotto la stringa del tanga che le correva tra le natiche, Stefano parve gradire parecchio lo spettacolo e senza chiederle il permesso passo a saggiare con mano la consistenza di quei due globi carnosi e sodi.
Alessandra drizzò la schiena per la sorpresa ,quando in un attimo di distrazione il cugino la colse di sorpresa e ormai vulnerabile, affondando lentamente ma con decisione il dito indice nel fiorellino plissettato del suo ano ancora dilatato per la manipolazione a cui lei stessa lo aveva sottoposto pochi minuti prima, la stoffa non era rimasta al suo posto ed esso era finito per restare completamente esposto, sembrando forse disponibile ad una esplorazione non prevista in quella zona cosi privata tra le sue natiche.
Avrebbe voluto fermarlo, ma l’urgenza di riprendere qualcosa che aveva lasciato interrotta, le tolse la forza di reagire, cosi il cugino, prendendolo come una resa, spostato di lato ciò che restava a difesa dei genitali della donna continuo la sua missione di avanscoperta anche nell’altro foro protetto dalle labbra gonfie, carnose e umide della sua vagina.
Alessandra non poteva più opporsi, il desiderio era troppo, il bisogno immenso, si ritrovò stesa sul letto ,supina ,cosce aperte mentre il cugino trovato spazio tra di esse, posizionava il suo cazzo contro l’ingresso della sua fica e rimanendo immobile, indifesa, lasciò che la penetrasse.
Alessandra, si osservò nell’enorme specchio sul comò ai piedi del letto, mezza nuda, disponibile ,arrendevole mentre Stefano le faceva sentire tutto l’ardore accumulato chi sa da quanto tempo.
Non che avesse mai avuto impressione di suscitare interesse nel ragazzo, forse semplicemente per indifferenza non ci aveva mai badato, lo aveva sempre ignorato, fino a dimenticarsene, in quel momento sembrava che il cugino, mentre spingeva e si agitava sopra di lei, dentro di lei, stesse pareggiando i conti per chi sa quale ignara provocazione.
Alessandra provò più volte a rimandare la passione indietro, generata da quell’atto carnale, ma la misura finii per essere colma in poco tempo, si arrese , prese a gemere ad invocare un intervento divino, una salvezza, che non arrivava.
Forse era la situazione, il gusto del proibito, dell’immorale, la vergogna per aver varcato una soglia inviolabile, il pericolo rappresentato dal rientro imminente di Maurizio con il rischio di essere scoperta a tradirlo, ormai non aveva più controllo di se ne su quello che stava avvenendo e quando Stefano venne, colmando la sua coppa con il proprio seme, Alessandra , con le lacrime agli occhi e il volto stravolto dall’estasi, non potè che ululare forte mordendo l’aria come se essa avesse una sua consistenza, mentre l’orgasmo provato, il primo da molto tempo, la inondava ribaltandole i sensi.
Leggere era sempre stato il suo rifugio. Fin da bambina aveva divorato libri di ogni genere, quella sua passione le era persino costata qualche diottria e ora alla soglia dei quarant'anni non riusciva più a dedicarsi ad essa senza indossare gli occhiali. I Libri avevano riempito la sua vita, da qualche tempo aveva scoperto un territorio nuovo, che l’affascinava più di quanto fosse disposta ad ammettere: la letteratura erotica. Un genere che aveva sempre, snobbato, guardato con un certo pudore, quasi con diffidenza, sbirciando con la coda dell’occhio quando incrociava le copertine di quei libri sconci sugli scaffali delle librerie che amava frequentare nei momenti liberi e che ora invece sentiva come una piccola necessità, un varco segreto.
Alessandra non lo avrebbe mai ammesso, ma c’era un momento ,sempre prima della lettura, che la turbava e, in modo inconfessabile, la eccitava. Ogni volta che comprava un nuovo libro nello store sotto il suo studio succedeva la stessa cosa. Avrebbe potuto ordinarli online, evitando sguardi e imbarazzi, ma proprio quegli sguardi e quegli imbarazzi erano diventati parte del rituale. Senza, non sarebbe stato lo stesso. anzi più il negozio sarebbe stato affollato, più il suo piacere sarebbe stato intenso.
L’attimo in cui il commesso, un certo Carlos ,un tizio tracagnotto pieno di se, che la conosceva da tempo e la chiamava “Doc” , passava il volume alla cassa, il titolo che compariva sul display, il suo sopracciglio si sollevava in modo sorpreso, divertito, il suo sguardo si incorciava con quello di lei che raramente riusciva a sostenere e subito un rossore assaliva le guance di Alessandra facendola sentire, esposta, violata nella sua privacy come mai avrebbe ammesso di volere.
Era tutto lì, in quella breve danza di sguardi e silenzi. E tutto questo la accendeva.
