La nonna in ascensore
di
Jack Off
genere
incesti
“Bravo tesoro tienimi la porta che ho le borse” esclama una voce alle mie spalle.
Mi volto, è la signora Bianca, l’anziana vicina di casa di mia zia Luisella.
Bella donna, lo posso garantire perché ho toccato con mano un paio di settimane fa.
Una quarta o quinta di tette piuttosto a mela con bei capezzoli a nocciolo di ciliegia, bella ficona carnosa coi labbroni scuri, pelo rado tendente al grigio, fianchi abbondanti coi maniglioni di carne perfetti per la monta, grosse chiappone da schiaffeggiare.
Oggi per la prima volta la vedo vestita. Un lungo abito intero blu che le arriva alle ginocchia, scollatura abbondante che evidenzia le poppe, calze nere velate.
Entra in ascensore, appoggia le due borse della spesa. “Accidenti come sono stanca, la roba diventa sempre più pesante”.
“Potevi chiamarmi ti avrei dato una mano io”.
Sorride “come sei galante amoruccio mio”.
“Beh mi hai detto che sei la mia nonnina, sono servizievole” e ne approfitto per dargli una bella manata sul culone.
“Mi allarga un gran sorriso” allunga una mano, mi sfiora decisa il pacco “o siamo già belli duretti”.
“Mi è bastato guardarti” rispondo e con una mano le afferro una tettona sotto al vestito.
Lei mi lascia fare, l’ascensore continua a salire, sono solo 5 piani, non durerà molto.
Di botto la vecchia signora Bianca allunga la mano sulla pulsantiera, prende decisa il pulsante STOP.
Ci blocchiamo con un tonfo.
“Sai che non ho mai fatto le porcherie in ascensore”.
Sto subito al gioco. Insisto sulla scollatura con entrambe le mani, armeggio un po’, le faccio praticamente sgusciare fuori dal reggiseno e le strizzo per bene.
“Ti piacciono le pippone della nonna vedo tesoro”.
“Ummm siiii”.
Abile e lesta mi sbottona i pantaloni. L’uccello duro salta fuori deciso. Lo prende, inizia a farmi una sega…
Ci baciamo, le sue mani sul mio cazzo, le mie sulle sue tette. Siamo super eccitati.
Il tempo passa però, non possiamo stare qui per sempre.
“Che ne dici se ti porto le borse in casa” sussurro.
Allunga la mano, l’ascensore riparte. Le mie mani sulle gran cosce, salgono, tasto bene il nylon. È un collant, nero…lo adoro.
Salgo al punto giusto, la massaggio, sento il solco del ficone sotto al tessuto.
“Ummm sbaglio o non hai le mutande”.
“Vuoi ridere? Le avevo tutte a lavare e sono uscita senza. Pensa che sciocca”.
“Adoro le donne senza mutande” sorrido insistendo di più col dito dritto sulla fessura della patatona.
Arriviamo al piano, la porta si apre.
Usciamo, io con le borse in mano, i jeans con la patta abbassata e l’uccello al vento, lei coi cocomeri in bella vista come nulla fosse.
Entriamo nel suo appartamento, nemmeno il tempo di chiudere la porta e l’ho già spinta in avanti contro il muro, sollevata la gonna e le sto leccando la fica attraverso il collant.
“Dammi almeno il tempo di levarlo tesoro mio”.
“O no, ti prego, non levarlo, fatti fare col collant” la supplico.
“E come si fa… come fa a passare scusa?” domanda ingenua.
Mordo il collant, mordo un po’ anche le sue gonfie labbra vaginali, la cosa non pare darle fastidio.
Si apre uno squarcio nel nylon, prima piccolo, ci passa giusto un po’ di pelle, poi si allarga, le labbra gonfie della ficona ci si strizzano dentro. Contratta dal buco del collant sembra spremere la sorca come un limone. Leccarla così ben messa è fantastico. Le ficco la lingua dentro…prendo a scoparla come se avessi un cazzo nella bocca.
“Ooooooooooo” mugola Bianca che tenta di levarsi il vestito il più in fretta possibile.
