Suo fratello è un toro 12

di
genere
tradimenti

Il rumore della serratura arrivò mentre l’acqua scorreva ancora.

Chiusi gli occhi per un secondo sotto il getto.

Respirai.

Poi li riaprii.

«Adesso devi essere normale.»

Chiusi l’acqua.

Mi mossi in fretta.

Troppo in fretta.

Mi appoggiai un secondo al muro per non perdere l’equilibrio.

Il corpo ancora indolenzito.

La testa altrove.

«Cazzo…»

Mi asciugai velocemente.

Indossai i vestiti cercando di non pensarci.

Quando uscii dal bagno, il silenzio della casa era già cambiato.

Non era più vuoto.

C’era qualcuno.

«Oh, siete qui!»

La voce del mio fidanzato arrivava dal soggiorno.

«Sì» rispose suo fratello con naturalezza.

Entrai lentamente nel corridoio.

Lui era lì.

In piedi.

Appoggiato al tavolo.

Ancora leggermente sudato.

Ma perfettamente tranquillo.

Il mio fidanzato si tolse la giacca.

«Ho fatto prima del previsto» disse.

Poi si fermò.

Guardò il fratello.

«Ma tu… sei… sudato?»

Lui fece spallucce.

«Abbiamo fatto un po’ di allenamento.»

«Allenamento?»

«Sì» disse, indicando vagamente il soggiorno. «Cardio leggero. Niente di che.»

Il mio fidanzato aggrottò appena le sopracciglia.

«Qui dentro?»

«Eh, sai com’è…» fece un mezzo sorriso. «Si fa dove si può.»

Io feci un passo avanti.

Lui si voltò verso di me.

«Ah, eccoti» disse il mio fidanzato.

Sorrisi.

«Ciao.»

«Doccia mattutina?»

«Sì…» dissi cercando di mantenere un tono normale. «Mi sentivo un po’… appiccicosa.»

Il fratello ridacchiò piano.

«Direi che se l’è meritata.»

Il mio fidanzato guardò prima lui, poi me.

«In che senso?»

Lui prese un bicchiere d’acqua.

Bevve.

Poi rispose con calma.

«Le ho fatto vedere un paio di esercizi.»

«Esercizi?»

«Sì» continuò. «Un po’ di movimento. Postura, equilibrio…»

Fece una pausa.

Poi aggiunse, guardandomi appena:

«Ha imparato in fretta.»

Sentii il cuore accelerare.

«Davvero?» disse il mio fidanzato.

«Eh, quando vuole…» fece spallucce. «È molto… ricettiva.»

Abbassai lo sguardo per un attimo.

«Dai, smettila» dissi cercando di ridere.

Ma la voce mi uscì leggermente incerta.

Il mio fidanzato mi osservò.

Un secondo in più del solito.

Poi sorrise.

«Beh, ottimo allora.»

Fece un passo verso di me.

«Magari domani vengo anch’io.»

Il fratello fece un mezzo sorriso.

«Certo.»

Poi si appoggiò al tavolo.

«Se riesci a stare al passo.»

Ci fu un breve silenzio. Poi ridemmo.

Quello strano tipo di silenzio che passa inosservato a chi non sa.

Ma che pesa.

Io feci un passo avanti.

Troppo veloce.

Sentii una fitta.

Cercai di mascherarla.

Ma non abbastanza bene.

Il mio fidanzato lo notò subito.

«Tutto bene?» disse.

«Sì.»

«Sei sicura?»

Annuii.

«Solo un po’… indolenzita.»

Il fratello intervenne subito.

«Normale.»

Il tono era leggero.

Naturale.

Troppo perfetto.

«All’inizio è così.»

Il mio fidanzato lo guardò.

«Così come?»

Lui fece un gesto con la mano.

«Quando inizi ad allenarti sul serio.»

Poi mi guardò.

«Domani andrà già meglio.»

Io annuii.

«Sì.»

Il mio fidanzato sorrise.

«Allora mi sa che hai trovato un nuovo allenatore.»

Il fratello rise.

«Sempre disponibile.»

Rimasi lì.

In mezzo a loro due.

Il mio fidanzato accanto.

La sua mano sulla mia spalla.

Un gesto normale.

Affettuoso.

Il fratello poco distante.

Appoggiato al tavolo.

Con quello sguardo.

Quello che solo io potevo capire.

E in quel momento capii una cosa con assoluta chiarezza.

Non era più solo quello che era successo.

Era quello che stavamo facendo adesso.

Mentire insieme.

Senza dire nulla.

E riuscirci.

