Suo fratello è un toro 13

di
genere
tradimenti

Dopo pranzo uscimmo quasi subito.

Il sole era alto, l’aria tiepida, quella luce chiara di inizio primavera che non scalda ancora davvero ma ti illude che l’estate sia già lì.

La spiaggia non era piena.

Qualche famiglia, qualche coppia, persone sparse.

Abbastanza gente da sentirsi in mezzo agli altri.

Non abbastanza da nascondersi davvero.

Camminavamo lungo la riva.

Il mio fidanzato alla mia destra.

Suo fratello alla mia sinistra.

Io in mezzo.

Perfettamente in mezzo.

Il mare arrivava a lambire la sabbia con onde lente, regolari.

«È molto meglio di ieri» disse il padre. «Niente vento.»

«Già» rispose la madre. «Si sta benissimo.»

Il mio fidanzato parlava con loro.

Io annuivo ogni tanto.

Rispondevo quando serviva.

Ma la mia attenzione era altrove.

Sempre.

Sentivo la presenza di lui accanto a me.

Costante.

Silenziosa.

Ogni tanto la sua mano sfiorava la mia.

Movimenti minimi.

Quasi invisibili.

Come a cena.

Solo che qui non c’era un tavolo a nasconderli.

C’era la luce.

E proprio per questo sembravano ancora più rischiosi.

Non mi spostai.

Continuai a camminare.

Guardando avanti.

Come se niente fosse.

«Tutto bene?» chiese il mio fidanzato.

Mi voltai verso di lui.

«Sì.»

«Sei silenziosa.»

Sorrisi appena.

«Sto bene.»

Mi osservò un secondo in più del solito.

Poi annuì.

«Forse sei solo stanca.»

«Forse.»

Il fratello ridacchiò piano.

Un suono breve.

Appena accennato.

Il mio fidanzato si voltò verso di lui.

«Che c’è?»

«Niente.»

Fece spallucce.

«Temo che l’allenamento di stamattina sia stato più intenso del previsto.»

Il mio cuore fece un piccolo salto.

Il mio fidanzato sorrise.

«Ah, giusto.»

Poi mi guardò.

«Allora è colpa sua se sei così.»

«Probabile» dissi cercando di mantenere un tono leggero.

Il fratello non aggiunse nulla.

Ma sentii il suo sguardo su di me.

Arrivammo vicino a un tratto di spiaggia più libero.

Il padre si fermò.

«Io mi siedo un attimo.»

La madre fece lo stesso.

«Anch’io.»

Il mio fidanzato si voltò verso di me.

«Vuoi camminare ancora un po’?»

Annuii.

«Sì.»

Lui sorrise.

«Andiamo.»

Fece un passo avanti.

Io lo seguii.

Il fratello rimase un attimo indietro.

Poi ci raggiunse.

«Vengo anch’io» disse.

Il tono era neutro.

Naturale.

Troppo naturale.

Camminavamo ora in tre.

Più vicini.

Il mare alla nostra destra.

Le case in lontananza.

Il vento leggero.

Il mio fidanzato parlava.

Qualcosa sul progetto del lungomare.

Io ascoltavo.

O almeno ci provavo.

Perché sentivo il braccio del fratello sfiorare il mio.

Ancora.

Più deciso.

Mi irrigidii appena.

Poi continuai a camminare.

Non dissi nulla.

«Ti fa male?» disse all’improvviso il mio fidanzato.

Mi voltai.

«Cosa?»

«Cammini strano.»

Il cuore accelerò.

«No… è solo un po’ di stanchezza.»

«Sicura?»

«Sì.»

Il fratello intervenne subito.

«Te l’avevo detto.»

Il tono era leggero.

Quasi divertito.

«All’inizio è sempre così.»

Il mio fidanzato lo guardò.

«Ma cosa le hai fatto fare esattamente?»

Lui sorrise appena.

«Allenamento.»

Fece una pausa.

«Quello vero.»

Il mio fidanzato rise.

«Mi sa che devo stare attento allora.»

«Decisamente» rispose lui.

Ci fu un momento di silenzio.

Breve.

Ma diverso.

Il mio fidanzato guardò avanti.

Poi tornò a guardare me.

Non disse nulla.

Ma lo sentii.

Quel cambiamento.

Piccolo.

Quasi impercettibile.

Come se qualcosa non gli tornasse del tutto.

Ci fermammo.

Il mare davanti.

Il sole riflesso sull’acqua.

Il mio fidanzato mi passò un braccio intorno alle spalle.

Un gesto naturale.

Abituale.

Mi avvicinai a lui.

Come sempre.

Ma mentre lo facevo alzai gli occhi.

E incrociai quelli dell’altro.

Fermi.

Su di me.

Senza nascondersi.

Senza più nemmeno provarci.

E in quel momento capii una cosa con una chiarezza nuova.

Il problema non era più nascondere quello che era successo.

Era riuscire a continuare a farlo senza che lui iniziasse davvero a vedere.
scritto il
2026-03-27
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