Lo toglie, si volta, mi si mostra con un body nero bellissimo, sexy, pieno di pizzi con le tettone che sono già saltate fuori e dondolano provocanti ai miei occhi. Ad altezza ombelico il body finisce, il collant prevale sottolineando le sue belle gambe, il suo ventre formoso. Lo strappo del mio morso lascia la ficona in bella vista.
Me lo prendo in mano, lo tengo bene saldo dandogli un po’ di serenità con la mano “o si, così, ti voglio così, sei più sexy di una pornostar”.
Ride “sciocco che sei… dai forza porta la spesa in cucina che io preparo il letto.
Allegra se ne va verso la camera. Non posso fare a meno di guardarla. Quel culo fasciato dal collant, quelle tette che ciondolano…Cristo che duro che sono!
Mi faccio trovare sul letto bello nudo e in tiro.
Arriva in camera con le belle tettone che penzolano sul ventre grosso, il suo enorme ombelico mette vogli di ficcarlo anche lì come se avesse un’altra figa.
Ha ancora il collant, la rende più sexy. La sua ficona pelosa sotto al nylon mi manda in estasi.
Lo afferra ai fianchi, lo cala…
“No, no ti prego nonnina tienilo” dico con sguardo implorante.
“Ma allora non scherzavi?”.
“No, no sono un porco lo so, ma tienilo. Te lo apro io con la bocca”.
Ride, si avvicina al letto, allarga un po’ le gambe. Vedere la sua fica così vicina al volto mi esalta.
Alzo un po’ la testa, le lecco le cosce. La riempio di saliva mentre le mie dita si fanno strada verso la sua vulva.
Il pennello che ho in bocca la unge tutta, a lei piace, sento i suoi brividi.
Il mio cazzo pulsa come non mai duro e teso.
La lingua inizia a stuzzicarle il ficone “ooooo….” mormora e sussulta stringendomi la testa fra le cosce.
Inizio a mordicchiare, piano piano. Le sfioro le labbrone vaginali abbastanza da stuzzicarle la voglia ma senza farle male. Il nylon inizia a cedere.
Si apre un varco, piccolo, ci passa solo la punta della lingua ma è abbastanza per fargliela sentire stuzzicandole il grilletto caldo.
È a quel punto che, forse non potendone più dalla voglia, Bianca si china in avanti, mi afferra il cazzo, lo sega…
Il buco si allarga abbastanza, la lingua penetra dentro di lei come un uccello supplementare. Lecco e intanto vado su e giù come se davvero la stessi fottendo di lingua. “Aaaaa, ummm che bello, siii” mormora la vecchia porca e a un certo punto prende l’iniziativa.
Scivola sul letto, mi scavalca, mi piazza praticamente le gambe attorno alla testa spingendomi in faccia la sua ficona ormai lurida del suo seme.
Si china, le sue poppe mi stuzzicano il petto spingendoci sopra calde e morbide e poi la sento.
La sua bocca avvolge il mio uccello, ci scivola bene sopra, lo ingoia come fosse un frutto prelibato.
Un perfetto 69 a cui ci dedichiamo con calma e perizia fin che non mi piscia praticamente in bocca una sparata di succhi vaginali del suo orgasmo. Mi mordicchia il cazzo, forse per riflesso. Un po’ di dolore ma poi cala, forse mi ha graffiato la mazza ma fa nulla.
Non ne posso più, voglio fotterla penso continuando a leccare e succhiare e ingoiare come se fosse miele…
Combinazione la vecchia vogliosa mi domanda la stessa cosa. Non ne può più, vuole dentro il pezzo forte.
Piano piano ci separiamo. Si mette sul letto a pecora, testa sul cuscino, gambe spalancate, culone in alto ben teso. Non esito un attimo, sono durissimo. Spingo forte.
È così bagnata di roba che entro senza nessuna fatica in un colpo solo dritto fino alle palle.
Sente la sciabolata, caccia un urlo “oooooooooo la trave, siiiii”.
La afferro saldo ai fianchi burrosi, la strizzo bene e parto a montarla con tutte le mie forze…
“Sborroooooo” urlo dandole uno schiaffone sul chiappone.
“O si, si, fammi il pieno” mormora Bianca a mezza voce.
Buona buona resiste fin che con lunghi colpi di reni non svuoto il mio uccello fino all’ultima goccia. Appena ritiene che ho fatto tutto si lascia cadere in avanti lunga e distesa sul materasso. Un mezzo litro di sborra bianca e corposa le cola dal ficone lungo il materasso, lo strappo sul collant ormai è enorme.