E questo era ancora più pericoloso.

~~~

«Comunque» disse il mio fidanzato rompendo il silenzio. «I nostri torneranno per pranzo, credo.»

«Sì» risposi subito. «Avevano detto così.»

«Quindi conviene organizzarsi.»

Si passò una mano tra i capelli.

«Cosa abbiamo?»

Il fratello si staccò dal tavolo e aprì il frigorifero.

«Direi il solito» disse. «Pasta, qualche verdura… e la roba di ieri sera.»

«Perfetto» disse il mio fidanzato. «Facciamo qualcosa di semplice.»

Poi si voltò verso di me.

«Te la senti di cucinare o vuoi riposarti?»

Esitai un attimo.

«No, no… cucino volentieri.»

Il fratello richiuse il frigorifero.

«Magari ti do una mano.»

Il tono era leggero.

Ma bastò a farmi alzare lo sguardo.

Il mio fidanzato annuì.

«Ottimo. Così facciamo prima.»

Poi indicò il corridoio.

«Io intanto sistemo due cose al computer.»

Fece una pausa.

Poi guardò il fratello.

«Tu magari fatti una doccia, che sei ancora…» accennò un sorriso «…in modalità palestra.»

«Già.»

Il fratello annuì.

«Meglio.»

Si avviò verso il corridoio.

Passandomi accanto.

Questa volta senza toccarmi.

Ma abbastanza vicino da farmi percepire il calore del suo corpo.

E il ricordo di poco prima tornò improvvisamente vivido.

Sparì in bagno.

Pochi secondi dopo si sentì l’acqua partire.


Il soggiorno tornò silenzioso.

Il mio fidanzato si sedette al tavolo con il computer.

Io rimasi in piedi qualche secondo.

Poi mi avvicinai.

«Com’è andata?» chiesi.

«Bene.»

Non alzò subito lo sguardo.

«Molto meglio del previsto.»

«Davvero?»

«Sì.»

Digitava qualcosa mentre parlava.

«Vuole coinvolgermi in un progetto sul lungomare.»

Finalmente alzò gli occhi.

«Una cosa interessante.»

Sorrisi.

«Te l’avevo detto che non dovevi lamentarti.»

«Eh, lo so.»

Si appoggiò allo schienale.

«Però è sempre lavoro.»

«Ma ti piace.»

Fece un mezzo sorriso.

«Sì.»

Ci fu un attimo di silenzio.

Poi mi guardò meglio.

Più attentamente.

«Comunque…» disse.

Il tono cambiò leggermente.

«Questo allenamento.»

Il cuore fece un piccolo salto.

«Cosa?»

«Mi sembra che ti abbia distrutta.»

Provai a sorridere.

«Esagerato.»

«No, davvero.»

Si alzò leggermente dalla sedia.

«Come ti muovi… si vede.»

Il sangue mi salì al viso.

«Solo un po’ di fatica.»

«Che esercizi avete fatto?»

La domanda arrivò diretta.

Troppo diretta.

Per un secondo non risposi.

Poi:

«Niente di che… equilibrio, un po’ di stretching…»

«Stretching?» disse lui.

Sembrava quasi divertito.

«Sì.»

Annuii.

«Diciamo che… non è proprio il mio forte.»

Lui rise piano.

«Non ti ci vedo molto.»

«Infatti.»

Si avvicinò un po’.

«Però magari mi fai vedere.»

Il cuore accelerò.

«Cosa?»

«Gli esercizi.»

Sorrise.

«Così capisco cosa ti ha fatto fare.»

In quel momento il rumore dell’acqua che si fermava in bagno riempì il silenzio.

Entrambi girammo leggermente la testa.

Io per prima.

Lui un secondo dopo.

«Magari dopo pranzo» dissi velocemente.

«Così ti faccio vedere tutto.»

Il mio fidanzato annuì.

«Perfetto.»


Il fratello uscì dal corridoio qualche minuto dopo.

Capelli bagnati.

Maglietta pulita.

L’aria di chi non ha fatto nulla di particolare.

«Molto meglio» disse passandosi una mano tra i capelli.

«Direi» rispose il mio fidanzato.

«Allora?» disse lui. «Si mangia?»

«Stavamo organizzando.»

«Ottimo.»

Si avvicinò al tavolo.

«Io aiuto.»

Si fermò accanto a me.

Non troppo vicino.

Ma abbastanza.

Il mio fidanzato si rimise seduto.

«Io finisco questa cosa e arrivo.»

«Tranquillo» disse il fratello. «Facciamo noi.»

Mi voltai verso il piano cucina.

Aprii un cassetto.

Presi un coltello.

Sentivo la sua presenza dietro di me.

Ferma.

Silenziosa.

Poi, a bassa voce:

«Te la sei cavata bene.»

Non mi voltai.

«Anche tu.»

«Direi.»

Fece una breve pausa.

«Zoppichi un po’.»

Strinsi leggermente la mano sul coltello.

«Colpa dell’allenatore» sussurrai.

Lui sorrise.

Lo sentii senza guardarlo.

«Domani andrà meglio.»

«Speriamo.»

Fece un passo appena più vicino.

Rimasi immobile.

Per un secondo.

Poi iniziai a tagliare le verdure.

Come se niente fosse.


Il mio fidanzato parlava alle nostre spalle.

Il suono della sua voce riempiva la stanza.

Normale.

Tranquillo.

Ignaro.

Io annuivo ogni tanto.

Rispondevo.

Ridevo.

Ma dentro sentivo solo una cosa.

La presenza di lui accanto a me.

E quella complicità silenziosa.

Pericolosa.

Irreversibile.

E mentre il coltello scorreva sul tagliere, capii che la parte difficile non era quello che era successo.

Era quello che stava succedendo adesso.

Continuare.

Guardarsi.

Capirsi.

Senza dire nulla.

Con qualcuno accanto che non avrebbe mai dovuto scoprirlo.

E il vero rischio non era essere scoperti.

Era non riuscire più a fermarsi.
scritto il
2026-03-23
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