Suo fratello è un toro 11

di
genere
tradimenti



Rimanemmo in silenzio per qualche secondo.

Il respiro ancora irregolare.

Il rumore del mare entrava dalla finestra aperta, più forte adesso, come se si fosse avvicinato.

Lui era sdraiato ai miei piedi, un braccio dietro la testa, lo sguardo fisso sul soffitto.

Io dalla mia posizione potevo ammirarlo.

Sotto tutti i punti di vista.

Ma proprio tutti: il suo cazzo aveva ripreso vigore e svettava come il pennone di una nave.

«Non stai pensando di scappare, vero?» disse senza guardarmi.

Sorrisi appena.

«No. Anche se non sarebbe male farsi inseguire da te…» dissi ridendo.

«Attenta a non provocare troppo...»

Fece una pausa.

Poi si voltò verso di me.

«Vero che avresti voglia di continuare?»

«Smettila, voglio resistere.»

«Hai già represso per troppo tempo i tuoi istinti.»

Ridemmo piano.

Un riso leggero.

Quasi assurdo, considerando quello che era appena successo.

Mi avvicinai a lui.

«Sai qual è la cosa strana?» dissi.

«Quale?»

Lo guardai negli occhi.

«Che non mi sento in colpa.»

Lui rimase in silenzio per un attimo.

Come se stesse valutando la risposta.

«Nemmeno io» disse poi.

Quelle parole rimasero sospese tra noi.

Pesanti.

Reali.

Mi passai una mano tra i capelli.

«Questo è il problema.»

«No» disse lui. «Questo è il punto.»

Lo guardai.

Non sorrise.

Non stava scherzando.

E questo lo rendeva più pericoloso.

In quegli istanti la voglia prese il sopravvento.

Mi piegai sul suo cazzo mostruoso.

E iniziai a succhiarlo.

«Non hai resistito a lungo» disse.

«Mmm… Già.»

Gli succhiai e leccai quel palo di carne con tutta la maestria possibile.

Lui mi mise una mano tra i capelli per accompagnare i miei movimenti.

Mi faceva dei grattini sulla testa che mi mandarono in estasi.

«Sei proprio brava.» disse.

Ebbi un momento di lucidità. Lo guardai maliziosamente e dissi:

«E se mi fermassi?»

«Non dirlo nemmeno per scherzo.» mi rispose.

Ma io mi spostai, scesi dal letto e lo sfidai.

«Ora scappo sul serio.» dissi riedendo.

«Ma tu vuoi proprio rischiare.»

Partì un inseguimento.

Scherzoso.

Provocante.

Complice.

Eravamo nudi e correvamo per la casa come due ragazzini innamorati.

Senza pensieri.

Mi raggiunse in corridoio. O forse mi feci raggiungere.

«Ora ne pagherai le conseguenze.» disse.

Mi prese.

Mi sollevò.

Io mi avvinghiai al suo collo.

Iniziò a scoparmi con efficace brutalità.

Tenendomi sollevata da terra e facendomi rimbalzare sul suo cazzo possente. Schiena contro il muro.

Ad ogni colpo sentivo come se la mia figa fosse trapassata da una lama di fuoco.

Io non potevo far altro che urlare o tentare di strozzare le mie grida più forti.

Proseguì in quella posizione per diversi minuti.

«È arrivato il momento della punizione per essere scappata.» disse sogghignando.

Io rimasi un attimo interdetta, senza capire che intenzioni avesse.

Sempre rimanendo in quella posizione, quindi col suo cazzo ben piantato in figa, mi portò in sala e mi fece appoggiare, piegata a 90 gradi, al divano.

Ero davanti alla finestra.

Guardai fuori.

Il giardino.

Il cancello.

La strada.

«Ora chiudiamo in bellezza.» disse.

Mi prese per i capelli. Tenendomi una coda stretta tra le mani.

Iniziò a scoparmi la figa con una potenza fino a quel momento inespressa, mente tirandomi a sé la schiena mi si inarcava senza difficoltà.

I suoi colpi di cazzo erano forti, lunghi e precisi. Stavo godendo come non mi era mai capitato nella vita.

Tra urla e versi senza ritegno riuscii a chiedere:

«Quanto tempo abbiamo?»

«Non molto.»

La sua voce aveva un tono diretto.

Annuii mordendo il labbro.

Poi sentii il suo cazzo uscire dalla mia vagina e avvicinarsi al buco più delicato.

«No! Cosa fai!? Non l’ho mai preso nel culo!»

«Immaginavo che mio fratello non si spingesse in terre inesplorate, ma è proprio per questo che lo tradisci con me.»

Le sue sembravano parole dure, ma erano semplicemente la verità.

Me lo infilò brutalmente nel culo. Io feci un forte urlo di dolore. Era come essere sfondata da un palo rovente.

Dopo alcuni colpi ben assestati, riuscì a farmi godere anche così.

Mi aveva sverginato il culo. E io ormai godevo. Godevo e basta.

«Il tempo sta finendo.» disse.

«Finisci come vuoi.» risposi io.

Non se lo fece ripetere due volte. Mi diede ancora qualche colpo ben assestato e poi mi riversò fiumi sborra nel culo.

Brutalmente.

Non avevo mai subito un trattamento così. Ero sfinita. Sfinita ma appagata.

Lui era ancora lì, in piedi, come se non avesse fatto nulla di che…

Io mi accasciai sul pavimento.

«Cazzo, ma non sei umano… Cosa sei? Un toro?» gli dissi cercando di trovare le forze per ridere.

Lui si abbassò, piegando le gambe, mi prese il viso con una mano e mi disse:

«Però ti piace come scopa questo toro eh?»

«Tantissimo. Troppo.» risposi io.

«Finalmente sei finita tra le mani del fratello giusto…» disse ridendo.

Ridemmo insieme, di una cosa di cui non avremmo dovuto ridere.

«Vai a lavarti, sistemati. Io intanto cerco di nascondere le prove…»

«Sì, hai ragione. Fallo bene, perché non voglio essere beccata…» risposi io.

Poi mi alzai e con evidenti difficoltà nel deambulare mi recai verso il bagno.

«E adesso?» dissi tra me e me.

Entrai in doccia e aprii l’acqua. Nel frattempo pensavo:

«Cazzo, ma quanto scopa bene. Come faccio a uscire da questa situazione? Io amo il mio fidanzato… »

Poi mordendomi il labbro.

«Ma suo fratello è proprio un toro!»

L’acqua scorreva.

Il mio fidanzato sarebbe tornato a minuti.

E io dovevo tornare in fretta alla realtà.
scritto il
2026-03-20
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