“Che toro, madonna che toro -mormora in estasi la nonnina- mi ha davvero sbattuta come un tappeto”.
Ma io ho ancora una mezza idea. Mi è venuta mentre la montavo e guardavo i suoi chiapponi andare su e giù. Ci ho anche giocato un po’ dandole qualche bello schiaffone (che ha gradito) e infilandole un mignolo per saggiare il diametro.
Mi sdraio sopra di lei. Inizio a baciarle il collo, le mani lungo tutto il suo corpo sudato. Mi muovo su e giù, la massaggio col mio bacino.
Poco a poco lo sente, duro, contro di lei.
“Ummm ma sei durissimo tesoro. Ancora?”
Io spingo un po’, al punto giusto, le basta percepirlo per capire. “A maialino ma vuoi metterlo nel sedere alla nonnina?”.
“O si, lo vorrei tanto, tantissimo”.
“Sei davvero un maiale sappilo”.
“Si, si lo sono”.
“Fai piano però sono anni che…non lo uso per quello”.
“A, bene…” sorrido e con entrambe le mani mi faccio spazio fra quei grassi glutei.
È vero, non è vergine, si sente.
Chissà quante porcate ha fatto da giovane questa maialona.
La cappella entra con un po’ di fatica. I chiapponi limitano lo spazio, gliele devo allargare per bene.
“Sei enorme cavolo”.
“È solo la cappella” le faccio notare.
“Beh è una cappella enorme” si lamenta lei.
“Ci sono quasi, ci sono quasi” la tranquillizzo più eccitato di prima.
“Ma ci passa tutto?”.
“Umm si, sta entrando, tutto… dimmi se fa male”.
“Per ora resisto ma fai piano, piano…”.
“Dai che entra, siii nonna siii, ti inculo tutta…”.
“Spingi, o si, adesso si, spingiiiii”.
Inizia a eccitarsi, gode. Prendo a incularla deciso. “Oooo cavoloooo, mi sfondi, mi sfondi siiii”.
E così faccio. Fin che le palle reggono le sfondo il culo con tutte le mie forze e alla fine le regalo un clistere di sborra che, a giudicare dalle urla, pare aver gradito.
Ci alziamo dal letto. Ha ancora i resti del collant addosso, coperti di sborra, strappati e smagliati un po’ ovunque. In piedi accanto a me se li toglie con mio disappunto, li appallottola e alla fine me li regala come premio per la prestazione.
Li tengo volentieri, dovessi farmi una sega la renderò più appagante il suo nylon.
Poi apre il frigo, tira fuori due coppe del nonno e me ne offre una.
La mangiamo in cucina, nudi, uno di fronte all’altra. Un po’ di gelato le cade dal cucchiaiono alle tettone, mi offro di pulirla io…con la lingua.
Lo gradisce, io pure.
Prende un cubetto di ghiaccio, poi un altro. Armeggia un po’ seduta sulla sedia.
Se ne ficca uno nella gnocca e uno nel culo che ovviamente si liquefano in pochi secondi.
“Aaa un po’ di tepore alla mia sorellona e al mio bel pandoro. Mi hai mandata a fuoco, brucia tutto”.
Ovviamente mi offro volontario per questa delicata operazione. Altri cubetti di ghiaccio nella fica e nel culo, ci so fare con queste cose e mi diverto anche.
Dopo un po’ ci rendiamo conto che tutto questo “lavorare” nei suoi orifizi me l’ha fatto tornare duro. “O tesoro come facciamo? Non sono operativa lì sotto… vuoi un lavoro di bocca?”.
“Magari fra queste belle tette” sorrido.
Annuisce. Mi alzo in piedi davanti a lei, glielo ficco nel solco fra i cocomeri di carne, la cappella sparisce nella sua bocca. Senza esitare la nonnina succhia a tutto spiano mentre il mio cazzone si sollazza fra le morbide tettone.
Alla fine arriva l’ultima sborrata. Bianca ne beve un po’ e gradisce.
Trovo i miei vestiti, saluto e vado. Lei nuda e senza forze se ne sta sul divano in estasi “torna presto nipotino mio” mormora con un sorriso.
