Amore, corna ed equilibri instabili 5
di
Forbidden Thoughts
genere
corna
Youssef la prese in braccio, lei gli cingeva il collo con le braccia. I due si baciarono con passione. Arrivati in camera, la gettò sul letto. Lui era già completamente nudo, il suo fisico scultoreo in bella vista. Lei indossava ancora stivali e vestito.
I due si guardarono languidamente, poi Youssef si abbassò, le aprì le gambe e le strappò le mutandine.
“Ehiii… Contieniti!” disse lei ridendo. Lui non le rispose, ficcò la testa fra le sue gambe e iniziò a leccare e, letteralmente, mangiare la sua vagina. Elena godeva e urlava come un’ossessa: “Dio! Dio mio! Sei bravissimooooooooo!”
Youssef andò avanti con quel trattamento per un po’… A un certo punto Elena disse: “Scopami ti prego! Voglio sentirlo dentro quel tuo bel cazzo!”
Lui non si fece pregare ulteriormente. Lei si tolse il vestito. Poi Youssef prese subito le gambe di Elena e si fece cingere i fianchi. Il fatto che lei indossasse ancora gli stivali rendeva il tutto più particolare.
Con due spinte decise iniziò a scoparla. Fin da subito le diede colpi profondi a un ritmo sostenuto. Quel martellarla di colpi la portò a godere quasi all’istante.
Youssef la scopò per una buona mezz’ora , cambiando più volte posizione. Elena si fece fare di tutto, completamente succube di questo maschio dotato di un cazzo enorme.
Elena venne ripetutamente. Quando lui era prossimo all’orgasmo, tirò fuori il cazzo e le venne su seno e viso. Elena gli afferrò il membro, spremendolo per bene e ripulendolo con la lingua.
“Potevi venirmi dentro, sono abituata a prendere contromisure ahahah” disse lei sogghignando. “La prossima volta lo farò con piacere…” rispose Youssef.
I due si diedero una veloce lavata. Poi si addormentarono nello stesso letto.
~~~
La mattina arrivò lentamente, filtrando dalle tende tirate male con una luce chiara e quasi fastidiosa dopo poche ore di sonno. Elena rimase immobile per qualche secondo, gli occhi aperti sul soffitto sconosciuto, cercando di rimettere insieme la notte appena trascorsa come se fosse qualcosa di troppo pieno per essere contenuto tutto insieme.
Sentiva ancora addosso tracce sparse di quella sensazione: il respiro spezzato, il corpo stanco in un modo diverso dal solito, la memoria di mani e intensità. Non era stato soltanto sesso. O almeno, non nel modo in cui Elena lo aveva sempre vissuto fino a quel momento, come una fuga breve, una scarica immediata, qualcosa da separare facilmente dal resto della sua vita.
Con Youssef era stato diverso.
Più istintivo, più fisico, ma anche più travolgente di quanto si aspettasse. C’erano stati momenti in cui aveva avuto la sensazione di perdere completamente il controllo di sé stessa, non in modo spaventoso, ma liberatorio. Come se per una notte avesse smesso di dover gestire ogni equilibrio, ogni versione diversa di sé.
Ed era proprio questo che la inquietava più dell’eccitazione.
Perché con Enrico non era mai successo.
Con Enrico c’erano la dolcezza, l’attenzione, il sentirsi capita. C’era il tempo lungo delle cose costruite bene. Ma non quella vertigine lì. Non quella sensazione di essere trascinata fuori da sé stessa fino a dimenticare tutto il resto.
Elena chiuse gli occhi un istante.
E per la prima volta da quando aveva iniziato a tradirlo, sentì chiaramente che il problema non era più soltanto il tradimento.
Il problema era che una parte di lei aveva scoperto qualcosa che ormai non voleva più perdere.
Accanto a lei, Youssef dormiva ancora con quel tipo di calma di chi occupa naturalmente lo spazio intorno a sé. Le lenzuola disordinate, il silenzio della casa, il ricordo ancora troppo vicino di tutto quello che era successo poche ore prima.
Elena si mise seduta lentamente sul bordo del letto. Cercò il telefono dentro la borsa.
Modalità aereo.
Per qualche secondo rimase ferma a guardare quell’icona sullo schermo.
Poi la tolse.
Le notifiche arrivarono tutte insieme.
Messaggi delle amiche. Vocali. Emoji. Risate.
E poi Enrico.
Un copioso numero di messaggi.
L’ultimo mandato alle 3 e 17:
*Mi sto facendo dei film inutili, vero?*
Elena sentì qualcosa stringersi appena dentro di lei. Non abbastanza da cancellare quello che era successo. Non abbastanza da pentirsene.
