Il segreto della baracca

di
genere
gay

La vecchia baracca in legno, isolata in mezzo alla campagna, era diventata il nostro tempio. All'inizio ci andavamo solo per bere qualche birra e guardare video porno sul telefono, ma l’aria tra noi tre — io, Sergio e Damiano — si faceva ogni volta più pesante. La prima volta che ci masturbammo a vicenda fu quasi un incidente, un gioco di mani veloce tra i jeans abbassati, ma capimmo subito che non ci sarebbe bastato.
​Tutto cambiò il giorno del compleanno di Damiano. Lui era il più massiccio, quello che trasmetteva un’autorità naturale. Guardandoci fisso, disse che per il suo regalo voleva scopare uno di noi. Sergio, con le mani che gli tremavano per l'eccitazione, tirò fuori una moneta da due euro: "Testa io, croce lui". Uscì croce.
Damiano mi fece poggiare al tavolo di legno, mi abbassò i pantaloni e mi spalmò la mia stessa crema sul buchino. Quando entrò, lo fece con una spinta secca, senza preavviso. Sentii la sua mole aprirmi con una violenza che mi mozzò il fiato; il suo cazzo era largo, imponente, e sentivo ogni venatura premere contro le mie pareti interne. Mi martellò con colpi sordi, le sue mani grandi mi afferravano le natiche spalancandole per entrare ancora più a fondo, finché non venne dentro di me con un urlo soffocato, lasciandomi il sedere pieno e pulsante mentre Sergio era seduto guardandoci.
​Una settimana dopo fu il turno di Sergio. Ormai il ghiaccio era rotto e la baracca ci aspettava come un rifugio complice. Sergio decise di alzare la posta. Si mise carponi sul tavolo e io mi piazzai davanti a lui. Mentre lui mi prendeva avidamente in bocca, sentii Damiano posizionarsi dietro di lui. Fu un momento di una potenza incredibile: io venivo succhiato da Sergio mentre Damiano lo penetrava con colpi brutali.
L'eccitazione fu tale che venni quasi subito nella bocca di Sergio, ma la voglia non passò. Mi voltai di schiena, appoggiando il mio sedere contro il bacino di Sergio mentre lui era ancora penetrato da Damiano. Sergio iniziò a leccarmi e a infilare le dita dentro di me, preparandomi finché non mi spinse dentro il suo cazzo, ancora scivoloso della mia sborra e della sua saliva. Eravamo un trenino perfetto: Damiano spingeva dentro Sergio, e Sergio spingeva dentro di me. Il tavolo di legno scricchiolava sotto il peso dei nostri corpi sudati e i colpi di Damiano si ripercuotevano attraverso il corpo di Sergio fino a me, in un incastro di carne e piacere totale.
​​Passarono tre mesi. Damiano restava il motore del gruppo, ma aveva i suoi tabù: non prendeva cazzi e non usava la bocca. Arrivato il mio compleanno, decisi che era il momento di piegare la sua volontà al codice della moneta. "Testa mi fai un pompino, croce mi dai il culo". Lanciai la moneta davanti ai loro occhi bramosi. Testa.
Damiano serrò la mascella, ma non si tirò indietro. Si inginocchiò lentamente sul pavimento polveroso. Mi afferrò il cazzo con le mani callose e iniziò a succhiarmi con una foga rabbiosa, quasi volesse punirmi per averlo costretto a farlo. Usava la lingua con ruvidità e la gola profonda, portandomi al limite. Proprio quando stavo per esplodere, si staccò con un sorriso di sfida e finì di mungermi con la mano, stringendo forte finché non schizzai violentemente sul suo petto e sul suo viso.
​​Ma non avevo finito. Mi inginocchiai a mia volta, volevo sentirli entrambi. Leccai i loro cazzi avidamente, passando dall'uno all'altro, assaporando l'odore del loro sesso e della nostra complicità. Poi mi rimisi con il cazzo immenso di Damiano in bocca; mentre lo succhiavo con devozione, Sergio si piazzò dietro di me. Mi afferrò per i fianchi, piantando le dita nella pelle, e mi penetrò con una spinta brutale. Sentivo la gola piena della verga di Damiano e il culo squarciato dalla foga di Sergio. Ogni volta che Sergio spingeva dentro di me, io affondavo ancora di più su Damiano.
Quando Sergio venne dentro di me, lasciandomi traboccante, si sfilò e lasciò il posto a Damiano. Lui mi sbatté contro il tavolo con una forza sovrumana. Entrò con un colpo solo, aprendomi al limite estremo. La sua penetrazione era totale, profonda, sentivo il suo bacino battere contro le mie natiche con un rumore sordo di carne su carne. Mi possedette come se volesse segnarmi per sempre, finché non si svuotò completamente nelle mie viscere, mentre Sergio restava lì a guardare, eccitato dal vedere il mio corpo piegato e tremante sotto la potenza del nostro amico.
​Restammo lì per ore, nel buio della baracca, tre amici legati da un segreto di carne, sudore e legno che nessuno avrebbe mai potuto capire.
scritto il
2026-03-11
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