“O si nonnina puoi starne certa”.
Jackoffstorie@yahoo.com
Mi volto, è la signora Bianca, l’anziana vicina di casa di mia zia Luisella.
Bella donna, lo posso garantire perché ho toccato con mano un paio di settimane fa.
Una quarta o quinta di tette piuttosto a mela con bei capezzoli a nocciolo di ciliegia, bella ficona carnosa coi labbroni scuri, pelo rado tendente al grigio, fianchi abbondanti coi maniglioni di carne perfetti per la monta, grosse chiappone da schiaffeggiare.
Oggi per la prima volta la vedo vestita. Un lungo abito intero blu che le arriva alle ginocchia, scollatura abbondante che evidenzia le poppe, calze nere velate.
Entra in ascensore, appoggia le due borse della spesa. “Accidenti come sono stanca, la roba diventa sempre più pesante”.
“Potevi chiamarmi ti avrei dato una mano io”.
Sorride “come sei galante amoruccio mio”.
“Beh mi hai detto che sei la mia nonnina, sono servizievole” e ne approfitto per dargli una bella manata sul culone.
“Mi allarga un gran sorriso” allunga una mano, mi sfiora decisa il pacco “o siamo già belli duretti”.
“Mi è bastato guardarti” rispondo e con una mano le afferro una tettona sotto al vestito.
Lei mi lascia fare, l’ascensore continua a salire, sono solo 5 piani, non durerà molto.
Di botto la vecchia signora Bianca allunga la mano sulla pulsantiera, prende decisa il pulsante STOP.
Ci blocchiamo con un tonfo.
“Sai che non ho mai fatto le porcherie in ascensore”.
Sto subito al gioco. Insisto sulla scollatura con entrambe le mani, armeggio un po’, le faccio praticamente sgusciare fuori dal reggiseno e le strizzo per bene.
“Ti piacciono le pippone della nonna vedo tesoro”.
“Ummm siiii”.
Abile e lesta mi sbottona i pantaloni. L’uccello duro salta fuori deciso. Lo prende, inizia a farmi una sega…
Ci baciamo, le sue mani sul mio cazzo, le mie sulle sue tette. Siamo super eccitati.
Il tempo passa però, non possiamo stare qui per sempre.
“Che ne dici se ti porto le borse in casa” sussurro.
Allunga la mano, l’ascensore riparte. Le mie mani sulle gran cosce, salgono, tasto bene il nylon. È un collant, nero…lo adoro.
Salgo al punto giusto, la massaggio, sento il solco del ficone sotto al tessuto.
“Ummm sbaglio o non hai le mutande”.
“Vuoi ridere? Le avevo tutte a lavare e sono uscita senza. Pensa che sciocca”.
“Adoro le donne senza mutande” sorrido insistendo di più col dito dritto sulla fessura della patatona.
Arriviamo al piano, la porta si apre.
Usciamo, io con le borse in mano, i jeans con la patta abbassata e l’uccello al vento, lei coi cocomeri in bella vista come nulla fosse.
Entriamo nel suo appartamento, nemmeno il tempo di chiudere la porta e l’ho già spinta in avanti contro il muro, sollevata la gonna e le sto leccando la fica attraverso il collant.
“Dammi almeno il tempo di levarlo tesoro mio”.
“O no, ti prego, non levarlo, fatti fare col collant” la supplico.
“E come si fa… come fa a passare scusa?” domanda ingenua.
Mordo il collant, mordo un po’ anche le sue gonfie labbra vaginali, la cosa non pare darle fastidio.
Si apre uno squarcio nel nylon, prima piccolo, ci passa giusto un po’ di pelle, poi si allarga, le labbra gonfie della ficona ci si strizzano dentro. Contratta dal buco del collant sembra spremere la sorca come un limone. Leccarla così ben messa è fantastico. Le ficco la lingua dentro…prendo a scoparla come se avessi un cazzo nella bocca.
“Ooooooooooo” mugola Bianca che tenta di levarsi il vestito il più in fretta possibile.
Lo toglie, si volta, mi si mostra con un body nero bellissimo, sexy, pieno di pizzi con le tettone che sono già saltate fuori e dondolano provocanti ai miei occhi. Ad altezza ombelico il body finisce, il collant prevale sottolineando le sue belle gambe, il suo ventre formoso. Lo strappo del mio morso lascia la ficona in bella vista.