Ma abbastanza da costringerla, almeno per un momento, a guardare le cose senza nascondersi dietro il gioco.
I due si guardarono languidamente, poi Youssef si abbassò, le aprì le gambe e le strappò le mutandine.
“Ehiii… Contieniti!” disse lei ridendo. Lui non le rispose, ficcò la testa fra le sue gambe e iniziò a leccare e, letteralmente, mangiare la sua vagina. Elena godeva e urlava come un’ossessa: “Dio! Dio mio! Sei bravissimooooooooo!”
Youssef andò avanti con quel trattamento per un po’… A un certo punto Elena disse: “Scopami ti prego! Voglio sentirlo dentro quel tuo bel cazzo!”
Lui non si fece pregare ulteriormente. Lei si tolse il vestito. Poi Youssef prese subito le gambe di Elena e si fece cingere i fianchi. Il fatto che lei indossasse ancora gli stivali rendeva il tutto più particolare.
Con due spinte decise iniziò a scoparla. Fin da subito le diede colpi profondi a un ritmo sostenuto. Quel martellarla di colpi la portò a godere quasi all’istante.
Youssef la scopò per una buona mezz’ora , cambiando più volte posizione. Elena si fece fare di tutto, completamente succube di questo maschio dotato di un cazzo enorme.
Elena venne ripetutamente. Quando lui era prossimo all’orgasmo, tirò fuori il cazzo e le venne su seno e viso. Elena gli afferrò il membro, spremendolo per bene e ripulendolo con la lingua.
“Potevi venirmi dentro, sono abituata a prendere contromisure ahahah” disse lei sogghignando. “La prossima volta lo farò con piacere…” rispose Youssef.
I due si diedero una veloce lavata. Poi si addormentarono nello stesso letto.
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La mattina arrivò lentamente, filtrando dalle tende tirate male con una luce chiara e quasi fastidiosa dopo poche ore di sonno. Elena rimase immobile per qualche secondo, gli occhi aperti sul soffitto sconosciuto, cercando di rimettere insieme la notte appena trascorsa come se fosse qualcosa di troppo pieno per essere contenuto tutto insieme.
Sentiva ancora addosso tracce sparse di quella sensazione: il respiro spezzato, il corpo stanco in un modo diverso dal solito, la memoria di mani e intensità. Non era stato soltanto sesso. O almeno, non nel modo in cui Elena lo aveva sempre vissuto fino a quel momento, come una fuga breve, una scarica immediata, qualcosa da separare facilmente dal resto della sua vita.
Con Youssef era stato diverso.
Più istintivo, più fisico, ma anche più travolgente di quanto si aspettasse. C’erano stati momenti in cui aveva avuto la sensazione di perdere completamente il controllo di sé stessa, non in modo spaventoso, ma liberatorio. Come se per una notte avesse smesso di dover gestire ogni equilibrio, ogni versione diversa di sé.
Ed era proprio questo che la inquietava più dell’eccitazione.
Perché con Enrico non era mai successo.
Con Enrico c’erano la dolcezza, l’attenzione, il sentirsi capita. C’era il tempo lungo delle cose costruite bene. Ma non quella vertigine lì. Non quella sensazione di essere trascinata fuori da sé stessa fino a dimenticare tutto il resto.
Elena chiuse gli occhi un istante.
E per la prima volta da quando aveva iniziato a tradirlo, sentì chiaramente che il problema non era più soltanto il tradimento.
Il problema era che una parte di lei aveva scoperto qualcosa che ormai non voleva più perdere.
Accanto a lei, Youssef dormiva ancora con quel tipo di calma di chi occupa naturalmente lo spazio intorno a sé. Le lenzuola disordinate, il silenzio della casa, il ricordo ancora troppo vicino di tutto quello che era successo poche ore prima.
Elena si mise seduta lentamente sul bordo del letto. Cercò il telefono dentro la borsa.
Modalità aereo.
Per qualche secondo rimase ferma a guardare quell’icona sullo schermo.
Poi la tolse.
Le notifiche arrivarono tutte insieme.
Messaggi delle amiche. Vocali. Emoji. Risate.
E poi Enrico.
Un copioso numero di messaggi.
L’ultimo mandato alle 3 e 17:
*Mi sto facendo dei film inutili, vero?*
Elena sentì qualcosa stringersi appena dentro di lei. Non abbastanza da cancellare quello che era successo. Non abbastanza da pentirsene.
Ma abbastanza da costringerla, almeno per un momento, a guardare le cose senza nascondersi dietro il gioco.
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