Suo fratello è un toro 19

di
genere
tradimenti

Non riusciva a toglierselo dalla testa.

Non era una prova.

Non era nemmeno un sospetto preciso.

Era qualcosa di più sottile.

Più fastidioso.

Una sensazione che non si lasciava afferrare.

La guardò allontanarsi verso la cucina.

Il bicchiere in mano.

Il passo leggero.

Tutto normale.

Troppo normale.

Si appoggiò allo schienale del divano.

Restò fermo.

In silenzio.

«Non sei più quella di prima.»

L’aveva detto.

E lei non aveva davvero risposto.

Aveva sorriso.

Aveva spostato il discorso.

Come se fosse una cosa da niente.

Si passò una mano sul viso.

Respirò.

Poi prese il telefono.

Lo guardò qualche secondo.

Esitò.

C’era qualcosa che non tornava.

E non riusciva a ignorarlo.

Scrisse.

*Sei in giro?*

La risposta arrivò quasi subito.

*Sì. Che succede?*

Si fermò.

Rilesse.

Poi scrisse: *Passo da te.*

Tre puntini.

*Vieni.*

Salutò la fidanzata: «Starò fuori un’oretta, tu oggi pomeriggio ti alleni?»

«Penso di sì.»

«Ci vediamo stasera allora.»

«Ciao amore.»

Un rapido bacio e lui uscì.

~~~

Quando arrivò, il fratello era sotto casa dei suoi.

Appoggiato al muro.

Le braccia incrociate.

Lo stava aspettando.

«Visita inaspettata.»

«Hai due minuti?»

«Per te sempre.»

Sorrise.

Troppo rilassato.

Si avvicinò.

Il passo deciso.

Ma dentro no.

Si fermarono uno di fronte all’altro.

«Che succede?» chiese il fratello.

Il tono leggero.

Quasi distratto.

Lui fece un respiro.

«Non lo so.»

Silenzio.

«C’è qualcosa che non mi torna.»

Il fratello inclinò appena la testa.

«Tipo?»

«Lei.»

La parola uscì secca.

Più di quanto volesse.

Il fratello non reagì subito.

Lo guardò.

Aspettando.

«È cambiata» continuò.

«Da quando?»

«Da qualche tempo.»

Silenzio.

«Non è una cosa precisa.»

Si fermò.

Cercava le parole.

«È il modo in cui mi guarda.»

Pausa.

«O in cui non mi guarda.»

Il fratello sorrise appena.

«Ti stai facendo dei film.»

«No.»

Scosse la testa.

«La conosco.»

«Appunto.»

Fece spallucce.

«Magari è solo stanca.»

Silenzio.

«O annoiata.»

La parola rimase sospesa.

Lui lo guardò.

Subito.

«Annoiata?» ripeté.

Il fratello non si tirò indietro.

Anzi.

«Può succedere.»

Il tono leggero.

Troppo leggero.

«Di me?» chiese.

Il fratello fece un piccolo sorriso.

Quasi impercettibile.

«Non prenderla sul personale.»

Pausa.

«Non sempre è una questione di chi hai davanti.»

Silenzio.

Quelle parole non lo rassicurarono.

Per niente.

«E allora di cosa?» chiese.

Il fratello alzò lo sguardo.

Diretto.

«Di quello che senti.»

Pausa.

«O di quello che non senti più.»

Il silenzio che seguì fu più lungo.

Il vento mosse leggermente gli alberi.

Una macchina passò lì vicino.

Lui restò fermo.

A pensare.

«Tu dici?» chiese.

Il fratello fece spallucce.

«Dico che magari è solo un periodo.»

Poi si fermò.

E aggiunse, con un mezzo sorriso:

«O magari ha solo bisogno di qualcosa di diverso.»

La frase arrivò liscia.

Troppo liscia.

Lui lo guardò meglio.

«Tipo?» chiese.

Il fratello sorrise.

Appena.

«Non lo so.»

Pausa.

«Più intensità.»

Silenzio.

«Sai com’è» continuò «non tutte le persone si accontentano sempre delle stesse cose.»

Il tono era neutro.

Ma sotto no.

Lui lo sentì.

«Non sto capendo dove vuoi arrivare.»

«Da nessuna parte. E non voglio sapere ciò che fate a letto… Però magari… Pensaci.»

Sorrise.

«Dici che non è soddisfatta?»

«Dovresti saperlo tu. Non io. Ma non fissarti troppo.»

Fece un passo indietro.

«Se inizi a fissarti, finisci per vedere cose che non ci sono.»

Pausa.

Poi lo guardò negli occhi.

«E magari ti perdi quelle che invece ci sono davvero.»

Silenzio.

Pesante.

Rimasero lì qualche secondo.

Senza parlare.

Poi il fratello aggiunse:

«E poi scusa…»

Fece una pausa.

Appena accennata.

«Se davvero ci fosse qualcosa…»

Lo guardò.

Fisso.

«Pensi che non te ne accorgeresti?»

La domanda rimase lì.

Lui non rispose.

Perché non lo sapeva.

Si passò una mano tra i capelli.

Guardò a terra.

Poi di nuovo lui.

«Sì» disse.

Piano.

Ma non era convinto.

Non davvero.

«Ma quando si allena com’è?»

«Ricettiva.»

«In che senso?»

«Nel senso che si capisce che se una cosa le piace si impegna, parecchio.»

«Uhm… Ok…»

«Grazie per il confronto.»

«Prego, per voi ci sarò sempre.»

Salutò il fratello e risalì in macchina, rimase fermo qualche secondo.

Le mani sul volante.

Lo sguardo davanti.

Il motore spento.

Il silenzio totale.

Il tarlo era ancora lì.

Forse più piccolo.

Forse.

Ma più profondo.

E per la prima volta non pensò più solo a lei.

Pensò anche a suo fratello.

Non a qualcosa di preciso.

Non ancora.

Ma a qualcosa che non tornava.

E quella sensazione, questa volta, non sembrava destinata a sparire.
scritto il
2026-04-12
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