Me lo prendo in mano, lo tengo bene saldo dandogli un po’ di serenità con la mano “o si, così, ti voglio così, sei più sexy di una pornostar”.
Ride “sciocco che sei… dai forza porta la spesa in cucina che io preparo il letto.
Allegra se ne va verso la camera. Non posso fare a meno di guardarla. Quel culo fasciato dal collant, quelle tette che ciondolano…Cristo che duro che sono!
Mi faccio trovare sul letto bello nudo e in tiro.
Arriva in camera con le belle tettone che penzolano sul ventre grosso, il suo enorme ombelico mette vogli di ficcarlo anche lì come se avesse un’altra figa.
Ha ancora il collant, la rende più sexy. La sua ficona pelosa sotto al nylon mi manda in estasi.
Lo afferra ai fianchi, lo cala…
“No, no ti prego nonnina tienilo” dico con sguardo implorante.
“Ma allora non scherzavi?”.
“No, no sono un porco lo so, ma tienilo. Te lo apro io con la bocca”.
Ride, si avvicina al letto, allarga un po’ le gambe. Vedere la sua fica così vicina al volto mi esalta.
Alzo un po’ la testa, le lecco le cosce. La riempio di saliva mentre le mie dita si fanno strada verso la sua vulva.
Il pennello che ho in bocca la unge tutta, a lei piace, sento i suoi brividi.
Il mio cazzo pulsa come non mai duro e teso.
La lingua inizia a stuzzicarle il ficone “ooooo….” mormora e sussulta stringendomi la testa fra le cosce.
Inizio a mordicchiare, piano piano. Le sfioro le labbrone vaginali abbastanza da stuzzicarle la voglia ma senza farle male. Il nylon inizia a cedere.
Si apre un varco, piccolo, ci passa solo la punta della lingua ma è abbastanza per fargliela sentire stuzzicandole il grilletto caldo.
È a quel punto che, forse non potendone più dalla voglia, Bianca si china in avanti, mi afferra il cazzo, lo sega…
Il buco si allarga abbastanza, la lingua penetra dentro di lei come un uccello supplementare. Lecco e intanto vado su e giù come se davvero la stessi fottendo di lingua. “Aaaaa, ummm che bello, siii” mormora la vecchia porca e a un certo punto prende l’iniziativa.
Scivola sul letto, mi scavalca, mi piazza praticamente le gambe attorno alla testa spingendomi in faccia la sua ficona ormai lurida del suo seme.
Si china, le sue poppe mi stuzzicano il petto spingendoci sopra calde e morbide e poi la sento.
La sua bocca avvolge il mio uccello, ci scivola bene sopra, lo ingoia come fosse un frutto prelibato.
Un perfetto 69 a cui ci dedichiamo con calma e perizia fin che non mi piscia praticamente in bocca una sparata di succhi vaginali del suo orgasmo. Mi mordicchia il cazzo, forse per riflesso. Un po’ di dolore ma poi cala, forse mi ha graffiato la mazza ma fa nulla.
Non ne posso più, voglio fotterla penso continuando a leccare e succhiare e ingoiare come se fosse miele…
Combinazione la vecchia vogliosa mi domanda la stessa cosa. Non ne può più, vuole dentro il pezzo forte.
Piano piano ci separiamo. Si mette sul letto a pecora, testa sul cuscino, gambe spalancate, culone in alto ben teso. Non esito un attimo, sono durissimo. Spingo forte.
È così bagnata di roba che entro senza nessuna fatica in un colpo solo dritto fino alle palle.
Sente la sciabolata, caccia un urlo “oooooooooo la trave, siiiii”.
La afferro saldo ai fianchi burrosi, la strizzo bene e parto a montarla con tutte le mie forze…
“Sborroooooo” urlo dandole uno schiaffone sul chiappone.
“O si, si, fammi il pieno” mormora Bianca a mezza voce.
Buona buona resiste fin che con lunghi colpi di reni non svuoto il mio uccello fino all’ultima goccia. Appena ritiene che ho fatto tutto si lascia cadere in avanti lunga e distesa sul materasso. Un mezzo litro di sborra bianca e corposa le cola dal ficone lungo il materasso, lo strappo sul collant ormai è enorme.