Quella piccola vergogna era la scintilla che la spingeva a continuare, ciò che per molto tempo aveva considerato un piacevole errore, un diversivo piccante.
Non che il sesso con il marito mancasse di passione o fantasia, ma attraverso quei libri Alessandra si ricavava un momento suo e solo suo. Nel cassetto del comodino accanto al letto, sotto alcune riviste mediche a proteggerla, teneva una piccola collezione di quei libri che aveva accumulato nell’ultimo anno, libri che l’avevano rapito il cuore e fatto bagnare le mutandine, dai grandi classici come autori come Anaïs Nin, Pauline Réage, Leopold von Sacher‑Masoch ,ai romanzi più leggeri da edicola, quelli pensati più per accendere fantasie, per appagare un urgenza, che per lasciare un segno nella storia della letteratura.
Concentrata sulla scena rovente tra Lady Rovere e il suo amante Denis lo stalliere, Alessandra sentì il corpo reagire prima ancora di rendersene conto. Le immagini che quelle righe evocavano le attraversavano la mente come una corrente calda, e un fremito le percorse la pelle, lasciandola senza difese.
Il respiro si fece più profondo, il cuore accelerò, e un calore crescente le avvolse il ventre, rendendo umide e turgide le labbra del suo sesso, per poi accendersi e risalire irradiandosi fino alle guance avvampandole il viso. Era come se la storia la stesse trascinando dentro di sé, invitandola a lasciarsi andare, a seguire l’istinto che bussava con insistenza.
Per un attimo si ritrovò sospesa tra ciò che desiderava e ciò che non avrebbe mai ammesso ad alta voce. La scena del romanzo, così audace e sicura di sé, le suggeriva possibilità che l’avevano sempre incuriosita e che pure non aveva mai osato esplorare davvero.
E in quel pensiero, in quella promessa appena accennata, sentì un brivido più profondo, quasi proibito, attraversarle la schiena
La mano libera di Alessandra si mosse come se fosse dotata di volontà propria, superato l’ostacolo del tessuto dei suoi slip trovarono l’agognata meta tra le pieghe ospitali della sua carne, si morse un labbro, pronta a prendere ciò che veniva reclamato dall’istinto ,sul suo sesso fremente, poi ispirata dall’azione narrata nel suo libro, una dettagliata esposizione di sesso anale, cambio direzione e dopo averlo tovato tra le proprie natiche, spinse nell’ano il dito anulare su cui vestiva la fede nuziale, fino a farlo sparire del tutto, la sodomia era una esperienza che la incuriosiva e che però non aveva mai provato.
Era a buon punto, il dito si muoveva con ritmo crescente all’interno del suo fiore plissettato che come se fosse vivo si contraeva e rilassava, favorendone ogni affondo, mentre ad occhi socchiusi continuava a scorrere le righe di quel racconto, ma un attimo prima di perdere il controllo, ormai troppo in la per fermarsi, la sensazione di non essere sola e di essere osservata la fece trasalire.
Lo sguardo volse alla porta della sua camera, che non aveva auto cura di chiudere e li proprio sull’uscio c’era Stefano, suo cugino, figlio di Zia Annamaria cognata della madre Assuntina, moglie di Zio Vittorio.
Si era dimenticata che il ragazzo per preparare l’esame per l’ammissione in università, si era trasferito da loro per qualche giorno. Vivevano in campagna , tra i vigneti e la tranquillità della pineta che incorniciava il mare tirreno all’orizzonete a meno di tre chilometri.
Il ragazzo non era mai stato un problema ,timido, taciturno, passava tutto il suo tempo a studiare nella cameretta al piano di sopra che gli aveva preparato.
Lei usciva presto la mattina, a causa del suo lavoro tornava tardi, a stento si erano incontrati ecco perchè Alessandra se ne era dimenticata.
La donna, accortasi di lui sfilò il propri dita dall’ano, cercò di nascondere l’imbarazzo, domandandosi cosa il ragazzo avesse colto del suo attimo di piacere privato, salutandolo, non era certa di quanto lui fosse stato testimone, sentiva i suoi occhi su di se ma non sembrava che avesse un qualche segnale di averla colta sul fatto. Tra i due c’erano quasi vent'anni di differenza, anche se a guardarlo il cugino non dava l’idea di essere gia in età da università, smilzo, bassino, pallido, non era una figura che si imponeva, conservava una certa innocenza quasi fanciullesca.
Alessandra si rese conto che ciò che aveva scelto di indossare turbava il ragazzo, ma in fondo era lui che stava invadendo la sua privacy e sentendosi in pieno diritto, rifiutò di coprirsi con il lenzuolo che era li proprio a portata di mano.
