Suo fratello è un toro 3

di
genere
tradimenti

Lasciammo la villa poco dopo mezzanotte.

La musica continuava a vibrare dietro di noi mentre attraversavamo il vialetto di ghiaia verso la macchina.

L’aria era più fresca rispetto a prima. Il giardino era ancora pieno di gente, ma la festa aveva assunto quel ritmo lento che arriva quando la serata è già passata dal suo momento più vivo.

Il mio fidanzato salutò un paio di persone vicino al cancello.

«Bella serata» disse.

«Sì» risposi.

Ma la mia attenzione era altrove.

Lui era qualche passo dietro di noi, con le mani nelle tasche e quell’aria tranquilla che sembrava avere sempre, come se nulla riuscisse davvero a scomporlo.

Quando alzai lo sguardo lo trovai di nuovo lì.

A guardarmi.

Non distolse gli occhi questa volta.

Entrammo in macchina.

Il mio fidanzato guidava. Io ero seduta accanto a lui.

Suo fratello dietro.

La strada fuori dalla villa era quasi deserta. Solo qualche lampione e il rumore costante delle ruote sull’asfalto.

«Comunque nostro cugino ha fatto le cose in grande» disse il mio fidanzato.

«Già» risposi.

Lui iniziò a raccontare qualcosa su una conversazione avuta con un amico dell’università. Una discussione su un libro appena uscito, una teoria politica, qualcosa del genere.

Io ascoltavo.

O almeno ci provavo.

Perché a un certo punto sentii vibrare il telefono nella borsa.

Un messaggio.

Lo tirai fuori con un gesto distratto.

Numero sconosciuto.

Aprii la chat.

*Ti diverti ancora a guardarmi quando lui non se ne accorge?*

Il cuore fece un piccolo salto.

Alzai lentamente gli occhi verso lo specchietto retrovisore.

Lui era seduto dietro.

Il gomito appoggiato al finestrino.

Lo sguardo fuori.

Come se non avesse fatto nulla.

Abbassai di nuovo gli occhi sul telefono.

*Non so di cosa parli.*

La risposta arrivò quasi subito.

*Sei pessima a mentire.*

Cercai di mantenere il viso neutro mentre il mio fidanzato continuava a parlare.

«…il problema è che quel tipo di argomento viene sempre ridotto a una questione ideologica…»

Annuii.

«Sì.»

Un’altra vibrazione.

*Quel vestito è stato un errore.*

Rimasi immobile per un secondo.

*Perché?* scrissi.

La risposta arrivò dopo qualche secondo.

*Perché poi mi chiedi perché ti guardo.*

Sentii il calore salire lentamente lungo il collo.

Non risposi.

Guardai fuori dal finestrino.

Dopo un momento alzai gli occhi verso lo specchietto.

Questa volta stava guardando direttamente avanti.

Ma quando i nostri sguardi si incontrarono nello specchio, un angolo della sua bocca si piegò appena verso l’alto.

Come se sapesse esattamente cosa stavo pensando.

~~~

Arrivammo davanti alla casa dei suoi genitori una ventina di minuti dopo.

Era la solita casa di sempre. Luci spente, la macchina parcheggiata sotto il lampione.

Il mio fidanzato rallentò e si fermò davanti al cancello.

«Ci vediamo domani» disse.

«Sì» rispose lui aprendo la portiera.

Poi scese.

Per un attimo rimase fuori dalla macchina.

La portiera aperta.

L’aria fresca entrava nell’abitacolo.

Io guardavo davanti a me.

Poi sentii il telefono vibrare ancora.

*Buonanotte.*

Alzai gli occhi verso lo specchietto.

Lui era ancora lì.

Appoggiato alla portiera.

Mi stava guardando.

Non sorrise.

Ma rimase fermo qualche secondo di troppo.

Poi chiuse la portiera e si allontanò verso il cancello.

Il mio fidanzato ripartì.

«Comunque» disse «credo che tuo vestito abbia avuto successo.»

Mi voltai verso di lui.

«Perché?»

Fece spallucce.

«Ho visto almeno un paio di persone guardarti.»

Sorrisi appena.

«Davvero?»

«Sì.»

Fece una breve pausa.

«Anche mio fratello.»

Il mio cuore rallentò per un istante.

«Beh» dissi con leggerezza «non è esattamente noto per la sua discrezione.»

Lui rise.

La macchina continuava a scorrere lungo la strada quasi vuota.

Pochi minuti dopo ci fermammo davanti a casa mia.

Scendemmo.

Il portone del palazzo si chiuse alle nostre spalle con il solito rumore sordo.

Salimmo le scale.

Appena entrai in casa posai la borsa sul tavolo dell’ingresso e mi tolsi i sandali.

Il silenzio dell’appartamento era quasi irreale dopo la confusione della festa.

Il mio fidanzato si tolse la giacca.

«Vuoi qualcosa da bere?» chiese.

«Magari un bicchiere d’acqua.»

Andò in cucina.

Io rimasi nel corridoio.

Presi il telefono dalla borsa.

Lo schermo si illuminò.

Un ultimo messaggio.

*Il gioco è appena iniziato.*

Rimasi ferma a guardarlo.

Poi sollevai lentamente lo sguardo verso la cucina, dove il mio fidanzato stava riempiendo due bicchieri d’acqua.

E per la prima volta quella sera ebbi una sensazione chiara.

La notte non era ancora finita.

E forse… la parte più complicata doveva ancora cominciare.
scritto il
2026-03-06
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