“Che toro, madonna che toro -mormora in estasi la nonnina- mi ha davvero sbattuta come un tappeto”.
Ma io ho ancora una mezza idea. Mi è venuta mentre la montavo e guardavo i suoi chiapponi andare su e giù. Ci ho anche giocato un po’ dandole qualche bello schiaffone (che ha gradito) e infilandole un mignolo per saggiare il diametro.
Mi sdraio sopra di lei. Inizio a baciarle il collo, le mani lungo tutto il suo corpo sudato. Mi muovo su e giù, la massaggio col mio bacino.
Poco a poco lo sente, duro, contro di lei.
“Ummm ma sei durissimo tesoro. Ancora?”
Io spingo un po’, al punto giusto, le basta percepirlo per capire. “A maialino ma vuoi metterlo nel sedere alla nonnina?”.
“O si, lo vorrei tanto, tantissimo”.
“Sei davvero un maiale sappilo”.
“Si, si lo sono”.
“Fai piano però sono anni che…non lo uso per quello”.
“A, bene…” sorrido e con entrambe le mani mi faccio spazio fra quei grassi glutei.
È vero, non è vergine, si sente.
Chissà quante porcate ha fatto da giovane questa maialona.
La cappella entra con un po’ di fatica. I chiapponi limitano lo spazio, gliele devo allargare per bene.
“Sei enorme cavolo”.
“È solo la cappella” le faccio notare.
“Beh è una cappella enorme” si lamenta lei.
“Ci sono quasi, ci sono quasi” la tranquillizzo più eccitato di prima.
“Ma ci passa tutto?”.
“Umm si, sta entrando, tutto… dimmi se fa male”.
“Per ora resisto ma fai piano, piano…”.
“Dai che entra, siii nonna siii, ti inculo tutta…”.
“Spingi, o si, adesso si, spingiiiii”.
Inizia a eccitarsi, gode. Prendo a incularla deciso. “Oooo cavoloooo, mi sfondi, mi sfondi siiii”.
E così faccio. Fin che le palle reggono le sfondo il culo con tutte le mie forze e alla fine le regalo un clistere di sborra che, a giudicare dalle urla, pare aver gradito.
Ci alziamo dal letto. Ha ancora i resti del collant addosso, coperti di sborra, strappati e smagliati un po’ ovunque. In piedi accanto a me se li toglie con mio disappunto, li appallottola e alla fine me li regala come premio per la prestazione.
Li tengo volentieri, dovessi farmi una sega la renderò più appagante il suo nylon.
Poi apre il frigo, tira fuori due coppe del nonno e me ne offre una.
La mangiamo in cucina, nudi, uno di fronte all’altra. Un po’ di gelato le cade dal cucchiaiono alle tettone, mi offro di pulirla io…con la lingua.
Lo gradisce, io pure.
Prende un cubetto di ghiaccio, poi un altro. Armeggia un po’ seduta sulla sedia.
Se ne ficca uno nella gnocca e uno nel culo che ovviamente si liquefano in pochi secondi.
“Aaa un po’ di tepore alla mia sorellona e al mio bel pandoro. Mi hai mandata a fuoco, brucia tutto”.
Ovviamente mi offro volontario per questa delicata operazione. Altri cubetti di ghiaccio nella fica e nel culo, ci so fare con queste cose e mi diverto anche.
Dopo un po’ ci rendiamo conto che tutto questo “lavorare” nei suoi orifizi me l’ha fatto tornare duro. “O tesoro come facciamo? Non sono operativa lì sotto… vuoi un lavoro di bocca?”.
“Magari fra queste belle tette” sorrido.
Annuisce. Mi alzo in piedi davanti a lei, glielo ficco nel solco fra i cocomeri di carne, la cappella sparisce nella sua bocca. Senza esitare la nonnina succhia a tutto spiano mentre il mio cazzone si sollazza fra le morbide tettone.
Alla fine arriva l’ultima sborrata. Bianca ne beve un po’ e gradisce.
Trovo i miei vestiti, saluto e vado. Lei nuda e senza forze se ne sta sul divano in estasi “torna presto nipotino mio” mormora con un sorriso.
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