Stefano la osservava, il negligee era stato pensato per esaltare le forme più che per nasconderle, nulla era lasciato alla fantasia ogni dettaglio del corpo della cugina era esposto, mostrato e il potere di quella seminudità lo stordii al punto che dovette distogliere lo sguardo.
Alessandra, ne fu divertita, rimase immobile lascio che lui la guardasse , poi per sciogliere l’imbarazzo, gli chiese cercando di essere dolce per non spaventarlo, cosa voleva.
Stefano rimase in silenzio fissandosi i piedi dentro le ciabatte, Alessandra notò che teneva le mani sul davanti sopra gli short del pigiama, ma quel suo goffo tentativo di celare ciò che era evidente, una enorme erezione lo rendeva tenero e intrigante.
Ancora eccitata, sospirò per quell’entusiasmo giovanile, sorrise e cercando di trarlo dall’imbarazzo gli chiese ancora una volta cosa voleva.
Il ragazzo non rispose, non ne aveva il coraggio, allora fu lei a prendere l’iniziativa, mise da parte il libro, si sedette sul bordo del letto e picchiettando lo spazio sul copriletto alla sua destra lo invitò a fargli compagnia.
Stefano fece appello a tutto il suo coraggio e timidamente mosse i passi necessari nella sua camera fino a raggiungerla.
Alessandra lo fece sedere, sentii un nuovo fremito quando il ragazzo seduto al suo fianco mostrò in tutto il suo splendore come una bestia in catene sotto ad un telone, il gradimento che provava per lei.
Alessandra gli chiese se gli piacevano le ragazze, era evidente, ma voleva averne conferma, Stefano annui, la donna fece la ovvia domanda successiva, chiedendogli se aveva la fidanzata, e questa volta il cugino abbasso lo sguardo, pieno di vergogna.
Era un peccato, il ragazzo non era certo un Adone, aveva il suo fascino, ma conoscendo sua madre, Zia Annamaria quando, attraverso il suo fervore religioso da cristiana evangelica, realizzo che il poverino era cresciuto sotto una campana di vetro e non aveva alcuna esperienza in fatto di donne.
Un po cinica, volendosi divertire con lui gli chiese quale era il suo tipo di ragazza e non fu sorpresa quando le rispose che era molto simile a lei.
Era certa della sua risposta, volle rincarare la dose, gli chiese se ne aveva vista mai una da vicino, lui annui, ma lei sapendo la facilità con cui i ragazzi possono reperire materiale per adulti, precisò , se ne aveva mai visto una dal vivo , in carne e ossa e il povero Stefano di nuovo abbasso lo sguardo.
Alessandra, ormai giocava con il cugino, come il gatto gioca con il topo in trappola prima di decidere se divorarlo, gli chiese cosa gli piaceva di più ,quale parte del corpo femminile preferisse, lui parve incerto.
Alessandra sentii lo sguardo del ragazzo su di se, questa volta più confidente, più ispettivo, lasciò che la guardasse, ebbe la sensazione che il suo copro fosse diventato il menù di un ristorante da cui scegliere il piatto preferito, poi in un sospiro lui indicando il seno.
Stefano dichiarò che amava principalmente quello in una donna, aggiungendo che soprattutto amava il seno come quello di sua cugina, non enorme ma nemmeno troppo piccolo.
Una terza piana precisò lei.
Eccitata, Alessandra gli chiese se voleva vederlo a nudo, Stefano sembrò sconvolto, infondo ragionò la donna, erano al mare e lei praticava abitualmente il topless anche se il cugino non era mai stato presente in quelle occasione, esibirsi per lui, sarebbe stato sia intrigante che educativo.
Stefano quando realizzo di essere ad un passo da uno dei suoi sogni più bagnati, mise da parte lo sbigottimento e annui, cosi Alessandra, lentamente sciolse il nodo che aveva dietro il collo e fece scivolare in basso le due coppe del suo corpetto liberando il seno.
Alessandra restò immobile mentre il cugino la osservava, i capezzoli al centro delle sue areole un pò scure erano irti come a presentare una sfida.
Il ragazzo sembrava incredulo, Alessandra notò che la sua mano si muoveva sopra gli short seguendo la sagoma del suo uccello. Divertita e spregiudicata, quasi come se stesse vivendo la trama di uno dei suoi romanzi, lo invitò a liberarlo, aggiungendo che alla sua età non era salutare tenere tutta quella energia costretta.
Lui imbarazzato, seguii il consiglio della cugina, e dopo aver fatto scivolare gli short per terra, le mostro la propria erezione in tutta la sua giovane magnificenza.
Di certo, pensò Alessandra, non poteva fare il confronto con quello del marito, Maurizio aveva maggiore esperienza e le dimensioni del suo uccello lo avevano fatto scegliere tra molti altri uomini con cui la donna era stata, ma il cazzo di Stefano era di ragguardevoli dimensioni, una ventina di centimentri stimò in base alla sua perizia ,con la punta ancora coperta segno che il ragazzo o aveva avuto poche esperienze o addirittura nonostante la maggiore età fosse ancora vergine.
Alessandra invitò il cugino a dare sfogo alla frustrazione che aveva accumulato, il ragazzo seguii il suo consiglio e prese a masturbarsi propri li accanto spalla contro spalla.
Alessandra gia eccitata dal romanzo, avrebbe voluto accompagnarlo, prese a muoversi appena, sinuosa strofinando le cosce l’una all’altra , ma non andò oltre, quello le sembrava un eccesso ,un limite da non valicare, decise cosi che si sarebbe solo goduta lo spettacolo per il momento, spettacolo che sembrava andare avanti più a lungo del previsto.
Vedendo che non riusciva a trovare il suo climax, un pò in ansia, Alessandra gli chiese se c’era qualcosa che poteva affrettare l’evento, l’orologio sul comodino diceva che di li a poco il marito sarebbe tornato a casa.
Stefano, arrossendo, le chiese se poteva voltarsi e mostrare il sedere.
Lei sembrò confusa, era convita che fosse il seno la parte che il cugino preferiva, lui chiarì che si il petto era ciò che adorava di massima in ogni donna, poi in un attimo di entusiasmo e audacia che arrivò a sorprenderla, aggiunse che lei aveva un culo strepitoso e che da quando viveva con loro , lo aveva divorato mille volte con gli occhi e nel suo ricordo aveva trovato altrettante volte piacere.
Esporsi in quel modo era rischioso, Alessandra lo sapeva, ma sapeva anche che aveva poco tempo e che lasciarlo in quelle condizione gli avrebbe fatto più male di quanto il ragazzo sarebbe riuscito ad ammettere, cosi realizzo che c’era solo una cosa da fare, assecondarlo.
Si mise sul fianco sollevando i piedi da terra in modo da offrirgli la visione del suo culo appena celato sotto la stringa del tanga che le correva tra le natiche, Stefano parve gradire parecchio lo spettacolo e senza chiederle il permesso passo a saggiare con mano la consistenza di quei due globi carnosi e sodi.
Alessandra drizzò la schiena per la sorpresa ,quando in un attimo di distrazione il cugino la colse di sorpresa e ormai vulnerabile, affondando lentamente ma con decisione il dito indice nel fiorellino plissettato del suo ano ancora dilatato per la manipolazione a cui lei stessa lo aveva sottoposto pochi minuti prima, la stoffa non era rimasta al suo posto ed esso era finito per restare completamente esposto, sembrando forse disponibile ad una esplorazione non prevista in quella zona cosi privata tra le sue natiche.
Avrebbe voluto fermarlo, ma l’urgenza di riprendere qualcosa che aveva lasciato interrotta, le tolse la forza di reagire, cosi il cugino, prendendolo come una resa, spostato di lato ciò che restava a difesa dei genitali della donna continuo la sua missione di avanscoperta anche nell’altro foro protetto dalle labbra gonfie, carnose e umide della sua vagina.
Alessandra non poteva più opporsi, il desiderio era troppo, il bisogno immenso, si ritrovò stesa sul letto ,supina ,cosce aperte mentre il cugino trovato spazio tra di esse, posizionava il suo cazzo contro l’ingresso della sua fica e rimanendo immobile, indifesa, lasciò che la penetrasse.
Alessandra, si osservò nell’enorme specchio sul comò ai piedi del letto, mezza nuda, disponibile ,arrendevole mentre Stefano le faceva sentire tutto l’ardore accumulato chi sa da quanto tempo.
Non che avesse mai avuto impressione di suscitare interesse nel ragazzo, forse semplicemente per indifferenza non ci aveva mai badato, lo aveva sempre ignorato, fino a dimenticarsene, in quel momento sembrava che il cugino, mentre spingeva e si agitava sopra di lei, dentro di lei, stesse pareggiando i conti per chi sa quale ignara provocazione.
Alessandra provò più volte a rimandare la passione indietro, generata da quell’atto carnale, ma la misura finii per essere colma in poco tempo, si arrese , prese a gemere ad invocare un intervento divino, una salvezza, che non arrivava.
Forse era la situazione, il gusto del proibito, dell’immorale, la vergogna per aver varcato una soglia inviolabile, il pericolo rappresentato dal rientro imminente di Maurizio con il rischio di essere scoperta a tradirlo, ormai non aveva più controllo di se ne su quello che stava avvenendo e quando Stefano venne, colmando la sua coppa con il proprio seme, Alessandra , con le lacrime agli occhi e il volto stravolto dall’estasi, non potè che ululare forte mordendo l’aria come se essa avesse una sua consistenza, mentre l’orgasmo provato, il primo da molto tempo, la inondava ribaltandole i sensi.
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